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Areoplano

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martedì, 21 aprile 2015, 11:40

I principi in psicologia

Come vengono considerati i principi in psicologia? E voi, come li considerate?

Carlo Pierini

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venerdì, 19 giugno 2015, 01:08

A quali principi ti riferisci? Ai principi che governano la psiche, oppure ai principi etici a cui ognuno di noi si conforma?

Areoplano

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venerdì, 19 giugno 2015, 10:57

Certo, hai ragione. Mi riferivo ai principi che governano la psiche, quelli che ci imponiamo anche a seguito di eventi. Se è sano avere dei propri principi, se è necessario, se è inevitabile, se è giusto mantenerli a tutti i costi. Ma piano piano un po' mi sto rispondendo da solo, studiando e ricercando. Credo siano come la zattera per attraversare il fiume, quella storia che una volta attraversato il fiume non è più necessario continuare a portarla con se.

Carlo Pierini

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venerdì, 19 giugno 2015, 13:22

AEREOPLANO
Certo, hai ragione. Mi riferivo ai principi che governano la psiche, quelli che ci imponiamo anche a seguito di eventi. Se è sano avere dei propri principi, se è necessario, se è inevitabile, se è giusto mantenerli a tutti i costi. Ma piano piano un po' mi sto rispondendo da solo, studiando e ricercando. Credo siano come la zattera per attraversare il fiume, quella storia che una volta attraversato il fiume non è più necessario continuare a portarla con se.

CARLO
Ti ho fatto questa domanda, perché per "principi che governano la psiche" io intendo, in analogia con i principi che governano la fisica, delle leggi che esistono IN SE' indipendentemente dalla nostra volontà (le leggi fisiche non le abbiamo create noi, ma le abbiamo *scoperte*). Al contrario, i principi etici cambiano da cultura a cultura, da persona a persona e, quindi, in una certa misura sono una questione di libera scelta.
Si tratta, cioè, di un argomento estremamente complesso che coinvolge l'intera cultura umana, dalla Scienza alla Filosofia alla Teologia, e che non avremmo alcuna speranza di circoscrivere (specialmente in una discussione da newsgroup); A MENO CHE (ed è questo il cammino nuovo che io sto elaborando da una ventina d'anni a questa parte) non esistesse un Principio universale che governa OGNI aspetto della realtà (dalla Fisica alla Teologia) che è necessario portare alla luce della conoscenza affinché diventi un criterio-guida ultimo a cui ispirare il comportamento etico di ognuno di noi.
Tuttavia, ti renderai facilmente conto come, anche posta la questione in questi termini, il discorso sia comunque estremamente vasto e immensamente ricco di sfaccettature.
...E allora, tanto per cominciare, prima leggiti il mio thread "Ho avuto un'esperienza visionaria molto istruttiva", metti a confronto le conclusioni finali di quel mio intervento con le seguenti citazioni dello psicologo C. G. Jung, e poi fammi sapere le prime considerazioni che ti vengono in mente:

“Una teoria psicologica che voglia essere più di un semplice sussidio tecnico deve fondarsi sul principio dei contrari; senza tale principio potrebbe ricostruire soltanto una psiche nevroticamente squilibrata. Non esiste equilibrio e non esiste sistema autoregolantesi senza un termine di opposizione". [JUNG: Psicologia dell'inconscio - pg.110]

"I simboli usciti dall'inconscio, che appaiono in sogni e visioni, indicano la necessità di porre a confronto i contrari, mentre le immagini della meta rappresentano la loro armonizzazione ben riuscita". [JUNG: Psicologia e religione - pg.441]

"Il problema degli opposti inteso come principio inerente alla natura umana rappresenta un altro passo avanti nel nostro graduale processo conoscitivo. Questo problema è un problema dell'età matura dell’umanità". [JUNG: Psicologia dell'inconscio - pg.107]

"Una più pronunciata separazione dei contrari equivale ad una discriminazione più acuta, e questa rappresenta la "conditio sine qua non" di ogni espansione e intensificazione della coscienza". [JUNG: Studi sull'alchimia - pg.269]

"La polarità della struttura della psiche è in comune con tutti i processi naturali. Questi ultimi sono fenomeni energetici che scaturiscono sempre da uno stato "meno probabile" di tensione tra gli opposti. Questa formula si rivela di particolare importanza per la psicologia, nella misura in cui la coscienza esita di solito a riconoscere o ad ammettere il carattere di polarità del suo sfondo, anche se proprio da quest'ultimo trae la sua energia". [JUNG: Mysterium coniunctionis - pg. 8]

"Chi percepisce contemporaneamente la propria ombra e la propria luce, vede se stesso da due lati opposti e, in tal modo, raggiunge il centro. E’ questo il segreto dell'atteggiamento orientale: la contemplazione degli opposti rivela all'uomo orientale la natura della maya che presta alla realtà un carattere illusorio. Il veramente reale si trova dietro gli opposti e negli opposti; esso vede e abbraccia l'intero". [JUNG: Psicologia e religione - pg.475]

"Il termine sanscrito per coppia di opposti in senso psicologico è “dvandva”. Esso significa anche coppia (uomo-donna), conflitto, litigio, duello, dubbio. [In Oriente] le coppie degli opposti sono state generate dal creatore del mondo. [...] «Il mondo ha sempre da soffrire a causa delle coppie di opposti», dice il Ramayana (II, 84, 20). È quindi un dovere etico di essenziale importanza non lasciarsi influenzare dagli opposti (nirvandva = libero dagli opposti), ma elevarsi al di sopra di essi, giacché la liberazione dagli opposti conduce alla redenzione.
Dal libro di Manu: «Chi si è affrancato progressivamente da tutti i legami e da tutte le coppie di opposti riposa in Brahman» (Manava-Dhar-masastra VI, 80 sg.).
Nel Yogasutra del Patanjali è detto: «Dalla più profonda concentrazione (samadhi) consegue la non ostruzione da parte dei contrari»". [JUNG: Tipi psicologici - pg.212]

Areoplano

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venerdì, 19 giugno 2015, 19:22

Ok, apro un discorso unico qui..
Certo che se riesci a dimostrare in qualche modo questa teoria, come già sai anche tu sarebbe rivoluzionaria.
Vedendolo dall'esterno, così come prima impressione, mi sembra un po' un'utopia. Sono del parere, per esperienza personale, che le cose semplici sono quelle che rivoluzionano di più sia l'individuo che la comunità. E' anche vero che per arrivare alle cose semplici, spesso si è passato a quelle complicate.

C'è un altro punto che non mi è chiaro, ed è forse il concetto che anche tu non riesci a dimostrare, come potrebbe essere possibile spiegare con la scienza ciò che con la scienza non ha niente a che fare?
Se la dualità è ciò che permette di trovare l'equilibrio e qui ne deriva secondo me il senso de 3 come numero perfetto, in un contesto dove non esiste il bene e il male, il giuso e sbagliato, il bello ed il brutto, il bianco e il nero, il grande ed il piccolo, il sacro e il profano ma uno stato che va oltre la dualità e la via di mezzo, se tutto è così come deve essere, che senso avrebbe cercare di dare una spiegazione? Non avrebbe molto più senso raggiungerlo, immergersi, disperdersi, dissolversi con esso, piuttosto che cercare di spiegarlo?
Come potrebbe esistere un Dio quando il concetto stesso di un Dio preclude la sua unicità in un contesto dove tutto è uno ed uno è tutto? Ma come sarebbe anche possibile negarne l'esistenza?

Per essere sintetico e riassumere molto quello che penso, usando una metafora, se esiste (o esistesse) una meta ultima, credo che sarebbe più saggio raggiungerla piuttosto che dimostrarne l'esistenza.

Carlo Pierini

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venerdì, 19 giugno 2015, 22:19

AEREOPLANO
Certo che se riesci a dimostrare in qualche modo questa teoria, come già sai anche tu sarebbe rivoluzionaria.
Vedendolo dall'esterno, così come prima impressione, mi sembra un po' un'utopia. Sono del parere, per esperienza personale, che le cose semplici sono quelle che rivoluzionano di più sia l'individuo che la comunità. E' anche vero che per arrivare alle cose semplici, spesso si è passato a quelle complicate.

CARLO
...La seconda che hai detto!! :-)
Infatti, l'amico Keplero, per esempio, si è fatto ...'nu mazzo tanto... cioè, ha lavorato per ben trent'anni per dimostrare una cosa semplicissima che oggi capiscono al volo anche i ragazzi delle elementari: un girotondo di pianeti intorno ad un Sole centrale! Ecco, anche nel caso in oggetto, non c'è niente di più semplice e di intuitivo che pensare nell'esistenza di un solo Principio-Dio intorno a cui gravita l'intera Totalità e di cui le diverse religioni hanno espresso-percepito (mutatis mutandis) i diversi aspetti-attributi che Lo caratterizzano. E quest'ultima idea è pienamente coerente con l'enorme mole di osservazioni comparate messe in luce in questi ultimi 80-90 anni dagli studiosi più seri, sia nel campo della Storia comparata del mito e delle religioni (Eliade, Guénon, Williamson, Alleau, Evola, Burckhardt, ecc.) sia nel campo della psicologia del profondo (Jung, Hillman, Jaffè e pochi altri) grazie alla scoperta dei cosiddetti "archetipi" e delle loro davvero straordinarie e sorprendenti proprietà (universalità, trascendenza spazio-temporale, ecc.).

AEREOPLANO
C'è un altro punto che non mi è chiaro, ed è forse il concetto che anche tu non riesci a dimostrare, come potrebbe essere possibile spiegare con la scienza ciò che con la scienza non ha niente a che fare?

