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1

Saturday, January 17th 2009, 9:45pm

stasera, come succede spesso, rifletto.
ci sono dei momenti in cui l'angoscia prende il sopravvento, e ho paura di tutto. In quei momenti io ho sempre reagito cercando di dipingere il mondo come volevo io.
Ora è diverso: il mondo me lo guardo per quello che è, e mi dico sempre questa cosa: "è inevitabile"

E' inevitabile che un amico si faccia una sua vita, è inevitabile che posso anche sbagliare, è inevitabile che il mondo non giri sempre attorno a me.

Tenere le cose strette a sè, con la presunzione di controllarle, non serve a niente. Molto meglio lasciarle libere di respirare.

voi che ne pensate?

pazzamentesana

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2

Saturday, January 17th 2009, 11:34pm

Penso che le paure si vincono affrontandole senza remore, guardandole per quello che sono...

Che le amicizie sono "amori"... e l'amore esclude totalmente il senso di possesso

Che sbagliare è umano e infine... che la vita affrontata con amore... rende molto più di quanto rende "il senso del possesso"... perchè nulla di ciò che gira vivo e vitale attorno a noi può essere posseduto...

La libera circolazione e il fluire di ogni cosa ci attraversa in libertà, si auto-depura aiutando anche noi a respirare in libertà...

RandomBlinkingLight

Le cose che non esistono non le hai ancora desiderate abbastanza

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3

Sunday, January 18th 2009, 12:37pm

Io quando ho paura faccio sempre la stessa cosa: mi blocco, sto ferma, rimando. Anche questa è un'illusione di controllo: finchè sto immobile, non sbaglierò.
Senonchè le paure, nel non affrontarle, lievitano.
Quindi in effetti è vero: è inevitabile agire e vedere cosa succede...
"Homo sum: humani nihil a me alienum puto"- Publius Terentius Afer
"If winter comes, can spring be far behind?"- P.B. Shelley
"Ever tried. Ever failed. No matter. Try again. Fail again. Fail better"- Samuel Beckett

claryssa

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4

Wednesday, March 18th 2009, 10:27pm

Premetto che... le mie sono considerazioni di natura generale, anche se nate dalla riflessione su un vissuto personale.
:)
L'angoscia è una emozione che genera, nel profondo della nostra realtà interiore, una sofferenza indefinibile.

Se, lavorando su di noi, ne ricerchiamo le cause, scopriamo che, in alcuni casi, l'angoscia è generata dalla paura, che nasce quando vengono a mancare nelle relazioni (parentali, amicali, professionali.....) le risposte appropriate ai nostri bisogni vitali.
In tal caso si vive l'esperienza dell'incertezza, della vulnerabilità, della destabilizzazione.
Illusoriamente pensiamo che il controllo, soprattutto, delle relazioni interpersonali, sia il modo giusto per rafforzare la struttura della nostra interiorità e per superare le situazioni di precarietà ed incertezza.
Si pensa, erroneamente, che, attraverso il controllo (e ciascuno di noi ha le proprie modalità per esercitare il controllo), possiamo ottenere dagli altri attenzione, riconoscimento....approvazione....amore.

Ma l'angoscia si manifesta, anche, nel vivere una esperienza di perdita....di scelta.
Infatti, nello scegliere ...abbandoniamo ..... " un qualcosa" per un "un qualcos'altro" .

Non necessariamente la separazione deve avvenire da qualcosa o qualcuno, molto spesso accade di scegliere di separarsi da "una parte di sè", che ha perduto il suo senso ai fini della nostra integrità e del nostro benessere.

Il controllo è una parte di noi, non nata con noi, ma acquisita da noi molto presto ...e...cresciuta con noi....nutrita da fattori genetici ed ambientali.

Lasciare che le cose....accadano...è l'unica soluzione............non solo perchè è inevitabile ma, ....soprattutto, perchè è l'unico modo per perdere quella "parte di sè"...il controllo...che ci priva delle energie necessarie per lavorare su noi stessi....per il nostro autentico benessere.
In tutto questo una buona dose di angoscia...deve essere messa in conto....è lo scotto da pagare. :)

blanca77

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5

Thursday, March 19th 2009, 1:31pm

Anche se il post è vecchiotto cerco di rispondere, dato che lo sento molto "mio".
Io quando ho paura faccio sempre la stessa cosa: mi blocco, sto ferma, rimando. Anche questa è un'illusione di controllo: finchè sto immobile, non sbaglierò.
Senonchè le paure, nel non affrontarle, lievitano.
Quindi in effetti è vero: è inevitabile agire e vedere cosa succede...


Queste parole di Random potrebbero benissimo essere state scritte da me. Il problema è che bisognerebbe imparare il distacco, un sano distacco misurato e ovviamente non assoluto: su questo punto negli ultimi mesi mi stanno tornando utili alcune letture nell'ambito del Buddismo; io non sono buddista, ma il bello è proprio questo, non è necessario darsi una definizione per trarre vantaggio da qualcosa. Le paure non affrontate s'ingigantiscono e il fatto di rimandare sempre anche per me ha questa valenza di pseudocontrollo, salvo poi guardarmi indietro e notare che il continuo rimandare non mi ha permesso affatto di rimanere immobile e "fuori dal tempo" in attesa di rientrare quando la paura fosse passata, ma semplicemente mi ha tolto l'iniziativa: si continua a camminare lo stesso, ma come se si dovessero accettare le cose così come vengono, senza metterci niente di proprio, senza fare delle scelte. Si rimane espropriati in qualche modo.

Secret, per me è di grande aiuto la meditazione (troverai su internet tutto quello che c'è da sapere, sui vantaggi per la salute e tutto il resto): ormai è da qualche mese che la pratico, senza nessunissimo fronzolo pseudomistico o religioso, ognuno può vederci quello che vuole, ma resta il fatto che è un esercizio della mente che dopo un pò di pratica ti porta ad agire quotidianamente con lucidità e calma, a fare le scelte con meno patemi e maggiore consapevolezza...non è che la meditazione "trasformi" la personalità, semplicemente insegna (col tempo) a non perdersi in 10mila piccole paranoie inutili che di solito nelle persone tendenti all'ansia compromettono l'agire quotidiano. La cosa ottima è che in più fa bene al corpo e regolarizza il battito cardiaco (sempre a lungo termine).