Homepage di Nienteansia.it
Switch to english language  Passa alla lingua italiana  
Newsletter di psicologia


archivio news

You are not logged in.


Dear visitor, welcome to Forum di Psicologia di Nienteansia.it. If this is your first visit here, please read the Help. It explains in detail how this page works. To use all features of this page, you should consider registering. Please use the registration form, to register here or read more information about the registration process. If you are already registered, please login here.

ros

Unregistered

31

Tuesday, April 28th 2009, 3:37pm

vi leggo con molto piacere, anche se nn posso aggiungere altro..nn possedendone gli strumenti.
Ma in questo giorni mi chiedevo se ricominciare..con un altra persona, la psicoterapia.

Sono stata una persona estremamente emotiva, per cui sono adesso convinta, leggendovi, di aver fortuitamente ricevuto il giusto approccio....cognitivo-comportamentale.

ma sono molto provata dagli eventi che si sono succeduti e mi chiedevo perchè gli anni di psicoterapia nn diventano uno scrigno prezioso da cui attingere quando si sta male..

certamente si cambia con l'aiuto dello psicoterapeuta...ma nn sufficientemente da sradicare le tendenze negative.

per cui nn so bene se ricominciare o meno

32

Wednesday, April 29th 2009, 10:14pm

ciao Selena...il mio intento nell'aprire questo 3d era di mettere in luce le varie tecniche..nn di gettare panico...però al dire il vero un po di "paura" è venuta anche a me....vuoi vedere che ho gettato soldi e tempo??
:D

appunto... quello che mi chiedo dopo un anno di analisi, sì in parte chiarificatrice ma per ora inconcludente... era solo un dubbio che mi è venuto, non l'idea di mettermi fretta, ma l'idea che forse c'è aulche terapia più adatta alla mia persona.
Comunque hai ragione: se avessi fatto un'altra terapia molto probabilmente mi sarebbe comunque venuto lo scrupolo d'aver sbagliato scelta.


in effetti anche io sono andata da uno psicot. senza sapere la metodica...convinta di trovare il classico lettino freouidiano.

Ti dirò...forse è nell'indole umana nn essere mai contenti dei propri risultati...mi è mancata l'analisi introspettiva che stai facendo tu.
e mi interrogo se i risultati che ho raggiundo pecchino di qualcosa.

per quanto riguarda l'ipnosi, anche li mi ci sono trovata, ma il mio ex psicot. nn ha mai insistito, lasciando a me la decisione di quando cominciare a far uscire il mio subconscio con quella tecnica che comunque facevo sempre con lui.

nn so dirti se sarei stata capace di elaborare lo stesso...ma io nn avevo ricordi che mi portassero dopo i miei 18 anni...nn ricordavo quasi nulla...nn so perchè...lui dice che avevo voluto rimuovere....

la mia mente molto razionale mi frenava molto...
con l'ipnosi, fatta dopo 1anno di analisi, ho solo accallerato un processo che nn voleva venire fuori in nessun modo..
Beh allora per l'ipnosi forse la tua era una situazione anche particolare... grazie per la risposta e scusa il ritardo ma non ho avuto tempo di leggere nei giorni scorsi... e ora ho visto che devo recuperare diverse pagine! :P

33

Wednesday, April 29th 2009, 10:54pm

Sarò tanto dura di comprendonio, ma non riesco a capire perchè ci siano tanti rami se in fondo mi sembra che alcuni si assomiglino tanto...
Fatemi capire: la terapia cognitivo-comportamentale mi sembra molto diversa dalla psicanalisi per la differenza "azione-istruzioni" vs. "meditazione-ricerca interna di risorse e soluzioni proprie"... però poi, tipo Ros, se fai una terapia così forse necessiti anche di un supporto come l'ipnosi che invece nella psicanalisi dovrebbe non essere necessario (visto che in analisi pian piano il paziente dovrebbe entrare in contatto con il suo inconscio senza aver bisogno dell'ipnosi oltre alla terapia)... quindi non si torna un po' alla stessa idea che anche se la terapia vuole focalizzarsi più sul comportamento presente, è costretta a ricorrere all'ipnosi per scavare nel passato?
Mentre terapie come la psicodinamica, dici, Nemes, che è figlia della psicanalisi, ma una differenza fondamentale è quella di non basarsi sulle pulsioni psicosessuali ma sulle relazioni oggettuali... ma in fondo, a livello pratico, al paziente, cosa cambia? Cioè se con la mia analista parlo del rapporto con i miei e dei miei malesseri, che lei li ricolleghi a mie pulsoni sessuali o aggressive insoddisfatte e annullate per un'eduzazione rigida (per fare un esempio) o che le ricolleghi a un mio bisogno di esprimermi troncato dall'educazione rigida... cosa cambia a me, paziente, per capire che io ho annullato il mio istinto per essere sicura di piacere e compiacere i miei genitori?

