Primo: Se decidi di partire con la solfa del "Studiare perfettamente", partiamo moooolto male: non esiste la perfezione in qualcosa, ed è da stolti cercare di raggiungerla, sopratutto perché sarebbe una palla se mai fosse possibile (prova a pensare se tu avessi sottomano la conoscenza totale di tutto l'universo? Ti immagini che noia e autostima bassissima ti troveresti?). E quindi ti pongo una domanda: se non esiste la perfezione in nessuna cosa, chi mai può dirti che quello che stai facendo non è "perfetto"? Forse non per lui, ma lui non è te, e quindi tutto crolla.
Secondo: Se non esiste il perfetto, neppure la parola impossibile dovrebbe essere annoverata nel dizionario della vita quotidiana, dato che tutto a questo mondo è possibile. Prova a raccontare a ragazzi del 1900 come si dicevano quando si sarebbero visti al bar nel 2012; ti avrebbero detto che era impossibile, peccato che oggi sms con telefoni cellulari suonino come una cosa banale. Quindi recuperare in tre mesi un'anno di scuola non è assolutamente una cosa impossibile, certamente difficile, ma lungi dall'essere indegna di qualsiasi sforzo (se tu vedessi come sono i programmi universitari più "consistenti", capisci che più o meno lo sforzo è quello che tu stai dando per insolubile): per farti un'esempio personale, io ho dovuto recuperare circa 4 mesi di studio nel minor tempo possibile: ci ho impiegato circa un 1 mese, tenendo conto che dovevo tenere il passo con gli altri ed ero appena uscito da una clinica psichiatrica (dove me ne ha fatto passare da girone infernale, quindi l'umore e la mia psiche non erano particolarmente adatte allo studio); vorrei dire di aver sudato sette camicie, ma ci sono riuscito senza neppure faticare troppo; il mio segreto? Una motivazione che spingesse il mio cervello a lavorare a pienissimo regime, e tutto si era aggiustato.
Terzo: Le persone hanno la pessima tendenza di pensare sempre a due cose: ai risultati e alla conseguenze che essi comportano. Il miglior modo per poter evitare di cascare nella trappola e mandare fuori a calci in culo quei due (perlomeno, in termini di importanza emotiva, pensare ai possibili risultati giusto per non fare errori nel lavoro è fondamentale) è quello di focalizzarsi su un terzo amico del triangolo che non avevi considerato: lo svolgimento del lavoro. Come pretendi di ipotizzare i risultati, se prima non hai sottomano come intendi lavorare per raggiungere quelli sperati? Inoltre, il futuro (e i risultati) è incerto, milioni di fattori, controllabili o meno che siano, possono ribaltare tutte le tue "aspettative" come un tavolo da pic-nic, il presente (e lo svolgimento del lavoro) c'è l'hai sotto i piedi
adesso, e quindi bisogna fare in modo che vada avanti senza intoppi, bisogna essere pronti a tirare una mazzata sulla crapa a quei fattori che vorrebbero darti problemi, primis fra tutti l'ansia, che è alle volte un tuo alleato, le altre un nemico. Prova a fare questo piccolo esercizio mentale: visualizzati per 5 minuti (e almeno 5 minuti, non barare) come intendi lavorare quella giornata, e sii precisa nei dettagli (tipo, prova a immaginarti come ti siedi sulla sedia, che biro e quaderno intendi usare per scrivere, che diagrammi vuoi farti, ecc.. ec...), ma sopratutto abolisci, per quella visualizzazione, il futuro e il condizionale da tutti i tuoi verbi (e tutti quegli avverbi o altre cose che esprimono incertezza, come il sempre sia maledetto
se(quindi, niente "Farò", ma "Faccio", niente "Se facessi" ma "Faccio")); il cervello è un tuo sottoposto, e lui lo sa bene, anzi, è ben contento di essere in questa situazione: se tu quindi gli fai capire la tua sicurezza nel fare le tue cose, incurante delle conseguenze, lui sarà sicuro e molto più motivato a lavorare (C'è differenza nel visualizzare "Prenderò 8" e "Prendo 8"? La seconda decisamente ti è più difficile e meno credibile, quindi il tuo cervello le scarterà, insieme all'ansia che potrebbe nascerti).
Quarto: Non a caso ho usato la parola sicurezza nel consiglio precedente; la sicurezza in sé stessi (in parole povere, l'autostima) è fondamentale in qualsiasi cosa facciamo: più ne siamo carenti, più le nostre prestazione caleranno in modo direttamente proporzionale. Tu ti definisci un "incapace, timida e introversa"; sebbene non consideri la terza un difetto, è chiaro che le altre due siano, sia per me che per te, un difetto. Su un manga che avevo letto c'era questa frase:
Una persona che non crede in se stesso, non merita di impegnarsi.
Ecco, lui però con quel "merita" voleva dire che "non serve a nulla che si", e in fondo è vero: se tutto quello che tu farai lo considererai imperfetto e errato, esattamente come tu credi di essere, che senso può avere per te impegnarsi? La bella notizia è che alla fine tutte queste sono seghe mentali: non esiste nulla di perfetto e impossibile, ma non esiste neppure nulla di scontato; non esistono cessi, stupidi e incapaci a priori, perché è tutto una questione puramente espressiva, personale. Quante volte ti sarà capitato di vedere un divo/a alla TV, tutti dicono che sia un gran gnocco/a, eppure a te non sembra nulla di che? Quante volte ti sarà capitato di vedere una cosa come semplice, quando gli altri impazzivano alla prima frase (non barare, è capitato a tutti)? Perché io mi incazzo come un cinghiale quando sento che Monti è un'imbecille, quando io credo che siano gli Italiani in generale ad essere la causa della rovina di questa nazione? Tutte cose che scaturiscono dalla nostra testa, modulate da mille fattori, ma pur sempre nostre opinioni. Il problema è quando questo opinioni colpiscono noi stessi: se sono positive allora ci va di lusso, dato che, pur spesso fraintendendo le critiche altrui se esageriamo nell'autostima, alla fine agiamo convinti di quello che facciamo. Ma quando le nostre opinioni sono negative, non solo siamo repellenti ai complimenti altrui, ma rafforziamo la nostra presunta inettitudine con il nostro cercare solo i lati negativi e la nostra apatia. Quello che sto cercando di dirti è che, prima di prendere i libri in mano e pensare a studiare per il 100 in pagella (che poi, ricordo, è solo un misero numero su carta: io son uscito con 78, eppure studiavo 5 minuti e avevo la media dell'8 (con tre 10 in Ed.Fis, Inglese e Economia), ho fatto il test d'ammissione alla mia Università (che era tutto fuorché facile, tra l'altro era per quelli che avevano fatto uno scientifico) e, udite udite, sono arrivato 23 su 250 alunni, in cui eravamo solo 17 maschi (mi secca ammetterlo, ma le ragazze a studiare sono più brave (o motivate) dei maschi) (di cui solo uno era nella top 50 con me

), comincia a pensare a te come quella che "Adesso piglio il libro di Greco in mano e ti ripeto l'Iliade al contrario in un pomeriggio", vedrai che fiammate farai.