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Sunday, March 7th 2010, 6:13pm

non è che voglio sfuggire a mia zia... è che non si può parlare con lei..
iI non volere sfuggirla ti fa onore....perchè nonostante il suo egocentrismo....continui a rispettarla.


se io le parlo di una qualsiasi cosa (anche sforzandomi di parlare di argomenti che le interessano: film, spese, amici maschi) lei ti interrompe parlando di lei.
quando tocca a me ascoltarla non riesco perchè parla solo degli argomenti sopra citati e li ripete 1000 volte, dimenticandosi di ciò che dice.
nessuno ha il potere (neanche in nome dell'amore) di trasformare dall'esterno ..l'altro (chiunque egli sia....zio/a genitore ..amico/a..
fidanzato/a......).....se questo "altro".... non vuole cambiare;
o...lo si accoglie così come è... (senza farne una questione personale...con tutto il conseguente bagaglio di rabbia e sofferenza);
o ....lo si sfugge;
ciascuno ha la libertà di decidere liberamente...secondo ....i propri modi di "sentire"...e...di "vivere" la situazione.
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

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Monday, March 8th 2010, 5:48am

ascoltare per proteggersi...

Alcuni giorni fa parlavo con una persona conosciuta da poco. Mi rivolgeva domande riguardo la mia professione. Mentre le rispondevo si guardava in giro, poi mi interrompeva passando ad una domanda successiva senza che io avessi terminato di rispondere alla precedente, io comunque accennavo alla risposta e lei riprendeva a voltare lo sguardo a destra e a sinistra … poi una nuova domanda … la mia riposta … i suoi occhi sfuggenti … e così via. Una specie di gioco irritante a cui avrei potuto provare a mettere fine con una semplice domanda : “ Ma ti interessa veramente quello che sto dicendo?”. In effetti, se l'avessi fatto, probabilmente avrebbe reagito quasi offesa con un " Ma si, certo, che dici!"... per poi riprendere a comportarsi nello stesso modo.
La prima cosa che ci viene in mente, in questi casi, è che chi ci sta di fronte non dia alcun valore alle nostre parole. Ci sentiamo presi in giro, offesi, arrabbiati.
Eppure, se riusciamo ad andare oltre l’immediatezza dei gesti e delle parole, se cioè riusciamo ad ascoltare il contenuto che è al di là di essi, avvertiamo che quella persona, di fatto, non sta svalutando noi bensì se stessa. O meglio, ci svaluta come conseguenza dello scarso valore che attribuisce a se stessa.
Questo non significa che dobbiamo per forza comprendere, giustificare, accettare simile comportamento. Solo che, se riusciamo ad ascoltare l’assordante “ Io non valgo!” che quella persona si sta dicendo, abbiamo buone probabilità di non aderire all’immagine di noi che quel dialogo ci rimanda e di tenere a freno, dunque, i pensieri negativi su noi stessi che da quel colloquio potrebbero derivare. ( “ Che ci sto a fare qui, sto perdendo tempo” … “ Non riesco a farmi sentire / vedere / capire, dunque non valgo!” … “ A questa persona non importa di me. A nessuno importa di me!”).
Ascoltare l’altro, insomma, per preservare il nostro equilibrio interiore.

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Monday, March 8th 2010, 8:16pm

Alcuni giorni fa parlavo con una persona conosciuta da poco. Mi rivolgeva domande riguardo la mia professione. Mentre le rispondevo si guardava in giro, poi mi interrompeva passando ad una domanda successiva senza che io avessi terminato di rispondere alla precedente, io comunque accennavo alla risposta e lei riprendeva a voltare lo sguardo a destra e a sinistra … poi una nuova domanda … la mia riposta … i suoi occhi sfuggenti … e così via. Una specie di gioco irritante a cui avrei potuto provare a mettere fine con una semplice domanda : “ Ma ti interessa veramente quello che sto dicendo?”. In effetti, se l'avessi fatto, probabilmente avrebbe reagito quasi offesa con un " Ma si, certo, che dici!"... per poi riprendere a comportarsi nello stesso modo.
La prima cosa che ci viene in mente, in questi casi, è che chi ci sta di fronte non dia alcun valore alle nostre parole. Ci sentiamo presi in giro, offesi, arrabbiati.
A me capita, a volte, qualcosa di simile....le prime volte mi sono sentita..... più frastornata che arrabbiata;
poi dopo ho capito( questo vale nel mio caso...non voglio generalizzare) che alcuni ...cominciano un discorso... facendo una domanda su un argomento che sanno interessare l'altro....così che l'altro nel rispondere si sente gratificato....e più ben disposto nei loro confronti;
così che poi....vanno al "sodo"....cioè alla domanda di cui gli "urge" sapere realmente la risposta;
per questo motivo....appena noto...un qualcosa che.... "non torna".....sono io a dire.....dimmi cosa vuoi !....
sono malpensante?....... :?: :thinking:


