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Iskra

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1

Thursday, October 7th 2010, 2:00pm

Ma la solitudine....

Mi sono sempre chiesta se la solitudine necessariamente sia una cosa negativa, magari esistono persone per le quali la solitudine è necessaria ed anche terapeutica, oppure essendo tutte/i "animali sociali" è impossibile che tale tendenza possa far bene?
Voi cosa ne pensate?

Diverso

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2

Thursday, October 7th 2010, 3:44pm

Bisogna distinguere due tipi di solitudine che vengono sempre confusi:
  1. Solitudine intesa come termine generico, spesso come condizione temporanea: stare da soli
  2. Solitudine intesa come situazione problematica perenne: mancanza totale o insufficienza di legami affettivi e relazionali.
Il primo non e' un problema. Io stesso ho bisogno di stare moltissimo tempo da solo.
Il secondo invece e' un problema, perche' si rischia l'asocialita', disturbi sociali, problemi psicologici di varia natura, eccetera.

Siamo "animali sociali" perche' abbiamo bisogno di comunicare con gli altri: condividere pensieri, ascoltare ed imparare, confrontarci, eccetera. Quello e' il bisogno umano, secondo me. C'e' chi ha piu' bisogno (vedere gli amici tutti i giorni, sentire i pettegolezzi nuovi ogni giorno, andare a feste ogni fine settimana, ecc.), e c'e' chi ha meno bisogno (amici una volta a settimana o anche meno, parlare poco solo quando serve, telefonate invece che incontri di persona, preferire una birra al bar per mezzora piuttosto che una notte intera in discoteca, ecc.). Dipende da persona a persona.
Piacere, sono un troll. Meta' di quello che dico e' vero, l'altra meta' e' falso. Io stesso non so distinguere le due meta'.

404inside

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3

Friday, October 8th 2010, 12:01pm

La solitudine è un problema quando è solitudine interiore, cioè il senso che nessuno ti possa aiutare/capire/amare ecc. Questo accade anche a un sacco di gente che non sta mai da sola, è una condizione dell'anima.

ladyofdark

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4

Friday, October 8th 2010, 7:55pm

son d'accordo col post di Diverso, pure io la intendo così...
però secondo me, molta gente usa con troppa facilità la parola "solitudine", diciamo che ne abusa pure, bollando con questo termine chi magari non ha un giro esteso di conoscenze come accade ad alcune persone (anche se molto spesso non ti tratta nemmeno di amici veri...) ma riesce comunque a instaurare rapporti con poche persone ma buone...c'è troppa superficialità nell'interpretare questo termine.


5

Friday, October 8th 2010, 8:52pm

Anch'io credo che si possa intendere in modi diversi e che sia molto anche una condizione dell'animo.Per me comunque in certi casi può assolutamente essere terapeutica perchè molte volte dover salutare,sorridere,conversare mi costa fatica e così sapere di tornare a casa e poter fare l'ameba è per me motivo di immenso sollievo.
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cambi24

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)

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6

Friday, October 8th 2010, 9:43pm

la solitudine è necessaria ed anche terapeutica


ti sei risposta da sola.
a volte è importante restare soli per riflettere, rilassarsi....
ma è importante anche stare con gli altri.
l'importante è non sentirsi soli, perchè nessuno è solo almeno che non voglia esserlo, come nel caso del bisogno di riflettere.

