Un caso clinico:
Gesù di Nazaret
Introduzione
Chi non ha sentito parlare Gesù di Nazzaret, detto “il messia” o “il salvatore”?
Non c'è perciò bisogno di alcuna presentazione del personaggio.
Sicuramente fu un caso di cronaca che fece scalpore, assurto all'attenzione popolare sopratutto per il finale tragico, culminato con un processo, una condanna di una giuria popolare e l'esecuzione pubblica per crocifissione.
Qui non ci occuperemo della storicità e della veridicità di quanto accaduto, e nemmeno dello sviluppo giuridico, religioso o morale della vicenda.
Indagheremo invece sulla personalità di Gesù, cosi' come ci appare dalle parole che di lui ci sono state riportate, nei quattro vangeli canonici, e nei vangeli apocrifi.
Lo scopo della ricerca e' dimostrare che si può operare un buon profilo psicologico, una analisi della personalità ed una previsione sulla soddisfazione derivante dal comportamento osservato, avendo a disposizione un testo scritto su cui documentarsi, anche in assenza del soggetto.
In questo caso non si tratta di uno scritto autobiografico, ma di testi riportati da persone che, in qualche modo, asseriscono di conoscere il soggetto in questione.
Elencheremo e tratteremo le 1- Transazioni espresse dal dialogo, valutando gli stati dell'io più usati, eventuali contaminazione ed esclusioni, che darebbero un connotato psicopatologico alla personalità.
Vedremo come da queste transazioni e' possibile desumere la 2- Posizione esistenziale del soggetto, 3 -le Ingiunzioni a cui fu sottoposto, 4- il suo Mini copione o Spinta , 5- i Permessi che gli furono concessi, elaborando una Matrice di copione.
Analizzeremo il tipo di struttura del tempo che caratterizza il soggetto, i soliloqui, i rituali, i passatempi, le attività, sempre tenendo presente che il fine e' quello di avere carezze psicologiche.
Un riguardo particolare sarà riservato ai giochi psicologici messi in atto inconsciamente, e ai loro tornaconto.
Inseriremo poi i giochi nel quadro più ampio del triangolo drammatico, che caratterizzerà anche il copione.
Si potrà poi determinare il tipo di copione [vincente, banale, perdente]e la sua gravita' [1-2-3 grado]
Si cercherà di comprendere il grado di soddisfazione affettiva del soggetto e la sua capacità di intimità.
Infine ci porremo la domanda finale: Il soggetto visse una vita felice o no? E' ipotizzabile come esempio di vita? I suoi insegnamenti sono pratici e in grado di portare carezze, soddisfazione e capacita' di intimità?
I genitori di Gesù e la sua infanzia
Una fonte che parla dei suoi genitori l'abbiamo dal protovangelo di Giacomo, in cui si dice che i genitori di Maria, furono Gioacchino e Anna, che la consegnarono al tempio all'età di tre anni.
Ci rimase fino ai dodici, poi fu consegnata a Giuseppe, che era in la con gli anni, ed aveva altri figli, perché la custodisse. A sedici anni, mentre Giuseppe era lontano per lavoro, lei rimase incinta.
Quando torno' era gravida di sei mesi.
Non era ancora sua moglie, per cui il figlio nacque fuori dal matrimonio.Giuseppe si occupo' di Maria e di suo figlio, come un filantropo, non come un padre. E tutti i conoscenti di Maria e Giuseppe ne erano a conoscenza.
Nel vangelo dello pseudoMatteo si parla di Maria come di una bambina sicura di se, che lascia i genitori a tre anni senza voltarsi, per stare nel tempio con le vergini.
Diventa una ragazza forte, equilibrata e dignitosa, rispettosa ma ferma.
Viene definita come costante, salda, immutabile.
Si dice che lei stessa avesse doti taumaturgiche, molto pia e conoscitrice delle scritture.
Aveva deciso di rimanere vergine, per questo motivo fu affidata a Giuseppe, scelto fra uomini vedovi e anziani per la custodia.
Infatti qui si dice che Giuseppe era vecchio, e che i suoi nipoti erano più grandi di Maria. Si dice anche che, con Maria, alla casa ebbero accesso cinque vergini del tempio, che le facevano compagnia, tanto che qualcuno comincio' a chiamarla scherzosamente “regina delle vergini”.
Quando Giuseppe tornò dal suo lavoro, dopo nove mesi di lontananza, trovò Maria incinta di sei.
Rinnego' la paternità, mentre Maria giuro' di non aver avuto rapporto con uomo, testimoniata in ciò dalle altre ragazze.
Il figlio nacque di parto eutocico, senza perdita di sangue.
Dopo due anni. Durante la fuga in Egitto, si fermarono in una grotta per riposarsi, che era tana di draghi, probabilmente dei rettili del deserto.
Il bambino non ne ebbe paura e disse:- Non temete, e non pensate che io sia un bambino. Io infatti sono sempre stato perfetto e lo sono tuttora: è necessario che davanti a me tutte le bestie selvatiche diventino mansuete -.
Poi la mamma ebbe fame, mentre stavano sotto una palma. Gesù disse:- Albero, piega i tuoi rami e ristora mia mamma con il tuo frutto -, così come fece sgorgare acqua da una fonte.
