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Juva

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1

giovedì, 11 ottobre 2018, 12:55

Sentirsi smarriti per non aver seguito l'istinto

Salve a tutti.
Scrivo un pò per sfogo e un pò per confrontarmi.
Sono uno studente di medicina di 28 anni, iscritto al 5 anno di corso. Non ho passato il test di ammissione subito, così mi sono iscritto a fisioterapia, ma non la sopportavo.
Dopo 2 anni mi sono iscritto a medicina.
Ho perso altri anni perché stavo male. Spesso rimanevo chiuso in casa. Soffrendo di attacchi d'ansia. Introverso e insicuro, avevo difficoltà anche ad entrare in un negozio.
In famiglia non comunichiamo molto. Così decisi di pagarmi una psicoterapeuta, e andai da uno psichiatra per farmi prescrivere degli ansiolitici.
Da allora ho fatto molti sforzi per normalizzare la mia vita, ho trovato la mia prima ragazza a 27 anni con cui sto ancora, ho un gruppo di amici che non avevo mai avuto, e sono 3 anni che do esami come uno studente in corso, con molto impegno e fatica, e buoni voti, ormai sono dentro un gruppo di studio ben affiatato.
Ma continuo a essere infelice, a soffrire di ansia.
Il motivo è che la medicina non mi appassiona, l'ho scelta a 21 anni per ambizione penso, e perché le materie non mi dispiacevano.
Ho sempre avuto interesse, e passione per l'economia, pur non essendo molto bravo in matematica, ma cavandomela. Leggo giornali di finanza, opero in borsa ogni tanto e ho letto un paio di libri tecnici.
Non mi sono mai iscritto a economia prima per immaturità, poi per paura.
La medicina non mi fa schifo, ma non mi entusiasma. ho pensato che potrei riciclarmi dopo la laurea in direzione sanitaria, anche se lo vedo un pò come un ripiego. Ma la tentazione di lasciare questo percorso è sempre forte.
Tutti gli anni mi vengono attachi di ansia, perché penso di aver sbagliato percorso, ma tutti, compreso la psicologa, mi dicono di finire medicina.
Sono confuso e stanco, è da tanto che sto male, e non so se e quando mi sentirò finalmente soddisfatto della mia vita. Io metto molto impegno in quello che faccio ma non mi rende felice
Ringrazio chi leggerà il post e chi mi risponderà

Krug

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2

giovedì, 11 ottobre 2018, 18:41

Ciao Juva,
sei certo che l'ansia sia generata dal fatto che non frequenti il corso che vorresti?
A me è successo qualcosa di simile: credevo che se avessi cambiato corso di laurea la mia vita avrebbe ritrovato un senso. In realtà l'idea di mollare tutto era solo un pretesto per scappare da altre problematiche.
In questo momento, credo che la tua psicoterapeuta sia la persona più adatta a indirizzarti verso la cosa giusta da fare.
Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro. - L'isola di Arturo, Elsa Morante

Juva

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3

giovedì, 11 ottobre 2018, 19:57

Ciao Krug)
Il dubbio che sia come dici tu mi è venuto.
Secondo lei l'ansia è un metodo per ingombrare la mente e non far prendere contatto con i problemi della realtà.
Mi puoi raccontare qualcosa della tua storia?
Grazie mille per la risposta)))

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "Juva" (12/10/2018, 08:34)


4

venerdì, 12 ottobre 2018, 15:56

Siamo uguali. Le uniche differenze sono che io ho un anno in più e sono fuori corso, all'epoca sono entrato al primo colpo e da tanto non ho un gruppo di studio che mi motivi ad essere più costante. Per il resto mi sembra di aver riletto la mia vita. Diversamente da quanto scritto dall'utente Krug, penso che la motivazione dell'ansia tu l'abbia individuata: medicina non ci appassiona, pur non facendoci schifo. Nel mio caso, sono persuaso che avrei condotto una vita più felice se mi fossi dedicato allo studio di una disciplina fortemente imperniata sulla matematica e le scienze naturali "hard" (il paradigma è ingegneria), ma, come te, prima l'immaturità e poi la paura mi hanno tenuto fuori dalla "giusta" via. Ora la volontà di laurearmi si fonda su altre motivazioni: la mancanza di alternative (non avendo abilità da spendere in una professione qualificata) e la consolazione - che spero meno magra possibile - di dedicarmi a qualcosa che si avvicini il più possibile ai campi del sapere che più mi appassionano (penso alla radiologia in senso lato e alla medicina nucleare in particolare). Se vuoi confrontarti, collega, sono a disposizione. :-)

Juva

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5

venerdì, 12 ottobre 2018, 21:09

Ciao collega giac)
Si mi piacerebbe molto confrontarmi con te. Purtroppo non posso inviare messaggi privati essendo un nuovo utente.
Immaginavo ci fossero altri ragazzi in questo tipo di situazione, ci sono molti fuoricorso in tutte le facoltà di medicina, ma fa molto piacere potersi confrontare.
Purtroppo medicina è molto lunga, penso sia più facile rispetto ad altre facoltà perdervisi, anche perché è socialmente ben vista, quindi una persona che lasciasse questo corso di studi è sempre vita in modo strano.
Lo sfogo è importante. E mi piacerebbe sapere di più circa i tuoi pensieri. Come possiamo contattarci?