CARLO
Bravo, questa è una domanda davvero intelligente!
Una risposta esauriente occuperebbe diversi dotti volumi, ma io proverò a sintetizzare il tutto in poche righe; nel caso ti risultasse oscura, potremmo tornare con calma sui dettagli.
Siccome qualche giorno fa, parlando di archetipi su “it.fisica”, ho risposto a una obiezione simile alla tua, te la copio incollo:
“La Scienza, naturalmente, essendo nata come studio del mondo concreto e dei fenomeni misurabili/matematizzabili/riproducibili, per mancanza di adeguati strumenti teorici di giudizio, ignora del tutto queste nozioni; ma la Conoscenza - di cui la Scienza incarna solo UNO dei due poli - ha il dovere di intensificare le ricerche e di approfondire quest'ordine di eventi, senza lasciarsi fuorviare dal pregiudizio - quasi unanime tra gli scienziati - secondo il quale "extra Scientiam, nulla salus". Ti ricorda qualcosa? :-)”.
…Vorrei solo aggiungere che un Principio unico, per essere davvero *universale*, NON PUO’ CHE essere un principio psicologico in Psicologia (il Sé junghiano), principio logico nella logica (la Dialogica), teologico nella Teologia (Dio), simbolico nella simbologia (il Tao, il Caduceo, ecc.), etico nell’Etica, filosofico nella Filosofia (la Dialettica), ecc., e, pertanto, necessariamente, principio fisico nella Fisica.

AEREOPLANO
Per essere sintetico e riassumere molto quello che penso, usando una metafora, se esiste (o esistesse) una meta ultima, credo che sarebbe più saggio raggiungerla piuttosto che dimostrarne l'esistenza.

CARLO
Perché porre limiti alla provvidenza? :-) Ampliando quanto ho appena detto, un vero Principio ultimo NON PUO’ CHE essere anche principio della Ragione e dell’Intelletto oltreché principio del cuore e della fede. Lo so che, specialmente in Oriente, si preferisce credere nell’ineffabilità del Sacro, ma se Dio coincide davvero con il Tao, cioè con l’Unità del Due, allora per elevarsi a questa unità non ci possono essere che DUE cammini opposti-complementari: quello del cuore (amore, fede) e quello dell’intelletto (conoscenza, sapienza). Un Dio della sola fede sarebbe semplicemente un Dio a metà. :-)

...E visto che siamo in discorso, ti copio-incollo un bell'articolo che scrissi qualche anno fa per mostrare come molti simbolismi importanti convergano in modo impressionante verso le mie tesi; anzi sono le mie tesi che hanno trovato ispirazione in essi. Leggitelo con calma, dal momento che è piuttosto lunghetto.

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IL MITO DI CRISTO, LA SCIENZA E IL MITO DELL'EDEN (si noti la rigorosa coerenza dei simboli)

Questo è il Grande Sigillo della dichiarazione di Independenza degli U.S.A., rappresentato anche nelle banconote da un dollaro:

http://3.bp.blogspot.com/-9yCW8WhoZMg/UX…Sigillo+USA.jpg

Sembra un’innocente immagine ornamentale, mentre in realtà rappresenta una vera e propria tesi teologico-filosofica.
Tutti sanno che il triangolo simbolizza la Trinità divina, cioè Dio; ma pochi sapranno che, essendo l’occhio un simbolo di conoscenza, il triangolo rappresenta, più propriamente, la Sapienza divina, la Verità ultima, cioè il Logos.
Infatti, “conoscere” significa costruirsi un’immagine adeguata delle cose, cioè significa trasformare il mondo oggettivo in immagini concettuali fedeli e rigorose che lo rappresentino nella mente del soggetto, o nel libro della Conoscenza. Ma “trasformare il mondo in immagini” corrisponde, in senso proprio, alla funzione specifica della vista, di cui l’occhio, appunto, è l’organo deputato. In questo senso, il processo conoscitivo è una analogia molto calzante del processo visivo; una analogia che è ancora più compiuta se consideriamo che la conoscenza, intesa nel suo senso più evoluto, non è una semplice lista di dati o fenomeni o verità oggettive, ma si eleva fino all’astrazione soggettiva dell’ordine che li relaziona, cioè delle leggi e dei principi che li governano. Come scrive il matematico J. Henri Poincaré:

"La scienza è fatta di dati come una casa di pietre. Ma un ammasso di dati non è scienza più di quanto un mucchio di pietre sia una casa."

Così come lo scienziato non si limita a catalogare passivamente gli eventi che osserva, ma li ordina facendo convergere la loro molteplicità disordinata verso l’unità di leggi e principi, nello stesso modo l’occhio non si limita a ricevere passivamente la luce del mondo, ma ordina i suoi raggi facendoli convergere in un unico punto focale (pupilla) dal quale si proietterà l’immagine sulla retina. Senza questo punto di convergenza, non si formerebbe mai alcuna immagine perché la retina sarebbe solo illuminata da una luce uniforme.
Così, l’immagine ottica diventa la metafora NON di un generico sapere, ma di quella conoscenza compiuta che non è una semplice rappresentazione delle cose, ma la rappresentazione del loro ordine. Le cose, gli eventi, i fenomeni sono dati, ma il loro ordine deve essere astratto da una mente attiva e creativa la quale, attraverso la conoscenza di quest’ordine e del principio che lo regge, illumina il mondo, e ne svela i misteri.
E’ l’occhio radiante del Sigillo che corrisponde con l’occhio del sapiente o con l’occhio del Principio ultimo, del Grande Architetto che tutto crea, misura e illumina e da cui emana l’intera Totalità (la piramide). Oppure è l’occhio dell’Intelletto, che da un lato rivece “la luce dei fatti” e la trasforma in immagini, mentre dall’altro lato, ordinando i fatti attraverso leggi e principi, chiarisce il senso delle cose e, illuminandole, scrive il libro della conoscenza.
La piramide, insieme ad altri motivi simbolici come la montagna, l’albero, la croce, la sfera, il tempio, ecc., è un simbolo della totalità cosmica e, pertanto, il Sigillo nel suo insieme rappresenta il cosmo con al vertice il Principio ordinatore quale “pietra angolare”.
Ciò ricorda quanto scrive Paolo in Efesini, 2:20:

“Voi siete un edificio costruito sulle fondamenta degli apostoli e dei profeti, del quale Gesù è la principale pietra angolare”.

Del resto, cos’è Cristo, se non l’incarnazione umana del Principio Ultimo? L’assimilazione Cristo/pietra angolare qui è rafforzata dalla forma triangolare che allude alla trinità di Cristo. Infatti, nell’Apocalisse (1:16) Cristo è identificato con il Logos-Verità “...il cui volto risplende come il sole”. Si legge nel Dizionario dei Simboli Rizzoli (Vol.2, pg. 216-217):

“La pietra angolare in realtà è la pietra della cima. E’ la pietra della completezza, della coronazione; è il simbolo di Cristo sceso dal Cielo per portare a compimento la Legge. (...) E’ la pietra-PRINCIPIO, la pietra della Sapienza e della Conoscenza”.

Scrive R. Guénon:

“Nelle chiese bizantine, la figura del Pantokrator o del Cristo “in maestà” occupa nella volta la posizione centrale che corrisponde, precisamente, all’“OCCHIO” della cupola”. [R. GUÉNON: Simboli della Scienza sacra – pg. 311]

L’iscrizione Novus Ordo Seclorum (Nuovo Ordine dei Tempi) evoca i versetti biblici di Giovanni:

“...E vidi un nuovo cielo e una nuova terra. ...E vidi la nuova Gerusalemme scendere dal cielo vestita come una sposa ornata per il suo amato. ...La tenda del Signore è con il genere umano e Dio risiederà con essi. ...E colui che stava seduto sul trono disse: “Faccio nuove tutte le cose. Io sono l’Alfa e l’Omega, il PRINCIPIO e il Fine”. (Apocalisse, 21:1- 6):

In un simbolo alchemico del 1.600 troviamo una variante dello stesso significato del Gran Sigillo. In esso è rappresentata la sfera del Cosmo, nel cui centro brilla l’occhio radiante del Principio.

http://2.bp.blogspot.com/-ifq-5dJRCBk/UX…am+tenebrae.jpg

Mentre nel Gran Sigillo il carattere di fondamentalità del Principio è rappresentato dalla sua posizione di vertice della piramide, in questa figura è espresso come centralità: l’occhio radiante è posto nel centro della sfera in modo che “nusquam tenebrae”, “in nessun luogo ci saranno le tenebre”. Grazie al Principio, i misteri del mondo saranno rivelati, conformemente alla promessa evangelica: “Non c’è niente di occulto che non sarà rivelato, né segreto che non sarà conosciuto” (Luca, 12:2).
Di fatto, il Principio è un punto di vista universale, il punto di riferimento ultimo, l’occhio di Dio nel centro del mondo.

Scrive Pico Della Mirandola:

“Ti ho posto nel centro del mondo affinché da lì tu potessi scorgere tutto ciò che c’è nel mondo”. [Oratio de homini dignitate, fol. 131 r]

L’analogia tra piramide e sfera è anche rigorosamente geometrica, perché geometricamente la sfera equivale a una piramide: dobbiamo immaginare una piramide la cui base si estenda incurvandosi intorno al proprio vertice fino a richiudersi e a formare una superficie sferica centrata nel vertice stesso. Infatti, il volume della piramide è uguale a *b x h : 3* (area di base x altezza diviso 3) che nella sfera diventa *s x r : 3* (superfice sferica x raggio diviso 3). Non è difficile rendersi conto che si tratta della stessa formula, nella quale b diventa s e h diventa r.
Nel Grande Sigillo il carattere trascendente-metafisico del Principio è sottolineato dalla separazione del vertice, mentre nella figura alchemica dal fatto che in una sfera il centro trascende la superficie pur essendo la sua origine (in geometria il centro di un cerchio è detto anche “origine”).

