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Kimitake

alla ricerca della speranza perduta

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1

giovedì, 15 gennaio 2009, 22:47

io ricordo in questo modo i miei anni del liceo, come una grande mortificazione delle mie aspirazioni, delle mie piccole grandi capacità, della mia voglia di imparare, di capire...
Fanciulla, dimmi di nuovo
cosa può crescere senza pioggia?
cosa può ardere per molti anni?
cosa può bramare e piangere senza lacrime?
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amare... i propri nemici

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2

giovedì, 15 gennaio 2009, 22:57

io associo la scuola ad una grande ansia, ansia di non avere il tempo per finire di studiare per il giorno dopo, ansia per le interrogazioni.

Da quando lavoro devo dire che sono molto più contento e motivato.

LunaX

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3

giovedì, 15 gennaio 2009, 23:12

Ad esempio questo potrebbe benissimo essere connesso alla sottostima di cui parlavi nell'altro topic.
[...]

Aprikose

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4

venerdì, 16 gennaio 2009, 08:50

Esattamente.

Spesso il liceo è luogo di mortificazioni, proprio perché vissuto in un periodo particolarmente delicato per l'identità (e l'autostima) delle persone...
Viviamo in un mondo in cui l'uomo è l'abito che indossa. Meno c'è l'uomo, più è necessario l'abito.

Kimitake

alla ricerca della speranza perduta

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5

venerdì, 16 gennaio 2009, 10:08

penso abbia influito molto sulla mia autostima... infatti quando scelsi la facoltà esclusi subito quelle a numero chiuso perché ero certo che non avrei mai passato il test... mi sarebbe piaciuto fare lingue orientali ma la esclusi perché non credevo che sarei mai stato capace di imparare una nuova lingua date le umiliazioni che mi infliggeva il mio prof di inglese...

mi sarebbe piaciuto fare una scuola per liutaio ma mi ero convinto che io non avevo sufficiente manualità per riuscire...

Anche i miei "cari" compagnucci mi hanno fatto capire che io andavo bene solo a scarrozzarli in giro con la macchina...
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dragonfly

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6

venerdì, 16 gennaio 2009, 11:40

Guarda, ti posso dire una cosa? al liceo qualsiasi cosa tu faccia vieni criticato...
se sei in gamba t usano per poi criticarti alle spalle, oppure dicono che 'te la tiri'; se nn fai nulla t criticano per il contrario...
e poi? chi ha mai avuto una classe perfetta? vorrei conoscerlo....
gruppi, gruppi, e ancora gruppi...uno che critica l'altro...e io odiavo queste cose...
essere o non essere, questo é il problema!!!

Kimitake

alla ricerca della speranza perduta

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7

venerdì, 16 gennaio 2009, 11:54

Ciao LIbellula

io penso di essere stato l'unico della classe che riusciva a parlare con tutti i compagni... sai perché? Perché non ero riuscito ad inserirmi veramente in nessuno dei 2-3 gruppi... Andavo bene per fare numero per la partita a pallone o per il giro in montagna... ma anche per marinare la scuola dato che poi potevo portarli in giro in macchina... oppure per portare qualche cassa di vino dato che avevo un conoscente che aveva la vigna...

E questo è continuato anche all'università con la differenza che lì non cercavo di inserirmi, ma mi escludevo di proposito... salvo poi restare a guardare con invidia mentre chiacchieravano tra loro.
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dragonfly

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8

venerdì, 16 gennaio 2009, 12:10

io avevo fatto amicizia cn tutti (qs) nella mia scuola tranne che cn i miei compagni di classe...e devo dire spesso e volentieri x mia volontà...io ero, cm si definisce, una di quelle che "stava un po' con tutti un po' cn nessuno"; ho avuto i miei grattacapi, certo, ma ne sn uscita!!! dal di fuori, ti dirò, capisco molte cose che prima nn avevo capito, e proprio rincontrando alcuni dei miei compagni...x es ke in quella classe nessuno era amico di nessuno, facevano gruppo punto, e poi sparlavano l'uno dell'altro, e dire che in classe erano così teneri (x modo di dire) quando si univano x mortificare quello che nn era del loro gruppo...
mi spiace dirlo così, nn voglio sembrare superba o altro, ma persone cm loro le ritengo inferiori a me sinceramente..
essere o non essere, questo é il problema!!!