Riporto questi brani, che interessano sopratutto per il tono con cui vengono pronunciati.
““al principio del quarto anno di età, un giorno di sabato giocava con dei fanciulli presso il letto del Giordano. Gesù, sedutosi, fece sette laghetti di fango, dotò ciascuno di canaletti per mezzo dei quali, a un suo comando, portava acqua dal torrente al lago e di nuovo la riportava. Uno di quei fanciulli, un figlio del diavolo, con animo invidioso, chiuse le imboccature dei canaletti che portavano acque nei laghetti e mandò all’aria quanto aveva fatto Gesù.
Allora Gesù gli disse: “Guai a te, figlio di morte, figlio di Satana. Osi tu distruggere quanto io ho compiuto?”. Colui che aveva agito così, subito morì”. …..
Giunta da lui la madre lo pregò dicendo: “Signore mio, che ha fatto mai costui per morire?”. Egli le rispose: “Era degno di morte, avendo mandato all’aria quanto io avevo fatto”. …..
Non volendo rattristare sua madre, con il suo piede destro egli toccò il sedere del morto dicendogli: “Alzati, figlio iniquo. Non sei degno, infatti, di entrare nella pace di mio padre, avendo tu mandato all’aria quanto io avevo fatto”. Allora colui che era morto risuscitò e se ne andò. ….
I genitori del ragazzo si avvicinarono a Giuseppe e gli dissero: “Togli Gesù da questo luogo! Non può abitare con noi in questo comune. O, almeno, insegnagli a benedire e a non maledire”. Giuseppe si avvicinò a Gesù e l’ammonì, dicendo: “Perché fai tali cose? Sono già molti quelli che si lamentano di te; a causa tua ci odiano e sopportiamo, a causa tua, le molestie degli uomini”. …”
Ma anche a scuola, anni dopo, le cose non andavano molto bene....ecco alcuni brani:
““[Il maestro]diceva: “Non vuoi tu [Giuseppe] affidare tuo figlio affinché sia istruito nella scienza umana e nel timore? Vedo che tu e Maria amate vostro figlio più che le tradizioni degli anziani del popolo. …
Giuseppe però gli rispose: “E chi è mai colui che può tenere e istruire questo bambino? Se tu lo puoi tenere e istruire, noi non siamo contrari”….
Gesù gli rispose: “I precetti della Legge, dei quali tu hai parlato poc’anzi e tutte le cose alle quali tu ti sei riferito bisogna che siano osservati da coloro che sono istruiti nelle scienze umane; ma io sono estraneo ai vostri tribunali, e non ho un padre carnale”. ….
Ciò udito, si tacquero e più nessuno di loro osava parlare. Gesù disse loro: “Sono stato in mezzo a voi con i bambini, e non mi avete conosciuto. Vi ho parlato come a persone sagge, e non avete distinto la mia voce perché siete minori di me, e di poca fede”.
Giuseppe, udito tutto questo, corse da Gesù nel timore che morisse lo stesso maestro; ma appena lo vide, il maestro gli disse: “Tu non mi hai dato un discepolo, ma un maestro: chi può resistere alle sue parole?”. ”
Risparmio altri brani, sempre sullo stesso tono. Concludo con la vita in famiglia, di cui cito l'episodio:
“Gesù li santificava e benediceva, ed egli era il primo che cominciava a mangiare e a bere. Nessuno di loro osava, infatti, mangiare o bere, sedere alla mensa o spezzare il pane, fino a quando egli non avesse fatto ciò per primo, santificandoli. Se, per caso, era assente, aspettavano fino a quando lo facesse. Quando poi egli non voleva prendere cibo, se ne astenevano anche Giuseppe, Maria e i suoi fratelli, i figli di Giuseppe.”
Nella storia di Giuseppe il falegname, codice H, si trova questo brano, utile per avere qualche informazione sul padre
putativo.
E' Gesu' che parla:
“[Giuseppe] Visse quarant'anni prima del matrimonio; la moglie rimase sotto la sua tutela per quarantanove anni e dopo morì. Un anno dopo la morte di sua moglie, dai sacerdoti fu affidata a Giuseppe mia madre, la beata Maria, affinché la custodisse fino al tempo delle nozze. Senza compiere alcuna cosa degna di nota, ella passò due anni in casa di lui; ma nel terzo anno della sua permanenza in casa di Giuseppe, cioé nel suo quattordicesimo anno di età,......, ha partorito me sulla terra, [Gesù].L'età, dunque, di mio padre, quel vecchio giusto, fu complessivamente di centoundici anni, …
L'oro iniziò a perdere il suo magnifico splendore e l'argento a essere sciupato dall'uso: mi riferisco alla sua conoscenza e al suo intelletto. Cibo e bevanda gli davano fastidio, aveva perso la sua perizia di falegname e non ne aveva più cognizione alcuna ….
