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16

Saturday, August 22nd 2009, 9:15pm

.ed è in particolare la frase che se riusciamo a metterci più a contatto con la nostra umanità ,i nostri limiti e risorse tutto ciò ci renderà ancora più responsabili verso sè stessi!
essere responsabili vuol dire farsi carico di qualcosa o di qualcuno, anche di se stessi, significa prendersene cura, avere un potere di intervento e di scelta ( con modalità ed intensità diverse a seconda delle circostanze, ovviamente). Essere responsabili è contribuire a ciò che accade, nel bene e nel male, ma anche poter agire sul corso degli eventi. Da questo punto di vista è una buona cosa essere resposnabili, vuol dire che si può fare qualcosa, ancora qualcosa.
Essere colpevoli significa, invece, avere determinato un esito definitivo, volontariamente o meno ( non a caso nel diritto penale esiste l'omicidio colposo e l'omicidio volontario). Quindi non c'è più margine d'azione: la colpa implica l'espiazione e basta. Non c'è rimedio.
Eppure spesso preferiamo sentirci in colpa invece che sentirci responsabili. Come mai?


In questo tuo post è avvenuta in me una cosa strana ..è come se si fosse attivata la parte pratica di me..insomma la parte di Diana che può e il comprendere io dentro di me il concetto della responsabilità mi fa sentire più libera.

mi piace molto la tua espressione poter agire anche sul corso degli eventi sento ..di avere una speranza! ..e in parte ha stimolato il seguito del mio post : ricomincio da me..ma non voglio che sia solo un fuoco di paglia ma che sia un inizio!!

piano

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17

Saturday, August 22nd 2009, 10:19pm

scusa alfon, ma a questo punto, pur seguendo tutto il tuo ragionamento, purtroppo ho un blocco mentale, perché non riesco a collegare quello che ho scritto, quello che sento e i tuoi commenti, potresti riscrivere qualche altro pensiero per favore?

in particolare, provo a chiarirmi un po': io ho provato a dire che da una parte, mi sento sempre in colpa. Nel tempo, sapendo di essere un soggetto che ha il senso di colpa, provo ad affrontarlo.
Ma, nel momento in cui provo a superare questi blocchi, di cui prima non mi rendevo conto, mi trovo sempre di fronte ad un bivio: o sono effettivamente colpevole, oppure, se provo a partire dal concetto che invece non ho colpa, almeno non così pesantemente come mi attribuirei, allora cerco di essere più pragmatica, ma: pur non avendo colpa, a quel punto non è che divento legittimata ad agire con arbitrio come mi capita.. oppure si??
Esempio (ma purtroppo quando voglio fare gli esempi riesco a recuperare solo sciocchezze .. comunque, ci provo) : non mi piace quello che cucina mia madre, oltretutto mi da fastidio al metabolismo, e in ogni caso ritengo che alal mia età ho anche il diritto di poter scegliere cosa mangiare.. mia madre mangia pochissiem verdure, e a me pesa molto. Allora, se a tavola non ci sono pietanze che sento di poter mangiare (anche per le mie esigenze nutrizionali), me le preparo da sola. A causa di dissapori e problemi vari che ora non mi sembrano rilevanti, è facile che accada che decido consapevolmente di preparare SOLO per me, escludendo eventuali disponbiilità a cucinare per gli altri. E immancabilmente, mia madre mi fa pesare che io sono egoista e penso solo a me, che non ho idea di cosa voglia dire "mettere a tavola una famiglia"... oppure, anche che "una cosa è non essere di peso (cioè evitare in tutti i modi che lei mi debba fare qualcosa), un'altra è aiutare (ad esempio, cedendo al fatto di aiutarla a preparare per tutti (con le pietanze che vanno bene a loro, però)".

