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ros

Unregistered

1

Thursday, April 23rd 2009, 9:16am

I principali modelli teorici in Psicologia e Psicoterapia:

Analisi Transazionale - Eric Berne
Analisi Bioenergetica - Alexander Lowen, Wilhelm Reich
Cognitivo Comportamentale - A.T. Beck
Terapia Costruttivista - H.V. Foerster, Maturana, Varela, G. Kelly, G. Bateson
Terapia della Gestalt - Fritz Perls
Terapia di Gruppo - Gruppi direttivi/non direttivi, aperti/chiusi, di mutuo-aiuto, T-group, ecc.
Ipnosi – Ipnoterapia - Milton Erickson
Musicoterapia
Jung - Psicologia Analitica - Carl Gustav Jung
Freud - Psicoanalisi - Sigmund Freud
Psicodramma - Jacob Levi Moreno
Psicosomatica - G.W. Groddeck
Psicoterapia integrata
Terapia Centrata sul cliente - Carl Rogers
Terapia della Famiglia (Sistemico Relazionale) - Beavin, D.D. Jackson, P. Watzslawick, C. Szluski e G. Bateson
Terapia Strategica - Paul Watzlawick
Terapia Immaginativa - Robert Desoille
Training Autogeno - Johannes Heinrich Schultz


8|
nel ceracer notizie sull'Analisi transazionale...mi sono resa conto di quante mettodiche ci sono...
una giungla...

pensavo di riportare quella che ho seguito io...inconsapevolmente all'inizio, in quanto scelsi la Persona e nn il metodo.

mi chiedevo ancora...ma cambiando il "metodo" il prodotto finale è lo stesso???

ros

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2

Thursday, April 23rd 2009, 9:19am

Terapia Cognitivo Comportamentale: i fondatori e le origini, in breve
La terapia cognitivo-comportamentale e' una psicoterapia sviluppata negli anni '60 da A.T. Beck.
Le sue origini pero', possono essere fatte risalire agli inizi del Ventesimo secolo dalla tradizione scientifica della psicologia sperimentale, in particolare dagli studi di J.B. Watson e I.P. Pavlov, fondatori della corrente teorica del "Comportamentismo".

A partire da questi studi, furono applicate al campo della sofferenza mentale una serie di tecniche di modificazione del comportamento, di diretta derivazione dalla ricerca sperimentale, il cui insieme verra' definito "Terapia Comportamentale".
Successivamente, l'evoluzione della ricerca scientifica in psicologia compie, intorno agli anni '60, grossi progressi, soprattutto grazie all'introduzione delle prime sperimentazioni di simulazione dei processi mentali tramite computer.

Le applicazioni per la terapia di questi progressi sono estremamente importanti, in quanto vengono sviluppate una serie di tecniche che, oltre al comportamento, si propongono la modificazione e il cambiamento dei processi mentali, vale a dire i pensieri e le emozioni; in questo modo l'insieme di metodologie, che vengono ora definite "Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale" si presentano efficaci e applicabili ad una vasta gamma di problemi, che in precedenza erano difficilmente trattati con le tecniche che si limitavano alla modificazione del comportamento.

Terapia Cognitivo Comportamentale: i concetti fondamentali
La Terapia Cognitivo-Comportamentale e' finalizzata a modificare i pensieri distorti, le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi dell'individuo, producendo la riduzione e l'eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.

Si basa sul modello cognitivo, che ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi.
Non e' la situazione in se' a determinare direttamente cio' che le persone provano, ma e' piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze.All'origine dei disturbi vi e', dunque, un modo distorto di pensare, che influenza in modo negativo l'umore e il comportamento del paziente.
La Terapia Cognitivo-Comportamentale sostiene, quindi, la presenza di una complessa relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti, sottolineando come molti dei nostri problemi (tra i quali quelli emotivi) siano influenzati da cio' che facciamo e cio' che pensiamo nel presente, nel qui ed ora.

Questo vuol dire che agendo attivamente ed energicamente sui nostri pensieri e sui nostri comportamenti attuali, possiamo liberarci da molti dei problemi che ci affliggono da tempo.
In termini molto semplificati possiamo affermare che l'intervento Psicoterapeutico si pone due obiettivi principali: il primo e' quello di individuare e definire il tipo di pensiero che accompagna le emozioni negative (per esempio dolore, sconforto, paura); il secondo consiste nel cercare delle modalita' alternative, piu' funzionali, di affrontare le situazioni problematiche.