Per capire più da vicino quale sia il Principio a cui allude la simbologia, dobbiamo osservare un particolare di un’altra figura alchemica (Ars magna lucis et umbrae di A. Kircher, 1665 - Fig. 3)

http://1.bp.blogspot.com/-7UtSyb6MP1M/Td…uce-tenebre.jpg


in essa l’”occhio-Principio” è collocato proprio sulla cima del Caduceo che è nella mano destra di Hermes-Mercurio, dio dell’Alchimia e simbolo occidentale della Complementarità degli opposti (il corrispondente orientale è il cerchio taoista del Yin-Yang).
Ed è sorprendente ciò che scrivono gli storici Guénon e Chevalier&Geerbrant. Dice Guénon:

“E’ forse una semplice coincidenza la somiglianza che ha il nome Hermes con la parola Haram che in arabo designa la Piramide?
Hermes è chiamato anche «El-muthalleth bil-hikam», letteralmente «triplo nella sapienza», che equivale all’epitteto greco Trismegisto», cioè, «tre volte grande».
E’ interessante notare che la parola muthalleth designa anche il triangolo. (…) Alcuni studiosi attribuiscono un’importanza considerevole al fatto che la Grande Piramide non sarebbe mai stata terminata; effettivamente manca il vertice, e tutto quello che si può dire in proposito è che i più antichi autori di cui abbiamo testimonianza la descrivono tronca com’è oggi”. [R.GUÉNON: Forme tradizionali e cicli cosmici - pp.121-2]

Scrivono Jean Chevalier e Alain Geerbrant:

“Si attribuisce a Hermes Trimegisto l’idea secondo cui la cima della piramide rappresenterebbe il “Verbo demiurgico, Potenza prima procedente dal Padre e che governa tutte le cose”. Al termine dell’ascensione piramidale, l’iniziato aspetterebbe l’unione col Verbo, così come il faraone defunto si identifica con il Dio immortale”. [CHEVALIER & GEERBRANT: Dizionario dei simboli, II - pag. 232]


IL MITO DELL’EDEN

Possiamo giungere alla stessa idea di un’imminente “incarnazione” del Principio anche a partire dal mito biblico di Adamo, sempreché si esca dalle ristrettezze interpretative classiche del cristianesimo.
In tutte le tradizioni l’Albero del Paradiso, o Albero Cosmico, o Albero della Conoscenza, o Albero sacro (si veda l’Albero dell’Illuminazione del Budda, l’Albero della Conoscenza indù, l’Albero sciamanico della guarigione, ecc.) rappresenta la dimora di Dio in terra nel “Centro del mondo” e i suoi frutti simbolizzano i doni del Cielo.
Ma allora perché nel mito dell’Eden si associa il frutto della conoscenza con il dramma della caduta nel peccato? Com’è possibile che il frutto di un Albero sacro posto nel centro del Paradiso Terrestre, provochi l’allontanamento dell’uomo da Dio?
La risposta non può trovarsi, naturalmente, nell’equiparazione dottrinaria cattolica tra il serpente e il male assoluto, poiché anche il serpente simbolizza tradizionalmente l’incarnazione del principio divino, sia pur nella sua forma più primitiva, enigmatica, ambigua. Infatti, la sua lingua è biforcuta e il suo veleno può anche essere medicina. Tanto che nell’Antico Testamento il serpente di bronzo che Mosè innalza come strumento “magico” di guarigione dal morso dei serpenti è considerato dalla stessa esegesi cristiana come una prefigurazione del Cristo Redentore (vedi figure: Bronzino, sec. XVI + moneta coniata da Gerolamo da Magdeburgo - sec. XVI).

http://4.bp.blogspot.com/-mbuE9OdSvvw/Td…-serpente+1.jpg

http://3.bp.blogspot.com/-5zQFp1kWkHw/Td…00/SERPENTE.JPG

La risposta al problema della “caduta” e del “peccato” associati alla Conoscenza comincia a delinearsi solo se riflettiamo su due dati importanti:
1 - sul fatto che la forma di conoscenza più matura ed evoluta che l’uomo abbia mai raggiunto, cioè la Scienza, ha abbagliato la cultura umana di questi ultimi tre secoli conducendola al materialismo, al razionalismo estremista e all’ateismo come fenomeno di massa;
2 - sulla capacità dei grandi archetipi mitologici, da sempre, di prefigurare o predire simbolicamente il futuro.
Coniugando queste due considerazioni, il mito del “peccato originale” può essere visto, allora, come la prefigurazione dell’incontro dell’uomo con la Scienza e col suo pericoloso potere desacralizzante.
E’ la Scienza che, sotto metafora, ha allontanato Adamo da Dio; e sarà il “secondo Adamo”, cioè Cristo, che curerà questa forma di conoscenza “peccaminosa” e la eleverà alla perfezione del Logos, alla meta della Verità definitiva e redentrice.
Ed effettivamente Cristo è considerato biblicamente come il “secondo Adamo:

“Come in Adamo tutti muoiono, così anche nel Cristo tutti saranno resi viventi”. (1 Corinti,15:22)

“Il primo uomo Adamo divenne anima vivente. L’ultimo Adamo divenne spirito vivificante. Il primo è ciò che è fisico, l’ultimo ciò che è spirituale”. (1 Corinti,15:45)

Così come Adamo, per mezzo dell’Albero della Conoscenza allontanò l’umanità da Dio, Cristo, il Logos, per mezzo dell’Albero della Croce, la ricondurrà di nuovo al suo Principio creatore.
Sono molto numerose, specie nel Rinascimento, le raffigurazioni di Gesù crocifisso sui rami di un albero.

http://1.bp.blogspot.com/-tvrFMDzV_b8/Uh…00/30+Cristo,+l'Albero+della+vita,+Arcimboldi.jpg

http://3.bp.blogspot.com/-zzZ-om8iKw0/Td…to-albero+3.jpg

http://2.bp.blogspot.com/-dsmbQp1mELc/Uh…isto-Albero.jpg

http://1.bp.blogspot.com/-VHMFmAyoqxA/Uh…a+Vita-Vite.jpg

http://3.bp.blogspot.com/--wTqfIiD-Sc/Uh…roce-Albero.jpg

Nella parte inferiore del seguente dipinto (Cristo sull’Albero della Vita, di P.

http://3.bp.blogspot.com/-wQsb_i7bjCo/Td…isto+Albero.jpg

da Bonaguido, sec. XIV), è infatti riassunta (a mo’ di miniatura) la Genesi in sette scene, dalla creazione al peccato originale.
Inoltre, esistono leggende medio-orientali secondo le quali la Croce fu eretta nello stesso luogo in cui era piantato l’Albero della Scienza:

"Secondo il libro siriaco La caverna dei tesori, Adamo fu creato al centro della terra, nello stesso punto ove era destinata a sorgere la Croce di Gesù. Le stesse tradizioni si sono conservate nel giudaismo. L'apocalisse giudaica e le misdrah shim precisano che Adamo fu plasmato a Gerusalemme; poiché fu sepolto nel punto stesso dove era stato creato, cioè nel centro del mondo, sul Golgota, il sangue del redentore lo riscatterà direttamente". [M. ELIADE: Trattato di storia delle religioni - pg.390]

«Nel¬la regione in cui andiamo scenderà e vivrà il Logos di Dio e sopra il luogo in cui riposerà il mio corpo egli sarà cro¬cifisso, si che il vertice del mio capo sarà irrigato dal suo sangue». [ La caverna dei tesori]

Vedi le seguenti figure:
il Crocefisso sulla tomba di Adamo:

http://2.bp.blogspot.com/-pgO55pQ5_DE/Td…sto-Adamo+2.jpg

il sogno della Vergine (di Michele di Matteo):

http://3.bp.blogspot.com/-urNkOwXPSos/Uh…Matteo,1445.jpg

“Crocifisso dipinto” e un particolare (Alberto Sotio, 1187):

http://4.bp.blogspot.com/-SVciBFC68KA/Uh…rto+Sotio+0.jpg

http://1.bp.blogspot.com/-Di9dABbRLpA/Uh…rto+Sotio+1.jpg

Nella seguente incisione di P. Langer, oltre al teschio di Adamo, compaiono anche il serpente tentatore e il frutto del “peccato”.

http://3.bp.blogspot.com/-k4RTKCw5dlE/Uh…,+P.+Langer.jpg

Cosicché, al frutto velenoso e fuorviante del Primo Albero si alterna il frutto risanatore e redentore del Secondo Albero, l’Albero della Croce. Al primo mito biblico fa da contraltare l’ultimo, nel quale è portato a compimento il cammino iniziato in Adamo. Questa dualità è sottolineata anche da M. Eliade e da Chevalier & Geerbrant (Dizionario dei simboli, Vol. 1, pg.23):

"Nel centro del Paradiso stavano l'Albero della Vita e l'Albero della Scienza del bene e del male (…) Cos’è l'Albero della Vita? È un doppione dell'Albero della Scienza, oppure, come credono alcuni studiosi, l'Albero della Vita era «nascosto» e sarebbe diventato identificabile, e quindi accessibile, soltanto nel momento in cui Adamo avesse conseguito la scienza del bene e del male, cioè la sapienza? Noi incliniamo per questa seconda ipotesi. L'Albero della Vita può dare l'immortalità, ma non è affatto facile trovarlo; è nascosto, come ad esempio l'erba dell'immortalità che Gilgamesh cerca in fondo all'oceano; oppure è custodito da mostri, come le mele d'oro del giardino delle Esperidi. La coesistenza dei due alberi miracolosi - l'Albero della Scienza e l'Albero della Vita - non è tanto paradossale quanto parrebbe a prima vista. La ritroviamo in altre tradizioni arcaiche: sull'ingresso orientale del Cielo, i Babilonesi ponevano due alberi, quello della Verità e quello della Vita; e un testo di Ras Shamra ci dice che Alein concede a Ltpn la sapienza e l'eternità insieme". [M. ELIADE: Trattato di storia delle religioni - pp.297-8]