O forse non ho capito niente dei discorsi letti e mi sono venuti dubbi su mie incomprensioni...? ?(

Nemes

Pilastro del Forum

  • "Nemes" is female

Posts: 2,911

Activitypoints: 9,027

Date of registration: Mar 31st 2008

Location: Nord

  • Send private message

34

Wednesday, April 29th 2009, 11:37pm

No Selene, le tue perplessità sono più che leggittime ed è anche difficile risponderti...

Io la vedo da un punto di vista di "addetta ai lavori", per me è importante sapere da dove si generano determinati meccanismi per sapere come intervenire, cosa dedurre dal rapporto con un paziente (parlo in un futuro in cui sarò, spero, terapeuta), per cui valuto le diverse teorie e scelgo quella che ritengo più idonea.

Per un paziente forse non fa molta differenza, o forse ne fa dal momento in cui per stare meglio si deve arrivare alla consapevolezza della genesi dei propri disagi...
In qualsiasi caso dal momento in cui la tua terapeuta ti propone delle deduzioni le porta alla tua consapevolezza, e allora sai se ci ha preso oppure no. Forse sono solo diversi modi per chiamare le stesse cose, per cui per strade diverse il risultato risulta essere lo stesso...

Spero che qualcun altro abbia delle idee in proposito, io per quanto sia anche paziente, non riesco a staccarmi dalla visione dello psicologo, e da questa parte fa una grande differenza.
Le persone sane si innamorano follemente, amano ardentemente, si arrabbiano furentemente, possono provare gelosie violente, lottare per la propria realizzazione o sacrificare tutto, fino a consumarsi, per i valori in cui credono, e giungere alla battaglia. (C. Albasi)

ros

Unregistered

35

Thursday, April 30th 2009, 8:07am

la curiosità è donna

Anche come si scrive un post dice molto sul suo autore.


mi ronzava in testa questa tua frase, siccome sono sempre alla ricerca di me stessa ( insi-curezza? :D ), vorrei che ci spiegassi meglio.

dai dai... :rolleyes:

ros

Unregistered

36

Thursday, April 30th 2009, 6:10pm

dicci tutto :rolleyes:

doctor Faust

Azzeccagarbugli

  • "doctor Faust" is male

Posts: 7,423

Activitypoints: 22,794

Date of registration: Mar 28th 2009

Location: Italia

Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.

  • Send private message

37

Thursday, April 30th 2009, 9:14pm

Non farmi scoprire tutte le carte...altrimenti che mi rimane?

Comunque...se qualcuno ha fatto qualche lezione di grafologia, sa a cosa mi riferisco.

Qui la grafia non c'e', ma c'e' comunque la disposizione spaziale, la costruzione dei periodi, la distribuzione degli spazi vuoti, l'uso della punteggiatura, ecc.

Poi ci sono elementi di uso comune anche nelle psicoterapie:l'uso di parole chiave, la facilita' all'irritazione, la pacatezza della risposta o il nervosismo implicito, la sensazione trasmessa dal susseguirsi delle frasi, ecc.

Insomma...elementi che fondono l'intuito con aspetti tecnici. Come in una normale valutazione estemporanea.

Quando sei davanti alle cassette di frutta al mercato, cosa ti fa decidere per questa o per quella scelta?
Quali sono le domande che ti poni? Quali sono le sensazioni che raccogli?

Ecco...qualcosa del genere.

ros

Unregistered

38

Friday, May 1st 2009, 4:36pm

... ma in fondo, a livello pratico, al paziente, cosa cambia?



ma...praticamente nulla, secondo me.
Il fine ultimo è stare meglio, la strada per arrivare a questo stato di benessere sono tante, ma la meta è la stessa.

