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clarimonde

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Sunday, October 31st 2010, 11:48pm

Dipendenza affettiva e psicoterapia: è il percorso giusto?

Ciao a tutti,

leggo il Forum da molti mesi ormai
ma questa è la prima volta che mi capita di intervenire e lo faccio
per chiedere un consiglio, o comunque delle opinioni, riguardo al
dubbio che mi attanaglia da un pò di tempo.

Faccio psicoterapia da circa 1 anno
e mezzo, 2 sedute a settimana, con una terapista di stampo junghiano.
Ho iniziato la terapia dopo esser stata lasciata dal mio ex-ragazzo
per un'altra: crollo di tutte le certezze, senso di smarrimento
totale, autostima annientata, crisi isteriche.

Dopo qualche mese effettivamente
l'ossessione per l'ex è diminuita fino a scomparire del tutto, ma i
sintomi si sono come trasferiti su altre situazioni..Insomma, le
“cause esteriori “del mio malessere sono mutate nel tempo, ma il
malessere era sempre il medesimo, la sofferenza e il senso di vuoto,
l'ossessione, lo smarrimento, sempre della stessa entità. Lo scorso
inverno sono poi sprofondata in una depressione che col tempo mi ha
trascinata sempre più giù, in una spirale di disperazione
devastante e annichilente.

In estate sono però poi partita per
circa un mese per una serie di viaggi che mi hanno portato a stretto
contatto con moltissimi miei coetanei e finalmente sono tornata alla
vita, mi sentivo rinata, piena di risorse, piena di energia e
curiosità, sentivo la vita pulsarmi nelle vene, ero felice, davvero.

Ho quindi capito ciò che già
sospettavo, ossia che la causa del mio profondo malessere derivi dal
vuoto affettivo che vivo quotidianamente nella mia città, troppo
grande, troppo dispersiva, fredda. Ho moltissimi conoscenti e pochi,
forse nessun, vero amico. Mi manca la stabilità affettiva della
quotidianeità, il calore, la sicurezza. (Ovviamente tutto ciò che
in casa mia manca ed è sempre mancato). Ma non è solo questo, il
problema è fondamentalmente dentro di me.

Dopo aver letto un po' di libri
sull'argomento e parecchio in internet, e avendolo intuito dalle
parole della mia psi (che però non ha mai fatto diagnosi esplicite),
penso di identificarmi come persona dipendente (dagli altri in senso
ampio, non esclusivamente dal partner).

Quando ero fidanzata, e avevo anche un
gruppo di amici universitari che vedevo ogni giorno con regolarità,
- avevo insomma dei punti di riferimento-, tutto filava liscio, ero
efficientissima e riuscivo a tirar fuori il massimo da me; mi sono
laureata a 21 anni in una disciplina scientifica (laurea di primo
livello) col massimo dei voti. Ma non appena è venuta a mancarmi
quella stabilità affettiva, quei fondamentali punti di riferimento
(il mio ragazzo mi ha lasciata e ho dovuto cambiare università per
la specialistica -quindi anche il gruppo di amici universitari è
andato disperdendosi per diverse strade-), sono crollata. E' da
due anni che non riesco più a dare esami all'università.
E'
assurdo. Per questo mi definisco dipendente. Mi sento una foglia al
vento, che vive alla giornata, incapace di costruire qualcosa in
mancanza di un supporto psicologico-affettivo esterno, di figure di
riferimento, appunto, proprio perchè sento mancarmi quella
stabilità, tranquillità e sicurezza di cui credo nel mio intimo di
aver bisogno per produrre (ossia andare avanti, con l'università e
tutto il resto) ed essere serena. Non è tanto una questione di
sentirmi dire “brava”, quanto piuttosto la sicurezza di sapere
che qualunque cosa succeda io non sia sola, la sensazione di non
sentirmi abbandonata.

Il mio dubbio riguarda la psicoterapia
che sto seguendo: sicuramente ho notato dei mutamenti nel mio modo di
pensare negli ultimi mesi e una maggiore consapevolezza delle mie
dinamiche, ma mi chiedo quanto questi risultati siano riconducibili
alla terapia in sé e per sé o quanto siano frutto del normale
processo di crescita che ognuno a modo suo compie man mano che il
tempo passa. Il dubbio mi viene soprattutto in relazione al fatto che
l'anno scorso, mentre attraversavo i bui e lunghi mesi di depressione
(che a questo punto posso dire fosse una manifestazione della mia
angoscia di abbandono e solitudine, che scompare nel momento in cui
mi sento accolta in un gruppo e sento calore attorno a me, come è
accaduto quest'estate), non sentivo nessun giovamento dalla
psicoterapia. Inoltre la questione esami da 1 anno e mezzo non si è
smossa di una virgola. (qui ci tengo a precisare che so benissimo che
quella degli esami è una questione che posso smuovere solo io in
prima persona, ma la questione è direttamente correlata al fatto di
non riuscire assolutamente a concentrarmi nel momento in cui sento
questa mancanza di punti di riferimento esterni, quindi il problema è
che non sono ancora riuscita, dopo 1 anno e mezzo di psico, a gestire
questa cosa della dipendenza che poi porta con sé tutti i vari
sintomi quali depressione e incapacità di andare avanti con gli
studi). Praticamente fino a Luglio sono andata sempre peggiorando, e
la psicoterapeuta, quando esponevo i miei dubbi sui benefici della
psicoterapia, sosteneva che dovevo vivere il mio dolore e aspettare.
Poi le cose sono cambiate, è vero, ma solo perchè ho trovato
temporaneamente un ambiente in cui non mi sentivo più sola e
abbandonata (ossia è arrivato l'imput esterno, non interno!), e ora
che sono tornate nella mia realtà temo che le cose possano tornare
esattamente come erano prima, e questo mi terrorizza.