“L’Albero della scienza è lo strumento della caduta di Adamo e si dice che servì anche a costruire la croce di Cristo spesso assimilata a sua volta all’Albero della Vita, che diventa così anche strumento di redenzione. (…) L’albero della Vita concerne solo coloro che hanno lavato le loro vesti nel sangue dell’Agnello (Apocalisse 3:7, 22:2). Così l’albero di vita della prima alleanza annuncia la Croce della seconda alleanza; l’albero di vita della Genesi prefigura la Croce e la morte di Cristo, che è già l’albero-croce. (…) Per espiare la colpa di Adamo, una sanguinosa vittima umana è legata all’albero della Vita. Questa concezione si ritrova in un Passionario slesiano del XV secolo”. [CHEVALIER & GEERBRANT: Dizionario dei simboli, vol. 1 - pg. 23/30]

Questa dualità Adamo-Cristo viene sottolineata in modi diversi anche dalle figure seguenti. In questa (una miniatura del sec. XV):

http://1.bp.blogspot.com/-TXzW_IyxfZo/Td…sto-Adamo+4.jpg

il Cristo risorto, il “secondo Adamo” tiene per mano il primo Adamo in segno di riconciliazione e di redenzione dell’intero genere umano.
Nella “Tentazione” di Michelangelo:

http://4.bp.blogspot.com/-JuMywbEKwU4/Td…helangelo+2.JPG

la dualità è solo simbolizzata nella coppia di serpenti attorcigliati, a mo’ di caduceo, nel tronco dell’Albero della Conoscenza: il serpente femminile porge il frutto della “tentazione” e il maschile caccerà i due “peccatori” dall’Eden.
Questa realizzazione solo a metà del Caduceo sembra confermare simbolicamente l’idea che la Scienza non corrisponda con la meta finale, ma solo con il “primo tempo” del cammino umano verso il Logos finale: è il principio, l’Alfa, in viaggio verso l’Omega. Un viaggio da esuli dopo la cacciata dall’Eden, un percorso non più illuminato dalla presenza di Dio, ma dalla luce della Ragione. E’ l’Illuminismo ateo e razionalista.

Ma esistono altre convergenze su questo medesimo significato. Per esempio, la Pietra filosofale dell’Alchimia si configurava anche come il frutto dell’Albero filosofico, cioè come conquista dell’intelletto e come Principio logico-filosofico.
E il cerchio si chiude ancora una volta considerando che gli alchimisti identificavano la Pietra filosofale sia con Mercurio-Ermes (la loro arte era detta anche “Ars Ermetica”), che con Cristo che essi chiamavano “Filius philosophorum”. Inoltre, il Mercurio-Pietra filosofale era considerato il “Redemptor spiritus et naturae”, cioè il redentore dello spirito e della natura”.
Infine, nella figura (Eleazar, 1760):

http://1.bp.blogspot.com/-V5cwFUDsL4E/Td…OCE-CADUCEO.JPG

è rappresentato il “Serpens mercurialis”, un altro dei simboli della Pietra filosofale, che si collega ancora al biblico serpente di bronzo innalzato da Mosé; due facce della stella medaglia:

http://3.bp.blogspot.com/-5zQFp1kWkHw/Td…00/SERPENTE.JPG

Areoplano

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sabato, 20 giugno 2015, 10:36

Vorrei risponderti senza entrare troppo nello specifico perchè vedo che sei già un esperto dettaglista. Forse potrebbe piacerti un'osservazione esterna un po' meno specifica, considerando che poi vorresti trasmettere questo messaggio a tutti, provo a dirti la mia impressione da uomo della strada.

Sembra che tu stia dicendo quello che già si dice da tempo, non da tutti ovviamente, ma i grandi guerrieri della luce come si accorgono subito di quanto i messaggi siano ovunque e gli stessi.
Certo, se mi parli di religione o scienza intese come entità proprie, è evidente che non lo riconosceranno mai, perderebbero la loro entità. Come dici tu, nel tao, il nero non ti dirà mai che esiste il bianco, lui è nero ed esiste solo lui. Se dovesse rendersi conto del bianco, quella pallina bianca crescerebbe fino a fonderlo e forse diventerà grigio o forse bianco o forse tuttuno con il mondo. Ma non sarebbe più nero e non farebbe più "il suo lavoro".

Poi leggerò con calma le altre cose che mi hai copiato, fino ad ora quanto ho percepito è come se volessi dimostrare che ovunque troviamo lo stesso messaggio. E per chi l'ha già scoperto è evidente, ma tu dici che se riesci a schematizzarlo diventerebbe chiaro a tutti in un lampo. Purtroppo non credo sia così, non è solo una mia opinione, ma forse ci sbagliamo, non lo escludo, ma sembra proprio che l'essere umano debba percorrere tutte quelle strade per arrivare alla conoscenza profonda, alla verità, alla pietra filosofale. Sembra proprio che non ci siano scorciatoie. L'unica cosa che credo è che la società può ancora migliorare tanto in modo da permettere di dare più possibilità a più persone di poter giungere a questa consapevolezza invece di distrarre le masse e manipolarle a proprio uso e vantaggio. Penso anche che, purtroppo, abbiamo bisogno anche dei delinquenti, degli irriducibili, degli psicopatici ecc... a piccole dosi ma per conoscere l'opposto.
Potrei andare avanti all'infinito con gli esempi e credo non sia necessario, questi discorsi li avrai già masticati all'infinito. Sai cosa intendo dire.

Riflettendo invece sulla tua esperienza, mi ricorda molto la visione dell'alchimista che grazie al sogno va alla ricerca della pietra filosofale. Ma nel tuo caso, perdonami la franchezza, voglio essere diretto, non c'è tempo da perdere in formalità, sembra che tu abbia interpretato questa visione come la necessità di dimostrare agli altri che esiste la pietra filosofale anzichè metterti alla ricerca e trovarla. Mai pensato che il messaggio poteva essere per te e non per l'umanità?
E' solo un mio pensiero, non voglio offendere, davvero.

Carlo Pierini

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sabato, 20 giugno 2015, 18:01

AEREOPLANO
Ma nel tuo caso, perdonami la franchezza, voglio essere diretto, non c'è tempo da perdere in formalità…

CARLO
…Ma tu DEVI essere franco e diretto, anzi, persino brutale, se occorre! :-) Le critiche più radicali e feroci sono quelle che mi hanno aiutato di più a capire le cose. Non dimenticare che io sono stato ateo-materialista, anzi un teorico dell’ateismo-materialismo fino all’età di 40 anni (adesso ne ho 65) e che sono passato “dall’altra parte della barricata” solo DOPO aver dato delle risposte esaurienti A TUTTE le obiezioni di allora.

AEREOPLANO
Hai mai pensato che il messaggio poteva essere per te e non per l'umanità?

CARLO
Dopo soltanto un anno di ricerca su quel simbolo mi resi conto che esso veicolava DUE messaggi, guarda caso, …opposti-complementari: uno personale e uno collettivo-universale. Infatti ebbi la visione proprio in un momento cruciale della mia vita, poco dopo aver interrotto una psicoterapia (per trasferimento in Sud America) durata tre anni e intrapresa nel tentativo di uscire da una sorta di vicolo cieco esistenziale. Ma avendo già dato risposta ad una osservazione analoga alla tua, te la copio-incollo:

“Data la mia sempiterna manìa di osservatore metodico della realtà (dovuta a un’indole tecnico-scientifica), e, insieme, una spiccata passione per le avventure amorose, ho passato la gioventù ad osservare le mie storie sentimentali come si fa con dei fenomeni fisici, proprio per cercare di capire questa strana bestia che chiamiamo amore. E quando mi resi pienamente conto di quanto potente e devastante sia quell’altra strana bestia che chiamiamo gelosia e con quale forza essa ci trascini a rinnegare l’amore per la libertà della persona amata fino a farcela odiare e a farci sembrare i nostri grandi ideali di libertà come una ipocrita e illusoria sovrastruttura, arrivai alla conclusione desolante che, in realtà, noi umani siamo CONTRADDITTORI per natura e che quindi i nostri ideali d’amore, di libertà, di giustizia, di verità sono solo illusioni destinate a crollare come castelli di sabbia persino di fronte a difficoltà esistenziali così poco “nobili” come quella, appunto, della nostra donna che ci mette le corna.
Per me questa semplice constatazione fu un duro colpo, dopo aver coltivato per tanto tempo degli ideali politici e aver creduto nel loro “potere redentore”.
Ma, a distanza di anni, ho capito che quella famosa visione del Caduceo di tanto tempo fa mi è giunta ANCHE come risposta a quello sconforto, anzi come compensazione del mio errore di valutazione e come sua soluzione. Mi ha suggerito, infatti, che anche le forze che ci appaiono più contraddittorie (le due frecce contrapposte in rilievo sulla pietra), se illuminate dall’alto, possono elevarsi fino a formare un’unità indissolubile.
Adesso dovremmo aprire un capitolo a parte per chiarire in che modo questo messaggio mi ha aiutato a vivere concretamente la coppia di opposti “libertà-gelosia” NON come una contraddizione conflittuale, ma come una complementarità di risorse spirituali; tuttavia posso assicurarti che si è trattato di una vera e propria “illuminazione” che mi ha permesso di uscire dal vicolo cieco interiore in cui mi trovavo e di aprirmi ad una lenta, ma solida crescita spirituale che tutt’ora continua”.

AEREOPLANO
sembra che tu abbia interpretato questa visione come la necessità di dimostrare agli altri che esiste la pietra filosofale anzichè metterti alla ricerca e trovarla.

