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Moravya

Meglio esser pazzo per conto proprio, anziché sano secondo la volontà altrui ! (Friedrich Nietzsche)

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Wednesday, January 11th 2012, 1:49am

Cos'è l'intelligenza?

Sarei molto affascinata nel poter avere un parere sul vostro concetto di "intelligenza".

Cos'è l'intelligenza?
Che cosa comporta essere intelligenti?
Con quale metodo di misura valutate l'intelligenza delle persone con le quali avete a che fare?

Quali sono le caratteristiche di un individuo intelligente?


A voi le risposte.

<<Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.>>
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Craniata

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Wednesday, January 11th 2012, 3:04am

Intanto, bisogna fare una distinzione iniziale tra "acculturato", "Intelligente" e "saggio", poiché sono tre concetti che, per quanto possano apparire simili, hanno davanti a loro un abisso incolmabile: uno può essere certamente nessuno o tutte e tre le cose, ma una non include necessariamente le altre due:
1- Acculturato: una delle due qualità che si ottiene con il passare della vita e con la proprio volontà, sempre; tutti noi nasciamo ignoranti, e se ne abbiamo il desiderio, possiamo diventare acculturati col tempo, di informazioni e esperienze.
2- Saggio: seconda qualità che si ottiene col tempo, sebbene la difficoltà rispetto alla prima sia enormemente superiore: si ottiene puramente con l'esperienza e una certa attitudine mentale, forte di un'analisi approfondita della conoscenza acquisita; in questo senso chi è intelligente può diventare più facilmente saggio.
3- Intelligente: qualità che si ottiene esclusivamente dalla nascita, e che si può sviluppare, sebbene chi non ne sia dotato può sperare in miglioramenti non eccezionali (e neppure chi è intelligente si deve aspettare grandi cose, sebbene qui la differenza dei risultati sia un po' più marcata). Una persona nasce o intelligente, o stupido (non voglio usare il tono offensivo), poi dipende quanto marcata sia la condizione (ci sono i leggermente stupidi, come i grandi intelligenti).

