3- La farmaco-terapia o cura con i prodotti farmaceutici
Per farmaco-terapia si intende la moderna terapia medica, basata sull’uso di medicinali industriali.
Essa si basa su tradizioni culturali molto remote, ma solo nell’ultimo secolo è entrata possentemente nell’uso corrente. L’antibiotico ne è l’esempio più insigne.
Non si possono negare i grandi successi medici ottenuti con questa terapia, ma non si può negare che essa, oggi, sia pesantemente sotto accusa, sia per l’impoverimento del ruolo medico, diventato un dispensatore di farmaci e ricette [soprattutto il medico di famiglia], sia per gli evidenti effetti collaterali provocati dall’uso massiccio della farmacologia chimica.
Da qui l’emergere di esigenze di ripensamento che parte dagli operatori sanitari e dagli stessi cittadini utenti, e la ricerca di rimedi che spesso sono peggiori dei mali.
Ribadisco, di fronte agli indubbi successi della metodica, l’evidente pericolosità, che oltretutto diseduca il fruitore ad una adeguata cura di se e del suo modo di vivere.
Mi auguro una riflessione generale su questo sistema terapeutico, che lo riconduca entro i limiti che gli sono pertinenti, e che sottragga il malato al monopolio curativo delle case farmaceutiche, oltretutto esageratamente oneroso per la collettività ed il S.S.N. [Sistema sanitario nazionale].
Pregi
• Estrema comodità di somministrazione del rimedio.
• Ottima precisione nel dosaggio del principio attivo.
• Prevedibilità dell’effetto e del tempo d’azione
• Prevedibilità dei fenomeni tossici e di accumulo, e delle controindicazioni per ogni singolo farmaco.
• Ampia distribuzione e reperibilità dei farmaci.
• Costo a carico della collettività [ in gran parte].
Difetti
• Pericolosità dovuta alla concentrazione dei principi attivi
• Notevole pericolosità delle vie di somministrazione, in particolare la via endovenosa.
• Reale possibilità di intolleranza, con conseguenti fenomeni allergici e anafilattici.
• Possibilità di accumulo tossico se la somministrazione è prolungata e se gli organi emuntori sono in cattivo stato.
• Interferenze con altri processi fisiologici
• Effetti collaterali, effetti paradossi, effetti sinergici o tossici sconosciuti, quando più sostanze vengono somministrate alla stessa persona.
• Effetti collaterali in combinazione con alimenti e sostanze per uso alimentare.
• Facilità di errore di dosaggio o di scambio del medicinale, sia da parte del medico, che dell’infermiere, che del famigliare o della persona stessa.
• Inevitabilità di danni anche gravi ad altri organi ed apparati.
• Tendenza alla sottovalutazione dell’effetto o all’abuso, specialmente da parte di persone anziane o psichicamente labili.
Consigli
Il primo consiglio è quello di cercare un buon rapporto col curante
Il medico di base è il primo interlocutore a cui si rivolge l’utente, qualunque sia il suo bisogno sanitario.
Il motivo è semplice: èegli è il primo rappresentante istituzionale della Sanità, investito del potere di compiere atti ufficiali, come assegnare certificati di malattia, ricette farmacologiche, fogli di ricovero ospedaliero, richiesta di visita specialistica, richiesta di indagini diagnostiche, ecc.
Più il rapporto è fiduciario, più potrete esporre i vostri problemi anche intimi, e sollecitare pareri ponderati ed appropriati.
In questo si deve ricordare che più voi avrete considerazione della persona, medico curante o altro operatore, più egli ne avrà di voi.
Se chiederete un certificato, avrete solo quello, e poi vi lamenterete del trattamento impersonale. Infatti egli si sentirà frustrato e squalificato nel soddisfarvi, ed il suo atteggiamento riflesso sarà di disinteresse per voi.
Non è buona norma saltare il curante di base e passare direttamente allo specialista.
Anche per un motivo pratico: lo specialista, infatti, per preparazione professionale dedica tutto il suo studio ed il suo interesse al ramo di specialità, e molto difficilmente sarà in grado di soddisfare i vari bisogni che escono dallo specifico.
Il medico generico, invece, [ammesso che ancora ne esistano], ha una visione globale del paziente e pur non essendo un specialista, può fare delle valutazioni più equilibrate della vostra situazione, e darvi consigli pratici adeguati.
Se ci fossero ancora molte di queste figure, gran parte di ciò che è qui scritto sarebbe inutile, e non ci sarebbero zone d’ombra nella medicina.
Altri consigli pratici:
• Seguire scrupolosamente le prescrizioni
• Fare presente ogni tipo di disturbo che insorge durante una terapia farmacologia, anche se non sembra collegato ad essa.
• Non accettare consigli sulla terapia farmacologia da parenti, amici e neppure da personale sanitario non medico.
• Fare presente al sanitario ogni vostra iniziativa di sospensione o riduzione del farmaco prescritto.
• Manifestare i vostri dubbi e le vostre paure. Sempre.
• Chiedete spiegazioni di ogni tipo, se non vi sentite tranquilli. Domandare è lecito e rispondere è cortesia. Egli stà lavorando per voi e su di voi, ed è pagato per farlo.