CARLO
Ma per la conquista della Pietra Filosofale, così come indica il Caduceo che la simbolizza, si devono realizzare DUE cammini complementari: uno personale-soggettivo-spirituale (già avviato e sviluppato) ed uno collettivo-oggettivo-materiale (l’applicazione del Principio alla materia fisica). Per questo gli alchimisti consideravano l’Opus come una “Coniunctio oppositorum” e come un “Salvator SPIRITUS et NATURAE”, cioè, Salvatore SIA dello spirito SIA della materia. E per farti capire in che modo l’applicazione del Principio alla Fisica potrebbe trasformarsi in un vero e proprio “Lumen Naturae” (altro attributo della Pietra), ti copio incollo ciò che ho già scritto in proposito:

"Ci sono molte ottime ragioni per credere che un Principio universale applicato alla materia ci porterebbe prima o poi all'ambìta meta di attingere finalmente in modo pulito, economico ed ecologico ("ecologico" significa conforme ai principi della natura) a quell'immensa riserva di energia di cui è fatta la materia (E=mc2); ...e allora coltiveremmo i deserti, desalinizzeremmo l'acqua del mare, scongiureremmo le imminenti guerre per l'acqua e per il petrolio (nemmeno tanto imminenti), vinceremmo la fame e la povertà, fermeremmo lo scempio della distruzione delle foreste e l'inquinamento dell'atmosfera, invertendo il processo di riscaldamento del pianeta..., ...insomma, sarebbe una festa per l'intera umanità!!!
Questa sì che sarebbe una vera salvezza. E allora sì che avrebbe senso dare enfasi di sacralità alle "profezie" bibliche:

“Poiché da me uscirà la Legge stessa, e farò sì che il mio giudizio riposi anche come una luce per i popoli“. (Isaia, 51: 4 )

“...E vidi un nuovo cielo e una nuova terra. ...E vidi la nuova Gerusalemme scendere dal cielo vestita come una sposa ornata per il suo amato. “Ecco, la tenda del Signore è col genere umano ed Egli risiederà con loro, ed essi saranno suoi popoli. E Dio stesso sarà con loro ed asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”. (Apocalisse, 21:1- 6)”.

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domenica, 21 giugno 2015, 08:40

Strano, perchè leggendo stavo per dirti che la psicologia da chiare spiegazioni sul tuo modo di agire (presente e passato) e su come fare per comprendere ciò che accade, ma continuando a leggere mi rendo cono che a parole lo sai benissimo. Forse anche meglio di me. Ma sei anche peggio di me! :-)
Penso da tempo che finchè cerco di percorrere un cammino spirituale con la testa, non arriverò a grandi intuizioni. Tuttavia sono consapevole che la mente è anche moto utile come ponte per l'anima. Nel mio caso, mi considero troppo cervellotico nei ragionamenti che mi impediscono di lasciarmi andare pienamente. E tu ben sai quante citazioni della bibbia ci sono sulla necessità di perdersi per ritrovarsi, di avere fede se Dio si prende cura dei fiori dei campi ecc...

Personalmente ritengo queste riflessioni che in parte ho già affrontato in passato un grande ostacolo personale. Ma ti ammiro per la costanza, l'energia e la dedizione che ancora riponi in queste cose. Ammiro la tua speranza e la tua fede, anche se non la condivido, penso che sicuramente, in questa fase ti faccia stare molto meglio di me o di chi cerca di intraprendere un cammino solitario.

In buona fede e con tutto il rispetto, mi viene da consigliarti di approfondire l'illusione in psicologia. Forse non è il tuo caso, però se non l'hai mai fatto sono certo che ti potrebbe piacere approfondire anche questo argomento che sicuramente in futuro ti troverai a dover affrontare quantomeno ti sarai sentito dire parecchie volte di essere un "illuso". Davvero, lo dico con affetto, perchè sono fermamente convinto che spesso gli illusi hanno dato un gran contributo all'umanità ma hanno devastato le loro vite.
0
Del resto, a livello teorico sono d'accordo su quasi tutto ciò che dici, fra l'altro prendi spunto dai grandi del passato per cui sarebbe comunque difficile contestare, se in più aggiungiamo che un confronto sano non dovrebbe essere finalizzato ad avere ragione o torto, possiamo solo condividere le nostre scoperte o intuizioni.

Carlo Pierini

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domenica, 21 giugno 2015, 13:39

AEREOPLANO
Strano, perchè leggendo stavo per dirti che la psicologia da chiare spiegazioni sul tuo modo di agire (presente e passato) e su come fare per comprendere ciò che accade, ma continuando a leggere mi rendo conto che a parole lo sai benissimo. Forse anche meglio di me. Ma sei anche peggio di me! :-)
Penso da tempo che finchè cerco di percorrere un cammino spirituale con la testa, non arriverò a grandi intuizioni. Tuttavia sono consapevole che la mente è anche moto utile come ponte per l'anima.

CARLO
Non solo “la mente è molto utile come ponte per l'anima” ma, specialmente per la nostra indole occidentale, è preziosa e irrinunciabile. Se dall’antichità fino ai giorni nostri abbiamo creduto che IL SOLO cammino verso Dio è quello della fede e dell’amore, oggi cominciamo a intuire che il cammino della ragione, dell’intelletto e della conoscenza è L’ALTRO cammino verso Dio e che questo, se è autentico e rigoroso, può illuminare quello; proprio come una tipica coppia di …opposti complementari. :-)
Come scrive Jung:

“La fede è un carisma (dono della Grazia) per colui che la possiede, ma non è una via d'uscita per chi ha bisogno di capire qualche cosa prima di credere. Giacché infine anche il credente è convinto che Dio ha dato l'intelletto all'uomo e certo per qualcosa di meglio che per mentire e ingannare. Benché in origine si creda ai simboli in modo naturale, è possibile anche comprenderli, e questa è l'unica via per tutti coloro cui non è stato concesso il carisma della fede. [...] Il simbolo è stato ed è il ponte che conduce a tutte le più grandi conquiste dell'umanità". [JUNG: Simboli della trasformazione - pg.231]

Vorrei chiarire che Jung pone i simboli (miti, sacre scritture, sogni archetipici, ecc.) tra gli oggetti principali della conoscenza umana, poiché li considera come “Verbum Dèi”, cioè, come messaggi celesti ispirati all’uomo con il fine di orientarlo, come risposte ai suoi interrogativi eterni a cui la Ragione, da sola, non saprebbe rispondere. Presumo che la loro enigmaticità sia anch’essa voluta: nello sforzo di decifrarli, l’uomo è obbligato ad ampliare la propria conoscenza e le proprie capacità intellettuali e spirituali.
Insomma, io sono convinto che tra il cammino spirituale e l’intelletto ci sia lo stesso rapporto che c’è tra il territorio e la mappa: la mappa in sé NON è il viaggio, ma può essere determinante a indicargli la direzione e la meta; e, reciprocamente, il viaggio può essere determinante a correggere e a perfezionare la mappa.

AEREOPLANO
Nel mio caso, mi considero troppo cervellotico nei ragionamenti che mi impediscono di lasciarmi andare pienamente. E tu ben sai quante citazioni della bibbia ci sono sulla necessità di perdersi per ritrovarsi, di avere fede se Dio si prende cura dei fiori dei campi, ecc...

CARLO
Quando non si dispone di una mappa è senz’altro preferibile affrontare COMUNQUE il viaggio e il conseguente rischio di perdersi, piuttosto che rinunciare al viaggio stesso. Ma il mito ci dice anche che il viaggio può essere un LABIRINTO in cui possono perdersi anche i cavalieri più valorosi, se non dispongono del famoso FILO di Arianna. QUESTA è la novità rispetto alla spiritualità tradizionale-arcaica che troppo spesso degrada l’Intelletto al rango di inutile ornamento dello spirito (“cervelloticità”, “curiositas luciferina”, “vanità delle parole”, ecc.), invece di considerarlo per ciò che realmente è: l’ALTRA irrinunciabile polarità del nostro essere integrale. Fede/ragione, amore/intelletto, cuore/cervello, mito/conoscenza, religione/scienza sono i diversi aspetti di questa “Coniunctio Oppositorum”. :-)

AEREOPLANO
In buona fede e con tutto il rispetto, mi viene da consigliarti di approfondire l'illusione in psicologia. Forse non è il tuo caso, però se non l'hai mai fatto sono certo che ti potrebbe piacere approfondire anche questo argomento che sicuramente in futuro ti troverai a dover affrontare quantomeno ti sarai sentito dire parecchie volte di essere un "illuso".

CARLO
L’hai detto! Specialmente nelle discussioni dei vari NG, “illuso” è l’accusa più gentile che mi sia stata rivolta. Ma ogni volta che abbiamo approfondito i termini della questione, le accuse si sono sempre dimostrate inconsistenti, auto-contraddittorie, pre-giudiziali, cioè fondate …sull’illusione, quella vera!
Comunque, a cosa ti riferisci, in particolare, quando parli di “…approfondire l'illusione in psicologia”? Ti riferisci a qualche autore o a qualche metodo specifico? C’è qualcosa in quello che ho scritto che ti sembra illusorio? Se è così non farti scrupoli nel parlarmene, perché anch’io sono fermamente convinto, come dici tu, “…che un confronto sano non dovrebbe essere finalizzato ad avere ragione o torto, possiamo solo condividere le nostre scoperte o intuizioni”. La lotta contro l’illusione (mia o altrui) è una “guerra santa” anche per me, per cui, se me ne parli con la massima franchezza, non puoi che aiutarmi, che tu abbia ragione oppure no. :-)

Areoplano

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lunedì, 22 giugno 2015, 09:07

Non ti rispondo citando perchè fondamentalmente sono d'accordo con quello che dici, ragionevolmente sono tutte considerazioni sensate e ragionevoli, spesso ispirate da grandi ricercatori.
Ci sono principalmente due punti che mi senti di approfondire, non ti conosco e non vorrei giudicarti male, vado solo a tentativi. Inoltre non sono un esperto. Ma vedo che sei aperto alle critiche e questo è molto bello e raro.

