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aleamo

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1

martedì, 18 novembre 2008, 22:36

EmpatiaDa Wikipedia, l'enciclopedia libera.

L'empatia è la capacità di comprendere cosa un'altra persona sta provando.

La parola deriva dal greco "εμπαθεια" (empateia a sua volta composta en- "dentro" e pathos "sofferenza o sentimento"), che veniva usata per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico.

Vorrei aprire questa discussione perchè penso che qui ci sono molti che hanno molto da dire.
Cos'è per voi l'empatia? quali esperienze per voi molto significative avete avuto? Esistono persone che non sono capaci di provarla?
Non si nasce liberi , ci si diventa.

piano

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2

martedì, 18 novembre 2008, 22:55

Carissima Ale, per quanto mi riguarda, mi sento una di quelle persone che proprio l'empatia non la possiede affatto!

Quantomeno, ce l'ho alla rovescia..
spesso traviso completamente i pensieri e il sentire di chi mi sta davanti, oppure non lo so proprio collocare o interpretare.. se non un po' superficialmente .
qualche volta comprendo un po' quello che viene raccontato da altri, perché magari ne ho avuto esperienza, seppur non completamente, ma non si può definire empatia, io non entro nel flusso del sentire di qualcun altro.

A dire il vero, cosi tante volte non entro nemmeno nel mio..

paciugo

°.....................°

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3

martedì, 18 novembre 2008, 23:00

L'empatia è detto in parole povere la capacità di entrare in sintonia con un'altra persona....

piano

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4

martedì, 18 novembre 2008, 23:07

Spesso mi è stato fatto notare come questa mia difficoltà sia un segno cosi evidente di quanto io sia egoista e massimamente egocentrica, perchè non tengo in considerazione l'altro.

Con il tempo, arrivo nelle situazioni a impormi di considerare le esigenze altrui, ma evidentemente non sono in grado, quindi ho un sacc di dubbi su cosa fare per non mancar di rispetto, o per avere un gesto di cortesia, oppure mi dicono che divento melensa, o ancora sottomessa come un tappetino. In ogni caso, ho una grande confusione nella testa, perché non riesco a capire cosa penso io in quella situazione, oppure sapendolo, non riesco a discernere se devo portarlo avanti, il mio volere, oppure se essendo in conflitto con quello degli altri, allora è un sintomo del mio egoismo menfreghista che appunto dovrei censurare.
Di solito in questi momenti le persone che ho davanti mi prendono per una pappamolla. IL problema è che di solito, questo mi accade con la gente cui tengo di più.

aleamo

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martedì, 18 novembre 2008, 23:09

Cara Piano, quindi senti gli altri come entità distanti e misteriose di cui non "senti" le vibrazioni emotive. Attibuiscii ad esse un modello comportamentale superficiale............mmmm, io purtroppo ho il problema opposto, vengo investita in continuazione dalle emozioni di chi mi sta vicino. Mia madre dice che l'empatia è una qualità però a volte a me fa soffrire. C'è chi comunque intende l'empatia in un modo tutto suo cioè attribuendo ad un altro le emozioni che proverebbe se fosse nella sua situazione. Faccio un esempio: quando mia madre vede qualcuno che soffre perchè magari sta in una situazione oggettiva molto disagiata percepisce più fortemente il senso di solitudine della persona che la sua reale difficoltà di vivere questo perchè la solitudine è il suo problema principale. Fa quindi una proiezione di se stessa sulla persona. Mia madre soffre troppo, davvero!!

Quando incontri una persona Piano, quali sono le caratteristiche di lei che noti?
Io , in genere mi trovo a percepire degli stati emotivi che, mi fa impressione pensarvi. delle volte sembrano non appartenermi. Comunque per fortuna non tutti mi fanno questo effetto
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piano

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6

martedì, 18 novembre 2008, 23:17

Quando osservo gli altri di solito le prime cose che noto sono come si muove e come parla; il superificialmente, però, non lo avevo riferito al giudizio sugli altri, ma con l'aggettivo avevo giudicato il mio modo di comprendere gli altri!

Come si muovono, nel senso che percepisco e vedo se i movimenti sono rigidi, se il movimento del corpo è fascinoso.. se è uno impacciato o pesante, se ha poca manualità. Come parle ano, nel senso se inseriscono poche o troppe parole gergali nei discorsi, locuzioni o parole di comune intercalare, che "tono" hanno nel porre i concetti.

Tutto questo riesco a farlo, in modo approssimativo, come una fase iniziale. é il collegamento tra l'impressione iniziale e le debite conclusioni anche alla luce di osservazioni successive, che mi confondo totalmente. Non riconosco cioè la corrispondenza tra un comportamento e un significato. e si che sarei pure appassionata di semiotica, ma sui codici sono molto indietro!!!

aleamo

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7

martedì, 18 novembre 2008, 23:20

Citato da "piano"

Spesso mi è stato fatto notare come questa mia difficoltà sia un segno cosi evidente di quanto io sia egoista e massimamente egocentrica, perchè non tengo in considerazione l'altro.

