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briefly

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Tuesday, March 30th 2010, 11:10pm

La persona che chiede tende al gioco / simbiosi / manipolazione non perché voglia farci del male, perché voglia prendersi gioco di noi. No, è che non sa fare altro. Trova sollievo proprio giocando, manipolando … trova sollievo perchè ( se l’ascoltatore ci casca)trova conferma alle sue convinzioni, non perché avvenga un vero cambiamento.
fin qua ci sono.
Se questo è vero, allora si evidenzia il valore della sospensione del giudizio … ossia della sospensione dell’”attività” dei nostri versanti negativi , le parti di noi che non ci piacciono ma che esistono. Eccome, se esistono. In tal senso l’Adulto ha la funzione, io ritengo, di fare emergere la giusta connessione tra ciò che ci accade mentre ascoltiamo ( cosa proviamo e cosa pensiamo, cosa diremmo e faremmo e cosa effettivamente diciamo e facciamo) e quello che accade fuori ( cosa dice e cosa fa l’altro). Io non credo nella separazione tra dentro e fuori di psicoanalitica memoria.
da questo punto cominciano le mie difficoltà nel capire....
Se, ad esempio, io offendo Briefly, Briefly può scegliere di pensare tante cose … che alfon sia un maleducato, che tutti quelli che studiano At sono maleducati, che tutti quelli che studiano At e si chiamano alfon sono maleducati … al di là della sua scelta ( fondata sulla sua storia) resta che io ho offeso Brefly. Resta, allora, da trovare la connessione tra offesa e reazione, non la loro distanza, la loro reciproca indifferenza.
anche con l'esempio non capisco sia il significato, sia il senso, sia il valore strumentale, sia le modalità attuative di questa connessione.
il tempo che mi sono data non è servito a farmi comprendere ciò che tu vuoi trasmettere. :dash: :hmm:
prima devo assimilare quel che ho mangiato prima dlla merenda :girl:
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

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Thursday, April 1st 2010, 12:33pm

anche con l'esempio non capisco sia il significato, sia il senso, sia il valore strumentale, sia le modalità attuative di questa connessione
Proverò ad essere più chiaro semmai, più per una mia difficoltà di esposizione che per carenze altrui, facendo un passo per volta.
Il tema resta la funzione dell’Adulto nella fase dell’ascolto. Inevitabilmente ripeterò alcuni concetti già espressi in altre sedi. Mi serve per mettere un po’ d’ordine nei miei pensieri e per definire al meglio delle mie possibilità l’oggetto dell’osservazione. Spero.
Comincio ricordando che l’Adulto, secondo l’AT, è quella parte di noi che attiviamo durante l’analisi del “ qui ed ora”.
Quindi voglio specificare cosa io intendo per significato e senso del “ qui ed ora” .
Credo che a volte con questi termini si indichi il puro dato di realtà, dunque una variabile prettamente razionale, priva di rimandi a fattori emotivi ed etico / cognitivi e di legami con il passato ed anticipazioni del futuro.
Io mi chiedo, però, se sia proprio così. Mi domando, cioè, se l’immediatezza implichi realmente questa sorta di asetticità e se, di conseguenza, l’Adulto ( la “ parte che si cala e ci cala nel qui ed ora) sia effettivamente questo setaccio che trattiene il dato lasciando sul fondo i residui emotivi - etico / cognitivi e le appendici del passato e le premesse al futuro.
Certo, la definizione del dato è fondamentale, altrimenti di che cosa parliamo? Ma ritengo che quest’aspetto appartenga alla dimensione dei significati. Il resto, ossia ciò che il setaccio della ragione deposita sul fondo, ne è il senso.
Come ho più volte affermato in precedenza, ritengo che quando l’ascolto si limiti a cogliere il dato ( di cui ribadisco il valore) resti un ascolto parziale che cioè ci dia il significato dell’esperienza “ ascoltata” ma non il senso. E qui, ad esempio, ci si potrebbe agganciare al linguaggio del corpo, quel corpo che a volte trattiene in sè e su di sè il senso della storia personale lasciandone emergere, attraverso la comunicazione verbale, “solo” il significato.
Ma questa è un’altra … bella … storia!

