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E quindi,ora che sei arrivata a questo cosa ti proponi di fare?Ora lo so , non sarò mai felice, non riuscirò mai a compensare i vuoti, le carenze affettive, le esperienze dolorose, non sarò mai in grado di vivere una vita piena, serena, appagante, men che meno un rapporto con un gruppo di amici e/o con un compagno. Devo abituarmi all'idea, quanto meno per smetterla di 'piangermi addosso' nella profonda ed inconfessabile speranza che qualcosa cambi. Accetto come dato di fatto e stop, questo è e questo sarà.
This post has been edited 1 times, last edit by "hiba" (May 8th 2010, 2:11pm)
non devo più lottare per ottenere ciò che è impossibile ottenere... e così le mie energie si sono liberate e finalmente mi sento viva. Vivo il presente.
ma in certi scossoni io ci vedo anche il tentativo di autopunirsi per qualcosa... forse ci si autopunisce perchè ancora si spera e invece non si deve sperare, perchè sperare fa male...
Grazie hiba, sei sempre efficace, con i tuoi interventi riesci a rasserenarmi ed al contempo a farmi riflettere, marcando i punti che io ritengo fondamentali per riuscire a stare meglio. Credo di aver lasciato la pagina aperta su questa risposta per almeno un paio di ore prima di riuscire a comunicare qualcosa. E' diventato difficicilissimo esprimermi, scirivere il più delle volte è faticoso, perché è difficile pensare, concentrarsi, anche se pare io non sappia fare altro. Ho citato le due frasi che più delle altre hanno per me un significato profondo: la prima 'lottare per ottenere ciò che è impossibile ottenere...' è esattamente la sensazione che vivo da sempre, una continua lotta contro i mulini a vento, mulini che non riesco a identificare, non ho idea in verità di chi o cosa possano essere, perché è un insieme di paure, di insicurezze, di dolori, a volte così chiari e ben definiti, altre così vaghi e grandi da rendermi difficoltosa anche l'eventuale lotta. Posso sbagliare, mi è concesso, questa è una delle cose che mi disse molto tempo fa la mia psicologa e che provo a ripetermi quando (spesso, troppo spesso) me ne dimentico.
L'altra tua frase relativa all'autopunizione... sì, mi punisco perché così mi è stato insegnato, devo pagare per aver cambiato (in peggio ovviamente) la vita di mio padre, che mi ha sempre addossato tutte le colpe dei suoi fallimenti, sono dovuta scappare lontano più di una volta per riuscire, se non a sconfiggere, almeno ad allontanare questo peso che mi è stato 'donato'. Pago colpe non mie, inutile raccontare che nella vita i fatti contingenti non mi hanno aiutata e le eprsone incontrate da amorevoli sono diventate carnefici, ma... ora vorrei capire che anche se ho di difetti, dei vuoti delle mancanze e non sono ciò che gli altri vogliono che io sia, non significa che non sono degna del loro amore (e parlo di amore non di affetto...) Purtroppo capire non significa risolvere, anzi a volte capire è doloroso, penso ad esempio che per quanto io mi fidi della mia psicologa e la ritenga molto capacae, lei è solo un sostegno alla mia situazione, probabilmente avrei più bisogno di qualcuno che scardini alcuni miei mecanismi e mi aiuti a ritrovare quell'equilibrio che sento così precario.
Stavolta sono stata prolissa, mi spiace, così divento anche noiosa.![]()
Un abbraccio.
http://www.youtube.com/watch?v=K-8DO6k3HJ8&feature=related
Grazie hiba, sei sempre efficace, con i tuoi interventi riesci a rasserenarmi ed al contempo a farmi riflettere, marcando i punti che io ritengo fondamentali per riuscire a stare meglio. Credo di aver lasciato la pagina aperta su questa risposta per almeno un paio di ore prima di riuscire a comunicare qualcosa. E' diventato difficicilissimo esprimermi, scirivere il più delle volte è faticoso, perché è difficile pensare, concentrarsi, anche se pare io non sappia fare altro. Ho citato le due frasi che più delle altre hanno per me un significato profondo: la prima 'lottare per ottenere ciò che è impossibile ottenere...' è esattamente la sensazione che vivo da sempre, una continua lotta contro i mulini a vento, mulini che non riesco a identificare, non ho idea in verità di chi o cosa possano essere, perché è un insieme di paure, di insicurezze, di dolori, a volte così chiari e ben definiti, altre così vaghi e grandi da rendermi difficoltosa anche l'eventuale lotta.
Sì, questa è una cosa da fare di volta in volta. Io ti posso dire per che cosa ho lottato io (e ancora non sempre mi rassegno). Ho lottato per ottenere accudimento. Dietro i miei "nessuno mi vuol bene, nessuno mi capisce, nessuno mi apprezza" c'era in realtà la pretesa di essere amata incondizionatamente e accudita come si fa con i bimbi piccoli. Purtroppo io non sono più una bambina piccola, e le persone da cui pretendo questo non sono mia madre o mio padre. In quanto a mia madre e a mio padre... la guerra finalmente l'ho dichiarata persa, e a parte qualche rabbia contingente il fatto di non essere vista, amata come avrei voluto, apprezzata, coccolata, ecc. ecc. non mi avvelena più la vita. Ma quando ero in terapia ho dovuto fare i conti con questa realtà che io non vedevo, e con la rabbia che ne conseguiva.
Posso sbagliare, mi è concesso, questa è una delle cose che mi disse molto tempo fa la mia psicologa e che provo a ripetermi quando (spesso, troppo spesso) me ne dimentico.
Eh, lo so. Quando una persona è convinta che l'amore degli altri ( e di se stessa) dipenda dalle sue prestazioni è chiaro che sbagliare diventa intollerabile, perchè sbagliare significa non essere degni di amore. Ma piano piano si migliora. Bisogna riprogrammare il cervello. Se per 30 anni ti sei detta che "se faccio questo, allora sarò ammirata, amata ecc." è chiaro che non basterà un mese, anno, e nemmeno due anni per cancellare questa brutta abitudine. Non importa quanto spesso ancora te ne dimentichi. Piano piano queste dimenticanze si diraderanno..
L'altra tua frase relativa all'autopunizione... sì, mi punisco perché così mi è stato insegnato, devo pagare per aver cambiato (in peggio ovviamente) la vita di mio padre, che mi ha sempre addossato tutte le colpe dei suoi fallimenti, sono dovuta scappare lontano più di una volta per riuscire, se non a sconfiggere, almeno ad allontanare questo peso che mi è stato 'donato'. Pago colpe non mie,
Io ho iniziato a cambiare quando ho iniziato ad assumermi in prima persona la responsabilità del mio benessere o malessere, delle mie sensazioni, emozioni e sentimenti. Facendo questo ho capito anche che nessun adulto capace di intendere e di volere può addossarmi le colpe dei suoi fallimenti, così come io non posso addossare tutte le colpe alla gente o ai miei genitori ecc. Oggi sono adulta e rispondo di me in prima persona, e PRETENDO che gli altri facciano altrettanto!!!
So cosa vuol dire portare il peso di un destino che non mi appartiene. Bene, quel peso puoi restituirlo al legittimo proprietario. Etty Hillessum diceva che sotto un simile peso si può anche morire. Ed aveva ragione. Puoi farcela, la tua psicologa sa come fare per aiutarti, non mollare!
inutile raccontare che nella vita i fatti contingenti non mi hanno aiutata e le eprsone incontrate da amorevoli sono diventate carnefici, ma... ora vorrei capire che anche se ho di difetti, dei vuoti delle mancanze e non sono ciò che gli altri vogliono che io sia, non significa che non sono degna del loro amore (e parlo di amore non di affetto...)
Esatto. Io nei momenti più bui mi ricordo di amare e voler bene a delle persone che non sono nè Apolli, nè santi, ne consegue che anche loro mi vogliono bene nonostante le mie cadute di stile, i miei difetti e il mio lato non-bello. E' una sfida amare, una sfida per noi e per gli altri. E' una sfida perchè richiede coraggio, il coraggio di affrontare il non-bello del'altra persona, ma anche il non-bello nostro, che lo sguardo dell'altra persona ci rimanda. In amore si fanno i conti con i propri limiti e con quelli altrui. Non è facile amare, non è automatico, non è un percorso in discesa. Ma è un percorso di crescita e come tale è irto di difficoltà, di ostacoli, di paure. Tutti siamo degni di amore, a questo mondo. Diciamo che alcuni non pongono particolari problemi, altri ne pongono parecchi. Non perchè sono fatti peggio, ma perchè magari sono persone problematiche o complesse... oppure, come dice Saffo, sono come quelle mele alte, sui rami più alti. Ed è difficile coglierle!
Purtroppo capire non significa risolvere, anzi a volte capire è doloroso, penso ad esempio che per quanto io mi fidi della mia psicologa e la ritenga molto capacae, lei è solo un sostegno alla mia situazione, probabilmente avrei più bisogno di qualcuno che scardini alcuni miei mecanismi e mi aiuti a ritrovare quell'equilibrio che sento così precario.
Dopo anni di terapia e di impegno ho attraversato un momento di grande sconforto... e ho detto con rabbia e disperazione al mio psicologo che alla fin fine ero sola, sola!!! E che anche se lui era lì io ero sola lo stesso di fronte a questi problemi, e che mi sembrava tutto senza speranza. Lui mi ha risposto che era vero, lui non poteva "salire sulla mia stessa barca", ma poteva accostare la sua alla mia e farmi dei segnali per aiutarmi a superare la tempesta.
Purtroppo è così.
Ma anche se a noi sembra troppo poco... invece è tanto, tantissimo!
Solo noi possiamo scardinare certi meccanismi e trovare l'equilibrio. In quanto al fatto che sia precario... lo è per tutti. La vita ci riserva grandi sfide, di fronte alle quali anche la persona più equilibrata del mondo può sbarellare. Chi lo diceva? Pazzy in un altro 3d. L'equilibrio lo vedi nell'insieme, nella traiettoria che stai percorrendo. Nel lungo tratto. Mentre in quello breve dovrai sempre fare dei piccoli aggiustamenti perchè a volte finirai un pò troppo a destra o un po' troppo a sinistra. Solo i monaci buddhisti riescono a caminare in perfetto equilibrio su un filo di seta. Io ti auguro di farcela, ma ci vuole molta disciplina... Io ne ho fino ad un certo punto...Poi mi piace perdermi pure nelle cazzate.
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Stavolta sono stata prolissa, mi spiace, così divento anche noiosa.
Un abbraccio.
http://www.youtube.com/watch?v=K-8DO6k3HJ8&feature=related
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