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Newsletter di psicologia


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1

Monday, January 11th 2010, 12:10pm

Il perdono è indispensabile alla riuscita della terapia?

Gli psicoterapeuti insistono sul fatto che bisogna perdonare. Anche il mio è parecchio fissato su questo punto.
Di solito chi deve essere perdonato è uno o entrambi i genitori.
Se non perdoni rischi di fare una brutta fine, dicono. Potrai guarire solamente quando avrai perdonato ai tuoi genitori tutto quello che ti hanno fatto. Il tuo odio ti rende malato; per guarire, devi perdonare e dimenticare. Senza radici non si vola ecc. ecc.
Certe volte qualcuno si domanda: “Perché dovrei perdonare, se nessuno me lo chiede? I miei genitori si rifiutano di sapere, di comprendere ciò che mi hanno inflitto. Perché dunque dovrei continuare a sforzarmi, per esempio con l’aiuto della psicanalisi o dell’analisi transazionale, di capire i miei genitori e la loro infanzia, e di perdonarli? A cosa può servire tutto ciò? Chi ne sarà aiutato?".
Alice Miller, però, la chiama pedagogia nera, e finora che io sappia è l'unica che dice che il perdono non ha nulla a che vedere con la guarigione.
Qui c'è un bell'articolo a riguardo:
http://www.nontogliermiilsorriso.org/dru…ito-del-perdono
Voi che ne pensate?
"Diventa ciò che sei"
F. Nietzsche

Paris

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2

Monday, January 11th 2010, 12:40pm

Mmmm...non essendo un'esperta non voglio azzardare spiegazioni di tipo psicanalitco o altro...
Il mio punto di vista, da profana, è questo: se devo perdonare qualcuno vuol dire che questo qualcuno mi ha fatto un torto. Il torto subito (tradimento, maltrattamento o che so io) ha generato dolore. Curandomi cerco di eliminare il dolore. E come lo elimino? Di primo acchito mi vien da dire: con la vendetta o col perdono. Se poi ci penso bene, mi rendo conto che la vendetta è in realtà un portare questo dolore all'ennesima potenza e riversarlo sull'altro, quindi non lo elimina ma al contrario lo amplifica.
Il perdono sarebbe l'unica soluzione per superare, quindi eliminare il dolore; esso è accettazione e riconciliazione con l'altro e con se stessi. E' ovvio quindi che, messo così, anche a me sembra la condizione indispensabile per la guarigione.
Però: come si fa a perdonare? Io questo non l'ho mai capito. Dire che bisogna perdonare è come dire che bisogna star sereni, essere felici, in pace con se stessi, ma quanti ci riescono? Anche a me è stato detto di perdonare chi mi ha fatto soffrire durante l'infanzia (nel mio caso non si tratta dei miei genitori, e non si tratta neanche di abusi, ma di una sorta di violenza psicologica quando non avevo i mezzi per difendermi), ma proprio non ci riesco.
Credo che un confronto in età adulta avrebbe potuto aiutarmi, ma purtroppo la persona in questione è scomparsa anni fa.
Fatto sta che gli effetti dei danni causati da questa persona li sto sperimentando ancora oggi, a 30 anni, e nonostante abbia compreso, razionalizzato, quello che provo è ancora odio. Forse perdonare mi aiuterebbe a superare determinati blocchi e fobie, ma io non so neanche da dove cominciare.

3

Monday, January 11th 2010, 1:28pm

non so se il perdono fa guarire ma spessissimo è per COLPA di qualcosa che ci hanno fatto(direttamente o no)che abbiamo delle cicatrici. Dipende da cosa provocano. Penso che se provocano dei blocchi(es. il papà ci delude non riusciamo a fidarci degli uomini con un blocco in pieno che scatta automaticamente)il PERDONO è utile per espiare la colpa Ma in tutti gli altri casi boh..non saprei... ci sono alcune cose inconsce che non controlliamo spesso non sappiamo chi perdonare cosa perdonare e soprattutto come perdonare. Alcune volte succede che il perdono è utile verso noi stessi nel senso che a volte ci si prende troppo sul serio a volte essere meno duri con se aiuta molto. può anche far guarire. di solito quando si parla di blocchi è qualcosa che si riferisce a se stessi e a qualcosa che non ci perdoniamo, ci impediamo ed ecco che siamo bloccati rispetto ad una certa situazione insomma.