Con il tempo, arrivo nelle situazioni a impormi di considerare le esigenze altrui, ma evidentemente non sono in grado, quindi ho un sacc di dubbi su cosa fare per non mancar di rispetto, o per avere un gesto di cortesia, oppure mi dicono che divento melensa, o ancora sottomessa come un tappetino. In ogni caso, ho una grande confusione nella testa, perché non riesco a capire cosa penso io in quella situazione, oppure sapendolo, non riesco a discernere se devo portarlo avanti, il mio volere, oppure se essendo in conflitto con quello degli altri, allora è un sintomo del mio egoismo menfreghista che appunto dovrei censurare.
Di solito in questi momenti le persone che ho davanti mi prendono per una pappamolla. IL problema è che di solito, questo mi accade con la gente cui tengo di più.

Cra Piano farsi tutte queste domande è un pregio ( sai come la penso). Nella vita, chi più chi meno è stato un egocentrico ed egoista. Nell'infanzia, (tranni casi di un certo tipo) si è tutti un po' egocentrici. Forse hai vissuto per lungo tempo in un mondo tutto tuo e stai nella fase dell'affacciarsi al mondo. Io credo che col tempo si possa sviluppare l'empatia, interessandosi alle persone, persone anche molto diverse che possano comunicarci il loro modo di vivere e ci possano liberare dalla gabbia rappresentata dal proprio ego.
Io non sono sempre stata così, diciamo un po' però negli ultimi anni ho dentito un aumento delle mie facoltà empatiche proporzionale all'interazione che avevo con tante persone diverse che ho il dovere di capire anche per il mio lavoro (mi fa anche piacere),
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piano

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8

martedì, 18 novembre 2008, 23:23

Però vorrei aggiungere alcune cose:

- spesso mi viene detto che sono in grado di essere molto vicina alle persone, che si sente la mia comprensione e una certa dose di generosità.

- la natura dei discorsi che però faccio a queste persone per "consolarle", o per affrontare le situazioni, è però del tipo "avvocato del diavolo", nel senso che non sono portata a epsressioni di tipo consolatorio, piuttosto ad argomentare e semmai a portare anche esempi o considerazioni un po' asciutte e senza troppa morbidezza.. un po' senza scampo, diciamo.
Questo atteggiamento lo riconosco come proveniente da una psicologia nella mia famiglia connotata da una generale intransigenza, cui sono stata abituata.

rimane il fatto che spesso non mi sento, non me ne accorgo, lo stesso con gli altri, e non me ne accorgo, e vivo cosi, come in un mondo tutto mio, oppure vivo le cose una dietro l'altra, anzi si vivono da sole.

piano

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9

martedì, 18 novembre 2008, 23:26

Citato da "aleamo"

Io credo che col tempo si possa sviluppare l'empatia, interessandosi alle persone, persone anche molto diverse che possano comunicarci il loro modo di vivere e ci possano liberare dalla gabbia rappresentata dal proprio ego.

Ecco, in effetti una delel questioni è che di fondo, riconosco che non mi interessa!
Un po' mi interessa di tutti, io sono molto curiosa su tutto. Però, in fondo sono molto più preoccupata di me, delle mie esigenze, soprattutto in relazione al fatto non tanto di accontentarle, quanto proprio di capirle! provarle, sentirle, capirle e capire come e se le posso assecondare

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martedì, 18 novembre 2008, 23:28

Citato da "piano"

Quando osservo gli altri di solito le prime cose che noto sono come si muove e come parla; il superificialmente, però, non lo avevo riferito al giudizio sugli altri, ma con l'aggettivo avevo giudicato il mio modo di comprendere gli altri!

Come si muovono, nel senso che percepisco e vedo se i movimenti sono rigidi, se il movimento del corpo è fascinoso.. se è uno impacciato o pesante, se ha poca manualità. Come parle ano, nel senso se inseriscono poche o troppe parole gergali nei discorsi, locuzioni o parole di comune intercalare, che "tono" hanno nel porre i concetti.

Tutto questo riesco a farlo, in modo approssimativo, come una fase iniziale. é il collegamento tra l'impressione iniziale e le debite conclusioni anche alla luce di osservazioni successive, che mi confondo totalmente. Non riconosco cioè la corrispondenza tra un comportamento e un significato. e si che sarei pure appassionata di semiotica, ma sui codici sono molto indietro!!!

Lo fai istintivamente o razionalmente? Quello che dici mi fa ancora più pensare che tu sia rimasta chiusa a lungo nel tuo mondo musicale e non abbia avuto molto spazio nè tempo per relazionarti con immediateza. La tua ricerca analitica denota uno sforzo di comprensione notevole ma anche una mancanza di stima nelle tue attitudini relazioneli che conoscendoti un pochino protrebbe essere esagerata. E poi chi sono le eprsone che ti dicono questo? Secondo te perchè te lo dicono? Sei proprio sicura che non ti sia stato creato o ingigantito un problema?

Perdonate gli errori di battitura sigh
Cara Piano, potrei dimostrarti che tu sei empatica attraverso i mp che mi scrivi. Se riesci a leggere i miei stati d'animo preoccupandoti, attraverso lo schermo di un computer come fai a diemi che non lo sei? Fose attraverso la parola scritta e la rielaborazione di quello che leggi manifesti quella potenziale empatia se ti aprissi di più al mondo. A
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11

martedì, 18 novembre 2008, 23:29

Tra l'altro, in generale non è che non mi trovi con le persone, sono un tipo allegro, e cosi a prima vista non direi di sembrare né smunta, né lamentosa, né troppo isolata o riservata.
ma finché si tratta di rapporti superficiali, li gestisco ottimamente, simpaticamente.. come dovrei andare un po'oltre, non solo avverto le lacune, ma non conosco proprio né il codice, né riesco a trovarlo o riconoscerlo dentor di me... è come se quella parte di sensibilità mi mancasse del tutto

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martedì, 18 novembre 2008, 23:37

Citato da "piano"

Citato da "aleamo"

Io credo che col tempo si possa sviluppare l'empatia, interessandosi alle persone, persone anche molto diverse che possano comunicarci il loro modo di vivere e ci possano liberare dalla gabbia rappresentata dal proprio ego.

Ecco, in effetti una delel questioni è che di fondo, riconosco che non mi interessa!
Un po' mi interessa di tutti, io sono molto curiosa su tutto. Però, in fondo sono molto più preoccupata di me, delle mie esigenze, soprattutto in relazione al fatto non tanto di accontentarle, quanto proprio di capirle! provarle, sentirle, capirle e capire come e se le posso assecondare

Ritieni quindi l'empatia come una parte mancante di te di cui sei curiosa e non uno strumento altruistico?

Guarda che non c'è niente di male!!!!!!!

Tra l'altro, in generale non è che non mi trovi con le persone, sono un tipo allegro, e cosi a prima vista non direi di sembrare né smunta, né lamentosa, né troppo isolata o riservata.
ma finché si tratta di rapporti superficiali, li gestisco ottimamente, simpaticamente.. come dovrei andare un po'oltre, non solo avverto le lacune, ma non conosco proprio né il codice, né riesco a trovarlo o riconoscerlo dentor di me... è come se quella parte di sensibilità mi mancasse del tutto

Sono sicura che tu sia allegra e solare ma sono molto meno altrettanto sicura che tu non riesca a condividere emozioni con qualcuno.
Il fatto è che , secondo me, non si può arrivare razionalmente alla comprensione di "codici" a meno di sminuire il significato emozionale di questi.
Bisogna un po' lasciarsi andare
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piano

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13

martedì, 18 novembre 2008, 23:37

Nella mia famiglia, in particolare, sono anni che mi sento dire che voglio solo fare ciò che mi pare, che ho un disprezzo continuo degli altri, che non me ne curo affatto (queste cose mi sono state dette, oppure ora ogni tanto mi vengono ridette, seppur più raramente, anche dal mio compagno), che mi importa solo ciò che mi riguarda.

Per contro, un mio sentire frequente è proprio quello di desiderare fortemente qualcosa, e di sentirmi impedita, o inibita, o giudicata, nel volerlo perseguire; e di conseguenza, a pormi tutta una serie di questioni sulal legittimità del mio volere...


L'osservazione degli altri mi è abbastanza istintiva direi, soprattutto alcuni dettagli non mi sfuggono mio malgrado, ho una osservazione molto veloce e permanente. Sono anche stata (e lo sono tuttora in linea di massima anche se non riesco a legger come prima) una accanita appassionata di gialli (soprattutto di classici) e quindi mi sono un po' "allenata", anche per diveritmento, ad un certo modo di osservare cosa ho intorno, a fare caso a dei dettagli.

Comunque, mi rimarrebbero impressi lo stesso, ho una memoria molto allenata e spesso non lo faccio apposta a ricordare particolari assurdi

aleamo

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martedì, 18 novembre 2008, 23:43

Non vorrei che questa tua convinzione radicata di essere egoista etc.........ti fosse stata inculcata in famigli. Io ci ho messo anni e anni a liberarmi dei condizionamenti subiti: Mi dicevano che ero cattiva e che non sapevo amare ed io mi chiudevo in un guscio tutto mio dove non potevo sentire ma intanto quelle voci si erano impossessate di me.
Rifletti, Piano, sulle condizioni oggettive, sui fatti..........quello che ti dicono lascia il tempo che trova. E non cercare fatti che possano confermare la loro teoria, se ti vengono in mente cerca subito una controprova. Il tuo modo di aiutare va benissimo, appartiene a te..............
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martedì, 18 novembre 2008, 23:46

A volte vedo le persone scambiarsi dei gesti di affetto, piccoli segni di sensibilità, cui non potrei mai pensare, non arrivo a ipotizzarli, non ne conosco l'esistenza. Ma vedo e riconosco un certo livello di sentimento in questi gesti, anche la percezione dello stato emotivo dell'altro. Ma constato, cosi, senza ulteriori considerazioni, che non avrei mai potuto farlo, non mi viene alla mente.