Eppure, se riusciamo ad andare oltre l’immediatezza dei gesti e delle parole, se cioè riusciamo ad ascoltare il contenuto che è al di là di essi, avvertiamo che quella persona, di fatto, non sta svalutando noi bensì se stessa. O meglio, ci svaluta come conseguenza dello scarso valore che attribuisce a se stessa.
Questo non significa che dobbiamo per forza comprendere, giustificare, accettare simile comportamento.
nel caso che ho esposto io.....
quella persona svaluta se stessa....nel senso che....si sente furba nell'arte della comunicazione....e valuta ingenua l'altra persona;
la sua svalutazione sta nel non capire che il gioco non funziona con tutti....e prima di giocare...deve valutare le potenzialità dell'altra persona.


Solo che, se riusciamo ad ascoltare l’assordante “ Io non valgo!” che quella persona si sta dicendo, abbiamo buone probabilità di non aderire all’immagine di noi che quel dialogo ci rimanda e di tenere a freno, dunque, i pensieri negativi su noi stessi che da quel colloquio potrebbero derivare. ( “ Che ci sto a fare qui, sto perdendo tempo” … “ Non riesco a farmi sentire / vedere / capire, dunque non valgo!” … “ A questa persona non importa di me. A nessuno importa di me!”).
Ascoltare l’altro, insomma, per preservare il nostro equilibrio interiore.
Alfon....mi ispira...questo esercizio di rafforzamento del nostro equilibrio interiore....;

appena l'ho letto.....ho pensato ad Ulisse.....ha voluto ascoltare la voce delle "Sirene"...ma si è fatto legare....per non cedere al richiamo;

le mie sinapsi hanno fatto questo collegamento....
cosa ne pensi?........c'è un nesso freudiano? :)
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Tuesday, March 9th 2010, 2:17am

c'è un detto che recita:" con il tempo e con la paglia maturano le sorbe";
le conoscenze, le idee....... talvolta, si comportano come le sorbe....le mie di sicuro :)
Forse sono troppo “apocalittico” ma credo che la nostra non sia più soltanto la cosiddetta “ società di massa” ma una società in cui l’elemento caratterizzante il soggetto sia la connessione. Sia chiaro, non esprimo pensieri miei originali ma mi rifaccio alle idee, che accolgo ed in cui mi riconosco, di alcuni studiosi ( per citarne solo uno, Philippe Breton). In un contesto simile, ci prepariamo ad incontrare l’individualità non più come “ singolarità” ma come espressione “singola” di un tutto, uguale per tutti, quel tutto dato dall’essere sempre “visibili”, connessi. Alcuni autori, infatti, parlano oggi di “ individualismo di massa”. E’ quella condizione data da una sorta di iperadattamento ossia dall’anticipare, nei propri atteggiamenti, il modello della società , di una società in cui conta ( come valore e come mezzo di sopravvivenza spesso materiale e ancor più spesso psicologica) la visibilità ( non solo come apparire ma come essere costantemente visibile). Una condizione, questa, che, secondo me, annulla la differenza e la giusta connessione tra interno ed esterno ( giusta nel senso che rispetta e ripropone le differenze).
io la vedo come una ..."società puzzle"...in cui.... ogni singolo acquista valore.. se funziona come un ..."tassello ad incastro";
l'individualità rappresenta l'individuo nel suo..."essere tutto"...ed un "tutto" unico,.....e non isolato....cioè immerso in variegate ...relazioni;
il singolo/tassello ad incastro....non ha alcun valore in sè....ma acquista....valore/visibilità....se si l'incastro(connessione) con gli altri tasselli è possibile.....;
ed ecco che l'ndividuo/tassello costruisce un tutto/puzzle....dentro il quale...è visibile cioè acquista valore.....è connesso, cioè ha trovato gli incastri giusti con altri tasselli;

chi sono i tasselli/individui che restano fuori dal tutto?
quelli che vogliono "conservare la loro singolarità".


