Per fortuna i giudici del lavoro sono molto inclini a favorire il lavoratore, che è la parte più debole e soggetta a soprusi del genere. Inutile dire che spessissimo le ore di lavoro in più di quelle dichiarate non sono neanche pagate, io stesso per 3 mesi in un momento di assoluta necessità ero costretto a lavorare 8 ore la settimana in più, non pagate né in nero né in altro, ma spesso la debolezza del lavoratore impedisce azioni risolute, e conviene ingoiare il rospo e cercare di mantenere rapporti almeno non conflittuali.
Nel tuo caso però, poiché si tratta di una flagrante violazione degli accordi presi (anche se illegali), conviene muoversi, sono certo che si piegherà a pagare i ldovuto pur di non finire in tribunale dove oltre a pagare molto di più saranno grane serie anceh per il bar.
Un consiglio per casi del genere, io in previsione di un eventuale conflitto, avevo fatto fotografie di tutti i documenti compromettenti, dal ruolino dei turni per poter dimostrare che effettivamente lavoravo di più, alla cassa "segreta" ossia quella in nero e i documenti contabili alterati (mi fa schifo dirlo di essermi prestato ad imbrogli, ma purtroppo era inevitabile, se uno vuole mangiare, perché di questo si tratta di un tozzo di pane non certo arricchirsi, deve scendere ad infami compromessi che fanno a pugni con la propria integrità... è la maggiore tristezza della condizione povera o indigente).
La cosa che più mi turba però, è che c'è gente, non i "magnati" di basso borgo su cui non faccio affidamento in uno scatto di moralità, ma gli stessi poveri, che direbbero che IL MIO comportamento sia stato inaffidabile perché non si raccolgono prove dei porcacci comodi e illeciti dell'azienda. Questa santa azienda che secondo tante anime belle esiste per "dare lavoro" e non per rapinare della forza vitale le persone accrescendo smisuratamente i suoi profitti in cambio della mera sopravvivenza ad ogni diaria.