OcchiAperti

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4

Monday, January 11th 2010, 2:06pm

Hiba, sai che mi trovo perfettamente d'accordo con quell'articolo?
Anche se non ne capisco nulla di psicologia, sono perfettamente d'accordo con il fatto che il perdono può essere addirittura deleterio in quelle situazioni gravi in cui ci si è abituati ad essere in torto.
E poi bisognerebbe riflettere sulla parola "perdono"... Credo che il perdono avvenga per lo più quando la persona che ci ha fatto del male si renda conto di avercelo fatto e si scusi...in quel caso possiamo perdonare, ma quando il male continua ad essere inflitto?

Probabilmente sono d'accordo su un solo tipo di perdono, e cioè quello verso se stessi, perdonarsi per essersi sentiti in colpa, perdonarsi per aver reagito nei modi sbagliati al dolore inflitto, ripromettersi di non permettere più a certe dinamiche di entrare ancora nella nostra vita..
Non so del tuo contesto familiare Hiba, il mio è sempre stato molto complicato, ma io credo di essere in qualche modo riuscita ad accettare il fatto che la mia famiglia sarà così per sempre suo malgrado e quindi non vedo più la cattiveria insita nel nostro contesto, ma la vedo proprio come una condizione di malattia e squilibrio in cui io se voglio salvarmi, dovrò essere sempre superiore e non fami invischiare da certe dinamiche. In qualche modo essere "fuori da quel sistema" me lo rende nullo.

aina

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5

Monday, January 11th 2010, 3:22pm

Gli psicoterapeuti insistono sul fatto che bisogna perdonare. Anche il mio è parecchio fissato su questo punto.
Di solito chi deve essere perdonato è uno o entrambi i genitori.
Se non perdoni rischi di fare una brutta fine, dicono. Potrai guarire solamente quando avrai perdonato ai tuoi genitori tutto quello che ti hanno fatto. Il tuo odio ti rende malato; per guarire, devi perdonare e dimenticare. Senza radici non si vola ecc. ecc.
Certe volte qualcuno si domanda: “Perché dovrei perdonare, se nessuno me lo chiede? I miei genitori si rifiutano di sapere, di comprendere ciò che mi hanno inflitto. Perché dunque dovrei continuare a sforzarmi, per esempio con l’aiuto della psicanalisi o dell’analisi transazionale, di capire i miei genitori e la loro infanzia, e di perdonarli? A cosa può servire tutto ciò? Chi ne sarà aiutato?".
Alice Miller, però, la chiama pedagogia nera, e finora che io sappia è l'unica che dice che il perdono non ha nulla a che vedere con la guarigione.
Qui c'è un bell'articolo a riguardo:
http://www.nontogliermiilsorriso.org/dru…ito-del-perdono
Voi che ne pensate?
Ciao hiba, sono d'accordo col tuo terapista e molti altri che la sentono così, anche se è una cosa estremamente difficile da PRATICARE.
Ti spiego perché la penso e sento così.

Se non c'è perdono, c'è giudizio (già questo basterebbe a scindere l'energia emozionale, cosa che porta alla polarizzazione della stessa, caratterizzandola in + e -, conferendole complementarietà e rendendola "attraente" del suo opposto, a differenza della NEUTRALITA' della sua natura); se c'è giudizio è possibile che in qualche angolo recondito (e forse neanche tanto ) ci sia ancora della rabbia, del rancore....e quant'altro.
Tali emozioni, purtroppo, tengono in vita e sempre saldi i vecchi schemi dai quali, in tal modo, diventerà sempre più difficile liberarsi (nel senso che cambieranno forma iniziale e si trasformeranno, ma sempre da quell'origine trarranno la loro esistenza )

Un'accezione laica del perdono, quindi, se vogliamo anche egoistica (senza perdono non mi libero).

