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patrizia

Animo inquieto

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16

Friday, November 6th 2009, 9:42pm

A quanto pare io ho problemi di digestione, ho sempre le mani e i piedi freddi e sono spesso pallida... come si contrasta la tossicosi?
I giorni e le notti suonano in questi miei nervi di arpa, vivo di questa gioia malata di universo e soffro di non saperla accendere nelle mie parole.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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17

Monday, November 9th 2009, 5:39pm

fra poco te lo dico....

doctor Faust

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18

Monday, November 9th 2009, 5:40pm

9- Perchè migliorare la digestione: la fornitura degli elementi nutritivi alle cellule.

Abbiamo visto perchè la digestione sia la funzione che più deve essere oggetto delle nostre attenzioni.

Abbiamo bisogno di sapere che se non si ha il necessario apporto di sostanze nutritive le nostre cellule non sono in grado di riparare ai propri danni e di rinnovarsi con vigore e sollecitudine.

Possiamo quindi affermare che ogni intervento che non tenga conto di questa funzione, alla lunga sarà destinata a fallire.

Il malato, sotto la spinta di questo o quello stimolante, darà fondo a tutte le sue riserve di energia, senza poterle ripristinare.
La malattia tenderà ad aggravarsi.

Cosa fare?
Dobbiamo mattere a riposo l’intestino per aiutare la rimozione della pletora sanguigna addominale, permettere localmente una migliore circolazione del sangue e stimolare con moderazione gli organo emuntori, ripristinando l’insostituibile funzione rappresentata dalla pelle e dalla sua attività di secondo polmone, secondo rene, secondo fegato.

Solo così ciò che transiterà dall’intestino verrà elaborato in modo adeguato dall’organismo.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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19

Monday, November 9th 2009, 5:42pm

10- Il riposo degli organi digestivi: la restrizione alimentare in malattia. Il danno della dieta ipercalorica.

L’apparato digerente deve perciò’ riposare durante la malattia.

Questo si può ottenere solamente scegliendo i cibi più adatti, adeguandone la quantità totale.
La situazione deve essere valutata in funzione della persona, della sua costituzione e delle sue esigenze, ma il principio non cambia.

Il sistema più drastico per far riposare l’organismo è il digiuno.

In alcuni casi questo può essere l’unica soluzione per particolari problemi e rimando perciò’ a testi specializzati*.

In generale però, al digiuno totale si preferisce il digiuno parziale, effettuato con modiche quantità di cibo opportunamente scelto.

Questo riposo metabolico deve essere di grado diverso, nel caso ci si trovi di fronte ad una crisi acuta o a patologie croniche.

È sbagliato pensare che con questo regime alimentare la persona sia destinata a dimagrire.
Nel breve periodo è più probabile che questo avvenga in persone soprappeso avvolta da gonfiore tossico, localizzato o diffuso.

Contrariamente, nell’ individuo sottopeso sottoposto a semidigiuno con cibi adeguati, e supportato da opportune attenzioni al processo digestivo, la progressione sarà inversa, anche se non clamorosa.

In generale il grasso dimagrirà e l’eccessivamente magro aumenterà di peso.
Perche?

Perchè il miglioramento del processo digestivo farà si che il corpo assimilerà, cioè assorbirà, ciò che veramente gli è giovevole.

Appare perciò’ evidente l’assurdità delle diete ipercaloriche nei soggetti malati, anche quando, ad un esame frettoloso, gli organi digestivi non sembrano particolarmente debilitati.

Per i motivi già descritti, essi non hanno l’energia necessaria per compiere il loro lavoro metabolico, anzi, i succhi gastrici e intestinali prodotti, e l’ irritazione delle mucose del tubo digerente, favoriranno i processi fermentativi e putrefattivi, aumentando per un cattivo assorbimento, la tossicosi, che tenderà ad aggravare il processo patologico, con modalità e tempi personali.

*cf la bibliografia finale

patrizia

Animo inquieto

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20

Monday, November 9th 2009, 8:36pm

Quindi digiuno?
I giorni e le notti suonano in questi miei nervi di arpa, vivo di questa gioia malata di universo e soffro di non saperla accendere nelle mie parole.

ros

Unregistered

21

Tuesday, November 10th 2009, 10:06am

importante è aiutare lo svuotamento dell'intestino e bere acqua.
mangiare fibre e utilizzare fermenti lattici.
io ogni tanto faccio cosi

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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22

Tuesday, November 10th 2009, 11:49am

Quindi digiuno?