[Primadella sua morte] Aprì la sua bocca con sospiri, batté le mani l'una contro l'altra, ed esclamò a voce alta così:"Guai al giorno in cui sono nato in questo mondo.....Sono stato infatti concepito
nell'iniquità e mia madre mi ha desiderato nei peccati. ….. Guai al mio corpo e guai all'anima mia triste, già contraria a Dio, suo creatore. Che farò quando giungerò al luogo nel quale dovrò stare
davanti al giudice giustissimo, ed egli mi rimprovererà a causa delle azioni da me accumulate nella mia gioventù? Guai a ogni uomo che muore nei suoi peccati. Ecco che grava su di me quella stessa ora terribile sperimentata da mio padre......".Tali furono le parole pronunciate da Giuseppe, quel vecchio giusto.
Entrando da lui, io vidi la sua anima terribilmente agitata: si trovava, infatti, in grande angustia. Gli dissi: "Salve, padre mio Giuseppe, uomo giusto, come stai?". Egli mi rispose: "Mille volte salve, figlio mio diletto. Ormai il dolore e la paura della morte mi hanno assalito, ma appena sentì la tua voce, l'anima mia si è sollevata.
Mi accorsi che la morte già lo sovrastava. Mia madre, vergine illibata, s'alzò allora e avvicinatasi a me disse: "Mio diletto figlio, a momenti muore questo pio vecchio Giuseppe". Io risposi: "Madre mia amatissima, su tutte le creature che nascono in questo mondo grava la stessa necessità di morire. La morte, infatti, ha diritto su tutto il genere umano. Anche per te, o vergine madre mia, come per gli altri mortali, c'é da aspettarsi la stessa uscita dalla vita”.”
Il racconto di Luca e di Matteo: vita e morte
Luca scrive in modo ordinato e razionale. La sua e' una cronaca cronologica degli avvenimenti, per cui i dialoghi seguono fedelmente lo sviluppo degli avvenimenti.
Diventerà perciò la traccia a cui saranno accostati anche gli altri contributi, in modo da avere un quadro progressivo e ordinato dell'evoluzione del pensiero di Gesù, ma sopratutto, delle sue pulsioni.
L'unica notizia che si ha sull'infanzia di Gesù è la ripetizione che:- Il fanciullo intanto cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte, fino al giorno in cui doveva manifestarsi ad Israele-. Luca 1: 80
In Luca 2:39 leggiamo: “Quando [i genitori Maria e Giuseppe] ebbero compiuto tutto quello che riguardava la legge del signore, ritornarono in Galilea [a Nazaret]. Intanto il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui”.
Successivamente, quando Gesù aveva dodici anni, i genitori andarono per l'ennesima volta a Gerusalemme, e li successe l'episodio, in cui Gesù prende la sua prima autonoma iniziativa riportata da Luca.
Infatti rimane nel Tempio a discutere con i dottori della legge, e di fronte alla domanda della madre:“-Figlio mio, perché hai fatto questo? Ecco, tuo padre ed io, addolorati, ti cercavamo!-.
Lui risponde: -Perché mi cercavate? Non sapevate che io mi devo occupare di quanto riguarda il padre mio?-”.
Vuole mostrare autonomia verso sua madre, ma poi la asseconda:- Che ho a che fare con te, donna? La mia ora non e' ancora giunta-. Giovanni 2:3
Comincia quindi il suo periodo di predicazione, all'età di circa trent'anni, dice Luca 3:23
“Alla sua presentazione come predicatore e Messia, fatta a Nazaret, pronuncia queste parole:- In verità vi dico: nessun profeta e' ben accetto in patria-”. Luca 4:24
Si sceglie un suo gruppo di accoliti, da dirigere e istruire:“- Non temere. Da questo momento sarai pescatore di uomini-”. Luca 5:10
Si sente di rimettere i peccati altrui:“- Uomo, ti sono rimessi i tuoi peccati-”.Luca 5:20
Vuole essere il Salvatore dei negletti:“- Le persone sane non hanno bisogno del medico. Sono i malati ad averne bisogno...-”. Luca 5:32
Trasgredisce le consuetudini:“- Il figlio dell'uomo e' padrone del sabato-”. Luca 6:5
Suscita quindi la reazione dei conservatori: “Essi furono pieni di rabbia e discutevano fra loro cosa avrebbero potuto fare a Gesù”. Luca 6:11
Inveisce contro tutti coloro che non sono diseredati e afflitti:“- Guai a voi che siete ricchi..., che siete sazi....,che ridete...guai a voi quando tutti gli uomini diranno bene di voi...-”Luca 6: 24-26
Oppure:“- Questa generazione e' davvero una generazione malvagia...-”. Luca 11:29
Ma anche:“- Voi Farisei...stolti!-, -Guai a voi, farisei,...-, - Guai anche a voi, dottori della legge,...!”-. Luca 11: 38-47 Matteo 23:13 e seg.