Detto questo, comincio a spiegare cosa, secondo mia esperienza e opinioni, è l'intelligenza: una lama a doppio taglio. L'intelligenza è dettata da due fattori:
- Ragionamenti più rapidi e complessi
- Concetto della risposta = domanda = risposta
Il primo fattore è abbastanza chiaro: le persone intelligenti possono fare ragionamenti di gran lunga superiore alle persone non dotate del loro tratto, poiché possiedono una capacità elaborativa molto elevata: gli ignoranti tendono più facilmente a memorizzare le informazioni, gli intelligenti hanno spesso carenze in questo, tuttavia ricorderanno il concetto (non a pappagallo) molto più a lungo degli altri (teoria sviluppata anche qui all'Uni di Rovereto), poiché sviluppano una quantità molto maggiore di sinapsi (questo è anche il motivo dell'esistenza del secondo fattore). Tuttavia questo ha un contro: capita che certi ragionamenti diventino o materia d'ossessione per il fatto di non riuscire a comprenderli, oppure sono conoscenze il cui apprendimento non è cosa positiva per la nostra personalità (esempio: se, grazie ai vostri ragionamenti, scopriste che Dio non esiste, come reagireste? Chi bene, chi male, ovviamente è un caso drastico ed esagerato, tuttavia il concetto era il seguente): gli intelligenti fanno più fatica degli ignoranti e degli stupidi ad essere felici, oltre al fatto di poter creare delle difficoltà d'ambientazione: se tutto quello che vi dicono i vostri amici, i loro ragionamenti e pensieri, alle vostre orecchie pare come una cosa "banale", quando magari non lo è, non è sempre positivo; inoltre gli intelligenti sono molti meno degli stupidi, e talvolta avere un confronto con un livello cerebrale simile non è positivo, è NECESSARIO.
Il secondo fattore è altresi molto semplice, e determina buona parte dello sviluppo della cultura nell'intelligente, oltre che un allenamento neuronale costante: gli stupidi, una volta che hanno appreso una conoscenza, posso interrompere la loro attività di studio oppure continuare: gli intelligenti hanno anch'essi questa possibilità, ma il loro cervello spesso si fa la domanda "Ma da dove deriva questo?": se, per esempio, state studiando un libro di chimica ove dice che il sale in acqua rallenta il progredire dell'aumento di temperatura, lo stupido può continuare oppure dire "va bene così", l'intelligente idem, ma il suo cervello gli chiederà "Ma PERCHè il sale rallenta questo processo?"; e poi vai a scoprire che è la sua composizione chimica particolare a farlo; allora il cervello ti farà "Ma sarà così per quale motivo? Gli atomi sono legati in modo diverso, oppure sono più termoaccumulatori, ecc... ecc... Ogni nuova risposta genera quindi una domanda, la quale, se esaminata, darà un'altra risposta alla quale potrà nascere una nuova domanda, si tratta semplicemente di un LOOP di curiosità (gli intelligenti sono dannatamente curiosissimi, e inoltre voglio farvi notare un mito ora diventato Teoria Scientifica: vi ricordate che dicevano che i bambini che smontavano da piccoli gli accessori elettronici da grandi sarebbero diventati ingegneri? Tutto infatti nasce da maggiori possibilità, difatti hanno riscontrato che chi smonta oggetti da piccolo, da grande svilupperà mediamente una maggior intelligenza di chi non lo fa (esattamente come con altri giochi come i famosissimi Lego, o anche il solo fatto di stare davanti a un libro per ore, pur non sapendo leggere; curiosità che è spesso indice di forte intelligenza). Questo fenomeno del loop è dettato dal fatto delle sinapsi citate poco fa: i concetti vengono memorizzati perché ci sono più sinapsi, e quindi vengono collegati molti più argomenti tra di loro, i quali poi verranno ripescati durante l'informazione: in test che dimostrano questo, si nota come gli intelligenti siano più veloci a riconoscere oggetti piuttosto che a nominarli (gli stupidi invece sono leggermente meglio nel secondo campo, ma la differenza nelle zone più sviluppate è notevole), per il fatto che il cervello sa che quell'oggetto lo conosce, dato che vengono stimolati molti più neuroni, ma è leggermente più lento a nominarlo perché devo andarselo a cercare tra moltissime informazioni, che si attivano tutte in contemporanea tra l'altro (il classico fenomeno della "sulla punta della lingua" "lo so, lo so, lo so cos'è, ma non mi viene proprio in mente come si chiama... aaaah, eppure c'è l'ho proprio qui").

Per valutare l'intelligenza il Q.I. (quello fatto con test veri, non baggianate tramite Internet, se non quello del Mensa, che è un buon test)è un buon fattore, sebbene impreciso dato che non tiene conto di molte variabili dell'animo umano, quali il carattere, l'umore, l'attività neurale in quel momento, la presenza di sostanze o elementi nel corpo o nell'ambiente che possono creare fonti di disturbo, inoltre la concentrazione decisamente troppo alta, che poi si sviluppa in dubbi oppure in previsioni negative ("non devo sbagliare, non devo sbagliare"). Il metodo per me più efficace è la misurazione dei tempi di risposta (in millesimi di secondo però, quindi servono macchinari adatti) su test di logica abbastanza semplici, gli intelligenti sono ovviamente più veloci rispetto al resto dei soggetti del test; in base alla quantità di tempo media, si può fare una specie di scala dell'intelligenza: impreciso anche questo, ma molto meno del Q.I.