Ora, queste parole e i suoi attegiamenti, gli sguardi, certi commenti sempre lasciati a metà (mia madre è bravissima in questo, e inoltre ormai sono talmente sensibilizzata che magari lei non ci sta pensando ma io ravviso in lei lo stesso.. e poi, ci sarebbe tutto un capitolo sull'ipocrisia ma ora lascio perdere) .. ecco, tutto questo mi porterebbe a sentirmi in colpa per essere ingrata, maleducata, egoista, arrogante, tutto quello che si può dire.
Ma, allo stesso tempo, mi dico: dunque, io ho chiarito molte volte che ho queste esigenze alimentari, e tra l'altro anche un gusto personale, cosa c'è di male se mi piace mangiare di tutto? poiché il problema risiede anche in una sorta di pigrizia mentale dall'altra parte, che impedisce spesso di cercare nuove soluzioni, nuove ricette, anche senza fare chi losa quali pietanze di nouvelle cuisine.. allora, visto che dall'altra parte non c'è molta comprensione (carboidrati fissi, ora sembra che io sia fissata ma sono anche leggermente sovrappeso, non diverrò mai anoressica perché mi piace mangiare! sono una patita delal cucina.. insomma, il problema non è che voglio fare la modella!!), allora mi organizzo, oltretutto andando incontro a certi discorsi che sento fare sul peso di preparare tutti i giorni per tutti.. cosa c'è di male se mi adopero per me stessa? togliendo il supposto "peso" e soddisfacendo certi miei deisideri?

Bene: allo stesso tempo, in che misura questa mia scelta, in realtà è arroganza per non volere trovare il compromesso? E' questa soglia qui, che io non riesco a capire... e sentire dentro di me. Perchè l'esigenza di perseguire questo mio obiettivo è fortissima, non dico che è un'ossessione, ma col tempo, sommata a tante altre situazioni diciamo simili, come stillicidi.. mi fa impuntare sul pensiero che a questo punto, è più giusto che io segua il mio pensiero e la mia persona, senza distruggermi interiormente a darmi sempre il giudizio di figlia ingrata, indecente, approfittatrice, egoista, manipolatrice.. e così via. Perché, mi dico, anche il mio pensiero ha una sua dignità, mentre dall'altra parte, invece di un confronto, trovo sempre il muro, perché le loro idee sono valide, e le mie sono strane. Anche ammettendo ceh in parte io sia ingrata, e tutto il resto, non è possibile che TUTTA la mia persona sia solo malata e distorta, che i miei ragionamenti siano solo astrusi, lo vedo un modo molto facile di evitare il problema di fondo, scaricando su di me come un capro espiatorio.. da qui la mia determinazione a non sentirmi più in colpa.. facendo cosa mi pare.
Ma i dubbi mi rimangono..

Non lo sbroglio!! :(

ros

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18

Saturday, August 22nd 2009, 11:13pm

il vantaggio del sentirsi in colpa è che ci rende non-responsabili delle nostre azioni, cioè indica la non volontarietà, da parte nostra, nell'azione


perdonami, ma fatico a capire questo concetto e mi è rimasta in mente questa frase.

tu stai dicendo che il semplice sentirsi in colpa, ci....discolpa?

in me fa l'inverso, cioè quando mi prendono i sensi di colpa, per es per aver causato dispiacere con il mio modo di agire, cerco di rimediare subito anche se qusto implicherebe per me una forzatura, perchè poi la scontenta sarei io.

opppure, se ripenso alle scelte del passato, mi sento in colpa verso me stessa per nn aver agito diversamente ( pur ripetendomi che in quel momento nn potevo fare diversamente).


quindi io nn mi discolpo...anzi mi sono fustigata a lungo , per cui ho dovuto lavorare molto sul senso di colpa...

ti giuro che nn capisco il tuo punto di vista :huh:

alfon3

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19

Sunday, August 23rd 2009, 9:10am

Ma, nel momento in cui provo a superare questi blocchi, di cui prima non mi rendevo conto, mi trovo sempre di fronte ad un bivio: o sono effettivamente colpevole, oppure, se provo a partire dal concetto che invece non ho colpa, almeno non così pesantemente come mi attribuirei, allora cerco di essere più pragmatica, ma: pur non avendo colpa, a quel punto non è che divento legittimata ad agire con arbitrio come mi capita.. oppure si??


ecco, tutto questo mi porterebbe a sentirmi in colpa per essere ingrata, maleducata, egoista, arrogante, tutto quello che si può dire.


