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piano

Utente Fedele

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16

Sunday, September 19th 2010, 1:15am

il passaggio logico (per me)

Dunque, ho elaborato questi passaggi, un po' come una formula o un resoconto.

Per portare avanti una cosa, si presenta un passaggio che richiede una mia azione.
Ho ben presente l'azione e cosa comporta, cioè come dovrebbe svilupparsi, tuttavia non la compio.
La rimando in attesa di un momento adeguato : ad esempio, con il tempo necessario a pensarla bene, con concentrazione. Di solito sono azioni da compiere con una certa quantità di elaborazione, tutavia spesso sono anche praticuzze veloci, da "segreteria".

Il fatto di non compierla ho capito che non dipende da un rischio o una responsabilità che non voglio assumermi, di questo sono assolutamente certa. Capisco che è solo la mia versione, ma direi che per ora vorrei prenderla per assodata.

Non compierla, significa rimandare eventuali sviluppi di situazioni sospese, oppure la loro risoluzione, oppure un loro assestamento, o ancora, un completamento definitivo. Allo stesso tempo, non compierla significa rimanere in uno stato di "torto", nel mometo in cui ad esempio, il compiere l'azione rappresenta un impegno preso con altri (che quindi avrebbero in me parecchia fiducia).

Spesso mi trovo a compiere l'azione talmente in ritardo, da dover "rimediare" affinché le conseguenze dell'azione, diciamo il risultato, non sia invalidato o vanificato.

Rimandare mi porta spesso a dover poi compiere l'azione in fretta per la presenza di scadenze vincolanti. Non è detto che la qualità dell'azione sia sminuita, semplicemente a quel punto constato con una certa tristezza, che avendo dovuto lavorare in fretta, con lo stesso risultato, tanto valeva compierla subito, nello stesso tempo (in fretta), così che avrei poi avuto tempo per fare altre cose, senza pensarci più.

Spesso rimando le azioni, pensandoci in modo molto approfondito, e strutturandomi nel pensiero tutta una sequenza di azioni collegate a quella principale.
Direi che il fatto che esistano delle azioni collegate che devono necessariamente preceder l'azione principale, sia uno dei motivi che mi portano a rimandare.
Per dire meglio: l'impossibilità di compiere l'azione senza una mia applicazione che si sviluppa nel tempo mi crea un disagio e anche il desiderio di non dedicarmici subito. La prospettiva di impiegarci del tempo che devo organizzare praticamente e mentalmente, mi inibisce.

Secondo voi c'è qualcosa di patologico in questo? c'è una forma latente di devianza? E' solo depressione?
Giusto perchè si capisca, queste azioni di cui parlo vanno dal fare la tabella delle mie ore di lezione, per esempio, al riordinare i panni da stirare.. è come se fossi diventata sprecisa per statuto... lascio tutto sospeo in attesa di un tempo migliore che non arriva mai :rules:

Se qualcuno volesse aggiungere delle domande indagatrici alle mie riflessioni sopra.. forse ho preso un approccio troppo razionale, ma d'altro canto vorrei estirpare questa gramigna e quindi sono anche in cerca di qualche ramificazione più forte della mia :sos:

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17

Sunday, September 19th 2010, 10:53am

Trovo che il tuo resoconto sia di una chiarezza estrema e millimetrica. Praticamente perfetto.
E mi verrebbe da dire che il problemino possa essere proprio in quel "perfetto".

Non ho alcun titolo per affermare se ci sia o meno del patologico. So, come già detto, di vivere gli stessi identici processi.
Posso dirti solo ciò che ho maturato su di me: fin da bambina, per giudizio unanime di tutti gli adulti ed insegnanti, io risultavo "calma, molto riflessiva, perfezionista, tendenzialmente bastevole a se stessa".
Sembra il contrario di una ansiosa, vero?
Solo rarissimi sguardi molto più attenti coglievano una emotività esasperata e un altrettanto esasperato autocontrollo (quello stesso che non permetteva ai più di cogliere l'ansia).

