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E’ la condizione in cui ci si sente confusi, in balìa dei propri pensieri e della propria emotività senza però che pensieri ed emozioni abbiano una definizione. In questi casi si chiede pure ascolto ma, appunto, incapaci di formulare una domanda più o meno chiara e coerente.Da mettere in conto, anche, che altri non sanno cosa chiedere, perchè incapaci di percepire autentici bisogni e desideri.
Si può fallire, eccome! Però chiediamoci anche: rispetto a cosa c’è il fallimento? Qual è la domanda di chi ha chiesto ascolto? E quali sono le aspettative, di chi ascolta, riguardo se stesso/ a e l’altro?Intendevo....fallire...non riuscire a dare nulla all'altro, nonostante il nostro ascolto
Io credo che, in una relazione, la fuga dalle proprie responsabilità non faccia distinzioni tra uomo e donna. Sono diverse le modalità con cui essa si manifesta. Una è proprio la rottura della relazione, che a mio avviso può trovare origine nella deresponsabilizzazione dell’uno o dell’altra o di entrambi.Partendo da questo mio "postulato", cosa succederebbe se invertissimo i ruoli degli attori ?
L'uomo piangerebbe ?
A mio avviso (ma posso sbagliare, per questo cerco il confronto con punti di vista diversi), se la donna parla di una relazione che fa soffrire, evita di attribuire responsabilità dirette della sua sofferenza. Sentirsi responsabili della sofferenza altrui (a meno che non si abbia a che fare con un cinico/a patologica/o) è una cosa che si vive male, a prescindere dai sensi di colpa(che appartengono al bambino e non all'adulto). Una tale responsabilità può essere causa di rottura della relazione. Questo che ho appena affermato vale per uomini e donne; anche se, sinceramente, sono convinta che in fatto di assunsione di responsabilità in una relazione, gli uomini si "defilano" con maggiore facilità, avvantaggiati dalla loro razionalità.
L'essere confusi non porta un'adulto a chiedere ascolto.E’ la condizione in cui ci si sente confusi, in balìa dei propri pensieri e della propria emotività senza però che pensieri ed emozioni abbiano una definizione. In questi casi si chiede pure ascolto ma, appunto, incapaci di formulare una domanda più o meno chiara e coerente.
Chi si mette nella condizione di ascolto deve accertarsi che ci sia reale confusione.Che può fare, allora, chi ascolta? Chi è testimone di questa confusione? In effetti, in tali circostanze l’oggetto dell’ascolto è proprio la confusione, quale espressione dell’incapacità di percepire bisogni e desideri autentici.
Inautenticità ?....valutazione troppo severa e restrittiva.Mi viene da dire … in questi casi, allora, l’oggetto dell’ascolto è l’inautenticità.
Se entrambi i soggetti non sentono di essere responsabili, anche se in misura diversa. dei dinamismi della relazione, la rottura è inevitabile.Io credo che, in una relazione, la fuga dalle proprie responsabilità non faccia distinzioni tra uomo e donna. Sono diverse le modalità con cui essa si manifesta. Una è proprio la rottura della relazione, che a mio avviso può trovare origine nella deresponsabilizzazione dell’uno o dell’altra o di entrambi.
Comportamento tipicamente maschile....per non infierire e dire...maschilista.Nel caso da me riportato, per esempio, Lui chiede ma senza assumersi la responsabilità della sua richiesta ( abile manipolatore, il giovanotto!).. Come a dire “ certe cose le devi fare non per me ma perché così si fa, in un rapporto. Io non c’entro” (un comportamento molto freddo e razionale, in apparenza almeno).
.......ma questo non vuol dire che si possono accettare, ne tanto meno giustificare determinati comportamenti).Comportamente tipico di donna che, facendosi carico delle difficoltà dell'altro, fa della pazienza una "virtù".Lei è consapevole dell’insoddisfazione di Lui per come va la relazione, è consapevole del fatto che basterebbe che lui cedesse un po’, che imparasse a chiedere … ma non muove un passo. Resta in attesa. Anche il suo atteggiamento esprime una specie di “ Io non c’entro … Quando di deciderai a chiedere, io ti ascolterò … se ci sarò ancora”.
Purtroppo nella realtà questo "noi" che fa da ponte manca.L’ascolto da parte di “ Noi”, in questo caso, ha creato un ponte per bypassare le rispettive razionalità e collegare l’emotività di uno e dell’altra.
Non credo che le donne siano delle eterne bambine, anche se non disdegnano di esserlo, assecondando, il più delle volte, il proprio copione.Lei piange … cose sente e pensa, mentre piange? Sente amore, affetto, gioia per l’essersi ritrovati? O sente il peso della sua responsabilità? Che si dice, mentre piange … “ Finalmente si mostra … chiede chiaramente” oppure “ E’ finito il gioco. Adesso sarò costretta a fare l’adulta” ? Chissà …
la reazione maschile?Lui avrebbe pianto, al suo posto? Non lo so. Forse no … Forse avrebbe reagito con un bel “ Vuoi dire che ti faccio del male? “
Certo, è solo un esempio.