Se così è, allora mi pare che il volersi “distinguere” nel senso di conservare la propria singolarità ( la propria storia ed il proprio modo di interpretarla), sia vissuta come “patologia” ossia come “qualcosa che non va”, che è da tenere sotto controllo se non proprio da curare. Questo non vuol dire che il proprio modo di interpretare sé stessi e il mondo non possa essere rivisto / rielaborato/ arricchito … ma ciò dovrebbe avvenire sempre nel rispetto della singolarità.
chi non si inserisce in questi ...."incastri"...perche non sa...non vuole...non può.....perdere la propria individualità .....viene visto...come caso patologico;
questo individuo....potrebbe, anche, avere una genialità fuori dal comune...non ha importanza...perchè all'interno di quella società/puzzle...non serve...non ha gli incstri giusti;
questo individuo... senza un "ego" forte....arriverà a vedersi...sentirsi,,,,viversi...come un ..."malato".


Io credo che tutto questo c’entri molto con l’ascolto.
Sono fermamente convinto che, a volte, l’ascolto abbia come scopo proprio favorire, nell’altro, il riconoscimento e l’accoglienza dellapropria individualità, del proprio desiderio di distanza, del bisogno di distanza. A volte la confusione e la vergogna hanno origine proprio dal non accettare questa esigenza. Dal ritenerla segno di inadeguatezza, dell’ essere “ guasti” ( ho sentito, a volte, persone esprimersi proprio così riguardo sé stesse) .Ci si sente indegni solo perché non ci si riconosce nel tutto. Il disagio che si vive viene sperimentato come la degna punizione per il non volere, o sapere, essere parte del tutto.
L’ascolto può servire proprio ad aiutare, o ad aiutarsi, a sentirsi parte di questo tutto ma senza fondersi in esso. Restando singoli, nel bene e nel male. Vivendo pure il disagio, ma senza vergognarsene.

Si Alfon.....è proprio così.


p.s.
dimendicavo di dire che.....sebbene ......il tempo...e la paglia.....non tutte le sorbe maturano :)
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Tuesday, March 9th 2010, 9:14am

A me capita, a volte, qualcosa di simile....le prime volte mi sono sentita..... più frastornata che arrabbiata;
poi dopo ho capito( questo vale nel mio caso...non voglio generalizzare) che alcuni ...cominciano un discorso... facendo una domanda su un argomento che sanno interessare l'altro....così che l'altro nel rispondere si sente gratificato....e più ben disposto nei loro confronti;
così che poi....vanno al "sodo"....cioè alla domanda di cui gli "urge" sapere realmente la risposta;
per questo motivo....appena noto...un qualcosa che.... "non torna".....sono io a dire.....dimmi cosa vuoi !....
sono malpensante?.......
La dinamica che descrivi sembra una vera e propria manipolazione: sollecitare il Bambino e il Genitore dell’interlocutore,per garantirsene l’attenzione e l’approvazione, prima di rivolgersi all’Adulto con la richiesta che è effettivamente oggetto della discussione. Insomma è prepararsi il terreno favorevole su cui muoversi.
E’ spesso un comportamento inconsapevole. A volte è proprio una manovra, ossia è agita coscientemente. I venditori ne sanno qualcosa… Che sia manipolazione o manovra, è certamente a dir poco irritante.


nel caso che ho esposto io.....
quella persona svaluta se stessa....nel senso che....si sente furba nell'arte della comunicazione....e valuta ingenua l'altra persona;
la sua svalutazione sta nel non capire che il gioco non funziona con tutti....e prima di giocare...deve valutare le potenzialità dell'altra persona.
Spesso, quando chi gioca si accorge che il meccanismo non funziona, diventa aggressivo anche perché la modalità che ha proposto è la sola che ritiene di possedere. La sola che gli permette di relazionarsi. Una volta scoperto il gioco, si sente vulnerabile ed offeso. L’altro aspetto della svalutazione è appunto il credere di non potere comunicare se non manipolando.

appena l'ho letto.....ho pensato ad Ulisse.....ha voluto ascoltare la voce delle "Sirene"...ma si è fatto legare....per non cedere al richiamo;
Eh già … restare ancorati alla propria identità. Alla propria storia, piacevole o spiacevole che sia, per non aderire all’immagine di noi che l’altro ci invia attraverso il suo messaggio. Per non cedere alle svalutazioni o alle grandiosità.
E’ un aspetto essenziale dell’ascolto …
Mi piace la tua associazione.

