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si, se ti riferisci all'"idea" che ci facciamo della persona al di là di ciò che è effettivamente quella persona proprio in quanto persona...no, se per idolo intendiamo l'idealizzazione della persona intesa come " qualcuno meglio di noi, più in alto di noi"...a volte accettiamo carezze da chiunque, anche da chi riteniamo in qualche modo "inferiore" a noi...basta che ci dia riconoscimento. Sono casi estremi, ma può accadere, secondo me.il relatore che ha tenuto il seminario che ho seguito a Poppi l'ha chiamato dipendenza da un idolo ..per cui se non risolviamo con un idolo finiamo con il cercarne un'altro..può essere lo stesso ragionamento tuo Alfon?
può darsi che tu non l'abbia capita semplicemente perchè ho scritto una sciocchezza... o semplicemente perchè la pensi in maniera diversa. Prendi in considerazione anche queste ipotesitu dici? questa non l'ho capita..o forse non l'ho introiettata ancora se si può dire così!
bhooooooooo ,io cmq. voelvo dire che un pò tutti intorno a noi devono accettare il nostro cambiamento..che ci spinge a vivere la soluzione! sono d'accordo sul fatto che non c'è alcun obbligo a scegliere e che soluzioni e problemi sono in noi. Io mi riferisco ai casi in cui il non agire porta ad una radicalizzazione dle problema, aumenta la sofferenza, lede profondamente la vita affettiva e sociale della persona. Quindi mi rivolgo alle situazioni in cui la scelta divena quasi un obbligo, dove non vale il motto " volere è potere" ma il suo contrario, cioè " volere è non potere", ossia io mi impongo di scegliere perchè è necessario e pur non "potendo", cioè non avendo ancora in me le risorse emotive per agire.Continuo a leggere i tuoi post e mi accorgo che girano all'incirca sullo stesso argomento...problemi, scegliere, risposte, soluzioni...e io continuo ad affermare che non c'è nulla da scegliere, che i problemi e le relative soluzioni stanno dentro di noi, non fuori. Una persona che non adotta una soluziona ad un problem a non deve essere per forza passiva o paurosa, può anche essere una persona che riflette molto e ha acquisito dopo molte riflessioni la consapevolezza che l'azione non sempre corrisponde alla soluzione del problema perchè il problema è dentro di noi e verrà con noi ovunque noi andremo. Taòle consapevolezza aiuta a guardarsi dentro e cercare proprio là le soluzioni.
Poi ho una visione della persona come parte di un ambiente, che con esso si confronta e ne trae stimoli e risorse ( e problemi). C redo nella relazione ( con persone, cose, eventi, oggetti). Credo che le nostre scelte siano anche frutto del nostro rapporto con l'ambiente e non solo di riflessioni introspettive ( essenziali, per carità). Anche il portarsi dentro ovunque il problema...si, io non credo nei cambiamenti radicali, credo che però, nonostante il problema, possa cambiare il nostro modo di stare in relazione con il nostro ambiente, anzi con i nostri ambienti.
non credo nel destino se per tale intendiamo una forza a noi esterna che guida le nostre azioni. Credo, però, che la nostra vita può svolgersi nella ripetizione, con forme diverse, di un unico comportamento, conforme ad una decisione esistenziale da noi presa in tempi remoti ( ciò che viene definito il Copione di Vita dall'Analisi Transazionale). Quindi comportamenti simili nella sostanza e dunque prevedibili, proprio come se fossero originati da una forza trascendente la persona. Per questo ritengo essenziale la questione della scelta. Penso infatti che giorno per giorno siamo impegnati nello scegliere quel comportamento più consono al presente ed al futuro, più adeguato a ciò che siamo adesso e non più rispondente ad una decisone passata. per questo io non riesco a vedere situazioni, complesse e meno complesse, in cui non siamo chiamati a scegliere.Non so esattamente a cosa tu ti riferisca quando dici che ci sono delle scelte obbligate che se non vengono fatte rischiano di farci soffrire, so soltanto che a volte qualcuno a scelto per me , speso il destino e quando succede non c'è alternativa.
non credo nel destino se per tale intendiamo una forza a noi esterna che guida le nostre azioni. Credo, però, che la nostra vita può svolgersi nella ripetizione, con forme diverse, di un unico comportamento, conforme ad una decisione esistenziale da noi presa in tempi remoti ( ciò che viene definito il Copione di Vita dall'Analisi Transazionale). Quindi comportamenti simili nella sostanza e dunque prevedibili, proprio come se fossero originati da una forza trascendente la persona. Per questo ritengo essenziale la questione della scelta. Penso infatti che giorno per giorno siamo impegnati nello scegliere quel comportamento più consono al presente ed al futuro, più adeguato a ciò che siamo adesso e non più rispondente ad una decisone passata. per questo io non riesco a vedere situazioni, complesse e meno complesse, in cui non siamo chiamati a scegliere.Non so esattamente a cosa tu ti riferisca quando dici che ci sono delle scelte obbligate che se non vengono fatte rischiano di farci soffrire, so soltanto che a volte qualcuno a scelto per me , speso il destino e quando succede non c'è alternativa.
