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iI non volere sfuggirla ti fa onore....perchè nonostante il suo egocentrismo....continui a rispettarla.non è che voglio sfuggire a mia zia... è che non si può parlare con lei..
nessuno ha il potere (neanche in nome dell'amore) di trasformare dall'esterno ..l'altro (chiunque egli sia....zio/a genitore ..amico/a..se io le parlo di una qualsiasi cosa (anche sforzandomi di parlare di argomenti che le interessano: film, spese, amici maschi) lei ti interrompe parlando di lei.
quando tocca a me ascoltarla non riesco perchè parla solo degli argomenti sopra citati e li ripete 1000 volte, dimenticandosi di ciò che dice.
A me capita, a volte, qualcosa di simile....le prime volte mi sono sentita..... più frastornata che arrabbiata;Alcuni giorni fa parlavo con una persona conosciuta da poco. Mi rivolgeva domande riguardo la mia professione. Mentre le rispondevo si guardava in giro, poi mi interrompeva passando ad una domanda successiva senza che io avessi terminato di rispondere alla precedente, io comunque accennavo alla risposta e lei riprendeva a voltare lo sguardo a destra e a sinistra … poi una nuova domanda … la mia riposta … i suoi occhi sfuggenti … e così via. Una specie di gioco irritante a cui avrei potuto provare a mettere fine con una semplice domanda : “ Ma ti interessa veramente quello che sto dicendo?”. In effetti, se l'avessi fatto, probabilmente avrebbe reagito quasi offesa con un " Ma si, certo, che dici!"... per poi riprendere a comportarsi nello stesso modo.
La prima cosa che ci viene in mente, in questi casi, è che chi ci sta di fronte non dia alcun valore alle nostre parole. Ci sentiamo presi in giro, offesi, arrabbiati.
nel caso che ho esposto io.....Eppure, se riusciamo ad andare oltre l’immediatezza dei gesti e delle parole, se cioè riusciamo ad ascoltare il contenuto che è al di là di essi, avvertiamo che quella persona, di fatto, non sta svalutando noi bensì se stessa. O meglio, ci svaluta come conseguenza dello scarso valore che attribuisce a se stessa.
Questo non significa che dobbiamo per forza comprendere, giustificare, accettare simile comportamento.
Alfon....mi ispira...questo esercizio di rafforzamento del nostro equilibrio interiore....;Solo che, se riusciamo ad ascoltare l’assordante “ Io non valgo!” che quella persona si sta dicendo, abbiamo buone probabilità di non aderire all’immagine di noi che quel dialogo ci rimanda e di tenere a freno, dunque, i pensieri negativi su noi stessi che da quel colloquio potrebbero derivare. ( “ Che ci sto a fare qui, sto perdendo tempo” … “ Non riesco a farmi sentire / vedere / capire, dunque non valgo!” … “ A questa persona non importa di me. A nessuno importa di me!”).
Ascoltare l’altro, insomma, per preservare il nostro equilibrio interiore.
io la vedo come una ..."società puzzle"...in cui.... ogni singolo acquista valore.. se funziona come un ..."tassello ad incastro";Forse sono troppo “apocalittico” ma credo che la nostra non sia più soltanto la cosiddetta “ società di massa” ma una società in cui l’elemento caratterizzante il soggetto sia la connessione. Sia chiaro, non esprimo pensieri miei originali ma mi rifaccio alle idee, che accolgo ed in cui mi riconosco, di alcuni studiosi ( per citarne solo uno, Philippe Breton). In un contesto simile, ci prepariamo ad incontrare l’individualità non più come “ singolarità” ma come espressione “singola” di un tutto, uguale per tutti, quel tutto dato dall’essere sempre “visibili”, connessi. Alcuni autori, infatti, parlano oggi di “ individualismo di massa”. E’ quella condizione data da una sorta di iperadattamento ossia dall’anticipare, nei propri atteggiamenti, il modello della società , di una società in cui conta ( come valore e come mezzo di sopravvivenza spesso materiale e ancor più spesso psicologica) la visibilità ( non solo come apparire ma come essere costantemente visibile). Una condizione, questa, che, secondo me, annulla la differenza e la giusta connessione tra interno ed esterno ( giusta nel senso che rispetta e ripropone le differenze).
chi non si inserisce in questi ...."incastri"...perche non sa...non vuole...non può.....perdere la propria individualità .....viene visto...come caso patologico;Se così è, allora mi pare che il volersi “distinguere” nel senso di conservare la propria singolarità ( la propria storia ed il proprio modo di interpretarla), sia vissuta come “patologia” ossia come “qualcosa che non va”, che è da tenere sotto controllo se non proprio da curare. Questo non vuol dire che il proprio modo di interpretare sé stessi e il mondo non possa essere rivisto / rielaborato/ arricchito … ma ciò dovrebbe avvenire sempre nel rispetto della singolarità.