Spiegare il perché è semplice, farlo.....per niente!!! Ma ne vale la pena, davvero
Ho'oponopono





ros

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6

Monday, January 11th 2010, 3:35pm

anche il mio era fissato con il perdono, fatta eccezione per i suoi di genitori verso i quali nutriva rancore (ve lo giuro=)
:assi:
in effetti io passo attraverso fasi.
il grosso l'ho perdonato, ma ci sono ancora frasi o gesti che montano in me una gran rabbia.
ne parlo con mio marito in genere , ci piango su e poi mi passa e ritorna in me la pace e , guardandoli, li amo moltissimo.

questo credo nn voglia dire smettere di dialogare e dire il proprio punto di vista, ma osservarli per quello che sono.
se ti facessi raccontare la loro vita, capiresti perchè sono cosi.

nn potevano fare di piu.
ma tu si hiba, tu adesso hai interrottto la catena come mi piace dire, e tu farai altre scelte.

7

Monday, January 11th 2010, 5:55pm

Se non c'è perdono, c'è giudizio (già questo basterebbe a scindere l'energia emozionale, cosa che porta alla polarizzazione della stessa, caratterizzandola in + e -, conferendole complementarietà e rendendola "attraente" del suo opposto, a differenza della NEUTRALITA' della sua natura); se c'è giudizio è possibile che in qualche angolo recondito (e forse neanche tanto ) ci sia ancora della rabbia, del rancore....e quant'altro.
Tali emozioni, purtroppo, tengono in vita e sempre saldi i vecchi schemi dai quali, in tal modo, diventerà sempre più difficile liberarsi (nel senso che cambieranno forma iniziale e si trasformeranno, ma sempre da quell'origine trarranno la loro esistenza )


8o
Questa è la mia faccia quando il mio psicoterapeuta mi dice le cose che mi dici tu.
Ma siete davvero convinti? Ma siete sicuri?
"Diventa ciò che sei"
F. Nietzsche

Pegaso

volato via come una foglia

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8

Monday, January 11th 2010, 6:00pm

ma scusa su quali basi uno psicoterapeuta dice che bisogna perdonare "qualsialsi" cosa ???
io non so ovviamente cose hanno avuto gli altri coi propri genitori ma penso che ci siano cose che nno si posso perdonare per forza di cose ! punto e basta, sto perdono di qua e di la io proprio non lo capsico...
Adieu :hi:

9

Monday, January 11th 2010, 6:01pm

nn potevano fare di piu.


Questo lo so.
Ma non cambia le cose di una virgola.
Almeno a me...
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F. Nietzsche

AmeliePoulain

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10

Monday, January 11th 2010, 6:22pm

Mah...anche la mia psicoterapeuta ha più volte sottolineato questo punto. Per guarire, per uscire davvero da certi schemi bisogna perdonare, ovvero "lasciare andare". All'inizio mi sembrava un'assurdità, anzi non mi andava proprio. Ma dico, per anni ho sopportato sofferenze e ora perdono? Porgo l'altra guancia?? Ma che è, mica c'ho scritto fessa in faccia!
Eppure con il tempo mi sono dovuta ricredere, per questo concordo con aina. Per quanto mi riguarda il perdono verso certe persone è avvenuto, verso altre più vicine a me, come i genitori, non ancora. Io credo che non si richieda il perdono così, a caso, subito, incondizionatamente. Prima è necessario vivere le emozioni, quelle negative che ci siamo portati dietro per anni e anni, tirare fuori la rabbia, la sofferenza, anche l'astio verso chi ha condizionato il nostro star male. Questo serve per metabolizzare, analizzare, ricomporre il puzzle del nostro vissuto, tuttavia ad un certo punto, dopo aver tirato fuori tutto, è anche necessario "lasciar andare". Io non so se il perdono in ambito psicoterapico è considerato in questi termini, ma io l'ho vissuto così.
Come dice aina, mantenere astio e rabbia non fa altro che renderci continuamente e ciclicamente attori di un copione dal quale comunque non ci distacchiamo. E' solo chiudendo con un certo passato (attraverso il perdono) che si può cominciare a vivere senza condizionamenti.
Non so, questa è la mia esperienza...se non avessi perdonato certe persone, sarei ancora qui a rodermi il fegato e a temere in fondo di rivivere determinate situazioni, magari creandole inconsciamente. Con la famiglia mi riesce un pò più difficile, ma ci sto arrivando..col tempo magari. Ciò non toglie che sia facile teoricamente, ma nei fatti estremamente complesso, richiede tempo, maturità, pazienza. Sicuramente più il "male" ricevuto è grave, più il perdono sarà complicato da raggiungere.
I found it hard, it was hard to find...oh well, whatever, nevermind.
http://www.youtube.com/watch?v=6bEVwcPYy6s

