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The Heart

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16

lunedì, 27 febbraio 2012, 02:44

"è la speranza che le cose siano come la nostra anima le ricorda. E' la speranza che aiuta l'anima, che aiuta le persone, che aiuta l'umanità intera.
E' l'avere uno scopo, una filosofia di vita, e questo anche la religione impacchettata e sciorinata per dogmi, può offrirlo "

Infatti le ricerche sulla positività della religione si inseriscono nel filone delle ricerche sulla positività di avere un senso nella vita.
La religione offre un senso del tutto originale, ossia Il Senso, Dio: dunque non mi sorprendo che generi questi benefici effetti.

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17

lunedì, 27 febbraio 2012, 02:48

"la religione è speranza , è importante tante volte perchè contiene in se un atto , semplicissimo , l affidarsi , cioè confido in te mi ha affido a te , penso che nei momenti difficili della vita , ognuno cerca conforto , cercarlo in un entita piu potente , aiuta dipiu , perchè cose che non diresti mai a nessuno magari riesci a confidarlo , ad un icona , o ad un immagine , o semplicemente con il pensiero , gli psicologi hanno capito questo meccanismo , mi fermo qui ,come da 3d , perchè per il resto penso la stessa cosa di Licurgo ..... "

Concordo Cl. Qui sulla terra siamo tutti precari. La fede in Dio dona una stabilità, una certezza di non cadere.
Come diceva Frankl, la definizione "operazionale" (cioè concreta) di Dio è "l'interlocutore dei nostri pensieri, con o senza la nostra consapevolezza".

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18

lunedì, 27 febbraio 2012, 02:55

"Non immaginate nemmeno quanto mi piacerebbe credere in qualcosa... peccato che intorno a me veda solo caos, ingiustizia, odio, malattie. Purtroppo siamo figli del cieco caso, vittime di una pura legge numerica: in un universo così grande e ricco di pianeti era quasi inevitabile che da qualche parte spuntasse una molecola più complessa (ma non per questo più utile) delle altre e che nel giro di qualche miliardo di anni si evolvesse per caso dando origine a un ammasso di carbonio, acqua, idrogeno, ossigeno e immondezza varia. Il prossimo passo dell'evoluzione credo sia duro ma inevitabile: l'essere umano comprenderà di essere inutile e superfluo, si dispererà e capirà che l'unica soluzione è... farsi fuori e cessare di esistere. Io, mio malgrado, ci sono già arrivato; sono nichilista, ateo e pessimista (sarebbe meglio dire "disperato"), ma sinceramente non credo di poter pensare diversamente. Concedo ancora uno/due anni alla mia vita; vi giuro solennemente che se non mi accade qualcosa di eccezionale, di prodigioso, capace di farmi cambiare idea entro questi due annetti... beh, giuro che mi farò fuori!"

Ammiro la tua volontà di essere sincero con la vita, di non accettare compromessi.
Anche io, negli anni scorsi, ho fatto a volte questo pensiero, il pensiero del suicidio.
Non c'è bisogno che sia io a dirti che nel mondo c'è anche amore, salute, bellezza, amicizia, senso. Ma ora tu non lo senti.
Credo che la tua spiegazione del mondo, più che su criteri di realtà, tu l'abbia fondata sui tuoi sentimenti. Questa è una visione che qualunque persona depressa potrebbe condividere.
Ti dico soltanto che ci sono molte persone che, sopravvissute ad un tentativo di suicidio, a distanza di anni affermano di essere incredibilmente felici di non aver lasciato questo mondo. Da come parlano, sembrano più felici delle persone che hanno avuto un'esistenza "normale". In questo sito stesso ce ne sono. Una è Hallomarc, se ti va di sentirlo.
Grazie per avermi risposto.