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Thursday, April 1st 2010, 12:37pm

A proposito del “ qui ed ora”…
Se sono alla stazione e leggo sul tabellone l’orario di un treno sto evidentemente eseguendo un’operazione logico – razionale in cui sono impegnato, con il mio Adulto, a dare un significato ad alcuni numeretti messi uno accanto all’altro.
Tutto qui? E’ solo questo, la mia esperienza di quel momento in quel determinato luogo?
A tal proposito io mi chiedo : qual è l’origine del mio guardare il tabellone degli orari ? Sono io che devo partire? Se si, per dove e per quale motivo? Vacanza, lavoro, altro? Se no, forse aspetto qualcuno ? Chi? Amico, coniuge, figlio? Potremmo continuare ancora con altre ipotesi, banali e non … Ciò che conta è che ci accorgiamo che ogni domanda, riferita al “ qui ed ora”, si collega ad emozioni, sentimenti, pensieri, convinzioni, passato e futuro.
Ogni domanda, insomma, chiama in causa tutti gli Stati dell’Io. Così come accade in ogni altro momento della nostra vita. Qualsiasi! Possiamo solo dire che, in una data circostanza, uno Stato dell’Io prevale rispetto agli altri ( forse) in relazione al risultato che vogliamo ottenere. Non c’è altro, a mio avviso.
Ecco l’origine, a volte, della nostra frustrazione quando ci diciamo : “ So che dovrei, in questa data circostanza, agire con l’Adulto … ma non ci riesco! Che ne è della mia logica? Non la trovo! Mi devo preoccupare?”.
Non ci riusciamo per il semplice fatto che cerchiamo in noi qualcosa che non esiste, almeno non secondo le nostre aspettative ( la logica allo stato puro!). Ogni volta che cerchiamo la “ ragione “ ci “scontriamo” con emozioni / sentimenti e giudizi / pregiudizi!
Detto questo, qual è il ruolo dell’Adulto nell’esperienza specifica dell’ascolto?
Prima di rispondere, però, mi prendo una pausa ... ne sento il bisogno ... e forse anche chi sta leggendo.

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Thursday, April 1st 2010, 1:56pm

qual è il ruolo dell’Adulto nell’esperienza specifica dell’ascolto?
Riprendiamo l’esempio di qualche post fa.
“ Briefly, dammi una mano, per favore. Aiutami a capire che cosa mi succede quando entro in aula ed ecc ecc…”
La mia richiesta a quale “ parte” di Briefly si sta rivolgendo? “ Cosa”, in Briefly, voglio sollecitare?
Non lo sappiamo, a meno che non vogliamo leggere nel futuro aggrappandoci a qualche schema multiuso. Dobbiamo attendere, invece, qualche passaggio.
Riguardo le possibili reazioni di Briefly immaginiamo
Ipotesi a:
Briefly : “ Io vorrei capire una cosa, alfon … Ma tu, quando entri in aula, che obiettivo hai? Vuoi solo fare lezione, una buona lezione, o vuoi stupire? Insomma, ti basta che capiscano qualcosa o ti aspetti l’applauso?”
Alfon : “ Ora che mi ci fai riflettere, mi sa mi sa che mi aspetto proprio l’applauso … ecco perché vado in crisi appena mi fanno una domanda … La vivo come un fallimento rispetto alla mia voglia di stupire! Grazie Briefly, mi hai veramente aiutato. Ero così confuso, prima”
Ipotesi b:
Briefly : tutto come sopra
Alfon : “ Io voglio solo fare lezione, è chiaro! Che c’entra voler stupire? Io non cerco l’applauso, sono loro che non hanno nessun interesse per quello che dico! Ma sei stata a sentirmi, mentre parlavo?”
Nella realtà, quale delle due ipotesi è la più probabile? La mia esperienza mi porta a dire la b). In essa la risposta di alfon ci mostra come la sua richiesta iniziale non fosse rivolta ai versanti positivi degli Stati dell’Io di briefly ma a quelli negativi … alfon cercava, in briefly, un ‘adesione alla sua svalutazione di sé e degli altri, al suo bisogno di perfezione, ecc … nel momento in cui ciò non accade, alfon reagisce svalutando briefly ( “ non ha capito proprio niente! Ho perso tempo!”). La sua richiesta era, in sostanza, il gancio di un gioco ( secondo il punto di vista AT) a cui, però, Briefly non si è aggrappata.
Ora consideriamo la reazione di Briefly alla richiesta di alfon … è una reazione Adulta, etica o emotiva?
Eh, stò ascolto … pare facile!
Mi prendo un’altra pausa … di riflessione e metabolizzazione.

