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ros

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151

Tuesday, October 6th 2009, 11:08pm

pensierino della sera:
possibile che l'unica carezza che ci farebbe fare il salto di qualità, potrebbe essere quella dei genitori?
cioè, se finalmente ci dicessero che ci amano e stimano,p otremmo nn aver bisogno di niente altro?



vorrei e se puoi alfons, che tu rispondessi a questa mia domanda.
semplice e forse stupida..ma è come un tarlo per me.
a cosa dobbiamo rinunciare io e ros per riuscire a spiegarci e restare in relazione, o rompere la relazione consapevoli dell'effettivo motivo della rottura?


rinunciare?
nn saprei
forse avere la pazienza di aspettare, di togliere delle impalcature su cui si reggono alcuni pensieri corrosivi.
rinunciare al back ground.
ma ci sono delle priorità che alcune volte nn mi danno la possibilità di usare un altra chiave di lettura.
sto facendo un grande lavoro di pazienza, per quello che mi riguarda, perchè alla mia crisi fisica, si è ovviamente aggiunta quella psicologica.
mi ritenngo comunque disponibile a un nuovo modo di vedere le cose.

Kimitake

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152

Tuesday, October 6th 2009, 11:11pm

Quoted from "doc Faust"

...Il copione lo si crea perche' quelle azioni, quelle emozioni, quei gesti e quei pensieri sono la migliore strategia che riusciamo a mettere in atto nei momenti di stress affettivio, quando siamo bambini da 0 a 6-10 anni.
Quando ci sentiamo minacciati, in pericolo, e' piu facile entrare nel copione....

vorrei capire meglio questa parte... soprattutto perché i miei problemi sono iniziati nell'adolescenza, collegati a problemi tipicamente adolescenziali...

in famiglia non andava così male con i miei genitori... nel mio caso non capisco in che modo i meccanismi genitori/figlio si attuano nei rapporti tra coetanei nell'adolescenza... o post adolescenza... ecc.

e che ruolo hanno gli altri membri della famiglia (fratelli, zii, nonni...) nell'indirizzarci verso un "copione" o in che modo incidono nella personalità?

Continuate sono molto interessato!

ciao
Fanciulla, dimmi di nuovo
cosa può crescere senza pioggia?
cosa può ardere per molti anni?
cosa può bramare e piangere senza lacrime?
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alfon3

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153

Wednesday, October 7th 2009, 3:34am

pensierino della sera:
possibile che l'unica carezza che ci farebbe fare il salto di qualità, potrebbe essere quella dei genitori?
cioè, se finalmente ci dicessero che ci amano e stimano, otremmo nn aver bisogno di niente altro?
Credo che avremmo comunque bisogno di riproporre quella carezza, le emozioni forti e piacevoli, il senso di sicurezza e di momentaneo appagamento che quella carezza ci infonde. Vorremmo sentire ancora quella “ mano” che ci sorregge e ci fa procedere nella vita con la schiena eretta e lo sguardo sereno, sicuri di noi, delle nostre azioni, dei nostri pensieri e convinzioni.
Questo desiderio potrebbe condurci a creare intorno a noi un ambiente accogliente, in cui sentirci accettati, protetti, amati. Ma dovremmo saperlo fare da adulti, da adulti anagrafici e non solo in termini AT, ovvero consapevoli che quella specifica carezza mai potremmo riceverla se non dai genitori, unici al mondo, forse, capaci di accettarci per quel che siamo e non per quel che facciamo.
Privati di questa consapevolezza, saremmo in balìa del capriccio, della ribellione Bambina, del desiderio che si erge al di sopra di ogni contingenza, della nostalgia che assorbe ogni ulteriore emozione. Saremmo così portati a svalutare ogni altra carezza, quelle che ci giungono da mariti e mogli, da amici, colleghi, anche da sconosciuti che però diventano a noi intimi per un momento. Quelle carezze che dobbiamo, a volte, riuscire a decifrare, a cogliere nei semplici gesti, nelle singole parole, nella quotidianità minima. Non riuscendoci, bloccati nel capriccio, intorno a noi, e in noi, sarebbe il deserto emotivo. Privi della consapevolezza adulta, e Adulta, saremmo paradossalmente nella stessa condizione di chi quella carezza non l’ha mai ricevuta e la insegue. O vi ha rinunciato, dicendosi “ io non ne ero e non ne sono degno”.