Si accompagna a persone di dubbia fama: “-Ecco un mangione e un beone, amico di pubblicani e peccatori-”. Luca 7:34
Mette i legami famigliari in secondo piano, rispetto ai suoi impegni: “- Gli fecero sapere:- Tua madre e i tuoi fratelli sono qui fuori e desiderano vederti-. Ma egli disse loro:- Mia madre i miei fratelli sono quelli che ascoltano la mia parola...-”.Luca 8:25
Si preoccupa di conoscere l'opinione della folla: “-Chi sono io secondo la gente?-”. Luca 9:19
Chi lo segue deve rinunciare ai suoi desideri, e accogliere i suoi insegnamenti: “- Se qualcuno vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua-”. Luca 9:23
oppure: “- Chiunque di voi non rinuncia ai propri beni non può essere mio discepolo-”. Luca 14:33
Apprezza chi usa il suo nome per agire:- Chi non e' contro di voi e' con voi-.Luca 9:50
Pretende dedizione assoluta:- Lascia che i morti seppelliscano i loro morti [c'era il funerale del padre], ma tu va e...-. e poi ancora:- Chi mette mano all'aratro e si volta indietro non e' adatto...- Luca 9:59-62
Oppure: “- Beato il seno che ti ha allattato!-., - Beati piuttosto quelli che ascoltano la parola...-”.
Invita all'amore per il compagno di sventura: “- Ama il prossimo come te stesso-”.Luca 10, 28
ma poi aggiunge: “- Pensate che sia venuto a portare pace fra gli uomini? No, ...ma la divisione-”.Luca 12:51
E' capace anche di ira: Cacciando i mercanti dal tempio dice: “- Voi avete fatto della mia casa una spelonca di ladri!-”. Luca 19:45 Matteo: 21:12
Predice la sua morte, come fosse ineluttabile: “- L'unico segno che verra' dato e' il segno di Giona-” [cioè la morte e la resurrezione].Luca 11:29
E ancora: “- Ecco,...e il figlio dell'uomo sarà consegnato...e sarà condannato a morte, schernito dai gentili, flagellato e crocifisso-”. Matteo 20: 18, 19
E poi: “- Tutto ciò è accaduto affinché si adempissero le scritture-” Matteo 26:56
Ma ne ha anche paura: “-Padre mio, se e' possibile allontana da me questo calice. Pero' non come voglio io, ma come vuoi tu-”. Matteo 26:19
E prima della morte dice: “-Padre mio, perché mi hai abbandonato?-”.
Ma poi, quasi pentendosi di questo atto di ribellione, sussurra: “-Nelle tue mani affido il mio spirito-”.Luca 24:45
Analisi del caso secondo i parametri dell'analisi transazionale.
Le transazioni
Le transazioni sono le unità del dialogo. Lo stimolo e' una transazione e la risposta e' una transazione. I messaggi possono essere verbali o non verbali, ed hanno tutti un messaggio ulteriore di tipo psicologico, che riflette uno stato dell'io, cioè uno stato di coscienza energizzzato in quel momento. Gli stati di coscienza sono Il Bambino, nelle sue accezioni, il Genitore, nelle sue accezioni, e l'adulto, nelle sue accezioni.
Il Bambino racchiude le pulsioni, gli istinti, i desideri, le emozioni infantili. Può essere adattato o ribelle, oppure libero.
Il Genitore racchiude tutti le ingiunzioni, le inibizioni,le spinte e i permessi che il bambino ha interiorizzato, e verso cui si e' strutturato.
L'Adulto è il veicolo delle istanze provenienti dagli altri stati di coscienza. La sua funzione e' quella di adattarli alla realtà, al qui e ora, con una funzione di misura, peso, conto e analisi dei dati esterni e interni.
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Quasi tutte le transazioni di Gesù qui riportate, provengono dallo stato dell'io Genitore.
Sembra palese una contaminazione dell'Adulto da parte del Genitore, mentre il bambino appare adattato alla volontà Genitoriale, ma ribelle alla volontà esterna, tradizionale e istituzionale.
Anche nell' infanzia Gesù non si diverte come un bambino, e quando lo fa, lo fa con un impegno adulto, senza tollerare intromissioni al suo operato.
E' nello stato dell'io Adulto quando decide il programma e lo sviluppo sequenziale del suo copione.
Quando decide se sia o non il caso di esercitare i suoi poteritaumaturgici.
Quando prepara le sfide verbali coi suoi contendenti.
E' nello stato dell'io Adulto/ Bambino libero quando si accompagna aisuoi amici preferiti, che sono pubblicani, persone di ogni risma, conoscenti occasionali. Preferiti in quanto esclusi come lui e a cui si sente affine, perché apparentemente liberi da inibizioni genitoriali.
Anche con le donne, compresa sua madre, ha sempre un atteggiamento di superiorità, proveniente dalla stato dell'io Genitore, sia esso normativo, che affettivo.
E' brillante nei dialoghi e nelle dispute. Sa come cogliere i messaggi psicologici ulteriori e non disdegna la sfida verbale. Vuole sempre avere l'ultima parola. Quella definitiva.
Si può perciò ipotizzare uno stato di esaltazione, con un dialogo interno fra Bambino Adattato e Genitore Normativo e
Affettivo, che si estrinseca a livello sociale in un Adulto contaminato da Genitore e un Bambino ribelle.
Posizione esistenziale
La posizione esistenziale e' l'espressione della percezione di se [del Bambino] verso se stesso, verso l'altro, verso il mondo. Se la posizione esistenziale non e' in equilibrio [io sono Si e tu sei Si], allora e' in atto una svalutazione di se, dell'altro o della situazione.