L'essere intelligenti vuol dire questo:
Pro: Si arriva più facilmente alla soluzione di problemi, si riceve molta più gioia quando li si risolvono, difficilmente si casca in luoghi comuni (razzismo, ma anche "Quel politico è un ladro a priori"), la voglia di conoscenza è molto più vasta e resistente nel tempo rispetto alle altre persone, i concetti vengono mantenuti nella MLT (memoria a lungo termine) significativamente più a lungo rispetto agli altri, si è più resistenti alle malattie che coinvolgono il sistema nervoso, quello centrale in particolare (teoria scientifica anche questa, mi tengo informato :thinking: :roftl: :thumbsup: ), si è più allenati nelle attività neurali, le informazioni vengono assimilate in molto meno tempo (per fare un paragone, se sto attento in classe e l'argomento interessa, imparo in 15 min informazioni che altri impiegano dai 60 fino ai 120 minuti (a occhio, non ho usato il cronometro :prrr: )).
Contro: La socialità ne risulta particolarmente soffocata, la ricerca continua di nuove informazioni (concetto risposta = domanda = risposta), le conoscenze acquisite diventano noiose più velocemente del normale, ragionamenti alle volte controproducenti (se poi ci si fissa troppo si rischia anche la follia), ragionamenti incontrollabili (spesso si arriva a conclusioni geniali anche senza prestarci troppe attenzione), si dubita più facilmente le persone, e ci si annoia più facilmente in loro presenza, le cose vengono viste tendenzialmente in modo più razionale (alle volte è una cosa buona, altre volte no: vedere il razzismo da un punto di vista razionale è una cosa buona, dato che si capisce che i neri non hanno poi così tante cose contro... ma ragionare durante una notte di passione è veramente dannoso, il cervello devo solo dirti "ocio al preservativo", finita lì), tendenza a stancarsi più velocemente delle cose (ad esempio lo sport è più facile che stufi nell'intelligente che nello stupido), c'è talvolta una tendenza a una memoria prospettica troppo razionale (ovvero si fanno sogni le cui probabilità di avverarsi siano, tramite i dati di previsioni, molto alte "Da grande voglio diventare un grande statista" Se si sa che non si è bravi a parlare, molte volte si lascia perdere).

Questo è quanto, tutto derivato da mia personale esperienza e conoscenza varie: alla fine si hanno delle cose belle e delle cose brutte, ma forse sono più favorevole alla stupidità che all'intelligenza, dato che la vita se la godono molto di più coloro che posseggono il primo tratto. Spero di non aver scritto in modo eccessivamente complicato, se servono chiarimenti, sapete dove trovarmi... qua :thumbsup: :dash: :roftl:
L'uomo comincia ad adorare il proprio Dio soltanto quando conosce le profondità dell'Inferno... adoro queste sottile ironia

Moravya

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Wednesday, January 11th 2012, 3:51am

Molto interessante la tua opinione, spero che altri rispondano e che leggano il tuo intervento.

Su una cosa mi trovo in totale disaccordo:
significativamente più a lungo rispetto agli altri, si è più resistenti alle malattie che coinvolgono il sistema nervoso, quello centrale in particolare

Ho conosciuto persone stupide che non hanno mai avuto problemi mentali.

E persone molto intelligenti, capaci di capire cose prima di altri e con una grande saggezza personale,
dei veri maestri di vita... però colpite poi da malattie terribili hanno debilitato nettamente le loro capacità.
Parliamo di malattia appunto. E la malattia poco ha a che fare con l'intelligenza.
La malattia è una disgrazia. Un'evento indipendente dalle proprie capacità.


Quindi la resistenza alle malattie particolari per le persone intelligenti, non è assolutamente vero... non mi trovo affatto d'accordo.
Ecco. Proprio zero.
Lo può dire la scienza, lo può dire lo scienziato che si crede il più intelligente del mondo, lo possono dire migliaia di persone....
non me ne frega una cippa. Io ribadisco che non sono d'accordo.
E per mio parere non è così.


Ecco, ci tenevo a precisarlo.