Quindi mi chiedo: come faccio a capire
se effettivamente la terapia stia avendo effetti importanti su di me
che possano giustificare il grosso impegno economico richiesto
(praticamente quasi 500 euro al mese da un anno e mezzo, che devo
chiedere ai miei genitori..)? Ho letto su qualche sito che se dopo
massimo 8-10 sedute non si vedono risultati concreti, probabilmente
non abbiamo trovato la terapia (o il terapeuta) adatto a noi, è
così? Come dovrebbe evolversi una terapia per un caso di dipendenza
come il mio? La terapia junghiana è valida per un caso come questo?

Mi piacerebbe inoltre sentire le storie di chi ha vissuto o sta vivendo
episodi simili, o comunque opinioni sulla questione del sentirsi letteralmente
paralizzati nella vita in mancanza di punti di riferimento esterni, perchè
credo che dal confronto possano nascere spunti molto utili!

Mi rendo conto d'aver scritto un
papiro un pò confusionario :wasted: ....ringrazio chiunque abbia avuto la pazienza di arrivare fino
alla fine e chi, se ci sarà, avrà voglia di rispondermi,


Ciao! :)


PS: non so se ho postato nella sezione
adatta

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Pavély

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2

Monday, November 1st 2010, 2:56pm

Vorrei condividere con te la mia storia.

Io ho 34 anni e, dal 2005, non do esami all'Università.

Mi sento bloccato e, spesso, mi chiedo le ragioni... ragioni di una paura che non so spiegare.

Le tue parole, in un certo modo, mi hanno colpito. Perché mi hanno insegnato che ciò che provo, forse, è condiviso dagli altri.

Vorrei soffermarmi su di un passaggio. Esattamente, tu dici: "Mi sono laureata con il massimo dei voti e ora... mi sono come 'bloccata'".

Successe, in piccolo, la stessa cosa anche a me. DIplomato con il massimo dei voti, affrontai i primi anni dell'Università in modo eccellente per poi bloccarmi.

Come te, pensai che fosse necessario un punto di riferimento... la "solitudine" mi dava ansia. Pure, non ero capace di "integrarmi" veramente. In verità, tendevo ad improntare tutte le mie relazioni sociali sulla base di una forte "formalità".

Cioè: non comprendevo il senso dell'Intimità.

La parola Intimità, rifletto, deve essere importante.

In realtà, l'Intimità è una funzione che si sviluppa nelle relazioni famigliari.

In psichiatria il punto di riferimento è cercato in quelle che, tecnicamente, si chiamano "SIBLING RELATIONSHIP".

La fase "sibling relationship" significa abbandonare le Dinamiche con i Genitori per incentrarsi sulle Dinamiche con fratelli, sorelle, cugini...

Se non si supera la fase Sibling relationship, l'Intimità viene ad incentrarsi su di un nucleo, il Romanticismo, che non evolve appieno.

§

Dunque, io non so se tu hai fratelli o sorelle.

Idealmente, però, vorrei che tu comprendessi che il Rapporto con loro ha pari importanza a quello dei genitori.

Quando, idealmente, il più tardi possibile, i Genitori verranno a mancare, il Rapporto con i fratelli e con le sorelle viene ad essere centrale.

Se non si forma una forte Sibling relationship, non si forma l'Intimità. La capacità di amare, di avere relazioni appaganti sia come sposi sia come amanti.

Il rapporto con i propri fratelli o con le proprie sorelle è essenziale per apprendere ad Amare i propri coetanei. Se si salta questa fase fondamentale, si crea una sensazione di Dipendenza.

Ne sono intimamente convinto.

Provo a spiegarmi: più le relazioni "sibling" sono larghe, inappaganti, frustranti, sbagliate, più la famiglia che andremo a costruire sarà instabile. E ciò accade perché non si è formata un nucleo essenziale della nostra Psiche.

Da cui un senso di Dipendenza... da cui il dolore estremo e la depressione nell'essere lasciati... (in realtà: quando muoiono i genitori, rimangono i fratelli e gli amici... ma questo raramente ci spinge a riflettere).

§

In senso Junghiano, quindi, la tua Terapia mi sembra fondamentale.

Ma non riesco a capire perché la tua Terapeuta, da più di un anno, non affronti il problema.

Provo a spiegarmi: può essere che tu sia FIglia unica. Oppure, può essere che tu non abbia creato un rapporto famigliare e sano con i tuoi fratelli o sorelle.

La tua Terapeuta, probabilmente, te lo ha chiesto. E, pure, non si è soffermata su questo.

Il Portato famigliare, il Comune patrimoni, quì, è essenziale...

§

Quando la riincontrerai, prova a chiederle tutto questo.

Riflettendo... se vorrai... dopo... su come ti ha risposto.
Mein Herz, halt Dich an mir fest