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Thursday, April 1st 2010, 7:38pm

Briefly : “ Io vorrei capire una cosa, alfon … Ma tu, quando entri in aula, che obiettivo hai? Vuoi solo fare lezione, una buona lezione, o vuoi stupire? Insomma, ti basta che capiscano qualcosa o ti aspetti l’applauso


Ora consideriamo la reazione di Briefly alla richiesta di alfon … è una reazione Adulta, etica o emotiva?
Secondo me? E’ una bella transazione al centro del bersaglio, ossia è una reazione ( risposta, affermazione o domanda è solo questione di forma) che contiene tutte e tre le parti. E pure in “ dosi “ equivalenti. La transazione al centro del bersaglio, come esito e spinta all’ascolto ( non finisce lì, infatti) è una dinamica relazionale che non presenta Stati dell’io ( o parti, fa lo stesso) prevalenti. E’ espressione di un equilibrio logico – emotivo - cognitivo. E tende a sollecitare nel destinatario tutti e tre gli Stati dell’IO.
Tutto questo per dire che nell’ascolto non ci sono ( non ci devono essere) parti prevalenti. Mai. In nessun momento. Appena una delle tre emerge sulle altre si realizza un ascolto parziale. L’ascolto non ha come meta favorire nell’ascoltato l’attivazione solo dell’Adulto ( non è, insomma, un’esortazione a ragionare) ( a quello sono destinati i consigli, specialmente i non richiesti)ma tutti e tre gli Stati dell’Io nei loro versanti positivi ( chi chiede ascolto in genere lo fa a partire dal versante negativo di uno degli Stati dell’Io ) … e ne chiede , inconsapevolmente, la conferma , proprio come fa alfon quando chiede a Briefly di dargli ragione sull’idea che ha di sé e degli allievi ( “ se non sono perfetto non mi accetteranno “ e “ non mi accetteranno mai perché non sarò mai perfetto”).
Chi si pone nella condizione dell’ascoltatore ( che sia il terapeuta o l’amico o il partner o il sacerdote o il genitore) deve realizzare in sé questa sorta di equilibrio tra etica, logica ed emotività … Credo che solo questo andare verso l’altro sostenuti da tale condizione interiore permetta la comprensione del senso … la sospensione del giudizio e l’uso del pregiudizio … E’ una condizione, come ho scritto precedentemente, di non difesa, che non è essere indifesi. Anzi …
Come realizzare questa non difesa? Credo che il punto di partenza sia provare a rispondere ad una domanda : che mi potrà mai accadere se prendo in considerazione che,oltre al mio, può esistere anche un altro mondo? Ritengo che da qui debba avere inizio il percorso verso quella conoscenza di noi stessi che è un esito, a volte indesiderato, proprio dell'ascoltare.
Anche qui vedo un aggancio con l’ascolto del corpo ( ormai la faccenda mi ha preso!). Quanti di noi si aprono con le parole chiudendosi, però, con il corpo, che diventa così una sorta di fortezza nel deserto dei Tartari … Un corpo che si protegge da una minaccia che mai arriva ... e più il pericolo ritarda, più la chiusura si rafforza... si alzano nuove palizzate e raddoppiano i turni di guardia.

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Thursday, April 1st 2010, 10:48pm