E colgo l'occasione per ribadire un concetto per gli altri che leggeranno:

parliamo di intelligenza e stupidità in persone "sane".
Se c'è di mezzo qualche malattia è da escludersi un giudizio riguardante le capacità intellettive paragonabili a persone sane
.

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EvaLuna

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Wednesday, January 11th 2012, 9:41am

Io mi rendo conto di associare spesso il concetto di intelligtenza anche a caratteristiche quali la maturità, la consapevolezza, il senno. Per me una persona intelligente non è quella che ha un QI altissimo e che ha una sfilza di ottimi voti a scuola, per dire. Ho conosciuto tantissime persone intelligentissime sotto questo punto di vista "accademico", che tuttavia si rivelavano persone piuttosto lente e beote per tutte le altre sfere della vita. Per me essere intelligenti quindi non significa essere capaci a studiare e saper immagazzinare un sacco di informazioni culturali, che per carità, può essere assolutamente utile e funzionale, ma significa prevalentemente essere delle persone dalla grande elasticità mentale, prontezza, flessibilità, acutezza, arguzia, perspicacia.
"Buongiorno, mezzanotte.
Torno a casa.
Il giorno si è stancato di me:
come potevo io – di lui?
Era bella la luce del sole.
Stavo bene sotto i suoi raggi.
Ma il mattino non mi ha voluta più,
e così, buonanotte, giorno!
[...]
Tu non sei così bella, mezzanotte.
Io ho scelto il giorno.
Ma, ti prego, prendi una bambina
che lui ha mandato via.
"


Emily Dickinson

Craniata

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Wednesday, January 11th 2012, 2:27pm

Molto interessante la tua opinione, spero che altri rispondano e che leggano il tuo intervento.

Su una cosa mi trovo in totale disaccordo:
significativamente più a lungo rispetto agli altri, si è più resistenti alle malattie che coinvolgono il sistema nervoso, quello centrale in particolare

Ho conosciuto persone stupide che non hanno mai avuto problemi mentali.

E persone molto intelligenti, capaci di capire cose prima di altri e con una grande saggezza personale,
dei veri maestri di vita... però colpite poi da malattie terribili hanno debilitato nettamente le loro capacità.
Parliamo di malattia appunto. E la malattia poco ha a che fare con l'intelligenza.
La malattia è una disgrazia. Un'evento indipendente dalle proprie capacità.


Quindi la resistenza alle malattie particolari per le persone intelligenti, non è assolutamente vero... non mi trovo affatto d'accordo.
Ecco. Proprio zero.
Lo può dire la scienza, lo può dire lo scienziato che si crede il più intelligente del mondo, lo possono dire migliaia di persone....
non me ne frega una cippa. Io ribadisco che non sono d'accordo.
E per mio parere non è così.


Ecco, ci tenevo a precisarlo.

E colgo l'occasione per ribadire un concetto per gli altri che leggeranno:

parliamo di intelligenza e stupidità in persone "sane".
Se c'è di mezzo qualche malattia è da escludersi un giudizio riguardante le capacità intellettive paragonabili a persone sane
.
Non ho detto che lo stupido prenda a priori malattie e l'intelligente non conosce il rischio, semplicemente le probabilità sono più alte per uno e più basse per l'altro, inoltre parlo prima che la malattia faccia la sua comparsa. In fondo il cervello è pur sempre un sistema biologico, e i sistemi biologici, grosso modo, rispondono tutti a una comune regola: se vengono tenuti in attività, ovvero allenati, i rischi che subiscono malattie calano di cifre anche significative: alcune malattie del cervello nascono grazie al decadimento delle varie sinapsi neurali; se però uno ne sviluppa in modo costante di nuove, allora la malattia farà molto fatica a prendere piede: il cervello è e sempre rimarrà un'organo, e come tale risponderà sempre a delle leggi naturali, esattamente come fanno i suoi sottoposti polmoni, reni e stomaco.
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Pavély

Un uomo e il suo cuore hikikomori

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Thursday, January 12th 2012, 5:22pm

L'intelligenza è misura della consapevolezza della propria stupidità. (Pavély).
Mein Herz, halt Dich an mir fest

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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Thursday, January 12th 2012, 6:07pm

Nel mondo animale l'intelligenza e' la qualità che si manifesta nella capacita' di trarsi di impaccio e superare gli ostacoli.