alfon3

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154

Wednesday, October 7th 2009, 3:51am

rinunciare?
nn saprei
forse avere la pazienza di aspettare, di togliere delle impalcature su cui si reggono alcuni pensieri corrosivi.
rinunciare al back ground.
ma ci sono delle priorità che alcune volte nn mi danno la possibilità di usare un altra chiave di lettura.
Dovremmo rinunciare semplicemente ( semplicemente?) a ritenere la nostra convinzione espressione della realtà effettiva. Cioè, dovremmo essere disposti a considerare che, oltre al nostro, può esistere anche un altro modo di pensare la realtà e sulla realtà. Dovremmo essere in grado di riconoscere la nostra e l’altrui diversità, l’alterità della condizione umana. Pare facile, a parole ce lo diciamo sempre e anche con onestà, per carità. Ne facciamo il nostro obiettivo, sinceramente. Ma sappiamo quanto, nella pratica, sia difficile.
Non è allora una questione di rinunciare alle proprie convinzioni. E’ questione di sapere dialogare a partire dalla diversità. E non è poco, credo. E’ smantellare quella che tu chiami “ impalcatura dei pensieri corrosivi”. E’ una faccenda seria, impegnativa.
Ma quanto ne guadagna, se ci riusciamo, il nostro modo di stare con gli altri?
Io, alla ros dell'esempio precedente, che abbiamo immaginato si lamenti dell’attesa della mia risposta, posso dire : “ bel modo di ringraziarmi, la prossima volta non ti penso proprio! Sei sempre la solita ros, dovevo aspettarmelo!” oppure “ mi dispiace che ti sia offesa, ma io non sono capace di dare risposte in tempi brevi. Devo approfondire, prima di rispondere. Se tu non te la senti di aspettare, io purtroppo non posso aiutarti”.
Come andrebbe avanti la nostra relazione, in un caso e nell’altro?
Anche questo è uscire dal copione.

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ros

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155

Wednesday, October 7th 2009, 11:25am

ovvero consapevoli che quella specifica carezza mai potremmo riceverla se non dai genitori, unici al mondo, forse, capaci di accettarci per quel che siamo e non per quel che facciamo.



vorrei che aprofondissi questa frase.
scritta cosi, nn mi lascia nessuna speranza allora di ricevere una loro carezza.
qeusto è stato il mio cruccio, di nn essere amata per quella che sono, ma per quello che faccio.
forse nn è questo che loro sentono per me, ma per esserne certa dovrei chiederglielo.
fino ad ora il rapporto con i miei, l'ho demolito e ricostruito tante volte.
in genere il dialogo si basa su cosa dovrei fare per, mai su stai facendo e quindi sono daccordo.



saremmo in balìa del capriccio, della ribellione Bambina, del desiderio che si erge al di sopra di ogni contingenza, della nostalgia che assorbe ogni ulteriore emozione.


spesso sono in balia della nostalgia, la fase ribelle nn la sentopiu.-
mi sento invece tanto triste pre la mia attuale condizione
ma c'è di buono che hon potuto approfondire quest'aspetto di me, per cui quando il corpo si ammala, guarisce la mente

Dovremmo essere in grado di riconoscere la nostra e l’altrui diversità, l’alterità della condizione umana. Pare facile, a parole ce lo diciamo sempre e anche con onestà, per carità. Ne facciamo il nostro obiettivo, sinceramente. Ma sappiamo quanto, nella pratica, sia difficile.
Non è allora una questione di rinunciare alle proprie convinzioni. E’ questione di sapere dialogare a partire dalla diversità. E non è poco, credo. E’ smantellare quella che tu chiami “ impalcatura dei pensieri corrosivi”. E’ una faccenda seria, impegnativa.



seria ed impegantiva.
sto facendo un lavoro di attesa
per es
ho necessita di informazioni dalla segreteria del mio centro da venerdì.Le ho avute parzialmente ieri, e aspetto la seconda parte.
il mio istinto sarebbe quello di chiamare adesso, ma penso di dare l'assillo.
e intanto scaccio il pensiero corrosivo che mi dice"ce l'hanno con te, e anzi, si sono disinteressati".
come è difficile nn pensare che dietro ci sia qualcosa. :huh:

ps
alfons3
ma tu nn dormi la notte?
nn vorrei averti sulla coscienza :)
per piacere
riposa, e grazie


doctor Faust

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156

Wednesday, October 7th 2009, 12:01pm

Quoted from "doc Faust"

