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Elodia

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1

Thursday, January 10th 2019, 1:13pm

Cambio lavoro... ed insoddisfazione!

Ciao a tutti,
come anticipato brevemente nel mio thread di presentazione, sono qui per esporvi i miei dubbi e le mie preoccupazioni riguardanti la mia attuale situazione lavorativa.
Dunque, da circa un mese e mezzo lavoro come collaboratrice amministrativa per un'azienda partner della pubblica amministrazione attiva nel settore ICT, un impiego semi-pubblico si può dire, lo stipendio è buono, la posizione è sicura (mi hanno offerto un contratto a tempo indeterminato già da subito, previo superamento del periodo di prova che deve ancora terminare), non posso lamentarmi nemmeno dell'ambiente e dei colleghi o di altre condizioni che fanno da cornice all'attività lavorativa in senso stretto.
Voi direte: embèh, di che ti lamenti?
Il fatto è il seguente: nonostante abbia smosso mari e monti per andarmene dal mio lavoro precedente che svolgevo da quasi 5 anni, nonostante non vedessi l'ora di intraprendere una nuova avventura professionale dopo un periodo caratterizzato da noia, malumore ed insoddisfazione generale, nonostante tutti i benefits ed i fattori estremamente positivi che il nuovo impiego ha portato, nonostante tutto insomma... non sono soddisfatta!
Parto col dire che già dal primo giorno ho avuto una doccia fredda: ho saputo infatti che la persona che avrebbe dovuto farmi affiancamento, nonché mio supervisore,
avrebbe lasciato l'azienda a fine dicembre (quindi a un mesetto scarso dalla mia assunzione) e che io sarei dovuta subentrare alle sue attività di competenza (non tutte inizialmente). "Wow, bel modo di iniziare", pensai. Non che non mi piacciano le sfide o non voglia prendermi delle responsabilità nella vita, ma già in passato ho vissuto una situazione lavorativa analoga (collega che andava in maternità-passaggio di consegne più o meno frettoloso-doversi arrangiare-ansia e stress) e sentirmi dire già dal primo giorno che a breve non avrei più avuto una persona di riferimento mi ha fatto salire l'ansia e la preoccupazione. Ho passato buona parte di questo periodo dormendo male, con conati di vomito al mattino, malumore e preoccupazione durante il weekend in prospettiva del lunedì successivo, ecc.
Ora, dopo una formazione piuttosto sommaria, in ufficio sono COMPLETAMENTE sola; sì, continuano a dirmi che se ho bisogno posso chiedere, ma di carattere faccio un po' difficoltà a chiedere in continuazione e a mostrarmi "incompetente" o insicura. In più le persone a cui potrei chiedere aiuto sono tutte così occupate, così di fretta che riescono a dedicarmi soltanto poco tempo. Cerco quindi spesso di arrangiarmi, di autonomamente di dare delle risposte o cercare una soluzione anche a questioni o materie di cui so poco o nulla, mi sforzo di capire per non dare l'impressione di "quella che manco ci prova"... in parole povere, me la prendo forse troppo a cuore e questo scatena inevitabilmente una reazione a catena che genera ancora più stress. Un'altra cosa che sopporto poco è non essere padrona del mio lavoro e non avere le competenze adeguate e venire trattata da certi colleghi come se sapessi già tutto o avessi già la soluzione pronta!

