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soloil

Utente Attivo

  • "soloil" è un uomo
  • "soloil" ha iniziato questa discussione

Posts: 47

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Data di registrazione: domenica, 27 ottobre 2013

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1

martedì, 25 marzo 2014, 05:50

Vivi o sopravvivi?

Nella vita di tutti i giorni, vivi con pienezza, serenità, coinvolgimento quello che svolgi o ti trascini? Ho fatto questa domanda perchè molte persone di mia conoscenza con una vita attiva; lavoro, famiglia, apparentemente coinvolte che vivono con pienezza, ma poi confidandosi viene fuori che tutto ciò che portano avanti è come un traino, come portare uno zaino pieno di sassi.Praticamente manca la serenità, felicità completa nel vivere il quotidiano, la vita.Molti di loro li vedo anche sorridenti, scherzosi ma nel profondo sentono che manca qualcosa.La vita che portano avanti non li soddisfa pienamente.
Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?
« Solo quando ci siamo perduti, in altre parole, solo quando abbiamo perduto il mondo, cominciamo a trovare noi stessi, e a capire dove siamo, e l'infinita ampiezza delle nostre relazioni. »

Henry David Thoreau

Black Celebration

Utente Fedele

  • "Black Celebration" è un uomo

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2

martedì, 25 marzo 2014, 13:35

Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?

Perché è gente che non si accontenta mai e non ha rispetto per quelli che non hanno niente.

Neptune

♋️♐️

  • "Neptune" è un uomo

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Data di registrazione: giovedì, 13 giugno 2013

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3

martedì, 25 marzo 2014, 17:16

Nella vita di tutti i giorni, vivi con pienezza, serenità, coinvolgimento quello che svolgi o ti trascini? Ho fatto questa domanda perchè molte persone di mia conoscenza con una vita attiva; lavoro, famiglia, apparentemente coinvolte che vivono con pienezza, ma poi confidandosi viene fuori che tutto ciò che portano avanti è come un traino, come portare uno zaino pieno di sassi.Praticamente manca la serenità, felicità completa nel vivere il quotidiano, la vita.Molti di loro li vedo anche sorridenti, scherzosi ma nel profondo sentono che manca qualcosa.La vita che portano avanti non li soddisfa pienamente.
Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?

Nasce da aspettative piuttosto elevate, non troppa umiltà ed eccessiva ambizione.
Tutte cose presenti nella persona, ma fatte probabilmente maturare nel corso degli anni dalla realtà che lo circonda (famiglia, amici, società, media...).
Ma puo' anche essere che queste persone si erano prefissate uno o più obiettivi nella vita (anche semplici magari, l'importanza è soggettiva) ma si stanno rendendo conto che non li stanno raggiungendo o che sono irraggiungibili... insomma, le cose per quanto bene possono andare, non stanno andando come previsto/voluto, per molteplici motivi.
"See the diameter of your knowledge, is the circumference of your activity"

4

martedì, 25 marzo 2014, 19:11

li vedo anche sorridenti, scherzosi ma nel profondo sentono che manca qualcosa.La vita che portano avanti non li soddisfa pienamente.
Nessuno è pienamente soddisfatto se non a tratti. Se per piena soddisfazione intendi una costante: non esiste.
E' addirittura possibile che un perdente abbia più "tratti di soddisfazione" di un vincente.

Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?
No. Deriva dall'essere umani.
Però se nasci dove i "tratti di soddisfazione" sono alquanto improbabili...
Perché è gente che non si accontenta mai e non ha rispetto per quelli che non hanno niente.
Anche chi non ha niente non si accontenterebbe al posto di chi ha, anzi: pare che arricchirsi porti a meno soddisfazione di nascere ricchi (ricchi di qualsiasi cosa, non necessariamente solo denaro).
Tutti mentono.
Ci sono molte più probabilità di venire uccisi da una persona che si ama che da un estraneo.
La realtà è quasi sempre sbagliata.