aina

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11

Monday, January 11th 2010, 8:17pm

All'inizio mi sembrava un'assurdità, anzi non mi andava proprio. Ma dico, per anni ho sopportato sofferenze e ora perdono? Porgo l'altra guancia?? Ma che è, mica c'ho scritto fessa in faccia!
:D infatti!!! questa è l'accezione più diffusa del perdono e di certo la più inapplicabile perché fuorviante. Si sorvola sugli stati d'animo che ci crea il comportamento lesivo, li si nega, li si reprime fino a non percepirli più e sentirsi tanto buoni e tanto "santi" :thumbdown: . Rende perpetui gli atteggiamenti e i comportamenti di vittima e persecutore attraverso la scissione dell'energia emozionale di entrambi.
Prima è necessario vivere le emozioni, quelle negative che ci siamo portati dietro per anni e anni, tirare fuori la rabbia, la sofferenza, anche l'astio verso chi ha condizionato il nostro star male. Questo serve per metabolizzare, analizzare, ricomporre il puzzle del nostro vissuto, tuttavia ad un certo punto, dopo aver tirato fuori tutto, è anche necessario "lasciar andare".
Hai descritto il processo completo che, come si capisce bene e hai anche detto....non è un attimo....ci vuole tempo e un gran lavoro interiore, che sembra spesso finito ma in realtà è necessario proceda a livelli sempre più profondi.
se non avessi perdonato certe persone, sarei ancora qui a rodermi il fegato e a temere in fondo di rivivere determinate situazioni, magari creandole inconsciamente.
Emozioni che mantengono in vita i copioni, quelle che doc Faust definisce "parassite". Finché non ci si libera di ognuna di loro (dolore, rabbia, paura, ansia, ecc..) lasciandole andare col perdono - di sé (si comincia perdonandosi di non riuscire a farlo) e dell'altro, si comportano come la testa della tenia (il verme solitario): ricreano tutto il verme un'altra volta.

Hiba, so quanto si ribelli al solo pensiero ogni cellula del nostro essere

P.S. ancora adesso mi curo il fegato (essendo stata incaxxata da piccola in su si è danneggiato davvero...le espressioni metaforiche, spesso, diventano letterali)
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Dalena

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12

Monday, January 11th 2010, 9:12pm

Ciao Hiba, c'è tanto da dire su questo argomento, ma adesso per esigenze fam riesco solo a dirti che non è detto che ricevendo delle scuse si stia meglio, non è automatico che il pentimento del nostro aguzzino lenisca i nostri dolori, anzi, per esperienza (ma io non sono stata maltrattata a quel modo, mi riferisco all'articolo che hai linkato) quando a me è stato detto che c'era coscienza dell'errore commesso mi sono sentita ancora più infuriata, più ingiustamente trattata...

Mi viene in mente in questo momento, però, che questo potrebbe essere un passo necessario per sfogare la rabbia ed arrivare in seguito al perdono...? Non credo però che sia indispensabile.

E cmq il perdono io non lo intendo alla stregua dell'autrice dell'articolo, lo ritengo un atto dovuto a se stessi per liberarsi della rabbia che divora e consuma giorno dopo giorno... a me è successo di essere, credo, arrivata ad un limite talmente insopportabile e rischioso per la mia salute mentale da riuscire in qualche modo ad esplorare anche questa possibilità, che si è rivelata davvero sanificante. Una specie di ultima spiaggia... Ci sono arrivata da sola, non ho fatto mai nessun percorso terapeutico.

E di certo non l'ho detto a lui, che l'avevo perdonato, ma in qualche modo questo mi ha anche permesso di staccarmi da lui, dentro di me, riesco a spiegarmi? Dopo via via sono stata sempre più capace di difendermi, di non farmi ledere più.

geppo1983

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13

Monday, January 11th 2010, 11:54pm

Alice Miller, però, la chiama pedagogia nera, e finora che io sappia è l'unica che dice che il perdono non ha nulla a che vedere con la guarigione.

