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patrizia

Animo inquieto

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1

Friday, September 5th 2008, 11:11am

Apro uno dei miei soliti post noiosi a cui so che nessuno risponderà...ma fa nulla!

Se io credo che sto credendo questo, dove " questo" si riferisce proprio a questa credenza, necessariamente la mia credenza si rende vera. Tuttavia, non posso sostenere che sia una credenza, poichè non ha contenuto autentico.


Su questo paradosso si basano molte delle idee che sostengono alcuni studiosi della psiche umana.
Da questo sono nati i farmaci placebo e i libri che sostengono quanto forte possa essere la mente nella cura di malattie sia fisiche che psico-somatiche.

Cosa ne pensate?
I giorni e le notti suonano in questi miei nervi di arpa, vivo di questa gioia malata di universo e soffro di non saperla accendere nelle mie parole.

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2

Friday, September 5th 2008, 11:22am

vabbè se è noioso allora lo chiudo :happy::happy::happy:
(scherzo)

no in realtà è un concetto a cui mi sto PERSONALMETE affezionando da un po' di tempo.
e l'analizzare i miei paletti, i miei punti fermi, ha subito una variazione.
sempre restio ad avere certezze ma dubbi mi sono reso conto di essermi fatto del male.

ecco l'inversione di tendenza, ecco che il placebo diventa un'arma che posso utilizzare e posso anche impormelo da solo.
come faccio? non l'ho capito ancora ma a volte funziona :)

non so se sono entrato in tema rispondendo al tuo post Patrizia........

mi sono accorto che la una parte della categoria "gente felice" aderisce inconsapevolmente ad un motto: "beato chi non capisce un c.z.z."

patrizia

Animo inquieto

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3

Friday, September 5th 2008, 11:39am

Sapessi quanto desidererei appartenere a questa categoria!
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Gilda

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4

Friday, September 5th 2008, 12:09pm

A seconda della patologia presa in considerazione, l’effetto placebo può manifestarsi in un numero molto variabile di persone: nel 30% nel caso della febbre da fieno all’80% in quello della depressione. C’è però una categoria di persone in cui non si manifesta mai: quella dei pazienti in coma, a dimostrazione che la mente, o per meglio dire, il sistema nervoso centrale – svolge un ruolo fondamentale nel processo. “In questo senso, si può parlare di un vero e proprio fenomeno psicosomatico”, afferma Fabrizio Benedetti, neurofisiologo all’università di Torino. In pratica, il placebo stimola la nostra psiche e questa risponde modificando le caratteristiche e le funzioni del nostro corpo (cioè il soma). Ma quali sono i fattori in grado di stimolare la mente? “Anzitutto l’aspettativa”, chiarisce Benedetti. Se per esempio abbiamo molta fiducia nel nostro medico e nel potere terapeutico della sua prescrizione, e ci aspettiamo quindi di migliorare, la cura sarà più efficace. Al contrario, se il nostro medico è sbrigativo, distratto e poco convincente, o si sofferma molto sugli effetti collaterali della terapia, la sua efficacia e la sua tollerabilità saranno minori: si parla in questo caso di effetto nocebo”.

Uno dei settori ove queste caratteristiche sono particolarmente evidenti è quello della terapia del dolore, che è anche il settore di punta per la ricerca sulle componenti biochimiche degli effetti placebo e nocebo