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo

Posts: 876

Activity points: 3.699

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

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5

martedì, 25 marzo 2014, 19:50

Nella vita di tutti i giorni, vivi con pienezza, serenità, coinvolgimento quello che svolgi o ti trascini? Ho fatto questa domanda perchè molte persone di mia conoscenza con una vita attiva; lavoro, famiglia, apparentemente coinvolte che vivono con pienezza, ma poi confidandosi viene fuori che tutto ciò che portano avanti è come un traino, come portare uno zaino pieno di sassi.Praticamente manca la serenità, felicità completa nel vivere il quotidiano, la vita.Molti di loro li vedo anche sorridenti, scherzosi ma nel profondo sentono che manca qualcosa.La vita che portano avanti non li soddisfa pienamente.
Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?



Mi trascino, decisamente.


Per rispondere alla tua seconda domanda, non sono giunto ad
una conclusione definitiva, ma ho comunque fatto delle ipotesi:


  1. Gap tra ciò che si è e ciò che si voleva essere: ognuno ha
    dei sogni o delle speranze per il futuro. Alcuni si realizzano, altri no.
    Anche quando un sogno/una speranza si realizza, non è detto che – poi – ci
    sentiremo effettivamente meglio/più felici. Quante volte ci capita di
    dire: “Quando capiterà questo, ..” (sostituisci questo con un sogno ed i puntini con un’azione qualsiasi, che
    vorresti compiere) e, poi, quando tutto si realizza, non è detto che ci
    sentiremo meglio. Più è alta la differenza tra ciò che si è e ciò che si voleva essere, maggiore è l’insoddisfazione.
  2. Non sapere cosa fare: in genere,
    quando si ha un bisogno, si cerca di soddisfarlo (es.: se ho fame,
    mangio); tuttavia, non sempre è possibile soddisfare immediatamente i
    propri sogni e – a volte – ci sono anche degli ostacoli che non sappiamo
    come superare. Tra gli ostacoli – oltre a motivi economici, di tempo, o
    altro – inserirei anche la mancanza
    di volontà
    , nel senso che è un ostacolo
    psicologico
    .
  3. Non vedere prospettive: si fa un
    determinato lavoro, si compie una determinata azione, ma non si riesce a
    cogliere un fine ultimo nell’esistenza
    o nella vita di tutti i giorni. Tutto appare finalizzato al semplice
    mantenimento economico (che non è poco, di questi tempi), ma si aspira
    anche ad avere qualcosa in più, oltre al lavoro, e a ricavare anche
    qualche soddisfazione personale dalla propria vita lavorativa.

6

martedì, 25 marzo 2014, 20:10

Nessuno è pienamente soddisfatto se non a tratti. Se per piena soddisfazione intendi una costante: non esiste.
E' addirittura possibile che un perdente abbia più "tratti di soddisfazione" di un vincente.
La soddisfazione è la transizione a una fase di insoddisfazione che riaprirà nuovamente la ricerca della soddisfazione.
Gli stati di grazia si attraversano, ma non ci si permane. L'insoddisfazione però inchioda più a lungo, è certo. Quindi ti stra-quoto :smoker:

Ma quoto un po' meno la seconda frase, Bruce. Perdente e vincente non mi convince :hmm: . L'importante è trovare la propria predisposizione personale.
Ora una persona socialmente considerata come perdente (non lo so, povera, non istruita? Non ho capito queste definizioni) potrebbe essere in coerenza con il suo potenziale personale, dunque ne esce con stati di soddisfazione.
Un "perdente" che vuole atteggiarsi a forza a "vincente". Tipo uno che vuole diventare Obama, diventa insoddisfatto e infelice.

Quante volte ci capita di
dire: “Quando capiterà questo, ..” (sostituisci questo con un sogno ed i puntini con un’azione qualsiasi, che
vorresti compiere) e, poi, quando tutto si realizza, non è detto che ci
sentiremo meglio.
Perché le emozioni umane sono mobili e in continuo movimento e ne sperimentiamo centinaia in poche ore fra positive e negative. Gli obiettivi servono a darci uno scopo e non a farci raggiungere la felicità.
Erroneamente crediamo che saremo felici quando otteniamo quella cosa, quel titolo, quel lavoro. Anzi, questa è una tendenza più frequente nelle persone infelici e insoddisfatte, attribuire il raggiungimento della realizzazione propria non giornalmente, ma solo in seguito a determinati obiettivi. Per il resto quoto tutto.