...Il copione lo si crea perche' quelle azioni, quelle emozioni, quei gesti e quei pensieri sono la migliore strategia che riusciamo a mettere in atto nei momenti di stress affettivio, quando siamo bambini da 0 a 6-10 anni.
Quando ci sentiamo minacciati, in pericolo, e' piu facile entrare nel copione....

vorrei capire meglio questa parte... soprattutto perché i miei problemi sono iniziati nell'adolescenza, collegati a problemi tipicamente adolescenziali...

in famiglia non andava così male con i miei genitori... nel mio caso non capisco in che modo i meccanismi genitori/figlio si attuano nei rapporti tra coetanei nell'adolescenza... o post adolescenza... ecc.

e che ruolo hanno gli altri membri della famiglia (fratelli, zii, nonni...) nell'indirizzarci verso un "copione" o in che modo incidono nella personalità?

Continuate sono molto interessato!

ciao


Che dire...quali sono i problemi tipicamente adolescenziali? Io ne avevo una montagna.

Se per esempio ho vissuto in una famiglia che mi ha fatto sentire ben accetto, considerato, stimato e benvoluto, e poi da adolescente, confrontandomi con gli altri, sento che questo apprezzamento non c'e, che mi prendono in giro, che sono piccolo o bruttino, che ho i brufoli e mi sento imbarazzato, ecc.

Posso anche pensare che sono stato ingannato e che i miei genitori dovevano mettermi in guardia su cio'.
Ma posso essere anche arrabbiato con me stesso, perche' le mie aspettative [che sono le aspettative del mio Genitore interiore acquisito e modellato secondo le mie necessita']sono state disattese.

Se poi sono, per indole, portato ad un certo ordine, un certo ritmo, a un certo metodo, e questa tendenza e' stata coltivata in famiglia, trovarmi a dover domandare carezze ad altri ragazzi che non hanno questi bisogni, puo' essere umiliante e fastidioso.

Cio puo' portare a fenomeni di regressione del nostro Bambino, ad un ritornare nella sicurezza della casa, a costruire comportamenti evitanti, a intristirsi e diventare malinconici, depressi, irritabili e intrattabili.

Daltra parte L'Adulto sta prendendo le misure. Superato quel periodo, l'Adulto sara' comunque abbastanza robusto da prendere in mano la situazione e condurre il Bambino nel il mondo, dando la giusta collocazione al Genitore.

Mi pare sia il tuo caso.

arcobaleno

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Wednesday, October 7th 2009, 12:07pm

Sono un tantino arrabbiata con me perchè non capisco come devo fare, a volte penso di essere poco intelligente!!!
fatta questa affermazione ( così com'è, evidente esito del dialogo interno tra un Genitore ipercritico e una Bambina iperadattata, ma questo lo sai bene) adesso prova, se ti va, a cogliere la svalutazione che stai mettendo in atto ( e la relativa grandiosità)...non mi riferisco all'intelligenza.
Poi, sempre se ti va, prova a chiederti a che cosa hai rinunciato per giungere a comprendere la svalutazione...e che cosa hai ottenuto, in cambio. Ovviamente, non sei tenuta a comunicarcelo, almeno non a me.


E' difficile, provo a scrivere quello che d'istintivo mi viene alla mente. Riguardo la svalutazione, io son conscia della poca cultura che posseggo e che a volte è un limite nel seguire certe vostre discussioni quindi è impedimento ad una mia evoluzione; penso altresì che in questo caso probabilmente posseggo gli strumenti di comprensione ma è come non riuscissi ad attivarli, di conseguenza mi arrabbio con me stessa perchè non eseguo diligentemente il mio compito, compito che se eseguito bene mi consentirebbe di risolvere un problema.