Ma mò chi è questa? Hiba... leggi troppo: per la miseria!! :P

Cmq sta cosa del perdonare lo dicono in tutti i film quando ci stanno di mezzo gli psicoterapeuti :thumbsup: ...(pure ieri sera a dottor House dicevano qualcosa del genere ahahah)

14

Tuesday, January 12th 2010, 10:32am

Worthington (2001) propone la seguente definizione: “il perdono è definito come la sostituzione emotiva delle emozioni negative calde, rabbia e paura, che seguono un torto o un’offesa percepita, o delle emozioni negative fredde, rifiuto del perdono (unforgiveness) e indifferenza, che seguono il rimuginio (rumination) in merito ad una trasgressione, con emozioni positive, come l’amore disinteressato, l’empatia, la compassione, o addirittura l’amore romantico”. Il perdono, secondo Worthington, non cancella il torto subito e non cambia la natura della trasgressione, ma modifica l’affetto emotivo connesso alla trasgressione.

E perchè dovrei sostituire queste sanissime emozioni negative con addirittura l'amore disinteressato? A me sembra assurdo! Non si può pensare di vivere la vita come dei lobotomizzati con il sorriso sulle labbra e pieni solo di emozioni positive! Se una persona mi ha profondamente ferita io non posso amarla, perchè anche l'amore può essere ucciso.

McCullough & Worthington (1995) definisce il perdono come: “un insieme di mutamenti psicologici attraverso i quali l’individuo offeso diventa sempre meno motivato a vendicarsi, a rivalersi nei confronti di chi gli ha fatto del male e ad estraniarsi, fisicamente e psicologicamente, da tale persona. Al contrario, la vittima si sente sempre più motivata a riappacificarsi e ad essere benevola nei confronti dell’offensore, benché il suo comportamento l’abbia ferito. Il perdono è un complesso fenomeno affettivo, cognitivo e comportamentale, nel quale le emozioni negative e il giudizio verso il colpevole vengono ridotti, non negando il proprio diritto di sperimentarli, ma guardando al colpevole con compassione, benevolenza e amore”.

Va bene non vendicarsi, ma non capisco perchè uno non possa semplicemente allontanarsi e dire: Con te non voglio avere più niente a che fare!
No! Manco questo si può fare, anzi!!!! Ti devi persino riappacificare, magari con una persona violenta, inaffidabile, traditrice e così malata di narcisismo che se potesse camminarti sulla faccia lo farebbe senza remore?

Rye e Pargament (2002) definiscono il perdono come: “lasciare andare le emozioni negative (l’ostilità), le cognizioni negative (i pensieri di vendetta) e i comportamenti negativi (l’aggressione verbale) in risposta ad una considerevole ingiustizia subita e disporsi in modo compassionevole nei confronti del colpevole”.

Ecco, questi mi sembrano un tantino più umani. Perlomeno non ti dicono che devi andare a lavare i piedi del carnefice dopo che ti ha preso a calci in faccia! Già è qualcosa.

Nel momento in cui percepisce di aver subito un’offesa intenzionale, la vittima reagisce provando rabbia, desiderando di vendicarsi, cercando di evitare il contatto personale e psicologico con l’artefice dell’offesa (McCullough, Exline, & Baumeister, 1997).
Rispetto a tali reazioni iniziali, il perdono assume un ruolo ed un valore catartico: agevola, cioè, l’abbandono dei sentimenti negativi e del risentimento, facilitando così l’affievolirsi del ricordo del male subito.


Si affievola il ricordo? Ma siamo impazziti???? A me pare sanissimo cercare di evitare il contatto personale e psicologico con l'offensore. Non capisco perchè non dovrei! A me sembrano discorsi da preti veramente!

Per dirsi propriamente tale il perdono deve poi essere un atto intenzionale, in virtù del quale chi è stato ferito rinuncia volontariamente al diritto di risentirsi con il suo offensore. Perdonare non significa semplicemente negare o dimenticare il torto subito, desistere dall’attuare la propria vendetta e comportarsi come se nulla fosse successo. Se così fosse, il perdono favorirebbe il ricrearsi delle stesse condizioni in cui si è generata l’offesa ed agevolerebbe il suo ripetersi.
Si può riconoscere nel perdono un atto di coraggio che “chiede alla vittima di accettare nuovamente nel suo cuore la persona che si è resa responsabile della sua sofferenza. Perdonare, dunque, vuol dire rischiare e mettere in gioco la propria fiducia ed il proprio affetto senza aver la garanzia che ciò sarà contraccambiato in futuro” (North, 1987).