Proverò ad essere più chiaro semmai, più per una mia difficoltà di esposizione che per carenze altrui, facendo un passo per volta.
:) Entrambe le possibilità.....hanno le stesse probabilità. ;)
Comincio ricordando che l’Adulto, secondo l’AT, è quella parte di noi che attiviamo durante l’analisi del “ qui ed ora”.
Quindi voglio specificare cosa io intendo per significato e senso del “ qui ed ora” .
Credo che a volte con questi termini si indichi il puro dato di realtà, dunque una variabile prettamente razionale, priva di rimandi a fattori emotivi ed etico / cognitivi e di legami con il passato ed anticipazioni del futuro.
Io mi chiedo, però, se sia proprio così. Mi domando, cioè, se l’immediatezza implichi realmente questa sorta di asetticità e se, di conseguenza, l’Adulto ( la “ parte che si cala e ci cala nel qui ed ora) sia effettivamente questo setaccio che trattiene il dato lasciando sul fondo i residui emotivi - etico / cognitivi e le appendici del passato e le premesse al futuro.
Certo, la definizione del dato è fondamentale, altrimenti di che cosa parliamo? Ma ritengo che quest’aspetto appartenga alla dimensione dei significati. Il resto, ossia ciò che il setaccio della ragione deposita sul fondo, ne è il senso.
Sono d'accordo nessuno stato dell'io può essere "asettico", neanche l' Adulto che "rappresenta" la razionalità. Ad ogni idea, ad ogni pensiero logico o no, si associa una o più emozioni che ci vengono dal passato vissuto( nel quale abbiamo maturarto conoscenze e scelte di natura etica),... dal presente che ci sta coinvolgendo in quel momento(non prima e non dopo)....e chissà forse...da quel futuro verso cui tendiamo nel suo significato di cambiamento( ciò che non siamo ancora....ma verso cui tendiamo e ci "prepariamo" ad essere.... questo futuro è in parte presente,...perchè non nascè all'improvviso per magia...e un futuro frutto di...tanti "qui ed ora")
Come ho più volte affermato in precedenza, ritengo che quando l’ascolto si limiti a cogliere il dato ( di cui ribadisco il valore) resti un ascolto parziale che cioè ci dia il significato dell’esperienza “ ascoltata” ma non il senso. E qui, ad esempio, ci si potrebbe agganciare al linguaggio del corpo, quel corpo che a volte trattiene in sè e su di sè il senso della storia personale lasciandone emergere, attraverso la comunicazione verbale, “solo” il significato.
Il dato è necessario ma non è sufficiente....per arrivare al senso.

Ricordo che nel 3d sull' AT....a suo tempo ...doctor Faust...affermava ( più o meno) che....un dirigente nel riferire dati amministrativi...è un Adulto puro.
Io credo che anche in quel caso....ci sono altri fattori, che fanno si che quel bilancio sia approvato o no; fattori che non sono strettamente legati ai dati reali....ma. anche a chi li presenta e li relaziona....e non è solo bravura/sapere...è altro.

Spero di non essere stata "criptica" :girl: .
Sul linguaggio del corpo devo confessare la mia ignoranza :)
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Thursday, April 1st 2010, 11:03pm

Se sono alla stazione e leggo sul tabellone l’orario di un treno sto evidentemente eseguendo un’operazione logico – razionale in cui sono impegnato, con il mio Adulto, a dare un significato ad alcuni numeretti messi uno accanto all’altro.
Tutto qui? E’ solo questo, la mia esperienza di quel momento in quel determinato luogo?
A tal proposito io mi chiedo : qual è l’origine del mio guardare il tabellone degli orari ? Sono io che devo partire? Se si, per dove e per quale motivo? Vacanza, lavoro, altro? Se no, forse aspetto qualcuno ? Chi? Amico, coniuge, figlio? Potremmo continuare ancora con altre ipotesi, banali e non … Ciò che conta è che ci accorgiamo che ogni domanda, riferita al “ qui ed ora”, si collega ad emozioni, sentimenti, pensieri, convinzioni, passato e futuro.
Si...è così.
Si pregusta la gioia dell'incontro, se aspettiamo qualcuno.
Si può essere annoiati se la partenza è una routine per raggiungere il posto di lavoro.
Si può essere entusiasti e soddisfatti se dobbiamo raggiungere un nuovo posto di lavoro per una , tanta attesa, carica dirigenziale.
ecc........

p.s. io in questo momento ....leggo il post, penso, rifletto ..produco pensieri, spero logici, ma pregusto il riposo notturno.....il resto a domani :girl:

:hi:
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Saturday, April 3rd 2010, 1:09am