Qualcuno di noi è capitato per caso da quello o quest'altro analista..per sentito dire che è bravo, ma andaimo lì con un solo obiettivo, stare meglio.
Anche nel mio mestiere ci sono tanti metodi riabilitativi, alcuni veramente specifici e DI BASE, altri "moderni", ma che hanno all'interno sempre le BASI FONDAMENTALI.

ecco, io penso che sia cosi per le nuove metodiche della psicoanalisi, hanno una bse e una variante sul tema, ma infondo si somigliano tutte.

ros

Unregistered

39

Friday, May 1st 2009, 4:39pm

la disposizione spaziale, la costruzione dei periodi, la distribuzione degli spazi vuoti, l'uso della punteggiatura, ecc.


ahimè..hai finito di incuriosirmi.
un accenno a qualcosina, qualche carta coperta? :rolleyes:

qualche esempio concreto senza fare riferimento agli utenti?
ognuno di noi poi, puo cercare tra le righe di capire a quale "categoria"appartiene.

e dai!! :clap:
'

doctor Faust

Azzeccagarbugli

  • "doctor Faust" is male

Posts: 7,423

Activitypoints: 22,794

Date of registration: Mar 28th 2009

Location: Italia

Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.

  • Send private message

40

Saturday, May 2nd 2009, 3:01pm

no.
Passerei nella categoria dei chiromanti e dei cartomanti che, pur restandomi simpatici, non rappresentano il mio ideale professionale.

ros

Unregistered

41

Saturday, May 2nd 2009, 4:53pm


42

Sunday, May 3rd 2009, 12:17am

esempio di teoria solo freudiana?

Per un paziente forse non fa molta differenza, o forse ne fa dal momento in cui per stare meglio si deve arrivare alla consapevolezza della genesi dei propri disagi...
Non vorrei andare fuori tema, quindi Ros dimmi tu se è il caso che io apra una nuova discussione.
Però ecco, diciamo che in linea di principio mi viene da pensare come ha scritto Nemes, e come ha scritto Ros, che in fondo al paziente non fa troppa differenza il metodo, quanto la persona (la bravura ma anche il legame che si instaura con l'analista/terapeuta)... però ecco, come scrivi tu Nemes, il paziente deve arrivare alla "consapevolezza dell'origine", attraverso forse aiuti diversi, per lo stesso scopo: stare meglio.

Ora però mi domando, reduce da una seduta un po' strana, quanto veramente possa fare in effetti lo studio rispetto alle ipotesi dell'analista/terapeuta.
Vi faccio un esempio concreto (ma molto riassunto!), perchè altrimenti non saprei spiegarmi bene: io soffro di ansia d'abbandono. Anche in età grandicella (elementari) non volevo ne potevo fare a meno della mamma, a scuola stavo male per la sua assenza (crisi d'ansia con somatizzazioni). Mia madre è una donna molto rigida per regole e principi, ma anche molto affettuosa; mio padre è affettuoso e molto meno rigido, ma diventa eccessivamente violento quando si arrabbia (ha tipo due personalità, non credo sappai gestire la rabbia). Teoricamente il mio mito è sempre stato mio padre, ma è da lui che temo (mai accaduto però, nè sospettato concretamente!!!) il tradimento amoroso verso mia madre, ed è da lui che sono stata ferita per scene di abbandono nei miei confronti. Mia madre invece è sempre stata coerente e "lineare" e, per quanto severa, mai e poi mai mi ha dato modo di temere l'abbandono. Ripensando però al fatto che io da piccola temevo il distacco da mia madre, l'analista mi ha esposto questa ipotesi (che io poi devo decidere se voglio rielaborare assieme a lei): io, innamorata di mio padre (e di cui temevo il tradimento amoroso, perchè sarebbe stato contro me stessa e non contro mia madre), ho temuto il distacco da mia madre perchè con la sua vicinanza avrei placato il senso di colpa nei suoi confronti per essere la sua rivale d'amore.