Si Alfon.....è proprio così.Io credo che tutto questo c’entri molto con l’ascolto.
Sono fermamente convinto che, a volte, l’ascolto abbia come scopo proprio favorire, nell’altro, il riconoscimento e l’accoglienza dellapropria individualità, del proprio desiderio di distanza, del bisogno di distanza. A volte la confusione e la vergogna hanno origine proprio dal non accettare questa esigenza. Dal ritenerla segno di inadeguatezza, dell’ essere “ guasti” ( ho sentito, a volte, persone esprimersi proprio così riguardo sé stesse) .Ci si sente indegni solo perché non ci si riconosce nel tutto. Il disagio che si vive viene sperimentato come la degna punizione per il non volere, o sapere, essere parte del tutto.
L’ascolto può servire proprio ad aiutare, o ad aiutarsi, a sentirsi parte di questo tutto ma senza fondersi in esso. Restando singoli, nel bene e nel male. Vivendo pure il disagio, ma senza vergognarsene.
This post has been edited 1 times, last edit by "briefly" (Mar 9th 2010, 2:27am)
La dinamica che descrivi sembra una vera e propria manipolazione: sollecitare il Bambino e il Genitore dell’interlocutore,per garantirsene l’attenzione e l’approvazione, prima di rivolgersi all’Adulto con la richiesta che è effettivamente oggetto della discussione. Insomma è prepararsi il terreno favorevole su cui muoversi.A me capita, a volte, qualcosa di simile....le prime volte mi sono sentita..... più frastornata che arrabbiata;
poi dopo ho capito( questo vale nel mio caso...non voglio generalizzare) che alcuni ...cominciano un discorso... facendo una domanda su un argomento che sanno interessare l'altro....così che l'altro nel rispondere si sente gratificato....e più ben disposto nei loro confronti;
così che poi....vanno al "sodo"....cioè alla domanda di cui gli "urge" sapere realmente la risposta;
per questo motivo....appena noto...un qualcosa che.... "non torna".....sono io a dire.....dimmi cosa vuoi !....
sono malpensante?.......
Spesso, quando chi gioca si accorge che il meccanismo non funziona, diventa aggressivo anche perché la modalità che ha proposto è la sola che ritiene di possedere. La sola che gli permette di relazionarsi. Una volta scoperto il gioco, si sente vulnerabile ed offeso. L’altro aspetto della svalutazione è appunto il credere di non potere comunicare se non manipolando.nel caso che ho esposto io.....
quella persona svaluta se stessa....nel senso che....si sente furba nell'arte della comunicazione....e valuta ingenua l'altra persona;
la sua svalutazione sta nel non capire che il gioco non funziona con tutti....e prima di giocare...deve valutare le potenzialità dell'altra persona.
Eh già … restare ancorati alla propria identità. Alla propria storia, piacevole o spiacevole che sia, per non aderire all’immagine di noi che l’altro ci invia attraverso il suo messaggio. Per non cedere alle svalutazioni o alle grandiosità.appena l'ho letto.....ho pensato ad Ulisse.....ha voluto ascoltare la voce delle "Sirene"...ma si è fatto legare....per non cedere al richiamo;
Ho incontrato persone, uomini e donne, che non riuscivano a cedere al richiamo della “ mediocrità”… incapaci di compromettere la propria intelligenza ed il proprio sapere con il “ così fan tutti” … per questo, solo per questo, costretti alla disoccupazione, alla depressione, all’isolamento. Esclusi. Letteralmente. Stanchi, nemmeno più arrabbiati.chi non si inserisce in questi ...."incastri"...perche non sa...non vuole...non può.....perdere la propria individualità .....viene visto...come caso patologico;
questo individuo....potrebbe, anche, avere una genialità fuori dal comune...non ha importanza...perchè all'interno di quella società/puzzle...non serve...non ha gli incstri giusti;
questo individuo... senza un "ego" forte....arriverà a vedersi...sentirsi,,,,viversi...come un ..."malato".
mettersi in ascolto della società...nella quale siamo immersiHo incontrato persone, uomini e donne, che non riuscivano a cedere al richiamo della “ mediocrità”… incapaci di compromettere la propria intelligenza ed il proprio sapere con il “ così fan tutti” … per questo, solo per questo, costretti alla disoccupazione, alla depressione, all’isolamento. Esclusi. Letteralmente. Stanchi, nemmeno più arrabbiati.
hai ragione. Il rischio c'è. Diciamo che la categoria di persone a cui mi sono riferito esprime una nuova dimensione con cui, oggi forse più di prima, si incontra e si confronta l'Operatore dell'ascolto : una sorta di " nuovi poveri" generati da un'eccedenza di sapere e di individualità.il titolo era d'obbligo....per non andare in OT
mettersi in ascolto della società...nella quale siamo immersiuna sorta di " nuovi poveri" generati da un'eccedenza di sapere e di individualità.
