Ciao, ti ringrazio per i consigli che mi dai. Penso spesso ad una possibile via d'uscita..e finisce che non la trovo e resto depresso e senza speranza. Più che a una piccola rendita pensavo o a mettermi in proprio (in quanto a competenze non sarebbe un problema ma un bel rischio sì... se va bene, finirei col lavorare anche di notte, se va male finirei sotto a un ponte) oppure a cambiare mestiere, per es. diventare pittore: certo, morirei di fame ma almeno sarei più felice.
So come funziona questa società di merda, e che grazie alle paroline magiche come "di questi tempi", "produttività", "flessibilità", "crisi" è da 20 anni che stanno smantellando i diritti dei lavoratori.
Ma io non volevo fare qui un discorso sui massimi sistemi, né mi pare giusto prendersela con l'avvocato, che fa il suo mestiere, con la sua sensibilità.
Anzi, proprio per questo mi sono deciso a scrivere su questo forum, perché so che non è vero che "qualunque sia la mia inquadrazione giuridica", possono fare di me quello che vogliono: ci saranno rimaste poche regole, ma qualcuna c'è ancora. Solo che sono così contorte che un cittadino comune come me non può cavarci niente di certo.
Ad esempio, credo che il paragone con le cooperative non regge proprio perché quelle purtroppo sono fatte a posta: è proprio il legislatore che ha messo in piedi quel sistema perverso cha hai descritto tu (nel quadro dello smantellamento dei diritti di cui sopra).
Invece, nel caso in cui io fossi inquadrato come somministrato, non credo ci sarebbero dubbi che si tratta di una somministrazione fraudolenta, il che porterebbe a una sanzione penale e civile al mio attuale datore di lavoro, nonché la mia assunzione a tempo indeterminato nella società dove presto lavoro.
Capisci che non è indifferente la mia inquadrazione giuridica?
Questo l'avvocato lo sa... ma forse è perché in genere nelle sue risposte tende ad essere conciliante (questa è la mia impressione) che mi ha risposto in quel modo.
Gabri, per questo io ho insistito..non sono sordo..