Ogni domanda, insomma, chiama in causa tutti gli Stati dell’Io. Così come accade in ogni altro momento della nostra vita. Qualsiasi! Possiamo solo dire che, in una data circostanza, uno Stato dell’Io prevale rispetto agli altri ( forse) in relazione al risultato che vogliamo ottenere. Non c’è altro, a mio avviso.
I tre stati dell'io, a mio parere, non riescono ad "entrare in causa" all'unisono, in ogni situazione e, quindi, anche nell' ascolto. intrecciano un "gioco"in cui sembra quasi che si alternino, come reazione a ciò che si percepisce. In un colloquio, per esempio, che stenda a "decollare", il Genitore troppo normativo può alternarsi con il Bambino libero. Talvolta, uno stato dell'io prende la situazione in mano e prevale...succede spesso....ma solo se ciò avviene attraverso "l' arbitraggio" dell'adulto la cosa funziona in modo positivo, diversamente si rivela essere un ricadere nel copione.
Sia l'alternarsi che il prevalare...non sempre avvengono in modo consapevole.
Ecco l’origine, a volte, della nostra frustrazione quando ci diciamo : “ So che dovrei, in questa data circostanza, agire con l’Adulto … ma non ci riesco! Che ne è della mia logica? Non la trovo! Mi devo preoccupare?”.
Non ci riusciamo per il semplice fatto che cerchiamo in noi qualcosa che non esiste, almeno non secondo le nostre aspettative ( la logica allo stato puro!). Ogni volta che cerchiamo la “ ragione “ ci “scontriamo” con emozioni / sentimenti e giudizi / pregiudizi!
La pura razionalità, il pensiero logico puro non sono "facoltà" umane.
Ogni ragionamento, ogni idea, ogni pensiero è accompagnato da emozioni.
Chi non prova emozioni è una persona malata; nel cervello, a livello di corteccia cerebrale, qualcosa non funziona.
E sono più le emozioni che i pensieri logici a determinare in noi giudizi e pregiudizi.
Detto questo, qual è il ruolo dell’Adulto nell’esperienza specifica dell’ascolto?
Come ho cercato di dire nella mia metafora, di qualche post fa, l'Adulto è più "funzione" che uno stato dell'io,
Una funzione che usa i criteri della razionalità, ma non è razionalità.
L'Adulto nell'ascolto. dal mio punto di vista femminile, è principalmente accoglienza che non è accondiscendenza o perdità di rigore e, quindi, di giudizio. Per evitare che il rigore, come valore formativo, scada in rigidità, si sospende il giudizio ma non si annulla.
La rigidità, infatti, non è altro che conformismo e come tale livella bisogni personali e storie individuali, negando così all'atro ,che ci chiede ascolto, di essere visto e di vedersi, specchiandosi in chi ascolta, nella sua unicità.
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Saturday, April 3rd 2010, 2:07am

“ Briefly, dammi una mano, per favore. Aiutami a capire che cosa mi succede quando entro in aula ed ecc ecc…”
La mia richiesta a quale “ parte” di Briefly si sta rivolgendo? “ Cosa”, in Briefly, voglio sollecitare?
Non lo sappiamo, a meno che non vogliamo leggere nel futuro aggrappandoci a qualche schema multiuso. Dobbiamo attendere, invece, qualche passaggio.
Riguardo le possibili reazioni di Briefly immaginiamo
Ipotesi a:
Briefly : “ Io vorrei capire una cosa, alfon … Ma tu, quando entri in aula, che obiettivo hai? Vuoi solo fare lezione, una buona lezione, o vuoi stupire? Insomma, ti basta che capiscano qualcosa o ti aspetti l’applauso?”
Alfon : “ Ora che mi ci fai riflettere, mi sa mi sa che mi aspetto proprio l’applauso … ecco perché vado in crisi appena mi fanno una domanda … La vivo come un fallimento rispetto alla mia voglia di stupire! Grazie Briefly, mi hai veramente aiutato. Ero così confuso, prima”
Io vedo in Alfon un conflitto tra un Genitore svalutante e un Bambino Libero.
Il Genitore che gli impedisce, non gli dà il permesso di aspirare, di volere qualcosa di più ...ciò stupire...essere visto....riconosciuto e gratificato.
Il Bambino libero che rivendica, invece, il diritto...di potere e volere di più....ma, forse, tanto libero non è...per cui ha bisogno di permessi che il suo Adulto vuole dare ma....non riesce a fare le opportune transazioni con il Genitore.
L'Adulto c'è...ma ha poca energia....e ricorre a Brifley ;)
Alfon : “ Io voglio solo fare lezione, è chiaro! Che c’entra voler stupire? Io non cerco l’applauso, sono loro che non hanno nessun interesse per quello che dico! Ma sei stata a sentirmi, mentre parlavo?”
In questo caso, la situazione è la stessa relativamente al Genitore e al Bambino....ma ...cambia per l'Adulto.
Diciamo che in questo secondo caso l'Adulto è "psicastenico" ;) ....ed il Genitore svalutante ha il gioco facile..e..Brifley non è la centrale di energia :girl:
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Friday, April 9th 2010, 6:32am