Oltre all’aspettativa, anche il condizionamento sembra in grado di influenzare la mente. Persone che in passato hanno beneficiato di una certa terapia, per esempio, si sentono meglio durante un secondo trattamento, anche se è costituito da placebo, rispetto a persone mai curate. Un significativo esempio di condizionamento viene da uno studio su pazienti affetti da sclerosi multipla trattati con ciclofosfamide, un farmaco immunosoppressore capace di ridurre il numero di globuli bianchi nel sangue. Dopo una prima fase in cui tutti ricevevano sia iniezioni endovenose del farmaco, sia uno sciroppo all’anice, i partecipanti sono stati suddivisi nei soliti due gruppi, alcuni continuavano ad assumere sciroppo e farmaco in dose terapeutica, altri sciroppo e farmaco in una dose inattiva. Con grande sorpresa degli sperimentatori, il numero dei globuli bianchi risultò diminuito anche nei pazienti trattati con dose insignificante: evidentemente, era stato il sapore all’anice dello sciroppo a condizionarli. Il condizionamento, però, funziona anche in negativo. “L’esempio classico è quello che si verifica in persone sottoposte a chemioterapia”, afferma Dobrilla. “In molti di questi pazienti, il solo odore dell’ospedale o la vista del personale sanitario provoca effetti indesiderati ancora prima della somministrazione.Come abbiamo visto, l’effetto placebo è sempre più sorprendente e sempre meno misterioso. Ma è possibile che si nasconda anche dietro a quelle che – con molta enfasi – vengono a volte definite guarigioni miracolistiche, come la regressione o scomparsa di un tumore?

In realtà, rispondere a questa domanda non è ancora possibile. Si possono però formulare alcune considerazioni aggiuntive, sugli effetti biologici di questo effetto e sulle sue relazioni con una condizione che tutti purtroppo conosciamo molto bene: lo stress. A livello cerebrale, lo stress (per esempio quello per un colloquio di lavoro o per un sospetto di malattia) viene rilevato dall’ipotalamo, una regione coinvolta nella regolazione di vari sistemi ormonali. L’ipotalamo reagisce stimolando l’ipofisi a produrre un ormone che, a sua volta, stimola il surrene a secernere un eccesso di corticosteroidi. Alla fine della cascata, questi ormoni agiscono sul sistema immunitario (il sistema deputato a proteggerci dagli agenti estranei e dai tumori), deprimendolo. Oltre a essere più stanche, depresse e predisposte a disturbi digestivi, quindi, le persone sottoposte a stress cronico sono colpite più facilmente da batteri e virus, come herpes: un altro fenomeno tipicamente psicosomatico. Ben, secondo alcuni, l’effetto placebo sarebbe in grado di esercitare sul sistema immunitario un effetto opposto a quello dello stress, per esempio, attraverso l’inibizione di uno o più ormoni coinvolti in questa condizione. E se davvero la direzione del placebo è opposta a quella dello stress, l’esito finale del suo effetto non potrà che essere un significativo miglioramento fisico e psichico.
Grazie Oliverb :°) Grazie raga :D AMORE MIO TI AMO :p

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Gilda

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5

Friday, September 5th 2008, 12:10pm

A chi ha avuto modo di seguire con attenzione vigile per decine di anni una stessa popolazione appare chiaro che con l'avvento dei sulfamidici e degli antibiotici, ma forse ancor più in conseguenza delle migliorate condizioni di benessere economico, che induce anche una favorevole condizione psicologica, siano diminuiti solo i casi di morte e quelli notevolmente gravi, mentre i casi lievi, tenendo conto anche delle numerose recidive, hanno avuto lo stesso incremento del cancro e delle malattie cronico – degenerative.

Per convincersi di ciò basta notare alcuni fenomeni assai appariscenti:

1) Quarant'anni fa era un fatto eccezionale riscontrare un ammalato di tonsillite, di faringite, di appendicite, di sinusite, di otite, eccetera, mentre ora sono eventi di tutti i giorni e con molti casi analoghi che si verificano contemporaneamente.

2) Dei malati infettivi, per i quali c'è l'obbligo della denuncia (varicella, morbillo, parotite, pertosse, gastroenterite nella prima infanzia. eccetera) viene segnalata solo una minima percentuale.

3) Molte lievi malattie infettive non arrivano neppure all'osservazione del medico.

4) Anche nell'influenza vengono visitati e segnalati solo una piccola percentuale dei casi che si verificano.