Bene: non ho più bisogno, oggi, di chiedermi se la base ansiosa ci fosse davvero: l'autocontrollo su base razionale ha funzionato alla grandissima, fin quando non è arrivato il full di stress che l'ha smascherata per quel che è, finendo in attacchi di panico che, chi mi conosce "per la facciata" ancora mi dice "attacchi di panico??????? Tu??????????? Tu ansiosa???????? NOn l'avrei mai detto!!!!!!!!!!!".....

Tutto per dire che, nella mi aesperienza vera, quei processi di cui parliamo li vedo ormai come indice chiaro e nitido di ansia: di perfezionismo e controllo, esasperati ed esasperanti.
E nell'assoluta limitatezza della mia esperienza personale posso parteciparti questo fatto, che a me suona come conferma di quanto detto : da poco più di due mesi mi è stata prescritta terapia farmacologica per l'ansia (Cipralex). Caso ha voluto che, negli stessi ultimi due mesi, il mio lavoro si sia incrementato con incarichi significativi quanto impegnativi. Bene: riesco ad essere molto più fattiva e concludente, oggi, di quanto potessi mai essere quattro mesi fa o quattro anni fa. Mi rendo conto che mi è molto più semplice la sintesi e la conseguente fattività perchè è almeno dimezzato quell'obolo di esasperate pianificazioni logico-analitico-strategiche che regolarmente pagavo all'ansia e che sottraevano un mare di tempo e di energie. E...non solo i risultati delle cose fatte (a non solo pianificate) sono quantitativamente maggiori, ma - qualitativamente - non sono affatto inferiori a prima.
La cultura è quel che resta........quando hai dimenticato TUTTO! (non è mia, ma non mi ricordo chi l'abbia detta. Cambia qualcosa? :roftl: )

morgenrot

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Sunday, September 19th 2010, 11:50am

Quindi tu dici, Lea, che eliminando la componente ansiosa che investe la sola idea del "da farsi", il pensiero si tradurrebbe più agevolmente in azione, eliminando il passaggio delle estenuanti trattative interiori tra l'imperativo a fare e l'ansia?
Pensandoci, è sicuramente la via giusta, ma bisognerebbe predisporsi ad abbandonare l'ansia, che sia per via farmacologica o altro. Abbandonare l'ansia è come uscire da un guscio pesante, che impone limiti di movimento e di respiro, ma che paradossalmente dà la magica illusione di essere "al sicuro". E tra il comprendere questo e tradurlo nei fatti...ahi, se ne passa. Soprattutto se i processi mentali sono così viziati dal fare a fette ogni idea o progetto e triturarli per farne un mucchio di briciole difficili da ricomporli. Non voglio fare l'avvocato del diavolo, questa è la mia risposta alle sollecitazioni ad uscirne, e mi fa arrabbiare con me stessa, allo stesso tempo scrollarmela di dosso non è cosa facile.
Non so voi, a me quell'angoscia del fare assale anche in retrospettiva, quando richiamo alla memoria cose che ho portato avanti, e mi domando: come ho fatto? come ho potuto riuscirci?

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19

Sunday, September 19th 2010, 12:05pm

Quindi tu dici, Lea, che eliminando la componente ansiosa che investe la sola idea del "da farsi", il pensiero si tradurrebbe più agevolmente in azione, eliminando il passaggio delle estenuanti trattative interiori tra l'imperativo a fare e l'ansia?

Questo è quanto sto verificando su di me. Ed è tutto ciò che posso affermare con una certa sicurezza. :rolleyes:

Non so voi, a me quell'angoscia del fare assale anche in retrospettiva, quando richiamo alla memoria cose che ho portato avanti, e mi domando: come ho fatto? come ho potuto riuscirci?