L'adozione di modalita' di pensiero piu' costruttive conduce a una modificazione dell'esperienza emozionale dolorosa.
Sara' compito del terapeuta individuare le tecniche piu' appropriate che potranno aiutare la persona a raggiungere questi obiettivi, mentre sara' compito di quest'ultima impegnarsi durante gli incontri e nella vita reale per seguire le indicazioni dell'operatore.

Attualmente la Psicoterapia Cognitivo-Comportamentale copre il campo del trattamento di tutti i disturbi mentali: disturbi dell'area nevrotica (disturbi d'ansia, fobie, ossessioni-compulsioni, depressione), disturbi del comportamento alimentare (anoressia e bulimia), disfunzioni sessuali, disturbi di personalita', disturbi da abuso di sostanze, psicosi (disturbo delirante, schizofrenia), problemi psicopatologici dell'eta' evolutiva, psicopatologia nell'anziano.
Oltre alle applicazioni psicopatologiche le tecniche cognitivo-comportamentali si dimostrano particolarmente efficaci e rapide per aiutare le persone a risolvere difficolta' di adattamento o crisi evolutive (difficolta' nelle relazioni sociali o nel lavoro, ansia da esame, reazioni disadattive al lutto, difficolta' nella coppia o nella gestione dei figli, ecc.), anche attraverso modalita' alternative al trattamento psicoterapico.

Nemes

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3

Thursday, April 23rd 2009, 11:23am

:D Sì è vero, è una giungla...
Però conta che alcune sono tecniche che si combinano con la psicoterapia..
In qualunque caso ogni orientamento terapeutico è più indicato per alcune problematiche piuttosto che altre, anche se tutti poi le affrontano da punti di vista differenti (per cui sì, strade diverse e stesso risultato).

Penso che ogni metodo, oltre ad essere elettivo per un problema, sia anche più adatto ad una personalità piuttosto che ad un'altra, ti faccio un esempio: io sono una persona molto razionale e sono in terapia psicodinamica che è molto incentrata sulle emozioni, se avessi scelto una terapia cognitivista, anch'essa di approccio estremamente razionale, sarei caduta in un circolo vizioso. La terapia psicodinamica mi aiuta proprio a sospendere l'analisi razionale per entrare in un piano emozionale, per me difficoltoso e comunicativamente piuttosto sconosciuto.

Alla fine credo che sia per quello che una persona a volte cambi più terapeuti per trovare quello con cui si sente a proprio agio e con il quale percepisca dei risultati, oltre alla persona conta anche il metodo che questa propone... Forse ci dovrebbe essere un po' più di onestà intellettuale da parte dei terapeuti nel consigliare un collega dal momento in cui capiscono che i bisogni del paziente sono differenti da quello che loro possono offrire.
Le persone sane si innamorano follemente, amano ardentemente, si arrabbiano furentemente, possono provare gelosie violente, lottare per la propria realizzazione o sacrificare tutto, fino a consumarsi, per i valori in cui credono, e giungere alla battaglia. (C. Albasi)

ros

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4

Thursday, April 23rd 2009, 11:30am

beh..io sono stata consigliata...stavo malissimo ti parlo di 15 anni fa...

per cui andai incosciente di quello che stavo facendo..solo dopo tanto tempo ho capito a che categoria appartenesse la mia analisi.
LO psicoterapeuta nn si era mai etichettato...il suo, a suo dire, era un metodo acquisito con l'esperienza e con lo studio...anche se il primo corso era da psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

ho girato spesso in circoli viziosi....ritornando sempre sugli stessi "errori"...ne son a mio avviso uscita da sola.

poi ho gatto anche sedute di ipnosi..

ros

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5

Thursday, April 23rd 2009, 11:37am

Ipnosi: i fondatori e le origini, in breve
L'ipnosi ha radici molto antiche.

Gia' con le danze tribali si cercava di ottenere uno stato di trance, simile allo stato mentale proprio dell'ipnosi a carattere terapeutico.
Le prime testimonianze scritte riguardanti l'ipnosi risalgono alla civilta' sumera.
Si registrera' poi una pratica millenaria dell'ipnotismo tramite lo yoga e altre tecniche orientali.
I primi tentativi di ipnosi a scopo terapeutico risalgono al 1770 per merito di Franz Mesmer e i suoi studi del magnetismo animale ed in seguito agli studi di Milton Erickson.

