Forse non ci piace il nostro nome quando lo associamo a una parte di noi che gli altri ci attribuiscono e in cui non ci riflettiamo.
In fondo un nome è qualcosa che racchiude il concetto.
Se io dico "casa" per qualcuno può essere una bella parola, piacevole, per qualcun'altro connessa con un senso di disagio e quindi una brutta parola.
Ho una zia che si chiama Giuseppa, però la chiamano tutti Peppa e la cosa mi irrita, io e i miei siamo gli unici a chiamarla "Giu" e lei apprezza molto.
Perchè la parola "Giuseppa" viene usata nel suo caso quando ci si rivolge a lei per questioni personali, anche delicate, in cui si tiene da conto di lei come individuo.
Mentre "Peppa" lo usano in via del tutto confidenziale i suoi compaesani quando vogliono un favore, o semplicemente quando la salutano, oppure quando alla sagra del paese lei sta in cucina e si occupa del mangiare. La chiamano così anche alcuni dei suoi nipoti.
Insomma, "Peppa" è uno stereotipo, un nome che racchiude la donna di paese, grassoccia, simpatica e impegnata per la collettività, oppure la zietta simpaticona. Quindi una parola che la "sminuisce"
"Giuseppa" invece è il suo nome completo, quello che la prende in considerazione anche come donna, madre, moglie, quello che compare nei suoi documenti o nelle occasioni solenni, il nome meno volgare, che tiene da conto anche della sua dignità di signora.
"Zia Giu" è sempre uno stereotipo, ma usato in modo più affettuoso tenendo solo la prima parte del nome di battesimo, sapendo che a lei non piace particolarmente, ma che Peppa le piace ancora meno, quindi tiene conto anche del suo modo di rispecchiarsi nei suoi nomi.