Kimitake

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158

Wednesday, October 7th 2009, 12:25pm

Quoted from "doc Faust"

...Il copione lo si crea perche' quelle azioni, quelle emozioni, quei gesti e quei pensieri sono la migliore strategia che riusciamo a mettere in atto nei momenti di stress affettivio, quando siamo bambini da 0 a 6-10 anni.
Quando ci sentiamo minacciati, in pericolo, e' piu facile entrare nel copione....

vorrei capire meglio questa parte... soprattutto perché i miei problemi sono iniziati nell'adolescenza, collegati a problemi tipicamente adolescenziali...

in famiglia non andava così male con i miei genitori... nel mio caso non capisco in che modo i meccanismi genitori/figlio si attuano nei rapporti tra coetanei nell'adolescenza... o post adolescenza... ecc.

e che ruolo hanno gli altri membri della famiglia (fratelli, zii, nonni...) nell'indirizzarci verso un "copione" o in che modo incidono nella personalità?

Continuate sono molto interessato!

ciao


Che dire...quali sono i problemi tipicamente adolescenziali? Io ne avevo una montagna.

Se per esempio ho vissuto in una famiglia che mi ha fatto sentire ben accetto, considerato, stimato e benvoluto, e poi da adolescente, confrontandomi con gli altri, sento che questo apprezzamento non c'e, che mi prendono in giro, che sono piccolo o bruttino, che ho i brufoli e mi sento imbarazzato, ecc.

Posso anche pensare che sono stato ingannato e che i miei genitori dovevano mettermi in guardia su cio'.
Ma posso essere anche arrabbiato con me stesso, perche' le mie aspettative [che sono le aspettative del mio Genitore interiore acquisito e modellato secondo le mie necessita']sono state disattese.

Se poi sono, per indole, portato ad un certo ordine, un certo ritmo, a un certo metodo, e questa tendenza e' stata coltivata in famiglia, trovarmi a dover domandare carezze ad altri ragazzi che non hanno questi bisogni, puo' essere umiliante e fastidioso.

Cio puo' portare a fenomeni di regressione del nostro Bambino, ad un ritornare nella sicurezza della casa, a costruire comportamenti evitanti, a intristirsi e diventare malinconici, depressi, irritabili e intrattabili.

Daltra parte L'Adulto sta prendendo le misure. Superato quel periodo, l'Adulto sara' comunque abbastanza robusto da prendere in mano la situazione e condurre il Bambino nel il mondo, dando la giusta collocazione al Genitore.

Mi pare sia il tuo caso.
sono restato volutamente nel generico per avere un'idea delle possibilità predittive dell'AT... e mi sembra proprio che tu ci abbia preso.... l'adulto purtroppo ha appena cominciato a prendere le misure...

Il mio problema è che non ho "transazioni", tranne che con 2 persone per me molto care... con gli altri sono solo uno spettatore, o un soldato che prende ordini o insulti...

Anselm Grun è un frate benedettino che ha scritto libri che ho trovato molto utili per me... in uno parlava del ruolo positivo che ha l'aggressività, specie per i maschi, per definire i nostri spazi e la nostra libertà... che ne pensate tu e Alfon3 ?

Un'altra domanda per me importantissima... è possibile, e se sì in che modo, una volta "guariti" far tesoro o far fruttare l'esperienza acquisita in un passato di depressione?
Io penso sia possibile ma credo che ci siano molti ostacoli da superare... e che sia necessario stare in guardia contro alcuni errori da non commettere...
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arcobaleno

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Wednesday, October 7th 2009, 12:29pm



Ho letto questa discussione. Ricordo uno psicologo, conosciuto in ambito aziendale al quale parlai una volta, mi mostrò 3 dischi di carta colorati (genitore, bambino, adulto), dovevano essere in equilibrio, dopo aver parlato un po', mi disse che la mia parte Genitore copriva quasi completamente la parte bambina e quella adulta.
Sono passati 15anni ma se seguo l'esempio di doctor, ho paura di essere ancora in quella situazione. La mia risposta era istintivamente quella del genitore.
Questi giorni ho letto l'evolvere della vostra discussione e ho provato a fare l'esercizio su di me ma, non ci riesco, non riesco ad applicare queste teorie.
Per contro ho provato con chi scriveva qui, ad esempio Ros (non volermene cara) e secondo me c'erano segni evidenti che la Bambina molte volte prendeva il sopravvento, confermato poi dall'evolversi del vostro dialogo.
Sono un tantino arrabbiata con me perchè non capisco come devo fare, a volte penso di essere poco intelligente!!!


La cosa piu' difficile e' essere obiettivi con se stessi.
Sono quelle che gli psicoanalisti chiamano difese.