Il nome attuale invece lo si deve a James Braid che nel 1842 conio' il termine Hypnos.
Un altro grande contributo all'ipnosi lo si deve a Jean Martin Charcot nell'ospedale della Salpêtrière a Parigi.
Le difficolta' del suo studio condussero Freud a tralasciare l'ipnosi ed approfondire le pratiche psicoanalitiche.

Ipnosi: i concetti fondamentali
L'ipnosi e' una tecnica che si basa sul creare uno stato di trance nella persona per poi aiutarlo attraverso induzioni, ristrutturazioni, analogie, l'utilizzo di immagini mentali, ed altre tecniche, a raggiungere gli obiettivi prefissati.

E' bene sfatare i miti e leggende su queste tecniche, leggende derivanti in gran parte dalla disinformazione di spettacoli televisivi e non, che allontanano da questa forma di terapia coloro che potrebbero trarne benefici, in quanto spaventati dalla possibile perdita di controllo su di se' o dal timore di essere in qualche modo circuiti.

Sebbene siano possibili fenomeni come indurre un'amnesia, perdere coscienza durante una trance ipnotica, ecc., quasi mai li si utilizzano in ambito clinico, e sopratutto si deve sottolineare che attraverso l'ipnosi non e' possibile manipolare le persone in misura maggiore di quanto possa fare un venditore dalle grosse doti persuasive.

L'ipnoterapeuta esamina il problema portato dal paziente e valuta quanto l'ipnosi può aiutare la persona e, in caso positivo, quale tecnica sia piu' adatta al caso, nel pieno rispetto della persona, delle sue sofferenze e dei suoi valori.
E' necessario, infatti, segnalare che l'ipnosi non e' una panacea per ogni male, ma si adatta particolarmente bene a tutta quella sfera di disturbi psicologici legati a "malesseri esistenziali".

La tecnica si basa sull'induzione di uno stato di torpore nel paziente o, piu' in generale, sull'induzione di uno stato piu' ricettivo agli stimoli verso il subconscio.
Tale stato si ottiene per esempio invitando il paziente a concentrare i propri pensieri su un oggetto specifico.
Nei metodi moderni si invita il paziente ad accomodarsi ad occhi chiusi su un lettino rilassante, o anche a rimanere in posizione verticale.
Attraverso l'ipnosi si puo' accedere con maggiore facilita' alle risorse piu' creative della persona, risorse in grado di guarire, o anche solo di far trovare nuove soluzioni a vecchi problemi.

In effetti, nella trance ipnotica si attiva l'emisfero destro, il quale diviene predominante rispetto al sinistro.
Lo stato ipnotico non e' un sonno profondo o incoscienza completa: si tratta di una sorta di dormiveglia in cui le difese razionali sono minori. L'ipnosi e' in grado di curare tutte le patologie psicosomatiche, quelle in cui un disagio della mente si manifesta con un disturbo organico.
Tra di esse ci sono malesseri dell'apparato digerente, come ulcera, gastrite o colite, ma anche disturbi cardiocircolatori, come ipertensione e aritmie, o dermatologici.

L'ipnosi e' comunque efficace soprattutto nei disturbi psichici: stati d'ansia, fobie, depressione, attacchi di panico, stress, insicurezza, insonnia ma anche paure immotivate e ossessioni piu' o meno serie.

ros

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6

Thursday, April 23rd 2009, 11:40am

La terapia psicodinamica


questa mi mancava...
puoi scrivere qualcosa e spiegarmi come approccia? 8|

Nemes

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7

Thursday, April 23rd 2009, 12:10pm

beh..io sono stata consigliata...stavo malissimo ti parlo di 15 anni fa...

per cui andai incosciente di quello che stavo facendo..solo dopo tanto tempo ho capito a che categoria appartenesse la mia analisi.
LO psicoterapeuta nn si era mai etichettato...il suo, a suo dire, era un metodo acquisito con l'esperienza e con lo studio...anche se il primo corso era da psicoterapeuta cognitivo-comportamentale.