Fantastico questo tuo passaggio! Mia situazione : i d e n t i c a !
Ma, riflettendo, non ce la dice tanto lunga sulla nostra insicurezza di base?
E, nello stesso tempo, non ce la dice lunga sulla consapevolezza di fondo di impiastricciarci così tanto di riflessioni e perfezionismi da rendere pressochè impossibile l'operatività concreta? ;)
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20

Sunday, September 19th 2010, 12:09pm

Abbandonare l'ansia è come uscire da un guscio pesante, che impone limiti di movimento e di respiro, ma che paradossalmente dà la magica illusione di essere "al sicuro". E tra il comprendere questo e tradurlo nei fatti...ahi, se ne passa.


Tutto vero, secondo me.
Però, forse, il primo anello da spezzare è quello perfezionistico dell'essere (come me da bambina e poi sempre) "bastevole a me stessa" : rendersi conto che si può e a volte si deve cercare aiuto. E' umano, non è un dramma. ;)
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morgenrot

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Sunday, September 19th 2010, 12:18pm

E, nello stesso tempo, non ce la dice lunga sulla consapevolezza di fondo di impiastricciarci così tanto di riflessioni e perfezionismi da rendere pressochè impossibile l'operatività concreta?


Mi viene da pensare, rileggendo vari post, che riguardo al rimandare o evitare, oltre all'ansia c'è anche una sorta di rinuncia a sé, di rassegnazione. Almeno per quanto mi riguarda, ho questa vaga sensazione del "tanto ogni sforzo è inutile". Forse c'è, dietro a questo atteggiamento, un input più forte di ogni altro, ma ben camuffato in vari alibi plausibili: la determinazione a non riuscire, per poter dire a se stessi: ecco, vedi, non sei capace.
Se così fosse, l'ansia o quant'altro sarebbero solo il medium necessario a realizzare questo primo grande comandamento interno...?
Sto facendo a fette ogni via d'uscita, me ne accorgo ma non riesco a fermarmi... ;( ma cerco di predispormi ad accogliere ogni smentita che mi indirizzasse verso il "si può fare".

Diverso

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22

Sunday, September 19th 2010, 1:13pm

La rimando in attesa di un momento adeguato : ad esempio, con il tempo necessario a pensarla bene, con concentrazione.

Sei troppo perfezionista. Potresti avere una personalita' ossessiva-compulsiva. Attenzione: la personalita' ossessiva-compulsiva non ha niente a che vedere col disturbo d'ansia ossessivo-compulsivo, e' una roba completamente diversa. Magari sono fuori strada completamente, pero' questo e' l'articolo: http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_os…ersonalit%C3%A0

Purtroppo non posso aiutarti o darti soluzioni, perche' io credo proprio di avere una tale personalita' e potrei di avere i tuoi stessi problemi moltiplicati al cubo. Non ho trovato nessuna soluzione, tranne che quella che ho citato prima: la meditazione. Credo che con la meditazione, tramite l'osservazione dei nostri pensieri e il controllo della nostra attenzione, sia possibile "filtrare" i pensieri e le azioni, arrivando col tempo a cambiare un po' le abitudini cattive ed avere pensieri migliori e reazioni piu' utili.
Attenzione a non pensare che il perfezionismo sia un difetto pero! Non e' un difetto, anzi, e' un pregio. Il problema e' quando diventa "troppo", e causa problemi. Come ho detto, la soluzione credo stia in un cambio graduale di abitudini (che potrebbe impiegare anni e anni) e che porti ad un migliore sfruttamento delle nostre risorse.
Piacere, sono un troll. Meta' di quello che dico e' vero, l'altra meta' e' falso. Io stesso non so distinguere le due meta'.

piano

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Thursday, September 30th 2010, 8:31pm

Ciao, questi giorni sono se possibile ancora più difficili.

Dentro di me percepisco (diversamente da altre volte) che tutti questi argomenti confliggono, rimuginano ad un livello sotterraneo, c'è tutto un rimescolamento di pensieri e sentimenti. Però allo stesso tempo, stando male, e avendo tutto questo scombussolamento, è come se fosse tutto ad un livello appena superficiale, perché poi ho tanti impegni e nella giornata in questo periodo non ho momenti in cui potrei rimanere incerta su quale delle mie cose spese potrei affrontare... stanno tutte sospese per forza.