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Tuesday, March 9th 2010, 9:18am

chi non si inserisce in questi ...."incastri"...perche non sa...non vuole...non può.....perdere la propria individualità .....viene visto...come caso patologico;
questo individuo....potrebbe, anche, avere una genialità fuori dal comune...non ha importanza...perchè all'interno di quella società/puzzle...non serve...non ha gli incstri giusti;
questo individuo... senza un "ego" forte....arriverà a vedersi...sentirsi,,,,viversi...come un ..."malato".
Ho incontrato persone, uomini e donne, che non riuscivano a cedere al richiamo della “ mediocrità”… incapaci di compromettere la propria intelligenza ed il proprio sapere con il “ così fan tutti” … per questo, solo per questo, costretti alla disoccupazione, alla depressione, all’isolamento. Esclusi. Letteralmente. Stanchi, nemmeno più arrabbiati.

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Tuesday, March 9th 2010, 1:04pm

Ho incontrato persone, uomini e donne, che non riuscivano a cedere al richiamo della “ mediocrità”… incapaci di compromettere la propria intelligenza ed il proprio sapere con il “ così fan tutti” … per questo, solo per questo, costretti alla disoccupazione, alla depressione, all’isolamento. Esclusi. Letteralmente. Stanchi, nemmeno più arrabbiati.
mettersi in ascolto della società...nella quale siamo immersi

ecco la defnizione: "società mediocrizzante";
questo non vuol dire che tutti quelli che operano e si inseriscono nella società sono dei mediocri...ma devono "tenere in ombra" le potenzialità/talenti non richiesti dalla società autoreferente....anche se queste potenzialità , se dispiegate...potrebbero creare, migliorare, fare evolvere...la società stessa;
questo è un fenomeno che coinvolge tutto il mondo occidentale...chi più chi meno;
l'individuo che mantiene...il "culto"...della propria individualità...se vuole inserirsi...deve operare una vera scissione tra "dentro e fuori"...."interno ed esterno"....insomma un ...."borderline"...per scelta;
in altri termini ...deve fare "scempio".. della propria personalità;
la società occidentale(solo questa conosco...l'altra solo per sentito dire) ...è sorda(per scelta), per cui non solo è incapace di ascoltare...ma non favorisce l'autoascolto.

p.s.
il titolo era d'obbligo....per non andare in OT ;)
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

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Tuesday, March 9th 2010, 1:57pm

il titolo era d'obbligo....per non andare in OT
hai ragione. Il rischio c'è. Diciamo che la categoria di persone a cui mi sono riferito esprime una nuova dimensione con cui, oggi forse più di prima, si incontra e si confronta l'Operatore dell'ascolto : una sorta di " nuovi poveri" generati da un'eccedenza di sapere e di individualità.

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Tuesday, March 9th 2010, 5:03pm

una sorta di " nuovi poveri" generati da un'eccedenza di sapere e di individualità.
mettersi in ascolto della società...nella quale siamo immersi



Una società che...non solo si rivela incapace di eliminare i "ghetti" già esistenti....ma ne crea di altri.
La cosa più grave, a mio avviso, in questa società di "pacifisti".....è, paradossalmente,...il fomentare la guerra tra poveri.

io credo, comunque, che questi "nuovi poveri".....in realtà non lo sono....anche nel caso in cui potranno essere costretti a vivere come "barboni" sotto un ponte;
la vera povertà è.... l'aridità, la paura di perdere il potere, se l'hanno già, o di non poterci arrivare se non l'hanno.... la paura del tempo che logora e consuma...il non avere una propria individualità/identità.....perchè di volta in volta.....sono il loro potere...la loro professione....la loro ricchezza....la loro prestanza fisica....il loro sapere ( non dimendichiamo che anche tra "gli intellettuali"...c'è il "vezzo"....di barattare la propria individualità).....;
costoro sanno chi sono realmente?....il "conosci te stesso"....fa parte del loro "repertorio"?