Che cosa ne facciamo della nostra logica, quando ascoltiamo?
Rispondere a questa domanda, avendo come sfondo l’idea di un Adulto come regolatore dell’emotività e dell’etica, aggiunge un ulteriore mattoncino alla definizione del concetto di Ascolto.
Partiamo da un esempio:
Situazione : ipotetica discussione tra alfon e sua figlia.
Oggetto : la difficoltà della ragazza a relazionarsi, sul lavoro, con la direttrice.
Figlia di alfon: “ Oggi l’ha fatto di nuovo! Io l’ho salutata e lei non mi ha degnata di uno sguardo! Prima o poi mi licenzierà, ne sono sicura!”
Alfon: “ Forse era solo distratta. O è il suo modo di mantenere le distanze con i dipendenti”
Figlia di alfon: “ No, lo fa solo con me. Ho ragione io. Si sta preparando a licenziarmi!”
Alfon: “ Non è facile licenziare, oggi. Ci sono leggi che … “
Figlia di alfon : “ Che mi importa delle leggi! Lo capisci o no che ce l’ha con me? Io sono preoccupata per il mio lavoro e tu mi parli di leggi!”
Dopodichè va via, bruscamente. Si sente solo un “ Non hai capito niente!” e poi il rumore della porta che sbatte. Chiusa la discussione.

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221

Friday, April 9th 2010, 6:35am

Eh, alfon ha proprio toppato con quel “ Ci sono le leggi …”. Le sue intenzioni erano buone ma non ha compreso che la ragazza gli stava manifestando la sua emozione ( una connessione di rabbia e paura) di fronte alla svalutazione che sentiva di subire da parte delle direttrice, il disagio per il sentirsi messa da parte come persona e non, o non solo, come “ lavoratrice”.
In realtà, alfon ha avvertito l’emotività della figlia e ne ha sperimentato, in sé, tutto il peso. Si è sentito triste ( “ Non sono capace di proteggerla”, si è detto) ed ha avuto paura ( “ Forse non sono un buon padre”, ha pensato di sé come genitore) ed ancora tristezza ( “ Forse non sono adatto a fare il genitore”, ha concluso).
Possiamo ipotizzare, allora, che il suo “ Ci sono leggi che …” era un messaggio rivolto a tranquillizzare la sua emotività ( diremmo il suo Bambino iperadattato e triste/ spaventato), a ripristinare, in sé, il suo essere padre … ma non era rivolto al prendersi cura dell’emotività della figlia.
In questo caso, dunque, la logica di alfon ( il suo Adulto) ( che comunque ha prodotto una risposta sensata, in merito alle leggi, ma paradossalmente inadeguata a quel momento del dialogo)( la risposta logica è tutt’al più il risultato del confronto e non la premessa) è rimasta intrappolata nel vissuto di alfon stesso, nella sua storia fatta probabilmente di svalutazione, di auto processi, di spinte alla perfezione.. E’ stata incapace, così, di rivolgersi all’esterno. Di regolare emotività e giudizio di alfon in riferimento al “qui ed ora” più che ad indefiniti “ lì ed allora”.