Questo esempio non vuole portarvi a rispondermi in merito alla mia vicenda, troppo riassunta e personale per essere interpretata da voi leggendo poche righe, ma a proporre il tema della "teoria differente", ovvero, mi piacerebbe capire se solo una analista potrebbe avermi proposto un'interpretazione simile, o anche molte altre terapie potrebbero portare a "origini" simili. A me è sembrato un ragionamento molto astratto e molto freudiano (ma solo da una che di Freud conosce solo lo stereotipo!!!), molto inconscio, troppo per poter essere capito e diachiarato vero o falso. Una spiegazione come "mi mancava la mamma perchè mi sentivo protetta dalle sue regole, e io le ho assorbite ed adottate con sensi di colpa se le sgarravo" a me pareva più che sufficiente e realistico, senza deduzioni sull'innamoramento per un genitore e il senso di rivalità e colpa verso l'altro... mi pare un po' troppo irrazionale e assurda come origine dei miei problemi per poterla rielaborare... ma so anche che il rifiuto mi comporta una non rielaborazione, e io mi fido del fatto che la mia analista è capace e competente nel suo lavoro. Ma detto ciò, è possibile che la sua proposta di "origine" sia totalmente legata alla psicanalisi freudiana?
Ve lo chiedo perchè non so molto di psicologia e non ho provato altre terapie, perciò un'opinione-confronto in base alle vostre esperienze mi sarebbe utile per capire. :huh:

This post has been edited 1 times, last edit by "Selene" (May 3rd 2009, 12:49am)


ros

Unregistered

43

Sunday, May 3rd 2009, 10:05am

sull'innamoramento per un genitore e il senso di rivalità e colpa verso l'altro.

beh..io nn sono una psicologa professionista, ma ho fatto esperienza"sul campo".

forse la tua è una analisi freudiana, giusto? per cui si basa molto sui concetti che tu hai esposto.
In fondo, usando e partendo da parole diverse, la terapia che ho seguito io affrontò a suo tempo, il triangolo madre-padre-me stessa.

Il mito del padre ( che mi ha spinta ad aprire un 3d nella sez privata, se ti ricordi), era presente anche in me.
Quando si trattò di parlare dei miei genitori, mettevo sempre avanti quella di mia madre..e nei miei ricordi il rapporto con papà era splendido.

ma ahimè la mente vive piu di rimozioni che di comprensione.
fino a chè nn ho sistemato il rapporto con papà, quello con gli uomini in generale era un disastro.
Io ero innamorata di mio padre, lo avevo idealizzato, ma allo stesso tempo temevo che mio marito diventasse come lui...pensa che controsenso!

credo che il tuo cammino introspettivo sia giusto, solo che parte diversamente dal mio, ma arriva sempre al nocciolo.

ma spero vivamente nell'intervento qui, dei veri esperti del settore :rolleyes:

doctor Faust

Azzeccagarbugli

  • "doctor Faust" is male

Posts: 7,423

Activitypoints: 22,794

Date of registration: Mar 28th 2009

Location: Italia

Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.

  • Send private message

44

Sunday, May 3rd 2009, 1:24pm

RE: esempio di teoria solo freudiana?


Per un paziente forse non fa molta differenza, o forse ne fa dal momento in cui per stare meglio si deve arrivare alla consapevolezza della genesi dei propri disagi...
Non vorrei andare fuori tema, quindi Ros dimmi tu se è il caso che io apra una nuova discussione.
Però ecco, diciamo che in linea di principio mi viene da pensare come ha scritto Nemes, e come ha scritto Ros, che in fondo al paziente non fa troppa differenza il metodo, quanto la persona (la bravura ma anche il legame che si instaura con l'analista/terapeuta)... però ecco, come scrivi tu Nemes, il paziente deve arrivare alla "consapevolezza dell'origine", attraverso forse aiuti diversi, per lo stesso scopo: stare meglio.

Ora però mi domando, reduce da una seduta un po' strana, quanto veramente possa fare in effetti lo studio rispetto alle ipotesi dell'analista/terapeuta.
Vi faccio un esempio concreto (ma molto riassunto!), perchè altrimenti non saprei spiegarmi bene: io soffro di ansia d'abbandono. Anche in età grandicella (elementari) non volevo ne potevo fare a meno della mamma, a scuola stavo male per la sua assenza (crisi d'ansia con somatizzazioni). Mia madre è una donna molto rigida per regole e principi, ma anche molto affettuosa; mio padre è affettuoso e molto meno rigido, ma diventa eccessivamente violento quando si arrabbia (ha tipo due personalità, non credo sappai gestire la rabbia). Teoricamente il mio mito è sempre stato mio padre, ma è da lui che temo (mai accaduto però, nè sospettato concretamente!!!) il tradimento amoroso verso mia madre, ed è da lui che sono stata ferita per scene di abbandono nei miei confronti. Mia madre invece è sempre stata coerente e "lineare" e, per quanto severa, mai e poi mai mi ha dato modo di temere l'abbandono. Ripensando però al fatto che io da piccola temevo il distacco da mia madre, l'analista mi ha esposto questa ipotesi (che io poi devo decidere se voglio rielaborare assieme a lei): io, innamorata di mio padre (e di cui temevo il tradimento amoroso, perchè sarebbe stato contro me stessa e non contro mia madre), ho temuto il distacco da mia madre perchè con la sua vicinanza avrei placato il senso di colpa nei suoi confronti per essere la sua rivale d'amore.