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19

lunedì, 27 febbraio 2012, 02:59

"mi ritrovo in pieno nel messaggio di Pesadilla, anch'io vorrei credere, ho BISOGNO di credere, per dare un senso a tutto questo dolore insensato, che vedo nella mia vita ma soprattutto nel mondo intero. Eppure guardando la faccenda da un punto di vista puramente razionale, anch'io tendo ad avere una visione atea e profondamente nichilista dell'esistenza, che mi getta in una depressione senza via d'uscita. una sorta di depressione esistenziale. "

Ciao Clarimonde,
mi verrebbe da darti il consiglio per qualche settimana comportati "come se" credessi, visto che lo senti come un bisogno.
Sei sicuro/a che questa visione nichilista (ossia che non c'è un senso, non ci sono valori) non venga dal dolore che senti adesso piuttosto che dall'esistenza stessa?
Se vuoi puoi anche rispondermi con un messaggio privato.
Un abbraccio

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20

lunedì, 27 febbraio 2012, 03:08

"gli effetti collaterali usciranno fuori solo nel momento in cui uno realizza che ciò in cui ah creduto è irreale... il che si verifica raramente in quanto il dolore sarebbe appunto troppo grande da sopportare, e non solo! ci sarebbe anche da sopportare l'incertezza del vivere.
non c'è molta differenza fra chi crede per abitudine e chi crede sul serio: nel primo caso la superficialità di fondo impedisce che il problema principale (la mancanza di certezze) aderisca, nel secondo caso la fermezza nel proprio credo è un sostegno psicologico non indifferente. di fronte a certe tematiche affrontate con i credenti ho come avuto l'impressione di aver avuto a che fare con un automa che dava risposte che ha accettato senza porsi domande.
la sostanziale differenza sta nelle possibili conseguenze: un credente che smette di credere dovrà affrontare qualcosa che non aveva mai considerato, il superficiale che smette di credere non subirà un colpo così grosso. e forse neanche un colpo.

inoltre non credo nei pareri dei suddetti autori, a seconda della religione il peso delle proprie azioni varia anche se effettivamente da un senso all'esistenza, per quanto il motivo dell'induista ha più senso del cristiano.

comuqnue questa è una lettura personale, data dalla concezione che ho io delle religioni in generale, quindi mi trovi in disaccordo con "la terapia", infatti la reputo più un "effetto placebo". il risultato è una "cura" però cambia il come, con una terapia tu parli di qualcosa che agisce dall'esterno, mentre con il mio "effetto palcebo" parliamo di un soggetto che crede di aver avuto la cura, ma che in realtà ha deciso da sè che ha avuto la cura, senza effettivamente riceverla, e per questo guarisce. "

Nelle discussioni sulla religione spesso i credenti si irrigidiscono sul loro credo e gli atei sul loro ateismo. Molte volte ho notato anzi un maggiore irrigidirsi da parte degli atei, anche su questo sito. Quindi ritengo che tale irrigidimento non dipende dal credere o meno, quanto dalla risonanza intima che ha la questione religione, e di conseguenza dalle radici profonde che hanno le nostre convinzioni religiose. Come ho detto, le persone litigano di solito per la politica, per la religione, per il calcio e sui discorsi uomo/donna!

Accetto la tua opinione e l'ho ben capita, anche se mi trovi in disaccordo.
Un semplice "effetto placebo" non spiegherebbe come una persona possa costruire intorno alla religione una personalità matura, un serio impegno sociale. Un effetto placebo spiegherebbe mutamenti più superficiali come il superamento di sentimenti di afflizione o un ingenuo ottimismo nella vita. E ripeto, che la religione abbia questi effetti seri sulla personalità è certificato da importanti studiosi.
Accetto anche la tua distinzione tra credenti veri e credenti superficiali: è la stessa distinzione che fa Allport tra credenti intrinseci ed estrinseci, e che altri studiosi classificano come religiosi maturi e religiosi immaturi.

Licurgo

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21

lunedì, 27 febbraio 2012, 19:14

Come dice Viktor Frankl la religione ha come fine primario la salvezza dell'anima, e come fine indiretto il benessere psichico.
Qui stiamo parlando del fine indiretto, senza pronunciarci su quello primario. Io credo anche nel fine primario, detto tra noi.