Il primo punto riguarda l'illusione. Mi riferisco per esempio all'approccio di Alexander Lowen che sto studiando in questo periodo e che trovo veramente grandioso con tutte le sue lacune ma un grande pioniere. Il fatto di tornare con in piedi per terra e di comprendere la profondità dell'illusione come ostacolo alla gioia. Anche io ci cado ogni giorno, mi perdo nell'entusiasmo della scoperta, dell'intuizione e mi illudo che possa essere "la soluzione". Poi so bene che sono facile all'illusione e cerco di tornare con i piedi per terra.
Questo non vuole essere un consiglio, è solo che trasmetti una bellissima energia ed entusiasmo in quello che stai cercando che lascia percepire una mancanza di conclusione, e da qui la sensazione che sicuramente hai tutte le ragioni ma trasmetti la sensazione di illusione. Cosa che ultimamente, sopratutto l'occidente non ha più tanta voglia di illudersi di cose che non sembrano concrete.
Non mi senti di essermi spiegato bene, ma forse tu sei più intelligente e sicuramente più colto di me ed avrai capito cosa voglio dire.

Il secondo punto, che si collega al precedente discorso è che non capisco bene qual è il tuo "obbiettivo" o cosa intendi concretizzare. Inizialmente sembra solo che stai raccogliendo citazioni, riflessioni, intuizioni, scoperte e quant'altro al fine di poterle mettere tutte in relazione e poter dimostrare che tutto in qualche modo è collegato. Come quel bell'esempio della mappa e del territorio. Prima si posizionano i punti di riferimento, poi le coordinate, poi la descrizione dei percorsi e degli eventuali ostacoli, poi il tempo disponibile per percorrere il tracciato, la posizione in cui ci si trova, la pianificazione del viaggio ecc...
Se ho capito bene, sostanzialmente è più o meno questo che intendi fare? Non posso dire che è impossibile, perchè così come sappiamo le grandi scoperte sembrano sempre impossibili ma il fatto che qualcuno ci sia riuscito purtroppo ha alimentato l'illusione di molti. Ma se hai entusiasmo e la cosa ti piace o ancora meglio come nel tuo caso è anche una ragione di vita, ben venga illudersi e continuare la ricerca...

Concretamente, riusciresti in poche parole a descrivermi in maniera semplice e comprensibile a quasi tutti cosa vorresti dedurre o fare, o non so bene quale termine usare? Oppure aiutami tu ad usare il termine giusto.

Carlo Pierini

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12

lunedì, 22 giugno 2015, 16:41

AEREOPLANO
Non ti rispondo citando perchè fondamentalmente sono d'accordo con quello che dici, ragionevolmente sono tutte considerazioni sensate e ragionevoli, spesso ispirate da grandi ricercatori.
Ci sono principalmente due punti che mi sento di approfondire, non ti conosco e non vorrei giudicarti male, vado solo a tentativi. Inoltre non sono un esperto. Ma vedo che sei aperto alle critiche e questo è molto bello e raro.
Il primo punto riguarda l'illusione. Mi riferisco per esempio all'approccio di Alexander Lowen che sto studiando in questo periodo e che trovo veramente grandioso con tutte le sue lacune ma un grande pioniere.

CARLO
…Ah… il grande Alexander Lowen!!! Mi fa piacere che lo apprezzi anche tu. Pensa che è stata una delle figure di riferimento dei miei trent’anni (gli anni ’80), insieme a Reich (di cui egli è in qualche modo il prosecutore), Fromm, Rogers, Maslow e, soprattutto, Assaggioli, che è il caposcuola della Psicosintesi, la corrente a cui appartiene la mia ex-analista.
Di Lowen ho letto praticamente tutto quello che ha scritto fino agli anni ’80 e i suoi libri sono i più sottolineati della mia biblioteca. Quello che ricordo con più emozione è “Paura di vivere”, ma la pratica effettiva e reale da parte mia delle sue geniali intuizioni sulla “catarsi” (“Bioenergetica”, “Il linguaggio del corpo”, “Il narcisismo”, ecc.) è sicuramente ciò che ha “incrinato” le mie rigidità interiori di allora e che mi ha “iniziato” a quel processo di crescita che poi è continuato tra alti e bassi con la psicoterapia, con la scrittura catartica, con le letture degli autori sopra citati e, in modo più continuo e sicuro, con la ricerca che ebbe inizio in seguito alla “famosa” visione e che tutt’ora sto conducendo.

AEREOPLANO
Il fatto di tornare con in piedi per terra e di comprendere la profondità dell'illusione come ostacolo alla gioia. Anche io ci cado ogni giorno, mi perdo nell'entusiasmo della scoperta, dell'intuizione e mi illudo che possa essere "la soluzione". Poi so bene che sono facile all'illusione e cerco di tornare con i piedi per terra.

CARLO
Nelle tue parole mi sembra di rivedere gli inizi del mio cammino “psicoterapeutico”, quando non sapevo bene se erano più autentici e degni di credito certi sentimenti di speranza e di “rinascita” che timidamente si affacciavano alla mia coscienza dopo certe scoperte-intuizioni importanti, oppure le severe accuse di illusorietà che emergevano contro di essi nei momenti più critici e difficili del quotidiano o dopo qualche scivolone-insuccesso più o meno doloroso.
Posso chiederti quanti anni hai e da quanto tempo hai iniziato questo “socratico” cammino di conoscenza-scoperta di te stesso?

AEREOPLANO
Questo non vuole essere un consiglio, è solo che trasmetti una bellissima energia ed entusiasmo in quello che stai cercando che lascia percepire una mancanza di conclusione, e da qui la sensazione che sicuramente hai tutte le ragioni, ma trasmetti la sensazione di illusione. Cosa che ultimamente, sopratutto l'occidente non ha più tanta voglia di illudersi di cose che non sembrano concrete.
Non mi senti di essermi spiegato bene, ma forse tu sei più intelligente e sicuramente più colto di me ed avrai capito cosa voglio dire.

CARLO
Capisco perfettamente quello che vuoi dire. E lo capisco per il semplice motivo che anch’io considero al di sopra di tutto la capacità di restare con i piedi per terra e quindi la necessità di una critica estremamente attenta ai nostri atti e alle nostre idee per poter discriminare ciò che in essi è illusorio e ciò che, invece, si ispira a possibilità reali e concrete. E capisco anche che queste prime poche pagine che ho scritto possano indurti a credere nell’illusorietà delle mie parole, vista l’inconsueta e apparentemente smodata ambizione delle mete che tiro in ballo (dimostrazione dell’esistenza di Dio, soluzione - nel tempo - di tutti i problemi materiali e spirituali dell’umanità, unificazione di tutte le discipline del Sapere, dalla Fisica alla Teologia, grazie alla scoperta di un Principio universale, ecc.). Ma se avremo la possibilità di approfondire punto per punto tutte queste tematiche, avrai modo di renderti conto:
1 - che io, come persona, non sono affatto ambizioso nel senso di esser motivato in questa ricerca da smania di successo o di potere o di ricchezza; anzi, questa esperienza è stata per me così profondamente gratificante che, se anche non giungessi ad alcuna meta “pubblica”, morirei felice lo stesso (ciò non toglie che, se ci riuscissi, sarebbe la felicità assoluta, in quanto felicità collettiva);
2 - che è la meta IN SE’ ad essere ambiziosa, non io; e se io riuscissi a realizzarla, il “Salvatore del Mondo” non sarei io, ma il Principio, del quale io NON sarei *l’inventore*, ma un umile scopritore. Come scriveva il filosofo Scoto Eriugena a proposito della Dialettica (la Dialettica non è altro che il Principio di Complementarità applicato alla Filosofia):

"La Dialettica non è stata creata da accorgimenti umani, ma è fondata dalla natura stessa, è stata creata dall'Autore di tutte le arti che sono veramente arti, scoperta dai sapienti ed usata per il vantaggio di ogni solerte indagine sulle cose". [GIOVANNI SCOTO ERIUGENA: De divisione Naturae, IV, 4]:

AEREOPLANO
Il secondo punto, che si collega al precedente discorso è che non capisco bene qual è il tuo "obbiettivo" o cosa intendi concretizzare.

CARLO
L’obiettivo è “semplicissimo”: dimostrare la validità del Principio di Complementarità nel campo della Fisica. Se ci riuscissi (io o chiunque altro), con la mole di osservazioni che ho raccolto in oltre mille pagine di scritti, tutte convergenti sulla validità dello stesso Principio nel campo della meta-fisica (Psicologia, Filosofia, Storia comparata del mito e delle religioni, Simbologia, Neurobiologia, Logica, Etica, Mitologia, Teologia, ecc.), avremmo posto le basi di quella unità del Sapere a cui ho accennato sopra, …con tutte le conseguenze rivoluzionarie che da ciò deriverebbero.

AEREOPLANO
Inizialmente sembra solo che stai raccogliendo citazioni, riflessioni, intuizioni, scoperte e quant'altro al fine di poterle mettere tutte in relazione e poter dimostrare che tutto in qualche modo è collegato. Come quel bell'esempio della mappa e del territorio. Prima si posizionano i punti di riferimento, poi le coordinate, poi la descrizione dei percorsi e degli eventuali ostacoli, poi il tempo disponibile per percorrere il tracciato, la posizione in cui ci si trova, la pianificazione del viaggio ecc...
Se ho capito bene, sostanzialmente è più o meno questo che intendi fare?