clarimonde

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3

Monday, November 1st 2010, 10:52pm

Ciao Pavély,

ti ringrazio per aver condiviso la tua esperienza. Penso che quando parli di difficoltà ad entrare in intimità con gli altri tocchi un punto importante anche per me perchè è proprio questa mia difficoltà (altalenante devo dire, perchè a volte è più intensa, altre sembra assottigliarsi un pò) ad impedirmi di instaurare quei rapporti di condivisione profonda che desidero fortemente ma che, ahimè, non riesco a coltivare.
Credo ci sia dietro una sorta di paura del rifiuto..Ma anche molto altro che per ora non riesco a cogliere.
La cosa curiosa è che l'intimità che più in assoluto mi spaventa è proprio quella con i miei familiari. Sono io a rifuggirla, e me ne rendo conto. E' come se vivessi fisicamente nella loro stessa casa, ma abbia alzato negli anni un muro emotivo che non lascia trapelare emozioni (soprattutto quelle positive), al di fuori della rabbia, che è l'unica che riesco ad esprimere senza sentirmi in imbarazzo.
Tutto ciò mi porta quindi a vivere una casa che non è più casa intesa come focolare domestico, sinonimo di calore e affetto, ma semplicemente un luogo fisico, freddo e senz'anima, in cui trascorro parte del mio tempo. Perciò è come se cercassi al di fuori quel focolare che io stessa mi sono negata (perchè mi rendo conto d'esser io a voler assolutamente tenere tutti a distanza,e lo faccio da quando ero bambina, e al motivo di questo sto cercando di risalire con la mia psi) ma di cui ho disperatamente bisogno.
Fatto sta che alla fine in assenza di questi punti di riferimento esterni (rappresentati nel mio caso da persone al di fuori della mia famiglia), io, appunto, resto inevitabilemente ferma.
Ho bisogno di rassicurazioni continue per qualsiasi cosa, per placare la mia ansia, il mio senso di vacillare nel vuoto, da sola e senza regole. Mancando le rassicurazioni, sale l'ansia, il vuoto mi divora e io mi blocco e inizio a vivere in una sorta di anarchia, nella quale non so cosa fare, perchè mancandomi il confronto con gli altri, i confini dettati dall'esterno, mi perdo.
Mi rendo perfettamente conto a livello razionale che questo rispecchia un comportamento assolutamente infantile, eppure non riesco a cambiarlo, per quanto mi sforzi, non riesco a vivere e fare ciò che dovrei fare in assenza di un supporto affettivo.
Interessante è anche l'appunto che fai sui rapporti fraterni. Io ho un fratello che ha 1 anno in meno di me, siamo praticamente coetanei, ma abbiamo un pessimo rapporto. Al contrario da bambini, pur essendo come cane e gatto (cosa assolutamente comune credo), eravamo molto legati. Crescendo mio fratello mi si è come rivoltato contro e ora ci parliamo a malapena, lui è diventato aggressivo, arrogante, e assolutamente privo di rispetto per gli altri (è come se tutto gli fosse dovuto, non mi sembra nemmeno cattiveria, quanto pura immaturità).
Con la terapeuta in effetti ho affrontato l'argomento più di una volta ma è come se non riuscissi ad andare a fondo nella questione, molte cose mi sfuggono ancora, e quando parlo dei miei rapporti familiari le considerazioni sono sempre le stesse e non riesco a scavare più a fondo.

Cos'è che invece ha fatto scattare in te il blocco universitario? E' successo qualcosa in particolare? (sempre se ti va di parlarne :) )

PS: E' buffo notare però, mentre scrivo, che ora non mi disprezzo più atrocemente come facevo prima, e mi accetto per quella che sono con meno difficoltà (pur mantenendo viva la voglia di cambiare lo stato delle cose e rendermi indipendente!), quindi probabilmente dentro di me qualcosa si sta smuovendo..

Pavély

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4

Tuesday, November 2nd 2010, 12:21am

Grazie per la risposta...

E non mi meraviglia il Post-scriptum che mi hai lasciato ("Qualcosa si stà smuovendo...").

Hai scritto quel Post-scriptum dopo aver accennato, velocemente, a tuo fratello. Senti di aver sfiorato il problema...

Dunque: il problema è l'Intimità. Quando dici di "soffrire" di Dipendenza, in realtà, esprimi, io penso, immagino, il desiderio "di intimità".

Ma non riesci a costruirla. Provi a costruirla fuori di casa. Ma osservi come sia "fragile". Come le "amicizie" siano fragili, apparenti, forse formali.

Pensi di essere realmente "amata"? Ma parlo di amore passionale... di amicizia profondissima? Io immagino che tu ti faccia queste domande. Io penso che tu te le ponga.

Non so la risposta. Non la posso sapere. Non la potrò mai sapere. Ma ciò che so è che soffri per la mancanza di Intimità. Ma soffrendo nessuno ti ha mai spiegato come nasce.

In breve: una "Sibling relationship" sana, è ciò da cui nasce l'Intimità.

Grosso (in grossissimo modo) in Psichiatria, si dà questo percorso:
- Il bambino si fida dei genitore.
- L'adolescente si fida dei fratelli o sorelle o della famiglia allargata.
- L'adulto si fida di chi ama.

La grandissima fiducia che il Bambino riversa sui genitori, si riversa successivamente sui fratelli e da questi agli altri.

Parlando di tuo fratello, Clarimonde, hai usato la parola "Bambini". Intendendo: quando eravate Bambini. Ma io ti chiedo... se eravate bambini, in realtà, vi fidavate dei vostri genitori.

Non di voi stessi, reciprocamente.

Da adolescenti avete preso strade diverse.

E, immagino, lui ha cominciato ad allontanarsi da te.

Osserva bene... facendolo ti ha privata di un punto di riferimento essenziale.

Così come lui si è privato di un punto di riferimento essenziale in te.

:|

E' ciò che in Psichiatria si chiama: "Dilemma Friend/Acquaintance".

Percepisci le persone come Acquaintances non come Friends (amici).

Dunque, a livello psichiatrico, si pone il problema dell'Informalità.

Analizziamo attentamente la questione: è l'Informalità a creare Famigliarità.

In famiglia, cioè, si è informali. La Famiglia è una forma di Informalità. Con i fratelli, cioè, si può essere liberi... scherzare... ridere...

Esattamente: la famiglia è qualcosa di Informale e, allo stesso tempo, non lo è. E' qualcosa di più, qualcosa di diverso. E' vero che una mamma ride e scherza con i suoi bambini e pure c'è qualcosa di unico e particolare...

Parlo, cioè, dell'Intimità.

La Famiglia è la Scuola dell'intimità.

Dunque: non ci sono le basi dell'Informalità (una casa fredda...).

La mancanza dell'informalità ha causato le difficoltà famigliari. Non ne è nata una famiglia...

§

E mi chiedo: cosa fare?

