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doctor Faust

Azzeccagarbugli

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751

Saturday, June 4th 2011, 12:26pm

L'ultimo post mi pare interessante.
O no?

lucyna

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752

Sunday, June 5th 2011, 10:33am

.
Erich Fomm ha scritto un libro: " L'arte di ascoltare".
Nelle pagine di questo libro non si parla dell'ascolto in generale, bensì dell'ascolto terapeutico, come una forma di "arte".

cl

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753

Sunday, June 5th 2011, 3:39pm

sa, faust a me ha colpito moltissimo il tuo post , ove parlavi della tua esperienza in ospedale ... e mi fa riflettere su come una persona possa interpetare una conversazione ... ove il senso della vista è oscurato ... ma è predominante quello dell udito ... attraverso l udito e l immagginario in base a cosa si accende la nostra fantasia ? in base alle nostre esperienze di vita ? in base a cio che desideriamo vedere ? cioe cosa ci fa creare quell immagine solo attraverso il sentire e il non vedere ?

Pollon81

Giovane Amico

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754

Sunday, June 5th 2011, 7:37pm

In questo caso l'Adulto e' debole, e va rinforzato, spostando l'attenzione dagli stati d'animo alla realta' circostante, in modo da non volgere gli occhi all'interno, chiudendosi al mondo, ma di rivolgerli all'esterno, cercando contatto col mondo.

Cio' ridimensiona ogni problema, e lo rende reale. Se un problema non e' ingigantito ma e' reale, si puo' pensare serenamente al modo di affrontarlo con razionalita'.


Avendo scoperto solo ieri questo thread non sono ancora riuscita a leggerlo tutto, ho dato una sbirciata alle prime 20 pagine e poi mi sono fiondata alla fine (sì, anche a me piace sapere prima "come vanno a finire i gialli"). Mi scuso quindi sin da ora se mi usciranno fuori delle fesserie dovute anche alla mancanza della lettura (e la metabolizzazione) di almeno 30 pagine.La frase citata mi ha in particolar modo incuriosita, concretamente come si fa a spostare l'attenzione dagli stati d'animo alla realtà circostante? Cioè, io in questo periodo mi trovo, più spesso di quanto vorrei, a chiedermi "è effettivamente un problema reale, o lo è solo nella mia testa?". Come distinguere?

doctor Faust

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755

Sunday, June 5th 2011, 9:00pm

.
Erich Fomm ha scritto un libro: " L'arte di ascoltare".
Nelle pagine di questo libro non si parla dell'ascolto in generale, bensì dell'ascolto terapeutico, come una forma di "arte".


Detta cosi e' un po genrica la cosa...

From propone un percorso di psicoanalisi per poi giungere all conclusione che

Non si può essere liberi, autodeterminarsi e scoprire la centralità del proprio essere, se non si sa pensare criticamente...solo pensando criticamente gli esseri umani possono affrontare la realtà...e quindi vivere adeguatamente la propria vita...

Da L'arte di amare.

Per affrontarere criticamente la vita bisogna essere adulti, ovvero Saper controllare bene le proprie pulsioni interiori, che o sono infantili -io Volglio!-, o sono frutto di pregiudizi genitoriali:- Le cose di valore hanno un prezzo-

Ci sono situazioni in cui non si puo' volere e basta, e ci sono situazioni in cui le cose di valore non costano nulla, se non un gesto di buona volonta'.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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756

Sunday, June 5th 2011, 9:05pm

sa, faust a me ha colpito moltissimo il tuo post , ove parlavi della tua esperienza in ospedale ... e mi fa riflettere su come una persona possa interpetare una conversazione ... ove il senso della vista è oscurato ... ma è predominante quello dell udito ... attraverso l udito e l immagginario in base a cosa si accende la nostra fantasia ? in base alle nostre esperienze di vita ? in base a cio che desideriamo vedere ? cioe cosa ci fa creare quell immagine solo attraverso il sentire e il non vedere ?


Ci sono tre modi principali di conoscere il mondo: quello visivo, quello uditivo e quello cinestesico [toccare con mano].