Quando l'inconscio [la Bambina], si sente minacciata, cerca di sviare l'attenzione, e di giocare a nascondino.
Per lei questo atteggiamento vuol dire sicurezza. E il suo mezzo per sopravvivere, e lo usa da moltii e molti anni.

Per cui non puoi pensare che basti dire:- Si, io sono sempre nel Genitore. E' perche dei mie genitori naturali, uno in particolare, mi fidavo poco, e ho dovuto pur badare a mio fratello piu piccolo, cosi ho stsrutturato questo Genitore Precoce, che mi permetteva di darmi carezze da sola, e riceverne dai miei genitori naturali, quando mi occupavo di cose da grande-.

E' solo un esempio.

Con un po' di esercizio ci si arriva a capirlo pero'. In fondo la Bambina, anche se ha un Genitre dilatato, vorrebbe comunque sentirsi piu' libera di esser Bambina, e gratificata come adulta che non ha bisogno di affermare continuamente se stessa, per paura delle critiche.

Tutto questo se quello psicologo ha visto giusto.
E non abbia scambiato per Genitore il Bambino Ribelle, il bastian contrario.


Io volevo le carezze di mia madre, stavo con lei la maggior parte del tempo era l'unico punto di riferimento visto che mio padre mi voleva bene ma era sempre nervoso, urlante, squilibrato.
Se io ricevevo le sue carezze ero a posto. Mia madre m'amava anche teneramente però secondo me avrebbe voluto ch'io fossi diversa, più sveglia, più attiva (questo anche da adulta) Ha fatto sempre i confronti con le altre bambine, poi ragazze, secondo lei:
io ero troppo buona ( sarà vero, una volta me l'ha detto persino il prete) e non sapevo difendermi;
io non amavo fare i lavoretti di casa,
ero una gran casinista,
quando ero tra la gente sorridevo ed ero poco socievole,
ero una "polentona" (pigra),
ero poco sveglia (molte volte prendevo delle sberle e non capivo bene il perchè!)
Ogni suo ordine era legge, se diceva bianco, io dovevo ripetere bianco, altrimenti le prendevo e comunque lei s'arrabbiava e io non volevo s'arabbiasse, volevo essere coccolata da lei, non mi stimava ok, almeno non mi tenesse "il muso".
Se da adulta m'ha fatto qualche complimento, m'è sembrato una cosa bellissima.

alfon3

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Wednesday, October 7th 2009, 1:39pm

Citato da "alfon3" ovvero consapevoli che quella specifica carezza mai potremmo riceverla se non dai genitori, unici al mondo, forse, capaci di accettarci per quel che siamo e non per quel che facciamo.



vorrei che aprofondissi questa frase.

Io credo che trascorriamo gran parte della nostra esistenza nella ricerca, diretta o indiretta, di carezze incondizionate, ossia quelle forme di riconoscimento rivolte a noi stessi come persone più che a ciò che facciamo ed ai ruoli, a vario titolo, che assumiamo. Sono stimoli e riconoscimenti che possono arrivarci solo da chi è con noi in una relazione intima, segnata fortemente dall’emotività, dall’abbandonarsi l’uno all’altro, dal fidarsi e dall’affidarsi reciproco. Sono carezze che appartengono, più che altro, alla dimensione degli affetti, dall’innamoramento all’amore all’amicizia. Relazioni in cui la parola intimità implica che quella relazione basta a sé stessa, è autoreferenziale riguardo al versante dell’emozioni. Due che si amano non hanno bisogno d’altro, ad esempio. Emotivamente, hanno tutto quello che a loro serve. Così come genitore – figlio, in particolar modo se si tratta di figlio piccolo, ragazzo, adolescente ( e già qui andiamo, noi genitori, a vedere come va a scuola).
Al di fuori della dimensione intima, riceviamo per lo più carezze condizionate, ovvero che seguono qualcosa che facciamo e come lo facciamo. A maggior ragione se siamo adulti, adulti anagrafici, intendo.
A volte non ci bastano, presi come siamo dal bisogno di rinnovare l’originaria carezza incondizionata genitoriale ( del genitore in carne ed ossa, non in termini AT). E il rischio è che tale esigenza ci porti a non accorgerci, o ad accorgercene ma svalutando, il valore delle carezze condizionate. Anche le carezze condizionate, in un dato contesto, sono positive, corroboranti per la nostra tenuta psichica.
Se tu, ros, mi dici: “ Come spieghi bene l’AT, sei proprio bravo!” a me fa piacere, caspita! Sono contento. Mi aiuta. Certo, è un riconoscimento condizionato al mio modo di spiegare l’AT, ma che facciamo, vogliamo buttarlo? Che posso pretendere di più, che tu dica “ Sono contenta che tu esisti, e lo sarei anche se tu spiegassi una schifezza l’AT?”. Se tu lo dicessi, io non ti crederei.
Poi, per quanto riguarda le carezze incondizionate, riceverle vuol dire riuscire a mostrarsi come persona, uscire dal guscio del ruolo. Vuol dire anche essere in grado di dare lo stesso tipo di carezze.