Il digiuno totale e' una pratica pericolosa e non e' consigliato, salvo casi particolari.

Il digiuno parziale puo' essere fatto con un carico di 500/600 calorie al giorno, ottenute da cibi prevalentemente vegetali freschi e ben tollerati e abbondate acqua o succhi di frutta non zuccherati.

Puo' essere fatto per qualche giorno consecutivo, oppure uno o piu' giorni a settimana. La restrizione alimentare dev tener conto delle condizioni generali dell'organismo, dell'eta' e della situazione adiposa del paziente.

Un paziente con una grande massa adiposa puo' sopportare digiuni molto prolungati, mentre una persona che scarsa massa adiposa, va incontro in fretta all'esaurimento delle scorte energetiche.

PS I fermenti lattici, come il lievito e lo Juogurt, sono nocivi in chi ha gia' problemi di dispepsia, perche' aumentano la fermentazione e la putrefazione intestinale.
In pratica, fanno marcire tutto nella pancia. E non e' una bella cosa.

doctor Faust

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23

Tuesday, November 10th 2009, 11:52am

11- Il riposo generale: accumulo delle scorte energetiche

Consideriamo ora un altro aspetto che va particolarmente curato durante la malattia: il riposo neuromuscolare.

Non si tratta di stabilire nuovi principi.
Questa è una esigenza già percepita dal malato, anche se a volte non viene tenuta in debita considerazione.

Il soggetto mal consigliato arriva persino a trascorrere il periodo di una crisi acuta [es.: la cosiddetta influenza], accudendo alle sue normali attività.

Qualsiasi siano le sue motivazioni diventa evidente che è un comportamento sbagliato.

I segnali che invia un corpo malato sono semplici, ma vanno ascoltati.

Se il soggetto non riesce a concentrarsi, riflettere, memorizzare è perchè non lo deve fare.
La sua attività psichica deve essere tenuta a riposo per il tempo necessario.

L’organismo stesso indicherà quando sarà il momento di riprendere progressivamente le normali funzioni.

Lo stesso principio vale per l’attività muscolare: il corpo stesso richiederà riposo, e la persona attenta glielo concederà.

L’orgoglio, la presunzione, la cocciutaggine in questo caso possono essere deleterie. Non agire correttamente vuol dire spesso pagare poi un prezzo più alto.

Ma quale è la finalità del riposo neuromuscolare?

Utilizzare l’energia che possiede l’organismo per i processi di difesa ed eliminazione.

Anche quando questi saranno completati e la persona avviata a guarigione, il riposo va alternato oculatamente alla ripresa progressiva delle attività, per permettere alle cellule di ripristinare le loro scorte plastiche, energetiche, nervose.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Thursday, November 12th 2009, 11:42am

La depurazione organica



1- La reazione acuta: sue finalità. Concetto di autolimitazione della malattia. Le complicanze.

La malattia può presentarsi in modo acuto o cronico.
Stabilito che definiamo “malattia” la reazione dell’ organismo allo stato di squilibrio organico, i sintomi della malattia sono in realtà i segni della reazione del nostro corpo.

Es.: Se una persona mangia cibo avariato accuserà dolori addominali, vomito, diarrea.
La malattia consisterà in queste manifestazioni?
No, sono solo i sintomi dell’intossicazione. Una reazione dell’ organismo che cerca in questo modo di allontanare il veleno.

Se si somministra un farmaco antidiarroico si blocca l’opera di eliminazione, e l’organismo non guarisce. Tratterà in sè quel veleno che lo danneggerà più o meno gravemente.

Questo è ciò che succede nella malattia acuta.
La reazione non va mai stroncata, ma indirizzata verso la risoluzione spontanea dei sintomi, che una volta scomparsi garantiranno il ripristino dell’equilibrio fisiologico.