La posizione esistenziale fluttua continuamente, ma una e' la nostra preferita, in cui tendiamo a rimanere.
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La posizione esistenziale di Gesù che emerge dai brani, è quella di:- Io sono Si, e voi No-
La posizione esistenziale viene messa a punto nei primi anni di vita, per cui si può ragionevolmente presumere che la stima di se sia in parte ereditata “almeno” per via materna, in quanto la madre Maria aveva gli stessi tratti caratteriali di Gesù, compresi i poteri taumaturgici. Si puo' anche percio presumere che Gesu' le somigliasse fisicamente.
Non si può escludere che anche per via paterna l'influenza sia notevole, in quanto i tratti che in Maria erano composti, in Gesù debordano pesantemente.
Questa grande opinione di sè ereditata geneticamente, è anche coltivata, in quanto la madre si dedica solo a lui, e lo educa evidentemente a continuare il proprio atteggiamento.
Non dimentichiamo lo stato di inferiorità in cui erano tenute le donne, a cui neppure Gesù si è sottratto.
Non dimentichiamo inoltre il sospetto che aleggiava nella comunita' sulla paternità della gravidanza[sempreche' non fosse perfino conosciuta ma impronunciabile].
Quindi per Maria era motivo di orgoglio che lui si facesse valere, anche col suo contributo.
Questo e' favorito da vari motivi:
sia perché il padre Giuseppe, tollerato e poco considerato da Gesù, non ha la capacita' di imporre una sua regola limitante, essendo vecchio e sottoposto alla pressione di Maria.
Non se la sente di contrariarla, visto il contesto in cui ha dovuto accollarsela, controvoglia.
Sia perché i fratellastri, che in un primo tempo sicuramente devono avergli dato del filo da torcere, hanno reso ancor più combattivo il suo carattere autoritario e pervicace.
Del resto sembra che Gesù abbia anche ereditato dalla mamma i poteri taumaturgici [almeno da lei].
Sembra che Gesù non sia mai ben riuscito a considerare gli altri in una condizione Si. Gli altri, per lui, non erano perfetti, e potevano solo aspirare alla perfezione.
Seguendo le sue parole, naturalmente.
Quindi la sua situazione rimane:- Io Si e voi No -, fino alla fine. Mentre accetta la posizione No solo rispetto al suo padre ideale. Che ovviamente sta in cielo.
Ingiunzioni Genitoriali
Le ingiunzioni sono messaggi psicologici che vengono dal Genitore, e precisamente dallo stato dell'io Bambino del genitore, che normalmente e' la mamma, poi il padre, poi altre figure con forte impatto carismatico ed emotivo. Spesso sono inconsce al genitore stesso, che non sa di trasmetterle.
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Sembrano emergere delle ingiunzione, che ora analizzeremo.
La più appariscente e':- Non essere un bambino!-
Infatti Gesù non si comporta da bambino. Anche i suoi giochi sono sempre finalizzati a uno scopo, come si sentisse investito di autorità fin dai primi momenti.
Questa propensione può anche essere interpretata come una deriva genetica . Chiunque sia stato suo padre, probabilmente era persona di carattere forte e capacità decisionale.
Sicuramente la madre l'ha spinto in questa direzione, essendo stata anche lei molto dura e ferma con se stessa, già da piccolissima.
Un'altra ingiunzione potrebbe essere stata:- Non sentire!-, cioè non sentire il dolore, la fatica, l'umiliazione, le percosse, la disapprovazione, le ingiurie e gli insulti.
Non dimentichiamo che Maria concepisce senza un marito, e in quella società il sospetto di ciò che poteva essere successo, aleggiava fra i conoscenti ed i parenti.
Gesù stesso sicuramente avrà dovuto subire angherie di ogni genere, sia dai fratellastri, tutti più grandi di lui, sia dagli altri coetanei, che riportavano quanto sentivano sussurrare in famiglia.
Mi pare ovvio che sia Maria, sia suo padre putativo Giuseppe, abbiano insistito affinché Gesù facesse spallucce a tutte le insinuazioni.
Essendo un carattere ribelle, probabilmente e' venuto anche alle mani più volte, rinforzando perciò questa ingiunzione materna.
Da parte di Giuseppe, che probabilmente viveva nella vergogna e nel senso di colpa, questa ingiunzione veniva dal desiderio di sentirsi meglio. Lui non sapeva reagire, ma se lo faceva il figlio adottivo, lo faceva anche per lui.
Infine l'ingiunzione:- Non essere te stesso! Tu hai un destino da compiere!-.
Il desiderio di riscatto della madre doveva essere potente, e sicuramente desiderava che suo figlio diventasse una persona importante. Lei stessa lo spingeva a farlo all'occasione, Forzandone anche i tempi [nozze di Cana].
Questo precludeva a Gesù ogni altra scelta, perché il compiacere sua madre era un suo bisogno profondo, anche se veniva razionalizzato con un compiacere alla volontà di suo Padre Celeste.
In quest'ottica a Gesù veniva preclusa ogni altra scelta di vita.