La donna e' molto attratta da quello uditivo , mentre l' uono piu da quello visivo e cinestesico. Questi canali sono quelli preferiti dalla memoria. Dalla memoria ri recuperano tutti quegli stimoli che servono per creare immaginazione, cioe' proiezione nel futuro. L'immaginazione e' stimolata dal desiderio o dal bisogno di modificare la realta', perche' insoddisfacente o frustrante.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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757

Sunday, June 5th 2011, 9:16pm

concretamente come si fa a spostare l'attenzione dagli stati d'animo alla realtà circostante? Cioè, io in questo periodo mi trovo, più spesso di quanto vorrei, a chiedermi "è effettivamente un problema reale, o lo è solo nella mia testa?". Come distinguere?


Passare dal dialogo interno al qui e ora. Un gesto intenzionale, secondo Brentano e Husserl.

Passare dalle fantasticherie del bambino o dal pregiudizio genitoriale alla adesione alla reata' dell'adutlo, e quindi al conseguente autocontrollo [serf control].

La percezione della realta' la si ha attraverso i sensi. Se questi non funzionano bene, o se cio' che sentono diventano percezioni distorte, oppure fonte di paura, di rabbia, di depressione, ecco che ci distacchiamo dal qui e ora, per rivolgersi al conflitto interiore, che provoca distorsione dell'agire o un blackhout della coscienza.

Così facendo entriamo nel sonno, che e' fisiologico, o negli stati di veglia ipnotica[estraneazione]. Questa e' una funzione fisiologica e benefica.

Altre volte andiamo in tilt perdendo l'autocontrollo, con manifestazioni di paura e panico, rabbia e violenza, tristezza e depressione profonda, maniacalita'. ossessioni, compulsioni, deliri.

This post has been edited 1 times, last edit by "doctor Faust" (Jun 6th 2011, 11:27am)


Pollon81

Giovane Amico

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758

Sunday, June 5th 2011, 10:12pm

Scusa la "tontaggine", ma... come mi accorgo che sono percezioni distorte? Qual è il campanello d'allarme che mi fa dire "ehi, aspetta, non è che le cose siano proprio così tragiche... sei solo tu che ne stai dando un'errata interpretazione"?
L'essere in tilt è lo stato d'animo che mi accompagna da vari mesi ormai...

lucyna

Giovane Amico

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759

Sunday, June 5th 2011, 10:28pm

Citato da "lucyna"



.
Erich Fomm ha scritto un libro: " L'arte di ascoltare".
Nelle pagine di questo libro non si parla dell'ascolto in generale, bensì dell'ascolto terapeutico, come una forma di "arte".

Detta cosi e' un po genrica la cosa...
Basta andare al significato del post e non al contenuto del libro.

Il senso è il seguente:
nel post, di cui chiedi il parere sul suo valore o interesse, non c'è nulla che non si sappia già, perchè scritto da altri molto tempo prima.



From propone un percorso di psicoanalisi per poi giungere all conclusione che
Non propone, bensì espone come dovrebbe essere un percorso psiconalitico e quali sono i diritti del paziente.


Non si può essere liberi, autodeterminarsi e scoprire la centralità del proprio essere, se non si sa pensare criticamente...solo pensando criticamente gli esseri umani possono affrontare la realtà...e quindi vivere adeguatamente la propria vita...
Questo concetto appartiene, da parecchi secoli, a diversi ambiti dello scibile umano.


Da L'arte di amare.
Un altro libro di Fromm

Per affrontarere criticamente la vita bisogna essere adulti, ovvero Saper controllare bene le proprie pulsioni interiori, che o sono infantili -io Volglio!-, o sono frutto di pregiudizi genitoriali:- Le cose di valore hanno un prezzo-
Anche questo è un concetto trito e ritrito.
Si ritrova anche in quelle favolette, a sfondo pedagogico, che si propinano ai bambini.
Alla fine la morale della favola è propria il concetto sopradetto.


Ci sono situazioni in cui non si puo' volere e basta, e ci sono situazioni in cui le cose di valore non costano nulla, se non un gesto di buona volonta'.
Su questo concetto ci si può costruire una favola, se non esiste ancora!

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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760

Monday, June 6th 2011, 11:44am

Scusa la "tontaggine", ma... come mi accorgo che sono percezioni distorte? Qual è il campanello d'allarme che mi fa dire "ehi, aspetta, non è che le cose siano proprio così tragiche... sei solo tu che ne stai dando un'errata interpretazione"?
L'essere in tilt è lo stato d'animo che mi accompagna da vari mesi ormai...