Evidente, agli occhi, mi appare questa verità: recuperare il rapporto con i nostri fratelli (anch'io ho due fratelli).

Clarimonde fare pace con lui. Comunicare con lui. Fare qualcosa con lui. Andare al Cinema... ad esempio. O fare assieme dei viaggi.

Tuo fratello e tu.

Parti da un rapporto sano con tuo fratello Clarimonde.

Un rapporto di vera famigliarità.

Scopritevi.

Ti prego: scopri tuo fratello.

Scopri cosa ama... in cosa crede... e farlo sarà difficilissimo.

Ma se ci riuscirai, credimi, rivivrai la tua adolescenza. E da quì, creare Intimità con le persone sarà facilissimo.

Più che dei genitori, ti è mancato tuo fratello.

Questa mancanza la percepisci (quando dici: "Ho bisogno di un punto d'appoggio"). Solo che non capisci che quando cerchi rassicurazioni, in realtà, esprimi il bisogno di creare un rapporto Sorella-Fratello forte e sano.

Puoi farcela.

§

Poi...

Mi chiedi la ragione del mio blocco.

La ragione è legata all'Intimità.

Esattamente: è legata alla mia patologia Autistica.

Soffrendo di Autismo, tendo, nella sessualità, a Dominare.

E, fin da bambino, questo binomio mi ha sempre fatto soffrire.

Non lo accetto.

E pure, in questo periodo, stò iniziando a riaffrontarlo di nuovo.

E' evidente questo: io soffro.

Ho sofferto di Depressione maggiore.

E stò male e devo curarmi.

E non mi vergogno di chiedere aiuto...

(Chiedere aiuto è la ragione principale per cui sono quì, nel forum).

In verità: come te, Clarimonde, io non ho creato una Sibling relationship sana.

Così, la mia vita si è, come dire, bloccata... (in un certo qual modo, anche i miei fratelli sono bloccati..).

E' complesso.

Mi spiego: i miei fratelli (38 e 35 anni) non sono sposati.

E, attualmente, Kay, mio fratellone, non è neanche fidanzato.

So che per guarire dovrei "uscire" con lui. Andare al cinema con lui... andare ad ascoltarlo ai concerti (lui è un Bassista).

Ma non ci riesco.

Non riesco a creare un rapporto con i miei fratelli.

:|

Non riuscendoci, la mia Intimità non evolve.

E questa realtà, mi blocca.

In verità: blocca gli altri campi.
Mein Herz, halt Dich an mir fest

clarimonde

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5

Wednesday, November 17th 2010, 10:37pm

Ti ringrazio ancora per l'ascolto Pavély, però mi sorge un dubbio per quanto riguarda i rapporti fraterni: allora i figli unici sono sempre destinati a non essere in grado di vivere in modo sano l'intimità nei rapporti con gli altri, non avendo fratelli? Io credo che possano partire un pò svantaggiati, però non fino a questo punto.. Perchè comunque è una deprivazione importante e questo significherebbe che gran parte della popolazione ne soffrirebbe.
Per quanto riguarda il rapporto con mio fratello, è una situazione difficile da recuperare, anche perchè praticamente mi ignora, spesso se gli parlo nemmeno mi risponde. Bisognerebbe essere in due a volerlo. In realtà, non sento di avere abbastanza energie al momento, nè voglia di combattere contro i mulini a vento...ormai il distacco emotivo dai miei familiari (tutti, genitori e fratello) è attivo da diversi anni, dall'infanzia credo, e nemmeno ricordo esattamente quando è nato, nè perchè.
Ho un pò il timore che se si è stati privati (o ci siamo noi inconsciamente privati) dell'affetto e dell'intimità durante l'infanzia, si resti mutilati per sempre, senza possibilità di poter vivere una vita piena e soddisfacente, senza essere in grado di intessere relazioni autentiche e intime, come chi ha avuto una vita familiare più sana.
Se non sono stata amata sufficientemente durante l'infanzia, come tamponare questo bisogno adesso, da sola? Devo farlo perchè il disamore che nutro nei miei confronti è la causa di tutti i problemi e tutto il malessere, ma.. è davvero possibile farlo adesso? O questo vuoto affettivo incolmabile farà sempre parte di me, irrimediabilmente? Ho paura di rimanere sempre indietro rispetto a chi non ha questa voragine dentro da colmare.
Mi sento derubata di qualcosa di importante, fondamentale, e temo di vivere una vita insulsa e vuota, incompleta, perchè incompleta sono io dal punto di vista affettivo. Mi sento derubata della mia giovinezza perchè invece di goderne come fa la maggioranza dei miei coetanei, sono qui a combattere con i miei mostri interiori, e questo mi fa dannatamente rabbia. Mentre gli altri vivono, io sono qui a cercare di recuperare le tappe. E il tempo fugge via, inesorabile. (Ho un pò l'ossessione dello sprecare la vita, e soprattutto la mia giovinezza.)
Credo d'aver sproloquiato un pò, scusami. E' che ho come un flusso di pensieri e metterli per iscritto mi aiuta un pò a fare ordine, è quasi terapeutico :)

Mi dispiace per il tuo malessere, chiedere aiuto dà un gran sollievo ed anch'io, come te, sono qui anche per questo.
Condividere la sofferenza, come si dice, la dimezza, e credo che sia profondamente vero...
Ma tu come vedi il tuo futuro? Hai fatto progressi in questi anni? Cos'è che vorresti per te?

Un abbraccio

Pavély

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Thursday, November 18th 2010, 11:43am

Sì.

Ho fatto progressi.

A distanza di un anno dalla mia iscrizione al forum, mi sto facendo tantissime domande...

E sto capendo molte cose del mio inconscio. E' come se stessi ricopiando in bella scrittura, degli appunti.