Oltre a ciò devo confessarvi che la materia e la tipologia di lavoro non mi piace proprio, non mi ci trovo. Dai due colloqui che avevo fatto probabilmente avevo inteso qualcosa di diverso o forse ero ancora troppo agganciata alle logiche operative del mio impiego precedente... non so, fatto sta che non ci metto l'interesse e la passione che dovrebbe avere un neo-assunto e faccio pure fatica ad entrare nelle logiche lavorative (modestia a parte, sono una persona che impara in fretta ed ha un'ottima memoria, da qui si accentua ancora di più la mia crisi).
Appena posso mi distraggo subito ed inizio a evadere con la mente oppure mi metto letteralmente a cazzeggiare.
In aggiunta a tutto, tendo a dissimulare agli sconosciuti le mie reali emozioni e sensazioni, sono una persona tendenzialmente chiusa sotto questo aspetto, per cui non ho ancora accennato a nessun collega o superiore di questi miei disagi.
Tanto che un paio di settimane fa, avvinghiata da un desiderio irrefrenabile di evasione e fuga, mi sono pure messa a cercare nuovamente altrove. Nei giorni scorsi sono pure riuscita ad avere un colloquio in un'azienda del medesimo settore (di cui ancora non conosco l'esito), per una posizione analoga a quella che svolgevo prima del mio lavoro attuale. L'azienda è più piccola, più "umana" se vogliamo e la posizione lavorativa con relative mansioni mi sembra decisamente più nelle mie corde.

Confrontandomi anche con il mio compagno l'impressione che do è quella di una viziata ed ingrata che butta alle ortiche un posto di lavoro d'oro (a detta di molti) per un malessere personale risolvibile... in poche parole, secondo il mio compagno dovrei fregarmene, accettare il lavoro per quello che è e cercare di imparare il più possibile, fare quello che riesco e quello che non riesco amen... e forse ha pure ragione, ma è sempre facile parlare da esterni e dispensare consigli che è sempre difficile applicare su sé stessi.
Concludo la mia esposizione (scusate se mi sto dilungando) scrivendo che, qualora l'altra azienda dovesse propormi un'offerta allettante, non saprei proprio come affrontare il discorso delle dimissioni con i miei superiori. Avrei la sensazione di aver fatto perdere del tempo all'azienda, di averli "traditi" dopo la fiducia accordata, di aver la colpa di non aver fatto menzione di nulla da subito, di metterli nella c***a lasciando la posizione scoperta e vari ed altri sensi di colpa che mi attanagliano.
Secondo me qualcuno in azienda ripone grossa fiducia in me e la cosa da una parte mi lusinga, ma dall'altra mi imbriglia, mi imbarazza e mi mette pressione.
Mi rendo conto che mi sto lamentando del brodo grasso e un po' me ne vergogno...

Scusate ancora la lunga esposizione, accetto consigli ed opinioni di ogni tipo... e perché no, anche insulti all'occorrenza!!

Sienne

Utente Avanzato

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2

Saturday, January 12th 2019, 10:24pm

Ciao Elodia, ti capisco benissimo e hai tutta la mia comprensione.
Sto svolgendo un tirocinio in un'azienda e non sto bene, dormo male, ho nausea, tremore, angoscia, tanto che a volte quando sono in ufficio ho un forte istinto di andarmene all'improvviso.
Ho deciso che terminerò il mio tirocinio, a fine marzo, e poi me ne andrò (ho la sensazione che vogliano tenermi a fine tirocinio).
Ho un forte senso di colpa nei confronti dei miei ma proprio non ce la faccio a rimanere lì anche dopo il tirocinio.
Il mio consiglio è di ascoltare i segnali del tuo corpo, se non stai bene e senti che la pressione è troppo forte da sopportare allora cerca altro, dover poter stare meglio.
Non avere sensi di colpa nei confronti dell'azienda, se un dipendente vuole dimettersi ha tutto il diritto di farlo.
Anche io un po' mi sento in colpa nei confronti dell'azienda perché credo che si aspettino che io a fine tirocinio rimanga ma poi penso che non c'è nessun rapporto personale quindi questo senso di colpa non ha motivo di esistere, l'importante è avere l'appoggio e la comprensione della propria famiglia, l'azienda sopravviverà non preoccuparti.

Ace87

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3

Saturday, January 12th 2019, 11:13pm

Te la faccio sintetica : se domani muori , quella ditta cosa fà? ne cerca un'altro.
Oltretutto stai facendo un periodo di prova, serve proprio per entrambi per valutarsi ed eventualmente lasciarsi senza vincoli.