Niente matrimonio, niente successo mondano, niente figli, niente gioie terrene, se non quelle piccole trasgressioni permesse dalla madre, e probabilmente, sottilmente desiderate dal figlio, per compensare questo suo disagio.
A tutte le mamme fa piacere che il figlio mangi abbondantemente e si diverta con gli amici, anche se ne è un po' gelosa.
Minicopione o spinte
Le spinte sono messaggi prevalentemente verbali, che provengono dallo stato dell'io Genitore del genitore, e sono coscienti. Mettono un vincolo al desiderio di approvazione del bambino:- Io ti vorrò bene[sei Si]se tu farai ciò che ti
invito a fare. Si tratta di un mini copione, perché, la persona, tenderà a cadere nelle spinte ogni volta che sentirà minacciata la sua situazione affettiva.
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Gesù ha subito spinte materne in modo massiccio, e che, probabilmente, hanno solo rinforzato la sua propensione caratteriale.
Sicuramente lo -Sforzati! Devi completare il tuo dovere fino in fondo!-.
Ma anche:- Sii perfetto! Non ci deve essere errore in te!
Inoltre lo: - Sbrigati! Tu devi fare tutto, al meglio e nei tempi previsti!
Infine il:- Sii forte! Non retrocedere di fronte a nulla! Nemmeno alla morte.-
Ma credo che la prima e più potente spinta sia il:- Compiacimi!-, che proviene dalla madre, ma che Gesù deve necessariamente poi razionalizzare come volontà del Padre suo. Che sta nei cieli.
Non era tollerabile che il figlio compiacesse apertamente i desideri della madre, per via della posizione sociale della donna, a cui Maria aveva voluto sottrarsi, senza riuscirci completamente.
Compiacere ai desideri provenienti dalla madre, voleva necessariamente dire ribellarsi a tutti i dettami e le norme che
provenivano dalla società. A cui già la madre si era ribellata.
Non è assurdo considerare che l'obbligo ad abitare presso Giuseppe, e dover fare da serva a lui e i suoi figli, abbia suscitato astio verso i sacerdoti e gli scribi, che gli avevano imposto le loro decisioni.
Anche se poi negli anni questo risentimento fu mitigato, nei primi anni, in cui Gesù era molto ricettivo, furono trasmessi al figlio in linguaggio verbale e non verbale.
Con questa chiave di lettura possiamo già ipotizzare un copione scritto in caratteri granitici, a cui Gesù difficilmente avrebbe potuto sottrarsi.
Giustamente a più riprese il suo riferimento è a “ciò che e' già stato scritto”.
Il copione di vita
Il copione e' una “linea guida” che viene scritto entro i primi anni di vita, sulla traccia delle inclinazioni genetiche, e degli stimoli acquisiti. Gli stimoli più potenti vengono dalle autorità genitoriali, prima la madre, e si configurano in ingiunzioni o inibizioni, spinte e permessi.
Questi concorrono a stabilire la posizione esistenziale del soggetto e la sua tendenza svalutativa di se, o dell'altro o della situazione.
Il copione può essere vincente, non vincente o perdente. Puo' prevedere dei tempi di scadenza, prima di poterlo modificare. Può essere di intensità minima, media, massima.
Il copione Amartico o catastrofico, e' quello che si conclude in prigione, al manicomio o all'obitorio.
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Possiamo dire che il copione di Gesù si evidenzia da subito, ricalcando un po' il copione materno.
Infatti, come la mamma, il bambino e' precoce, robusto, energico e indipendente. Possiede già doti taumaturgiche e una spiccata intelligenza. Inoltre evidentemente Maria era anche una buona insegnante, oltre che studente, perché Gesù ha, fin da piccolo, una cultura sulle scritture dei profeti.
Ma sopratutto fin da bimbo ha ben chiara la sua situazione famigliare.
E' pensabile che la madre lo abbia messo al corrente molto presto della sua nascita straordinaria, e la versione che Maria ne ha fatto con suo figlio. Questo per evitare che lo sapesse da altri, e in modo crudele.
Di certo Gesù si convince che ciò e' vero.
I motivi umani possono essere spiegabili:
Se Giuseppe non era suo padre, lui era figlio di padre ignoto, per cui in una posizione di inferiorità sociale.
Accogliere la tesi di sua madre, cioè di una concezione con Dio, avrebbe permesso a lui di superare un complesso di inferiorità, compensandolo e sublimandolo.
Questo era necessario anche nei confronti di sua madre, la quale era chiaramente ospite non proprio desiderata in casa di Giuseppe, che, non dimentichiamolo, aveva altri figli grandi. Alcuni con nipoti più grandi di Maria.[vedi sopra protovangelo dello pseudoMatteo].
Accettando la tesi della madre non solo non era più di padre ignoto, ma era figlio di Dio.
Non possedeva nulla, perché figliastro di Giuseppe, ma aveva un compito da assolvere.
Sua madre non era una reietta, ma una prediletta. E lui il figlio di una prediletta.
Diventava perciò ineluttabile seguire la strada indicata dalla madre, che portavano al padre suo idealizzato, e l'unico mezzo erano le scritture dei profeti.