Il fatto è che ormai non ci sono approcci e metodologie "pure", e io trovo che questo sia molto positivo, la ricchezza sta proprio nella varietà, purchè tale varietà resti in linea con un filo conduttore che è appunto l'approccio teorico di base. L'esperienza fa davvero tanto, lo studio alla fine è utile per integrare in modo non confusivo e libertario l'esperienza e gli stimoli che possono provenire anche da altri orientamenti.

La TERAPIA PSICODINAMICA può essere considerata un'evoluzione di quella psicoanalitica freudiana.
Non ci si basa più sulle pulsioni, sulle fissazioni ai vari stadi psicosessuali come appunto fanno i freudiani classici, ma ci si orienta più sulle relazioni oggettuali (l'oggetto è qui inteso come il genitore).
Ovvero il bambino (si parte sempre da lì) non si evolve più spinto dal bisogno di soddisfare i suoi impulsi e non ci sono problematiche solo in merito alla frustrazione per scarsa o eccessiva soddisfazione, ma in questo caso la spinta primaria del bambino è instaurare una relazione con il genitore, e il suo bisogno principale non è tanto il cibo, il sonno etc.. quanto l'affetto e l'attaccamento al genitore.
Ed è proprio grazie a come viene modulata ed espressa l'affettività nella relazione madre-bambino che quest'ultimo si evolve fisicamente, cognitivamente ed emotivamente. Carenze nella manifestazione degli affetti da parte del genitore, o sovrastimolazione o ancora peggio ambivalenza, possono portare a problemi nella crescita, nello sviluppo dell'identità e della personalità del bambino e, nei casi più gravi, a problemi di ritardo fisico e cognitivo.
Inoltre la relazione primaria con il genitore viene introiettata dal bambino come prototipo delle relazioni future, se il rapporto con la madre è basato sulla sicurezza e sulla reciprocità il bambino tenderà ad essere una persona sicura, con aspettative positive sugli altri e sulla propria capacità di rapportarsi con loro, costruirà legami maturi profondi e non di dipendenza e bisogno, si sentirà in grado di amare ed essere amato per ciò che è. Al contrario relazioni insicure (fredde o soffocanti) con il genitore influiranno sulla tendenza della persona a pensare di dover meritare la stima e l'affetto altrui, con ansia, dipendenza affettiva, paura o convizione di non essere amato o degno di amore..
E' molto riassunto, però il concetto è più o meno questo.

La psicoterapia parte dalle relazioni attuali con le figure significative (genitori, partner, amici) e relazioni in generale, si valutano più o meno i meccanismi che vengono messi in atto in tali relazioni, come la persona si percepisce e percepisce gli altri, poi si inizia ad indagare sulle relazioni primarie per andare a cogliere gli aspetti di continuità con quelle presenti. Ci sarà quindi un lavoro di rielaborazione sui fallimenti relazionali primari, sui blocchi, sui possibili traumi, in modo da modificare il modello mentale di relazione e di percezione di sè che ha la persona e che utilizza per "misurare" gli eventi e i rapporti.

Se hai qualche domanda ti risponderò volentieri, è un po' complesso da riassumere :)
Le persone sane si innamorano follemente, amano ardentemente, si arrabbiano furentemente, possono provare gelosie violente, lottare per la propria realizzazione o sacrificare tutto, fino a consumarsi, per i valori in cui credono, e giungere alla battaglia. (C. Albasi)

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8

Thursday, April 23rd 2009, 1:58pm

ma è come l'analisi transazionale il tuo approccio?

ros

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9

Thursday, April 23rd 2009, 2:05pm

Ci sarà quindi un lavoro di rielaborazione sui fallimenti relazionali primari, sui blocchi, sui possibili traumi, in modo da modificare il modello mentale di relazione e di percezione di sè che ha la persona e che utilizza per "misurare" gli eventi e i rapporti.


questa elaborazione come avviene?

io parlavo molto del passato e della comunicazione solo verbale con i miei genitori..niente coccole da adulta...ero gia adulta a 13anni.

poi , per rimuovere la parte inconscia, ho fatto ipnosi.
ma il rimuovere e il ricordare nn mi bastavano.

occorreva agire...per cui decidevo per es di relazionarmi con mia madre...impedendole di intromettersi.
nello specifico interferiva sulle mie scelte...sulle cure omeopatiche per mio figlio.

quindi scontro assoluto..il confronto è avvenuto da poco.
nn basta parlare secondo me...

