Homepage di Nienteansia.it
Switch to english language  Passa alla lingua italiana  

Non risulti loggato.


Gentile visitatore,
Benvenuto sul Forum di Psicologia di Nienteansia.it. Se questa è la tua prima visita, ti chiediamo di leggere la sezione Aiuto. Questa guida ti spiegherà il funzionamento del forum. Prima di poter utilizzare tutte le funzioni di questo software dovrai registrarti. Usa il form di registrazione per registrarti adesso, oppure visualizza maggiori informazioni sul processo di registrazione. Se sei già un utente registrato, allora dovrai solamente procedere con il login da qui.

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

1

giovedì, 13 settembre 2018, 14:49

Come altra - menti

Approfitto di un momento di pausa per fare un esperimento, prendendo spunto dall'autobiografia di nata sbagliata. Mi sono reso conto di aver omesso tante cose sul mio conto: un po' per privacy, un po' perché certi aneddoti mi sembravano di poco conto. Forse, mettendo in ordine cronologico gli eventi, riuscirete a capirmi meglio e - soprattutto - riuscirò a capirmi meglio.

Sono nato il 25 gennaio 1979 a Sondrio, alle 17; essendo mia madre una dormigliona, credo di aver deciso di venire al mondo in un momento in cui non si fosse svegliata di soprassalto. Per un imprevisto che non voglio raccontare, il mio non fu un parto semplice: passai i primi 5 giorni della mia vita nel reparto rianimazione, ed i secondi 5 in patologia neonatale. Questo ha fatto sì che mi considerassi sempre "diverso e più sfortunato" dagli altri e che i miei genitori fossero sempre apprensivi nei miei confronti....ma io mi sentivo bene, fisicamente parlando, eccezion fatta per le continue tonsilliti che mi torturarono nei primi anni della mia vita.
Non ricordo molto dei miei primi 24 mesi: stando a quanto mi hanno raccontato, noi tre vivevamo in un appartamento in affitto nel capoluogo, poi ci trasferimmo nel paese d'origine di mia madre, a poca distanza dalla sua famiglia. Nello stesso periodo - più o meno - morì mio nonno paterno. Uno dei primi ricordi d'infanzia che ho è proprio la sua bara, nera, nella navata della Chiesa del paese. Di quei primi anni ho solo ricordi sfumati, come tante tessere di un puzzle che fatico a vedere nella sua interezza.
In ogni caso, sono certo che passai molto tempo con i miei nonni materni: non solo perché i miei genitori lavoravano (mia madre infermiera, mio padre impiegato), ma anche perché mio padre era Presidente del Circolo Ricreativo Assistenziale Lavoratori dove lavorava. Le mie giornate dipendevano dai turni di lavoro di mia madre: se aveva il turno del mattino, era mia nonna ad accompagnarmi all'asilo quando compii tre anni, se aveva il turno di pomeriggio, mia madre mi accompagnava e poi - alle quattro - andavo a casa di mia nonna con il pulmino. Potreste pensare che - almeno la domenica - passassi la giornata con i miei genitori: la risposta è "non sempre". Di tanto in tanto, mia madre era reperibile, pertanto era mia nonna a badare a me.
Fu una mezza fortuna il fatto che un mio coetaneo abitasse proprio sotto il mio appartamento: dico solo mezza perché avrei voluto frequentarlo più spesso, ma non potevo sempre andare a casa sua e - quando accadeva - il vecchiaccio vicino di casa si lamentava del rumore.
La laurea di mio padre faceva bella mostra in una stanza di casa nostra: io la potevo vedere ogni giorno, così come quasi ogni giorno mio padre ricordasse con piacere il periodo universitario. Per i primi due anni, però, lo vidi poco: lavorò prima a Milano, poi a Piacenza.
Comincio l'asilo e già si nota la mia timidezza: se qualcuno mi invita a giocare, accetto volentieri, ma io non chiedo mai

Citato

Posso giocare con te?