E ricopiandoli stessi vedendo le cose con più ordine, con più chiarezza, capendo molte cose, riuscendo a toccare parti di me nascoste.

Soprattutto: chiarissime mi appaiono determinate giornate della mia vita. Mi appaiono le giornate in cui ho ricevuto Abusi. In cui mi è stata fatta Violenza.

E' come se fossero Polaroid che tengo in mano... (una Polaroid era un tipo di fotografia). A distanza di un anno comincio a parlare. A capire. Ad affrontare me stesso... comincio a "parlare" con me.

E questo, credo, grazie a Pianista... e ad altri... (Alexander, UnoNessunoECentomila...).

Comincio a capire molte cose della mia Sessualità, delle mie Fantasie. Ora capisco che nascono da Traumi che ho affrontato durante l'Infanzia.

§

Clarimonde: io sono stato oggetto di Abusi.

E a ragione di questi, ho messo una distanza emotiva immensa tra me e la mia famiglia.

E' come se io, emotivamente, fossi in India e loro in una grande città del Canada.

Vedi... oggi, io riesco a capire il Perché di tante mie emozioni. E' come se stessi facendo ordine...

Farlo è difficilissimo.

Ma ci stò riuscendo.

§

In ciò che scrivi, parli spesso di Dipendenza.

Non avendo accesso alla Dimensione famigliare, immagino, penso, ipotizzo che nel gruppo della prima università tu fossi, un poco, la Bambina e che, nel gruppo, ci fossero persone che ti volevano bene come una figlia...

Non hai una figura genitoriale di riferimento.

(Mentre scrivo ti penso a Milano...).

Perché non hai avuto accesso a importanti rapporti paritari? Rapporti che ti legano prima ai fratelli e poi ad amici sentiti come persone vicine a te?

Non lo so.

Forse, semplicemente, cerchi una "figura paterna" da amare.

Forse, inconsciamente, cerchi solo un Compagno che abbia molti anni in più di te... dieci... quindici...

Forse, ciò che provi è solo questo. Ed è qualcosa di naturale... avere un Compagno che, non so... abbia 35, 40 anni... (laddove immagino che tu ne abbia... 22, 25?).

Essere la sua "bambina". Avere un punto di riferimento forte. Ed avere... sicuramente... amici della tua età...

§

Così da ciò che scrivi... emerge questa domanda: davvero ami un ragazzo della tua età?

Non lo credo.

Pure: ci sono moltissimi uomini che amerebbero avere un "rapporto" esclusivo... creare una fiducia immensa...

Soprattutto: dare continue rassicurazione e non criticare mai.

Io ne sono un esempio.

Mentre ti scrivo penso al rapporto con la mia più grande amica quì, PIanista.

E osservo che non la critico mai... le sono davvero vicino... cerco di incoraggiarla più che posso...

Ho una stima di lei, immensa. (Effettivamente, nella vita reale è qualcosa di differente... una donna eccezionale e unica).

Pianista ha un anno in più di me.

Però, davvero è il mio punto di riferimento (se faccio dei progressi è solo per lei).

§

Dunque: se io ho un punto di riferimento forte... posso capire ciò che provi?

Penso di sì...

Così come posso capire che, inconsciamente, ameresti un Compagno che abbia molti anni in più di te.

Con il tuo ex, forse, è stato proprio questo a non funzionare. Avendo, immagino... immagino semplicemente... la tua stessa età... non poteva essere un punto di riferimento forte.

§

Ti auguro di trovare un Compagno meraviglioso, che non abbia vissuto traumi difficilissimi.

(Un abbraccio Clarimonde).
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doctor Faust

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7

Thursday, November 18th 2010, 2:55pm

mi chiedo quanto questi risultati siano riconducibili alla terapia in sé e per sé o quanto siano frutto del normale processo di crescita che ognuno a modo suo compie man mano che il tempo passa. Il dubbio mi viene soprattutto in relazione al fatto che l'anno scorso, mentre attraversavo i bui e lunghi mesi di depressione, non sentivo nessun giovamento dalla psicoterapia.


come faccio a capire se effettivamente la terapia stia avendo effetti importanti su di me
che possano giustificare il grosso impegno economico richiesto ?


Ho bisogno di rassicurazioni continue per qualsiasi cosa, per placare la mia ansia, il mio senso di vacillare nel vuoto, da sola e senza regole. Mancando le rassicurazioni, sale l'ansia, il vuoto mi divora e io mi blocco e inizio a vivere in una sorta di anarchia, nella quale non so cosa fare, perchè mancandomi il confronto con gli altri, i confini dettati dall'esterno, mi perdo.


Io ho un fratello che ha 1 anno in meno di me, siamo praticamente coetanei, ma abbiamo un pessimo rapporto. Al contrario da bambini, pur essendo come cane e gatto (cosa assolutamente comune credo), eravamo molto legati. Crescendo mio fratello mi si è come rivoltato contro


il distacco emotivo dai miei familiari (tutti, genitori e fratello) è attivo da diversi anni, dall'infanzia credo, e nemmeno ricordo esattamente quando è nato, nè perchè.
Ho un pò il timore che se si è stati privati (o ci siamo noi inconsciamente privati) dell'affetto e dell'intimità durante l'infanzia, si resti mutilati per sempre, senza possibilità di poter vivere una vita piena e soddisfacente, senza essere in grado di intessere relazioni autentiche e intime, come chi ha avuto una vita familiare più sana.


O questo vuoto affettivo incolmabile farà sempre parte di me, irrimediabilmente? Ho paura di rimanere sempre indietro rispetto a chi non ha questa voragine dentro da colmare. Mi sento derubata di qualcosa di importante, fondamentale


Per ordine.
Una terapia junghiana nel tuo caso non ha senso. La tua sensazione ha una base precisa che tu stessa elenchi nelle ultime frasi, e di cui ne sei anche consapevole. Cosa vuoi che ti dica di piu' la psicologa?

