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ColuiCheSogna

Nuovo Utente

  • "ColuiCheSogna" è un uomo
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  • "ColuiCheSogna" ha iniziato questa discussione

Posts: 1

Activity points: 10

Data di registrazione: domenica, 25 febbraio 2018

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1

giovedì, 15 marzo 2018, 17:33

Non concludo niente di buono.

Premetto che ho solo 13 anni e so che queste cose accadono a molti, ma ho bisogno vivamente di un consiglio. Frequento la 3 media, vado bene in tutte le materie tranne in matematica. Oggi l'ennesimo compito andato male e la prof mi dice letteralmente che faccio schifo. I miei amici se ne stanno andando improvvisamente, non studio più come prima, non trovo motivazione.. le cose che mi portavano piacere adesso non ho voglia più di farle. Poi ultimamente ho molto sonno, perdo l'appetito e ho grandi crisi d'ansia e attacchi di panico. Cosa posso fare?
E' un thread serio, cerco consigli e non commenti come "pensa a divertirti e ad uscire".
Grazie.

Elettra7

Super Moderatore

  • "Elettra7" è una donna

Posts: 2.668

Activity points: 8.452

Data di registrazione: venerdì, 14 ottobre 2016

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2

giovedì, 15 marzo 2018, 18:34

Ciao ColuiCheSogna
vista la tua giovane età, credo che sia opportuno spostare il thread nella sez. Risponde lo psicologo, gestita dal dott. Alessio Congiu.

Elettra7 per lo staff di moderazione

  • "Dott. Alessio Congiu" è un uomo

Posts: 102

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Data di registrazione: lunedì, 10 aprile 2017

Località: Padova

Lavoro: Psicologo clinico

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3

mercoledì, 21 marzo 2018, 00:18

Gentile Coluichesogna,

in qualità di thread serio, come giustamente ha sottolineato, proverò a fornirle un parere altrettanto serio e rispettoso delle difficoltà che starebbe vivendo al momento presente. Premetto che questo non costituirà un consulto psicologico, ma dovrebbe essere considerato più che altro come un semplice spunto riflessivo.

Parafrasando quanto ha scritto, potremmo così riassumere i principali segni di disagio:

- Riduzione della rete di amici
- Riduzione della motivazione per lo studio
- Riduzione del piacere per attività che un tempo venivano compiute con piacere ed interesse
- Sonnolenza
- Perdita dell'appetito
- Vissuti d'ansia e di panico

Presi singolarmente, nessuno di questi segni costituisce di per sé un fattore patologico; né la riduzione di motivazione per lo studio (comprensibile se si pensa al rapporto negativo presente con il professore di matematica), né la riduzione del piacere per le diverse attività (comprensibile se si pensa all'allontanamento degli amici), né la sonnolenza o la perdita di appetito (comprensibile se si considera l'ansia), né il panico (esperienza di per sé normale e non patologica). Data la giovane età, molti di questi segni potrebbero essere facilmente interpretati in misura più catastrofica di quanto non lo siano in termini clinici (es., riduzione della rete di amici, riduzione della motivazione per lo studio, etc.), se non altro in quanto l'adolescenza esprime di per sé il periodo più critico e complesso della crescita.

Discorso diverso dovrebbe essere compiuto analizzando il quadro generale, in quanto ciascuno di questi fattori porta ad un vissuto di sofferenza non assimilabile alla semplice somma del disagio relativo a ciascuno di questi. Dovrebbe essere quindi escluso che tali fattori fossero tra loro legati da un qualche motivo sottostante di natura medica o psicologica. Tali segni andrebbero quindi indagati in modo preciso e puntuale, e compresi in relazione alla sua persona, ai suoi interessi, al suo contesto familiare, scolastico, etc. Offrire un parere diverso equivarrebbe ad darle un giudizio grossolano ed approssimativo, non rispettoso del vivido bisogno di consigli che dichiara di stare percependo, e quindi poco utile per le finalità per cui ha scritto in questo forum.

In aggiunta, non avendo ancora raggiunto la maggiore età, ogni qualsivoglia forma di parere specialistico non potrebbe essere offerto al di fuori della sottoscrizione di un consenso informato dei suoi genitori. Immagino tuttavia che abbia già pensato di rivolgere a loro tali perplessità, preferendo piuttosto provare a gestire prima in modo autonomo quanto starebbe vivendo in questo periodo. Spesso infatti i genitori sembrano non riuscire a comprenderci come vorremmo, e questo ci porta a rifiutare il loro aiuto e a ricercare vie "alternative". Solitamente questa è la prassi comune di molti giovani che, per loro stessa natura, vivono in un mondo completamente diverso da quello degli adulti. E' questo un passaggio quasi obbligatorio della crescita e dell'emancipazione dai propri genitori, in un certo senso. Sfortunatamente, sono spesso quegli stessi tentativi non andati a buon fine a produrre un maggior malessere e a rendere più lungo uscire da un disagio che si sarebbe potuto gestire in modo molto più semplice se si fosse trovato il coraggio di parlare apertamente di queste difficoltà con i propri familiari; ma forse più che di coraggio, si tratterebbe di responsabilità. La responsabilità che una persona matura vorrebbe assumersi per proseguire lungo un percorso di crescita personale e indipendenza.

Pertanto, tra tutti i consigli che immagino più utili per quanto ha descritto, la esorterei, se non lo avesse ancora fatto, a parlare apertamente di questo disagio all'interno della propria famiglia, valutando insieme a loro se fosse o meno il caso di ricercare un parere specialistico.