Questo esempio non vuole portarvi a rispondermi in merito alla mia vicenda, troppo riassunta e personale per essere interpretata da voi leggendo poche righe, ma a proporre il tema della "teoria differente", ovvero, mi piacerebbe capire se solo una analista potrebbe avermi proposto un'interpretazione simile, o anche molte altre terapie potrebbero portare a "origini" simili. A me è sembrato un ragionamento molto astratto e molto freudiano (ma solo da una che di Freud conosce solo lo stereotipo!!!), molto inconscio, troppo per poter essere capito e diachiarato vero o falso. Una spiegazione come "mi mancava la mamma perchè mi sentivo protetta dalle sue regole, e io le ho assorbite ed adottate con sensi di colpa se le sgarravo" a me pareva più che sufficiente e realistico, senza deduzioni sull'innamoramento per un genitore e il senso di rivalità e colpa verso l'altro... mi pare un po' troppo irrazionale e assurda come origine dei miei problemi per poterla rielaborare... ma so anche che il rifiuto mi comporta una non rielaborazione, e io mi fido del fatto che la mia analista è capace e competente nel suo lavoro. Ma detto ciò, è possibile che la sua proposta di "origine" sia totalmente legata alla psicanalisi freudiana?
Ve lo chiedo perchè non so molto di psicologia e non ho provato altre terapie, perciò un'opinione-confronto in base alle vostre esperienze mi sarebbe utile per capire. :huh:



e' una ipotesi molto freudiana...complesso di elettra, con
varianti del caso.

Per altre ipotesi mancano altri elementi,
per es: la presenza o meno di fratelli, e la descrizione del rapporto
fra i due genitori.

Pero' possiamo ipotizzare che tua madre rappresenti il pilastro
della famiglia, da cui dipende sia tuo padre, che tu.

Comunque
da un punto di vista transazionale l'ipotesi puo' essere di questo
tipo:

Tu ti senti No e tua madre invece e' Si per te, perche'
lei ti da' affetto e sicurezza. Per cui hai creato un legame
simbiotico che non e' facile interrompere. Appena si interrompe vai in
ansia.

Di tuo padre non ti fidi. Non e' prevedibile, per cui
lo ami con riserva. La tua diffidenza viene proiettata
sull'ambiente,[per esempio la scuola] in particolare verso il sesso
maschile .-Cosa mi succedera' se sono tutti come mio padre? Chi mi
proteggera'?-

Questa diffidenza verso tuo padre, che non
riuscivi a controllare, da un parte ti hanno spinto e mitizzarlo [per
tenerlo distante da te], ma dall'altra ti hanno spinto ancora di piu'
verso la tua ancora di salvezza: mamma.

L'ansia di abbandono
e' relativa alla paura che hai provato nei suoi confronti, e il senso
di colpa forse lo hai nei confronti di tuo padre, perche' lo vuoi
amare per forza, mentre invece dentro di te lo temi, piu' che non tua
madre.

Se ora provi ansia di abbandono nei confronti degli
uomini, e' perche' non senti la protezione sicura di tua madre e non
riesci a fidarti completamente degli uomini, cosi come ti ha
insegnato [involontariamente] tuo padre.

Tra l'altro, tu
potresti anche somigliare caratterialmente a tuo padre, per cui la
sua dipendenza verso tua madre, pilastro della famiglia, sarebbe
anche la tua.

In questo caso, ammesso che sia una ipotesi
sensata, non si tratta di analizzare chissa' cosa, ma di trovare il
modo di liberarsi di questa sensazione spiacevole [paura di abbandono
affettivo, perche' non sei sicura di te, e senso di colpa, perche'
vorreti fidarti, ma non riesci].

