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marsupiale

in fase di risveglio

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1

mercoledì, 29 ottobre 2008, 11:19

Premetto che leggendo i vostri post sulla derealizzazione ho finalmente capito cos'è quella cosa che ogni tanto mi capita e che non capivo da dove mi venisse fuori :confused:
Comunque, sempre leggendo i post, spesso molto dettagliati nelle spiegazioni, mi sono venute in mente certe lezioni di new age che prendevo un paio di anni fa. Certi argomenti esoterici.
Avete mai interpretato la derealizzazione in chiave esoterica?
Qualcuno di voi, prima di giungere al concetto scientifico propriamente detto di "derealizzazione", è passato attraverso teorie alternative?

marsupiale

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2

lunedì, 03 novembre 2008, 10:26

Questa che ho scoperto essere definita "derealizzazione" io la intendevo diversamente. Il mio Maestro mi aveva spiegato che quel momento in cui mi sembrava di osservarmi dal di fuori era importante, perchè si trattava del mio Spirito che osservava il mio corpo. Lo spirito non è l'anima, esso è qualcosa di superiore all'anima e non si incarna mai. Questa sensazione essere fuori da me non era altro che << io che guardavo me stessa>>. In sintesi, la derealizzazione è una capacità. Una capacità dovuta ad un certo grado di evoluzione, per cui essa è una conquista. E' la possibilità di mettersi su un piano differente ed osservare le cose con distacco, come dal di fuori. Questa capacità rende possibile una diversa interpretazione della realtà e spesso la soluzione dei problemi che ci affliggono.
Ora, sia ben chiaro, non so se la derealizzazione sia questo o meno e non so se essa metta chi la prova in condizioni di sofferenza (a me no), ma se intesa sotto questa chiave, anzichè essere una disfunzione della mente diventa un' abilità che si può sfruttare per migliorare la propria qualità di vita.
Del resto è molto strano che, improvvisamente, un sacco di persone soffrono di questo disturbo di cui non avevo mai sentito parlare prima. Così come è molto strano che la depressione sia diffusa oggi più che mai.
Avete mai pensato alla possibilità che la depressione possa essere il segno dei primi passi di una nuova umanità? Il seme di una nuova spiritualità?

3

mercoledì, 05 novembre 2008, 00:13

Chiederei al tuo maestro come fai ad osservare alcunchè in uno stato di malessere.
Come fai a osservarti con distacco in uno stato in cui non sei centrato per niente e non sei assolutamente in contatto con te stesso, tanto che ti spaventi da morire sentendoti parlare come fossi un'altra persona...
Non so.
La depressione come principio di spiritualità?
Io ho sempre creduto che uno stato spirituale sia uno stato di pienezza interiore, e difficilmente puoi confonderlo.
La depressione è uno stato di vuoto, di nulla interiore.
Di solito la qualità della vita non migliora, perché non sai chi sei, sei tagliato fuori, quindi come potrebbe migliorare?
Specialmente nel caso della depressione, in cui semmai si sperimenta uno stato di non-vita (vitalità ridotta a zero, emotività ridotta a zero, volontà ridotta a zero.... ).
La depressione non è il primo passo di una nuova umanità, ma il primo passo verso un'umanità malata e sofferente, che va contro la sua più intima natura!
E, visto il mondo che ci circonda, me ne convinco sempre di più... :(
"Diventa ciò che sei"
F. Nietzsche

marsupiale

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4

mercoledì, 05 novembre 2008, 09:32

Citato da "hiba"

Chiederei al tuo maestro come fai ad osservare alcunchè in uno stato di malessere.
Come fai a osservarti con distacco in uno stato in cui non sei centrato per niente e non sei assolutamente in contatto con te stesso, tanto che ti spaventi da morire sentendoti parlare come fossi un'altra persona...
Non so.
La depressione come principio di spiritualità?
Io ho sempre creduto che uno stato spirituale sia uno stato di pienezza interiore, e difficilmente puoi confonderlo.
La depressione è uno stato di vuoto, di nulla interiore.
Di solito la qualità della vita non migliora, perché non sai chi sei, sei tagliato fuori, quindi come potrebbe migliorare?
Specialmente nel caso della depressione, in cui semmai si sperimenta uno stato di non-vita (vitalità ridotta a zero, emotività ridotta a zero, volontà ridotta a zero.... ).
La depressione non è il primo passo di una nuova umanità, ma il primo passo verso un'umanità malata e sofferente, che va contro la sua più intima natura!
E, visto il mondo che ci circonda, me ne convinco sempre di più... :(