L'aspetto più curioso di tutto è che, appunto, rispetto a tante altre volte, quuesto livello apparente di "leggerezza", questa illusoria superficialità e mancanza di seria diligenza mi porta ad avere uno stato generale di non aspettativa, per la quale nel concreto affronto le cose nel modo .. forse più pratico e pragmatico. Senza troppo interesse, con quello che serve (attenzione, non senza impegno, e nemmeno col minimo sindacale... è un minimo emotivo, diciamo).
E il dolore è ancora più forte, perché questo approccio porta dei risultati incredibili, tutto procede, se devo risentirmi avanzo le mie ragioni, oppure passo oltre... me ne infischio degli altri, e vado.. Naturalmente, trattasi di cose di ordinaria amministrazione, varie tipologie di lavoro, qualche pratica da sbrigare, questioni di poco conto.
Che il voler sentire come passeggero uno stato di cose a cui intimamente non ci sentiamo a nostro agio non sia soltanto una ulteriore illusione al puro fine di riuscire a sopportarla? Prova ad immaginare che ciò che stai facendo / o non facendo, sia una
condizione permanente, con cui dovrai convivere fino alla pensione. Come
ti fa sentire? Non ti dà una scossa?
Per me è abbastanza il contrario, ammesso che quseto meccanismo non sia tutta una mia costruzione inutile e dannosa: la penso temporanea proprio per trovare la motivazione a non adagiarmici dentro ed agire per andare verso un cambiamento. Perhcé poi penso (cioè, credo di pensare) che se DAVVERO voglio qualcosa, ebbene mi devo dare da fare, e non dirlo e basta... poi però, letteralmente non so da che canto rifarmi.
Devo dire che aldilà della commiserazione, sono abbastanza sola in tutto e non ho la possibilità di confidarmi o affrontare qusetioni davvero serie con qualcuno, e su alcuni specifici argomenti sento moltissimo il peso di non avere qualcuno che può darmi un sostegno. Qjuello che di solito dovrebbe essere accaduto in famiglia, ma per varie ragioni succede che spesso sono io la persona alla quale è richiesto .. 8| e non quella che l'ha ricevuto... E pensate che per anni mi sono sentita rivolgere accuse del tipo che non sono in condizioni di affrontare una vita, "dove voglio andare"...
Mi viene da pensare, rileggendo vari post, che riguardo al rimandare o evitare, oltre all'ansia c'è anche una sorta di rinuncia a sé, di rassegnazione. Almeno per quanto mi riguarda, ho questa vaga sensazione del "tanto ogni sforzo è inutile".
Certo che c'è la rassegnazione e la convinzione di non essere capace. A fare le cose che ho imparato, è facilissimo.. non ci vuole mica troppa applicazione! E' per quelle importanti, che contano, che forse dovrebbero rimanere alla fine e oltre tutto il resto, che non solo mi sento incapace, ma non in possesso di un codice minimo di conoscenze: è come se non fossi alfabetizzata sulle relazioni, sulla conoscenza di me stessa, sul come agire per intraprendere qualsiasi progetto personale a medio-lungo termine. E' prorpio una mancanza di sensibilità, che con tutta la buona volontà non è così semplice recuperare, e non si attacca con la colla ;( oggi sono prorpio giù e il colmo è che se mi vedete sembro normale!
Sei troppo perfezionista. Potresti avere una personalita' ossessiva-compulsiva. Attenzione: la personalita' ossessiva-compulsiva non ha niente a che vedere col disturbo d'ansia ossessivo-compulsivo, e' una roba completamente diversa. Magari sono fuori strada completamente, pero' questo e' l'articolo: http://it.wikipedia.org/wiki/Disturbo_os…ersonalit%C3%A0
Su questo punto... sono rimasta molto colpita, per non dire sconvolta. Conosco molto bene il significato di questi termini, a prescindere dall'aspetto clinico, e da anni penso di avere delle deviazioni della personalità segnate da queste caratteristiche...
D'altro canto, ad esempio nella musica, meno male che lo sono, perché almeno ho dei risultati in termini di qualità (che ne so, la ricerca del suono, del bello, e cosi via.. ) e oltretutto ne vado anche orgogliosa perché penso comunque che sia un valore.
Questo aspetto lo vorrei approfondire meglio. Sono stata per un periodo da uno psicologo, e volevo approfondire anche questo discorso, secondo me cercavo di affrontare tutto rispetto ad alcune cose che di me vengono in evidenza, ma non lo abbiamo mai sviscerato e non sono pronta per andare da qualcun altro perchè non ho ancora fiducia e determinazione sufficienti. Anche se vorrei proprio andare in fondo ad esempio a capire di me cosa è successo nel passato che mi ha condizionato cosi tanto, perchè a questo punto sono certa che ho dei trascorsi problematici anche se dalla mia storia non si direbbe affatto, ma ho dei segnali inequivocabili.

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piano

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Monday, October 4th 2010, 7:06pm

Ciao,

mi dispiace che nessuno abbia più risposto nulla... Anche io non sono rimasta nel ritmo delle rispsote ma sono anche stata fuori per lavoro e non sempre ho potuto scrivere...

Il discorso del comportamento ossessivo mi ha davvero colpito nel profondo. Non so se qualche volta Alfon e/o Faust sono passati da qui ma mi farebbe molto piacere se avessero il tempo e la voglia di dirmi qualcosa anche loro..
In passato mi hanno scritto qualche pensiero e spero che questo post non sia un segno di recidiva o di quel tipo di giochi "a ripetere"..
Almeno, dentro di me sento arrivare il collasso. Eè buffo che invece che sentire il baratro, io ci stia come in superficie, avete presente come è il cielo e il clima quando c'è una tromba d'aria? Ecco.. con quella fissità surreale ... io mi sento così.

PIù che altro, vorrei sapere sinceramente se non avete più scritto nulla
perché lo ritenete inutile, perché non mi evolvo, perché non mi esprimo
in un modo che incoraggia l'interrelazione.. o che altro..



In fondo, è uno dei temi del mio post ;( ;( ;( ;( ;(

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Fabry90

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25

Thursday, October 7th 2010, 7:26pm

Avere uno spettro ossessivo non vuol dire aver il disturbo ossessivo compulsivo.. probabilmente fa parte del tuo carattere l'essere molto analitica, ( sintomo di intelligenza per altro ) e sicuramente se lo fai non è solo una conseguenza di qualcosa, ma è anche una volontà tua.. probabilmente ti piace capire le cose, e vorresti spiegarti sempre tutto.. ti dà fastidio quando non riesci a spiegarti qualcosa? ti metti lì a pensare spesso ai rapporti causa-effetto e ad analizzare tutto quanto, soprattutto quando non riesci a trovare delle spiegazioni per qualcosa?
se sì siamo molto simili..


PIù che altro, vorrei sapere sinceramente se non avete più scritto nulla
perché lo ritenete inutile, perché non mi evolvo, perché non mi esprimo
in un modo che incoraggia l'interrelazione.. o che altro..


perchè sei così insicura di te stessa?
una volta che sapessi anche che fosse per uno di questi motivi cosa ti cambierebbe?

piano

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26

Thursday, October 7th 2010, 7:48pm

ciao anche di qua...

nella mia vita comune non sono affatto insicura di me stessa, anzi direi che risulto piuttosto aggressiva, sicura di me, autonoma, indipendente e pure un po' prepotente, nel senso che per una certa serie di obiettivi, cerco qualsiasi strada per arrivarci. (senza esagerare, non vorrei essere fraintesa.. ). Insomma, sono un tipo testardo, determinato, della serie chi fa da se, non solo fa per tre, ma almeno c'è da fidarsi.

Ecco, sul lato umano invece.. sono un disastro. Questo perché negli anni ho visto che avere dei riscontri nell vita comune di cui sopra NON voleva affatto dire conoscersi e capirsi, e avere capito come si muove il mondo ecome funzionano i rapporti con gli altri.
Sono nello stesso tempo molto flessibile e molto inquadrata, sarei una persona di quelle che si classificano come molto "serie" ma poi sono in grado di combinare dei pasticci tremendi, con leggerezze inenarrabili.

Non è poi che io voglia per forza conoscere tutto.. ma siccome mi viene spesso il dubbio che ciò che penso di me sia solo una mia costruzione, coem se mi fossi costruita un universo emotivo parallelo, a questo punto ho bisogno di fare dei riscontri perché non voglio e non posso vivere nell'eventuale illusione per tutta la vita.
Quando mi viene detto che devo trovare il contatto con la realtà, io posso anche essere d'accordo, ma poi all'atto pratico non capisco a cosa dovrebb ecorrispondere nel mio sistema pensiero-valori-azioni.

Ho chiarito un po' meglio?

Fabry90

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27

Thursday, October 7th 2010, 11:00pm

piano, non capiremo mai come funzionano i rapporti con gli altri in assoluto.. quello che si può fare è solo sperimentare di volta in volta con ogni singola persona.. ogni persona è una realtà a sè, nessuno è identico ad un ltro, quindi non devi fare discorsi assurdi del tipo che tu non sei un disastro coi rapporti in generale..
secondariamente, il dubbio su sè stessi è solo apparente per come la vedo io almeno.. noi spesso ci poniamo il dubbio perchè temiamo che gli altri non ci vedano come ci vediamo noi.. simaos empre influenzati e condizionati dal giudizio altrui e dalla paura di non apparire in un certo modo in cui vorremmo..
io ti dico, solo tu puoi sapere come sei davvero.. qualsiasi opinione sulla tua persona che ti sia data da un altro, vale per lui.. non per te.. tu devi costruire una tua identità, che conosci tu, che senti tu.. ma questa identità va scoperta, non sono le esperienze e i rapporti con gli altri che ci rispondono su chi siamo.. noi siamo già tutto quello che dobbiamo sapere di noi.. e in ogni esperienza che facciamo questa nostra identità viene fuori.. a secondo dei casi in modi diversi.. ma è per questo che l'importante è sempre non sforzarsi di essere qualcun altro rispetto a quello che in realtà si è..
quindi solo tu puoi sapere davvero chi sei, ma non lo devi valutare in base ai risultati pratici della tua vita, devi valutarlo a mente fredda guardandoti entro e ascoltandoti.. hai già tutto quello che ti serve per poterlo dire.. poi è vero che delle esperienze particolari possono aiutarci a scoprire meglio dei lati di noi stessi, ma appunto vengono "scoperti", non creati.. li abbiamo già in noi..
anche qui comunque ti richiedo: ma nel conreto, cosa c'è che secondo te non va in te e nel tuo rapporto con gli altri?
e poi, perchè temi che ci sia qualcosa che non va? cosa ti porta a pensarlo?

morgenrot

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28

Saturday, October 9th 2010, 5:35pm

PIù che altro, vorrei sapere sinceramente se non avete più scritto nulla
perché lo ritenete inutile, perché non mi evolvo, perché non mi esprimo
in un modo che incoraggia l'interrelazione.. o che altro..


...a leggere questa frase mi è venuto da sorridere...ma non pensare male! sorridevo perché è stata la mia stessa reazione quando mi è capitato di aprire dei 3d e vedere che non andavano avanti più di tanto. Pensavo di scrivere "chiudendo" in qualche modo sempre la porta in faccia, così come faccio nella realtà, avvicinandomi ma non troppo, lasciando vedere e poi subito nascondendomi (forse per quel che mi riguarda è vero, ma non mi sembra il tuo caso)... trovandomi ora dall'altro lato, vorrei rassicurarti dicendo che - per quanto mi riguarda - ultimamente ho solo briciole di tempo per connettermi, e non mi piace leggere i post in fretta e furia, rischiando magari di rispondere senza pensare! Ora rientro a leggerti, poi rifletto, poi se riesco a mettere a parole i pensieri scrivo...
Questo passo potrebbe aiutarci a mettere a fuoco la potenza delle proiezioni negative frutto della scarsa autostima, che ne dici? ;)
:hi:

piano

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Saturday, October 9th 2010, 7:19pm

Ciao Morgenrot!