5) Sono aumentate enormemente le epatiti virali, le annessiti, le dermatiti infette. Stava aumentando in modo impressionante e tragico anche la poliomelite, se il vaccino di Sabin non l'avesse drasticamente bloccata.
Queste considerazioni portano a concludere che non è esatto chiamare «sociopatie» o «antropopatie» solo il cancro e le malattie cronico-degenerative e dismetaboliche, ma includere in tale denominazione anche le malattie infettive, ossia la totalità della patologia umana.
Qual'è infatti l'eziologia, ossia la causa delle malattie infettive? Pareva che con Pasteur e Kock e con la successiva scoperta dei vari germi patogeni, la causa delle malattie infettive fosse ormai definitivamente accertata. Venne infatti enunciata e generalmente accettata la teoria della «causa microbica delle malattie». Ma in seguito affiorarono molti dubbi, vennero posti alcuni interrogativi: perché fra molte persone esposte a una stessa carica di germi infettivi, solo una piccola parte contraggono la corrispondente malattia? Perché vi è una chiara diversità di comportamento nel decorso di una stessa malattia contratta da varie persone? Perché la stessa medicina non agisce allo stesso modo in tutti i pazienti?

In risposta a questi interrogativi si dovette concludere che la causa vera dell'insorgenza di una malattia infettiva, non è il germe patogeno (sebbene sia ovviamente una condizione necessaria: se non c'è il bacillo del tifo, non può essere contratta tale malattia), ma la diminuita efficienza delle difese organiche.
Siccome poi i fattori più importanti che diminuiscono tali difese sono sicuramente le sfavorevoli condizioni psicologiche, è logico arrivare alla conclusione che anche per le malattie infettive le cause determinanti sono i fattori psichici negativi.
Riaffiora a questo punto la questione del riflusso delle malattie infettive, che è poi analogo al concetto della «sostituzione del sintomo», sostenuto dagli psicanalisti. Se si prendono in considerazione varie persone, si possono verificare quattro evenienze:

1) Un certo numero di esse, col loro atteggiamento mentale di serenità e di fiducia, non contraggono alcuna malattia.

2) Un secondo gruppo, formato da persone infelici e depresse, vengono a contatto con germi patogeni e siccome non hanno le difese abbastanza valide, contraggono una malattia infettiva.

3) Un terzo gruppo, pure in condizioni psichiche sfavorevoli, non venendo a contatto con germi patogeni non possono contrarre una malattia infettiva, rendendo invece facile l'instaurarsi in essi del cancro o di un'altra malattia cronico - degenerativa (psicomatosi).