Io non ho mai vissuto la depressione come la descrivi tu. Eppure ne soffro da 16 anni. Per me depressione ha significato rendermi conto del senso della vita, uscire dalla mia esistenza fatta di esteriorità per entrare in un mondo di compassione e solidarietà umana. Da quando ho la depressione mi sento molto più vicina agli altri esseri umani e alle loro sofferenze. Nella mia vita fatta di esteriorità, di estetica, di godimento puro e semplice, piena di gioia per le cose "belle" (secondo l'accezione sociale) che avevo ricevuto in dono dal destino, non mi rendevo conto del mio egoismo/egocentrismo. E' nella sofferenza che siamo uniti agli altri.
Parli dell'essere centrati. Dici che non sei centrato per niente. Io ti chiedo cos'è essere centrati. Essere centrati non può voler dire percepire il proprio spirito, piuttosto ch eil proprio corpo?
Lo stato di non vita è quello che si definisce in relazione al concetto di vita inteso come vitalità del corpo, ma se sposti l'attenzione e passi su un altro piano..., del resto nella meditazione non si fa nulla con il corpo, nè con la mente, per raggiungere il centro del proprio Essere (più centrati di così!)
Comunque, io non so nemmeno spiegarlo. Cercavo qualcuno che avesse fatto questo tipo di esperienza e ne parlasse a me, infine.

5

mercoledì, 05 novembre 2008, 18:47

Cara Marsupiale,
no, non ho fatto questo tipo di esperienza.
Sono stata depressa e ansiosa e ho avuto anche dei momenti di derealizzazione.
Io non percepivo nulla, se non il mio dolore interiore e anche quello era muto e sordo. A livello esterno potevi amputarmi una gamba, probabilmente me ne sarei accorta dopo due giorni.
Per me essere centrata significa percepirmi com e persone fisica e nello stesso tempo percepirmi dentro. Io prima mi vedevo da fuori, e tutto era avvolto in una nuvoletta, non so spiegarti. Io non avevo confini emotivi e non riuscivo a sentire le mie mani come mie, ad esempio, non riuscivo a sentire il mio corpo.
Oggi riesco, se voglio, a meditare, senza sentirmi male.
Prima, quando stavo male non ci riuscivo.
E dentro mi ero spenta. Non provavo più emozioni, e non mi interessava nulla.
Ora mi sento molto più centrata, e lo sono.
Lo spirito... non so nemmeno cos'è, per ora è una parola.
Ma se ti riferisci a uno stato mollto interno di tranquillità, sì, lo percepisco, anche se non sempre. Mi sento più radicata in questo stato, e la rabbia, la paura e tutto il resto mi sembrano comunque reazioni, cose superficiali, che poi passano, non ci entro più dentro come prima, non mi lascio trascinare più di tanto, perché ho delle radici.
Io sono cresciuta nelle privazioni, per me è più facile non aggrapparmi all'esteriorità, nonostante il mio innato senso estetico, perché ho dovuto imparare a far senza e a canalizzare tutto in altre direzioni.
E' nella sofferenza che siamo uniti agli altri, è una lezione che ho imparato fin da piccola.
Solo che per sopravvivere alla compassione e alla sofferenza altrui ho dovuto delimitare meglio i miei confini, perché stavo impazzendo, e nella mia famiglia di pazzi ce n'è a sufficienza.
Per me la depressione ecc. sono stati alterati di coscienza, e non so se elevano qualcuno al di sopra della comune condizione umana. Può essere, io che ne so?
Se ti capita allora è così.
Solo che per me potrebbe non essere così, e magari la condizione di cui ho bisogno perché il mio spirito fiorisca è un'altra.
Magari la conquista faticosa di una serenità e di un benessere interiori non mi allontaneranno dalla compassione e dalla sofferenza umana, ma mi permetteranno di accoglierla senza farmi andare in pezzi.
"Diventa ciò che sei"
F. Nietzsche