di certo si sa che vivono ed ingrassano sopra i ponti...e non sotto :girl:

per mettersi in ascolto della società.... bisogna....proteggere e far proliferare(magari in un parco nazionale :girl: ).....il senso critico...e la pazienza....due "bestioline" che sono in via di estinzione.

p.s.
Alfon...io dovrò ripescare qualche tuo post del recente passato;
perchè non tutte le mie "sorbe" sono maturate....e rischiano di marcire :)
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Wednesday, March 10th 2010, 2:11pm

l' ascolto come costruzione di senso ... per comprendere le incongruenze

Gruppo di ascolto ed auto ascolto … conclusione dei lavori.
Noi : Chi vuole parlare un po’ di sé?
Maria ( nome di fantasia) : Comincio io … Ecco, la mia difficoltà, nello stare con gli altri, è che ho sempre paura di dire la mia … di dire quel che penso … sto a sentire, dico di sì, anche se non sono d’accordo”
Il gruppo ridacchia, ma con affetto, non per prendere in giro Maria …
Maria, accortasi dei sorrisi altrui : “ Che succede?”
Noi : “ Perché non ce lo dici tu? Non ti accorgi di quello che hai appena fatto?”
Maria, sempre più meravigliata ma non pentita di avere preso la parola : “ No. Che ho fatto?”
Noi : “ Hai esordito dicendo che, nello stare con gli altri, hai difficoltà a dire la tua …
Maria : “ E’ vero”
Noi : “ Nessuno ne dubita. Eppure sei stata la prima a è parlare … a dire la tua”
Silenzio. Il gruppo non sorride più. Tutti attendono che l’emozione di Maria si manifesti. Ma la donna, ora, resta zitta.
Noi : “ Cosa c’è di diverso, qui con noi, rispetto ai momenti in cui hai difficoltà a dire ciò che pensi?”
Maria : “ Ora, con voi, mi sento protetta”
Noi : “ Quindi sei perfettamente in grado di dire la tua. Devi soltanto imparare a proteggerti. Anche fuori dal gruppo. E’ questo il lavoro che ti aspetta”

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Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)

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Wednesday, March 10th 2010, 2:25pm

se gli dico che non sto bene ecco che si scatenano in lei tutti i mali di questo mondo, li enumera tutti, compresi quelli immaginari che sono la maggior parte, lamentandosi e spiegando filo per segno quanto la vita sia difficile per lei. Alla fine del discorso, del mio non star bene nemmeno se ne ricorda più ed io ho dovuto farcirmi, per l'ennesima volta, tutte le sue lamentele. Poi, a volte, dopo avermi stufata per due ore dicendomi quanto gli fa male la schiena, la sua amica gli telefona per chiedergli se vuole uscire con lei la sera stessa per andare a ballare ad una festa sagra paesana e lei risponde di si tutta felice


è il ritratto identico di mia zia..... :roftl: ;( :thumbdown: ?(

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Wednesday, March 10th 2010, 2:30pm

se questo "altro".... non vuole cambiare;
o...lo si accoglie così come è... (senza farne una questione personale...con tutto il conseguente bagaglio di rabbia e sofferenza);
o ....lo si sfugge;


questo meccanismo di "accoglienza nonostante tutto" è possibile solo che l'altro dà segnali positivi almeno a volte, altrimenti non ci provo neanche.
con le amiche l'ho fatto perchè avevano molte cose positive comunque... mia zia no, non ti dà nessuna soddisfazione e si lamenta anche di essere sola (le amiche o una sorella non la vanno mai a trovare) ma lei non si muove di casa e non chiama nessuno al telefono. :thumbdown:

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Thursday, March 11th 2010, 4:05pm


questo meccanismo di "accoglienza nonostante tutto" è possibile solo che l'altro dà segnali positivi almeno a volte, altrimenti non ci provo neanche.
con le amiche l'ho fatto perchè avevano molte cose positive comunque... mia zia no, non ti dà nessuna soddisfazione e si lamenta anche di essere sola (le amiche o una sorella non la vanno mai a trovare) ma lei non si muove di casa e non chiama nessuno al telefono.
Cambi....è molto frequente che le relazioni di amicizia riescano più gestibili....rispetto ai rapporti parentali :)
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Friday, March 12th 2010, 11:17am