Quindi vai tranquilla , e se capita l'occasione cambia aria ;)

Nathanim

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4

Saturday, January 12th 2019, 11:33pm

Ciao e benvenuta nel forum :)

Leggendo il tuo post ho avuto la sensazione - magari inesatta - che tra le varie cause che potrebbero determinare il tuo vissuto c'è quella che si chiama "senso del dovere" assieme a responsabilità personale e un buon livello di serietà.

Magari ci può essere anche avversione al lavoro, perché come tu stessa affermi, non ti piace (e ti capisco, ho fatto l'amministrativo anch'io) e una certa paura di essere giudicata, che a sua volta apre la porta alla vastità del tuo modo interiore ma qui io non posso scendere.

Cosa posso consigliarti? Prova a restare concentrata sul momento presente per captare meglio i tuoi pensieri, la storia che ti racconti, e cercare così di capire meglio il senso del tuo vissuto.

Se non riesci ad immaginarti questa quotidianità anche tra un pò di tempo, allora meglio che tu ricordi a te stessa che quando si ha la possibilità di farlo, è bene dimostrarsi che ci si vuole bene. (Andandotene, intendo, così da disinnescare la questione alla base con o senza una consapevolezza maggiore che comunque ti auguro di sviluppare).

Auguri.

Elodia

Unregistered

5

Monday, January 14th 2019, 9:29am

Grazie a tutti per le gentili e preziose risposte innanzitutto.

Effettivamente l'azienda andrà avanti sempre e comunque anche senza di me. Ma questo è un pensiero razionale, che purtroppo a causa del senso di colpa martellante unito ad una
buona dose di senso del dovere (come accennato da Nathanim), fa sì che una situazione apparentemente gestibile si trasformi in un mostro.
Mi sento in colpa anche perché fino ad ora non ho espresso o accennato nessun malessere ed alle domande di colleghi e superiori su come stia andando rispondo sempre
"sì dai, bene". Il senso del dovere, spesso ingiustificato ed autoimposto, rincara la dose dicendomi di dare il meglio e fare bella figura.
Pensate che irrazionalmente preferirei quasi che l'azienda per cui ho fatto il colloquio mi dica di no, così da non mettermi di fronte ad un bivio e dover affrontare gli
attuali datori di lavoro... lo so, tutto ciò non ha veramente senso.

Stavo anche pensando che il motivo per cui sto vivendo così male questa nuova esperienza lavorativa sia anche il fatto che recentemente ho ristrutturato casa ed
ho traslocato (e non ho ancora finito, almeno burocraticamente). Forse troppi cambiamenti in pochi mesi hanno dato anch'essi il loro contributo nel farmi
provare così tanta ansia e malessere.

Comunque per intanto è inutile fasciarsi la testa prima di rompersela. Vediamo cosa mi dirà l'altra azienda, come sarà la loro offerta e poi valuterò... rigorosamente
senza dormirci la notte :-)

6

Tuesday, January 15th 2019, 4:58pm

Perdonami ma veramente non capisco.

Quando io iniziai a lavorare finii in una situazione molto simile: superiore che cambia ruolo e io che da neoassunto con forse 20gg di esperienza passavo a controllare quel settore. Quello che non capisco è la reazione: io festeggiai.

Perché sentirsi in ansia o sotto pressione? Se non temi di fare cose penalmente rilevanti ma non credo sia questo il caso il fatto di non essere efficiente è un problema della azienda. Io mi presi i miei tempi, studiai la mansione, imparai a fare le cose e piano piano feci anche ulteriore carriera. Mi chiamavano? Continuamente per chiedere budget sempre più alti e la mia risposta era sempre che certamente avrei messo in campo tutte le azioni... preparatevi una frase potente come "Dottore sono convinto che grazie alle azioni commerciali e alle sinergie che stiamo mettendo in capo questo mese anche se è molto dura riusciremo a fare un ottimo risultato". Poi una volta agganciato il telefono facevo quello che mi sentivo di fare e che avrei fatto con o senza chiamata. Se i risultati c'erano bene e se non c'erano era colpa del mercato avverso, di qualcun'altro o del problema ai computer tanto spesso e volentieri nemmeno chi è sopra ci spera di fare quei budget e li usa solo come pungolo per farti fare.