Krug

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6

sabato, 13 ottobre 2018, 01:31

Ciao Juva, mi scuso per il ritardo di risposta e spero di non risultare prolissa.
Sono una studentessa di infermieristica, fuoricorsista ma fortunatamente in procinto di laurearmi. Ho comiciato il corso con grande motivazione, ma poi mi sono persa. Per tre anni sono stata insoddisfatta del mio corso di laurea e odiavo l'ambiente universitario perché soffrivo di ansia sociale e generalizzata. In questo contesto ho maturato una vera e propria idea ossessiva, volevo mollare tutto per provare ad entrare a medicina. A parte mia madre e la mia psicoterapeuta nessun altro sa quanto questa ossessione occupava i miei pensieri, letteralmente passavo intere giornate a dirmi "ho sbagliato tutto", mi disperavo a tal punto che l'ansia raggiungeva livelli esponenziali. Chiaramente volevo scappare da un ambiente che era da me percepito come nocivo e in cui spesso non mi sentivo all'altezza della situazione. Nonostante tutte le cose negative che notavo nell'organizzione delle lezioni e l'incubo della sessione d'esame, il tirocinio era per me una vera cura: l'ansia spariva, tornavo allegra, il lavoro era (è) estremamente appagante e bellissimo.
Nell'ultimo anno l'ossessione è sparita e ora sono contenta di essere al termine del mio percorso.
La mia psicoterapeuta sostiene che l'ossessione derivava dalla sinergia di altre problematiche tra cui: scarsissima autostima, forte dismorfofobia, crisi depressive e ansia derivanti dalla mancanza di attaccamento sicuro nella relazione con mio padre e relativi traumi risalenti agli anni della mia adolescenza (causa: sempre il padre). In pratica l'ossessione è insorta perché nella mia mente (e anche in quella dei miei familiari) la medicina è la scienza più ammirabile e vedevo l'ingresso in questa facoltà come ad una sorta di rivalsa; un modo per arrivare dove mio padre mai avrebbe potuto.
Non so se tu possa trovare dei punti in comune con la mia storia. Ti ho posto quella domanda proprio perché ho rivisto la me stessa insoddisfatta e ansiosa e mi chiedevo se l'ansia derivasse proprio da una ''strada non presa" o da qualcos'altro. Spero tu possa trovare presto risposte e chiarirti le idee. Per ulteriori confronti sono qui. Ciao!

Krug
Un sangue-misto di rado si trova contento in compagnia: c’è sempre qualcosa che gli fa ombra, ma in realtà è lui che si fa ombra da se stesso, come il ladro e il tesoro, che si fanno ombra uno con l’altro. - L'isola di Arturo, Elsa Morante

Questo post è stato modificato 4 volta(e), ultima modifica di "Krug" (13/10/2018, 01:49)


7

domenica, 21 ottobre 2018, 16:43

Ciao, io sono in una situazione simile, sul procinto di fare una scelta. Ho visto ora che hai letto il mio post, quindi non ti racconto di nuovo, ti dico quello che mi frulla per la testa, maybe you can relate e forse ti può aiutare... Ti avviso in ogni pensiero c'è un pro e un contro: Le passioni si coltivano, quindi magari andando avanti riuscirò a capire quanto questo lavoro sia comunque bello e interessante, ma mi sembra quasi una forzatura "faccio questo e mi DEVO appassionare". Sono abbastanza disperata, mi sembra brutto rimanere in una facoltà che non mi interessa più di tanto a fare un lavoro per cui io non mi sento portata, ma a sto punto proprio non so che cosa fare. Credo siano più o meno i pensieri che anche tu hai, ogni giorno.
La differenza è però che io ho 22 anni e sono all'inizio del secondo anno, quindi in molto mi dicono di cambiare, invece in molti ti consigliano di finire medicina dato che ormai hai già fatto molto, ti manca solo 1 anno (è pochissimo!) e quindi sarebbe un peccato lasciare, dopo la laurea magari potresti passare più all'aspetto menageriale e economico con qualche corso. In bocconi c'è un master in management della sanità, un mio parente l'ha fatto e ora è direttore d'ospedale, si occupa di personale e degli aspetti economici e giuridici e non ha una laurea in economia, solo il master. Viene chiamato anche per conferenze in bocconi/cattolica etc.
È semplice dare consigli da fuori, ma stare in questa situazione so che sembra di barcollare nel buio. Siamo fortunati, in buone facoltà, ci siamo impegnati per essere lì, siamo intelligenti, ma non ci vogliamo stare e quindi tutto va di male in peggio. Lo viviamo come una colpa. Nel tuo caso io mi concentrerei su quello che potrò fare una volta finito il percorso di medicina, come far sì di legarlo all'economia, se ti mancano pochi esami è un peccato buttare via tutto. Il management sanitario/economia legata alla sanità, poi io personalmente lo trovo molto interessante, non si lavora in prima persona sui pazienti, ma si migliora la vita dei malati e si aiuta la gente comunque, cosa che credo sia un tuo valore, essendoti iscritto a medicina.
Credo che anche io andrò per questa strada alla fine, rimarrò ad architettura cercando di trovare qualcosa che nell'ambito possa piacermi, ma anche io spesso mi faccio prendere dallo sconforto pensando di dover studiare per i prossimi due anni materie che non mi serviranno a niente e che non mi interessano per avere un titolo che non mi interessa, ma questo è l'unico modo per non perdere altri anni e entrare in una magistrale che forse potrà interessarmi.
L'ultima volta la mia psicologa mi ha detto: anche se cambiassi niente ti assicura che le cose andrebbero meglio.
Ti auguro buona fortuna, spero tu riesca a convincerti non solo razionalmente ma anche emotivamente che sia meglio finire, per non viverla così male.
Prova ad informarti sui master di primo/secondo livello che ti possono interessare e mettiteli appesi alle pareti, così avrai un buon motivo per fiinire. Come quando al liceo, pur non sopportando alcune materie abbiamo dovuto studiarle per raggiungere l'agognato diploma e fare qualcosa di migliore dopo.