Bene: allo stesso tempo, in che misura questa mia scelta, in realtà è arroganza per non volere trovare il compromesso? E' questa soglia qui, che io non riesco a capire... e sentire dentro di me. Perchè l'esigenza di perseguire questo mio obiettivo è fortissima, non dico che è un'ossessione, ma col tempo, sommata a tante altre situazioni diciamo simili, come stillicidi.. mi fa impuntare sul pensiero che a questo punto, è più giusto che io segua il mio pensiero e la mia persona, senza distruggermi interiormente a darmi sempre il giudizio di figlia ingrata, indecente, approfittatrice, egoista, manipolatrice.. e così via. Perché, mi dico, anche il mio pensiero ha una sua dignità, mentre dall'altra parte, invece di un confronto, trovo sempre il muro, perché le loro idee sono valide, e le mie sono strane. Anche ammettendo ceh in parte io sia ingrata, e tutto il resto, non è possibile che TUTTA la mia persona sia solo malata e distorta, che i miei ragionamenti siano solo astrusi, lo vedo un modo molto facile di evitare il problema di fondo, scaricando su di me come un capro espiatorio.. da qui la mia determinazione a non sentirmi più in colpa.. facendo cosa mi pare.
Ma i dubbi mi rimangono..
ciao, piano, ho provato a sintetizzare il tuo post...da quello che ho capito la impasse in cui ti trovi è il valore che attribuisci, e che chiedi agli altri di attribuire, alle tue esigenze. Mi pare che hai difficoltà a darti autonomamente il permesso di seguire i tuoi bisogni. Non dico che non fai quello che ti serve fare, mi riferisco alla tua reazione interiore: addirittura ti senti arrogante, maleducata ed egoista se fai " semplicemente" ciò che serve alla tua salute. Ti senti in colpa se affermi la tua autonomia, la tua condizione di persona adulta che non c'entra niente con il fare " ciò che ci pare". Essere adulti significa anzi agire in maniera adeguata al contesto ( che può essere affettivo, sociale, personale,ecc).Vuol dire, appunto, passare dal " non è colpa mia" al senso di responsabilità. A me pare che la reazione di tua madre esprima una reazione verso il tuo bisogno di autonomia, il tuo affermare la condizione adulta, il tuo esprimere " me la posso cavare anche da sola". A te la situazione è chiara. La trappola in cui cadi, e che ti impedisce di proseguire, è sentirti ingrata/ arrogante/egoista ess. se segui i tuoi bisogni. E' un aderire all'immagine di te che tua madre ti rimanda quando affermi la tua autonomia. Io non so dirti altro, anche perchè, ripeto, tu hai chiara la situazione. Insisto solo sul fatto che devi lavorare, secondo me, sul non sentire il soddisfare una tua esigenza come il fare qualcosa che danneggi gli altri ( tua madre può sentirsi " danneggiata" dal tuo affermare la tua autonomia, ma non è qualcosa su cui puoi agire, non dipende da te, non è reale).
Io ritengo legittimo il tuo bisogno di non sentirti più in colpa ( immagino il peso) ma difficilmente potrai realizzarlo se continuerai ad aderire a questo rimando genitoriale : se fai ciò di cui hai bisogno, sei una ingrata/ egoista/ maleducata/ arrogante...