figuriamoci se io chiedo a qualcuno di giocare. Mi rifugio nei libri, come una sorta di novello Leopardi, mi piace leggere: per trascorrere un po' di tempo con i miei, li sveglio ben prima dell'alba, entrando nella loro camera con un libro sotto braccio. Già allora capivo che i miei genitori si sentivano obbligati a leggere in vece mia di prima mattina....Insomma, di certo lo facevano contro voglia. Intanto, mio padre torna sempre tardi la sera.
Nel 1985 una svolta: il 12 settembre comincio la scuola, il 1 ottobre nasce mio fratello. Solo adesso mi rendo conto quanto sia stato stressante per me quel periodo: del resto, parliamo di due eventi abbastanza pesanti, specie per un bambino di 6 anni. Sedici alunni sono guidati da una maestra molto "vecchio stampo": credo di essere stato uno degli ultimi a vedere i miei compagni picchiati per un errore (una volta, mi beccai uno schiaffone anche io). Un paio di cose dettate dall'impostazione della maestra non giovano molto alla mia socialità. Tra matematica e italiano, io preferisco la seconda materia, mentre la mia maestra dava più importanza alla prima (a Natale avevo già letto tutto il libro di lettura). Quando si tratta di fare lavori di gruppo, poi, il mio cognome non mi agevola: sono l'ultimo dell'elenco sul registro, in una classe nel frattempo ridotta a tredici....Quando si tratta di lavorare in coppia, io devo fare "coppia da solo", perché la mia maestra parte sempre dalla lettera A del cognome e fa solo coppie. Logico che mi senta escluso. Comincio a capire perché un paio di volte abbia fatto la pipì in classe.
La depressione credo cominci in quel periodo.
Il salto dalle elementari alle medie è traumatico: in prima ci capita una prof. di Italiano preparata, ma più adatta ad insegnare in un liceo piuttosto che ad un gruppo di ragazzi che si affacciano all'adolescenza. Arrivano le prime note sul diario (non avevo fatto i compiti perché me ne sono proprio dimenticato), le prime distrazioni ed i primi brutti voti causati dall'ansia (la tremarella davanti alla cattedra me la ricordo solo io), i primi giudizi dei professori ("Si impegna, ma i risultati sono inferiori alle attese"), i primi scherni dei compagni, fino a sfociare in 4 anni di bullismo: due alle medie, altrettanti a ragioneria. Io che non riesco a capire il perché mi trattino così, perché mi chiamino frocio e sfigato né che riesca a difendermi...Intanto, lei, l'ansia, cresce.
Il bullismo peggiora alle superiori: per me è come gettare benzina sul fuoco. Vengo accusato dai miei genitori di non impegnarmi abbastanza, compaiono i primi sintomi psicosomatici, vengo bocciato, cambio classe, ma non si risolvono i problemi.
[continua]

Questo post è stato modificato 3 volta(e), ultima modifica di "mpoletti" (13/09/2018, 16:49)


fran235

Esperto del Forum

  • "fran235" è un uomo

Posts: 6.663

Activity points: 20.290

Data di registrazione: mercoledì, 05 ottobre 2016

Località: Roma e l'universo

Lavoro: something

  • Invia messaggio privato

2

giovedì, 13 settembre 2018, 15:19

Bravissimo. Scivi, fa bene. Comunque non ti ha detto tanto male. Mia mamma e mia nonna mi picchiavano con un grosso cucchiaio di legno per ogni stron.... Elementari e medie con suore baffute che mi tiravao le orecchie a ogni piè sospinto e i primi due anni delle superiori a fare a mazzate con dei gorilla che mi chiamavano "fro.." quando erano di umore gentile ;)
It doesn’t even matter how hard you try...

Belfalas

Utente Fedele

Posts: 469

Activity points: 1.414

Data di registrazione: martedì, 26 agosto 2014

  • Invia messaggio privato

3

giovedì, 13 settembre 2018, 15:30

Bravissimo. Scivi, fa bene. Comunque non ti ha detto tanto male. Mia mamma e mia nonna mi picchiavano con un grosso cucchiaio di legno per ogni stron.... Elementari e medie con suore baffute che mi tiravao le orecchie a ogni piè sospinto e i primi due anni delle superiori a fare a mazzate con dei gorilla che mi chiamavano "fro.." quando erano di umore gentile ;)

...e fu così che ti beccasti quel pungo nell'occhio sinistro che ti lsaciò la pupilla permanentemente dilatata aggiungendo uno tocco di mistero in più al tuo già splendido fascino alieno!
Kiss

fran235

Esperto del Forum

  • "fran235" è un uomo

Posts: 6.663

Activity points: 20.290

Data di registrazione: mercoledì, 05 ottobre 2016

Località: Roma e l'universo

Lavoro: something

  • Invia messaggio privato

4

giovedì, 13 settembre 2018, 15:58

ahahah...tu ci ridi! suor Domenica era una marcantonia di 1,80 con baffetti da sparviero che faceva più male dei gorilla
It doesn’t even matter how hard you try...

