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elisir

Utente Attivo

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1

martedì, 17 marzo 2009, 14:34

La speranza

Ciao a tutti!!

Io mi chiedo come sia possibile sentirsi svuotati, e desiderare solo che tutto le cose slendide che ci sono attorno a noi tornino a splendere nella propria vita. Vorrei riuscire a cancellare questa tristezza che sa di fallimento e fare in modo che la luce, la bellezza e l'amore posano colmare questo vuoto.

Tutti dicono che tutto deve partire da dentro di sè, amarsi per primi..prima di desiderare che lo facciano gli altri, prima che gli altri riempiano i nostri vuoti, ma com'è difficile!!

Sto lottando per cambiare, sto lottando per riuscire a vedere quello che tutti da anni sanno che sono..ma io mi vedo sempre non abbastanza bella, non abbastanza brava, non abbastanza speciale....sono speciale per tanti ma non per chi vorrei o avrei voluto, e non per me!

Alle volte non si vedono tutte le cose positive, basta un rifiuto e ci sembra che il mondo ci crolli addosso. So che non dovrebbe essere così, i rifiuti fanno parte della vita.

Credo nel futuro, voglio credere ancora negli uomini.

Luca Canetti

Pace e bene!

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2

martedì, 17 marzo 2009, 14:43

Pensa che coincidenza: la speranza è il titolo del laboratorio Seminariale che noi studenti dell'Istituto Superiore di Scienze Religipse stiamo seguendo a Bologna. Il titolo del Laboratorio è: "La speranza attuazione della carità". Alla fine del laboratorio dovrò redigere un elaborato. E se vorrai te lo posso mandare in allegato una volta che l'ho redatto.

elisir

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3

martedì, 17 marzo 2009, 15:32

Dev'essere interessante, se me lo invierai mi farà davvero molto piacere leggerlo!! C'è sempre bisogno di qualcosa che alimenti la speranza, e doni fiducia. Grazie!

cambi24

Cominciate col fare ciò che è necessario, poi ciò che è possibile. E all'improvviso vi sorprenderete a fare l'impossibile. (San Francesco)

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4

giovedì, 02 aprile 2009, 14:54

basta un rifiuto e ci sembra che il mondo ci crolli addosso


ciao
mi ha colpito questa tua frase perchè io non sopporto i rifuiti.
In terapia ho accettato i no e ora che è finita sto imparando che i no, non sono contro di me, ma contro la richiesta.


Per es gli amici che dicono no a una serata, non è un no a me, ma è un no, perchè hanno impegni.
Oppure quando gli amici dicono di no a una data, non significa che la cosa non si farà più ma che E' SOLLO RIMANDATA.
C'è anche un altro esempio: avevo proposto ai miei (forse avevo insistito troppo) di fare terapia famigliare e loro hanno detto di no.
Ci sono state 3 fasi:
- DEPRESSIONE
- PAURA
- RABBIA

Adesso sono nella fase accettazione.
Ma non sono + così arrabbiata per il no che prima consideravo UN NO ALLA PACE IN FAMIGLIA.
Ora lo considero un no alla terapia.
Casì sono costretta a parlare io.





E' difficile, ma pensarla così, mi dà, appunto, speranza.

:rolleyes:

elisir

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5

venerdì, 03 aprile 2009, 09:21

ciao
mi ha colpito questa tua frase perchè io non sopporto i rifuiti.
In terapia ho accettato i no e ora che è finita sto imparando che i no, non sono contro di me, ma contro la richiesta.


Ciao cambi24!

Quello che hai scritto è davvero importante e vero!! I no ci saranno sempre nella vita, chissà quanti ne diciamo noi agl'altri, ma bisogna per il proprio bene saperli leggere nel modo giusto, e soprattutto accettarli per quello che sono!

Credo prorpio che quella che indichi tu sia la strada giusta!

Io ne ho sempre rivecuti pochini, solo adesso che non sono più ragazzina inizio a riceverne, e devo imparare a digerirli, soprattutto quelli rivolti proprio alla mia persona (no non mi interessi, non ti amo, non mi piaci ecc..) :( .

Piano piano bisognerebbe riuscire a costruire un amor proprio che ci permatta di superare anche questi rifiuti!!

cambi24

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6

domenica, 13 settembre 2009, 15:26

le case dal tetto rotto

Un bambino coreano voleva aiutare la madre a convincere una studentessa universitaria che è importante avere una speranza per il futuro. Ricordando un esempio che aveva udito, chiese alla studentessa se poteva aiutarlo a risolvere un indovinello. La ragazza acconsentì, e il bambino disse: “C’erano due famiglie, entrambe molto povere. Pioveva a dirotto e il tetto di tutt’e due le abitazioni gocciolava. Una famiglia era molto triste e non faceva che lamentarsi delle infiltrazioni. L’altra, invece, era felice e allegra mentre riparava il tetto. Come mai tanta differenza tra le due famiglie?” Incuriosita, la ragazza disse che non lo sapeva. “Ebbene”, spiegò il bambino, “la seconda famiglia era felice perché aveva appena saputo che il comune le aveva assegnato una casa nuova. Quindi aveva una speranza. Ecco la differenza!” L’indovinello del bambino illustra una semplice verità: La speranza cambia il nostro modo di vedere la vita, spesso anche in presenza di circostanze avverse. Come le due famiglie sopra descritte, nel corso della vita la maggioranza di noi deve affrontare momenti burrascosi: problemi di salute, preoccupazioni economiche, tensioni familiari, criminalità e innumerevoli altre difficoltà e soprusi. Spesso non possiamo scacciare questi problemi come non possiamo allontanare un temporale che si avvicina. Possiamo così sentirci frustrati, soli: in altre parole, impotenti. A peggiorare le cose, forse in chiesa ci è stato insegnato che il futuro dei peccatori è tetro, addirittura che si corre il rischio di essere puniti per l’eternità.


È stato detto che la ricetta per sentirsi depressi consiste di impotenza più disperazione. Ma sicuramente possiamo eliminare uno degli ingredienti: nessuno di noi è obbligato a disperarsi. E la speranza stessa può essere l’arma migliore per combattere l’altro ingrediente, il senso di impotenza. Se abbiamo speranza, possiamo sopportare le tempeste della vita con una certa serenità e contentezza invece di cadere nello sconforto più cupo.

Questo post è stato modificato 2 volta(e), ultima modifica di "cambi24" (21/09/2009, 16:28)