Ma le scritture tracciavano una via precisa a cui lui, se voleva esserne il protagonista, avrebbe dovuto attenersi alla lettera.
Quindi il copione iniziale, formulato sulla spinta di sua madre, viene rinforzato dalla situazione. Reso possibile da coincidenza quantomeno sorprendenti, dalla sua intelligenza, perspicacia e attitudine, dalla sua volonta' e ostinazione, e dal bisogno profondo di compiacere sua madre.
Infatti il suo si definisce copione:- Finché...-, cioè - Non potrò fermarmi finché tutto non sarà compiuto. Poi mi riposerò-.
Il copione, come sappiamo, e' stato seguito molto fedelmente, fino all'esito finale, anche questo scritto nelle scritture, ma prima ancora in sè, in quanto, tutti i suoi atteggiamenti, non potevano portare ad altro che non una storia avvincente a finale tragico.
Abbiamo perciò un copione che possiamo valutare con due parametri.
Il primo è parametro sociale.
Gesù e' socialmente visto come una grande personalità, ma inspiegabilmente, nel giro di un batter d'occhio, la situazione si ribalta. Poi vedremo il perché.
Diventa un reo confesso, condannato, frustato, umiliato, offeso, e ucciso con la tortura della crocifissione..
Da punto di vista sociale quindi il copione e' un copione perdente, gravemente perdente, cioè catastrofico, che si conclude nel peggiore dei modi: all'obitorio.
Il secondo e' il parametro personale.
Gesù ad un certo punto, si rende conto che il suo destino e' segnato, e consapevolmente compie ogni gesto per percorrerlo pedissequamente. A qualche momento di dubbio e di sconforto, ma le spinte interiori Genitoriali sono troppo potenti e lui non riesce a sottrarsene.
Arriva all'epilogo finale, e anche prima della morte si domanda perché e' stato costretto a fare ciò, contro la sua volontà.
Nel momento precedente alla morte il dialogo interiore fra Bambino e Genitore viene meno, e il Bambino si sente abbandonato, perché l'energia psichica viene a mancare.
Lo sgomento di fronte all'unica cosa che realmente temeva Gesù, cioè l'abbandono da parte del suo Genitore ideale, si compie. Lui grida: - Padre mio, perché mi hai abbandonato?-.
Il momento in cui realizza l'impegno preso col Genitore si rende conto che non ha vissuto una vita sua, e il panico si impossessa di lui. Poi sembra che si riprenda e rientri nel copione:- Nelle tue mani affido il mio spirito-.
Possiamo perciò definire questo copione: vincente sotto ogni profilo, perché la trama è ordita in tutta la sua sequenza, e fatta combaciare perfettamente al progetto iniziale e all'obiettivo finale.
Struttura del tempo e Giochi psicologici
La struttura del tempo si attua attraverso soliloqui, rituali, passatempi, attività, giochi psicologici e momenti di intimità.
Il fine è strutturare il tempo, per ottenere soddisfazione dei bisogni fisici e affettivi.
Quando la personalità e' viziata da un copione invadente, anche i modi per strutturare il tempo lo evidenziano, perché si ravvisa un modo “strano” di ottenere soddisfazione. A volte francamente malato.
Lo si può notare dal dialogo interiore dell'individuo, che a volte e' espresso ad alta voce.
Quando ci rivolgiamo a qualcuno nel pensiero o nel sogno, e relazioniamo con lui, siamo nel soliloquio, perché il nostro è, in realtà, un dialogo con noi stessi, fra Bambino, Genitore e Adulto, anche se i personaggi con cui ci confrontiamo, sono altri e a volte molteplici.
Nei rituali si cerca la coesione sociale pacifica, in cui ci scambiano carezze di riconoscimento e ci si pone in condizione passiva di Bambino adattato o Genitore affettivo e normativo.
Nei passatempi possiamo dare sfogo al Bambino libero e diventare creativi, cercando carezze in ciò che facciamo e nelle persone con cui ci accompagniamo.
Nelle attività la soddisfazione e' data dai risultati che otteniamo, in termini pratici e psicologici. E' all'opera l'Adulto.
Nei giochi psicologici, che possono sorgere ovunque nelle quattro precedenti situazioni, l'intento e' quello di avere soddisfazione immediata, ma anche di confermare la propria posizione esistenziale e portare avanti il proprio copione di vita. Sono giocati prevalentemente dal Bambino adattato.
Sono al di fuori della consapevolezza. Se fossero coscienti non sarebbero più giochi psicologici, ma manipolazione condotta dall'Adulto.
I momenti di intimità danno una grande quantità di soddisfazione, ma prevedono schiettezza, limpidezza, sincerità e
uscita dal copione. Concorrono il Bambino libero, il Genitore positivo e l'Adulto positivo.
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Gesù ha strutturato il suo tempo fra tutti questi momenti.
E' sempre andato alle funzioni del tempio, ha partecipato ai riti religiosi, a rispettato le consuetudini, almeno fino all'inizio del suo periodo di predicazione.
Ha passato le feste e le occasioni di ristori divertendosi, scherzando e gustando vino e cibi.
Sicuramente ha lavorato alla bottega di suo padre adottivo, con gli altri fratelli.