È importante perciò’ rispettare l’evoluzione della sintomatologia, attenuandola se supera limiti inaccettabili e pericolosi, ma evitando di interferire nei processi di guarigione, tenendo presente che nel corpo umano nulla succede per caso.

Ippocrate stabilì un fondamentale principio: I° non nuocere.

Ne consegue che rispettando i fisiologici processi riparativi dell’organismo si otterranno comunque i risultati migliori.

Sperare che il solo uso farmacologico possa garantire la piena salute viene smentita dai fatti.
Es.: Nella SIDA, dove le difese dell’organismo sono azzerate, anche una banale broncopolmonite può uccidere.

Le reazioni acute sono benefiche. Ogni infiammazione ha come finalità non la morte dell’organo, ma la sua difesa e la sua conservazione, con lo scopo di ripristinarne l’equilibrio.

La dimostrazione della vitalità di un organismo sano è data dai bambini, nei quali le reazioni fisiologiche sono integre e reattive.
Spesso i bambini manifestano febbri alte che durano l’arco di una notte o poco più, e restituiscono il bimbo sano e vivace dopo uno o due giorni.
Queste febbri hanno la funzione di un intervento straordinario, che stimola i processi catabolici, per abbassare lo stato di tossicosi.
I processi ossidativi legati all’aumento di temperatura liberano l’organismo da tossine, virus e batteri.

L’intervento continuo con antipiretici può determinare un accumulo di elementi tossici nel sangue e nei tessuti, complicando la malattia, che tarderà a guarire, o si presenterà successivamente con altri sintomi apparentemente nuovi e diversi, che tenderanno ad avere un decorso cronicizzante e degenerativo.

Ecco allora presentarsi il quadro della malattia incurabile. Ciò che era benigno e risolvibile si e trasformato in un processo distruttivo.
Per definizione: La malattia acuta guarisce, la malattia cronica no.

Naturalmente non tutti malati superano la malattia acuta.
Quando le condizioni generali sono molto scadute o le crisi particolarmente violente o malseguite, può intervenire la morte.

Ecco perchè e importante prendersi cura del corpo quando si stà bene.

Questo si può fare solo amministrando adeguatamente le nostre risorse e imparando quali sono i nostri limiti.

Per fare ciò si deve ricordare che la nostra fisio-patologia biologia è ancora quella nei nostri antenati, che vivevano in un ambiente molto diverso dal nostro, raccogliendo frutti e radici e cacciando e allevando animali.

Il nostro sistema di vita è solo più innaturale, il che porta ad una degenerazione genetica.

È evidente l’importanza di imparare ad usare gli elementi salutari, descritti successivamente, senza cui non si può vivere normalmente.

Non farlo vuol dire ammalarsi e morire giovani, salvo le eccezioni di una costituzione formidabile.

Concludo questo paragrafo ricordando che, seri studi protratti per anni, hanno stimato che una percentuale altissima di malattie sono auto-limitanti, cioè guariscono da sole, qualunque cura si faccia.

L’ esempio tipico è il raffreddore, per il quale le cure di tutti i tipi si sprecano, con grande vantaggio per i dispensatori di rimedi.

Ne consegue che il corpo abbisogna soprattutto di fiducia, perchè è un organismo intelligente, votato all’ auto-conservazione.
Preoccupiamoci invece di non far mancare nulla perchè esso reagisca adeguatamente alla malattia.

ros

Unregistered

25

Saturday, November 14th 2009, 5:45pm

concetti molto olistici,come molte pratiche che qualche volta hai disdegnato.
interessante.

l'intestino e la pelle sono organi segnale di malessere o benessere.
anche dermatosi o eczemi, sono la spia che c'è uno squilibrio che dall'interno sfocia sull'esterno.
come i famosi "sfoghi", che nn andavano mai coperti un tempo, con pomate cortisoniche, ma lasciati fare il loro corso.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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26

Tuesday, November 17th 2009, 2:52pm

2- L’ ambiente adatto alla cura del malato acuto.

L’ambiente più adatto alla cura del malato acuto è un luogo dove questi si senta tranquillo e al sicuro. Di solito la propria abitazione.

Questo vale in particolar modo se il soggetto è un bambino.