Diverso

utente diverso

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Data di registrazione: domenica, 12 luglio 2009

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7

martedì, 25 marzo 2014, 22:32

RE: Vivi o sopravvivi?

Secondo voi questa insoddisfazione prevalentemente da dove nasce?
E' un inganno della mente, forse il piu' grande inganno. Mi sono accorto della sua potenza ultimamente in un episodio specifico, in cui mi sono ritrovato a scervellarmi perche' mi era impossibile trovare una risposta alla domanda: "Cosa voglio io veramente?" Mi sono ritrovato ad un punto in cui era impossibile distinguere la mia volonta' dalle aspettative degli altri. Mi sono accorto che qualsiasi scelta avessi fatto, dentro provavo comunque una sensazione strana. Una sensazione tipo, "qualcosa che non va". Da un lato c'e' il nostro vero io, che spinge affinche' ci liberiamo del pensiero e delle aspettative degli altri. Dall'altro lato c'e' l'opposto, c'e' il pensiero degli altri che ci influenza e ci fa sentire inadeguati se non ci adattiamo ad esso. Il risultato e' che si sente "qualcosa che non va" in ogni caso, e sotto sotto si e' insoddisfatti: insoddisfatti perche' non riusciamo ad essere noi stessi, e insoddisfatti perche' non riusciamo ad adattarci agli altri.
Per questo credo che chi ha "tutto" quello che la massa desidera (lavoro, famiglia, casa, vacanze al mare, eccetera) in realta' abbia seguito troppo il pensiero degli altri, e nonostante sembri felice in realta' e' ingabbiato in una vita poco "sua". Viceversa, piu' si segue se stessi e ci si stacca dalla massa, piu' credo si soffra il fatto di essere poco "integrati" con gli altri. Meglio avere una bella casa col mutuo da pagare, o dormire libero dentro uno scatolone alla stazione? Difficile scegliere, forse impossibile, e allora la mente pur di andare avanti e fare una scelta, si autoinganna... sceglie e si autogiustifica all'apparenza, qualsiasi scelta faccia... ma sotto sotto, quel "qualcosa non va" resta.

E' un pensiero mio, non si se abbia senso o si sia capito... volevo comunque scriverlo.
Sono un troll. Tutto quello che dico è vero, ma anche falso, ma anche no, ma anche sì.

pw81

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8

martedì, 25 marzo 2014, 22:43

A me quell'insoddisfazione ha rovinato. Mi ha fatto rinunciare alla donna della mia vita
''il depresso è un narcisista fallito''

9

mercoledì, 26 marzo 2014, 01:55

quoto un po' meno la seconda frase, Bruce. Perdente e vincente non mi convince . L'importante è trovare la propria predisposizione personale.
Ora una persona socialmente considerata come perdente (non lo so, povera, non istruita? Non ho capito queste definizioni) potrebbe essere in coerenza con il suo potenziale personale, dunque ne esce con stati di soddisfazione.
Un "perdente" che vuole atteggiarsi a forza a "vincente". Tipo uno che vuole diventare Obama, diventa insoddisfatto e infelice.
Oh my god! Siamo in quasi-disaccordo?! :D

No, non lo siamo :D
Ho scritto un po' di fretta e non sono stato troppo chiaro.

Il termine "perdente", per come la intendevo, era riferito a quelle persone che all'apparenza non hanno nulla per potersi definire vincenti da un punto di vista quanto più possibile oggettivo (ma non personale).

Pensiamo quindi a chi non ha un lavoro, non possiede gli status, non ha la forma fisica per poterne possedere di estetici, non eccelle in qualcosa, non ha coscienza delle cose che fa, non si interessa di nulla, etc.

Ci sono persone che la massa definirebbe perdenti e che hanno più "interruzioni di insoddisfazione" rispetto a chi invece lavora, viaggia, frequenta feste, etc.
Tutti mentono.
Ci sono molte più probabilità di venire uccisi da una persona che si ama che da un estraneo.
La realtà è quasi sempre sbagliata.