Inoltre: Il tuo senso di smarrimento e di distacco dai tuoi genitori e' dovuto al fatto che tu avevi solo un anno quando e' nato tuo fratello, per cui sei stata spodestata dalle braccia di tua madre. La sensazione di essere stata derubata di qualcosa dipende da questo fatto, vissuto come drammatico e grandioso, perche un bambino di un anno, non ha gli strumenti per razionalizzare.

Il resto e' solo una conseguenza.
Tutti i tuoi sforzi per recuperare quell'affetto e quegli abbracci di cui ti sei sentita deprivare, e forse nemmeno realmente accaduti, ma solo vissuti da te in questo modo, erano destinatio a fallire, perche' la realta' dei fatti non si cambia: Tu sei nata prima di lui.

Probabilmente hai cercato di essere sempre la migliore, per ottenere riconoscimenti, fino ad esaurirti nello sforzo di esserlo. E per questo non riesci piu' a continuare negli esami. Non e' escluso che tu abbia intrappreso quel corso di studi per fare un piacere ai famigliari, e non a te.

Cosi come volevi essere una sorellina modello, facendo del tuo meglio, come una vicemamma. Cosa che ora tuo fratello rifiuta, perche non ha nessun bisogno di due mamme. Una basta e avanza.

Chi invece ha bisogno della mamma perduta, e delle sue coccole, sei tu.
Non riuscendo nel tuo intento hai cercato un surrogato fra le braccia del ragazzo, che, una volta fallito, ti ha lasciato nella disperazione di un secondo abbandono, che ricordava, nel profondo, il primo abbandono.

Finche' non riuscirai a dirti, in modo chiaro e adulto, che non hai bisogno di nessuno per vivere e che ti puoi carezzare anche da sola, invece che mendicare affetto, non uscirai dall'impasse.

Ti suggerisco la lettura di: Alla ricerca delle cocccole perdute, di GC Giacobbe, Ponte delle grazie.

Se ti ritrovi in cio che dico, se ne puo' parlare in modo piu' esteso.
Ciao.

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clarimonde

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Wednesday, December 1st 2010, 12:11am

@ Pavély: mi dispiace molto per la tua dolorosa storia, ma è bello sapere che la spinta per la comprensione dei propri conflitti e il possibile cambiamento possano partire anche da forum come questo.
Esser stati oggetto di abuso credo che porti inevitabilmente, tra le altre cose, a creare delle barriere, impedendo così l'intimità (intesa non solo come sessuale, ma soprattutto come emozionale, relazionale) con chi ci è attorno. Il chè è qualcosa di devastante a mio avviso, perchè ci impedisce di vivere autenticamente e pienamente.

A riguardo a me è successa una cosa curiosa: un anno fa circa, dopo aver assunto marijuana tramite cibo (un terzo di una fetta di torta; premetto che non sono una consumatrice abituale, avviene che mi faccia 2 tiri solo in casi veramente sporadici, mentre per quanto riguarda l'assunzione orale è stato il primo -e ultimo, visti gli effetti - episodio) ho vissuto un episodio di derealizzazione/depersonalizzazione - credo si trattasse di questo, in pratica avevo la sensazione di sentirmi come staccata dal mio corpo, le percezioni erano alterate.. sono state le ore più orrende e angoscianti della mia vita credo, pensavo d'esser diventata pazza - cmq il fatto è che in quello stato di vera e propria deliranza psicotica ero convinta (ora non ridete!! :blush: ) d'esser stata ipnotizzata dalla mia psicoterapeuta per farmi ripercorrere i traumi subìti nel mio passato. Quindi ho inziato a ripercorrere nella mia mente episodi vari e ad esporre quelle che potevano essere state esperienze traumatiche, e a un certo punto ricordo d'aver detto (confermato poi dalle amiche che erano con me) d'aver subìto violenza sessuale da piccola. (in tutto ciò ricordo che tremavo paurosamente).
Ora, che io sappia, ciò non è mai avvenuto, so che in alcuni casi ricordi estremi come questo possono essere rimossi, però dubito sia il mio caso.
Credo piuttosto sia stato un modo per la mia parte irrazionale di dare un volto (usando un'immagine così forte e atroce) alla mia sofferenza.
In qualche modo mi sento, o mi sono sentita, violata, derubata, ingannata, umiliata, e ciò probabilmente è avvenuto sottoforma di maltrattamenti più psicologici che fisici da parte dei miei genitori. E credo che da questo nasca la mia difficoltà nell'entrare intimamente in relazione con qualcuno.

Per quanto riguarda la situazione sentimentale, in realtà non mi sono mai sentita attratta da uomini molto più grandi di me, anche se riconosco il bisogno di ricevere continue rassicurazioni, come dici. Sì in questo mi riconosco molto, esteso in generale, non solo agli uomini.
Ecco, mi viene da pensare che spesso in alcune amiche tendo a ricercare una figura quasi materna, rassicurante e comprensiva. (Quel che non è stato mia madre).
Il fatto d'esser stata continuamente oggetto di critiche, spesso crudeli, da parte sua ha messo le basi per la mia autostima traballante.
In realtà nei rapporti il confronto mi piace, le critiche le trovo utili, quindi non desidero e non cerco rapporti che le omettano, ma mi rendo conto che se non vengono accompagnate dalla dolcezza, su di me hanno un effetto devastante.
Quel che tu dici sul rapporto con la tua amica Pianista è molto bello e credo che in realtà non sia il fatto che tu sia troppo accomodante con lei a fare la differenza, quanto il tuo modo di rapportarti con lei, con estrema comprensione e dolcezza (almeno, da quel che ho letto mi viene da immaginarlo così). Nel senso che immagino che volendole bene sicuramente cerchi anche di offrirgli nuovi punti di vista per i suoi problemi ecc (queste sono critiche costruttive) ma senza mai porti in un piano di superiorità, quanto piuttosto in una posizione di umiltà, comprensione e dolcezza.. e questo può davvero fare la differenza per persone come me, e come probabilmente la tua amica. Permette di crescere.
Appena nelle parole dell' altro intuisco violenza , arroganza, giudizio, io mi blocco letteralmente, e procedo con i miei meccanismi autosvalutativi.