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alfon3

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20

Sunday, August 23rd 2009, 9:28am

in me fa l'inverso, cioè quando mi prendono i sensi di colpa, per es per aver causato dispiacere con il mio modo di agire, cerco di rimediare subito anche se qusto implicherebe per me una forzatura, perchè poi la scontenta sarei io.
ciao ros...credo che stiamo dicendo la stessa cosa con parole diverse. Sentirsi in colpa o sentirsi responsabili riguarda l'atteggiamento interiore di fronte agli esiti delle proprie azioni. Tu chiami senso di colpa ciò che io intendo come senso di responsabilità. Al di là della terminologia, la sostanza mi sembra simile. Io, infatti, ritengo che il sentirsi in colpa sia bloccante, ci porti semmai più a voler espiare la colpa che ad agire su ciò che abbiamo fatto nel tentativo di migliorare e migliorarci, il che è, mi pare, ciò che intendi e fai tu. E questo per me è essere responsabili. Ma, ripeto, le parole possono essere diverse ma non i contenuti.

alfon3

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21

Sunday, August 23rd 2009, 12:06pm

Ma, nel momento in cui provo a superare questi blocchi, di cui prima non mi rendevo conto, mi trovo sempre di fronte ad un bivio: o sono effettivamente colpevole, oppure, se provo a partire dal concetto che invece non ho colpa, almeno non così pesantemente come mi attribuirei, allora cerco di essere più pragmatica, ma: pur non avendo colpa, a quel punto non è che divento legittimata ad agire con arbitrio come mi capita.. oppure si??
ho riletto il tuo post perchè ci sono alcuni passaggi che mi hanno colpito molto. Quello che ho riportato in modo particolare. La domanda che ti pongo, gira e rigira, e sempre quella: cosa ti porta a pensare ( e non mi riferisco solo all'atteggiamento degli altri) che la scelta obbligata sia tra l'essere colpevole e l'essere egoista? Io insisto su questo punto. Lo ritengo molto significativo. Rileggerò ancora il tuo post e scriverò le mie eventuali nuove riflessioni.

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ros

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22

Sunday, August 23rd 2009, 4:21pm

le parole possono essere diverse ma non i contenuti.



ahhh, meno male.
mi pareva di aver confuso e capito fischi per fiaschi.

il senso di responsabilità, andrebbe coltivato fin da bambini.

invece in me hanno inculcato il senso di colpa,ma forse era una versione distorta del senso di responsabilità.... :huh:

alfon3

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23

Sunday, August 23rd 2009, 8:33pm

lo vedo un modo molto facile di evitare il problema di fondo, scaricando su di me come un capro espiatorio.. da qui la mia determinazione a non sentirmi più in colpa.. facendo cosa mi pare.
io sostituirei " facendo cosa mi pare" con " facendo ciò di cui ho bisogno". Voglio dire che se traduci l'agire arbitario con l'agire in base alle tue esigenze il discorso del sentirsi in colpa diventa meno ingarbugliato. Non per questo si attenua il suo peso ma almeno la situazione appare, secondo me, più chiara: ti senti in colpa quando segui i tuoi bisogni. Hai bisogno dell'apprezzamento altrui per dare valore alle tue esigenze, fossero anche dei desideri ( che male c'è?). Quando non arriva, quando andirittura vieni tacciata di egoismo, ecco il grloviglio di pensieri e di emozioni ( rabbia, tristezza, paura di sbagliare).
Ora mi viene in mente una domanda: non è che hai bisogno proprio di sentirti arrabbiata per seguire i tuoi bisogni e desideri? Voglio dire, se non ti arrabbi non riesci a dare il giusto valore alle tue esigenze?...è una cosa che mi è venuta in mente adesso, forse è una sciocchezza.

piano

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24

Sunday, August 23rd 2009, 11:02pm

ciao alfon, innanzitutto volevo ringraziarti per tutto quello che mi hai risposto, spero di poter affrontare la discussione un po' meglio di come ho fatto finora pensando da sola.. !