Aprikose

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9

sabato, 17 gennaio 2009, 08:56

Sai cosa Kimi...adesso sei più grande, e puoi cominciare a prendere le distanze da queste esperienze...è andata così allora, ma tu lo sai, ti rendi conto di quali siano stati i meccanismi che l'hanno creata...per cui, perchè non provi a metterti nell'ordine di idee che ora le cose possono non andare così, se tu spezzi la catena dell'autoescludersi, ad esempio?
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secretgarden

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10

sabato, 17 gennaio 2009, 15:06

Io alle superiori stavo BENISSIMO...

ma un benissimo più finto penso che non possa esistere

dragonfly

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11

sabato, 17 gennaio 2009, 16:08

Se c'é qualcuno che reputa di aver vissuto benissimo il liceo mi piacerebbe proprio conoscerlo!!!
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Kimitake

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12

sabato, 17 gennaio 2009, 16:11

Citato da "Aprikose"

Sai cosa Kimi...adesso sei più grande, e puoi cominciare a prendere le distanze da queste esperienze...è andata così allora, ma tu lo sai, ti rendi conto di quali siano stati i meccanismi che l'hanno creata...per cui, perché non provi a metterti nell'ordine di idee che ora le cose possono non andare così, se tu spezzi la catena dell'autoescludersi, ad esempio?

Per me è molto difficile... anzi non riesco proprio a capire come fare dato che per me escludermi è una conseguenza logica. Sono infatti sicuro al 200% che se cercassi di fare delle nuove conoscenze, non parliamo di relazioni con ragazze :red:, io verrò sempre e comunque rifiutato... ne sono convinto come che il cielo è azzurro e che l'erba è verde.
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cosa può crescere senza pioggia?
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don Salieri

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13

sabato, 17 gennaio 2009, 17:53

In the night, when it's dark
I will stand, dressed in black
Astral world
I'm the dream in your sleep
I'm the tear when you weep
And I can hypnotise you with bionic eyes
You can find me around, Astral world
You can see me around, Astral world
I'm the fear in your mind
I'm the way you can't find
But I can ease your pain
With my synthetic brain
You can find me around, Astral world
You can see me around
But it'ill take some time until you realize

The day you'll see the light
I will stand dressed in white
And I'll give you the key
To the Eternity
Astral world is around
But it took some time until you realize

secretgarden

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14

sabato, 17 gennaio 2009, 19:03

Citato da "dragonfly"

Se c'é qualcuno che reputa di aver vissuto benissimo il liceo mi piacerebbe proprio conoscerlo!!!

benissimo finchè tutti facevano come dicevo io ed erano meno bravi di me

turtle87crociato

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15

domenica, 18 gennaio 2009, 02:14

A me al liceo si è spenta una luce. Dovrei raccontarlo in un altro post, quello da me aperto e come tante cose della mia vita mai chiuso. Ricordo ancora i primissimi giorni. Era l'estate del 2001, e la vissi quasi come ho vissuto quella successiva alla maturità. Ricordo come se fosse ieri quei giorni appena dopo l'11 settembre. Mi rendevo conto, letteralmente, che cominciando il liceo, sarebbe finita la mia vita.
Una vita spensierata, normale, con qualche certezza.

Alle medie studiavo molto, ma perchè durante il giorno perdevo tempo. Le materie orali le studiavo in classe pochi minuti prima di essere interrogato.