).....il senso critico...e la pazienza....due "bestioline" che sono in via di estinzione.
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)
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Date of registration: Dec 5th 2008
Location: Modena
Occupation: impiegata
se gli dico che non sto bene ecco che si scatenano in lei tutti i mali di questo mondo, li enumera tutti, compresi quelli immaginari che sono la maggior parte, lamentandosi e spiegando filo per segno quanto la vita sia difficile per lei. Alla fine del discorso, del mio non star bene nemmeno se ne ricorda più ed io ho dovuto farcirmi, per l'ennesima volta, tutte le sue lamentele. Poi, a volte, dopo avermi stufata per due ore dicendomi quanto gli fa male la schiena, la sua amica gli telefona per chiedergli se vuole uscire con lei la sera stessa per andare a ballare ad una festa sagra paesana e lei risponde di si tutta felice
Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)
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Date of registration: Dec 5th 2008
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se questo "altro".... non vuole cambiare;
o...lo si accoglie così come è... (senza farne una questione personale...con tutto il conseguente bagaglio di rabbia e sofferenza);
o ....lo si sfugge;
Cambi....è molto frequente che le relazioni di amicizia riescano più gestibili....rispetto ai rapporti parentali
questo meccanismo di "accoglienza nonostante tutto" è possibile solo che l'altro dà segnali positivi almeno a volte, altrimenti non ci provo neanche.
con le amiche l'ho fatto perchè avevano molte cose positive comunque... mia zia no, non ti dà nessuna soddisfazione e si lamenta anche di essere sola (le amiche o una sorella non la vanno mai a trovare) ma lei non si muove di casa e non chiama nessuno al telefono.
la mia Maria non fuma.....beve ogni "morte di Papa" (non per brindare ma per annegare il dolore nello spumante);Maria ( nome di fantasia) si dà tanto da fare per gli altri ... è sempre attenta, disponibile, iperprotettiva. Nel lavoro ed in famiglia. Eppure ... eppure in famiglia le cose non funzionano. Nè con il marito nè con i figli ... Ed al lavoro non è che sia apprezzata tanto.
Maria non se lo spiega. Inizia a fumare, molto. Troppo. Anche qualche alcolico, di tanto in tanto.
Noi : " Credo che tu abbia paura di essere dimenticata"
Maria : " Se si è dimenticati vuol dire che non si è fatto abbastanza"
Noi : " Ecco la tua trappola"
Maria : " Con te non si può proprio parlare!"
Piange. Si accende l'ennesima sigaretta, per buttarla subito dopo.
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la mia Maria non ha difficoltà a dire la sua...tutt'altro!Gruppo di ascolto ed auto ascolto … conclusione dei lavori.
Noi : Chi vuole parlare un po’ di sé?
Maria ( nome di fantasia) : Comincio io … Ecco, la mia difficoltà, nello stare con gli altri, è che ho sempre paura di dire la mia … di dire quel che penso … sto a sentire, dico di sì, anche se non sono d’accordo”
Il gruppo ridacchia, ma con affetto, non per prendere in giro Maria …
Maria, accortasi dei sorrisi altrui : “ Che succede?”
Noi : “ Perché non ce lo dici tu? Non ti accorgi di quello che hai appena fatto?”
Maria, sempre più meravigliata ma non pentita di avere preso la parola : “ No. Che ho fatto?”
Noi : “ Hai esordito dicendo che, nello stare con gli altri, hai difficoltà a dire la tua …
Maria : “ E’ vero”
Noi : “ Nessuno ne dubita. Eppure sei stata la prima a è parlare … a dire la tua”
Silenzio. Il gruppo non sorride più. Tutti attendono che l’emozione di Maria si manifesti. Ma la donna, ora, resta zitta.
Noi : “ Cosa c’è di diverso, qui con noi, rispetto ai momenti in cui hai difficoltà a dire ciò che pensi?”
Maria : “ Ora, con voi, mi sento protetta”
Noi : “ Quindi sei perfettamente in grado di dire la tua. Devi soltanto imparare a proteggerti. Anche fuori dal gruppo. E’ questo il lavoro che ti aspetta”
perchè le due Marie hanno delle diversità sostanziali
Alfon vorresti, cortesemente, adattare la tua "sceneggiatura" alla ...mia Maria?....
D'accordo riguardo il fumo ed il bere ...per il resto, rinvio al post successivo. Perdonami per la lunghezza ma ho provato a fare una sorta di puzzle per domandare in sostanza : " Ma poi, queste due Marie, sono veramente così diverse?" Tu che dici?avrei bisogno di capire meglio...le modalità....per...."imparare a proteggersi".
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