Alfon.....ricorderai che all'inizio di questo tuo 3d......io ho ..immaginato e costruito un personaggio che ho chiamato Maria (nome di fantasia);
questo personaggio (Maria) l'ho definito nei dettagli....;
bene!
con tutti i nomi di donne che ci sono....dovevi chiamare Maria anche il tuo personaggio? :)
le mie idee si confondono....le mie riflessioni/sorbe... non maturano.....perchè le due Marie hanno delle diversità sostanziali ..... :hmm:
Maria ( nome di fantasia) si dà tanto da fare per gli altri ... è sempre attenta, disponibile, iperprotettiva. Nel lavoro ed in famiglia. Eppure ... eppure in famiglia le cose non funzionano. Nè con il marito nè con i figli ... Ed al lavoro non è che sia apprezzata tanto.
Maria non se lo spiega. Inizia a fumare, molto. Troppo. Anche qualche alcolico, di tanto in tanto.
Noi : " Credo che tu abbia paura di essere dimenticata"
Maria : " Se si è dimenticati vuol dire che non si è fatto abbastanza"
Noi : " Ecco la tua trappola"
Maria : " Con te non si può proprio parlare!"
Piange. Si accende l'ennesima sigaretta, per buttarla subito dopo.
la mia Maria non fuma.....beve ogni "morte di Papa" (non per brindare ma per annegare il dolore nello spumante);
ho dovuto "tirare in ballo" ...il Papa non per irriverenza....solo perchè...se avessi detto ...beve ogni volta che si "torna alle urne"...la povera Maria...dovrebbe rivolgersi ad un centro...per "alcolisti anonimi" :girl: ;

Alfon vorresti, cortesemente, adattare la tua "sceneggiatura" alla ...mia Maria?....diversamente mi ridai i diritti d'autore su Maria :girl:

Gruppo di ascolto ed auto ascolto … conclusione dei lavori.
Noi : Chi vuole parlare un po’ di sé?
Maria ( nome di fantasia) : Comincio io … Ecco, la mia difficoltà, nello stare con gli altri, è che ho sempre paura di dire la mia … di dire quel che penso … sto a sentire, dico di sì, anche se non sono d’accordo”
Il gruppo ridacchia, ma con affetto, non per prendere in giro Maria …
Maria, accortasi dei sorrisi altrui : “ Che succede?”
Noi : “ Perché non ce lo dici tu? Non ti accorgi di quello che hai appena fatto?”
Maria, sempre più meravigliata ma non pentita di avere preso la parola : “ No. Che ho fatto?”
Noi : “ Hai esordito dicendo che, nello stare con gli altri, hai difficoltà a dire la tua …
Maria : “ E’ vero”
Noi : “ Nessuno ne dubita. Eppure sei stata la prima a è parlare … a dire la tua”
Silenzio. Il gruppo non sorride più. Tutti attendono che l’emozione di Maria si manifesti. Ma la donna, ora, resta zitta.
Noi : “ Cosa c’è di diverso, qui con noi, rispetto ai momenti in cui hai difficoltà a dire ciò che pensi?”
Maria : “ Ora, con voi, mi sento protetta”
Noi : “ Quindi sei perfettamente in grado di dire la tua. Devi soltanto imparare a proteggerti. Anche fuori dal gruppo. E’ questo il lavoro che ti aspetta”
la mia Maria non ha difficoltà a dire la sua...tutt'altro!
poi...è permalosetta....e non so come accoglierebbe dentro di sè....il ridacchiare anche se benevolo;
anche qui...è necessario provvedere; :)

lasciando da parte Maria;
riguardo me....avrei bisogno di capire meglio...le modalità....per...."imparare a proteggersi".
grazie
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

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Friday, March 12th 2010, 7:03pm

perchè le due Marie hanno delle diversità sostanziali


Alfon vorresti, cortesemente, adattare la tua "sceneggiatura" alla ...mia Maria?....


avrei bisogno di capire meglio...le modalità....per...."imparare a proteggersi".
D'accordo riguardo il fumo ed il bere ...per il resto, rinvio al post successivo. Perdonami per la lunghezza ma ho provato a fare una sorta di puzzle per domandare in sostanza : " Ma poi, queste due Marie, sono veramente così diverse?" Tu che dici?