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cambi24

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)

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Monday, January 9th 2012, 8:21pm

non so più chi sono e cosa voglio

Non ho quasi mai scritto in questa sezione perchè non capivo bene cosa si poteva scrivere qui, ma penso che quello che sto per scrivere va bene qui.
E' da fine novembre che sto male ed è da dicembre che piango praticamente tutti i giorni.
Prima era "un semplice crollo di autostima" ma ora si sta trasformando in un crollo totale.
Non so più chi sono e cosa voglio.
Odio il mio presente e vorrei fare qualcosa di grande come in passato (fare volontariato, pubblicare un libro, sentirmi utile).
Detta così sembra che so cosa voglio ma il problema è che anche in passato quando ho ottenuto queste cose avevo paura e non mi sentivo all'altezza.
Anche prima del viaggio a Parigi avevo paura e sono stata in ansia per tutta la vacanza, anche se se mi è piaciuta molto.
Forse non devo volere niente e andare avanti così.
Vorrei essere felice anche dei corsi che faccio invece non è mai così.
Guardate la discussione


provo mille hobby o corsi ma poi li lascio tutti

Anche se questa volta (corso di scrittura) non lo lascio perchè l'ho già pagato non posso dire che mi metta a mio agio perchè son crollata ancora più a fondo proprio per un esercizio (scrivi la tua vita in terza persona).
Se ne avrò la forza spiegherò di più nei prossimi giorni di come mi sento davvero ma adesso ho solo paura di dover tornare in terapia per la terza volta e questa volta penso che forse devo prendere le medicine... ;(

cambi24

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Monday, January 9th 2012, 8:27pm

Odio il mio presente


Nella seconda terapia ho imparato ad apprezzare il presente e scrivo sempre ogni giorno 3 cose belle che ho fatto ma nonostante questo non mi basta, anche se so che dovrebbe perchè lavoro di mattina e al pomeriggio potrei fare ciò che voglio (leggere, scrivere, guardare la tv), ma..........

vorrei fare qualcosa di grande


So benissimo che vanno bene le cose piccole di tutti i giorni, senza che l'abbia imparato sempre nella seconda terapia, ma......

cambi24

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Monday, January 9th 2012, 8:41pm

Per alcuni giorni non riuscivo neanche dormire e ora che riminciato sogno solo episodi e persone del passato. La cosa che non capisco è che sogno anche persone con cui ho litigato ma nei sogni vado d'accordo con loro.
Il passato mi perseguita. Ho pensato che quando smetterò di sognare il passato (sia in senso letterario che metaforico) vivrò il presente, ma non è poi così.
Il problema sono io.
E sempre pensando ai consigli della seconda terapia so di essere anche la soluzione però non so cosa fare!
Devo smettere di volere di più se non riesco a tenere quello che ho o ad accettare il presente.
Voglio essere nelle cose che faccio ma poi me ne vado.
Ci sono con il corpo e non con la mente.
Forse aveva ragione la psichiatra della prima terapia che diceva che siono egocentrica o l'attore del corso di teatro che diceva che mi voglio far compatire.
Non so. Odio questi giudizi ma magari avevano ragione.
Se provo ad amarmi so che non è vero è che voglio semplicemente realizzare dei sogni ma non mi sento degna.
Sono senza forze.

cambi24

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Monday, January 9th 2012, 8:59pm

So anche che sognare a volte fa male perchè distoglie le energie dal presente e in questo periodo che il presente non mi piace non posso sognare sempre perchè è più importante che accetti di nuovo il mio presente.
Ma come faccio?
Appena apro gli occhi mi viene da piangere a pensare alle giornate, a quel vuoto, a quella normalità.
So che normalità è bella perchè ci sono le piccole cose, ma.......

:dash:

Moravya

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Tuesday, January 10th 2012, 1:52am

Ma nelle terapie che hai affrontato,
gli psicologi ai quali tu hai parlato dei tuoi problemi
cosa ti hanno detto riguardo al problema che ti affligge.

Voglio dire, gli psicologi hanno dato un nome al tuo disturbo?
Hanno capito da dove deriva questo tuo malessere?
che origini ha?