Se vedi il semaforo rosso anche quando e' verde, se senti una voce ma i tuoi vicini no, se hai un dolore che nessun medico riesce a comprendere, se sei in ansia senza nessun motivo presente, se vedi immagini che gli altri non riescono a vedere, se hai una opinione di te non suffragata dai risultati e dal riconoscimento che ti aspetti, se sei convinto di essere sempre nel giusto, nonostante i tuoi comportamenti creino disagio e reazioni violente, se pensi di non valere nulla anche se in effetti gli altri riconoscono i tuoi meriti e li premiano, se ti senti fuori luogo ovunque tu vada, se hai sempre l'impressione che gli altri ce l'abbiano con te, se cio' che fai non ti da mai soddisfazione, ecc ecc

Quelle elencate, ma non solo, sono dispercezioni. Sono cioe' slegate dalla reata' condivisa, e sostenute invece da una realta' interna, che piu' essere un difetto fisico [la daltonia, la sordita', la miopia, per es], o una dispercezione psichica, come in alcuni quadri di disagio [Paranoia, narcisismo, disadattamento borderline, scarsa eleasticita' mentale, condizionamento, deficit mentali].

Le distorsioni possono anche essere indotte da malattie [diabete, epatiti, ipertiroidismo, per es], o da tossicosi voluttuarie [canapa, lsd, estasy, alcol e altro] o intossicazioni da farmaci [abusi, accumuli].

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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761

Monday, June 6th 2011, 12:01pm


Il senso è il seguente:
nel post, di cui chiedi il parere sul suo valore o interesse, non c'è nulla che non si sappia già, perchè scritto da altri molto tempo prima.

Questo concetto appartiene, da parecchi secoli, a diversi ambiti dello scibile umano.

Si ritrova anche in quelle favolette, a sfondo pedagogico, che si propinano ai bambini.
Alla fine la morale della favola è propria il concetto sopradetto.

Su questo concetto ci si può costruire una favola, se non esiste ancora!


Noto una vis polemica notevole. Mi fa piacere.

Si, in effetti, niente di nuovo sotto il sole. Ma non sminuirei le favole. In fondo sono il vangelo dei bimbi. Se vengono raccontate bene e magari commentate, sono una fonte notevole di riflessione.

C'e' tutta una letteratura sul commento e critica della favole, dei miti e degli apologi, e sul loro significato etico: ammonire divertendo.

Magari ci si riuscisse sempre.

lucyna

Giovane Amico

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762

Monday, June 6th 2011, 2:59pm

Citato da "lucyna"




Il senso è il seguente:
nel post, di cui chiedi il parere sul suo valore o interesse, non c'è nulla che non si sappia già, perchè scritto da altri molto tempo prima.

Questo concetto appartiene, da parecchi secoli, a diversi ambiti dello scibile umano.

Si ritrova anche in quelle favolette, a sfondo pedagogico, che si propinano ai bambini.
Alla fine la morale della favola è propria il concetto sopradetto.

Su questo concetto ci si può costruire una favola, se non esiste ancora!

Noto una vis polemica notevole. Mi fa piacere.

I miei post tutti nascono dal mio pensiero critico e non polemico.
A mio parere, lo spirito critico, se recepito dall'altra parte in tal senso, può risultare costruttivo, lo spirito polemico, al contrario, è sempre distruttivo.

Potrei aggiungere che non è, a mio parere, una condizione adulta-si, sia il polemizzare sia avere piacere che l'altro voglia fare polemica.


Si, in effetti, niente di nuovo sotto il sole. Ma non sminuirei le favole. In fondo sono il vangelo dei bimbi. Se vengono raccontate bene e magari commentate, sono una fonte notevole di riflessione.
Le favole hanno un potere formativo inestimabile se "propinate" nei modi e nei tempi adeguati per situazioni, per età, per carattere.
Le definisco favolette, con molto affetto, anche perchè più sono brevi maggiormente sono pregne di significati. Nelle favole lunghe ed intrecciate il racconto offusca il senso dello stesso.



C'e' tutta una letteratura sul commento e critica della favole, dei miti e degli apologi, e sul loro significato etico: ammonire divertendo.
Ad ammonire preferisco ...formare.
Magari ci si riuscisse sempre.
Non è facile scrivere favole.
Prova ne è l'inflazione di libri scritti da anagraficamente adulti rivolti ad un pubblico adulto all'ufficio anagrafe, ovviamente, con le dovute eccezioni.
Per gli dei... non siamo un popolo di bimbetti.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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763

Monday, June 6th 2011, 9:04pm

Polemizzare non ha solo una accezione negativa., come criticare non ha solo una accezione positiva.