CARLO
Se mai, la domanda è: quali sono le osservazioni fatte in ambito extra-fisico che ci inducono a pensare che la Complementarità sia una logica universale e che quindi sia applicabile ANCHE nel campo della Fisica? Allora la cosa diventerebbe davvero interessante, perché dovrei cominciare col sintetizzarti i punti fondamentali di quel migliaio di pagine che ti dicevo, magari facendotene leggere l’indice e poi scendere punto per punto in ciascuno degli argomenti.
Posso anticiparti, comunque, che la pietra miliare di tutto questo discorso può essere considerata la scoperta dei cosiddetti “archetipi” fatta poco più di mezzo secolo fa in due campi diversi della ricerca: in Psicologia (Jung) e nella Storia comparata delle religioni (Eliade, Guénon, Evola, Williamson, ecc.). E’ proprio quella scoperta che ha costituito per me il bandolo iniziale di tutta la matassa. Hai mai sentito parlare di archetipi?

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "Carlo Pierini" (23/06/2015, 01:59)


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martedì, 23 giugno 2015, 09:48

Ora comincio a capire un po' meglio, sia il tuo obbiettivo ma anche "un po'"che persona sei. Non sembri pazzo come può invece sembrare "a prima vista" :-) anche se la pazzia spesso denota maggiore lucidità e comprensione ma è un'altro discorso che tu sai. E' bello parlare con chi sa già quello che vuoi dire senza bisogno di troppe spiegazioni o esempi. E questa è la conferma che sicuramente hai ragione sul fatto che dovremmo tutti intraprendere un percorso spirituale se vogliamo un'umanità migliore. Ma non possiamo obbligare, al limite stimolare. Ed in questo forse abbiamo qualcosa in comune.

Io compio i 40 fra un mese e sono relativamente molto giovane di queste materie ho iniziato intensamente a studiare filosofia, psicologia, religioni, simbologia e quant'altro mi stimolava l'interesse, a circa 28 anni, anche se in realtà avevo provato a leggere Freud, Jung, Thomas HArris e comunque sempre letture saggistiche fin da ragazzino, sentendo sempre la necessitò di conoscere più a fondo che c'è qualcosa al di la del materiale, tanto che a 15 anni decisi di leggermi tutta la bibbia, anche se la lessi come leggere un romanzo e quindi si sa cosa si può percepire, la costanza, l'intento e la motivazione a quell'età per me sono state molto più importanti del contenuto di ciò che ho letto.
Anche per me, come credo accada a molti c'è stato un evento che ha determinato definitivamente il mio cammino spirituale e diversi eventi purtroppo molto negativi ma come tutti gli eventi negativi tu sai bene che ti mettono nelle condizioni di trovare una soluzione e quindi di progredire e migliorare. Per fortuna non durante l'infanzia che tuttosommato, rispetto all'epoca l'ho passata abbastanza felice e spensierata. Con tutti i problemi che ormai ho capito accomunano tutti.

Detta questa piccola premessa generica su di me, non mi piace parlare troppo nei dettagli e pubblicamente della mia vita, tornerei sull'argomento principale.

Penso che la tua impresa non possa essere compiuta da una persona sola e nemmeno in una sola generazione, ammesso che sia possibile arrivare a dimostrare ciò che dici.
Credo anche che sia un processo che l'umanità deve percorrere con i suoi errori. Così come c'è chi scoprendo nuovi elementi della fisica, chimica, psicologia, medicina, meccanica ecc... alla fine si imbatte sempre in qualcosa di apparentemente incomprensibile, di una forza che si percepisce ma non si afferra mai, piano piano ci arriveremo, grazie al contributo di ognuno e dei gruppi.
Proprio ieri ho letto una bella frase nel contesto di un ragionamento sulla necessitò dell'individuo di sentirsi unico e speciale (più o meno) che la vita non è interessata a noi singolarmente ma all'insieme di tutta la vita.

Ho avuto anche io l'idea di scrivere qualcosa che stimolasse la ricerca, che aiutasse tutti quelli persi ed annegati o aggrappati al nulla, che soffrono tremendamente e non vedono la via d'uscita davanti al loro naso. Lo so, non è semplice e non lo è stato e tuttora non lo è nemmeno per me. Ma più conosco queste persone, più subendo la loro negatività mi viene da lasciarle lì e rinunciare definitivamente ad aiutarle. In questo periodo il sentimento è più meno questo.

Quello che tu vorresti dimostrare, non credo che dovrebbe comprendere libri e libri di parole, ma dovrebbe essere una formula alla Einstein, e sicuramente anche questo lo saprai benissimo, sarà sicuramente quella formula che stai cercando.
Mai pensato che invece no c'è una formula ma come dici tu una mappa? Che non voglia essere l'ennesimo libro religioso o che formi delle religioni. In fondo l'intento dei libri sacri è sempre stato quello.

Non credo sia possibile dimostrare a tutti l'esistenza di Dio, credo però sia possibile dare indicazioni per conoscerlo. Così come ai grandi saggi quando gli viene chiesto chi è Dio, si sentono spesso dire frasi del tipo, io lo so, prova ad incontrarlo e lo conoscerai anche tu.

Non credendo sia possibile definire un nesso o la teoria della complementarietà in quanto contiene elementi che secondo me appartengono ad un'altra dimensione che non possiamo definire con i soli cinque sensi o comunque non utilizzandoli singolarmente. Credo si possa solo trovare eterne definizioni.
Non solo non credo sia possibile dimostrarlo ma anche solo se consideriamo possibile creare una mappa per raggiungere questa comprensione dovrebbe esserci una mappa differente per ognuno di noi. Altrimenti, come dicevo prima, basterebbero ii testi sacri. Forse per questo che ognuno abbraccia religioni differenti, in questo modo può scegliere il percorso che più si avvicina al suo modo di essere.

A tal proposito mi viene in mente ogni volta che ho cercato risposte a mie domande ed ho faticato tantissimo a trovarle, pensando che internet potesse essere un valido aiuto, è pieno di risposte alle domande più stupide ma quando si va a fondo, il vuoto.
E' vero che è proprio la ricerca quella che stimola la risposta, che a volte è bene non trovarla altrove la risposta ma dentro di se. Quello che diceva sant'Agostino, quel cercare che è già di per se un trovare.
Ho dovuto e tuttora lo faccio, studiare diverse materie, a volte anche contemporaneamente per arrivare a certe comprensioni.
Considerando che la vita umana è troppo breve per assimilare una mole tale di informazioni lasciate dai nostri avi, perchè spesso non sono solo informazioni teoriche, ma vere e proprie esperienze che vanno vissute e che a volte richiedono anni.
Una persona da sola, secondo me non potrebbe affrontare una tale impresa.
Mi viene però in mente la forza che può avere in questo caso internet.
Se, la dico così a caldo, si creasse per esempio un sito dove raccogliere tutte le domande, tutti gli argomenti, dividere per categorie ed unirle gradualmente, si potrebbe in questo modo affrontare gli ostacoli sia dei principianti che dei più esperti. In questo modo credo si potrebbe aiutare a non rimanere infognati nelle sabbie mobili e darsi una mossa per seguire il proprio cammino.

In sintesi, credo ancora che di base la tua idea sia ottima, ma non credo sia possibile realizzarla da soli e sopratutto non credo sia possibile dimostrarla con una formula unica, piuttosto, una sorta di ipertesto spirituale, simile ai testi sacri, che anzichè dare delle regole uniche per tutti (che sicuramente di base ci saranno), possa guidare interattivamente ogni singolo individuo magari superando singoli esami che di volta in volta gli vengono proposti in base alle sue esigenze e necessità.

Anche mettere in ordine le mie parole un po' confuse. Forse in questo potremmo aiutarci :-)

Carlo Pierini

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14

martedì, 23 giugno 2015, 17:06

AEREOPLANO
Io compio i 40 fra un mese e sono relativamente molto giovane di queste materie ho iniziato intensamente a studiare filosofia, psicologia, religioni, simbologia e quant'altro mi stimolava l'interesse, a circa 28 anni, anche se in realtà avevo provato a leggere Freud, Jung, Thomas Harris e comunque sempre letture saggistiche fin da ragazzino, sentendo sempre la necessitò di conoscere più a fondo che c'è qualcosa al di la del materiale, tanto che a 15 anni decisi di leggermi tutta la bibbia, anche se la lessi come leggere un romanzo e quindi si sa cosa si può percepire, la costanza, l'intento e la motivazione a quell'età per me sono state molto più importanti del contenuto di ciò che ho letto.

CARLO
Che studi hai fatto? Voglio dire: in cosa sei diplomato/laureato?
Comunque, visto che Lowen già lo conosci, permettimi di consigliarti due o tre libri che per me sono stati decisivi: ABRAHAM H. MASLOW: Motivazione e personalità; PIERO FERRUCCI: Esperienze delle vette; ROBERTO ASSAGGIOLI: Psicosintesi terapeutica. Dopo potresti anche affrontare Jung di cui io letto almeno due volte l’intera Opera Omnia di 20 ponderosissimi volumi e ho sintetizzato i punti cruciali della sua teoria in un centinaio di pagine di citazioni. Se vorrai, potrei mandartele e potrei darti una mano a capire le sue idee, visto che non sono tanto agevoli da comprendere a una prima lettura. Ma vorrei precisare che questa difficoltà di comprensione immediata non dipende dalla complessità della sua impostazione (che, una volta chiarita, è invece concettualmente semplicissima), ma dalla profondità e dall’estensione culturale delle sue implicazioni, cioè, dalla vastità delle premesse conoscitive su cui egli non si sofferma quanto sarebbe necessario e che invece sono indispensabili per una sana “digestione” del suo punto di vista.

AEREOPLANO
Penso che la tua impresa non possa essere compiuta da una persona sola e nemmeno in una sola generazione, ammesso che sia possibile arrivare a dimostrare ciò che dici.
Credo anche che sia un processo che l'umanità deve percorrere con i suoi errori. Così come c'è chi scoprendo nuovi elementi della fisica, chimica, psicologia, medicina, meccanica ecc... alla fine si imbatte sempre in qualcosa di apparentemente incomprensibile, di una forza che si percepisce ma non si afferra mai, piano piano ci arriveremo, grazie al contributo di ognuno e dei gruppi.
(…)
Quello che tu vorresti dimostrare, non credo che dovrebbe comprendere libri e libri di parole, ma dovrebbe essere una formula alla Einstein, e sicuramente anche questo lo saprai benissimo, sarà sicuramente quella formula che stai cercando.