Si, l'esercizio sulla proeizione è molto utile, decisamente.

Io stessa poi cosi tante volte non ho MAI risposto a thread che mi sono piaciuti tantissimo semplicemente per la fatica che mi avrebbe fatto rifelttere per intervenire con sensatezza, quindi io stessa sono colpevole :assi: ^^

Devo dire che poi erano mesi che non scrivevo nulla qui.. un po' non ne sentivo la necessità, un po' mi ero imposta di cercare di non sviare, perchè su di me il fatto di scrivere, a parte consentirmi di focalizzare sulle questioni, in realtà mi fa passare del tempo senza potermi soffermare sul concreto delle cose da fare, che sarebbe uno dei mie problemi, e quindi avevo deciso di evitare questa dispersione.

Ora il fatto di scrivere lo sento in questi giorni come uno scambio con le altre idee che mi vengono proposte, nel senso di interagire SUL MOMENTO con la persona. Senza per questo essere offensiva con nessuno, è come se mi stessi allenando a gestire il qui e ora di una comunicazione su un fronte un po' più approfondito di argomenti perché è il problema che mi si sta ponendo ora.

Leggo i due post con i quali ho aperto due discussioni... e mi prende lo sconforto.
Il titolo, è l'unica cosa decente che ho scritto, il resto non serve praticamente a nulla, e pggio ancora, non rende se non un minimo di qulelo che volevo scrivere, o dei sentimenti che provavo e che mi hanno portato a scrivere. Che tristezza..
Con tutta la buona volontà e l'intenzione di alzare l'autostima, non è che posso anestetizzare la mia capacità di guardare un testo, no?????

E quindi vi ringrazio delle risposte e pure della pazienza a stare a leggere tutto il brodo che ho scritto.

L'impressione che ho io leggendomi é che da una parte ho un grande bisogno di esprimere qualcosa, dall'altra non riesco veramente ad ascoltare chi mi parla. Anche questo è frustrante.

piano

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30

Saturday, October 9th 2010, 7:46pm

anche qui comunque ti richiedo: ma nel conreto, cosa c'è che secondo te non va in te e nel tuo rapporto con gli altri?
e poi, perchè temi che ci sia qualcosa che non va? cosa ti porta a pensarlo?
Intanto, come ho letto perfettamente espresso in un altro post di un altro utente, non riesco davvero a partecipare emotivamente di ciò che accade agli altri. E' ben oltre che dire "non mi interessa" o mi annoia... Spesso anzi mi stupisco di quanto gli altri enfatizzino alcuni fatti che gli accadano, che per me magari sono questioni di importanza assolutamente secondaria. Certo, qui si va nella sfera del soggettivo, ma la percentuale nel mio caso è altissima.. non riesco ad esempio sul lavoro, a scuola, a stare minuti e minuti a fare conversazione o anticamera, dopo un po' mi stufo e non partecipo, penso che si veda chiaramente che ho altro per la testa oppure che non mi importa affatto di sapere che la figlia di qui ha l'influenza oppure che la macchina è nuova oppure che tra una settimana c'è la riunione.. sono tutte cose per me insulse, soprattutto considerando che ad esempio essendo io supplente, la mia partecipazione è asolutamente temporanea e limitata nel tempo e non può portare assolutamente NULLA al miglioramento di una relazione che in sostanza non ha nemmeno senso di essere apporfondita, perché incosistente per definizione. Eppure, vedo che gli altri ci si buttano a capofitto, e guai se non ci fossero questi momenti di pausa e di traccheggio... a me il tempo non basta mai, tra cose da scrivere, fotocpie, appunti, oppure per un mucchio di altre cose in sospeso su altri fronti.. E NON è sempre per cattiva organizzazione, è che proprio ne ho tante!

