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dora

Pilastro del Forum

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46

Saturday, September 25th 2010, 8:29am

Ecco vorrei riprendere la discussione. A proposito della collega nevrotica di inglese. Giovedìi si è permessa di abbordarmi con fare inquisitorio dicendo che dovevo iscrivere alcuni studenti stranieri al corso intermedio di italiano. Notare che sono stata assente per controlli sanitari e sto ancora facendo le prove d'ingresso (grammatica, storia, lettura e comprensione del testo) e che dopo avrei segnalato i nominativi alla collega che si occupa del corso di italiano per stranieri. Le ho detto con calma ma seccata che è una questione mia e che quest'anno non doveva impicciarsi per nessuno motivo di quello che dovevo fare io e poi me ne sono andata. Gente mi ha inseguita e arpionata al braccio facendomi i livivdi (giuro). Le ho ingiunto a voce alta di non mettermi le mani addosso che non deve minimamente permettersi guardandola in modo incazzato. Ditemi voi. Andare dalla preside non si può è il tipo che se ne frega e poi farei la figura della bambinetta che non sa sbrigarsi le cose. Comunque il pomeriggio stesso c'era il collegio e mi ha ignorata. Per fortuna. Capite coi colleghi che ho perché mi viene l'ansia a scuola?Cambiare non servirebbe anche perché sto lì da dodici anni e francamente ogni scuola ha i suoi personaggi, tanto vale restare dove si è (anche perché con questi tagli muoversi è pericoloso)

fogliablu

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47

Thursday, January 19th 2012, 4:05pm

Ciao a tutte,
premetto che non sono stata a leggere proprio tutta la discussione, ma leggendo i primi messaggi mi sono identificata in alcuni racconti e vorrei raccontare la mia storia.
Ho avuto il problema del senso di esclusione fin da quando ero piccola: su 10 cugini sono la più piccola delle generazione, con un unico fratello più grande, con un divario di età di 12 anni. I miei genitori mi hanno voluto bene, ma penso di aver vissuto proprio quello che descrivevate su questo forum. Ero la più piccola è più coccolata (attirando le invidie, nel mio caso, del fratello maggiore e forse in maniera minore di alcuni altri cugini e parenti), ma venivo trattata come la persona più debole, fragile, bisognosa... A tal punto da lasciare segni indelebili anche in età adulta.
Ricordo che all'età di 10-12 anni feci diverse volte lo stesso sogno: stavo facendo una passeggiata in montagna con la mia famiglia (come facevamo spesso insieme). La meta della passeggiata era un bel punto panoramico al termine di una salita. Vedevo lo spiazzo a pochi metri da me, i miei genitori e mio fratello che vi arrivavano, ma io mettevo un piede in un formicaio e questo mi faceva sprofondare nel terreno impedendomi di arrivare alla meta. Le mia urla e richieste di aiuto non venivano sentite.
Vorrei sapere se avete trovato un modo per risolvere questo problema, perché vorrei davvero riuscire a superare questo ostacolo che rappresenta la mia più grande difficoltà a vivere serenamente.
Sono arrivata ad odiare mio fratello perché ho l'impressione che abbia tutto dalla vita (una famiglia sua, dei figli, un lavoro, dei genitori pronti ad aiutarlo in caso di bisogno) e che ancora si lamenti perché secondo lui "sono viziata e non mi è tutto dovuto". Io ho molti anni in meno e una famiglia mia ancora non ce l'ho, ma ho una relazione stabile, mi impegno negli studi, ho dei genitori che mi vogliono bene... Eppure ogni volta che c'è lui io sto male, sento che la sua presenza mi rende invisibile e insignificante, che lui viene prima agli occhi dei miei genitori e che io mi devo fare da parte, che mi devo risolvere i problemi da sola e che non posso contare sul loro aiuto.
Che cosa posso fare? Il fatto che lui porti rancore nei miei confronti e pensi che io non mi meriti nulla di più di quello che già ho ricevuto da bambina non aiuta...
Quando compare lui ho come l'impressione che un legame molto forte li leghi e che sia qualcosa che non mi riguarda, come se loro tre andassero indietro nel tempo a quando io ancora non esistevo, a quei 12 anni che hanno vissuto insieme senza di me...