<<Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.>>
(Albert Einstein)

Prima di diagnosticarti depressione o bassa autostima, assicurati di non essere semplicemente circondato da str*nzi.

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Tuesday, January 10th 2012, 3:07pm

hanno dato un nome al tuo disturbo?


No.
La psichiatra della prima terapia non hai mai dato un nome al problema e sinceramente non mi ha aiutato: mi diceva solo che ero agocentrica e che non potevo pretendere di volere delle cose se non facevo niente per averle.
Ora infatti faccio molte cose, invito anche le amiche e organizzo serate, da adolescente invece aspettavo sempre che le cose accadessero.
Anche la psicoterapeuta non ha chiamato per nome ciò che avevo, però mi aiutato con gli degli esercizi da fare, infatti quello di scrivere il quaderno con le cose fatte per tenere alta l'autostima lo faccio ancora.
Queste due terapie sono state gratis all'ausl.

Stavo guardando i prezzi dei dottori a pagamento e penso davvero che non ricomincerò più.
Ce la devo fare.
Oggi ho finito di colorare con i colori per vetro degli uccellini e ho suonato così come mi veniva la testiera.
Insomma, le cose le voglio fare.
Ho pianto due volte anche oggi ma ci voglio riuscire.
Sono preoccupata per il corso di scrittura che ricomincia questa sera, ma sono in grado di farcela.

PaulVerlaine

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Wednesday, January 11th 2012, 3:46pm

vorrei fare qualcosa di grande


So benissimo che vanno bene le cose piccole di tutti i giorni, senza che l'abbia imparato sempre nella seconda terapia, ma......


Scusa cambi24, ma perché devi per forza accettare le cose piccole? Se ora non ti vanno, non ti vanno; se vuoi fare qualcosa di grande, fallo! :) Decidilo e fallo! Ad esempio, perché oggi pomeriggio non cominci a scrivere un romanzo grandioso, epocale, un'impresa letteraria immensa? Oppure comincia a progettare un viaggio incredibile e avventuroso per le prossime ferie. Magari proprio nell'ambito del volontariato internazionale. Cosa ti impedisce di pensare in grande? ;)

La normalità è solo una parola. In ogni giorno c'è qualcosa di grandioso, di irripetibile se sai dove guardare; e non sto parlando delle piccole cose, non è una singola cosa o un singolo evento ad essere grandioso e a rendere grandioso un giorno; è l'attimo stesso a essere grandioso, anche se sei ferma in una stanza a far meditazione, questo è grandioso: tu ci sei, e sei testimone di un attimo che l'universo intero non ha mai vissuto prima e non vivrà mai più! Non importa essere in cima a uno strapiombo per inseguire il tragico amore della propria vita oppure vincere il premio Pulitzer per l'inchiesta del secolo, per vivere qualcosa di grandioso. Basta dimenticarsi della 'normalità', che è semplicemente un giudizio prospettico sbagliato ;) E comunque sia, una volta presa coscienza di ciò, sta a te decidere cosa fare del grandioso tempo che hai: se decidi che vuoi stare chiusa in una stanza a leggere, va benissimo; se decidi che vuoi fare qualcosa di epico, va benissimo lo stesso: in ogni caso la decisione è tua. In bocca al lupo!
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cambi24

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Thursday, January 12th 2012, 6:20pm

Basta dimenticarsi della 'normalità'


come?
ormai piango tutti i giorni e penso solo alle cose lasciate a metà (in particolare i corsi della discussione che ho inserito qui), ho paura del corso che sto facendo e penso che non so chi sono perchè non l'ho mai saputo: avrei voluto essere tutte le cose dei corsi ma non li ho finiti perchè so immaginare ma non essere.
parli di viaggio: a giugno vado a Londra ma ho paura anche di quello.
ho paura di stare sprecando la mia vita ogni giorno di più.
io voglio ma poi scappo.
voglio la grandezza ma ne ho paura.
voglio la normalità ma mi sta stretta.
ho ricominciato a non dormire.
nel corso di scrittura adesso dovrei rendere moderna una favola e non so come fare: mia madre e mio fratello mi hanno detto delle cose ma non posso copiare le loro.

pierone

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Saturday, January 14th 2012, 5:29am

Ciao Cambi, tutti questi "sintomi" che avverti...non so chi mi ricordano. Scherzi a parte, sono molto simile a te circa la percezione di ciò che si è o si vorrebbe essere nella vita. Per riassumerti brevemente, se vuoi puoi leggerti anche il mio post "narcisismo maligno", anch'io attualmente non sono più nessuno perchè ho cercato di essere tutto. Ho seguito molti corsi universitari, tutti belli pesantucci, dato svariati esami in ciascuna facoltà, ma senza mai portarne a termine nessuna. Ero preso (e sono ancora) dalla smodata volontà di fare ciò che facevano gli altri, quelli che io reputavo i migliori si intende, possibilmente di farlo meglio. Ma se una cosa la si fa solo per emulazione, senza reale convincimento e per giunta con una infantile voglia di primeggiare su tutti (cosa evidentemente impossibile), è normale che alla fine la si lasci e la si abbandoni per l'impossibilità di continuare a raccontare a se stessi fregnacce. Per fregnacce intendo che potrei anche immaginarmi come esimio medico chirurgo o ingegnere informatico, ma se poi queste cose, come accennavi tu, rimangono confinate all'immaginazione e non ad un reale impegno e coinvolgimento emotivo per ottenerle, è chiaro che il castello di carte ricade su se stesso. Il mio psichiatra ha detto, che tra i vari disturbi che ho probabilmente quello narcisistico di personalità è quello che maggiormente inguaia la mia qualità della vita, se per qualità posso ancora chiamare lo straccio di esistenza che ormai conduco da diversi anni. Anche io come te, più su mia "intuizione" che non su esplicito consiglio del terapeuta, sto cercando di buttarmi sulla normalità, sulle cose piccole, ma non ci riesco, mi vanno strette, la parte megalomane che è in me mi dice che sarà sempre una diminutio di ciò che sarebbe potuto essere e di ciò che avrei potuto fare. E invece no, il tempo scorre inesorabile e la mia frustrazione per il senso di perdita degli anni, sprecati, mi abbatte giorno dopo giorno. Ovviamente mi rode il fegato vedere gli altri "riuscire", anche quelli che erano palesemente più scarsi di me negli studi ma privi, però, del fardello patologico che invece io mi porto sulla schiena. Li ho praticamente allontanati tutti i miei ex amici, per vergogna del mio fallimento esistenziale, io che ero così promettente negli studi (di sicuro la maggior parte di loro, se mai pensi al sottoscritto, credo che si ricordi di me anche per quell'aspetto...). Non so più chi sono, che voglio e cosa fare per ricucire quel po'che resta. Ripeto, NON SONO PIU' NIENTE PERCHE' HO VOLUTO ESSERE TUTTO. Sai qual'è il bello poi? Che nonostante il narcisismo che teoricamente dovrebbe portarmi a fare fuoco e fiamme e ad uscire da queste sabbie mobili, sono affetto anche da un disturbo dipendente abbastanza marcato, che è, se vogliamo, l'esatto opposto del narcisismo in quanto a conseguenze generanti. Per cui, in parole povere, da un lato la mente fantastica di cose grandiose che verosimilmente non farò mai, dall'altro si blocca nella monotonia "rassicurante" della quotidianità perchè incapace di reagire e mettere in discussione le piccole sicurezze acquisite, ma proprio quelle terra terra per intenderci. Capito in che acque sto? Spero a te le cose vadano un po' meglio.

PaulVerlaine

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Saturday, January 14th 2012, 12:11pm

cambi24, il modo è quello che ti ho scritto :) Cioè prendere consapevolezza del fatto - ed è un fatto razionale, ancor prima che emotivo - che ogni istante è di per sé unico, nell'intera storia dell'universo. Anche se lo passi chiusa in camera a meditare (quindi nell'anonimità e immobilità assoluta), ne resti testimone: testimone di un istante unico e irripetibile in tutta la storia dell'universo, un istante che non c'è mai stato, fatto così, e che non ci sarà mai più! Perciò, questo ti farà rendere conto - se ci rifletti su per bene, però - di quanto ogni istante sia preziosissimo, indipendentemente da ciò che tu decidi di farne e dal modo in cui decidi di etichettarlo!

Sì, perché naturalmente "normale" e "grandioso", grandezza e normalità sono solo etichette. Se esci un attimo dal tuo soggettivo punto di vista, puoi vedere che ogni istante che passa è prezioso quanto gli altri: e se sono tutti normali, o tutti grandiosi, allora non ha più senso fare qualsiasi tipo di distinzione. Se tutti siamo grandiosi, allora nessuno è normale, ma anche nessuno è grandioso, perché lo siamo tutti. Un'etichetta serve per distinguere una cosa dalle altre, ma se ogni singolo istante vissuto è immensamente prezioso perché unico e irripetibile, non c'è più modo di distinguere quelli 'grandiosi' da quelli 'normali'.

Una volta presa questa consapevolezza, secondo me, dovresti interrogarti su cosa significano per te queste etichette. A cosa dai l'etichetta di normale? A cosa l'etichetta di grandioso? Se ti interroghi su questo vedrai che potrai diventare scettica in merito, perché ad esempio, ciò che è grandioso per te potrebbe essere normale per me e viceversa. Per me, ad esempio, è pura grandezza sedermi in un parco a leggere un libro di un poeta che mi appassiona. Quando le etichette cominciano a darci problemi è segno che stiamo dando loro troppa importanza, ci stiamo credendo troppo. Relativizza le tue etichette e scoprirai che ciò che realmente conta è ciò che ti piace e ciò che non ti piace, non ciò che è normale o grandioso. Ti piace chiudere il mondo fuori da camera tua, sorseggiare una cioccolata e guardarti un bel film? Bene, allora ne puoi essere pienamente appagata, anche se questa attività non dovesse incontrare la definizione che tu dai all'etichetta "grandezza". Siamo qui, nel mondo, per un periodo di tempo troppo breve per soffermarci a stabilire cosa di ciò che ci piace e di ciò che facciamo è grande e cosa è normale (secondo le nostre personalissime e futili definizioni); non possiamo sprecare così questo tempo, dobbiamo godercelo facendo semplicemente ciò che amiamo e ciò che ci piace.

Allora ti dico: prendi consapevolezza della preziosità di ogni istante; relativizza le tue etichette; e poi, cerca di capire cos'è che ti piace. Non una cosa sola; ci possono essere tante cose diverse che possono piacerti. Se vuoi puoi farne un elenco, e poi decidere di dedicare attivamente un po' di tempo a ciascuna di esse, da ora in poi, oppure a una sola che preferisci. In ogni caso, fai ciò che ti appaga, ti fa sentire bene, ciò di cui sei golosa, che ti fa ridere e ti fa amare i tuoi giorni. E ciò che non ti appaga, taglialo impietosamente via dalla tua vita. Se ti viene voglia di scappare via da un corso, forse è un buon segno del fatto che non ti piace, non ti fa godere poi più di tanto: allora è un bene separartene. In tal caso escine fuori senza timore, e torna a cercare ciò che veramente ti fa piacere e ti stimola.

Una volta trovato questo, avrai un'ottima motivazione per affrontare le tue paure. Le paure vanno affrontate; l'approccio più sano e corretto verso una paura è buttarcisi dentro (se è irrazionale, ovviamente: la paura di un vicolo buio in un quartiere malfamato è razionalissima e non va affrontata :assi: ). Ma farlo è difficile e non lo si può fare se si è ancora preda delle proprie etichette, dei propri copioni disfunzionali, della propria fede malriposta in un ruolo. Se invece ci si svincola da tutto questo e si comincia a godersi davvero il proprio tempo, facendo ciò che ci piace, allora si acquista la voglia di superare ogni paura, semplicemente buttandocisi dentro, affinché ci si possa godere al massimo il tempo prezioso che abbiamo ;)

In bocca al lupo!
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pierone

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Sunday, January 15th 2012, 12:36am

@ PaulVerlaine

Ciao, ho letto con attenzione i tuoi interventi in merito al post di Cambi24 e devo dire che in molti passaggi credo che siano davvero molto "adatti" alla risoluzione, o quantomeno comprensione profonda, dei miei problemi. Inutile dirti dettagliatamente in cosa consistano le mie fantasie grandiose che si scontrano col dato oggettivo di una realtà di fatto ormai compromessa, menomata, che vivo con momenti di vero disgusto... oltre che con propositi alquanto malsani nei periodi più bui. Appoggio in pieno la tua visione delle "etichette", per lo più da noi stessi create (e pertanto soggettive, valide mai allo stesso modo per chiunque), ma tra il pensarla ed il comportarsi di conseguenza, cioè dando un giusto peso ad esse, o non darglielo affatto, per me è sempre stato un grossissimo problema. Posso farti un esempio molto concreto per spiegarmi meglio? Da sempre ho come provato la sensazione che la mia vita dovesse "riuscire" attraverso gli studi. Non so quanto questa idea mi appartenesse dal profondo e quanto invece mi derivasse dai condizionamenti della mia famiglia, molto attenta al "prestigio sociale" che un buon percorso di studi teoricamente dovrebbe garantirti. Partendo da questo assunto sin da bambino il mio percorso di studi è stato condizionato dall'idea che lo studio dovesse sì darmi buone basi culturali ed anche umane per potermi formare come persona adulta e matura, ma anche che lo studio dovesse servirmi da "trampolino" per il successo, da ascensore sociale insomma. Capirai che partendo da questa "consapevolezza", malata o semplicemente sbagliata se vuoi, si sia creato in me un crac, una discrepanza tra quello che io ero realmente e l'immagine che avrei dovuto/voluto proiettare per gli altri (la mia famiglia su tutti), quella di un ragazzino bravo negli studi, a tratti molto bravo, e vincente in base agli assunti di questa mia proiezione mentale (che, ti ripeto, forse poi non era solo tanto mia dato che in famiglia a quanto pare si respirava abbastanza nell'aria...).

Non starò qui a farti l'elenco degli innumerevoli percorsi universitari da me seguiti e poi abbandonati sempre per "seguire" gli altri, quelli più bravi, i soli che ai miei occhi di tardo adolescente di fine liceo meritassero di essere emulati. Ma nell'anima, nel mio profondo sentivo che nessuno di quei percorsi sarebbe stato realmente il mio futuro; li seguivo e davo esami ma veniva poi sempre il momento in cui depresso, scontento e stresssato li abbandonavo con estrema disinvoltura dicendomi che in fondo non sarebbe stata quella la via per la mia "grandezza", che avrei trovato un percorso di studi più nelle mie corde. Di fatto, nonostante gli svariati tentativi alla ricerca di, non l'ho mai trovato. Ma allora ti chiedo, se puoi aiutarmi e darmi un tuo parere spassionato: perchè pur sentendo nel profondo che forse non erano quelle le "mie" strade per la realizzazione personale (ora che ho capito che una persona non si valuta dai soldi che riesce a fare o dal prestigio sociale che la gente gli attribuisce) mi sento ancora dannatamente in colpa ad aver abbandonato gli studi ? In modo particolare "quegli" studi di un certo livello (facoltà che i più definirebbero pesantucce per capirci...)? Se teoricamente ho capito queste cose e il gioco dei sensi di colpa e delle etichette, perchè il non essere conforme a un certo standard che io mi ero autoimposto e che altri in fondo mi avevano ben appiccicato addosso mi fa ancora soffrire? Perchè mi fa rifiutare il cercare "nuove" strade che incontrino maggiormente magari la mia reale natura, semplice in definitiva e poco competitiva credo, sol perchè non potrò mai più raggiungere quello standard che sin da bambino pensavo avrei raggiunto da adulto ? Perchè in me permane quel mostro narcisista-megalomane che mi divide l'anima tra fantasticherie grandiose ormai verosimilmente poco realizzabili e momenti più razionali e tranquilli in cui la vita semplice mi pare tuttaltro che deprecabile? Non ce la faccio più, è una NEVROSI che mi sta rovinando la vita. Se agisco in quel senso lì, in quello della vita semplice, mi sento in colpa verso il mio passato e verso le illusioni di allora... ma non è che forse quello ero il vero io (in fondo è solo in quel periodo che io abbia raggiunto i soli obiettivi tangibili della mia vita, scolastici e sociali) e quel che sono adesso è solo un nevrotico mollaccione con le difese mentali ridotte a zero? Non so, non sto a capirci più nulla, la psicoterapia non mi sta più aiutando a venirne fuori ormai da un pezzo. Non ti nascondo che quei brutti pensieri mi stanno tornando con sempre maggior frequenza...

Per ora ti saluto, se vorrai rispondermi te ne sarei veramente grato in quanto penso che una tua disamina delle cose, sempre che ne avrai voglia di farlo, possa senz'altro essermi utile. Un parere di una persona profonda quale intuisco tu sia no potrebbe che giovarmi. Grazie e ciao.

Moravya

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Tuesday, January 17th 2012, 2:39am

Sin da piccola adoravo le storielle con la morale finale.

E mi sono portata dietro questa "passione" che adesso non è altro che una personale raccolta di storie di ogni tipo che hanno come conclusione una morale che è lo stesso lettore a dover percepire, capire o interpretare.

Sono ancora convinta che certe storie sono meglio di qualsiasi parola per far intendere bene un concetto o per riuscire ad esprimere meglio una situazione e le sue conseguenze.

Così, non trovando le parole adatte per darti qualche consiglio,
ho deciso di riportarti questa storiella che ho letto anni fa e
che vorrei farti leggere:


*************************************
*************************************

L'Elefante Incatenato


Quando ero piccola andavo al circo soprattutto perché mi piacevano gli animali. Ad attirarmi era in particolar modo l’elefante, perchè durante lo spettacolo quel bestione faceva sfoggio di un peso, di una dimensione e di una forza davvero fuori dal comune.

A colpirmi tuttavia era anche il fatto che dopo il suo numero, e fino a un momento prima di entrare in scena, l’elefante era sempre legato a un paletto conficcato nel suolo, con una catena che gli imprigionava una delle zampe.

Eppure il paletto era un minuscolo pezzo di legno piantato nel soltanto per pochi centimetri. E anche se la catena era grossa e forte, mi pareva ovvio che un animale in grado di sradicare un albero potesse liberarsi facilmente di quel paletto e fuggire.

Era davvero un bel mistero...

Che cosa lo teneva legato allora?
Perché non scappava?

Fu solo quando crebbi ed ebbi la fortuna di imbattermi in chi riuscì finalmente a dare una risposta a queste mie domande, che scoprii questo: l’elefante del circo, nonostante la sua forza e le sue monumentali dimensioni, non scappa perché è stato legato a un paletto simile quando era molto molto piccolo...

Chiusi gli occhi e immaginai l’elefantino indifeso appena nato, legato al paletto. Immaginavo che in quel momento l’elefantino provasse con tutte le sue poche forze a spingere, a tirare, nel tentativo di liberarsi, ma che nonostante gli sforzi non ci riuscisse perché quel paletto era troppo saldo per lui.
Lo vedevo addormentarsi sfinito e il giorno dopo provarci di nuovo, e così il giorno dopo e quello dopo ancora…
Finchè un giorno, un giorno terribile per la sua storia, l’animale accettò l’impotenza rassegnandosi al proprio destino...

E’ dunque questa la conclusione di questa triste storia: l’elefante enorme e possente che vediamo al circo non scappa perché, poveretto, crede di non poterlo fare.
Reca impresso il ricordo dell’impotenza sperimentata subito dopo la nascita.
E il brutto è che non è mai più ritornato seriamente su quel ricordo. E non ha mai più messo alla prova la sua forza, mai più...



Anche noi esseri umani abbiamo i nostri paletti che ci tengono imprigionati...

Anche noi siamo un po’ tutti come l’elefante del circo: andiamo in giro inconsapevoli, incatenati a centinaia di paletti che ci tolgono la libertà.
Viviamo pensando che “non possiamo” fare una serie di cose semplicemente perché una volta, quando eravamo piccoli o nelle nostre esperienze passate di adulti, ci abbiamo provato e abbiamo fallito, oppure perché, qualcuno ci ha detto e ripetuto che non saremmo stati in grado di farlo.
Allora abbiamo fatto come l’elefante, abbiamo inciso nella memoria questo messaggio: non posso, non posso e non potrò mai!

Siamo cresciuti portandoci dietro questo messaggio che ci siamo trasmessi da soli, perciò non proviamo più a liberarci del paletto.
Quando a volte sentiamo la stretta dei ceppi e facciamo cigolare le catene, guardiamo con la coda dell’occhio il paletto e pensiamo: “non posso e non potrò mai…”

Viviamo condizionati dal ricordo di qualcosa accaduta durante la nostra infanzia o nel nostro passato, nonostante oggi non esista più...

Cosa sono dunque questi paletti che ci tolgono la libertà?

Questi paletti sono le nostre credenze o convinzioni limitanti che non ci permettono di accedere alle nostre risorse interiori imprigionandoci in limiti che noi stessi abbiamo creato.

(Chiara Svegliado)

<<Il ricordo della felicità non è più felicità, il ricordo del dolore è ancora dolore.>>
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cambi24

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Tuesday, January 17th 2012, 7:27pm

Grazie delle vostre risposte.
In questi giorni non ho usato tanto il computer.
Sto un po' meglio.
Dopo cena rispondo.
:hi:

cambi24

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Tuesday, January 17th 2012, 10:23pm

Avevo citato le frasi che mi hanno colpito ma si sono tolte così per ora rispondo così.
Pierone:
dici che si lasciano le cose perchè non c'è coinvolgimento... io invece ero cinvolta in quello che facevo ma avevo talmente paura che pensavo di non farcela e ho mollato
anche io vorrei essere tutto... forse perchè so di poterlo essere (non astronauta o ingeniere super di chissà cosa, ma altre cose più piccole) ma mi ha sempre bloccato la paura
Paul Verlaine:
la lista delle cose che mi piacciono nel presente la so, visto che sto meglio (leggere, guardare la tv, colorare) e quindi credo di riuscire a vivere ogni giorno senza pensare che è normale o grandioso, però il problema resta sempre questa ricerca dei corsi e il fatto che anche quando so che che mi piacciono tanto e vorrei fare quello mi blocca la paura. Non ne faccio più per un bel po' quando ho finito questo di scrittura, però tu dici che se li lascio è perchè non mi piacevano davvero e per alcuni è stato così (francese, regia, volontaria telefono amico) ma per gli altri avrei davvero voluto continuare (lettura ai bambini, teatro)
Come dice Pierone sentivo che quelle erano le mie strade (o per lo meno miei grandi sogni) eppure ho lasciato.
Moravya:
forse è proprio come l'elefante: non voglio credere di poter togliere i paletti...
Ci riuscirò un giorno!

La cosa positiva è che ora ho meno paura di me, di alzarmi al mattino e di fare ciò che mi piace.
Non accendevo neanche più il computer solo perchè ho salvato molti racconti e favole da finire e mi agitavo pensando di non riuscire più a scrivere.
Non sono più brava come un tempo ma per il corso ho scritto e ho avuto il coraggio di mandare i miei testi al blog.
Non mi fa più paura tornare a casa dal lavoro e non avere un programma del pomeriggio.

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Thursday, January 19th 2012, 5:43am

Nella vita di tutti inevitabilmente arriva l'ora del crollo delle sicurezze e la crisi interiore. Ci si comincia a chiedere il perché di molte cose che facciamo e in tutta questa instabilità chi ne risente maggiormente sono gli affetti che ci vedono stare male ma non sanno come aiutarci,e finiscono per allontanarsi o per rassegnarsi a questa situazione fuori dagli schemi. Si attraversa un vero e proprio deserto o forse un tunnel buio e solo noi determiniamo il tempo che ci vuole. Alcuni vi si perdono tutta la vita,altri hanno la fortuna di uscirne pienamente arricchiti e fortificati,con nuove consapevolezze che gli rendono la vita una discesa e sanno finalmente quello che vogliono e come ottenerlo.
Sono quelli che poi capiscono davvero il senso della vita e imparano ad amarla giorno per giorno. Spero un giorno di diventarlo anche io.
tutto quello che ha un inizio ha una fine