Comunque, penso che questo sia un difetto, il non riuscire a trovare qualcosa di normale da scambiare con gli altri, il non desiderarlo, nemmeno, e il valutare male quando gli altri lo fanno. Naturalmetne vedo come (almeno in apparenza) gli altri riescano ad interagire, è nei modi comuni di stare insieme, non ci vorrebbe nemmeno molto.
Eppure, ad esempio, se capita che arriva qualcuno del gruppo con una delle possibili domande: "ma avete sentito? ma come cambia ora la situazione.. ho SENTITO che.. si DICE che.. " e spesso, tutti si lanciano in ipotesi, allusioni, forse qui, magari può darsi che.. e basterebbe adnare alla FONTE dell'informazione : un sito, un riferimento normativo, ma una fonte ufficiale, per evitare spreco di tempo.
Cosi come per un viaggio, ma vi pare che al giorno d'oggi c'è ancora gente che non sapendo la strada, si mette li a disquisire se passare di qui o di li.. e l'interlocutore ne sa meno di lui.. e tra tutti e due perdono più di un quarto d'ora, quando basterebbe prendere una cartina, o meglio, anche sul luogo di ufficio, gli stessi 5 minuti guardare una cartina su Google???

Anche ora mi sono dilungata. Ma, vedi. Penso di essere nel giusto, ma poi mi rimane che non ho contatti con le persone, se non per lo stretto che serve.
Ci sono delle volte in cui ho provato ad essere molto più socievole, e credo di esserci riuscita, ma poi vedo c he non ci sono "proseguimenti", spesso gli altri non mi includono in iniziative, lasciando perdere a priori un mio coinvolgimento e questo mi dispiace, perché magari ero convinta di avere lanciato segnali di disponibilità.

E poiché magari il motivo è che non ci hanno pensato, oppure non hanno (anche istintivamente) ritenuto di volermi o dovermi coinvolgere, vuol dire che in fondo non gli interessa tanto di dividere il tempo con me, e un po' anche questo mi dispiace.
In ogni caso, pur avendolo raccontato, ora, non è che io sia frustrata perché la gente non mi cerca o non mi vuole...

Io sono frustrata solo perché nell'unica relazione che mi interessa non riesco ad essere una persona completa e non riesco ad indagarmi dentro per esserlo, e sono frustrata nell'ambito familiare perhcé al di là di alcune apparenze e abitudini, spesso sono costretta a rinunciare ad esprimere ciò che ho capito (con grande fatica) che penso, perché non è il caso, perché con le persone che ho davanti non va le la pena dannarsi l'anima, perché avrei l'ansia ancora più a mille e forse diventerebbe patologia, quando ancora secondo me sono solo ancora in un ambito forse un po' normale altalenamento degli umori...
Per cercare di mantenere un mio equilibrio, con la totalità delle persone cerco di perseguire alcuni miei obiettivi senza farmi troppo approfittare e alcune volte rimango in una sfera di ambiguità rispetto a delle decisioni che devo prendere.
Penso che questo non sia un comportamento troppo corretto, ma spesso risulta essere l'unico modo per me per riuscire ad incastrare più situazioni ciascuna delle quali ha una sua importanza e verso le quali ho assunto degli impegni.
Quando questo sistema (che per la verità almeno sulle mie attività di lavoro per ora non è che sia del tutto inefficace, non è che io agisca contro la gente!!), si scontra con le esigenze della mia relazione, tutto va a rotoli, perché nell'ambito pubblico sono in un modo che ormai mi è istintivo, ma che è solo funzionale ad una vita pratica, diciamo così.
Nel privato, tutto questo non serve a nulla, e mi ritrovo coem fossi analfabeta di tutto il mondo emotivo ed affettivo.
Però non è nememno troppo giusto alla mia età affermare troppo di "non sapere"... una certa ignoranza non è che sia troppo consentita!
Ecco perché ritengo di avere delle responsabilità, perchè è anche molto comodo dire di non sapere, per aspettarski sempre comprensione, non credi?