mayra

Giovane Amico

  • "mayra" è una donna

Posts: 205

Activity points: 615

Data di registrazione: venerdì, 02 marzo 2018

Località: Torino

Lavoro: badante

  • Invia messaggio privato

5

giovedì, 13 settembre 2018, 16:56

Mpoletti abbiamo qualcosa in comune: anche il mio parto ( avvenuto nel 1977 ) fu tutt'altro che facile. Ero podalica, nonostante questo il ginecologo decise di farmi nascere con parto naturale, quando sarebbe stato meglio fare un cesareo. Mia madre racconta che alla nascita ero mezza asfissiata, e ho rischiato di morire, ma ormai è acqua passata.
Alle elementari una delle mie maestre ( per altro preparatissima ), si arrabbiava ogni due per tre per futili motivi. Le mani non le ha mai alzate a nessuno, per carità, ma spesso sembrava che cercasse un pretesto per arrabbiarsi ( non era un'impressione solo mia, quasi tutti i miei compagni pensavano la stessa cosa ).
Anche questo è acqua passata.

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

6

venerdì, 14 settembre 2018, 10:46

Intanto ringrazio per i commenti, poi [CONTINUA]
Dicevamo,la bocciatura. Per circa un anno, la situazione mi appare sotto controllo; i voti migliorano (non tanto come vorrei), ma le interrogazioni sono sempre un dramma. Studio, mi impegno, ma davanti alla cattedra mi impappino: ho paura, ho l'ansia, balbetto....Roba che ti fa sentire sbagliato. Vedi gli altri tuoi compagni prendere buoni voti ed avere tempo libero. Tu, per riposarti un attimo, devi fare tutto di nascosto, perché i voti devono comunque migliorare. Vengo mandato a ripetizione di ragioneria su consiglio della prof.: capisco i concetti, ma non riesco a memorizzarli con la facilità dei miei compagni. A dire tutta la verità, ho paura del giudizio altrui: non solo dei voti in senso stretto, ma che mi considerino un inetto.
La vita comincia ad essere monotona: scuola 4 ore al giorno, studio a casa 4 ore al pomeriggio. Mio padre si incaponisce che deve aiutarmi a fare i compiti di sera, quando rientra dall'ufficio: il tempo libero si riduce ulteriormente.
Arriva l'anno della maturità, che da quell'anno si chiama "Esame di Stato": 3 prove scritte, un orale, una tesina da preparare. Mio padre mette il becco pure nella tesina da portare all'esame, volendo decidere lui l'argomento. Lo dico al prof. che mi segue per le ripetizioni: lui parla con mio padre e riesce a fargli cambiare idea con un discorso circostanziato, fermo, preciso. Comunque devo studiare Dimagrisco in poco tempo, la pelle si squama come se avessi la psoriasi, ma ce la faccio. Sorprendentemente, prendo 6 al tema (più propriamente 10/15) e circa 8 nella prova scritta di ragioneria (13/15). Nella terza prova prendo due punti in meno della sufficienza, ma un buon orale mi fa arrivare a 65/100: mi sento libero, anche se per poco tempo.
Per l'Università devo trasferirmi da Sondrio a Milano. Mio padre non mi sembra troppo convinto se farò Scienze della Comunicazione, ma la Bocconi proprio non fa per me. Tuttavia, decide che - anziché un appartamento in condivisione - è meglio se vado in collegio. Motivo: tu non sai stare con gli altri e ci sentiamo più tranquilli in un ambiente "controllato". Bella zona, senza dubbio, ma il "bello" finisce lì. Il rettore del collegio vuole che socializzi.
Con le matricole è abbastanza semplice, ma poi conosco un paio di anziani che mi apostrofano come "matricola di m..." e mi chiudo a riccio: l'esatto contrario di quanto voleva il rettore. All'Università è diverso, ma invidio il fatto che gli altri riescano di tanto in tanto ad uscire la sera; a me non è permesso: devo rientrare a mezzanotte, come Cenerentola. La notte non riesco a dormire: ognuno nella propria stanza può fare ciò che vuole, ma le pareti sono sottili come carta velina, la stanza è spoglia.
Comincio a stare il meno possibile in collegio: nel frattempo, dico a mio padre che me ne voglio andare da lì. Un evento imprevisto, ma prevedibile, gioca a mio favore: siccome mi isolavo troppo, secondo il rettore non sono adatto alla vita del collegio, e mi caccia. Vado a vivere in appartamento.
Mi sento più libero, riesco a trascorrere qualche sera fuori, ma sono lento nello studio (i due esami di diritto diventano una tragedia greca). Risultato: due anni di fuoricorso, anche perché ho la sciagurata idea di passare dal Vecchio Ordinamento quadriennale al Nuovo Ordinamento triennale.
[CONTINUA]

fran235

Esperto del Forum

  • "fran235" è un uomo

Posts: 6.663

Activity points: 20.290

Data di registrazione: mercoledì, 05 ottobre 2016

Località: Roma e l'universo

Lavoro: something

  • Invia messaggio privato

7

venerdì, 14 settembre 2018, 11:09

anche io sono un genitore...ma quando c'è vo c'è vo

It doesn’t even matter how hard you try...