Un linguaggio che media tra tendenze opposte.La ricerca deve mirare alla elaborazione di un linguaggio che sia utilizzabile solo in riferimento all’oggetto dell’ascolto e non ad altro … che sia accogliente ed incalzante nello stesso tempo … che vada in profondità, senza perdere il contatto con la superficie …
L'essere confusi non porta un'adulto a chiedere ascolto.
La confusione è smarrimento, disconnessione con la realtà( e non penso alla psicosi); in questi casi più che l' emozione si vive l'emotività, i pensieri sono sfumati. Per queste ragioni credo che lo stato di confusione non porta a chiedere ascolto fuori di sè.
Non, necessariamente, c'è confusione in chi i pensieri e le emozioni, APPARENTEMENTE, non hanno una definizione, una connotazione ben precisa, potrebbe esserci altro. Ipotizziamo che nell'ascolto ri/cerchi "il permesso", non a definire emozioni e pensieri che, in realtà, sono bene definiti; ma "il permesso" di dare loro "corpo"....spessore.
E' una ipotesi alternativa.
Che ne pensi ?
Certamente chi è confuso prova emozioni e sentimenti … pensa … agisce…Chi si mette nella condizione di ascolto deve accertarsi che ci sia reale confusione.
Si oggetto dell'ascolto è la confusione.
E la domanda è:
A qual fine si chiede all'altro di ascoltare la propria confusione ?
Non intendo inautenticità come “ giudizio di valore”, esempio come sinonimo di falso / sbagliato ecc.Inautenticità ?....valutazione troppo severa e restrittiva.
esempio:
la moglie è depressa perchè viene abbandonata dal marito;
si conosce il perchè della depressione, ma il conoscerlo non è curativo;
la moglie per quale fine manifesta il sintomo della depressione ?
Il marito non tornerà sui suoi passi !....allora?
non riesce a riformulare altri bisogni e desideri, per questa ragione è inautentica?
Prendiamoci un pò di tempo.Domande, domande … prendiamoci un po’ di tempo per rispondere, anche per non appesantire il post.
Non intendo inautenticità come “ giudizio di valore”, esempio come sinonimo di falso / sbagliato ecc.
Poco dopo avere inviato il post, mi sono resa conto che la mia risposta potesse far pensare ad un tuo giudizio di valore.
E' una ipotesi condivisa sia dagli "addetti ai lavori" (professionisti nell'area psicologica), sia dalle persone comuni.Può però essere inautentico se copre altre emozioni : che so, la rabbia verso il marito e /o verso se stessa, la tristezza per l’abbandono, la paura dell’abbandono … emozioni che, se sperimentate in pieno, potrebbero da una parte sortire effetti a dir poco spiacevoli e dall’altra, forse, condurre all’azione. A rifarsi una vita, nuova e lontana dall’immagine di sé … a ricostruire anche l’immagine di sé.
E’ solo un’ipotesi.
Credo che stiamo dicendo la stessa cosa. Evidentemente l’uso di termini tecnici ( e pensare che mi ero proposto di non utilizzarli) ha prodotto, nelle mie affermazioni, un po’ di … confusione.E' necessario, comunque, intendersi bene sul significato che ciascuno di noi attribuisce alle parole
prendiamoci un po’ di tempo per rispondere,
Prendiamoci un pò di tempo.
Tu non immagini quanto sia felice che il ....pò di tempo... non si sia dilatato...fino a diventare una eternità
Ho citato gran parte del tuo post, in quanto lo ritengo di vitale importanza, ma , per il momento, desidererei e vorrei soffermarmi solo sull' inciso evidenziato (Dalena ha ragione tra le parentesi ci stanno le cose più importanti ).In AT la confusione viene definita come contaminazione dell’Adulto da parte del Bambino o del Genitore. Cioè, come a dire, io credo di agire attraverso l’Adulto ma di fatto mi comporto utilizzando il Bambino o il Genitore.
Io non sono molto d’accordo. La contaminazione non necessariamente porta alla confusione. Bisogna accertarsi, come dici tu, che vi sia confusione / disagio / una qualche inquietudine. Ma non sempre la persona “ contaminata” è confusa, anzi. E, come tu avverti, non necessariamente stiamo parlando di uno psicotico. Inoltre la contaminazione non è solo riguardo l’Adulto ma ogni Stato dell’IO nei suoi versanti positivi ( credo che a volte si mitizzi troppo l’Adulto a scapito di altre risorse caratteriali).
Quindi, per tornare al tema di thread, la persona confusa può chiedere ascolto ? Se si, attraverso quale sua risorsa ( Stato dell’Io) lo fa? In tal caso, qual è l’oggetto dell’ascolto ? Coincide con la richiesta iniziale? Qual è l’obiettivo dell’ascolto, per la persona che chiede? Quale, per chi ascolta?
This post has been edited 1 times, last edit by "briefly" (Mar 29th 2010, 4:35pm)
L'Adulto come puro stato dell'io non esiste, ......ma esiste come funzione di transazione tra il Genitore e il Bambino
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