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Friday, April 9th 2010, 6:36am

Regolare l’emotività non significa che alfon, in questa circostanza, non debba sperimentare emozioni e pensieri negativi su di sé. Se fa parte della sua storia, sarà probabile che lo provi. E’ libero di vivere tutte le emozioni ed i pensieri che vuole ( si può cambiare nonostante il copione, non necessariamente azzerandolo, qualora fosse possibile). “ Regolare” vuol dire “semplicemente” che riuscirà ad operare la distinzione tra ciò che gli accade dentro e ciò che accade fuori. Che, nonostante i suoi vissuti, risponderà all’emotività della figlia e non alla sua. Che si prenderà cura dei suoi vissuti prendendosi cura di quelli della ragazza.
Questa è la funzione regolatrice dell’Adulto: separare dentro e fuori e, nello stesso tempo, connetterli.
Che è, poi, l’esito( oppure origine ma che importanza ha stabilire una gerarchia) della sospensione del giudizio … giudizio su di sé e sugli altri. Sospensione, dunque, dell’eco della propria storia … Affinchè possa emergere e definirsi l’oggetto dell’ascolto … che, in quel caso, era contenuto nella richiesta “ papà, mi dai una mano a sostenere il forte, fortissimo disagio che provo quando mi sento svalutata? A non pensare più che sono una persona che non vale nulla solo perché qualcuno non mi saluta? Mi confermi, adesso, mentre parliamo, che valgo?”… altro che “ Ci sono le leggi …”.
A questo punto mi chiedo : ma allora c’è un legame tra logica ed empatia?
Chiediamoci ancor prima : che si intende per empatia?

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Friday, April 9th 2010, 1:21pm

"Questa è la funzione regolatrice dell’Adulto: separare dentro e fuori e, nello stesso tempo, connetterli."

Alfon questa tua affermazione si ricollega al significato che Jung attribuisce al termine "consapevolezza".
Infatti afferma...più o meno...la consapevolezza implica la separazione tra soggetto ed oggetto; per diventare consapevole devo conoscere ciò che non sono, cioè ho bisogno di percepire ciò che è la, come opposto, diverso a ciò che è qui.
E dato che, nel mondo contemporaneo, si fa un uso ricorrente del termine consapevole, consapevolezza e simili, riterrei opportuno che si ci chiarisse anche riguardo al loro significato.

Riguardo le tue domande.

"ma allora c’è un legame tra logica ed empatia?"
Io ritengo che la logica intesa come "sistema" di idee logiche che si cerca di applicare alla realtà particolare/empirica, non sia compatibile con l'empatia.
La logica, inoltre, come valutazione critica impedirebbe la sospensione del giudizio; quindi anche in questo caso sarebbe controproducente.
A mio avviso, bisognerebbe, nel caso dell'ascolto empatico, fare il cammino inverso, cioè partire dai dati empirici, reali, per poi passare a pensieri logici, inerenti quella particolare situazione, cioè non volere formulare un sistema di idee logiche valido in situazioni simili a quella dalla quale siamo partiti.

che si intende per empatia?
Io definirei l'empatia una "competenza" e come tale va appresa; si acquisisce con un apprendimento fatto non solo di conoscenze e piccole tecniche, ma soprattuto, di consapevolezza di sè e delle conoscenze, (immagino che Alfon direbbe non fermarsi ai significati ma dare loro senso qui ed ora).
L'empatia presuppone, quindi, l'abilità acquisita, nella maggior parte dei casi,(innata non direi, ma di certo ci sono persone più predisposte di altre) di sapere "sentire" le emozioni dell'altro e le proprie risonanze; non per mettersi, come comunemente si dice, nei panni dell'altro...al contrario.
Il segreto di un buon ascolto empatico sta proprio dal non farsi fagocitare dalle
emozioni dell'altro e neanche dagli effetti che le altrui emozioni possono produrre in noi( risonanze,... riecheggiamenti di nostre vecchie e nuove emozioni parassite nel contesto empatico). Non parlo di essere freddi ed asettici, bensì di restare equidistanti dalla parte emotiva e da quella razionale, per potere capire ciò che è mio e ciò che è dell'altro e a cui sapere dare ascolto.
Se chiedo ascolto e l'altro nell'ascoltare (le mie richieste ...perchè nel chiedere ascolto c'è sempre una richiesta) si fa coinvolgere emotivamente, allora saremo in due ad avere problemi emotivi (si cade nell'assurdo che chi doveva "risolvere il mio problema" diventa lui stesso un problema per me, per cui mi ritrovo con due problemi
invece di uno. Nell'esempio ipotetico... riportato da Alfon,,,la figlia dopo...si ritroverà con il problema dei suoi rapporti con la direttrice ed in più con un'altro problema, non previsto, di un padre che non sa percepire le sue autentiche richieste.
C'è anche la possibilità che nell'ascolto, pur di dare risposte /aiuto ricorriamo ai nostri sistemi logici di pensiero, cioè solo alla nostra razionalità; in tal caso, ho si diventa, inevitabilmente, critici e distruttivi o si scade nei luoghi comuni suggeriti dal, così detto, senso comune.
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

alfon3

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Friday, April 9th 2010, 6:17pm