ora leggo tutto attentamente e cerco di pensarci sopra.
non mi è facile purtroppo, anzi questo è diventato uno dei miei problemi: una volta leggevo tantissimo, anche viaggiando in treno per esempio... ma ora riesco a leggere solo qualche rivista e forse i libri gialli, se devo leggere qualche testo più impegnativo (e mi piacerebbe tantissimo la saggistica, i testi critici, la letteratura.. dovrei anche completare il corso all'università.. ) mi rendo conto di non riuscire a tenere dentro di me le cose davvero importanti di quello che ho letto.
E invece, avendo tanti interessi, mi piace l'arte, l'architettura, la sociologia, sono curiosa di natura.. insomma, mi piacerebbe stare a pensare, a rimuginare sulle cose, le persone.. riuscendo a raggiungere qualche conclusione sul mondo.. E invece, ora non ne ho voglia, o meglio se anche mi ci metto è come se non avessi più l'attenzione che avevo una volta; o forse, ancora meglio, ammesso che ci metta l'attenzione, mi accorgo che il risultato interiore (che prima non c'era.. raccoglievo solo informazioni, questione di memoria non di elaborazione) non mi piace, perchè .. non c'è. Non arrivo ad avere un pensiero, una conclusione, a confrontare davvero delle idee, e non mi piace perché non mi ritengo una stupida e sono convinta di avere delle qualità e dei talenti, ma non li so usare :(

E così, anche discutere qui sul forum, mi pesa, per quanto ne colga tanti aspeti terapeutici. MI piacerebbe tanto poter rispondere o partecipare alle discussioni in un modo diverso, ma, a prescindere da questioni di lunghezza dei post, ci sono dei passaggi nei quali io mi perdo, non riesco proprio a seguire cosa c'è sotto alcuni scambi, nel senso dellì'"oltre" del significato. E lo vedo, che c'è questo oltre, ma non lo so raggiungere, perché non sono in grado di strutturare la riflessione.

Quindi, provo a risponderti, ma non lo so cosa verrà fuori. Alla fine, è sempre un po' questo problema il mio: arrivata al dunque, alla sostanza delle cose, c'è qualcosa che non funziona, anche se lo voglio fortemente.

PS scusate a tutti gli altri per avere monopolizzato .. comunque mi pare che alla fine non siamo andati fuori tema.


alla prossima risposta, ciao a tutti

25

Sunday, August 23rd 2009, 11:06pm

sono qui all seminario appena posso vi raggiungo... :hmm:

piano

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26

Sunday, August 23rd 2009, 11:11pm

La domanda che ti pongo, gira e rigira, e sempre quella: cosa ti porta a pensare (e non mi riferisco solo all'atteggiamento degli altri) che la scelta obbligata sia tra l'essere colpevole e l'essere egoista? Io insisto su questo punto. Lo ritengo molto significativo. Rileggerò ancora il tuo post e scriverò le mie eventuali nuove riflessioni.
Linguisticamente, capisco molto bene che non riesco a rispondere.
Prendo atto che da quello che scrivo si evincerebbe che prevedo solo le due estremità o possibilità.
In effetti, al momento non capisco SE e PERCHE' potrebbe esistere una o più diverse scelte, e come siano configurabili. Come dire: qualsiasi posizione intermedia tra le due, mi sembra che sarebbe solo un voler nascondere la percentuale di quella inferiore delle due: come quando si dice che chi ha rubato un panino.. si.. ma è pur sempre un ladro. ora continuo a pensare.

E' meglio se rispondo così a piccoli brani per volta altrimenti non riesco a mantenere la concentrazione, ringrazio tutti per la comprensione

piano

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27

Sunday, August 23rd 2009, 11:12pm

sono qui all seminario appena posso vi raggiungo... :hmm:
Ciao Vivere, come va?
stai seguendo un seminario? o ti riferisci a questo post????

piano

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Sunday, August 23rd 2009, 11:33pm