@ Dott Faust: ti ringrazio molto per gli spunti, rispondo qui anche al tuo intervento sull'altro thread (che significa diventare adulti? cosa ci spinge a farlo?).

In effetti ho aperto due discussioni simili, nella seconda volevo focalizzarmi di più su ciò che ci spinge a diventare adulti e a prenderci delle responsabilità. Io credo sia possibile farlo solamente se si hanno delle motivazioni, voglio dire, deve esserci un guadagno, volendo, e questo guadagno credo sia la libertà. In questo momento, che si trascina da due anni, però non riesco a trovare queste motivazioni, tutto ha perso di senso, non trovo niente che mi spinga a tirarmi su le maniche e darmi da fare, non ci sono gratificazioni, affetti, nulla. Questo non significa che non le abbia cercate, però: ho frequentato un'associazione universitaria, ho enormemente ampliato il giro di conoscenze, mi sono iscritta ad un corso di danza ecc; solo che le conoscenze non mi bastano, ho bisogno di relazioni profonde e vere, per cui valga la pena vivere. Ho intrecciato l'anno scorso una relazione con un ragazzo 5 mesi dopo la fine della storia col mio ex, e stavolta sono stata travolta letteralmente dalla passione (col mio ex è finita per questo, non mi sono mai sentita realmente attratta fisicamente da lui, ma è stato lui a lasciare me , per un'altra), ma dopo 2 settimane è sparito. Ho scoperto in seguito che era tornato con la sua ex. Quest'episodio ha probabilmente dato il colpo di grazia alla mia autistima, e sono precipitata nel baratro in cui sono tuttora. Sono pervasa da un senso di profondo nichilismo, senza gratificazioni affettive niente ha più senso, perchè lottare? (con l'ansia poi, è questo il punto). Ammetto d'aver più e più volte fantasticato sul suicidio.
Comunque l'unica cosa che mi da un pò di speranza è il fatto che a Marzo dovrei partire per 7 mesi all'estero per fare uno stage. Credo possa essere l'occasione per smuovere finalmente questa situazione, e soprattutto allontanarmi da questa casa non può che essere un toccasana per me (già sperimentato in passato, anche se solo per brevi periodi di massimo 1 mese).
Mi chiedi se la mia scelta universitaria sia stata influenzata dai miei genitori. La risposta è no (con mia madre ho vissuto da sempre un rapporto altamente conflittuale, sin da bambina: alle elementari voleva facessi danza e io mi sono rifiutata categoricamente, andando alle lezioni senza però mai parteciparvi; voleva facessi il liceo classico e io ho optato per lo scientifico ecc - in tutto ciò invece mio padre è sempre stato assente, per tutto-) ma la domanda che poni comunque non è fuoriluogo. Dico questo perchè più che un voler accontentare i miei genitori, la mia scelta universitaria è stata dettata forse in gran parte dal voler dimostrare qualcosa agli altri in generale(anche se comunque non nego che l'interesse per la materia ci sia), e a me stessa. Qui è puramente una questione di autostima. Credevo, e forse credo tuttora, che sia l'unica via per poter essere rispettata e presa in considerazione (mi rendo conto dell'assurdità che scrivo, ma è così che purtroppo la vivo, è come se il mio valore di persona sia legato fondamentalmente a questo e senza di questo non possa esser amata). Per questo adesso mi vergogno profondamente di me e della vita da perdigiorno che conduco.

Ho letto il libro di Giacobbe che mi consigli quest'estate, è stato il regalo di una mia amica. L'ho trovato interessante (oddio tralasciando lo stile), mi ha fatto riflettere molto (ho letto anche la discussione qui sul forum sull'analisi transazionale). Ciò che ricordo è anche però la sensazione spiacevole nel leggerlo, dovuto al tono che usava. Mi feriva. Non per il fatto di riconoscere che io sia immatura ecc (perchè lo riconosco anche io e non ho problemi a parlarne) quanto più per il tono..non so, come dicevo prima a Pavély, il tono con cui si dicono le cose è fondamentale.
Credo ci siano persone che hanno bisogno di qualcuno che li sgridi e li metta in riga per crescere, e chi invece, come me, che se preso in questi termini non fa che chiudersi e autosvalutarsi ancor di più. L'autostima ne esce fortemente danneggiata anzichè fortificata. Ecco io alla fine del libro mi sono sentita una povera inetta indegna di stare al mondo, e mi sono odiata ancor di più. (non per i contenuti ripeto, che sono invece interessanti, ma per il modo di proporli). (Probabilmente sto drammatizzando, il libro l'ho letto mesi fa ma ricordo bene che mi lasciò queste sensazioni).

Grazie ad entrambi per l'ascolto :)

doctor Faust

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9

Wednesday, December 1st 2010, 11:58am

volevo focalizzarmi di più su ciò che ci spinge a diventare adulti e a prenderci delle responsabilità. Io credo sia possibile farlo solamente se si hanno delle motivazioni, voglio dire, deve esserci un guadagno, volendo, e questo guadagno credo sia la libertà. In questo momento, che si trascina da due anni, però non riesco a trovare queste motivazioni, tutto ha perso di senso, non trovo niente che mi spinga a tirarmi su le maniche e darmi da fare, non ci sono gratificazioni, affetti, nulla.


Rifletti: La tua parte Adulta dice che il guadagno sta nella liberta'. La tua parte Bambina invece vuole qualcuno che la ami e che la protegga.

