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Beh, ognuno lo fa se ne sente la necessità e nei modi che preferisce.Secondo voi : quando, come e perchè una persona si mette in discussione ?
mmm... non vedo perchè debba giudicare una persona per una cosa che la riguarda personalmente e intimamente... non mi interessa "controllare" che una persona si sia messa in discussione, quello è affar suo, non mio.E da cosa giudicate che si sia messa in discussione oppure no ?
Quindi ogni persona che avverte di sè e in sè qualcosa che non va, ragiona, si interroga e pratica sino a trovare il suo equilibrio. E questo mi sembra fortissimamente logico e auspicabile, visto lo scopo primo e anche ultimo, che dovrebbe essere quello di vivere bene in se stessi stando a contatto con gli altri.Probabilmente lo fa per analizzare alcuni aspetti della sua vita e provare a cambiare ciò che non va.
Ho visto su me stessa quanto sia potenzialmente deleterio, davanti alle certezze acquisite (quelle che sento tali), instillare in se stessi dubbi su dubbi senza averne il reale bisogno. Credo che il processo mentale sia positivo nella fase di ricerca che si attua nel presente e in presenza di qualcosa che è ancora da chiarire, ma una volta superata la fase critica e raggiunta una stabilità e un equilibrio positivo per la persona, mi sembra maggiormente utile procedere senza più guardarsi troppo indietro. Far tesoro delle proprie esperienze avendone valutato gli aspetti negativi e positivi, penso sia un modo utile e sano per vivere serenamente la quotidianità.E' un qualcosa che si fa quando se ne sente il bisogno, e non è detto che sia sempre un processo "mentale" positivo
I comportamenti e i fatti verificabili come stabili nel tempo... sono, secondo me, l'unico vero metro di misura (visibile) della persona. Sulla base del presente, dei fatti concreti e attuali confermati sì nel presente, ma in divenire nel futuro che matura giorno dopo giorno, ci si può creare una opinione di chi abbiamo davanti.Quindi non si può giudicare il mettersi in discussione o meno, al massimo si giudica sulla base dei comportamenti, dei fatti
Perchè farlo non lo so, probabilmente chi giudica dall'esterno e mette in dubbio il percorso, le analisi fatte e i cambiamenti interiori che NON ha vissuto in modo diretto, è perchè ha una visione d'insieme della persona osservata, che non comprende e vorrebbe comprendere. Sarà comunque difficile che si possa entrare nella vita di un altro essere umano carpendo tutti i meccanismi che l'avranno condotto ad essere quello che è oggi e che magari è da anni.solo noi stessi conosciamo il percorso fatto, le analisi, i cambiamenti interiori... come si fa dall'esterno a giudicare? E perchè farlo?
Secondo me l'equilibrio non esiste, accadono continuamente cose che dovrebbero farci chiedere se abbiamo agito per il meglio, se avremmo potuto fare diversamente e suggerirci come comportarci in futuro, cioè cose che fanno muovere "l'ago della bilancia" rendendo il nostro un "equilibrio instabile", ma sano, direi, perché è nella staticità che io vedo, piuttosto, il germe di qualcosa che non va.Ho fatto una constatazione, e cioè : Quando si parla con una persona che ha un suo equilibrio stabile e si sente abbastanza bene in se stessa, pare che venga pensata, la sua, come una situazione di "apparenza" che depone a favore di una incapacità di mettersi in discussione, mentre a me vien da dire che la persona può aver messo tutto quanto in discussione della sua vita, e che se oggi sta abbastanza bene in se stessa, continuerà a farsi domande e a mettersi dubbi per quel tanto che il quotidiano vivere gli impone, come lo impone a tutti coloro che cercano di "ragionare" prima di fare scelte o di formarsi opinioni.
Secondo voi : quando, come e perchè una persona si mette in discussione ? E da cosa giudicate che si sia messa in discussione oppure no ?
Se fossero state delle vere certezze non sarebbe dovuto accadere e se non ne avevi davvero bisogno, come mai ti sei instillata dei dubbi da sola?Ho visto su me stessa quanto sia potenzialmente deleterio, davanti alle certezze acquisite (quelle che sento tali), instillare in se stessi dubbi su dubbi senza averne il reale bisogno.
