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The Heart

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sabato, 25 febbraio 2012, 14:29

La religione aiuta la psiche?

La comunità scientifica degli psicologi attualmente riconosce alla religione una funzione terapeutica.
Vi sono molte ricerche che mostrano una profonda correlazione tra religiosità e benessere psicologico. Ricerche molto significative sono quelle sui malati gravi, ad esempio i malati di tumore.
Molte persone credono che la psicologia ritenga la religione come una manifestazione infantile o peggio ancora nevrotica (Freud la riteneva una "nevrosi dell'umanità"), ma dopo Freud pressochè la totalità degli psicologi ha affermato il valore positivo della religione da un punto di vista psichico.

Voi cosa ne pensate? La religione può essere un elemento importante per stare bene psicologicamente?

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "The Heart" (26/02/2012, 15:27)


RedCliff

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domenica, 26 febbraio 2012, 14:02

secondo me sì, offre certezze là dove non è possibile averel con i mezzi convenzionali. di conseguenza si vedono connessioni in un evento di fatti casuale, rafforzando l'idea di una mano divina.

tra l'altro di questi tempi la "divina provvidenza" manzoniana serve sempre ed è un sollievo. inoltre ricordiamo che come diceva marx la religione è l'oppio dei poveri, in quanto li mantiene al loro posto senza itneressarli a ribellarsi per migliorare la propria posizione.

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domenica, 26 febbraio 2012, 15:23

"secondo me sì, offre certezze là dove non è possibile averel con i mezzi convenzionali. di conseguenza si vedono connessioni in un evento di fatti casuale, rafforzando l'idea di una mano divina.

tra l'altro di questi tempi la "divina provvidenza" manzoniana serve sempre ed è un sollievo. inoltre ricordiamo che come diceva marx la religione è l'oppio dei poveri, in quanto li mantiene al loro posto senza itneressarli a ribellarsi per migliorare la propria posizione. "

Rispondi di "sì", ma la tua risposta a me suona come fosse un "no".
Nel senso che se la religione serve a illudere e a inventarsi inesistenti connessioni tra gli eventi, mi sembra una terapia con effetti collaterali piuttosto rilevanti e temibili.
Mentre autori come Allport e Ross hanno mostrato che una religiosità "intrinseca" (ossia sono religioso perchè ci credo davvero, non per abitudine o per accattivarmi la simpatia dei perbenisti) contribuisce positivamente alla strutturazione della personalità, dona molto senso all'esistenza e alle singole azioni della persona, porta ad un maggiore impegno sociale (contrariamente a quanto sosteneva Marx che tu hai citato), motiva a costruire una scala di valori molto valida nella propria vita.
Io mi riferisco a effetti terapeutici di questo tipo.

Grazie per avermi risposto, spero risponderai anche a questo mio nuovo intervento così da poter proseguire il nostro dialogo.

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4

domenica, 26 febbraio 2012, 15:25

Forza ragazzi!
Non ci credo che l'argomento religione vi lascia indifferenti: è uno dei tre argomenti più caldi, insieme alla politica e alle relazioni sentimentali.
Fatemi sapere il vostro parere :)

5

domenica, 26 febbraio 2012, 15:36

Come ogni terapia, funziona solo se ci si crede davvero con ogni fibra del proprio essere.

Dal momento in cui ci si pongono delle domande, sul come e sul perché agisce sulla mente, già l'effetto della religione svanisce.

Però al contempo si può credere alla religione come insegnamento utile per la vita, come si dice "prenderla con filosofia" e adeguarla alla propria vita.
The devil whispered in my ear "you're not strong enough to withstand the storm"
Today i whispered in the devil ear "i am the storm".

Licurgo

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6

domenica, 26 febbraio 2012, 15:59

La comunità scientifica degli psicologi attualmente riconosce alla religione una funzione terapeutica.
Vi sono molte ricerche che mostrano una profonda correlazione tra religiosità e benessere psicologico. Ricerche molto significative sono quelle sui malati gravi, ad esempio i malati di tumore.
Molte persone credono che la psicologia ritenga la religione come una manifestazione infantile o peggio ancora nevrotica (Freud la riteneva una "nevrosi dell'umanità"), ma dopo Freud pressochè la totalità degli psicologi ha affermato il valore positivo della religione da un punto di vista psichico.

Voi cosa ne pensate? La religione può essere un elemento importante per stare bene psicologicamente?




Ben più di un appiglio psicologico, sicuramente la religione è una forma di speranza che fa vivere meglio, ma per chi crede davvero è occasione di salvezza e redenzione della propria anima.
Diciamo che non la paragono a un ciclo di sedute di psicologia comportamentale, che pure sono utili, tanto per intenderci.
totus tuus

viaggio all'inferno e ritorno.
una testimonianza di conversione.

http://www.santissimo.it/libri/GLORIA%20…o%20Patrizi.pdf

7

domenica, 26 febbraio 2012, 16:02


Voi cosa ne pensate? La religione può essere un elemento importante per stare bene psicologicamente?