Quoted

... ho bisogno di relazioni profonde e vere, per cui valga la pena vivere. ...Quest'episodio ha probabilmente dato il colpo di grazia alla mia autistima, e sono precipitata nel baratro in cui sono tuttora. Sono pervasa da un senso di profondo nichilismo


L'abbandono di una fonte d'affetto, da chi non ne ha avuto a sufficenza da bambino, equivale ad un lutto, con tutte le conseguenze: Depressione, demotivazione, confusione. Poi passa. Se il lutto e' forte ci vuole anche piu' di un anno.

Quoted

Mi chiedi se la mia scelta universitaria sia stata influenzata dai miei genitori. La risposta è no (con mia madre ho vissuto da sempre un rapporto altamente conflittuale, sin da bambina: .....ma la domanda che poni comunque non è fuoriluogo. ... la mia scelta universitaria è stata dettata forse in gran parte dal voler dimostrare qualcosa agli altri in generale(anche se comunque non nego che l'interesse per la materia ci sia), e a me stessa.


In altre parole non l'hai fatto per far piacere a tua madre, ma per continuare il tuo atteggiamento ribelle e conflittuale con lei. E' la stessa cosa. Sempre reazione infantile rimane. Una reazione adulta sarebbe stata quella di valutare i pro e i contro della scelta, oggettivamente, senza nessuna pressione, di nessun tipo.

Quoted

Qui è puramente una questione di autostima. Credevo, e forse credo tuttora, che sia l'unica via per poter essere rispettata e presa in considerazione (mi rendo conto dell'assurdità che scrivo, ma è così che purtroppo la vivo, è come se il mio valore di persona sia legato fondamentalmente a questo e senza di questo non possa esser amata). Per questo adesso mi vergogno profondamente di me e della vita da perdigiorno che conduco.


Qui parla l'Adulta che anela alla liberta', ma e' fortemente condizionata dalla Bambina che vuole affetto, ed e' distratta continuamente da questo.

Ho letto il libro di Giacobbe...L'ho trovato interessante ... Ciò che ricordo è anche però la sensazione spiacevole nel leggerlo, dovuto al tono che usava. Mi feriva.


E gia'. Ti ricordava i modi di tua madre e le sensazioni spiacevoli della disciplina senza amore.

Quoted

Credo ci siano persone che hanno bisogno di qualcuno che li sgridi e li metta in riga per crescere, e chi invece, come me, che se preso in questi termini non fa che chiudersi e autosvalutarsi ancor di più. L'autostima ne esce fortemente danneggiata anzichè fortificata. Ecco io alla fine del libro mi sono sentita una povera inetta indegna di stare al mondo, e mi sono odiata ancor di più.


Si, in effetti se una persona e' gia' in deficit, i modi bruschi, da maschio adulto e competitore, possono mettere in soggezione o irritare.
A me irritano, per esempio. Ma siccome mi rendo conto di usarli anche io a volte, cerco di dargli una dimensione dentro un quadro generale. Un modello che puo' piacere o no, ma e' la via verso la liberta' a cui alludi tu.

La stessa persona, in intimita', puo' essere la persona piu dolce e affettuosa del mondo. Sempreche' sia veramente un adulto equilibrato e non un bambino travestito da adulto, che ruba le caramelle e poi scappa.

Il deficit d'amore iniziale ti restera' sempre addosso, nelle sensazioni e nelle emozioni e nelle motivazioni. Ma sapere che tutti i tuoi atteggiamenti sono un seguito a cio', a come hai vissuto tu quella situazione iniziale, puo' anche permetterti di gestire razionalmente le relazioni, per non cadere preda di chiunque si presenti come dispensatore d'affetto, mentre invece vuole altro. Il pericolo e' diventare mendicanti d'affetto.

Inoltre la cosa da imparare e' carezzarsi da sola. Cioe' essere capace di darsi stima, riconoscendoci le piccole belle e buone cose che riusciamo a fare. Soffermandoci su cio', e dicendoci:- Sono brava. Ho fatto bene. Mi compiaccio con me-. Ti da forza e sicurezza, che anche gli altri ti riconosceranno.

Andare un po' all'estero ti fara' bene. Nuovi stimoli e nuove prove. Lascia a casa il sacchetto della spazzatura e portati dietro solo l'entusiasmo e la tua intelligenza.

Pavély

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10

Friday, December 3rd 2010, 11:27am

Leggendoti capisco una cosa.

Il parallelo che fai tra tua Madre e la tua Austima mi fa riflettere.

Cioè: più che "Luoghi" la tua "casa" sono "persone". Così, mi appare grandissima una domanda...

Ti senti a casa tua?

Qual'è la tua casa?

La tua casa dov'è?

Parlo di luoghi, Clarimonde.

Un luogo, la Casa, dove sentirsi protetti... amati... difesi... liberi.

I Paesi nascono per questo. :) L'Italia, ad esempio, come ogni Paese, è una "casa". Un luogo dove, in teoria, essere "liberi", "difesi", "protetti", a "proprio agio".

L'Italia nacque perché sotto il "dominio" straniero, le persone non erano libere. Non si sentivano protette. Non si sentivano a m a t e. Non si sentivano s i c u r e.

Ciò che capisco è questo: in casa, tu sei come un Paese sotto il Governo straniero. Senti il bisogno di Indipendenza. E in questa lotta per l'Indipendenza, non sopporti il "tono arrogante" del potere.

§

Sono felicissimo che tu parta per un Stage così lungo. E pure: intuisco che tornerai in Italia.

Penso questo: quando, Clarimonde, avrai una tua casa... questo continuo bisogno di rassicurazioni... vedrai... scomparirà.

Quando avrai una tua casa, vedrai la tua bellezza.

:)

Ed è ciò che, sopra ogni cosa, ti auguro.
Mein Herz, halt Dich an mir fest