In linea di massima, credo che ogni persona dotata di normale capacità d'analisi, si mette in discussione senza nemmeno accorgersi di farlo, perchè anche il semplice dover scegliere quale percorso intraprendere per raggiungere gli scopi che si prefigge nella vita, impone valutazioni che si basano sulla propria capacità di rapportarsi alla vita, la sua, e se proprio tiene a se stesso e al suo equilibrio sarà un continuo ragionare "automatico e non pensato", nel senso... non credo si dica a se stessi: adesso decido di riflettere e ragionare ! Penso sia proprio un automatismo.
L'equilibrio di per se stesso non lo penso come uno stato di staticità, non sarebbe equilibrio ma immobilismo. Le sollecitazioni della vita agiscono esse stesse da stabilizzatori/destabilizzatori e in base alle nostre reazioni avremo sempre delle oscillazioni. Tra equilibrio stabile e instabile, la differenza, dal mio punto di vista, sta nella linearità che mostriamo lungo il percorso.Secondo me l'equilibrio non esiste, accadono continuamente cose che dovrebbero farci chiedere se abbiamo agito per il meglio, se avremmo potuto fare diversamente e suggerirci come comportarci in futuro, cioè cose che fanno muovere "l'ago della bilancia" rendendo il nostro un "equilibrio instabile", ma sano, direi, perché è nella staticità che io vedo, piuttosto, il germe di qualcosa che non va.
Diciamo che spinta dal sentirsi dire continuamente: "menti a te stessa"... mi sono ritrovata a ripetere analisi già fatte, salvo poi ritrovarmi allo stesso punto d'arrivo di un percorso già praticato.Se fossero state delle vere certezze non sarebbe dovuto accadere e se non ne avevi davvero bisogno, come mai ti sei instillata dei dubbi da sola?
Concordo se stiamo parlando di chi utilizza solo un determinato schema mentale... magari quello che lo conduce a darsi sempre ragione, o il più comodo. Ma la vita è talmente varia che volendo mantenere obiettività diventa necessario analizzare le situazioni anche da altre angolazioni, secondo me perlomeno. Se non guardiamo o meglio se non cerchiamo di avere altri modi per guardare la realtà, avremo tolto a noi stessi delle possibilità. Per esperienza personale, se fossi rimasta ancorata sempre e solo ai miei pensieri, sarei ancora all'età della pietra (è un modo di dire ovviamente). Invece è indubbio che confrontandosi con il mondo esterno a noi si ampliano le visuali, e agire dopo riflessione porta a rompere schemi conosciuti a favore di nuovi modi di agire e pensare. Sta comunque a noi e in base ai nostri obiettivi, cambiare occhiali ogni tanto. Credo sia importante offrirsi diverse opzioni e scegliere quella maggiormente utile allo star bene. Molto dipende dagli obiettivi che ci si pone. In base all'obiettivo automaticamente si adegua il metodo per raggiungerlo. Il cambiamento maggiore che ho visto in me, è stato determinato dal passare dalla teoria alla pratica... ho imparato a osare.E' logico che se una persona continua a ragionare seguendo il suo solito schema mentale darà sempre ragione a se stessa e credo che "in automatico" possa avvenire solo questo, invece secondo me si dovrebbe proprio mettersi a riflettere e decidere volontariamente di provare a cambiare punto di vista, ed anche così non è detto che ci si riesca perché uscire dagli schemi è molto difficile.
In questo caso, come ci si comporta con una persona così ? Spero che in tutto questo a rimetterci non sia tua figlia e di conseguenza tu !Dall'esterno è possibile capire se una persona si stia mettendo in discussione solo conoscendola bene o conoscendo l'argomento in questione. A me sta capitando, con una persona che è importante per mia figlia perché agisce sulla sua salute, di vedere che, nonostante i fatti mostrino cose diverse da quelle che lei pensa, non si stia mettendo in discussione, addirittura riconosca di essere mentalmente condizionata, riconosca anche di aver commesso un errore grave, eppure non cambia punto di vista, non crede all'evidenza! Non se ne va fuori!
Il benessere psicologico di una persona è caratterizzato anche dal fatto che si sa mettere in discussione senza andare a sconvolgersi, e per questo disequilibrarsi troppo. Al contrario il malessere psicologico ha anche come caratteristica una certà rigidità mentale, certezze interne ed esterne che è rischioso porre in dubbio
Diciamo che spinta dal sentirsi dire continuamente: "menti a te stessa"... mi sono ritrovata a ripetere analisi già fatte, salvo poi ritrovarmi allo stesso punto d'arrivo di un percorso già praticato.