Se sei capace di pensare autonomamente si altrimenti No
La fede in qualcosa non necessariamente in Dio può servire, coltivare la propria spiritualità può servire
La religione di per sè, per quanto mi riguarda non serve

Tachery

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8

domenica, 26 febbraio 2012, 18:48

è la speranza che le cose siano come la nostra anima le ricorda. E' la speranza che aiuta l'anima, che aiuta le persone, che aiuta l'umanità intera.
E' l'avere uno scopo, una filosofia di vita, e questo anche la religione impacchettata e sciorinata per dogmi, può offrirlo

cl

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domenica, 26 febbraio 2012, 19:34

la religione è speranza , è importante tante volte perchè contiene in se un atto , semplicissimo , l affidarsi , cioè confido in te mi ha affido a te , penso che nei momenti difficili della vita , ognuno cerca conforto , cercarlo in un entita piu potente , aiuta dipiu , perchè cose che non diresti mai a nessuno magari riesci a confidarlo , ad un icona , o ad un immagine , o semplicemente con il pensiero , gli psicologi hanno capito questo meccanismo , mi fermo qui ,come da 3d , perchè per il resto penso la stessa cosa di Licurgo .....

pesadilla94

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10

domenica, 26 febbraio 2012, 19:50

Non immaginate nemmeno quanto mi piacerebbe credere in qualcosa... peccato che intorno a me veda solo caos, ingiustizia, odio, malattie. Purtroppo siamo figli del cieco caso, vittime di una pura legge numerica: in un universo così grande e ricco di pianeti era quasi inevitabile che da qualche parte spuntasse una molecola più complessa (ma non per questo più utile) delle altre e che nel giro di qualche miliardo di anni si evolvesse per caso dando origine a un ammasso di carbonio, acqua, idrogeno, ossigeno e immondezza varia. Il prossimo passo dell'evoluzione credo sia duro ma inevitabile: l'essere umano comprenderà di essere inutile e superfluo, si dispererà e capirà che l'unica soluzione è... farsi fuori e cessare di esistere. Io, mio malgrado, ci sono già arrivato; sono nichilista, ateo e pessimista (sarebbe meglio dire "disperato"), ma sinceramente non credo di poter pensare diversamente. Concedo ancora uno/due anni alla mia vita; vi giuro solennemente che se non mi accade qualcosa di eccezionale, di prodigioso, capace di farmi cambiare idea entro questi due annetti... beh, giuro che mi farò fuori!

clarimonde

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11

domenica, 26 febbraio 2012, 20:11

Non immaginate nemmeno quanto mi piacerebbe credere in qualcosa... peccato che intorno a me veda solo caos, ingiustizia, odio, malattie. Purtroppo siamo figli del cieco caso, vittime di una pura legge numerica: in un universo così grande e ricco di pianeti era quasi inevitabile che da qualche parte spuntasse una molecola più complessa (ma non per questo più utile) delle altre e che nel giro di qualche miliardo di anni si evolvesse per caso dando origine a un ammasso di carbonio, acqua, idrogeno, ossigeno e immondezza varia. Il prossimo passo dell'evoluzione credo sia duro ma inevitabile: l'essere umano comprenderà di essere inutile e superfluo, si dispererà e capirà che l'unica soluzione è... farsi fuori e cessare di esistere. Io, mio malgrado, ci sono già arrivato; sono nichilista, ateo e pessimista (sarebbe meglio dire "disperato"), ma sinceramente non credo di poter pensare diversamente. Concedo ancora uno/due anni alla mia vita; vi giuro solennemente che se non mi accade qualcosa di eccezionale, di prodigioso, capace di farmi cambiare idea entro questi due annetti... beh, giuro che mi farò fuori!


mi ritrovo in pieno nel messaggio di Pesadilla, anch'io vorrei credere, ho BISOGNO di credere, per dare un senso a tutto questo dolore insensato, che vedo nella mia vita ma soprattutto nel mondo intero. Eppure guardando la faccenda da un punto di vista puramente razionale, anch'io tendo ad avere una visione atea e profondamente nichilista dell'esistenza, che mi getta in una depressione senza via d'uscita. una sorta di depressione esistenziale.