CARLO
Hai colto in pieno uno dei problemi importanti della mia ricerca. Per farti capire quanto io condivida le tue osservazioni, ti copio-incollo alcune mie risposte ad obiezioni analoghe (scusa se abuso dei copia-incolla, ma in questo modo mi risparmio del tempo prezioso e delle inutili ripetizioni):

“Per quanto mi riguarda io sarei molto più felice di condividere la scoperta con altri ricercatori, soprattutto perché insieme si potrebbe sviluppare il tema in modo più ampio, più profondo e più veloce di quanto io non possa fare da solo. Ma purtroppo sono nato in un’epoca in cui dilaga il relativismo, lo scetticismo, il materialismo, e allora cos’altro posso fare se non andare avanti da solo?”

“Un Principio universale è, per definizione, una legge valida IN OGNI disciplina del sapere e, pertanto, la sua dimostrazione completa richiederebbe non una, ma mille volte il tempo di una vita. Per cui, visto che sono da solo (perché, per ragioni più che comprensibili, non mi caga nessuno), devo per forza di cose restringere l’ambito di dimostrazione dall’intero dominio del sapere a una porzione di discipline limitata, ma che sia comunque sufficiente a mostrare la fondatezza e la ragionevolezza dell’ipotesi. Ebbene, dopo vent’anni di studio durissimo, gran parte di questo lavoro l’ho già fatto: ho già messo insieme e strutturato in capitoli e paragrafi una discreta mole di scritti e di materiale necessario, e sono sicuro che già questo potrebbe costituire una buona dimostrazione del Principio. Ma si tratta pur sempre di oltre 1000 pagine di roba che non leggerebbe mai nessuno, se non fosse accompagnata da una “rumorosa” scoperta in campo scientifico. Per questo non l’ho pubblicato; mi sono ripromesso di farlo solo SE e QUANDO riuscirò ad applicarlo ad almeno un aspetto della Fisica. Come ho già accennato, solo dimostrando la sua validità nel campo della Fisica si chiuderà il cerchio e si saranno poste le basi per avviare una definitiva ed autentica unità dei due poli del mondo: la materia e lo spirito, la ragione e la fede, la religione e la scienza. E, inoltre, per la dimostrazione di un principio fisico non servono migliaia di pagine, ma sarebbero sufficienti tre o quattro pagine accompagnate da poche formule matematiche e da una prova sperimentale: sarebbe il massimo della completezza e dell’eleganza”.

AEREOPLANO
Non credo sia possibile dimostrare a tutti l'esistenza di Dio, credo però sia possibile dare indicazioni per conoscerlo. Così come ai grandi saggi quando gli viene chiesto chi è Dio, si sentono spesso dire frasi del tipo, io lo so, prova ad incontrarlo e lo conoscerai anche tu.

CARLO
Sì, questa è una convinzione molto diffusa di cui comprendo le ragioni perché sono state per lunghi anni anche LE MIE ragioni. Ma abuserò ancora dei copia-incolla per indicarti le novità che rendono superabili quelle ragioni. Scrivevo:

“…E se Dio fosse un principio universale le cui regole l’uomo non avesse ancora definito? Cioè, se fosse un’entità metafisica (come lo sono i numeri e tutte le leggi della fisica), che governa ogni aspetto dell’essere e i cui attributi coincidessero con quelli che da sempre la storia del simbolo ha attribuito a Dio (per esempio, l’onnipresenza, la fondamentalità, l’Uni-trinitarietà, la valenza di armonia universale, il suo essere principio logico nella Logica, filosofico nella Filosofia, psicologico nella Psicologia, simbolico nella Simbologia,ecc.), cosa avrebbe da accampare la ragione per rifiutarlo?
…E se ti dicessi che questo principio si chiama Principio di Complementarità degli opposti e che le sue poche regole si applicano sempre uguali a se stesse dalla Psicologia, alla Simbologia, alla Filosofia, alla Storia, ecc., e che quindi Dio PUO’ essere trasformato in un concetto perfettamente razionale, il tuo scetticismo si incrinerebbe almeno un po’?”

Naturalmente, non basteranno certo queste poche righe - che sono puramente indicative - per convincere un sano spirito critico sulla bontà di questa idea, ma non ho alcun dubbio sul fatto che chiunque prendesse in considerazione l’enorme numero di casi-osservazioni da me raccolti che si mostrano profondamente e inaspettatamente conformi alla struttura logica e alle poche regole del Principio di Complementarità, cambierebbe gradualmente idea nello stesso modo in cui l’ho cambiata io.
Insomma, l’idea della dimostrabilità del Principio e la sua assimilabilità al concetto di Dio non me la sono imposta a-priori, ma l’ho *scoperta* dopo almeno 10 anni di ricerche di studi e di approfondimenti molto rigorosi. Si tratta solo di prenderli in considerazione uno per uno e di valutarli nel loro insieme; ma questo richiede un bel po’ di tempo.

AEREOPLANO
Non solo non credo sia possibile dimostrarlo ma anche solo se consideriamo possibile creare una mappa per raggiungere questa comprensione dovrebbe esserci una mappa differente per ognuno di noi.
Altrimenti, come dicevo prima, basterebbero i testi sacri. Forse per questo che ognuno abbraccia religioni differenti, in questo modo può scegliere il percorso che più si avvicina al suo modo di essere.

CARLO
A me risulta che esiste UN SOLO mappamondo e TANTI viaggi differenti per quante sono le differenti esigenze o preferenze individuali di ciascuno di noi. Anzi, ti dirò di più: se i “viaggi” spirituali sono spesso (troppo spesso) dei labirinti in cui ci si perde tragicamente, è proprio perché esistono tante mappe (religioni) discordanti e reciprocamente contraddittorie, invece di un unico mappamondo (Teologia) fatto di tante topografie locali (religioni particolari) coerenti e in armonia concettuale col mappamondo.
Per questo anche la Teologia dovrà elevarsi a vera e propria scienza rigorosa fondata su una attenta e metodica osservazione comparata delle diverse religioni particolari e su un UNICO Principio divino, uguale per tutti. E la scoperta degli archetipi ha aperto la strada a questa possibilità. Per questo ti consiglio vivamente di affrontare la lettura di Jung e di M. Eliade i quali, non ho alcun dubbio, hanno la stessa importanza per gli imminenti sviluppi della Conoscenza di quella che hanno avuto nel ‘600 Galilei, Keplero e Newton.

AEREOPLANO
E' vero che è proprio la ricerca quella che stimola la risposta, che a volte è bene non trovarla altrove la risposta ma dentro di sé. Quello che diceva sant'Agostino: quel cercare che è già di per sé un trovare.

CARLO
…Magari fosse così facile! …Magari fossero tutte vere le risposte che troviamo dentro di noi! Se pensi che la fisica aristotelica si fondava proprio sulle risposte che Aristotele trovò dentro di sé e che, invece, la Scienza, osservando il mondo che è FUORI di noi, scoprì che Aristotele aveva fuorviato duemila anni di conoscenza…!
Diciamo, piuttosto, che il “dentro” e il “fuori” sono i due poli opposti-complementari della nostra esistenza e che essi devono sempre cercare un accordo, una visione unitaria superiore che li armonizzi. Come dice Jung:

"Nella mia immagine del mondo c'è un grande regno esteriore e un regno interiore altrettanto grande, e tra questi due poli sta per me l'uomo, ora rivolto all'uno ora all'altro, e considerando verità assoluta ora l'uno ora l'altro, a seconda del temperamento e della costituzione, e negando e sacrificando l'uno in favore dell'altro a seconda dei casi". [JUNG: Contrasto tra Freud e Jung - pg. 215]

AEREOPLANO
In sintesi, credo ancora che di base la tua idea sia ottima, ma non credo sia possibile realizzarla da soli e sopratutto non credo sia possibile dimostrarla con una formula unica, piuttosto, una sorta di ipertesto spirituale, simile ai testi sacri, che anzichè dare delle regole uniche per tutti (che sicuramente di base ci saranno), possa guidare interattivamente ogni singolo individuo magari superando singoli esami che di volta in volta gli vengono proposti in base alle sue esigenze e necessità.

CARLO
Ho l’impressione che tu veda nell’esistenza di un UNICO Principio qualcosa che contraddica i valori della libertà e delle diversità individuali (che anch’io considero irrinunciabili). Ma non è affatto così, anzi, nello stesso modo in cui i principi della Giurisprudenza, per quanto rigorosi, non umiliano la libertà ma, al contrario, la esaltano, ciò vale anche per il Principio, il quale nei numerosissimi aspetti che mi si sono evidenziati in questo studio, mostra di governare le cose non in modo univoco e coattivo, ma in modo creativo e libero, tanto da poter essere definito anche come principio stesso della libertà, cioè, come criterio-guida per la libertà. E’ un po’ come la musica: per quanto rigorosi, ordinati e univoci siano i tempi di esecuzione e gli accordi che costituiscono un pezzo musicale, esso può guidare una grande varietà di danze, tutte diverse tra di loro e tutte ugualmente degne di rappresentarlo sul piano coreografico. :-)

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doctor Faust

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15

martedì, 23 giugno 2015, 19:24

In psicologia non ci sono principi ma solo costrizioni.

Gia nasciamo con un bagaglio genetico impositivo. Questo verrà espanso o castrato dall'ambiente.

Quindi se vuoi non vuoi rinunciare al tuo desiderio di trovare dei principi, comincia con le pulsioni naturali a cui non puoi aggiungere o togliere nulla- :hi:
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:hmm: Il lungo viaggio di Anomimus alla ricerca dell'amore perduto... :thumbsup: