Caro melvin, la tua discussione la trovo molto interessante, sempre che ci abbia realmente capito qualcosa. Il tuo spunto mi ha ricordato Schopenauer, con tutto il cinismo dei suoi scritti (di alcune sue citazioni).
In ogni caso io penso che una persona possa essere felice anche avendo scarsa autostima di sè. E con questo termine, "autostima", intendo l'autostima-secondo-il-mondo.
Esiste poi un' altra autostima di sè, quella reale, è un'altra non l'autostima che ognuno di noi ha quando raggiunge dei risultati che il mondo riconosce veramente come tali.
Ovviamente, questo significa andare contro l'entropia del reale, perchè noi siamo esseri che al nostro stato normale tendiamo al "basso", sia in campo morale (siamo peccatori, come direbbe chi crede nel peccato come me), sia in campo intellettuale, sia in ogni altro campo. Tuttavia, il più grande potere dell'uomo, quello che in generale provoca sbalzi emotivi tali da far commuovere (perchè non riusciamo a reggere la nostra grandezza, o la grandezza della nostra specie), è quello di riuscire, con un atto di volontà, a vincere quella tensione verso il basso. E' la cosa più difficile di questo mondo, ma è una cosa possibile, almeno per un solo individuo, almeno per un solo attimo.
Ti faccio il mio esempio. Io sono una persona che ha scarsa autostima di sè, e ritiene che sia anche una cosa bella di per sè. Perchè è la reale presa di coscienza delle proprie capacità. Tuttavia, pur avendo scarsa autostima di me, quando riesco ad averla, sono felice, perchè quando la scarsa autostima la giudichiamo solo noi, nel nostro intimo, non temiamo la competizione e il confronto. Riusciamo ad averla quando siamo soli con noi stessi, e abbiamo pienamente presente a noi stessi la nostra soggettività. In questo caso, non temiamo nemmeno di essere nullità, perchè la stessa voglia di vivere che riusciamo ad avere una volta ricondotti alla nostra piena soggettività ci fa dimenticare tutte le cose che danno tristezza. In questo caso non solo vediamo quanto sia bella la vita, ma anche cosa sia veramente la vita. Accade ad esempio quando una persona ha un figlio. Vedere quel figlio tra le mani non pone confronto alcuno con altri: è un miracolo, e in qualche modo chi diventa padre o madre si sente artefice di un miracolo, vive veramente perchè si dimentica di tutto, anche di come sia quel figlio: per lui conta solo che quel figlio sia. Credimi, quando riesco ad avere scarsa autostima di me, ma una scarsa autostima basata su criteri personali, soggettivi, riesco ad avere i migliori livelli di intensità possibili in tutto ciò che faccio. E mi basta, perchè la mia soggettività è talmente felice che non pensa a quello che sono nel mondo, ma solo al fatto che io sia nel mondo.
Capita però ben più spesso che la mia scarsa autostima derivi dal confronto con il mondo. L'accezione di autostima in questo caso cambia, ed è quella, solo quella che fa soffrire. E' quella stessa autostima che oscilla tra livelli altissimi e livelli bassissimi, quasi come se fosse in borsa. Basta vedere una persona che, sempre secondo i criteri del mondo riteniamo stupida, e ci sentiamo degli dei. Così come basta vedere una persona che sia migliore di noi e ci sentiamo immondizia. In quel caso la scarsa autostima fa male, solo in quel caso.
Anche se la piena soggettività riusciamo ad averla difficilmente, tuttavia ci sono dei momenti in cui essa è presente. Secondo me la vita non si riduce a noi-in-confronto-al-mondo, ma a questi momenti, difficili, si accompagnano momenti molto intensi, in cui siamo semplicemente noi-nel-mondo, in cui riusciamo ad accettare i difetti nostri e degli altri, in cui ci importano solo le cose belle. Ripeto, raggiungere pienamente, anche per periodi di tempo determinati, questo stato, è difficile, quasi impossibile. Tuttavia è un concetto limite cui si dovrebbe tendere sempre.