e anche una "s"si deve scegliere, secondo me, proprio perchè non si può prevedere il futuro. O meglio, posso prevedere come mi andrà proprio se non scelgo, se ripropongo il comportamento di sempre...in tal caso gli esiti sono scontati. Ciò non significa che scegliendo le cose cambino necessariamente...è una specie di esperimento. Scelgo tra due o più probabilità, non tra certezza ed incertezza...altrimenti che scelta sarebbe?Riguardo alle scelte, credi che si possa semprer prevedere il futuro quando si fa una scelta?
si deve scegliere, secondo me, proprio perchè non si può prevedere il futuro. O meglio, posso prevedere come mi andrà proprio se non scelgo, se ripropongo il comportamento di sempre...in tal caso gli esiti sono scontati. Ciò non significa che scegliendo le cose cambino necessariamente...è una specie di esperimento. Scelgo tra due o più probabilità, non tra certezza ed incertezza...altrimenti che scelta sarebbe?Riguardo alle scelte, credi che si possa semprer prevedere il futuro quando si fa una scelta?
Di primo acchito ti dico che bisogna sempre provare a prevedere il futuro quando si fanno delle scelte, per non trovarsi impreparati o almeno arginare al massimo le conseguenze delle nostre scelte.
Poi penso che non siamo macchine e che vivere è anche rischiare.
Ancora mi chiedo se stai cercando la forza o un motivo per scegliere, oppure stai cercando di spingerci a scegliere...![]()
Riguardo ad eventi che vanno oltre le nostre forze...certo, sono d'accordo. basti pensare a come siamo condizionati da forze politiche, economiche, sociali...facciamo parte della storia ma comunque la storia va avnti con noi o senza di noi.
Date of registration: Mar 28th 2009
Location: Italia
Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.
sono d'accordo sul fatto che non c'è alcun obbligo a scegliere e che soluzioni e problemi sono in noi. Io mi riferisco ai casi in cui il non agire porta ad una radicalizzazione dle problema, aumenta la sofferenza, lede profondamente la vita affettiva e sociale della persona. Quindi mi rivolgo alle situazioni in cui la scelta divena quasi un obbligo, dove non vale il motto " volere è potere" ma il suo contrario, cioè " volere è non potere", ossia io mi impongo di scegliere perchè è necessario e pur non "potendo", cioè non avendo ancora in me le risorse emotive per agire.Continuo a leggere i tuoi post e mi accorgo che girano all'incirca sullo stesso argomento...problemi, scegliere, risposte, soluzioni...e io continuo ad affermare che non c'è nulla da scegliere, che i problemi e le relative soluzioni stanno dentro di noi, non fuori. Una persona che non adotta una soluziona ad un problem a non deve essere per forza passiva o paurosa, può anche essere una persona che riflette molto e ha acquisito dopo molte riflessioni la consapevolezza che l'azione non sempre corrisponde alla soluzione del problema perchè il problema è dentro di noi e verrà con noi ovunque noi andremo. Taòle consapevolezza aiuta a guardarsi dentro e cercare proprio là le soluzioni.
Poi ho una visione della persona come parte di un ambiente, che con esso si confronta e ne trae stimoli e risorse ( e problemi). C redo nella relazione ( con persone, cose, eventi, oggetti). Credo che le nostre scelte siano anche frutto del nostro rapporto con l'ambiente e non solo di riflessioni introspettive ( essenziali, per carità). Anche il portarsi dentro ovunque il problema...si, io non credo nei cambiamenti radicali, credo che però, nonostante il problema, possa cambiare il nostro modo di stare in relazione con il nostro ambiente, anzi con i nostri ambienti.
Sì, l'uomo è frutto dell'ambiente in cui è cresciuto oltre che dei caratteri ereditari,e spesso proprio queste due componenti danno vita a un sacco di problemi, io confido però nel buonsenso e nella razionalità dell'uomo. Abbiamo qualcosa che nessun altro essere vivente possiede, l'ironia, la ragione, il sorriso, un cervello plastico che ci aiuta ad adattarci alle varie situazioni.