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

8

venerdì, 14 settembre 2018, 11:42

[CONTINUA]
Mio nonno materno si ammala nel 1999: lo vedo spegnersi a poco a poco. Mi lascerà un vuoto incolmabile il 29 settembre 2001, un paio di settimane dopo che ero riuscito a passare l'esame di diritto privato con la sufficienza striminzita al terzo tentativo...e dopo un triste evento che tutti ricordano. Tutte le lacrime che avevo dentro le verso nei due giorni successivi. Della mesta cerimonia funebre ricordo ancora vari episodi: un amico di nonno che mi accarezza la testa per consolarmi, l'unico compagno di scuola con cui avevo legato che si presenta al funerale perché aveva visto le carte, mio zio materno che mi passa gli occhiali scuri per coprire gli occhi rossi, mia zia/sua moglie che mi tiene sotto braccio mentre andiamo in Chiesa...e mio padre che mi intima di non piangere.
Riprendo subito l'Università: grazie alla maggior libertà data dall'appartamento riesco a farmi degli amici e a divertirmi. Forse ci siamo, ma qualche cosa - per me - è troppo: orari sballati, grandi spese quando si esce. Non lo so: mi sento a mio agio insieme a loro, ma a volte mi sembra che non mi capiscano. E' come se pensassi di essere normale, ma non lo sono agli occhi degli altri.

Facciamo un salto indietro. Vedendo il mio disagio, i miei mi spingono a consultare uno psicanalista. Lo "specialista" riesce in una cosa che mai avrei immaginato: riesce a non mettermi a mio agio. Alla seconda seduta, mi chiudo a riccio e lo saluto. So che lavora ancora, ma non l'ho mai più rivisto. Primo tentativo di psicanalisi fermato sul nascere: in parte sicuramente per colpa mia, in parte perché credo che lo specialista non fosse stato in grado di prendermi per il verso giusto. Diciamo che è un concorso di colpa: cinquanta percento a testa, con l'attenuante (per me) che io non conosco il mondo della psicanalisi, mentre lui dovrebbe essere in grado di capire le persone...Se, però, non sai a mettere a suo agio un paziente, è meglio che cambi mestiere: io la vedo così.

Credo sia allora che ho deciso di robotizzarmi: faccio solo ciò che volete voi, almeno non mi rompete le scatole. E' evidente che non sono adatto per vivere in questo mondo...ma la soddisfazione di suicidarmi non ve la do, non ve la voglio dare.
[CONTINUA]

finally

Utente Attivo

  • "finally" è una donna

Posts: 56

Activity points: 189

Data di registrazione: mercoledì, 12 settembre 2018

  • Invia messaggio privato

9

venerdì, 14 settembre 2018, 12:45

Facciamo un salto indietro. Vedendo il mio disagio, i miei mi spingono a consultare uno psicanalista. Lo "specialista" riesce in una cosa che mai avrei immaginato: riesce a non mettermi a mio agio. Alla seconda seduta, mi chiudo a riccio e lo saluto. So che lavora ancora, ma non l'ho mai più rivisto. Primo tentativo di psicanalisi fermato sul nascere: in parte sicuramente per colpa mia, in parte perché credo che lo specialista non fosse stato in grado di prendermi per il verso giusto. Diciamo che è un concorso di colpa: cinquanta percento a testa, con l'attenuante (per me) che io non conosco il mondo della psicanalisi, mentre lui dovrebbe essere in grado di capire le persone...Se, però, non sai a mettere a suo agio un paziente, è meglio che cambi mestiere: io la vedo così.


La prima volta che mi sono trovata davanti ad uno psicanalista, lui fece scena muta, e io pure, continuava a guardarmi con quegli occhi di ghiaccio, eppure ero disperata, diciamo che l'approccio col mondo della psiche non fu il massimo per me.