Wendy

una farfalla pronta ad uscire dalla crisalide

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10

Thursday, April 23rd 2009, 6:50pm

La Psicosintesi terapeutica di Roberto Assagioli, grande psichitra che ha elaborato delle tecniche molto interessanti.

ros

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11

Thursday, April 23rd 2009, 7:32pm

La Psicosintesi terapeutica di Roberto Assagioli, grande psichitra che ha elaborato delle tecniche molto interessanti.


un altra tecnica.. 8|

ros

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12

Friday, April 24th 2009, 10:52am

nn mi son fatta mancare niente...corso pre-parto di:

Training Autogeno: i fondatori e le origini, in breve
Il Training Autogeno e' una tecnica di rilassamento ideata tra il 1908 e il 1912 da Johannes Heinrich Schultz, neurologo e psichiatra, nato nel 1884 a Gottingen.

Negli anni il Training Autogeno e' stato sottoposto a numerosissime verifiche sperimentali ed ha avuto un'enorme diffusione in tutto il mondo.
L'obiettivo di Schultz era quello di rendere il paziente meno vincolato dal terapeuta e divenire lui stesso autore del proprio cambiamento e del proprio benessere.
Con il termine Training Autogeno (T.A.) Schultz defini' un metodo di autodistensione attraverso la concentrazione mentale, che consente di modificare tensioni sia psichiche che corporee.

Il termine "Training Autogeno" sta ad indicare un "allenamento che si genera da se'" (pur con la guida di un operatore esperto).
Training Autogeno: i concetti fondamentali
La tecnica del Training Autogeno prevede l'insegnamento preliminare di alcune posizioni corporee, da sdraiati e da seduti, che possano facilitare la successiva acquisizione degli esercizi di rilassamento.
Il Training Autogeno, infatti, e' costituito da una serie di esercizi standard (che si riferiscono a sei distretti fisiologici: muscolare, vascolare, cardiaco, respiratorio, addominale e cefalico).

Questa tecnica di rilassamento, pertanto, ha molteplici scopi; da un lato si propone di ottenere un controllo muscolare e viscerale, dall'altro il raggiungimento di uno stato soggettivo di benessere fisico e mentale.
Attraverso una corretta acquisizione della pratica del T.A. e' possibile giungere alla modificazione di alcuni parametri fisiologici necessari per fronteggiare le piu' tipiche reazioni di stress, tensione e ansia.
Con il Training Autogeno si impara ad avere piu' sicurezza e fiducia, ad essere piu' calmi e distesi e a scaricare meno le tensioni sui vari organi, ottenendo efficaci interventi sui disturbi psicosomatici.

Chiunque, quindi, puo' trarre beneficio dall'uso del T.A.; i settori di applicazione di questa tecnica sono molteplici.
E' particolarmente indicato per le persone che per motivi diversi sostengono dei ritmi di vita molto accelerati e stressanti.
Lo stress, come sappiamo, e' una minaccia per la salute e per il benessere e produce una serie di effetti nocivi (come ansia, irritabilita', calo del desiderio sessuale, mal di testa, stanchezza diffusa, ecc.), che il Training Autogeno permette di prevenire, ridurre ed eliminare.
Questo modello e' inoltre consigliato per chi soffre di ansia ed insonnia.

Il Training Autogeno viene applicato nell'ambito della medicina preventiva e psicosomatica, in psichiatria, nella preparazione al parto, in campo sportivo e scolastico.

13

Friday, April 24th 2009, 7:32pm

:wasted:
che confusione...
in pratica una persona sceglie a caso per forza, anche leggendo tutte le presentazioni di ciascuna terapia come si può decidere cos'è meglio?

Io mi sono affidata a una persona consigliata, e sono finita in psicanalisi. All'inizio non ero molto contenta, perchè a livello teorico pensavo che la psicanalisi freudiana ormai fosse superata (e mantenuta solo come base), però in fondo io non so quanto la mia analista applichi il modello "puro" di psicanalisi... non credo che come paziente ignorante di psicologia io possa capirlo. E con lei mi trovo bene...