p.s. non preoccuparti, non mi avrai sulla coscienza.

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Wednesday, October 7th 2009, 1:46pm

di conseguenza mi arrabbio con me stessa perchè non eseguo diligentemente il mio compito, compito che se eseguito bene mi consentirebbe di risolvere un problema.
che significato dai alla parola diligentemente ed alla frase se eseguito bene? Cioè, cosa dovrebbe accadere per farti dire " sono stata diligente" ed " ho eseguito bene il compito?"...ancora, chi ti ha assegnato questo compito? Voglio essere chiaro, non ti sto provocando o prendendo in giro, mi piacerebbe solo che tu riflettessi un pò sull'affermazione che hai fatto e che io trovo molto significativa. Se ti va...

doctor Faust

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162

Wednesday, October 7th 2009, 2:09pm



Io volevo le carezze di mia madre, stavo con lei la maggior parte del tempo era l'unico punto di riferimento visto che mio padre mi voleva bene ma era sempre nervoso, urlante, squilibrato.
Se io ricevevo le sue carezze ero a posto. Mia madre m'amava anche teneramente però secondo me avrebbe voluto ch'io fossi diversa, più sveglia, più attiva (questo anche da adulta) Ha fatto sempre i confronti con le altre bambine, poi ragazze, secondo lei:
io ero troppo buona ( sarà vero, una volta me l'ha detto persino il prete) e non sapevo difendermi;
io non amavo fare i lavoretti di casa,
ero una gran casinista,
quando ero tra la gente sorridevo ed ero poco socievole,
ero una "polentona" (pigra),
ero poco sveglia (molte volte prendevo delle sberle e non capivo bene il perchè!)
Ogni suo ordine era legge, se diceva bianco, io dovevo ripetere bianco, altrimenti le prendevo e comunque lei s'arrabbiava e io non volevo s'arabbiasse, volevo essere coccolata da lei, non mi stimava ok, almeno non mi tenesse "il muso".
Se da adulta m'ha fatto qualche complimento, m'è sembrato una cosa bellissima.


Da quello che dici sei una bella esemplare di bambina iperadattata.
La bambina e' succube del Genitore, che evidentemente hai interiorizzato come unico modello possibile. Gli altri erano impensabili.
Insomma...forse cerchi solamente di imitare tua madre.

briefly

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Wednesday, October 7th 2009, 2:14pm

A questo punto mi piacerebbe portare il confronto su una questione specifica : il copione ha comunque una sua utilità? V
Il copione nasce per un fine di utilità.
Nel momento in cui il bambino ha la percezione di come si sente, ma non sa di cosa ha bisogno, e riceve determinate risposte dall'ambiente, molto spesso non adeguate al bisogno, "redige" un suo copione per potere sopravvivere in quell'ambiente.
Il bambino parte dal suo personale sistema di riferimento, costituito dalle percezioni di sè(come si sente), dalla risposta dell'ambiente e dalla sua reazione emozionale alla risposta, in base a queste variabili stabilisce il copione, cioè cosa fare e come fare per sopravvivere.
Quindi, il copione non è un accesorio, è, inizialmente, uno strumento di difesa, ma col passare degli anni diventa una "zavorra" che impedisce di muoversi con libertà, cioè determina conflitti interni ed esterni e molto altro ancora.
Il cambiamento prevede, innanzitutto, la determinazione ed il coraggio di volere conoscere il proprio copione(questo atto di coraggio solo a parole viene messo in atto, ma i fatti smentiscono), solo conoscendolo lo si può gestire al meglio, uscirne completamente o riscriverlo è , secondo me, utopico.
Spero sempre, però, che qualcuno possa con i fatti smentire questa mia convinzione.