Per gli dei...mi sa che siamo un po' bimbetti, pero'...e' questione di interpretazione.

Alfie

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764

Tuesday, June 14th 2011, 4:55pm

Argomento e dibattito molto interessanti. Chapeau.

Sono un ragazzo poco più che ventenne, figlio unico. Seguo da diversi mesi una terapia psicoanalitica dopo episodi di violenza con mio padre. Il quadro grossomodo è questo:
- padre chiuso, difeso e insicuro all'esterno, ma egocentrico, presuntuoso e aggressivo in casa;
- madre iperprotettiva, ansiosa, isterica, provocatrice, anche lei insicura e difesa;
- figlio insicuro, timido, ossessivo, isterico, perennemente frustrato e depresso.
I miei non sono mai andati d'accordo, ma non si sono mai lasciati. Mio padre ha sempre cercato svago fuori casa (con la pesca, la meccanica, il bricolage ecc) mentre mia madre si prendeva cura di me in tutto e per tutto. Già c'erano stati episodi di violenza in casa, ma solo due anni fa a seguito di uno schiaffo rifilato da mio padre a mia madre, io sono intervenuto ed ho tirato un ceffone a mio padre. Da lì scenate su scenate e di fronte ad un atto così forte, la sensazione di una separazione imminente. Fatto sta che i due non si separarono ed il mondo mi crollò addosso, poiché mi sentii tradito prima da mio padre e poi da mia madre. Caddi in depressione.
A novembre nuovo litigio, stavolta decisamente più cruento. Per non rischiare una nuova depressione andai subito in terapia.
Mia madre mi ha cresciuto parlando continuamente male di mio padre, demonizzandolo ai miei occhi e facendomene avere una paura smisurata, ma non diretta (avevo paura che di fronte ad un mio litigio con mio padre, mia madre soffrisse e mi facesse sentire in colpa).
Mio padre dal canto suo non ha mai cercato di "recuperarmi", ed io ad oggi lo considero meno di un estraneo. Arrivo a dire che se morisse oggi sarei contento.
Una volta credevo che mia madre fosse la mia unica famiglia. Complesso di Edipo è la prima cosa che viene in mente suppongo, no?
Oggi però non fatico a immaginare la mia vita senza di lei. Per me mio padre e mia madre sono finalmente allo stesso livello (in negativo però).
Il mio carattere è però minato dai problemi familiari: ansia, disistima, difficoltà relazionali e sentimentali, tanta rabbia repressa, apatia costante ecc. ecc.
Sono un classico io no, tutti gli altri si. Mi sento diverso dal resto del mondo. Valgo meno.
Mi sembra di essere un corridore finito a terra a seguito di una storta, dopo qualche secondo dall'avvio della gara: sono irrimediabilmente indietro, ma ogni tanto mi alzo e provo a recuperare (magari decido di non curarmi dei miei e di uscire con gli amici), salvo poi capire che si tratta di un'illusione (la mia testa è comunque a casa) e finire di nuovo giù.
La vita è una corsa fatta di formazione del carattere, delle relazioni, dell'amore. Il premio è la serenità. Io ho perso prima ancora che finisca la gara.

Considerando poi che studio comunicazione, vorrei sapere se un'analisi transazionale possa fare al caso mio e soprattutto in che modo (ho anche aperto un thread nella sezione Ansia, mi piacerebbe molto se doctor Faust gli desse un'occhiata). Grazie.

doctor Faust

Azzeccagarbugli

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765

Tuesday, June 14th 2011, 6:46pm

Argomento e dibattito molto interessanti. Chapeau.


grazie a nome di tutti i partecipanti

Quoted


I miei non sono mai andati d'accordo, ma non si sono mai lasciati. Mio padre ha sempre cercato svago fuori casa (con la pesca, la meccanica, il bricolage ecc) mentre mia madre si prendeva cura di me in tutto e per tutto. Già c'erano stati episodi di violenza in casa, ma solo due anni fa a seguito di uno schiaffo rifilato da mio padre a mia madre, io sono intervenuto ed ho tirato un ceffone a mio padre. Da lì scenate su scenate e di fronte ad un atto così forte, la sensazione di una separazione imminente. Fatto sta che i due non si separarono ed il mondo mi crollò addosso, poiché mi sentii tradito prima da mio padre e poi da mia madre. Caddi in depressione.