Per esempio credo che la psicanalisi preveda il paziente che parte autonomo dalla prima seduta e che stia sdraiato con l'analista alle sue spalle, invisibile ai suoi occhi. Lei invece mi ha fatto partire da dei test psicologici per creare un mio profilo (di "spunto", da cui partire l'analisi) e poi mi fa sdraiare nel lettino ma si siede accanto al lettino, di modo che io possa guardarla negli occhi quando parlo con lei. Inoltre pensavo che la psicanalisi fosse orientata allo scavare nel passato del paziente, mentre la psicoterapia no... invece mi sbagliavo... in pratica allora io come posso sapere se una tecnica non sarebbe migliore di un'altra? Io credo che la mia analista sia brava, mi aiuta a riflettere (a volte si fa anche prendere dalla mia analisi, tanto che mi pare vi partecipi emotivamente o con giudizi minimi) ma non mi da consigli/aiuti pratici, a volte mi mancano perchè io sono una che vive di "istruzioni da seguire" e forse è anche per questo che mi sembra di fare progressi teorici ma non pratici, perchè non riesco a capire come fare buon uso delle mie comprensioni... ma mi hanno anche detto che facendo analisi è normale avere tempi di reazione più lunghi ma poi i risultati arrivano...

Mah, non sapendone niente io mi sono affidata a una persona che mi hanno consigliato e che mi è piaciuta... questo forse è più importante della tecnica...? Come tipo di persona io seguendo la mia indole mi approccerei a una terapia che mi dia consigli pratici/struzioni per concretizzare un miglioramento, la mia analista invece mi sprona a pensare che sia io che quando realizzerò che non necessito di ansia ed attacchi di panico li saprò pian piano lasciare perdere, che sia io che attivandoli ne abbia bisogno e sarò io che realizzando di non averne bisogno li sosituirò pian piano a stati emozionali migliori, il compito della mia anlista è aiutarmi a districare la matassa che mi ha portata a crearmi ansia e panico, ma sarò io che dovrò realizzare che posso vivere senza di loro... Se dovessi seguire invece la mia "contro"-indole, allora anche per me credo valga il ragionamento di Nemes: tendo a razionalizzare e incasellare tutto, devo imparare a scavare più nelle emozioni, o meglio, in realtà io ho una gran confusione di emozioni intense che soffoco, di continue tensioni e dolori psicosomatici, di episodi forti inspiegabilemtne privi di emozione (leggersi isolamento psicologico)... che comunque anche la mia analista mi sta facendo scavare e capire ma più nell'ottica di spiegare un attacco di panico come derivante dall'istinto sessuale ed aggressivo che ho annullato fin da bambina (forse questa è una caratteristica più dell'analisi che della terapia).

Domanda invece di curiosità sull'ipnosi: ma ti è servita veramente? Non capisco se l'ipnosi accelleri una conoscenza che comunque raggiungeresti anche da sola attraverso l'analisi/terapia, e quindi con tempi più lunghi ma più "tuoi"... :hmm:

This post has been edited 2 times, last edit by "Selene" (Apr 24th 2009, 7:51pm)


ros

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14

Saturday, April 25th 2009, 11:09am

ciao Selena...il mio intento nell'aprire questo 3d era di mettere in luce le varie tecniche..nn di gettare panico...però al dire il vero un po di "paura" è venuta anche a me....vuoi vedere che ho gettato soldi e tempo??

in effetti anche io sono andata da uno psicot. senza sapere la metodica...convinta di trovare il classico lettino freouidiano.

Ti dirò...forse è nell'indole umana nn essere mai contenti dei propri risultati...mi è mancata l'analisi introspettiva che stai facendo tu.
e mi interrogo se i risultati che ho raggiundo pecchino di qualcosa.

per quanto riguarda l'ipnosi, anche li mi ci sono trovata, ma il mio ex psicot. nn ha mai insistito, lasciando a me la decisione di quando cominciare a far uscire il mio subconscio con quella tecnica che comunque facevo sempre con lui.

nn so dirti se sarei stata capace di elaborare lo stesso...ma io nn avevo ricordi che mi portassero dopo i miei 18 anni...nn ricordavo quasi nulla...nn so perchè...lui dice che avevo voluto rimuovere....

la mia mente molto razionale mi frenava molto...
con l'ipnosi, fatta dopo 1anno di analisi, ho solo accallerato un processo che nn voleva venire fuori in nessun modo..

ros

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15

Saturday, April 25th 2009, 11:12am

freud

Psicoanalisi: i fondatori e le origini, in breve
La psicoanalisi fu sviluppata da Sigmund Freud (1856-1939) per cercare di affrontare i problemi di alcuni pazienti con cui falliva la tecnica catartica (ipnosi) utilizzata prevalentemente dal suo collega Breuer.

