Ho trovato questa storia, ve la copio:
C’è una vecchissima storiella, che racconta di uomo che, recatosi in pellegrinaggio in una grande
città del passato, vece per strada un tipo sudatissimo, stremato, che sta spaccando pietre. Si avvicina
e gli chiede: “Che cosa state facendo, buon uomo?” E il tipo: “Vedete, signore, sto spaccando
pietre. E’ dura, ho mal di schiena, ho sete, ho caldo... faccio un mestiere da cani, non sono più un
uomo…” Il pellegrino prosegue, e vede più lontano un altro tipo, anche lui sta spaccando pietre, ma
non ha l’aria così malmessa come il primo. “Cosa fate, buon uomo?” “Eh, si, mi sto guadagnando la
giornata! Spacco pietre, non ho trovato un lavoro migliore per dar da mangiare alla mia famiglia,
ma sono contento che almeno ho questo qua!”. Il pellegrino continua e si avvicina ad un terzo
uomo. Anche lui sta tagliando pietre, ma è sorridente, energico, sereno. “Cosa fate, buon uomo?” E
il tipo risponde: “Ah, caro amico, io sto costruendo una cattedrale!”
Ecco, è la possibilità di dare senso alle cose che fa la differenza, è il significato che costruiamo
intorno alle nostre esperienze che ci permette di essere felici, e che se manca ci condanna alla deriva
del vuoto, della contingenza più retriva, di un presente che , per quanto neutro, o addirittura
abbastanza buono, non nutre il nostro sé, non attiva alcuna energia vitale. E attribuire significato a
ciò che sperimentiamo, inscrivere la nostra esistenza in un percorso che ha un senso, dipende dalla
nostra storia personale, ma anche dal contesto sociale e dal clima familiare, specialmente se siamo
bambini o adolescenti.