Altra-menti

Utente Fedele

  • "Altra-menti" è una donna

Posts: 326

Activity points: 1.244

Data di registrazione: venerdì, 23 gennaio 2015

  • Invia messaggio privato

10

sabato, 15 settembre 2018, 18:26

In tema di nascite

In tema di nascite, posso dirvi che io nacqui a sei mesi e mezzo. Anzi, mi fecero nascere perchè mi stavo soffocando.
Mia madre ebbe una pessima gravidanza, molto solitaria e con costanti minacce di aborto. Mio padre era lontano per lavoro, la sua famiglia di origine non fu mai molto partecipe e mia madre fu costretta a letto, accudita dalla vicina ex-prostituta.

Una volta al mondo, mi misero in incubatrice due mesi, poi alle dimissioni avvisarono i miei genitori che avevo una malformazione cardiaca grave.


Comunque le suore e i preti sono sempre stati grandi oppressori. Conosco parecchie persone cresciute in scuole o istituti con religiosi e nessuno ricorda di essere stato trattato bene. Qualcuno è rimasto profondamente traumatizzato.

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

11

martedì, 18 settembre 2018, 11:51

[Continua]
Lo studio rallenta: serate fuori, orari sballati non sono il problema principale. Il problema principale è sempre lo stesso: gli altri riescono a studiare, passare gli esami ed avere del tempo libero....io posso solo o studiare (e sperare di passare gli esami) oppure divertirmi. La classica coperta corta.
Comunque giungo all'ultimo esame con la media del 23 dopo sei anni. Non credo sia un caso che - il giorno dopo il suddetto esame, nonostante fosse maggio - mi sale la febbre: lo stress e l'ansia devono sfogarsi in qualche modo.
Da Milano riparto per Sondrio per il tempo della tesi: scendo una volta a settimana nel capoluogo lombardo per parlare con il professore, ma le cose procedono per il meglio. Non apprezzo il fatto che mio padre voglia a tutti i costi aiutarmi nella stesura: fa sentire "meno mio" il mio lavoro....ma fargli cambiare idea non è difficile: è impossibile.
Tra un capitolo della tesi e l'altro, mi ritaglio qualche spazio per organizzare un piccolo rinfresco da offrire ai miei (quasi) ex compagni di studi dopo la discussione. Invito non-mi-ricordo-quante persone, tra cui P. e G. P. è uno studente di ingegneria, mio amico perché figlio di amici di famiglia (spero sia chiaro). G.,invece, è una mia compagna di Università: a lei facevo leggere i vari capitoli della tesi prima di mostrarli al professore durante il colloquio, solo per passare il tempo, per ingannare l'attesa. Mi sembra logico invitarla alla discussione, prevista per il 15 giugno; lei non si presenta, si nega al telefono...Perché l'ha fatto? La giustificazione che non apprezza l'ambiente universitario come un tempo lascia un po' il tempo che trova, visto che - fino a pochi giorni prima - mi aveva promesso il contrario ("Per te faccio un eccezione"). Avrei dovuto insospettirmi visto che rispondeva al telefono solo quando la chiamavo con il numero nascosto. Insomma, posso dire che ho visto l'ultima volta G. a maggio 2005.
Mentre scrivo la tesi, comincio ad interessarmi per fare qualche stage: ho bisogno di fare esperienza. Un colloquio in questo senso sembra andare bene: per tre mesi dovrei andare a Lecco in una grossa ditta, ma è meglio che ci vada a settembre, perché avrei più possibilità di imparare (durante l'estate, il lavoro latita). Per non stare fermo due mesi, d'accordo con mio padre, vado a fare esperienza in un hotel. Il mio primo approccio con il lavoro non è dei migliori: bravino in linea teorica, ma l'ansia (che - comunque - non sento perché non me ne rendo conto) non mi permette di essere produttivo come il direttore dell'hotel vorrebbe. Non mi caccia solo perché il contratto è breve. Cerco di comportarmi bene con tutti, ma solo chi capisce un po' il mio carattere riesce ad apprezzarmi: sono un tipo sensibile. Chi ha un carattere più duro, riesce ad offendermi e a farmi sentire sbagliato praticamente in ogni circostanza.
[CONTINUA]

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

12

mercoledì, 19 settembre 2018, 14:38

[CONTINUA]
Certo, non è tutto così male; chi riesce a capirmi (purtroppo, sono in pochi) riesce anche a lenire un po' il mio dolore. In fin dei conti, basta poco: un saluto con un sorriso, quattro chiacchiere prima di andare a letto....Come avrebbe cantato Fiordaliso