I passaggi sono: prendere
coscienza del problema, mirare all'autonomia affettiva, invece di
creare altri legami simbiotici che ricalcano il tuo con tua madre, e
liberarti della paura di entrare in intimita' affettiva con gli
uomini, di cui non ti fidi.

Per fare questo si dovrebbe essere
in grado di capire il copione in cui uno si e' calato, verificare i
giochi che mette in atto piu' di frequente per mantenere le simbiosi,
il tipo di transazioni che usa per mantenere la propria
posizione esistenziale [nel tuo caso: Io sono No e tu Si, se mi stai
vicino, No se ti allontani].

Il fine e' l'auonomia affettiva, controllata dall'Adulto, perche'
la bambina si sentira' sempre in pericolo.

Per cui un controllo consapevole e razionale, basato sulla
valutazione del qui e adesso, e non sulle sensazioni spiacevoli che
provengono dalla Bambina, paurosa e colpevolizzata.

Siccome la colpa proviene dal Genitore, ci si dovrebbe liberare
anche della sua influenza.

Sia da quella di tua madre [che hai interiorizzato], che con la sua
presenza direttiva ha impedito che tu assumessi una poszione Adulta e
autonoma, sia da quella di tuo padre [che hai interiorizzato], perche' non hai piu bisogno
della sua sicurezza.

L'adulto che e' in te pensa per te.

Questo ti renderebbe meno ossessiva nei confronti degli altri, e
meno dipendente, liberandoti anche anche da presunte colpe, che non hai.

In conclusione...credo che di ipotesi se ne
possano fare tante quanto gli operatori che ti prendono in
considerazione.

L'importante e' che le ipotesi vengano accettate, e ci si metta
nell'ordine di idee di perseguire una propria autonomia, contro cui
la Bambina, che non vuole abbandonare i suoi schemi mentali, dolorosi
ma sicuri, si ribellera', cercando in tutti i modi di contrastare ogni
desiderio dell' Adulto di cercare autonomia.

Un po' lungo, ma fonte di riflessione. Spero.

45

Sunday, May 3rd 2009, 5:45pm

beh..io nn sono una psicologa professionista, ma ho fatto esperienza"sul campo".

forse la tua è una analisi freudiana, giusto? per cui si basa molto sui concetti che tu hai esposto.
In fondo, usando e partendo da parole diverse, la terapia che ho seguito io affrontò a suo tempo, il triangolo madre-padre-me stessa.

Il mito del padre ( che mi ha spinta ad aprire un 3d nella sez privata, se ti ricordi), era presente anche in me.
Quando si trattò di parlare dei miei genitori, mettevo sempre avanti quella di mia madre..e nei miei ricordi il rapporto con papà era splendido.

ma ahimè la mente vive piu di rimozioni che di comprensione.
fino a chè nn ho sistemato il rapporto con papà, quello con gli uomini in generale era un disastro.
Io ero innamorata di mio padre, lo avevo idealizzato, ma allo stesso tempo temevo che mio marito diventasse come lui...pensa che controsenso!

credo che il tuo cammino introspettivo sia giusto, solo che parte diversamente dal mio, ma arriva sempre al nocciolo.

ma spero vivamente nell'intervento qui, dei veri esperti del settore :rolleyes:
Io faccio psicanalisi, quindi deduco sia freudiana... cioè la mia analista immagino abbia una formazione freudiana ma ci metta poi anche del suo (per le varianti di cui già ho scritto).

Sì ricordo bene il tuo 3d sul padre. è che è strano capire come si possa passare dalla consapevolezza del mito che viene umanizzato e compreso, al liberarsi dell'ansia.

Forse hai ragione, il nocciolo è lo stesso epr un cammino diverso. Il punto è che questa lettura mi ha spiazzata, e non so se è perchè è non in sintonia con la mia personalità (perciò per me una diversa terapia sarebbe più idonea, anche se non credo la cambierei per ora visto che mi trovo benissimo con l'analista!) o se è perchè non la voglio accettare perchè non la capisco e non la sento vera (e quindi si tratta solo di tempi: non ero pronta a sentirmelo dire o forse non lo sarei mai stata perciò ho solo bisogno di tempo per rielaborare il concetto che forse un giorno accetterò).

Sei comunque stata di grande aiuto! Mi sento incoraggiata a scavare in un concetto che rifiuto, leggendoti.