Si deve disporre di una camera ben aereata e luminosa, pulita e libera dal superfluo.
Si dovrebbe accedere facilmente ai servizi igienici e avere attrezzi adatti [padella, pappagallo, catino, ecc] a portata di mano.
La temperatura dovrebbe aggirarsi sui 22-24 gradi, ed il letto semplice, con delle coperte a disposizione.

In alcuni momenti della giornata l’aria và rinnovata, avendo cura che il malato non prenda freddo.
Rumori e chiasso inutili andrebbero evitati.
La persona dovrebbe riposarsi per quanto lo desideri. Dovrebbe cambiarsi spesso la biancheria, specialmente se traspira o suda abbondantemente.
Anche se la persona è ricoverata in ospedale, questi sono i suoi bisogni.

Per quanto riguarda gli ausili terapeutici e e l’alimentazione del malato acuto, rimando ai prossimi capitoli.
Si può comunque intuire, da quanto già detto, a cosa devono mirare.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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27

Thursday, November 19th 2009, 12:15pm

3- Il rispetto della volontà del paziente: la scelta personale sull ‘intervento farmacologico\chirurgico. Diritto legale. Il ricatto psicologico e l’imposizione della volontà medica.

Che sia a domicilio o in ospedale il malato si trova a volte a dover affrontare un problema:
Fino a che punto è padrone di gestire la propria malattia?

Alcuni vincoli sono ovvi, come il dovere di impegnarsi a guarire, non pesare eccessivamente sui famigliari e riprendere al più presto la propria collocazione sociale ed affettiva.

Altri vincoli sono più pratici, e possono riguardare il bisogno o meno di un intervento chirurgico o una cura medica particolare.

La maggior parte delle persone, quando è malata, si consegna all’autorità medica, sperando nella sua competenza ed esperienza.
Altri, per varie ragioni, ci tengono a mantenere un margine di controllo sulle indagini e sulle cure.
Di solito queste persone pongono vari problemi curativi ed assistenziali.

Non bisogna però dimenticare che oltre ad una educazione correta, si devono rispettare le norme che riguardano l’adeguata informazione del paziente, tenendo presente che l’educazione sanitaria ha il fine di rendere autonomo e autosufficiente il malato.

Lo si deve spingere a interessarsi della propria salute, e di ciò che viene compiuto su di loro.
Questo per almeno due motivi:
Il primo è che l’operatore mette più attenzione al suo operato se sà che cè un controllo da parte del paziente.
Il secondo e che la legge prevede la partecipazione della persona alle proprie cure e gli riserva il diritto di rifiutare quelle prestazioni che non lo soddisfano, anche per motivi psicologici o religiosi.

A questo proposito cito tre articoli di legge fondamentali a cui il malato può appellarsi, qualora non si senta pienamente convinto dell’intervento curativo ordinatogli.

1°- La Costituzione della repubblica italiana, legge fondamentale dello stato, recita:

Art.32…Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.

2°- Legge 180 del 1978, art. 1, recita: Gli accertamenti e trattamenti sanitari sono volontari.

3°- Legge 833, conosciuta come “Riforma sanitaria”, indica: …La tutela della salute fisica e psichica deve avvenire nel rispetto e nella dignità della persona umana.

Attualmente si ricorre alla pratica del “consenso informato”.

Si deduce da ciò che nessuno può imporre al malato un determinato intervento diagnostico, farmacologico, chirurgico contro la volontà del cittadino malato. Nemmeno il medico. E la persona non deve sentirsi in colpa ad avvalersi di questo diritto.

Qualche volta una particolare indagine diagnostica o un trattamento farmacologico si rivelano inutili, in quanto, di fronte al diniego del paziente, il medico sceglie diversamente , con tecniche e trattamenti meno invasivi, ottenendo, a distanza, gli stessi risultati.

Ma prescindendo dall’esito del processo patologico, va comunque rispettata la volontà della persona.
Ho ritenuto utile questo inciso perchè credo che, la stimolazione di una coscienza critica costruttiva da parte del paziente, sia sempre auspicabile.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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28

Sunday, November 22nd 2009, 11:31am

4- La reazione cronica: sue finalità

Quando il corpo non riesce ad eliminare la tossicosi in eccesso e i virus e batteri che vi proliferano, ecco stabilirsi una reazione con caratteri diversi: la reazione cronica.