Voglio dire che se traduci l'agire arbitario con l'agire in base alle tue esigenze il discorso del sentirsi in colpa diventa meno ingarbugliato. Non per questo si attenua il suo peso ma almeno la situazione appare, secondo me, più chiara: ti senti in colpa quando segui i tuoi bisogni.
Dunque, a parte che proprio da un punto di vista logico (mi pare, ma tanto metto sempre tutto in dubbio ormai!! :assi: ) quando decido di seguire i miei bisogni, per principio non è che a quel punto mi metto a calpestare gli altri.. da qui una parte dei dubbi.. vorrei capire se c'è una qualsivoglia misura o rischio in tal senso.. o insomma, vorrei capire almeno come calcolarlo..
Comunque, tornando al tema del "cosa posso fare", ecco sto cercando in effetti di impormi quando sento di "dover" fare qualcosa in dipendenza da mie forti esigenze interiori, o perchè sono convintadella bontà della scelta, di agire in modo chiaro e determinato... cerco di strutturarmi un percorso: intanto parto da qui, passo da qui e cerco di arrivare intanto qui: vado cioè a piccole tappe per volta. Un po' funziona, tuttavia al momento mi è utile per cose pratiche, e non tanto per questioni emotive e relazionali.
Hai bisogno dell'apprezzamento altrui per dare valore alle tue esigenze, fossero anche dei desideri ( che male c'è?). Quando non arriva, quando andirittura vieni tacciata di egoismo, ecco il grloviglio di pensieri e di emozioni ( rabbia, tristezza, paura di sbagliare).
Devo dire, d'altro canto, che il bisogno di apprezzamento ce l'ho solo con i miei familiari, che sono due: mia madre e mio fratello. RIspetto a tutto il resto del mondo, non mi importa più di tanto, o meglio, diciamo che lo gestisco nell'ambito del tornaconto e dell scambio tra persone in generale, siano colleghi, amici, conoscenti o sconosciuti.. non mi crea crisi esistenziali, se con qualcuno non mi trovo, ora ho ritrovato una sorta di equilibrio con il quale riesco a decidere (magari non prorpio all'impronta, comunque in tempi ragionevoli) come comportarmi, cosa dire.. magari chiedo consiglio, o saggio il terreno... non sono proprio completamente sprovveduta. Ho anche imparato a gestire un po' il legame tra aspettativa e osservazione di un contesto per non cadere giù a capofitto in caso di non corrispondenza con le mie proiezioni, insomma, mi sembra di esser molto migliorata nel tempo. Ma con loro, proprio, è un disastro.
E tanto più penso che sono la famiglia, tanto più mi da fastidio, soprattutto il fatto che sembra che loro non si pongano affatto simili questioni problematiche. Per loro esiste un modello relazionale, io me ne sono discosta, io sono l'aliena... ergo, è un problema mio.. X(
Perfino con il mio compagno, che mi ha scatenato (devo dire, per fortuna, nonostante le tante incomprensioni, la difficoltà e anche la sofferenza) tutti questi problemi ponendomi di fronte a muri e a dubbi giganti, sto percorrendo una strada per sciogliere sensi di inferiorità, di colpa e di inadeguatezza..
Ora mi viene in mente una domanda: non è che hai bisogno proprio di sentirti arrabbiata per seguire i tuoi bisogni e desideri? Voglio dire, se non ti arrabbi non riesci a dare il giusto valore alle tue esigenze?...è una cosa che mi è venuta in mente adesso, forse è una sciocchezza.
Non ci ho mai pensato, né mai me ne sono resa conto. Ora ho 35 anni, e mi accorgo di essere molto più accomodante per certi versi, e molto meno tollerante per altri.
Adesso, se qualcuno mi fa uno sgarbo, è solo maleducato nei miei confronti, a costo di sembrare un po' dura, non mi trattengo, magari cerco di riflettere su come fare, penso alle parole da dire, al momento.. ma non sto zitta o ferma ad aspettare.
Per cui, non so se l'arrabbiatura è un elemento determinante. Con la mia famiglia, può darsi. Forse è possibile che l'arrabbiatura mi permetta di avere la spinta superiore per decidere di agire, più che altro, piuttosto che aspettare nuovamente un'altra situazione "ideale" che puntualmente non si presenta mai.
In realtà, io mi sento molto oppressa dal mio ambiente familiare: a partire dallo spazio fisico, agli oggetti che ci sono dentro, a come sono disposti, a come NON è possibile liberarsene, fino ai pensieri contenuti nella casa e nelle persone. Avverto questo peso tutto intorno, un'oppressione che impedisce a ciascuno di noi di svincolarsi e di diventare più leggeri.
Come se fossimo dentro un labirinto, un corridoio, un viale, quello che vi pare, e dopo aver visto l'uscita in fondo, appena ci arrivi la porta ti si chiude davanti.