Citato

Non voglio mica la luna

Il problema, se così posso dire, è che non mi rendo nemmeno conto di quanto sia "sproporzionata" la mia vita: penso al lavoro ed al dovere anche nel tempo libero. La lettura di piacere è - appunto - l'unico piacere che mi concedo. Difficile fare altro quando si è o ci si sente soli: discoteca, non mi piace (troppo casino), locali: trovo difficoltà ad aprirmi un varco in quel muro che rappresentano le compagnie già formate.
Ricordate quello stage che avrei dovuto fare a partire da Settembre? Ecco: quando ricontatto la stessa persona per iniziare, lei cade dal pero, non si ricordava di me, comunque in una breve telefonata ci accordiamo affinché cominci lo stage ad ottobre. A settembre, infatti, ho programmato l'operazione per la miopia: il mio più grande desiderio è quello di sbarazzarmi di occhiali e lenti a contatto definitivamente, perché le lenti sono spesse e - senza un supporto - riconosco le persone solo dalla voce, anche se sono sedute al mio stesso tavolo: mi mancano 7/10! L'operazione va bene e sono soddisfatto.
Un po' meno bene (per usare un eufemismo) va lo stage: mi alzo tutte le mattine alle 5.30 per prendere il treno un'ora dopo ed arrivare puntuale al lavoro, dopo ottanta chilometri di percorso...Per fare cosa? In teoria, per imparare qualcosa, in pratica per non fare...nulla o quasi. Una brava donna mi segue per quel poco che riesce, la mia tutor interna se ne sbatte altamente (non mi rivolge quasi mai la parola). Con gli altri colleghi, forse per un mio atteggiamento che - sia pur involontario - non gli piaceva, tendono ad evitarmi. Sono solo uno stagista, ma mi farebbe piacere se - almeno una volta - mi avessero invitato a pranzo con loro. Passo un mese a non fare praticamente nulla, fatta eccezione per quel poco che mi seguiva la brava donna, ma non voglio cedere: mi sono preso un impegno....non è colpa mia se mi date poco da fare. Un giorno mi chiamano in disparte: te ne devi andare, mi dicono! Cosa avessi combinato, proprio non lo so, ma era palese già da qualche tempo che non fossi benvoluto (eccezion fatta per la donna di cui sopra).

Trovo un lavoro a Milano come consulente bancario: se non altro, mi risulta utile il diploma di ragioneria. Quello, però, è lavoro vero ed io ho poca esperienza. Cerco di compensare il tutto con un impegno (Avete presente lo studio matto e disperatissimo di Leopardi? Ecco). Si trattava di un contratto a Progetto che - dopo 9 mesi ed un rinnovo - non viene portato avanti. Due sere a settimana e due sabati al mese sono impegnato in un Master di Relazioni Pubbliche e Pubblicità. Su questo fronte si apre uno scenario imprevisto. Riesco a legare abbastanza bene con gli altri cinque compagni di corso: quattro donne (di cui una coetanea di mia madre) ed un ragazzo un po' più vecchio di me. Finito il corso, trovo il modo di ringraziare tutti per la loro presenza con una lettera scritta da me. La coetanea di mia madre la legge e, via mail, mi manda i complimenti per ciò che ho scritto. Per quanto possibile, anche finito il corso io e gli ex compagni di master ci incontriamo di tanto in tanto, ma la coetanea di mia madre ha un atteggiamento troppo "protettivo" nei mie confronti: vuole a tutti i costi che tenti la carriera giornalistica. Certo, mi sprona, ma io non so che pesci pigliare: da un lato, non so da dove partire e devo comunque lavorare, dall'altro la cosa mi stuzzica. Per un po' ci provo, poi lascio perdere: scrivere mi diverte, ma non ho riscontri a quanto spedisco per le pubblicazioni. Appendiamo i sogni al chiodo e cerchiamo di essere concreti, come ha sempre voluto mio padre.
Finisco a fare data-entry in una ditta che capisco subito NON - MI - VUOLE. Il lavoro è semplice ma, comunque, devono spiegarmi quei pochi concetti. Con tutto il rispetto per la categoria, difficile imparare qualcosa da un ragazzo autistico. A parte questo, mi danno ordini contraddittori o - almeno - a me pare così: prima mi dicono di timbrare un plico di documenti con la data X, poi mi dicono che avrei dovuto timbrarli con la data Y. Comincio a credere di essere stupido forte: se ti dicono una cosa e tu capisci sempre "Roma per Toma", allora sei tu che non vai. Il mio lavoro consiste nel timbrare ogni singolo foglio arrivato per posta con la data di arrivo. E' una società di data -entry: arrivano tonnellate di documenti. Provate voi a fare lo stesso movimento per un lavoro che meno concettuale di così non si può anche solo per una settimana, poi vedrete che intelligenza sviluppa!
Il contratto avrebbe dovuto durare un anno: dopo sei mesi non ce la faccio più. Il lavoro è ripetitivo, stile "Tempi moderni" di Charlie Chaplin. Avete presente la scena in cui lui - dopo aver passato la giornata alla catena di montaggio - continua a fare lo stesso movimento con il braccio anche quando dorme? Ecco, io mi sento così!
L'ultimo giorno di lavoro, uno dei pochi colleghi con cui ero riuscito a legare un po', mi fa una confidenza: "Molti di quelli che avrebbero dovuto essere tuoi colleghi o tuoi capi (lui non c'entrava nulla, veramente, ndr) non ti hanno mai accettato: per te avevano zero considerazione! Non hanno accettato tuoi errori che ad altri sono stati perdonati, ma non capisco perché hanno avuto questo atteggiamento con te!" Devo trattenere le lacrime per la commozione e - pur dicendo la verità - cerco di mantenere la calma, rispondendo: "Avevo già capito da tempo come stavano le cose (era vero), ma non volevo mollare! Certo, anche io non saprei dire perché non sono stato accettato...ma, visto che ormai mi sono dimesso, sai che me ne frega?"