Non so esattamente a cosa tu ti riferisca quando dici che ci sono delle scelte obbligate che se non vengono fatte rischiano di farci soffrire, so soltanto che a volte qualcuno a scelto per me , speso il destino e quando succede non c'è alternativa.
sono d'accordo sul fatto che non c'è alcun obbligo a scegliere e che soluzioni e problemi sono in noi. Io mi riferisco ai casi in cui il non agire porta ad una radicalizzazione dle problema, aumenta la sofferenza, lede profondamente la vita affettiva e sociale della persona. Quindi mi rivolgo alle situazioni in cui la scelta divena quasi un obbligo, dove non vale il motto " volere è potere" ma il suo contrario, cioè " volere è non potere", ossia io mi impongo di scegliere perchè è necessario e pur non "potendo", cioè non avendo ancora in me le risorse emotive per agire.Continuo a leggere i tuoi post e mi accorgo che girano all'incirca sullo stesso argomento...problemi, scegliere, risposte, soluzioni...e io continuo ad affermare che non c'è nulla da scegliere, che i problemi e le relative soluzioni stanno dentro di noi, non fuori. Una persona che non adotta una soluziona ad un problem a non deve essere per forza passiva o paurosa, può anche essere una persona che riflette molto e ha acquisito dopo molte riflessioni la consapevolezza che l'azione non sempre corrisponde alla soluzione del problema perchè il problema è dentro di noi e verrà con noi ovunque noi andremo. Taòle consapevolezza aiuta a guardarsi dentro e cercare proprio là le soluzioni.
Poi ho una visione della persona come parte di un ambiente, che con esso si confronta e ne trae stimoli e risorse ( e problemi). C redo nella relazione ( con persone, cose, eventi, oggetti). Credo che le nostre scelte siano anche frutto del nostro rapporto con l'ambiente e non solo di riflessioni introspettive ( essenziali, per carità). Anche il portarsi dentro ovunque il problema...si, io non credo nei cambiamenti radicali, credo che però, nonostante il problema, possa cambiare il nostro modo di stare in relazione con il nostro ambiente, anzi con i nostri ambienti.
Sì, l'uomo è frutto dell'ambiente in cui è cresciuto oltre che dei caratteri ereditari,e spesso proprio queste due componenti danno vita a un sacco di problemi, io confido però nel buonsenso e nella razionalità dell'uomo. Abbiamo qualcosa che nessun altro essere vivente possiede, l'ironia, la ragione, il sorriso, un cervello plastico che ci aiuta ad adattarci alle varie situazioni.
Non so esattamente a cosa tu ti riferisca quando dici che ci sono delle scelte obbligate che se non vengono fatte rischiano di farci soffrire, so soltanto che a volte qualcuno a scelto per me , speso il destino e quando succede non c'è alternativa.
a volte l'unica scelta possibile e' l'accettazione della realta, cosi come e'.
Puo' essere una vittoria risolutiva.
sono d'accordo se ci riferiamo alla realtà come ad una successione e ad una concatenzione di macroeventi che non possiamo che osservare o verso cui possiamo provare pure a lottare ma per il solo gusto di farlo, già consapevoli dei risultati . Se ci riferiamo alla realtà come l'insieme delle relazioni in cui siamo inseriti quotidianamente, anche il nostro accettare che le cose continuino come sempre porterà ad un mutamento, non necessariamente a noi favorevole ma comunque mutamento...se un rapporto non funziona ( che sia affettivo o per esempio nel lavoro) il nostro comportamento ( di contrasto o di adesione o di indifferenza) produrrà un risultato.a volte l'unica scelta possibile e' l'accettazione della realta, cosi come e'.
Puo' essere una vittoria risolutiva.
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)
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Date of registration: Dec 5th 2008
Location: Modena
Occupation: impiegata
Date of registration: Mar 28th 2009
Location: Italia
Occupation: Ex dirigente infermieristico, laureato in filosofia, counselor sociosanitario.
sono d'accordo se ci riferiamo alla realtà come ad una successione e ad una concatenzione di macroeventi che non possiamo che osservare o verso cui possiamo provare pure a lottare ma per il solo gusto di farlo, già consapevoli dei risultati . Se ci riferiamo alla realtà come l'insieme delle relazioni in cui siamo inseriti quotidianamente, anche il nostro accettare che le cose continuino come sempre porterà ad un mutamento, non necessariamente a noi favorevole ma comunque mutamento...se un rapporto non funziona ( che sia affettivo o per esempio nel lavoro) il nostro comportamento ( di contrasto o di adesione o di indifferenza) produrrà un risultato.a volte l'unica scelta possibile e' l'accettazione della realta, cosi come e'.
Puo' essere una vittoria risolutiva.
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