Questo post è stato modificato 1 volta(e), ultima modifica di "jfx" (21/10/2018, 17:01)


Juva

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lunedì, 29 ottobre 2018, 21:16

Grazie a tutti)
Fa molto piacere vedere persone così gentili e disponibili ad ascoltarti
Vi ringrazio molto) purtroppo la vita non ci porta sempre esattamente dove vorremmo, a volte anche per mancanza di ascolto perché non sempre è facile trovare la giusta scelta da soli.

Michele®

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martedì, 30 ottobre 2018, 20:56

Tutti gli anni mi vengono attachi di ansia, perché penso di aver sbagliato percorso, ma tutti, compreso la psicologa, mi dicono di finire medicina.

Finisci medicina! ci hai messo tanto impegno, è una laurea bellissima (io avevo superato i test e poi non me la sono sentita perché a parte i test ci sono esami troppo tosti se non hai la testa giusta). Te sei al 5 anno e vuoi mollare? Ma dai! E poi oltre a guadagnar discretamente bene quella del medico è una nobile professione perché aiuta il prossimo ed è una cosa magnifica. Dirò di più, se puoi specializzati anche.

MezzaVita

Giovane Amico

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lunedì, 26 novembre 2018, 12:35

Ciao Juva.

Ti racconto cosa è successo ad una mia amica. Si è iscritta a medicina, ma già al secondo anno ha cominciato ad avere dei dubbi, probabilmente fin dall'inizio non ne era convinta. Per un po' ha pensato di mollare tutto, poi per una serie di motivi - primo tra tutti il fatto che suo nonno le pagava gli studi e lei non voleva dargli il dolore di rinunciare ad ad avere la nipote medico - ha stretto i denti ed è andata avanti. Nei week end lavorava nel locale del fratello, in settimana era a lezione. Non sempre, intendiamoci, era ansiosa da morire, affrontava i tirocini solo sotto benzodiazepine. Al quarto anno diceva senza problemi di aver sbagliato strada, a lei la medicina faceva proprio schifo, e si è messa in testa di trovare una specializzazione che le desse meno contatti col sangue possibili.

Alla fine per puro caso ha chiesto una tesi interessantissima ad un professore piuttosto disponibile, ed è successo quello che nessuno immaginava: si è innamorata della specializzazione del reparto in cui ha chiesto la tesi. Si è laureata fuori corso, ma con un bel 110 e lode. E' entrata in specializzazione quello stesso anno. Ora ha 32 anni, ma è al terzo anno, sta per finire, ha un futuro ben avviato.

Al quinto anno, in tutta onestà, ti conviene prenderla la laurea. Non è detto che tu debba fare il medico tutta la vita. Puoi cercare percorsi alternativi che ti permettano di sfruttare i tuoi talenti. Non vedere la direzione sanitaria come un ripiego, so che è difficile nell'ambiente fare discorsi sensati su cosa è ripiego e cosa no. Ho avuto professori che ci chiedevano cosa volevamo fare dopo la laurea, e se rispondevamo "il medico di base" ci dicevano con disprezzo "ah, quindi vuole fare il burocrate!". Ora, come ben sai, non lo butterebbe via nessuno un posto in formazione come medico generalista, nonostante ci si guadagnino poco più di 850€ al mese per 3 anni.

La scelta finale è tua, ma ricorda che questa è anche l'unica facoltà dove un certo ritardo nella laurea viene tollerato. Poi nella vita non si può mai dire, le cose cambiano.

In bocca al lupo. :)