Mi sentivo talmente sicuro di me che non mi importava di niente. Ero sicuro, e i risultati erano anche positivi. Positivissimi. Ricordo che la mia professoressa, di me e di un mio amico, quello storico (per chi avrà letto la mia storia altrove) parlava bene anche con gli altri professori.

C'era forse un clima in cui mi sentivo "accettato", anzi "stimato".

Questo clima non è mai più tornato, questa serenità che produceva anche un sano sviluppo delle mie facoltà mentali.
Era sicuramente un'illusione, che mi faceva felice. La mia intelligenza non ha niente di prodigioso, anzi, giorno dopo giorno ne sperimento il fallimento totale. Alla normale angoscia che una qualunque esistenza vive, si somma quella del fatto che giorno dopo giorno sento che la mia intelligenza sta perdendo vigore, mentre la mia volontà di sapere rimane sempre immutata. Mi sento prigioniero di questa volontà mal supportata dal cervello, e così mi sono sempre sentito durante il liceo.

Questa è l'eredità che mi porto dietro dal liceo. Lì mi sarei dovuto "formare", come mai più in seguito: ebbene, io lì, in una maniera che mi pare ancora "assurda", "inconcepibile" (spesso mi chiedo: ma perchè proprio a me, così, all'improvviso), lì è iniziato il progressivo mio disfacimento.

La matematica è stato il punto più dolente di quest'esperienza. Io ho sempre pensato, e penso ancora oggi, che per lo studio della matematica basta che ci sia la passione. Ebbene, in me questa non basta.
Ma dirò di più: quando leggo una cosa, matematica, che non riguarda quello che "devo studiare", la mia memoria, il mio interesse, mi stupisce: riesco a ricordarla a lungo tempo, se non per sempre. Quando invece devo imparare qualcosa perchè "devo", si paralizza tutto in me. E' questa differenza che mi fa paura, più di tutto, perchè nessuno veramente la capisce, è un disturbo "troppo raro" per poter essere compreso da altre persone.

Ho provato a vedere se nel mio "impedimento" per la matematica ci sia qualcosa di patologico: se qualcuno di voi mi può aiutare, gliene sarei grato.

Ho l'impressione che gran parte delle mie sofferenze sparirebbe conoscendo il male di cui sono malato, in relazione al sapere, e alla matematica in particolare. Questo blocco, pigrizia, che è solo legato al fatto che "devo fare una cosa". Questa voce interiore che mi dice "tu non puoi imparare, è matematica, non potrai mai riuscire".

Scusa, Kimitake, scusate tutti la digressione. Sto disperandomi senza lacrime (non riesco nemmeno a piangere più).

E' un problema mio, e sinceramente non me ne frega degli altri, ma se immagino per un momento alle sofferenze che i miei hanno sofferto da quando hanno visto la luce nei miei occhi svanire, comparire sempre quella macchia di terrore, di dolore, di oscuro nei miei occhi azzurri, che da piccolo brillavano di vivacità (a loro dire), se ci penso mi atterrisco ancora di più. Qui al sud, quando si vede un ragazzo, ci si commuove ancora a pensare a quanto intelligente o bello o sensibile o buono sia, e quando una di queste doti viene a mancare progressivamente (nel mio caso è un mix, cala l'intelligenza, cala la volontà, cala la vivacità), credetemi, è una cosa difficilmente spiegabile. A maggior ragione se i miei per motivi di lavoro si trovano costantemente a vedere altri ragazzi in cui certe facoltà aumentano, anzichè diminuire.
Io mi sento così, con due fardelli: quello di non riuscire a spiegare il mio declino intellettuale, cominciato al liceo e mai più esauritosi del tutto, e quello di non riuscire a tollerare che i miei, i miei nonni, soffrano per questo progressivo declino.

Sto pensando seriamente di andarmene, ho pensato più volte di prendere un aereo, una nave, un treno semplicemente, e scappare per sempre da qui, per non doverli più affrontare.