4) Nelle rimanenti persone anch'esse infelici, e sono forse il maggior numero, si manifestano solo sintomi nevrotici (ansietà, depressione, angoscia, fobie, eccetera), mentre sono assenti e poco appariscenti le manifestazioni somatiche. È ovvio che in molti pazienti di uno degli ultimi tre gruppi possono coesistere anche affezioni degli altri due e possono facilmente passare da un gruppo all'altro.
Ovviamente, se alle persone dei gruppi 2, 3, e 4 venisse praticata un'efficace prevenzione psicologica, o col training autogeno, o meglio con l'ipnosi, individuale o in gruppo, allo scopo di correggere o eliminare gli impulsi negativi dell'inconscio, ridando serenità e fiducia in modo da rafforzare le difese organiche, anche gli individui di tali gruppi (che prima erano ansiosi e scoraggiati e ora invece sereni e fiduciosi) non potrebbero contrarre alcuna malattia, né infettiva, né cronica, né nevrotica.
Si pone a questo punto un nuovo problema. Se per ipotesi, ovviamente assurda, non esistesse la possibilità di alcun contagio, il secondo gruppo non esisterebbe e le persone che ora ne fanno parte, indirizzerebbero altrove la propria carica conflittuale, contraendo più facilmente una malattia cronico-degenerativa o il cancro, o andrebbero a ingrossare le persone del 4° gruppo, con una nevrosi più o meno pura.
In questo senso si potrebbe quindi accettare il concetto della «sostituzione del sintomo»: la carica emotiva conflittuale (si tratta sempre di nevrosi, di infelicità) produce un sintomo o malattia, ad esempio una tonsillite o un tifo. Eliminando tale affezione con una terapia farmacologica, permanendo la situazione conflittuale inconscia, questa provoca un altro sintomo o sindrome, che può essere un tumore, o l'artrosi, o il diabete. Accettando questi concetti si delinea il dubbio che, per evitare il male peggiore (costituito dall'arteriosclerosi, dall'artrosi e dal cancro), converrebbe non combattere le malattie infettive che più spesso sono meno gravi, o almeno non ostacolare le malattie infettive lievi. Allo stesso tempo si dovrebbe provvedere, con adeguata psicoterapia, a eliminare gli stress psichici. Sembra di poter concludere che emerge sempre la stessa realtà inoppugnabile: la psiche è determinante anche nell'insorgenza e nel decorso delle malattie infettive, come in tutte le altre. Né tale verità è contraddetta della teoria di Selye, «sindrome generale di adattamento», secondo la quale uno stress determina una serie di reazioni generali (soprattutto a livello dell'ipofisi, delle surrenali e di altre ghiandole) che sono sempre le stesse qualunque sia la natura dello stress. Lo stesso Dott. Hans Selye afferma pure che uno stato depressivo è responsabile di tutte le malattie infettive, perché, secondo lui, tale stato diminuisce le difese dell'organismo, aprendo la via alle infezioni. Si è infatti constatato frequentemente che i pazienti affetti da malattie infettive guariscono più o meno rapidamente secondo la maggiore o minore «volontà di guarire». Quando una malattia infettiva non risponde alle cure, è segno che l'ammalato è infelice, non ha interesse a guarire ovvero è suggestionato negativamente. È altresì notorio che se il paziente ha fiducia nel medico curante guarisce più rapidamente.
I patologi russi sostengono che nelle malattie infettive, in quelle allergiche e in qualsiasi altra malattia di origine psichica interviene sempre il diencefalo. Gli stessi antibiotici agirebbero, per vincere le infezioni, non sui microbi, ma sul diencefalo che contiene l'ipofisi ed è la sede della vita vegetativa, istintiva, emotiva. Tutti gli studiosi conoscono l'influenza degli stress su questa ghiandola. «L'infelicità frena l'ipofisi», è un'affermazione del Prof. Sirtori. Landsman afferma che non si osservano differenze nel decorso della febbre e dello stato infettivo con sulfamidici o col placebo. Bingel trattò 500 difterici con siero specifico e 500 con siero comune e non ebbe a constatare alcuna differenza di attività terapeutica. Identici risultati segnalarono Hoetinger e Topfer.

È molto interessante e indicativo il comportamento della verruca, che è un'escrescenza o neoformazione della pelle, la cui causa è attribuita a un virus specifico che gli scienziati sono riusciti a isolare. La cura più efficace della verruca è la suggestione. In particolare con l'ipnosi si riesce a guarirla rapidamente. È incredibile la facilità con la quale, certo per cause psichiche, viene disintegrata una verruca e con essa il virus che l'ha provocata. Evidentemente la psiche mobilita gli elementi del sangue, specie i linfociti e i macrofagi, che eliminano rapidamente la masserella patologica. Si può pensare che allo stesso modo, in tutte le malattie infettive, la fiducia, l'autosuggestione positiva esalta i leucociti e tutte le difese organiche che provocano la rapida distruzione dei germi, la rigenerazione cellulare e quindi la guarigione.
Di ciò si hanno prove ancora più evidenti nella malattia tubercolare.
Già Cannon, oltre 50 anni fa, riferì due casi interessanti. Una giovane donna si presentò in un reparto con una leggera e poco estesa infezione di tubercolosi polmonare. Quando venne esaminata i medici dissero presso a poco: «Si tratta di una forma lieve: guarirà presto». Invece l'infezione si propagò come una fiammata e la donna morì in breve tempo. Prima di morire aveva confessato al proprio medico di fiducia, che era stata molto infelice, per varie vicende familiari e sentimentali e quindi non aveva alcun interesse a continuare a vivere.
Nello stesso periodo si era presentata un'altra donna con una grave tubercolosi diffusa a entrambi i polmoni. I medici decretarono per lei una prognosi infausta a breve scadenza. Invece la donna, alla quale nel frattempo erano capitati vari eventi felici, guarì presto e perfettamente.
Un altro fatto significativo; nei secoli scorsi il re di Francia, in certe occasioni, usava «toccare» gli scrofolosi, che in quell'epoca erano assai numerosi. AI «tocco del re» molti guarivano, ovviamente per motivi psicologici, per la fiducia e per una potente autosuggestione.