Se poi si riescie ad essere d'aiuto anche a qualcun altro, allora si è molto intelligenti.

Folkner

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8

Monday, February 6th 2012, 12:48pm

Salve a tutti,
Questo è un argomento che da qualche anno mi affascina molto...
Innanzitutto, concordo parola per parola con quello che ha detto Craniata... però vorrei concentrare l'attenzione sul fatto che a tutt'oggi, gli accademici non hanno una "definizione" esplicita, precisa, sintetica (nel senso che riguardi un solo oggetto, e non si limiti a fare un elenco di capacità più o meno separate) ed univoca di cosa sia l'intelligenza. Questo magari accade in quanto già di per sé è un argomento molto complesso, e chi lo studia per professione ha per di più dei limiti stringenti in materia, come per esempio trovare, tramite la definizione, una giustificazione tecnica per cui si dovrebbero usare determinati metodi di misurazione dell'intelligenza invece di altri...

Cmq, dopo lunghe (lunghissime) riflessioni, io sono arrivato ad una mia definizione "empirica" e molto "alla popolana", diciamo così, che credo riassuma tutte le diverse concezioni d'intelligenza quando sono coerenti con l'attributo di "capacità" che le viene assegnato da taluni e che credo tenga conto anche del fatto che ad oggi l'intelligenza, dalla comunità scientifica nel suo complesso, non viene più considerata come un attributo esclusivamente umano ma come una capacità che possono possedere (e possiedono) anche gli animali e le macchine artificiali...

"Sia nella continua interazione con l'ambiente che nelle attività intellettuali, l'intelligenza è la capacità di adottare autonomamente i comportamenti mentali e operativi che sono maggiormente in grado di portare, direttamente o indirettamente, alla propria soddisfazione fisica e psicologica sul breve, sul medio e sul lungo termine".

Che ne pensate? vi scorgete qualche lacuna?

P.S. so che a prima vista la definizione sembrerebbe contraria a quello che diceva Craniata sul fatto che "per un intelligente è molto più difficile essere felice" ma sottolineo che io nella definizione mi riferisco a ciò che un essere
(in qualche modo) "pensante" è in grado di fare in prima persona, e non alla visione lucida che, nel caso di un essere umano, egli può avere delle miserie del mondo... il che sarebbe essenzialmente quello che lo porta ad essere infelice...
Infatti, ora che mi viene in mente, c'è una cosa su cui invece sono in disaccordo con Craniata: è vero, generalente una persona intelligente non ha grandi capacità sociali, ma credo che, in base alla mia stessa definizione, la persona in questione sarebbe ancora più intelligente se riuscisse, in presenza di altre persone, a comportarsi (volontariamente) in modo adeguato...quindi, nella visione più generale possibile, non è il comportarsi male (con atteggiamenti mentali - noia, razionalismo ecc. - e soprattutto fisici, sbagliati) in presenza di altri quello che causa l'infelicità dell'intelligente (umano)...

This post has been edited 11 times, last edit by "Folkner" (Feb 6th 2012, 2:44pm)


doctor Faust

Azzeccagarbugli

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9

Monday, February 6th 2012, 3:03pm

"Sia nella continua interazione con l'ambiente che nelle attività intellettuali, l'intelligenza è la capacità di adottare autonomamente i comportamenti mentali e operativi che sono maggiormente in grado di portare, direttamente o indirettamente, alla propria soddisfazione fisica e psicologica sul breve, sul medio e sul lungo termine".

Che ne pensate? vi scorgete qualche lacuna?