Tento di tornare dietro la scrivania con un contratto interinale in un'altra azienda (per brevità e privacy ometto dettagli), ma -ormai - il cervello è atrofizzato! Fortuna, almeno, che apprezzano l'impegno e mi tengono fino alla fine del contratto.
Inoltre, tra il 2009 circa ed il 2011, devo fare i conti con la malattia e la morte di mia nonna materna. Prima con l'aiuto del fratello, poi con una badante, mia madre è molto impegnata ad accudirla: il nervosismo in casa cresce a dismisura. C'è una sola cosa da fare: pensare a lavorare, impegnarsi al massimo, non dare preoccupazioni a nessuno..e vada pure al diavolo la vita sociale!
Nonostante provi a cercare di spiegare questi concetti alla signora coetanea di mia madre, ottengo l'effetto contrario: si fa sempre più insistente, vuole assolutamente che ritenti la strada del giornalismo. Inoltre, vuole assolutamente conoscere B., una mia ex compagna di Università con cui ero ancora in contatto perchè andavamo allo stadio insieme e di cui aveva tanto sentito parlare da me e da altre persone. Il giro è stato questo: la signora mi ha presentato un mio coetaneo, il quale mi ha presentato una sua amica, io ho presentato loro B. Insomma: io devo fare da tramitetra la signora e B, con B che non ne vuole sapere di conoscre la signora[CONTINUA]

Questo post è stato modificato 2 volta(e), ultima modifica di "mpoletti" (21/09/2018, 11:35)


mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

13

venerdì, 21 settembre 2018, 14:15

[CONTINUA]
Nel frattempo, si concretizza uno stage nell'ambito della programmazione a Milano. Non ho alcuna esperienza in materia, lo ammetto, ma ho bisogno di lavorare, voglio tornare a Milano (un po' per emanciparmi dai miei genitori, un po' per ritrovare i vecchi amici).
La persona che mi dovrebbe formare è bravissimo dal punto di vista professionale, ma ha un carattere molto particolare. Scoprii poi che aveva problemi in famiglia (so quali, ma non voglio dirli): un po' lo capisco, ma ciò che lui non capisce è che questo atteggiamento mi causa molti problemi dal punto di vista emotivo. Visto che di programmazione so poco o nulla, mi impegno anche nel tempo libero: libri, esercizi...Ad un certo punto, però, a causa di un mio errore chi doveva formarmi si stufa e non mi segue più....e pensare che sono solo uno stagista.
Sempre nella stessa Azienda, per fortuna, notano l'impegno e mi tengono per fare un'altro tipo di lavoro, più da segretario che da altro...ma mi piace.
Penso di riuscire bene nella mia mansione ma, quando vedo la mia prima valutazione, ho un colpo al cuore: nessuna sufficienza, eppure nessuno mi aveva dato direttive diverse, perciò - a mio parere - quello che facevo, lo facevo bene...evidentemente, non era così.
No, ragazzi: qualcosa non torna. I risultati non possono essere così modesti, soprattutto considerando che ci mettevo tutto l'impegno possibile ed un test d'intelligenza aveva rivelato un Q.I. normale: perché gli altri riescono dove io non riesco? Comincio a pensare che ci sia qualche problema di altro tipo: il test potrebbe essere sbagliato, visto che capivo spesso lucciole per lanterne sia all'orale che allo scritto, poteva essere che soffrissi di una qualche forma di dislessia. In una chiamata in cui mia madre si rattrista ed io mi agito per la situazione, riesco a recuperare il numero di uno psichiatra in ospedale. Lo psichiatra, dopo un colloquio, mi gira al reparto psicologia. Due psicologi mi fanno qualche domanda e vorrebbero seguirmi. C'è un problema: durante il colloquio, noto che uno dei due fa degli errori imperdonabili dal mio punto di vista
1. Non mi rivolge mai la parola: quando si tratta di concordare il successivo appuntamento, si consulta...con l'altra psicologa, non con me. Durante tutto il colloquio, tenuto dalla collega, si è limitato a redigere quella che presumo fosse la mia cartella clinica.
2. So come ti chiami, perché mi è stato detto dallo psichiatra, ma presentarti ti fa proprio schifo?
Conclusione mia: se è vero che uno psicologo dovrebbe sapersi rapportare con il paziente...tu non ti sai proprio rapportare. Passo una settimana a pensare. Lo psicologo non mi ha proprio convinto, ma ho già preso l'appuntamento: ci vado o non ci vado? Ragionamenti su ragionamenti, telefonata allo psichiatra che mi instilla più dubbi che altro. Arriva il giorno dell'appuntamento: strappo l'impegnativa del medico e vado al lavoro come se niente fosse.