Anche molti tisiologi hanno rilevato che spesso la causa determinante per l'insorgenza e per l'aggravarsi della malattia tubercolare va ricercata negli stress psichici. È pure significativo che molte malattie tubercolari, di tutte le localizzazioni, guarivano spesso, in modo indubbio per motivi psicologici, più o meno all'improvviso, quando i pazienti venivano immersi nelle acque del Santuario di Lourdes. Molti per opera di guaritori.
I tubercolotici, sebbene non siano tanto numerosi come nel periodo precedente all'uso della streptomicina, sono ancora molto frequenti.
Non mi risulta che tali pazienti siano stati mai trattati con l'ipnoterapia o con altri metodi psicologici.
Eppure è certo che con tali metodi di cura sarebbe possibile affrettare la guarigione di molte forme particolarmente ribelli e che sono scarsamente sensibili ai chemioterapici. Se si devono ammettere (e non è possibile non riconoscerle) le determinanti implicazioni psicologiche sia sull'insorgenza che sul decorso delle malattie tubercolari, è certo che con l'ipnosi, o con altra efficace psicoterapia, si otterrebbero guarigioni rapide e definitive e si eviterebbe di imbottire, anche per anni, questi pazienti, di preparati farmaceutici non sempre innocui.
Alcuni anni fa ebbi in cura un giovane operaio, padre di parecchi figli, che presentava una broncopolmonite con astenia e febbre alta. Gli praticai un'intensa terapia antibiotica, ritenendo che si trattasse di una forma banale. Visto che dopo vari giorni la sintomatologia non accennava a regredire, pensai di praticargli alcune sedute di ipnosi. Risultò molto ricettivo, ma dopo quattro sedute ravvicinate, non diede alcun segno di miglioramento. Dopo la quinta seduta, all'improvviso tutti i sintomi tuttavia regredirono. Appena fu in condizioni di viaggiare, gli feci praticare l'esame radiologico col quale venne evidenziata una chiara bronco-pleuro-polmonite tubercolare in via di risoluzione. Con alcune altre sedute ipnotiche guarì perfettamente senza aver praticato alcuna terapia antitubercolare
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Gilda

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6

Friday, September 5th 2008, 12:16pm

ciao Patry , diciamo che a me la volonta' ha ridato la vita , e anche l'amore x qsta mi ha aiutato molto , leggo solo da poco di queste tesi da te poste e ne trovai ,una che se rivedo ti scrivo ,

interessantissima , spiegava punto x punto connsessione mente-corpo il potere della psike , della spiritualita' sulla materia , sulle cellule del corpo , parlava delle energie....


posso dirti che da quando sto vivendo liberamente la mia 'naturalezza' e togliendo la mente , fregandomene dei giudizi altrui , sto ritrovando il mio equilibrio..........

forse nella mia primordialita' .............nel mio sano egoismo ........... certo anke io ho piccoli momenti di caos ................ ma da quando mi sento piu' animale :)

e purtroppo penso prima a me .............. sto bene , è un po' cinico ma è cosi ' ...........da qnd ho perdonato me stessa kiss bedda
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Gilda

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7

Friday, September 5th 2008, 12:32pm

mente sana in corpo sano mens sana in corpore sano dicevano i latini e io ai detti antichi ci credo :)Mens sana in corpore sano, oggi più di ieri significa combattere con grande forza di volontà e spirito di sacrificio gli squilibri edonistici, pragmatici, utilitaristici, narcisistici della pubblicità e del business, per amore del piacere di amare se stessi che è ricerca della vera felicità, quella duratura!

Ippocrate collegò la salute ad un corretto equilibrio di mente, corpo e ambiente. Galeno notò che le donne depresse correvano rischi maggiori di sviluppare un cancro al seno. Claude Bernard, ritenuto il padre della moderna fisiologia, verso la metà del 1800, fu uno dei primi ricercatori a mostrare che il cervello poteva controllare la glicemia, dopo aver trovato un legame fra lo stress e il diabete.