Come poi accenni dopo, l'intelligenza pratica [ragion pratica] non riguarda solamente se stessi e la propria felicita'[ragion pura], ma la consapevolezza che la propria felicita dipende dalla felicità altrui, e che percio' non e' intelligente chi e' egoista, ma chi e anche altruista nella stessa misura.

Indi la tua definizione e' lacunosa. Meglio la mia sopra che evidentemente non hai manco letto. E scusa la mancanza di umilta'.

lya

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Monday, February 6th 2012, 6:11pm

L'intelligenza è un grande dono che ci è stato dato, ce ne sono diversi tipi: intelligenza razionale e intelligenza emotiva. La prima ci permette di ragionare, riflettere, valutare, conoscere, fare i calcoli..., la seconda ci consente di andare oltre le apparenze, tramite una buona dose di empatia, intuizione...questo tipo d'intelligenza ci permette di stare in mezzo agli altri e avvertire una sorta d'emozioni, che ci portano a capire gli stati d'animo e difficilmente ci si sbaglia..l'intuito può portarci a perecepire molto di più di quanto possa fare la razionalità..non sempre, ma spesso accade che la persona emotivamente intelligente riesca a cogliere molto di più, rispetto ad una persona molto razionale...L'empatia come è noto è la capacità di "entrare" nell'altro e percepirne gli aspetti caratteriali...E' noto come molte persone emotivmnte intelligenti riescano ad avere successo in vari ambiti lavorativi e non...insomma in ambito sociale sono persone molto brillanti...Ecco, per me le persone davvero intelligenti devono avere la capacità di conoscere se stessi attraverso una buona introspezione, gli altri attraverso le emozioni e tutto il resto con una buona dose di razionalità e riflessione!

Folkner

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Monday, February 6th 2012, 8:32pm

Come poi accenni dopo, l'intelligenza pratica [ragion pratica] non riguarda solamente se stessi e la propria felicita'[ragion pura], ma la consapevolezza che la propria felicita dipende dalla felicità altrui, e che percio' non e' intelligente chi e' egoista, ma chi e anche altruista nella stessa misura.
Indi la tua definizione e' lacunosa. Meglio la mia sopra che evidentemente non hai manco letto. E scusa la mancanza di umilta'.
Ciao Doctor Faust, accolgo con piacere la tua obiezione. Rispondendoti, credo che lo stato di soddisfazione non sia mai determinato solamente da se stessi. Mi spiego meglio: tu (impersonale) non vorresti mai che un tuo parente subisca qualcosa di male; dunque ti adoperi affinché non subisca qualcosa di male. A tal fine puoi adottare, in base alle informazioni che hai, azioni corrette o azioni non corrette... ovviamente, in una situazione ideale in cui non intervengano casualità di forza maggiore, sarai più intelligente se solamente in base al tuo cervello riesci ad intraprendere quelle corrette... e se lo fai, ti troverai in una condizione soddisfacente perché altri non avranno subito nulla di male! Questo, naturalmente, è un caso spicciolo, banale. Più in generale, lo stato di soddisfazione è determinato in maniera diversa da ciascuno in base al proprio carattere, la propria personalità, la propria struttura mentale. Se una persona è di indole altruista, "buona", ovviamente sarà più soddisfatta psicologicamente se anche gli altri stanno bene... e sarà più intelligente se riuscirà meglio a soddisfare questo obbiettivo "generico". Analogamente, però, se una persona trova la propria soddisfazione nell'avere potere sugli altri, sarà più intelligente se meglio riuscirà ad acquisire questo potere.

Riguardo alla definizione che avevi dato tu, si, l'avevo letta, ma la trovo insoddisfacente. Ad esempio, l'intelligenza si può manifestare anche nella capacità di prevedere errori e prevenirli... questa è già una prima cosa che nella tua definizione non è contemplata.

