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cambi24

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)

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1

giovedì, 22 ottobre 2009, 16:16

paragonare il dolore

Purtroppo / per fortuna sto ancora leggendo il libro COME PIETRE NEL FIUME.
Purtroppo perchè lungo, pesante e triste.
Per fortuna perchè è veramente intenso, empatico, pieno di frasi meravigliose.
Ho trovato ancora un altro spunto di riflessione.

Vi copio questo dialogo:

(...)

"dev'essere stato terribile per voi"
"è stato molto tempo fa e poi paragonato a ciò che voi e altri come voi hanno dovuto soffrire..."
"ah, questo non si può fare, paragonare il dolore. Minimizza ciò che ci accade, lo distorce.
Invece dobbiamo dire: sì, questo è ciò che mi è successo e questo è ciò che ho tratto"

Che ne pensate? :)

2

giovedì, 14 gennaio 2010, 18:59

"ah, questo non si può fare, paragonare il dolore. Minimizza ciò che ci accade, lo distorce.

Di quale dolore parliamo ? Di un dolore fisico... oppure di un dolore interiore tipo la perdita di un amore, o di un parente, o di altro tipo ?

La percezione del dolore fisico, qualunque sia la sua origine, è strettamente personale e nessuno è in grado di calarsi nei panni degli altri fino in fondo.
Malgrado ciò, troveremo chi, a parità di evento doloroso, sarà capace di declamare il suo come il dolore maggiore. Chissà quante volte è successo più o meno a tutti di assistere a sceneggiate vere e proprie e, magari, per perfette banalità ! ;(

Il dolore è legato anche a molteplici fattori che influenzano la sua percezione. Esiste una soglia del dolore molto variabile da individuo a individuo, in alcuni è una soglia sensibilissima mentre in altre persone è addirittura assente. E' raro sia assente, per quel poco che ne so... però conosco persone la cui sensibilità o soglia del dolore è agli antipodi. Chi ha partorito senza nessun doloretto mentre io ho sofferto e non poco... altre persone invece doloranti al solo sfiorare la pelle !

Credo comunque che siamo portati tutti quanti, in ogni caso, a valutare in ordine di grandezza quale sia un dolore superiore ad altri. Indipendentemente dall'origine.
Trovo abbia poco senso paragonare un taglio da due punti di sutura, alla perdita di un figlio.
Il paragone si scansa da se, tanta e tale è la differenza come portata !
Poi è inutile negare un fatto... ci sono persone che probabilmente nemmeno si rendono conto di elevare all'ennesima potenza cose da nulla, alcuni si mettono in ridicolo pur di ottenere un "poverino come ti capisco" ! Altre invece non riescono ad andare oltre la lamentela del momento in cui il dolore raggiunge il suo picco... cessato il livello massimo smettono di lamentarsi !
Per minimizzare il dolore che sentiamo, è indispensabile che il dolore altrui sia di dimensioni tali e così evidenti, da non poterci sentire al pari della sofferenza contrapposta !

"Invece dobbiamo dire: sì, questo è ciò che mi è successo e questo è ciò che ho tratto"

Questo reputo sia l'atteggiamento utile a saltare fuori da ogni male, problema o dolore, RAFFORZATI. Scoprire quale "messaggio" si nasconde dietro ogni esperienza dolorosa, aiuta a trovare un lato positivo anche nella peggiore delle situazioni !

patrizia

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3

domenica, 17 gennaio 2010, 00:09

ah, questo non si può fare, paragonare il dolore. Minimizza ciò che ci accade, lo distorce.


Vero. Come si può paragonare un dolore ad un altro ?Ogni dolore è in sè, ed è tale per migliaia di motivi...entità, stati d'animo, carattere, etc...
Si può paragonare qualcosa che si cataloga e si misura con degli standard, non qualcosa di così intimo
I giorni e le notti suonano in questi miei nervi di arpa, vivo di questa gioia malata di universo e soffro di non saperla accendere nelle mie parole.

cambi24

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4

domenica, 17 gennaio 2010, 12:15

Di quale dolore parliamo ?


Nel libro si paragonava il dolore di un lutto al dolore dei sopravvissuti alla seconda guerra mondiale.
Ma io mi riferisco ad ogni tipo di dolore.
Ognuno percepisce il dolore (sia fisico che psicologico) a suo modo.
Ma come dici tu paragonare un lutto a una ferita in dito non ha senso.

Quando dici che il dolore rafforza, hai ragione.
Forse non in tutti i casi.. ma dopo un po' di tempo sì.

cambi24

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5

domenica, 17 gennaio 2010, 12:17

Si può paragonare qualcosa che si cataloga e si misura con degli standard


interessante... :thinking: :)

cambi24

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6

venerdì, 28 maggio 2010, 22:23

C'è chi sta peggio
Ti agiti per delle cavolate

Ecco altre frasi che mi sono state dette in momenti di ansia o depressione.

Perchè si continua a paragonare il dolore?

?( ;(

Lo so che c'è chi sta peggio ma in quei momenti di dolore a me non interessa perchè il mio dolore fa troppo male.
Si diventa egoisti in un momento o periodo di ansia o depressione, ma non è terapeutico sentirsi dire che c'è chi sta peggio.
Almeno non lo è per me.

So anche che agitarsi per un cellulare difficile da usare... è una cavolata in confronto... ad agitarsi per un esame universitario, un colloquio di lavoro ecc. ma per me era un motivo di ansia anche il cellulare.

Insomma.... perchè si paragona sempre il dolore? ?( :dash: :cursing: ?(

Perchè ti senti raramente dire: mi dispiace che stai male, se vuoi io ci sono?

Mi basta questo, non voglio altro. :|
Era questo che Flavia (la psicoterapeuta) diceva che bisogna dire ad una persona che sta male psicologicamente, solo questo.

riccioinletargo

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7

venerdì, 28 maggio 2010, 23:46

C'è chi sta peggio

Detesto questa frase, me la dice sempre un amico con cui ora sono in rotta.
Se io sto male e mi dicono che un altro sta peggio, sto doppiamente male, per me e per l'altro.
Se qualcuno ritiene che questa frase mi consoli, vuol dire che mi giudica una che gode del male altrui.

cambi24

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8

domenica, 30 maggio 2010, 19:42

sto doppiamente male, per me e per l'altro


Io invece non sto male per l'altro, perchè quando sto Davvero male, sono egoista (come molti).
Io sto male perchè penso che, alla persona che mi ha detto questa frase, interessi più il mondo che sta male, che io che voglio comprensione e ascolto.