morgenrot

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7

Sunday, October 10th 2010, 7:35pm

Già la parola solitudine nel pensiero collettivo assume una valenza negativa, che spesso chi è solo – che ne soffra o meno – è automaticamente portato ad avallare. In culture diverse dalla nostra probabilmente non ha lo stesso significato, quindi che sia di per sé negativa non sta scritto da nessuna parte.
Poi è giusto, come molti hanno già fatto, distinguere tra la solitudine temporanea, ed invece una condizione permanente che permea ogni momento della giornata di una persona. Forse anche lì dipende dalle dinamiche che hanno portato a tale condizione, siano queste frutto di una scelta consapevole, di una chiusura volontaria agli altri, oppure un isolamento forzato dagli eventi o dalla struttura caratteriale di una persona. E ancora, come si è già detto in altri 3d simili, andrebbe distinto il senso di solitudine percepito, da una solitudine oggettiva. Di quale solitudine parliamo qui?
Che sia terapeutica, in certe situazioni, ne sono sicura, anzi, a volte è addirittura indispensabile, per ritrovarsi, per respirare senza condizionamenti, per accorgersi di chi siamo veramente senza volerci o doverci sentire costantemente calati in un ruolo definito, laddove certe relazioni con gli altri sembrano più svuotarci che contribuire alla nostra crescita.
Quando ero più giovane commiseravo senza distinzione chi era solo (da un mio punto di vista, ma sono certa che molte di quelle persone non si consideravano sole…) perché l’esistenza così mi sembrava povera, la solitudine la vedevo come la privazione di una necessità primaria, come non saper leggere, o non poter mangiare, non so dire bene. Per poi accorgermi che – senza esserne consapevole – ero sola anch’io, anche se non fisicamente. E, come l’organismo si adatta alle condizioni di vita più improbabili, anche la mente prima o poi, dopo aver sprecato energie senza alcun risultato, si arrende all’evidenza della solitudine come condizione esistenziale, e l’accetta, addirittura senza desiderare veramente di spezzarla.
Ma un certo tipo di solitudine, quella appunto che ti fa sentire solo anche in mezzo ad altri, che crea interferenza ad una reale comunicazione, o quella fatta di reale privazione di rapporti umani oltre una superficiale conoscenza mi sembra sempre più vicina ad una condizione indesiderabile. Non nuoce più di tanto perché non ci si deve confrontare con nessuno, non si divide (né si condivide) niente. Ma alla fine ho la sensazione che senza un pensiero “altro”, senza discussioni, senza confronti, senza sintonia, la vita si faccia lettera morta, un niente senza significato. Così non mi sembra molto costruttiva. Poi ci saranno altri modi di vivere e percepire la solitudine, ma …a ciascuno il suo.

Aetos

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8

Monday, October 11th 2010, 6:14am

Solitudine e isolamento - Differenze

Quando sei solo, non è che sei solo, è che ti senti isolato - ed esiste un'incredibile e sottile differenza tra l'essere soli e il sentirsi isolati -.

Quando ti senti isolato, pensi all'altro, ne senti la mancanza: si tratta di una condizione negativa. Hai la sensazione che le cose andrebbero meglio, se l'altro fosse presente - un amico, la moglie, la madre, la persona amata, il marito -. Sarebbe meglio se l'altro fosse presente, ma l'altro non c'è. Sentirsi isolati è frutto dell'assenza dell'altro.

La solitudine è la presenza di se stessi: è un fenomeno estremamente positivo. È una presenza, una presenza che straripa. Sei così carico di presenza che puoi colmarne l'intero universo, e quindi non hai bisogno di nessuno.

Quando accanto a noi non c'è nessuna "persona che conti", possiamo o sentirci soli, oppure godere la libertà che la solitudine porta con sé. Quando non troviamo alcun sostegno tra gli altri per le verità che percepiamo profondamente dentro di noi, possiamo sentirci isolati e amareggiati, oppure celebrare il fatto che la nostra visione è salda a sufficienza da sopravvivere al potentissimo bisogno umano di essere approvati dalla famiglia, dagli amici o dai colleghi. Se in questo momento ti stai confrontando con una situazione simile, sii consapevole di come scegli di vedere la tua "solitudine" e assumiti la responsabilità per la scelta che hai fatto.

L'umile figura di questa carta brilla di una luce che nasce dall'interno. Uno dei contributi più significativi di Gautama Buddha alla vita spirituale dell'umanità è stato quello di ribadire ai suoi discepoli: "Sii una luce per te stesso".

In fin dei conti, ognuno di noi deve sviluppare dentro di sé la capacità di farsi la propria strada attraverso l'ignoto, senza alcun compagno, mappa o guida. Esercizio questo, difficilissimo da comprendere ed applicare. Io non ci riuscii nel passato, l'ho appreso solo recentemente, è stata una scelta, giusta o sbagliata che sia, che mi ha aiutato a difendermi.

morgenrot

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9

Monday, October 11th 2010, 9:46pm

Bastare a se stessi può essere sublime e molto gratificante, soprattutto per chi lo scopre passo dopo passo dopo esperienze orientate all'opposto. Ma è anche meglio quando è bilanciato da una quantomeno discreta capacità di parlare, ascoltare, sentire anche insieme ad altri. Se abbiamo una presenza fisica, 5 sensi, una mente o - se preferisci - un'anima sarà pure per poter apprezzare ciò che ci circonda, ed intorno a noi vivono anche altre persone. Avere l'opportunità, crearsi l'occasione per godere di questa alterità è secondo me necessario anche per tornare presenti a se stessi. Conversando solo con se stessi, si può (non è detto, ma può accadere) dimenticare che il mondo non è tutto dentro di sé, anzi...

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bisogno, solitudine