p.s. caro alfon, vado di fretta, ma desidero ritornare sull'argomento, mi interessa tantissimo;
a torto o a ragione il mio metodo nel forum è quello di partire dai concetti generali per arrivare ai casi particolari, il procedimento inverso mi sembra poco produttivo in un contesto virtuale e pubblico:
aspetto una tua risposta e..... :hi:
non disdegno altre risposte dagli addetti ai lavori.....senta chi vuol sentire.... :)
quando la mente che si è rifugiata dietro le mura dell'autoprotezione, riesce a liberarsi della prigione che essa stessa ha costruito, solo allora può conoscere la belleza della realtà

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Wednesday, October 7th 2009, 3:34pm



Io volevo le carezze di mia madre, stavo con lei la maggior parte del tempo era l'unico punto di riferimento visto che mio padre mi voleva bene ma era sempre nervoso, urlante, squilibrato.
Se io ricevevo le sue carezze ero a posto. Mia madre m'amava anche teneramente però secondo me avrebbe voluto ch'io fossi diversa, più sveglia, più attiva (questo anche da adulta) Ha fatto sempre i confronti con le altre bambine, poi ragazze, secondo lei:
io ero troppo buona ( sarà vero, una volta me l'ha detto persino il prete) e non sapevo difendermi;
io non amavo fare i lavoretti di casa,
ero una gran casinista,
quando ero tra la gente sorridevo ed ero poco socievole,
ero una "polentona" (pigra),
ero poco sveglia (molte volte prendevo delle sberle e non capivo bene il perchè!)
Ogni suo ordine era legge, se diceva bianco, io dovevo ripetere bianco, altrimenti le prendevo e comunque lei s'arrabbiava e io non volevo s'arabbiasse, volevo essere coccolata da lei, non mi stimava ok, almeno non mi tenesse "il muso".
Se da adulta m'ha fatto qualche complimento, m'è sembrato una cosa bellissima.


Da quello che dici sei una bella esemplare di bambina iperadattata.
La bambina e' succube del Genitore, che evidentemente hai interiorizzato come unico modello possibile. Gli altri erano impensabili.
Insomma...forse cerchi solamente di imitare tua madre.


Ho una figlia e non mi sono comportata per niente come mia madre, io non credo di volerla imitare, io penso che come avevo paura di deludere lei, l'unico punto di riferimento, oggi ho paura di deludere le persone a cui tengo e più i legami si stringono e mi sento vicina a costoro, più aumenta la paura che se ne vadano, perchè mi comporto male.
Ho timore del giudizio negativo, di non essere all'altezza e non avevo mai pensato che ho passato l'infanzia, (i primi 10 anni della mia vita) sentendomi poco valutata da mia madre. A scuola invece ero brava, per fortuna, così avevo i miei momenti di gloria. Ma l'approvazione di mia madre sarebbe stata ben altra cosa.

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arcobaleno

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Wednesday, October 7th 2009, 4:13pm

di conseguenza mi arrabbio con me stessa perchè non eseguo diligentemente il mio compito, compito che se eseguito bene mi consentirebbe di risolvere un problema.
che significato dai alla parola diligentemente ed alla frase se eseguito bene? Cioè, cosa dovrebbe accadere per farti dire " sono stata diligente" ed " ho eseguito bene il compito?"...ancora, chi ti ha assegnato questo compito? Voglio essere chiaro, non ti sto provocando o prendendo in giro, mi piacerebbe solo che tu riflettessi un pò sull'affermazione che hai fatto e che io trovo molto significativa. Se ti va...


Mi sembra proprio tutto collegato a quello che ho scritto del rapporto con mia madre.
Se io non fossi quella sono con i miei problemi d'ansia, i miei periodi altalenanti, non creerei problemi, eseguirei il compito di persona equilibrata, serena, sorridente sempre e sarei apprezzata.
Io già da piccola avevo momenti bui, nei quali cambiavo, m'è venuto in mente in età da scuola media (l'avevo proprio dimenticato), mia madre raccontò al medico che io avevo periodi nei quali, ero più sorridente, attiva, sistemavo le mie cose, poi momenti tristi nei quali mi fermavo, non mi occupavo di me stessa, della mia stanza. Io l'ascoltavo stupita, con senso di colpa, raccontare di questi problemi al medico e mi vergognavo, ricordo perfettamente il senso di vergona.