Il benessere psichico come fine indiretto mi sta anche bene, però in questo modo cosa lo differenzia dal tronchetto della felicità di Wanna Marchi o dalla credenza nelle fate dei laghi?
E' poca cosa vissuta così la Fede, un effetto placebo, solamente più sano e veritiero per quel che mi riguarda.
totus tuus

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Svogliato

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22

lunedì, 27 febbraio 2012, 20:00

Direi di si,se presa alla maniera del credente medio(ovvero del tipo"io credo in Dio a modo mio")e utilizzandola al momento opportuno(ovvero nello sconforto).
Per il resto non credo,ho visto abbastanza gente rovinata da un educazione di stampo religioso.
Discorso differente immagino sia se la persona ci si avvicina da adulta in piena coscienza,non spinta quindi da disperazione,ma non ho elementi per poter giudicare in questo caso.
Apatico,da smuovere con le granate.

Non ci sono femministe in una nave che sta affondando.
"Togliete dalla chiesa i miracoli, il soprannaturale, l’incomprensibile,
l’irragionevole, l’impossibile, l’inconoscibile, l’assurdo e non rimane
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23

lunedì, 27 febbraio 2012, 20:57

La fede la si vede quando si è grandi,perchè da piccoli avevamo,come dire,l'obbligo....io credo in Dio,Lui è la mia unica certezza,il mio punto di forza...

Svogliato

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24

martedì, 28 febbraio 2012, 08:01

La fede la si vede quando si è grandi,perchè da piccoli avevamo,come dire,l'obbligo....io credo in Dio,Lui è la mia unica certezza,il mio punto di forza...
Se vieni educato sin da piccolo ad una certa fede,da adulto non puoi prescindere da essa sopratutto quando questa permea molti aspetti della societa in cui vivi,se fossi nata a Roma secoli fa ora diresti"io credo in Giove,Lui é la mia unica certezza,il mio punto di forza..."
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25

martedì, 28 febbraio 2012, 20:48

è vero..però adesso potrei cambiare......ho studiato so quali sono le altre strade ma non ci riesco

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26

mercoledì, 29 febbraio 2012, 14:56

è vero..però adesso potrei cambiare......ho studiato so quali sono le altre strade ma non ci riesco
La maggioranza delle religioni prevede un condizionamento sin da piccoli e fa in modo che chi ti circonda ti discrimini se cambi rotta.
Del resto penso che buona parte delle famiglie difficilmente accetterebbero di buon grado,quando non cercando di ostacolare,un figlio che cambiasse religione...come se non fosse un fatto privato e personale di ognuno.
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Lavoro: scopo di rimanere serena e felice.Ma quando???????

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giovedì, 01 marzo 2012, 21:43

Penso di no,forse perchè non ho trovato conforto non mi ha aiutato,un periodo pregavo spesso,chissà pregavo male!!
I farmaci mi hanno fatto sentire meglio........!!La religione no!

hallison

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28

giovedì, 01 marzo 2012, 22:34

La religione, che strana parola...
il credo, direi, piuttosto; in ogni modo, la religione è alla portata di tutti, qualcosa di trascendente a cui anche i più semplici possono accedere, e ti aiuta ad andare oltre... alle piccole grandi miserie di tutti i giorni, ti lascia intravedere un orizzonte.
Anime più sofisticate lo trovano nella filosofia, nella scienza...la religione è per tutti.

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "hallison" (01/03/2012, 23:15)


Licurgo

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giovedì, 01 marzo 2012, 23:55

La religione, che strana parola...
il credo, direi, piuttosto; in ogni modo, la religione è alla portata di tutti, qualcosa di trascendente a cui anche i più semplici possono accedere, e ti aiuta ad andare oltre... alle piccole grandi miserie di tutti i giorni, ti lascia intravedere un orizzonte.
Anime più sofisticate lo trovano nella filosofia, nella scienza...la religione è per tutti.




condivido pienamente
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venerdì, 02 marzo 2012, 11:23

"Il benessere psichico come fine indiretto mi sta anche bene, però in questo modo cosa lo differenzia dal tronchetto della felicità di Wanna Marchi o dalla credenza nelle fate dei laghi?
E' poca cosa vissuta così la Fede, un effetto placebo, solamente più sano e veritiero per quel che mi riguarda. "

Licurgo,
credo che tu mi abbia fraitenso in modo colossale!
Wanna Marchi o le fate dei laghi ti sembrano credenze in grado di donare felicità o pace interiore?
E soprattutto, ti sembrano credenze in grado di strutturare una personalità matura e impegnata socialmente?

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