Alfon questa tua affermazione si ricollega al significato che Jung attribuisce al termine "consapevolezza".
Infatti afferma...più o meno...la consapevolezza implica la separazione tra soggetto ed oggetto; per diventare consapevole devo conoscere ciò che non sono, cioè ho bisogno di percepire ciò che è la, come opposto, diverso a ciò che è qui.
E dato che, nel mondo contemporaneo, si fa un uso ricorrente del termine consapevole, consapevolezza e simili, riterrei opportuno che si ci chiarisse anche riguardo al loro significato.

Riguardo le tue domande.

"ma allora c’è un legame tra logica ed empatia?"
Io ritengo che la logica intesa come "sistema" di idee logiche che si cerca di applicare alla realtà particolare/empirica, non sia compatibile con l'empatia.
La logica, inoltre, come valutazione critica impedirebbe la sospensione del giudizio; quindi anche in questo caso sarebbe controproducente.
A mio avviso, bisognerebbe, nel caso dell'ascolto empatico, fare il cammino inverso, cioè partire dai dati empirici, reali, per poi passare a pensieri logici, inerenti quella particolare situazione, cioè non volere formulare un sistema di idee logiche valido in situazioni simili a quella dalla quale siamo partiti.
E’ ciò che personalmente ho trovato nell’Analisi Transazionale, se la si guarda fuori da facili schematismi e ci si concentra sul valore della transazione ossia dello strumento che ci collega gli uni agli altri e, dunque, ci permette di conoscerci … o di non conoscerci ( resta che apprezzo molto alcuni aspetti del pensiero di Jung – di quel che ne so - , tra cui quanto da te citato ed il valore che egli attribuisce al simbolo inteso, come ricorda Galimberti, quale “ eccedenza di senso”) ( guarda un po’…).
Sono d’accordo sul fatto che spesso si utilizza “ consapevole / inconsapevole” quali sinonimi di “ conscio/ inconscio”/ o “ volontario / involontario”, “ capace/ incapace” … può essere un altro oggetto di discussione sia in genere che riferito all’ascolto. Come si modula l’ascolto in riferimento ad ognuno di questi significati, una volta definite connessioni e differenze? Così, è giusto un’idea

alfon3

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225

Friday, April 9th 2010, 6:20pm

L'empatia presuppone, quindi, l'abilità acquisita, nella maggior parte dei casi,(innata non direi, ma di certo ci sono persone più predisposte di altre) di sapere "sentire" le emozioni dell'altro e le proprie risonanze; non per mettersi, come comunemente si dice, nei panni dell'altro...al contrario.
Il segreto di un buon ascolto empatico sta proprio dal non farsi fagocitare dalle
emozioni dell'altro e neanche dagli effetti che le altrui emozioni possono produrre in noi( risonanze,... riecheggiamenti di nostre vecchie e nuove emozioni parassite nel contesto empatico). Non parlo di essere freddi ed asettici, bensì di restare equidistanti dalla parte emotiva e da quella razionale, per potere capire ciò che è mio e ciò che è dell'altro e a cui sapere dare ascolto.
Se chiedo ascolto e l'altro nell'ascoltare (le mie richieste ...perchè nel chiedere ascolto c'è sempre una richiesta) si fa coinvolgere emotivamente, allora saremo in due ad avere problemi emotivi (si cade nell'assurdo che chi doveva "risolvere il mio problema" diventa lui stesso un problema per me, per cui mi ritrovo con due problemi
E’ quel che intendo quando affermo che l’ascolto presuppone non solo la separazione tra “ dentro” e “ fuori” ma il trovare la giusta connessione tra queste due dimensioni, nessuna da privilegiare in quanto parti di una relazione ( appunto)… è la relazione a dover essere privilegiata.
p. s: il post 224 è un errore. Credo si sia capito.