E va bene. Si rinuncia alla vendetta, ok. Ma non basta! Bisogna accettare di nuovo nel cuore, rischiare, mettere in gioco la propria fiducia e il proprio affetto di fronte a una persona che ne abuserà ancora, ancora, ancora! Oppure, se siamo fortunati, la persona continuerà a non vederci, a non ascoltarci, arroccata nel suo fortino senza nulla concedere. Bello!

Il dono, dunque, presuppone fiducia negli altri, ovvero nelle relazioni, poiché è la fiducia negli altri che, sola, può assicurare la circolazione del dono.
http://www.rivistadipsicologiaclinica.it…_Ceccarelli.htm

Ed eccoci qua. Il dono presuppone la fiducia negli altri.
Qualcuno mi spieghi per quale motivo io dovrei accordare la mia fiducia a una persona violenta e profondamente negativa. Per quale motivo dovrei avere fiducia nella relazione quando la persona in questione nega qualsiasi tipo di relazione con gli altri che non sia volta al soddisfacimento immediato dei suoi bisogni.
A me sembrano cose dell'altro mondo, come mi sembra assurdo e utopico eliminare i sentimenti negativi dal cuore.
Purtroppo ci sono offese così profonde che bisogna rassegnarsi a conviverci anche tutta una vita e che recheranno con se quei sentimenti di rabbia, paura, tristezza, frustrazione, che sono sanissimi di fronte a certe cose e che permangono nel ricordo senza affievolirsi mai!
Bisogna avere le palle quadrate per portare addosso certe cicatrici, e dire a persone così ferite che devono perdonare è veramente... imperdonabile.
Io preferisco tenermi queste cose, che fanno parte di me, che mi rendono umana, che testimoniano la mia fragilità.
Posso rinunciare ad aggredire di rimando, posso rinunciare all'idea di vendicarmi, posso guardare avanti. Ma espormi di nuovo ad altre offese, dispormi allo scherno, al disprezzo, all'arroganza, alla violenza verbale, ai ricatti morali ecc. di una persona che mi ha fatto davvero male, no!
Andar lì a ricucire un rapporto, ad accordare la mia fiducia, no!
Mi sembra assurdo, esagerato e delirante.
Quando una persona è pericolosa bisogna starne alla larga. Quando siamo profondamente legati alla persona in questione e nostro malgrado l'amiamo profondamente e abbiamo dentro un buco nero, è bene stare alla larga e non permettergli di rigirare il coltello nella piaga ancora, ancora e ancora.
Ci sono cose che non si possono lasciare andare, secondo me. E gli psicologi dovrebbero smetterla di predicare il perdono a tutti i costi e a tutti indiscriminatamente.
Ci sono persone che farebbero bene a perdonare determinate offese, ma ci sono persone che farebbero bene a tutelarsi, a proteggere se stesse e che non dovrebbero sentirsi costrette a ingollare il boccone e a beneficiare la persona che odiano.
Non esiste la ricettina perfetta, ma esistono persone, individui, storie particolari che debbono venir rispettate.
"Diventa ciò che sei"
F. Nietzsche

ros

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15

Tuesday, January 12th 2010, 11:13am

ma scusa su quali basi uno psicoterapeuta dice che bisogna perdonare "qualsialsi" cosa ???
io non so ovviamente cose hanno avuto gli altri coi propri genitori ma penso che ci siano cose che nno si posso perdonare per forza di cose ! punto e basta, sto perdono di qua e di la io proprio non lo capsico...


nn c'è molto da capire.

siamo noi che portiamo lo psicot. a dirci questo, dopo un percorso in cui abbiamo sviscerato tutto.

e la fine del percorso è solo il perdono.

come vorresti concludere?con un astio perenne, con la fucilazione, con il lamento senza fine, con il confronto-scontro che ti fa travasare la bile, con il distacco "nn ti rivolgo piu la parola.sei come morto"?



sai cosa penso pegaso, che i vecchi schemi ci fanno comodo.

oramai abituati a caricarci e a fare, sotto la spinta del litigio dove iniziamo a dire IO IO e TU TU.

e nn sappiamo agire se nn sotto la spinta del contrasto, perchè ci fa comodo restare cosi.

forse il Dna ci giustificherà sempre.

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