Essa segue uno, ma di solito più fatti acuti, che colpiscono zone diverse del corpo secondo le caratteristiche del terreno in cui si sviluppano [la costituzione psicofisica del soggetto].

Fermo il principio che l'organismo tende all'autoconservazione, il nostro sistema biologico impara a convivere con le sostanze tossiche e i microrganismi parassiti che si sviluppano in questo terreno di coltura.

La reazione di rigetto si fa sempre più tenue, e quando periodicamente l'organismo ripropone crisi acute alla ricerca della risoluzione, di solito vengono considerate altre malattie e vengono stroncate.

Così facendo la tossicosi aumenta progressivamente, i tessuti e gli organi degenerano sempre più e nei liquidi biologici, carichi di veleni e cellule in putrefazione, proliferano microrganismi vari.

Il Sistema Nervoso Centrale [SNC] no riesce più a mandare messaggi chiari.
Il sistema endocrino non riesce più a riequilibrare le funzioni degli organi emuntori, perchè esausto.
Il fegato non ha più l'energia necessaria per scatenare crisi di guarigione.
Il rene è sovraccarico di veleni da eliminare.
Il cuore manifesta segni di intossicazione,con disturbi del ritmo, i muscoli sono ipereccitabili, ma sempre stanchi.
Le articolazioni sono doloranti,il sangue perde le caratteristiche fisiologiche.

La gola è perennemente irritata,l'apparato repiratorio e indebolito e i bronche continuano a produrre secreti per tentare di eliminare i cataboliti in eccesso.
La pelle è anemica e asfittica e le estremità sono fredde.
Si hanno continue sudorazioni notturne.

L'intestino non funziona a dovere, si formano ectasie emorroidarie, varici alle gambe, couperose, varici interne all'addome, dove il sangue staziona formando una pletora sanguigna addominale.
Si formano piaghe,ulcere, eczemi, eruzioni cutanee di vari tipo, nel tentativo dell' organismo di liberarsi delle impurità.

Il SNC da segni di instabilità.
La persona diventa abulica, depressa, con fasi di irritabilità e immotivata euforia.
I rapporti con gli altri si fanno difficili e precari.
Spesso il soggeto si isola e si colpevolizza, tormentandosi, oppure aggredisce gli altri come se fossero la causa di tutti i suoi mali.

Il Sistema immunitario si indebolisce.
Le infezioni diventano più frequenti e possono colpire ogni organo e apparato. La degenerazione cellulare è in agguato.

Tutto questo si instaura con estrema variabilità, da soggetto a soggetto, secondo una moltitudine di fattori già citati.

...
L’evoluzione di questa reazione può essere rapida, e risolversi in alcuni mesi, oppure portare a morte il soggetto.

Più spesso, invece, con fenomeni di adattamento e compensazione dell’organismo, si protrae per anni, con alterne fasi di evoluzione e remissione dei processi, subendo anche trasformazioni sintomatologiche che assumeranno nosologie diverse, scambiate per nuove malattie.

La sua dipendenza farmacologia diventerà anche dipendenza psicologica, adattandosi sempre più ad accettare il suo stato di malessere e delegando al medico la risoluzione dei suoi problemi.
Il corredo medicamentoso diverrà sempre più imponente e i controlli diagnostici continui e fastidiosi.

La persona arriverà a programmare la propria vita in funzione dell’apparato sanitario. L’ermadietto di casa una farmacia. La farmacia stessa un negozio a frequenza giornaliera. In casa avrà enciclopedie mediche o internet, a cui delegare la risoluzione delle sue angoscie.

Invece di impiegare Il proprio tempo e la propria iniziativa alla ricerca di sane abitudini, rimedi ai propri errori, pratiche per purificare e fortificare il corpo e una adatta alimentazione, questi malati passano il loro tempo in ambulatori medici, nelle farmacie, negli ospedali, sottoponendosi continuamente a torture, spesso assurde e innaturali, accompagante da continue spese.

Eppure quel corpo lavora ancora.
La compensazione, cioè l’adattamento alle mutate condizioni, e incredibile, e alcune persone protraggono la loro vita anche nelle condizioni più proibitive.