Attenzione perché in questa frase è insito un pericolo, che è quello, appunto, che pur di stare meglio si adatti il proprio modo di ragionare allo scopo non di osservare le cose con distacco, bensì di ricondurle al nostro obiettivo. Tutti vogliono stare bene, è lapalissiano, come mai non è così? Cercando di sintetizzare al massimo: perché non sempre siamo pronti ad affrontare delle vere rivoluzioni, perciò ci accontentiamo della soluzione più comoda.Credo sia importante offrirsi diverse opzioni e scegliere quella maggiormente utile allo star bene. Molto dipende dagli obiettivi che ci si pone. In base all'obiettivo automaticamente si adegua il metodo per raggiungerlo.
La scoperta del grave errore è recentissima e l'azione è seguita dopo due giorni ed è molto semplice: sono andata da un suo superiore ed ho esposto le mie ragioni. Come mi comporto... mi sento estremamente a disagio, ma parlare nei mesi scorsi non è servito a nulla, quindi ora taccio.In questo caso, come ci si comporta con una persona così ? Spero che in tutto questo a rimetterci non sia tua figlia e di conseguenza tu !
Sai, quando si parla di un passato lontanissimo, di verificabile esiste solamente il risultato visibile. L'oggi per intenderci. In quell'analisi ci sono entrata per due motivi essenzialmente... uno per riuscire a "buttar fuori" quello che avevo vissuto nel totale silenzio e poter io stessa cercare di capire i miei "perchè" dell'epoca. L'altro motivo nasce da opinioni diverse come diverse sono le persone che riflettono su un racconto non vissuto sulla loro pelle. Ma i veri dubbi me li sono messa da sola perchè anche di me stessa amo avere certezza. A volte si crede di aver considerato tutto e così non è. Non avrei problemi ad ammettere gli errori, anzi, credo si farlo abitualmente. La cosa che mi ha reso FELICE, e questo è il vero grande risultato, è stato di perdonarmi gli errori commessi. Ma tracce di "menzogne" non ne ho trovate. Certo che a distanza di anni e in mancanza della stessa condizione e delle persone coinvolte, tutto sfuma e di per se potrebbe assumere carattere "poco realistico" quel che si ricorda. Potrebbe anche essere. Però alla fine, tirando le conclusioni, la MIA decisione di mettermi in gioco a costo di cadere nel ridicolo, ha fruttato serenità...Quindi non ti eri instillata da sola questi dubbi. E come mai secondo te le persone ti dicevano continuamente che mentivi a te stessa? Potevano saperne più di te? Cioè, era un caso come l'esempio che ho portato io dove si parla di cose tangibili ed oggettivabili? Se poi gli hai dato retta significa che sono persone in cui riponi fiducia, immagino. Cmq la verifica, secondo me, va fatta con chi ci fa la critica, non da soli, perlomeno, io faccio così, perché bisogna distinguere tra chi ci dice cose che riguardano davvero noi e chi invece proietta i propri vissuti su di noi e l'unica maniera (che conosco io) per scoprirlo, oltre alla reciproca sincerità, è il confronto diretto.
Ho aperto un thread sempre in questa sezione Dalena, e in quel thread ci sono le motivazioni che mi hanno portato ad una vera grande rivoluzione comportamentale. Lì, potresti trovare i motivi e anche il metodo, per nulla "comodo", che mi induce ad essere quella che sono. Dal momento che qui si parla di obiettivi da raggiungere, obiettivi interiori ed esteriori, vedo nel metodo da me attuato la necessità di adeguamento alla situazione, diversi angoli d'osservazione... ma il "metodo" resta lo stesso... non mentire a se stessi e agli altri. Per questo motivo parlo nel thread di "automatismo" perchè per me è norma cercare di riflettere prima di agire. Oggi siamo il risultato di ieri e di anni fa... non ci si può inventare da un giorno all'altro, secondo me, e tutto sarà frutto di una continua osservazione di noi, nel bene e nel male. Le scelte saranno sempre meditate e frutto di una automatica messa in discussione dei nostri pensieri, intenti e metodi. Credo, perlomeno questo vale per me !Attenzione perché in questa frase è insito un pericolo, che è quello, appunto, che pur di stare meglio si adatti il proprio modo di ragionare allo scopo non di osservare le cose con distacco, bensì di ricondurle al nostro obiettivo. Tutti vogliono stare bene, è lapalissiano, come mai non è così? Cercando di sintetizzare al massimo: perché non sempre siamo pronti ad affrontare delle vere rivoluzioni, perciò ci accontentiamo della soluzione più comoda.