alfon3

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Monday, August 24th 2009, 10:26am

ciao piano... nel leggere i tuoi post mi ha colpito la lucidità con cui descrivi la tua condizione emotiva rispetto alle problematiche di cui stiamo discutendo. Anch'io preferisco risponderti, per quel che posso, un pò per volta, data la complessità delle questioni che poni

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Monday, August 24th 2009, 11:05am

In effetti, al momento non capisco SE e PERCHE' potrebbe esistere una o più diverse scelte, e come siano configurabili. Come dire: qualsiasi posizione intermedia tra le due, mi sembra che sarebbe solo un voler nascondere la percentuale di quella inferiore delle due: come quando si dice che chi ha rubato un panino.. si.. ma è pur sempre un ladro.
quando parlo di sentirsi in colpa o sentirsi egoista mi riferisco principalmente all'atteggiamento interiore che assumiamo di fronte ad una nostra azione o ad un nostro bisogno che ancora non si è tramutato in azione. E' l'atteggiamento che nasce dal giudizio che noi diamo a quello che abbiamo fatto o a quello che sentiamo. A me pare che in te sia molto forte questo atteggiamento da giudice ( verso te stessa) che ti porta a cercare una specie di compromesso tra queste due estremità. Ed è questa l'impasse: le premesse da cui parti sono due belle e profonde trappole. Sono comunque due modi diversi, ma complementari, di giudicarti. Qualsiasi compromesso tu riesca a realizzare resta comunque un giudizio, meno persecutorio, ma sempre un giudizio. Non a caso, e questo m i ha colpito molto, fai il paragone con il ladro del panino...che, poi, dal suo punto di vista, potrebbe ritenere il suo gesto legittimo e necessario ( " avevo fame", potrebbe dire). Non giudicarsi non significa fare ciò che ci pare. Quando trasformiamo il giudizio in valutazione realizziamo il passaggio dalla colpa alla resposnabilità.

quando decido di seguire i miei bisogni, per principio non è che a quel punto mi metto a calpestare gli altri.. da qui una parte dei dubbi.. vorrei capire se c'è una qualsivoglia misura o rischio in tal senso.. o insomma, vorrei capire almeno come calcolarlo..
credo che sia una buona cosa riflettere su quanto una nostra azione, pur avendo origine da un nostro bisogno, possa recare danno agli altri. Il problema è, secondo me, nella premessa: lo facciamo per mantenere la relazione con questi altri o per cercare quel compromesso di cui parlavamo prima? Cioè, questa riflessione nasce da un giudizio ( critico e negativo) su noi stessi e i nostri bisogni? Nasce dal senso di colpa o dal senso di resposnabilità?

Ma con loro, proprio, è un disastro.
E tanto più penso che sono la famiglia, tanto più mi da fastidio, soprattutto il fatto che sembra che loro non si pongano affatto simili questioni problematiche. Per loro esiste un modello relazionale, io me ne sono discosta, io sono l'aliena... ergo, è un problema mio..
Per quanto doloroso ammetterlo, credo proprio che sia un problema tuo...non nel senso che i tuoi bisogni siano il problema ( mi pare di capire che è ciò che intendono i tuoi familiari) ma nel senso che dovrai tu trovare quel modo di relazionarti che ti permetterà di stare con loro nel rispetto [i]anche [/i]delle tue esigenze

Come se fossimo dentro un labirinto, un corridoio, un viale, quello che vi pare, e dopo aver visto l'uscita in fondo, appena ci arrivi la porta ti si chiude davanti.
è una chiara definizione del cosiddetto triangolo drammatico ( di cui parliamo in un altro thread) . Quando la relazione si fonda sul bisogno di cercare un colpevole da una parte e dall'altra sul sentirsi costantemente processati ( e nel processo o ci si difende o si accetta il giudizio degli altri su sè stessi, che diventa poi il proprio giudizio su di sè), la relazione diventa, come tu dici, un logorante girare a vuoto in un labirinto.

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