Questo perchè l’organismo e fatto in modo meraviglioso.
Le leggi naturali ci indicano la vita adatta a lui: vivere di giorno, in un giardino di erbe e fiori, alla luce del sole, a contatto con gli elementi naturali, con occupazioni e impegni semplici e piacevoli, con una vita sociale attiva e utile, alimentando il corpo e la mente con cibi adatti.

Per fare questo dovrebbe avere davanti modelli formativi adatti, che per i bambini dovrebbero essere rappresentati da sani principi educativi e morali impartiti da giovani e mantenuti da adulti.

Anche coloro che sono decisamente compromessi nel fisico e nella mente possono trarre giovamento da opportuni cambiamenti nello stile di vita.

doctor Faust

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Wednesday, November 25th 2009, 12:14pm

5- La necessità della stimolazione nei processi cronici e le sue controindicazioni

Abbiamo notato come, per definizione, il processo cronico non guarisce.

Il suo scopo infatti, come già detto, è convivere con la malattia, cercando tutti i meccanismi di compenso per questo scopo.

Sappiamo però che alcuni casi di malati cronici, dopo alcuni anni vengono a guarigione.
Merito delle cure? In parte, forse.

Spesso questi malati hanno smesso di curarsi.
Ma, seguendo le richieste dell’organismo, hanno diminuito i loro impegni e si sono concessi più riposo. Si sono alimentati con più criterio. Hanno accettato il loro stato e se ne sono dimenticati. Ed il corpo è guarito. A volte succede.

Ma la maggior parte dei casi non ha questo lieto fine.

A volte, però, ciò che manca è la volontà di guarire.
Il malato dovrebbe persi la domanda:- Ma voglio guarire? Voglio impegnarmi nella cura? Sono pronto a soffrire le eventuali crisi di guarigione che molto probabilmente si presenteranno?-

Se si, allora bisogna solo conoscere come fare.

Il principio che ci muove sarà il seguente:

Se il corpo che è stato levato da una situazione di malattia non ritorna alla normalità in tempi accettabili, deve essere stimolato a farlo.

Per capire facciamo due esempi:

Un tossicomane che smette e vuole rientrare nella società, riuscirà a farlo spontaneamente senza un aiuto?
Un carcerato rimesso in libertà con buoni propositi, riuscirà se nessuno lo accompagnerà per un tratto di strada?

La persona che decide di vivere in modo più adatto alle sue necessità, e più utile per la società, ha bisogno di supporti fisici, psichici, sociali e spesso anche spirituali.

Come capire quale di questi è il più importante? Quello di cui si sente più bisogno.

La stimolazione fisica è quella forse più facile da ottenere, e a questo proposito sarà riservata una parte specifica.
Per le altre ci vuole anche la richiesta d’aiuto a persone competenti e ben disposte.



Ma ci sono anche delle controindicazioni all'intervento.

Ci sono situazioni in cui la stimolazione diventa inutile o dannosa.

Anziani debilitati, coloro che hanno subito interventi demolitivi, persone in terapia sostitutiva da lungo tempo, trapiantati d'organo, ma anche per chi non può contare su supporti psicologici, chi non riesce a controllare la propria paura.

Anche coloro che non riescono ad abbandonare schemi mentali prefissati, non beneficiano di questo modo di osservare la salute e la malattia.

Lo stimolo psicologico autoindotto è di aiuto.
Si tratta di riesumare motivi per vivere, ed aumentare la propria autostima, indirizzando le sue risorse verso obbiettivi raggiungibili e soddisfacenti.

Chi vuole aiutare il malato lo deve indirizzare, incoraggiare, tollerare e, a volte, sopportare. In una parola, amare.

Spesso basta una presenza rassicurante per fornire un appoggio sicuro.Questo appoggio può essere determinante nei momenti di abbandono e depressione.

D'altra parte è più facile voler bene ad una persona se questa sta cercando di migliorarsi e guarire.

Serve incitamento verso i risultati positivi, e fargli comprendere la nostra disapprovazione se ritorna ad abitudini malsane.
Ma la tolleranza e la comprensione non devono venir meno, perchè i difetti sono comuni a tutti.