Non so come mai, ma ho pochi ricordi dei mesi trascorsi tra ciò che ho appena raccontato e ciò che racconterò adesso. A gennaio 2015, In Azienda mi danno un nuovo incarico: assieme ad altri colleghi, una decina in tutto, dovrò andare presso un'altra ditta a fare un determinato lavoro. In una riunione preliminare, un paio di miei colleghi rifiutano , io ed altri accettiamo, ma ci viene detto che il cosiddetto capo progetto è una "persona molto particolare". Metto tutto fra virgolette perché mi rendo conto subito che io e lui siamo incompatibili caratterialmente. Logicamente, vuole che il lavoro sia fatto presto e bene, ma il suo carattere molto "duro" mi mette a disagio, io vado nel pallone e...mi caccia.
L'ennesimo fallimento è troppo anche per il mio corpo. Quando torno in ditta, la prima persona che mi incontra nota subito il mio dimagrimento. Proprio quel giorno, ricevo un invito a cena da mio fratello: mi puzza molto la concomitanza del termine del mio lavoro con questo invito, ma accetto. Con poche parole secche e precise, mi dice che non posso continuare a sperare che i miei genitori mi sostengano e che devo cercare di arrangiarmi da solo, possibilmente con l'aiuto di uno psicologo.
[CONTINUA]

Belfalas

Utente Fedele

Posts: 469

Activity points: 1.414

Data di registrazione: martedì, 26 agosto 2014

  • Invia messaggio privato

14

venerdì, 21 settembre 2018, 14:56

Ciao Matteo, vorrei che mi chiarissi, se possibile, le ultime righe del tuo ultimo intervento. Non sono sicuro di aver capito il senso delle parole che ti ha rivolto tuo fratello; in che senso ti dice che dovresti arrangiarti da solo? Rispetto al lavoro? O in generale? Il sostegno dei tuoi in quella fase era di tipo economico? Il quadro non mi è chiaro.
p.s. qualunque ne sia il senso non mi è difficile immaginare la presenza e l'iniziativa dei tuoi genitori anche dietro a questo intervento di tuo fratello.

mpoletti

Amico Inseparabile

  • "mpoletti" è un uomo
  • "mpoletti" ha iniziato questa discussione

Posts: 1.171

Activity points: 4.801

Data di registrazione: mercoledì, 12 marzo 2014

  • Invia messaggio privato

15

venerdì, 21 settembre 2018, 15:41

in che senso ti dice che dovresti arrangiarti da solo? Rispetto al lavoro? O in generale? Il sostegno dei tuoi in quella fase era di tipo economico? Il quadro non mi è chiaro.

Belfalas, per oltre il 60% si riferiva sicuramente al lavoro, considerando sia il suo carattere, sia ciò che era appena successo. Per la restante parte, non saprei risponderti: con mio fratello parlo pochissimo. A quel tempo, poi, succedeva una cosa: l'affitto era sufficientemente basso affinché potessi pagarmelo da solo, quindi - salvo problemi/imprevisti - l'aiuto dei miei genitori non era indispensabile. Ogni tanto, mi ritrovavo in mano un TOT da parte loro, come se volessero dimostrarmi il loro affetto con aiuti economici non richiesti.

2 utenti a parte te stanno visitando questo thread:

2 ospiti

Threads simili