Il metodo psicoanalitico utilizzato da Freud si discostava di molto dai precedenti metodi di cura: se prima di Freud isteria e nevrosi erano curate con l'ipnosi o addirittura con l'elettroshock, con Freud la cura divenne decisamente meno cruenta.

Freud introdusse, infatti, la talking cure ("la cura del parlare, del discorrere"), ovvero lasciava che i pazienti, opportunamente rilassati e distesi comodamente su un divano (tramutatosi poi nell'iconografia della psicoanalisi nel famigerato lettino dell'analista), dessero libero sfogo alle parole e al flusso delle proprie idee, tentando di vincere l'azione di censura delle tradizioni, della morale e degli imperativi sociali che impedivano ai fatti raccontati di presentarsi per cio' che erano.
L'azione di tali imperativi ostacolava spesso la soluzione di un trauma rimosso, il trauma incontrava resistenza nel venire alla luce: lasciando che le parole fluissero per associazione di idee, senza alcuna logica che non fosse spontanea, permetteva a Freud e al paziente di portare a galla verita' che non si credevano nemmeno di avere nascoste.

Importante per tale lavoro di recupero del trauma era un certo rapporto di amore ed odio che si instaurava tra paziente e medico (il transfert, ovvero il vincolo emotivo): lungi da costituire un ostacolo alla terapia, Freud riteneva un certo grado di transfert essenziale per la guarigione del paziente.
La cura cosi' strutturata appariva dunque come un lavoro sul paziente, che da soggetto passivo diventava soggetto attivo: il paziente, con l'aiuto del terapeuta, si curava da se', da se' poteva arrivare alla soluzione del suo stesso trauma.
Psicoanalisi: i concetti fondamentali

Freud parte da un modello in cui la mente umana ha una struttura tripartita: Io, Super-Io ed Es:
Io. E' il substrato cosciente ed e' quello di cui si ha consapevolezza;
Es. E' l'opposto dell'io, quindi inconscio, il quale raccoglie e memorizza un'enorme quantita' di informazioni che vanno dal periodo della prima infanzia sino alla morte.
Tuttavia nell'adulto il contenuto psichico dell'Es e' celato e reso normalmente inaccessibile;
Super-Io. Rappresenta il "censore" della mente umana.

In una situazione di normalita' i ricordi rimossi che stazionano nell'Es vengono ostacolati dal Super-Io e quindi non riescono a raggiungere l'Io, quando invece un qualsiasi elemento cosciente riesce a 'risvegliare' un oggetto rimosso nasce un conflitto tra il ritorno del rimosso e le resistenze del Super-Io.
Freud chiama tale situazione nevrosi (o psicosi nel caso in cui l'alterazione della personalita' risulti tale da compromettere del tutto il contatto con la realta').
Il metodo psicoanalitico si basa sull'idea che le nevrosi scaturiscano dall'incapacita' dell'Io di impadronirsi delle idee rimosse: in altre parole, per Freud la conoscenza del motivo patologico e' gia' di per se' cura del disagio stesso.

Tuttavia gli elementi rimossi non sono noti a priori e quindi e' impossibile cercare in una direzione precisa. Per questo motivo Freud basa la tecnica terapeutica sul concetto di associazione libera ovvero sul lasciare il paziente completamente svincolato da qualsiasi regola di condotta nei suoi discorsi.
Possiamo quindi affermare che con il termine psicoanalisi intendiamo:
una procedura esplorativa di quei processi mentali che sono inaccessibili ai metodi tradizionali.

una particolare tecnica psicoterapeutica, basata fondamentalmente sull'investigazione, ai fini di trattare i disturbi neurologici di varie origini.
una sistematica accumulazione di conoscenze raccolte con il metodo psicoanalitico, quasi a costruire una dottrina psicologica.
Dobbiamo pero' partire dal presupposto che non bisogna intendere la psicoanalisi come una scuola di pensiero unitaria e rigidamente istituzionalizzata, bensi' come una galassia di teorie, pratiche ed idee che gravitano intorno alle scoperte del padre fondatore della psicoanalisi: Sigmund Freud.

Dopo Freud, molti altri autori hanno sviluppato le sue idee, ed in diversi casi creato dei modelli alternativi.