Ha avuto dei grandi momenti di intimità interiore. Infatti non emerge un Gesù nevrotico e confuso, ma un Gesù deciso e fermo. Anche nei suoi grandi momenti di debolezza alla fine si concilia sempre con l'esigenza del Genitore interiore, in atteggiamento compiacente:- Sia fatta la tua volontà, non la mia-.
Forse c'è da domandarsi se una intimità cosi ossequiosa si vera intimità, in quanto la vera intimità prevede anche l'autonomia di giudizio e d'azione. Ma si può sempre pensare che Gesù abbia, ad un certo punto, coscientemente scelto l'ubbidienza come autonoma decisione:-so di essere in un copione, ma scelgo di rimanerci-.
Ma veniamo ai giochi:
Il gioco piu' giocato da Gesù credo sia il:- Prendimi a calci! Affinché possa dire male di te!-.
E giocato con scribi, Farisei, dottori della legge, sacerdoti, perfino con Ponzio Pilato, che controvoglia, deve comunque
accontentarlo.
Il gioco viene fatto accendendo provocatoriamente lo scontro, con l'obiettivo di portare l'altro allo scoperto e alla reazione di rifiuto per poter confermare:- Vedi? Avevo ragione io. Tu sei cattivo, sei falso, sei ipocrita. Faro' a meno di te-.
L'intento e' confermare la sua posizione Si, mentre gli altri sono No, e portare avanti il proprio copione, che prevede il sacrificio, come ultima dimostrazione della loro cattiveria ed ingiustizia.
Altro gioco e':- Sarai contento di conoscermi!-, che e' giocato coi discepoli. L'intento e' quello di crearsi una corte che esprima meraviglia per ogni parola detta e ogni opera compiuta. Una continua ricerca di conferme e approvazione, che mantenga la posizione di copione, e lo rafforzi verso la soluzione finale. Ma dopo un po' il gioco annoia e bisogna cambiare palcoscenico.
Oppure la variante:- Io sono il tuo salvatore!-, giocato col popolo.
Qui l'obiettivo e' più diretto.
L'intento e' meravigliare e sentire l'ovazione pubblica. Anche mostrare una certa ritrosia per sentirsi pregare, conferma l'opinione sulla propria posizione di copione, e lo rafforza.
Ovviamente il gioco si interromperà bruscamente, perché è molto faticoso mantenere questo impegno.
Il triangolo drammatico
E' un mezzo per capire la sequenza dei movimenti nei giochi. Immaginate un triangolo dove agli apici ci sono tre personaggi: Il Salvatore, il Persecutore e la Vittima.
Il gioco, per essere tale, ha bisogno di un repentino cambio di posizione, con uno stravolgimento dello stato d'animo, atto a confermare l'opinione che si ha di se, degli altri e del mondo.
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Gesù si propone come Salvatore nei confronti del popolo, vittima del male, dei soprusi e dell'ottusità umana. Per tre anni, lo conquista e lo soddisfa, ma improvvisamente, senza un motivo apparente, la situazione si capovolge e lo stesso popolo lo accusa, diventando il suo Persecutore, mentre lui diventa la Vittima designata.
Così facendo il copione viene rispettato, e lui potrà dire:- Perdona loro, perché non sanno quello che fanno- e il popolo sarà l'ingrato che non apprezza il suo aiuto.
Con le istituzioni, che rappresentano la Genitorialità invisa, Gesù si propone come Accusatore, cioè Persecutore, in un crescendo sempre più ossessivo, fino al momento del colpo di scena, in cui lui diventa la Vittima e le istituzioni, il carnefice Accusatore e Persecutore.
Lo scopo e' raggiunto, la posizione di copione e' confermata, in quanto Gesù rimane l'uomo giusto, mente le istituzioni si dimostrano “il malvagio” che Gesù ha sempre predicato.
-Io sono Si, amato dal Padre, perché l'ho compiaciuto e ho ubbidito alle sue richieste, mentre voi siete No, e vi salverete solo se vi pentirete di ciò che avete fatto, e seguirete i miei insegnamenti, pronunciando il mio nome. Solo cosi potrete diventare Si, ed essere accetti dal Padre e da me-.
Conclusione
Siamo giunti al termine della valutazione clinica.
Ciò che appare chiaro e' che Gesù di Nazaret e' un caso molto interessante, ma piuttosto ripetitivo nella storia.
Le cronache storiche abbondano di casi di persone illuminate che poi hanno dovuto subire i rigurgiti della controparte e, sopratutto, dei fedeli.
Possiamo considerare il caso Gesù come emblematico di una serie di ricorsi storici.
Sulla sua salute mentale mi sembra opportuno avanzare delle perplessità, perché una persona equilibrata probabilmente avrebbe trovato altre opzioni per trovare soddisfazione.
Non è umanamente corretto neppure indicarlo come un esempio di vita da seguire letteralmente, visto il decorso molto compresso, ed il finale drammatico.
Ovviamente questo nulla toglie alla ricaduta storico-sociale del messaggio di questo personaggio, che mantiene inalterata tutta la sua potenza espressiva e coinvolgente.
A.B.C.
Per eventuali informazioni rivolgersi in PVT.