Friedrich Nietzsche, il noto filosofo, capace di connettersi sia all'evoluzionismo che all'irrazionalismo, come alla filosofia della vita, ma sempre in una decisa inversione di tendenza rispetto ai valori tradizionali, in "Così parlò Zaratustra", tra tante cose più o meno giuste, più o meno provocatorie o esagerate, nel famoso capitolo "Dei Dispregiatori dei corpi" scrive - Strumento del tuo corpo è anche la tua piccola ragione, fratello, che tu chiami spirito, un piccolo strumento e giocattolo della tua ragione[…]. Dietro i tuoi pensieri e sentimenti, fratello, sta un possente sovrano, un saggio ignoto che si chiama Sé. Abita nel tuo corpo. È il tuo corpo. Vi è più ragione nel tuo corpo che nelle tua migliore saggezza -.


Tsugihiro Osaki, un maestro d'arco che insegna kyudo alle guardie imperiali giapponesi, spiega come allena gli uomini che garantiscono la prima sicurezza imperiale:
"Ci vuole tranquillità per richiamare la forza interiore che fa la freccia".
Questa tradizione conservata nei secoli è ancora uno strumento molto utile.
sono talmente concentrati che potrebbero sembrare in stato di trance.
Il maestro giapponese fornisce questa spiegazione:
"Nel Kyudo non ci si sforza di colpire il bersaglio, si assume la giusta posizione. Si eseguono i passi giusti. Poi la freccia arriva sul bersaglio per conto suo".
Il maestro più anziano Kunio Matsui chiarisce meglio il concetto:
"L'apprendimento del tiro con l'arco insegna a concentrarsi, e genera sicurezza, una sorta di consapevole stato di allerta mentale. Cerchiamo di prevenire le situazioni pericolose. Chi ha imparato ad affinare le proprie facoltà mentali previene i problemi con maggior facilità".
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Gilda

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8

Friday, September 5th 2008, 12:49pm

mentre cerco quello ti mando qst link , a me piaceva Patry ........... anke se è molto delicato credo come argomento http://www.ceepsib.org/Fisica%20moderna%20Psicologia%20e%20Guarigione.html

Come la fisica quantistica ha cambiato profondamente la visione della medicina e della guarigione

Questo capitolo è pieno di informazioni riguardanti i principi di fisica quantistica applicati alla nostra coscienza e fisiologia, e sono molto utili per comprendere l'applicazione pratica della medicina della luce.

- Contenuti:

a) La nuova visione della realtà: ogni cosa è costituita dalla dualità particella-onda, come pure il cervello, i neuroni, i calcoli colecistici, gli ateromi. Tutto è luce a varie frequenze. La coscienza è in grado di collassare l'onda in particelle e viceversa. Tutto cambia quando la nostra coscienza viene allenata e si affida a questo meccanismo

b) Pensieri: sono vibrazioni, onde in grado di cambiare la nostra fisiologia e di collassarsi in sostanze biochimiche. Questo è il miracolo dell'esistenza.

c) Non – località: forse il mistero più profondo della fisica. E' in grado di spiegare fenomeni quali la preghiera, la guarigione a distanza, la guarigione quantistica, la visione a distanza, e la nostra unità con Dio

d) Spazio e Tempo: sono soltanto concetti newtoniani, in quanto nella non -località non esistono

e) The forze della natura: sono alla base di tutta la creazione materiale e anche del campo dell' intelletto.

f) Il campo Unificato: è l'oceano quantistico in cui tutti siamo immersi e interconnessi

g) I Tre livelli di realtà: materiale, quantistica and virtuale ( non - locale )

E' importante comprendere queste tre dimensioni poiché sino ad ora la medicina è basata soltanto sul livello materiale, dove tutto nel nostro corpo viene visto come separato l'uno dall'altro e le strutture del corpo vengono considerate come particelle e non come onde, cioè on sono intercambiabili. Il livello virtuale ( non - locale ) è la nostra casa, il nostro spirito, dove non esistono le malattie e i problemi: la meditazione stand-by mette in contatto con esso in modo abbastanza facile.