Buoni motivi per continuare a vivere sono determinanti.
A che serve essere in salute se non si sa come utilizzare le nostre potenzialità?

Ecco perchè spesso l'aiuto spirituale può aprire un varco e farci intravedere qualcosa che non si riusciva a identificare.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Thursday, November 26th 2009, 3:32pm

6- Possibili evoluzioni di una reazione cronica appropriatamente diretta

Proseguiamo nella valutazione di una reazione fisiologica opportunamente diretta.
Visto quale è la sua finalità, vediamo ora come può svilupparsi.

Diciamo innanzitutto che, mentre alcuni sintomi possono migliorare e sparire nell’arco di qualche settimana [ma anche meno],o qualche mese, per avere una pulizia radicale dei liquidi organici e dei depositi cellulari ci vuole più tempo.

Alcuni tessuti reagiscono in fretta, altri con più fatica.
La pelle ed il fegato reagiscono prima, mentre reni e tessuto muscolare ed osseo richiedono più tempo.
Il tessuto Nervoso [SNC e P] è il più lento a rimarginarsi.

Così anche a livello psichico. I disturbi dell’umore svaniscono prima, mentre i gravi sintomi caratteriali persistono più a lungo, e a volte, pur attenuandosi, non scompaiono.

Non si deve dimenticare poi, che ogni organismo ha i suoi tempi di reazione.
In genere i disturbi più recenti spariranno prima, mentre i disturbi mentre i disturbi di vecchia data, si ravviveranno, per poi scomparire definitivamente.

Mentre i disturbi funzionali, che danno una sintomatologia più evidente, sono meno importanti, ciò a cui si deve puntare è la risoluzione delle lesioni dei tessuti e degli organi.

Per questo motivo il malato non deve interrompere la rieducazione ai primi apparenti successi.

Deve inoltre prepararsi psicologicamente al possibile riacutizzarsi di vecchie patologie pregresse, perchè il corpo, una volta recuperate energie, tenderà a riacutizzare le patologie latenti, per potersene liberare definitivamente.

Per questo motivo si deve essere preparati, altrimenti, scambiandole per nuove malattie, si tenderà a soffocarle nuovamente con farmaci sintomatici e si interromperà il processo di disintossicazione cellulare.

Le pause di relativo benessere possono essere di lunghezza variabile.
Le crisi di disintossicazione [crisi di guarigione] possono essere a carico di un solo organo, se questi è gravemente malato, o con reazioni sistemiche [generali], con produzione di abbondanti escreti e secreti [catarri, sudorazioni, diarrea abbondante , urine torbide e scure, eruzioni cutanee, perdite vaginali, ecc.].

L’emissione di questi fluidi deve essere assecondata, non bloccata, pena la ritenzione tossica e il peggioramento della tossicosi, anche se il sintomo sembra stroncato.
L’arte stà nel richiamare questi fluidi verso la superficie dei tessuti, per farli drenare all’esterno del corpo.

Essendo il fenomeno della disintossicazione un fenomeno ciclico, è prevedibile che anche la psiche ne segua l’andamento.

Ecco perciò’ comparire fasi di eccitazione ed euforia, che di solito compaiono prima di una crisi acuta, e di seguito fasi di depressione e stanchezza immotivata.
Cercare rimedio a questi stati senza rimuovere la tossicosi che li genera vuol dire non affrontare il problema. Il risultato sarà soltanto procrastinare una più grave malattia.

È interessante interrogare persone malate gravemente.
Spesso vi diranno che fino al giorno prima stavano bene. Se però si scava con una anamnesi approfondita, si scoprirà che quel malato non stava bene da lungo tempo, ma per vari motivi non se ne era mai curato e si era limitato a coprire i sintomi.

Invece, collocando il malato in equilibrio psicofisico, e stimolandone le reazioni con mezzi naturali, l’evoluzione della reazione cronica guidata permetterà all’organismo di reagire secondo i principi sovraesposti. E solo questione di tempo e di volontà.

Ci sono anche reazioni croniche guidate che non presentano importanti crisi e malesseri, soprattutto nei casi di disturbi funzionale, dove cioè non ci sono importanti danni a organi e tessuti.
Queste persone si rimettono in breve tempo e con ottimi risultati.