La scoperta del grave errore è recentissima e l'azione è seguita dopo due giorni ed è molto semplice: sono andata da un suo superiore ed ho esposto le mie ragioni. Come mi comporto... mi sento estremamente a disagio, ma parlare nei mesi scorsi non è servito a nulla, quindi ora taccio.
Col dovuto rispetto, in queste parole non c'è traccia di confronto, quello che leggo è che ti fa piacere che qualcuno ti venga contro per il fatto che in questo modo potrai avvalorare maggiormente le tue idee perché sei convinta che nessuno al di fuori di te possa saperne altrettanto su ciò che hai vissuto. Leggo anche che a parer tuo questo valga per tutti, visto che tutti sono condizionati dai propri vissuti, quindi per te non esiste condivisione. Io non la penso affatto così, un estraneo potrebbe proiettare se stesso, è vero, ma se conosce il fenomeno, è abituato a gestirlo e vi presta attenzione, questo non succede.Chi ci muove una critica, a me sembra abbastanza logico che sarà condizionato dal proprio vissuto e perciò, accetto di buon grado che abbia opinioni personali differenti dalle mie. Addirittura potrei ringraziare chiunque mi venisse contro. Salvo poi mantenere la mia opinione... e gli estranei alle vicende della mia vita non possono pretendere di aver colto quello che c'era da cogliere.
Progetto tanto ambizioso, quanto di difficile realizzazione, ma come si concilia con quanto hai scritto sopra? E' quando si è sinceri e trasparenti che si riesce a condividere con gli altri, anche con chi non ha vissuto le nostre stesse esperienze. Qui manca qualcosa.ma il "metodo" resta lo stesso... non mentire a se stessi e agli altri.
Logicamente chi conosce il fenomeno, ne ha esperienza ed è abituato a gestirlo, è in grado di confrontarsi... e troverebbe in me un attento interlocutore. La vita non mi ha fatto nascere "imparata"Col dovuto rispetto, in queste parole non c'è traccia di confronto, quello che leggo è che ti fa piacere che qualcuno ti venga contro per il fatto che in questo modo potrai avvalorare maggiormente le tue idee perché sei convinta che nessuno al di fuori di te possa saperne altrettanto su ciò che hai vissuto. Leggo anche che a parer tuo questo valga per tutti, visto che tutti sono condizionati dai propri vissuti, quindi per te non esiste condivisione. Io non la penso affatto così, un estraneo potrebbe proiettare se stesso, è vero, ma se conosce il fenomeno, è abituato a gestirlo e vi presta attenzione, questo non succede.
Così è sempre stato e sempre sarà, chi sa è il benvenuto e ti assicuro che taccio tanto quando incontro chi ha da aprirmi gli occhi. Altrimenti, in caso contrario, si andrebbe a cozzare solo contro il muro delle idee di una persona che mette in dubbio quelle dell'altra. A quel punto coverrai con me che ognuno terrà le proprie opinioni. Progetto tanto ambizioso, quanto di difficile realizzazione, ma come si concilia con quanto hai scritto sopra? E' quando si è sinceri e trasparenti che si riesce a condividere con gli altri, anche con chi non ha vissuto le nostre stesse esperienze. Qui manca qualcosa.
In linea di massima, credo che ogni persona dotata di normale capacità d'analisi, si mette in discussione senza nemmeno accorgersi di farlo, perchè anche il semplice dover scegliere quale percorso intraprendere per raggiungere gli scopi che si prefigge nella vita, impone valutazioni che si basano sulla propria capacità di rapportarsi alla vita, la sua, e se proprio tiene a se stesso e al suo equilibrio sarà un continuo ragionare "automatico e non pensato", nel senso... non credo si dica a se stessi: adesso decido di riflettere e ragionare ! Penso sia proprio un automatismo.
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