h) Paragone fra la fisica classica e la fisica moderna: questa sezione dimostra che il vecchio modo di pensare era dipendente soltanto dai nostri cinque sensi: le cose sono separate da noi e funzionano a prescindere dalla nostra presenza: la coscienza ha un’influenza soltanto entro il nostro corpo ed entro le limitazioni dello spazio - tempo

La fisica quantistica ci rende responsabili del nostro mondo, poiché la coscienza è la realtà di base: noi influenziamo tutto ciò su cui poniamo la nostra attenzione tramite i nostri pensieri, le nostre scelte e interpretazioni: in tal modo noi modifichiamo la nostra fisiologia e la fisiologia degli altri per l'effetto non - locale.

Patry mentre trovo quello che volevo farti legge ti dico un'altra mia idea : vidi morire mia nonna x Ictus , una donna iperenergica , consumata dal dolore della morte del marito anni prima ...... naturalmente essendo materia siamo soggetti a virus ecc che non dipendono dal volere ma dalla semplice natura , ma alcune patologie come ' le cellule che impazziscono ' mi hanno sempre fatto
dubitare.............. e cmq io l'anno scorso ho avuto una grave malattia e come una folle stavo serene e sorridente ............ il mio organismo rispose benissimo ! kiss bella
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giobbe

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9

Friday, September 5th 2008, 1:14pm

...vai Gilda

Gilda

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10

Friday, September 5th 2008, 1:21pm

Giobbe ti prego non pariarmi addosso anke tuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuu :D ( divertirti su di me ) :P kmq piacere Gilda ( Patry usurpo il tuo post :P)
Grazie Oliverb :°) Grazie raga :D AMORE MIO TI AMO :p

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patrizia

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11

Friday, September 5th 2008, 1:40pm

Stai facendo un trattato vero e proprio!? :happy: Vabbè vai tranquilla!!!!
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Gilda

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12

Friday, September 5th 2008, 1:46pm

EH PATRYYYYYYYYY MA IL tuo argomento , oltre che bello e interessante , è vasto :) cmq continuo solo se trovo quello che lessi.............bello su flusso di energie hauahuhauha kiss e glassie
Grazie Oliverb :°) Grazie raga :D AMORE MIO TI AMO :p

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13

Friday, September 5th 2008, 3:53pm

Le credenze come dici tu, possono appartenere alla categoria "profezia autoavverante".

Ricordiamoci che quando si imapra una cosa che ci viene trasmessa dagli altri ( soprattutto da giovani in famiglia ) questa passa dal livello conscio a quello subconscio e obbliga il nostro cervello a farci compiere azioni nella direzione della nostra "credenza" o di quella che ci hanno inculcato senza più averne il controllo.... come ad esempio il concetto di sè che abbiamo di noi stessi.

Per quanto gli scienziati non siano ancora riusciti a capire gli abissi della mente umana, alcune cose se bramate a lungo verso noi stessi o verso gli altri prima o poi si avverano. Anche in questo potrebbe non esserci nulla di scientifico tuttavia l'energia esiste, ce l'hanno le cellule del corpo umano e quindi anche la mente.

Desiderare continuamente una cosa in bene od in male può portare alla sua realizzazione.
Dio delle città e dell'immensità, magari tu ci sei e problemi non ne hai
ma quaggiù non siamo in cielo e se un uomo perde il filo,
è soltanto un uomo solo

giobbe

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14

Saturday, September 6th 2008, 7:21pm

per gilda, il piacere è mio!.
non volevo divertirmi su di te,
però dopo quella "divina commedia" che hai scritto mi sono scappate le due paroline.
comunque complimenti, mi sembri esuberante e generosa (è un complimento! anzi due)
Ciao

Gilda

Utente Fedele

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15

Saturday, September 6th 2008, 9:46pm

okkkkkkkkkkkkkkkkkk grazieeeeeeeeeeeeee kissssssssssssssssssssSSSS
Grazie Oliverb :°) Grazie raga :D AMORE MIO TI AMO :p

sono un Araba Fenicia attenti ho il FuooooOOOOOOOOOko negli Okki !
e la lingua a spada :P ma il cuore tenero :D