Lorelay

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Monday, February 6th 2012, 9:35pm

..L'intelligenza..è quella capacità di saper ragionare con la propria testa..e non conformarsi alla massa dominante..
Il tuo vero io é quello che tu sei..non quello che hanno fanno di te!

doctor Faust

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Monday, February 6th 2012, 9:48pm

L'intelligenza è un grande dono che ci è stato dato, ce ne sono diversi tipi: intelligenza razionale e intelligenza emotiva


Concordo nella sostanza, che mi pare fresca di lettura di Goleman. Non concordo sul fatto che sia un dono. Non e' che ci e' stata regalata da qualcuno che dobbiamo ringraziare, perchè altrimenti c'e' chi direbbe: E perche io invece sono stupido? Che colpe avevo per non meritare un po' di intelligenza?-

Sono invece del parere che l'intelligenza venga ereditata dai genitori e ascendenti, per cui se il ramo e' buono, ci sono buone possibilità, e se il ramo e' scarsino, non c'e' dono che tenga. Da qui l'intelligenza di cercarsi un fecondatore all'altezza della bisogna. Chi si cerca un partner solo per l'avvenenza e il traporto amoroso, soddisferà una bisogno estetico, ma poi non dovrà lamentarsi se avra' dei figli mosci.

Analogamente, però, se una persona trova la propria soddisfazione nell'avere potere sugli altri, sarà più intelligente se meglio riuscirà ad acquisire questo potere.


A me pare solo piu' stronzo, E prima o poi paghera cara la sua stronzaggine.

l'intelligenza si può manifestare anche nella capacità di prevedere errori e prevenirli... questa è già una prima cosa che nella tua definizione non è contemplata.


Questione di lana caprina.

Quoted

Nel mondo animale l'intelligenza e' la qualità che si manifesta nella capacita' di trarsi di impaccio e superare gli ostacoli.
Se poi si riescie ad essere d'aiuto anche a qualcun altro, allora si è molto intelligenti.


L'intelligenza la si manifesta con l'utonomia. Poi uno e' autonomo e più vuol dire che e' intelligente e capace di fare progetti, prevedendo il fine e gli eventuali ostacoli.
Piu' uno è dipendente, meno è intelligente. Indipendentemente dall'intelligenza teorica, che ti fa prendere bei voti a scuola e poi una volta fuori, non sai levare un ragno dal buco. Questo vuol dire essere diventati adulti.

Molto intelligente e' colui che oltre a pensare al proprio benessere riesce a pensare anche al benessere altrui, e cio' non dipende dagli studi fatti o dal numero di lauree, ma come dice la signora Lya, dalla commistione di intelligenza razionale ed emotiva, che fa si che ci si renda conto non solo dei propi bisogni, ma anche di quelli altrui.
E l'intelligenza materna, quando si manifesta, o quella paterna, a secondo dei ruoli.

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Tuesday, February 7th 2012, 9:12am

Concordo nella sostanza, che mi pare fresca di lettura di Goleman. Non concordo sul fatto che sia un dono.
Si, la migliore definizione di"intelligenza emotiva" fu coniata da un gruppo di ricercatori dell' Università di Yale e del New York Hampshire, ma raggiunse il suo momento di gloria grazie al libro di un giornalista scientifico del New York times, Daniel Goleman.

Parlavo di dono naturale, in quanto l'intelligenza si acquisisce fin dalla nascita, tutti nasciamo intelligenti...questa poi si evolverà o devolverà nel tempo a seconda dell'uso che ne faremo...

Si, si acquisisce anche ereditariamente dai genitori o dai discendenti della stessa famiglia...

Che ne pensi del bambino prodigio? In questo caso, nel quale il quoziente intellettivo è straordinariamente alto e superiore alla norma, potremmo parlare di dono?

Un caro saluto, doctor faust :)

lya

raggio di sole

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Tuesday, February 7th 2012, 9:13am

ma come dice la signora Lya,


ah... puoi chiamarmi semplicemente Lya :)

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