Francamente quello che è evidente (a mio parere sia chiaro poi non è che possa fare una diagnosi né che voglia farla) è che il problema non è il posto di lavoro ma una pessima gestione della pressione che amplificate all'ennesima potenza quando almeno da quello che leggo siete a fare lavori che tutto sommato non hanno nemmeno chissà che pressioni commerciali. Non fosse che per ovvi motivi è complicato proporrei una terapia d'urto: una settimana, una sola e misera settimana al mio posto e magicamente scoprireste che quelle che pensavate pressioni sono niente ma non perché non creda a quello che raccontate eh... ci mancherebbe ma perché semplicemente conosco ampiamente certe dinamiche e vi posso dire che la vera pressione quella che veramente logora è su tutt'altro livello.

Santacruz

Utente amorevole

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7

Tuesday, January 15th 2019, 5:52pm


Francamente quello che è evidente (a mio parere sia chiaro poi non è che possa fare una diagnosi né che voglia farla) è che il problema non è il posto di lavoro ma una pessima gestione della pressione


Quoto. Molte delle situazioni citate potrebbero ripresentarsi anche in altri contesti lavorativi, per altri versi a te più congeniali, ma non del tutto esenti da fattori stressogeni.

Forse troppi cambiamenti in pochi mesi hanno dato anch'essi il loro contributo nel farmi
provare così tanta ansia e malessere.

Sai, la tua situazione sembra proprio quella di chi raggiunge la meta agognata e poi perde la motivazione. Di solito è un problema legato al l'autostima. Si pensa di non meritarsi il posto in cui ci si trova, oppure ci si dimentica il motivo che ci ha spinti di lì, quasi che ci fossimo arrivati per caso. Se poi sei stressata per altri motivi questo non aiuta.
Se hai opportunità migliori o paragonabili, non farti problemi a cambiare. Ma tieni conto che anche approfittarne per superare alcuni tuoi limiti è sicuramente utile.

Elodia

Unregistered

8

Monday, January 21st 2019, 12:51pm

Grazie ancora per le vostre risposte!
Ho riflettuto un po' in questi giorni, complice anche il fatto che l'azienda per cui avevo già fatto un colloquio mi ha proposto un pomeriggio di prova presso di loro per tastare con mano la tipologia di lavoro e le modalità operative, l'ambiente, ecc.
Devo dire che già questa chance di per sé mi ha positivamente impressionata! Quante aziende concedono "favori" di questo tipo ad aspiranti collaboratori??
Al di là di ciò, per quanto riguarda il mio lavoro attuale, posso dire che l'aspetto "ansiogeno" è andato abbastanza in diminuendo. Questo credo dipendesse molto dal fatto di non avere una persona di riferimento, un "tutor" a cui appoggiarmi per svolgere i miei compiti. Con questo non sto dicendo che la situazione sia migliorata o che il lavoro mi stia piacendo di più... tutt'altro! Personalmente anche alle riunioni cerco sempre di inserirmi, di volerne capire di più e così via, ma vi confesso che faccio molta fatica ad appassionarmi alla materia, anche perché ripeto, non ho nessuno che mi ci faccia entrare davvero "nel vivo". Per cui per ora mi devo limitare a fare lavoretti di "assistenza" ad altri collaboratori, ma potendo metterci davvero poco del mio... :-(
Caratterialmente mi piace avere spesso sotto controllo le cose, conoscerle e gestirle con cognizione di causa e competenza. Capite bene che brancolare nel buio così come mi sta accadendo ora non è per nulla stimolante e già il solo aver percepito che nell'altra azienda c'è più chiarezza nelle mansioni e nei processi lavorativi mi sta facendo spostare i pensieri sempre più verso di essa, provando nel contempo anche un po' di menefreghismo e negligenza nei confronti dell'azienda attuale.

Anche su quest'ultimo punto ditemi la vostra se avete avuto esperienze analoghe :-)

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