RedCliff

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12

domenica, 26 febbraio 2012, 22:04

"secondo me sì, offre certezze là dove non è possibile averel con i mezzi convenzionali. di conseguenza si vedono connessioni in un evento di fatti casuale, rafforzando l'idea di una mano divina.

tra l'altro di questi tempi la "divina provvidenza" manzoniana serve sempre ed è un sollievo. inoltre ricordiamo che come diceva marx la religione è l'oppio dei poveri, in quanto li mantiene al loro posto senza itneressarli a ribellarsi per migliorare la propria posizione. "

Rispondi di "sì", ma la tua risposta a me suona come fosse un "no".
Nel senso che se la religione serve a illudere e a inventarsi inesistenti connessioni tra gli eventi, mi sembra una terapia con effetti collaterali piuttosto rilevanti e temibili.
Mentre autori come Allport e Ross hanno mostrato che una religiosità "intrinseca" (ossia sono religioso perchè ci credo davvero, non per abitudine o per accattivarmi la simpatia dei perbenisti) contribuisce positivamente alla strutturazione della personalità, dona molto senso all'esistenza e alle singole azioni della persona, porta ad un maggiore impegno sociale (contrariamente a quanto sosteneva Marx che tu hai citato), motiva a costruire una scala di valori molto valida nella propria vita.
Io mi riferisco a effetti terapeutici di questo tipo.

Grazie per avermi risposto, spero risponderai anche a questo mio nuovo intervento così da poter proseguire il nostro dialogo.


gli effetti collaterali usciranno fuori solo nel momento in cui uno realizza che ciò in cui ah creduto è irreale... il che si verifica raramente in quanto il dolore sarebbe appunto troppo grande da sopportare, e non solo! ci sarebbe anche da sopportare l'incertezza del vivere.
non c'è molta differenza fra chi crede per abitudine e chi crede sul serio: nel primo caso la superficialità di fondo impedisce che il problema principale (la mancanza di certezze) aderisca, nel secondo caso la fermezza nel proprio credo è un sostegno psicologico non indifferente. di fronte a certe tematiche affrontate con i credenti ho come avuto l'impressione di aver avuto a che fare con un automa che dava risposte che ha accettato senza porsi domande.
la sostanziale differenza sta nelle possibili conseguenze: un credente che smette di credere dovrà affrontare qualcosa che non aveva mai considerato, il superficiale che smette di credere non subirà un colpo così grosso. e forse neanche un colpo.

inoltre non credo nei pareri dei suddetti autori, a seconda della religione il peso delle proprie azioni varia anche se effettivamente da un senso all'esistenza, per quanto il motivo dell'induista ha più senso del cristiano.

comuqnue questa è una lettura personale, data dalla concezione che ho io delle religioni in generale, quindi mi trovi in disaccordo con "la terapia", infatti la reputo più un "effetto placebo". il risultato è una "cura" però cambia il come, con una terapia tu parli di qualcosa che agisce dall'esterno, mentre con il mio "effetto palcebo" parliamo di un soggetto che crede di aver avuto la cura, ma che in realtà ha deciso da sè che ha avuto la cura, senza effettivamente riceverla, e per questo guarisce.

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lunedì, 27 febbraio 2012, 02:34

"Come ogni terapia, funziona solo se ci si crede davvero con ogni fibra del proprio essere.

Dal momento in cui ci si pongono delle domande, sul come e sul perché agisce sulla mente, già l'effetto della religione svanisce.

Però al contempo si può credere alla religione come insegnamento utile per la vita, come si dice "prenderla con filosofia" e adeguarla alla propria vita."

Ciao Giusy!
Credo anche io che la religione sia un insegnamento molto utile per la vita, e come dice Allport essa può aiutarci a fissare la nostra gerarchia di valori.
Quanto alle terapie per la maggior parte è come dici tu; come ti ho detto in una conversazione privata, ci sono quelle terapie più comportamentali in cui non conta tanto la fiducia iniziale quanto piuttosto l'efficacia dei primi esercizi, dei primi nuovi comportamenti, e la fiducia viene dopo.
La penso diversamente sul porsi domande sulla religione. I credenti maturi (religiosi intrinseci) ti direbbero che sulla loro fede ci riflettono spesso, che l'hanno saggiata nel crogiuolo del dubbio e del pensiero, e persino del dolore.

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lunedì, 27 febbraio 2012, 02:39

"Ben più di un appiglio psicologico, sicuramente la religione è una forma di speranza che fa vivere meglio, ma per chi crede davvero è occasione di salvezza e redenzione della propria anima.
Diciamo che non la paragono a un ciclo di sedute di psicologia comportamentale, che pure sono utili, tanto per intenderci. "

Ciao Licurgo,
sono felice di avere una tua risposta dopo aver letto alcuni tuoi interventi brillanti sul tema religione.
Come dice Viktor Frankl la religione ha come fine primario la salvezza dell'anima, e come fine indiretto il benessere psichico.
Qui stiamo parlando del fine indiretto, senza pronunciarci su quello primario. Io credo anche nel fine primario, detto tra noi.

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lunedì, 27 febbraio 2012, 02:41

"Se sei capace di pensare autonomamente si altrimenti No
La fede in qualcosa non necessariamente in Dio può servire, coltivare la propria spiritualità può servire
La religione di per sè, per quanto mi riguarda non serve "

Ok, mi è chiara la tua distinzione tra fiducia (fede) e religione.

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