Siccome mi piace cercare una spiegazione ai fatti che incontro, permettimi di dare una interpretazione.
I tui genitori sono una coppia simbiotica. Tutti e due con un Bambino molto espanso, e da qui i bisticci continui, ma, tutto sommato, dove lo trovano un altro compagno di giochi cosi' affiatato?
Per cui resteranno insieme fino alla fine.

Tu, in mezzo a questi giochi, ti sei investito del ruolo di Salvatore e pacere, cioe' di Genitore. Da qui la tua frustrazione nel vedere i tuoi sforzi genitoriali sterili, e, udite udite, nemmeno riconosciuti da chi pensavi piu debole.
Infatti tu con un ceffone uccidi il padre per stare con la madre, ma ti accorgi che sei stato tradito, perche' tua madre vuole stare con tuo padre e continuare a giocare al gioco: " E' tutta colpa tua!"

Quoted

Una volta credevo che mia madre fosse la mia unica famiglia.


perche' fra i due sembrava il Genitore amorevole, mentre tuo padre il Genitore normativo, che pero' non stimavi, e per questo, non lo consideravi nel suo aspetto positivo.

Quoted

Per me mio padre e mia madre sono finalmente allo stesso livello (in negativo però).


Ora hai scoperto che era tutta una finta. Che non c'era un buono e un cattivo, ma solo due persone che strutturavano il tempo cercandosi in modo conflittuale. Tipico dei bambini.

Quoted

Il mio carattere è però minato dai problemi familiari: ansia, disistima, difficoltà relazionali e sentimentali, tanta rabbia repressa, apatia costante ecc. ecc.
Sono un classico io no, tutti gli altri si. Mi sento diverso dal resto del mondo. Valgo meno.


Probabilmente fisicamente somigli a tua madre. Ti senti No perche' senti di avere fallito nella tua missione. Questo ti da una sensazione di perdente, che vale meno degli altri.
Ovviamente non e' cosi'. Ma le sensazioni, quando sono radicate, sono difficili da ignorare.

Quoted

decido di non curarmi dei miei e di uscire con gli amici), salvo poi capire che si tratta di un'illusione (la mia testa è comunque a casa)


perche sei ancora nelle vesti di Salvatore, Genitore. Ti senti responsabile di due irresponsabili. Cosi li vede il tuo inconscio. Per cui il tuo pensiero e' cristallizzato su di loro, come se dipendesse da te la loro vita.

Quoted

La vita è una corsa fatta di formazione del carattere, delle relazioni, dell'amore. Il premio è la serenità. Io ho perso prima ancora che finisca la gara.


Questa e' la tipica asserzione di chi ha gettato la spugna senza nemmeno combattere. In realta' tu sei un cambattente nato, e infatti sei in cerca di soluzioni.
La liberazione dall'incanto puo' avvenire il momento in cui ti darai il permesso di lasciare loro a loro stessi, e pensare finalmente al tuo futuro.

Avere sempre gli occhi all'indietro e' un atteggiamento depressivo, che scomparira' il momento in cui guarderai avanti e riuscirai a dirti che cio' che hai fatto era in buona fede, ma non era un compito tuo.
Per cui non c'e' sconfitta. Ed e' inutile mantenere un ruolo di Salvatore nei loro confronti, perche' loro stanno bene cosi', e soffrirebbero se non potessero essere cosi'.

Non ti resta che fare quello che avresti sempre dovuto fare, ma che non hai potuto: pensare a te, pensare al futuro, guardare avanti, liberarti di un fardello che ti sei caricato sulle spalle senza averne i mezzi e senza reale scopo, perche quello che vedevi non era la loro realta', ma la tua. Loro non avevano nessun bisogno di un Genitore, perche' vogliono continuare il loro gioco per sempre.

Quoted

Considerando poi che studio comunicazione, vorrei sapere se un'analisi transazionale possa fare al caso mio e soprattutto in che modo


L'analisi transazionale e' utile a tutti perche' da una chiave interpretativa di vari livelli, a secondo del bisogno. Uno strumento per tutti, addetti e non.
Se pero ne vuoi fare un uso approfondito e professionale ti suggerisco di frequentare un corso tenuto da esperti. Ce ne sono di diversi livelli.