Ho bisogno di aiuto.
07/08/2010 13.09.45
Salve a tutti, fino ad oggi non ho mai aperto una discussione ma mi sono limitato a rispondere ad alcuni post che ritenevo interessanti e nei confronti dei quali sentivo di poter essere di una quale utilità. Questa volta sono io a chiedere aiuto a qualcuno là fuori che mi leggerà.
Bene, vado subito al punto. La mia relazione col panico va avanti più o meno da quasi venti anni. Tutto è iniziato una sera del 1992 ed oggi, 18anni dopo, sono ancora alle prese con una vita strozzata da questo disturbo. Ovviamente ho vissuto varie fasi di questa malattia (spero di non offendere nessuno né mancare di sensibilità ma a volte mi sento come una persona malata di un morbo raro che ti rosicchia e rattrappisce corpo e spirito anno dopo anno, le speranze di una cura con l’andare del tempo si fanno sempre più fioche e flebili, e la prospettiva di sottomettersi ad una vita che non è una vita, una vita priva di scoperte, di ardore, coraggio ed amore si fa sempre più palpabile); ho vissuto gli alti ed i bassi: periodi in cui pensavo che il panico era stato solo una parentesi che si era aperta e chiusa nel giro di breve tempo, relegata ad un periodo, ed altri in cui il panico mi strozzava. Ovviamente quando pensavo che il panico era stato solo una breve parentesi sentivo anche, qualcosa dentro di me lo sentiva, che “i fondamentali”, il me stesso radicale non era cambiato, io ero sempre lo stesso, ma speravo, credevo in un miracolo, quando tutt’attorno gira per il verso giusto pensi che tutte le cose brutte siano evaporate.
Questo periodo (sono ormai quattro anni, agosto 2006 ho avuto i primi sentori che stavo avvicinandomi nei pressi della porta dell’inferno) è decisamente un basso, il panico mi domina in maniera più o meno violenta.
A settembre riprenderò quello che dovrebbe essere il mio lavoro ma che, a causa del panico, stenta a diventarlo. Per lavoro insegno e pertanto devo parlare in pubblico. Le cose che insegno le so abbastanza bene perché le studio da una vita e quindi il problema è squisitamente psichico. Ogni volta che il mio ciclo di lezioni riprende ricomincia l’inferno, inferno davvero, tanto che sono stato più volte tentato di lasciare tutto ma sento che se lo facessi non me lo perdonerei ed inoltre, il lavoro che faccio e quello che insegno mi piace molto.
Sono anni che sono in terapia ed anche in quel contesto ho attraversato varie fasi, ho capito tante cose ma gli schemi, le trappole, i riflessi incondizionati della mia vita scattano come tagliole, ogni volta è uguale.
Per quanto riguarda il mio lavoro lo conduco in condizioni quasi inaccettabili. La prima volta che ho avuto un attacco d’ansia durante una lezione, mentre (e che mi legge sa sicuramente di cosa sto parlando) gli studenti mi fissavano con aria ferma e interrogativa, o stornavano gli occhi per l’imbarazzo, mi dicevo che ero caduto dentro un film di woody allen e così cercavo di sdrammatizzare, ma dalla lezione seguente mi sono trovato dentro una situazione orrenda che mi riduceva la vita in cenere (l’ansia anticipatoria di ogni lezione era di una violenza mostruosa, l’esperienza dico era violentissima, come essere presi in ostaggio da terroristi crudeli).
Ci sono un sacco di cose che vorrei fare e vedere (andare in America, per esempio, a volte quando vedo in un film un bel cielo texano, o qualche via del greenwich village mi viene da piangere perché sento che tutte queste cose non hanno mai trovato spazio nella mia vita) ma che questo mio disturbo mi rende impossibili. Continuare a dire come sto mi sembra inutile, anche perché sapete benissimo come ci si sente. Mi limito a chiedervi aiuto; avrei davvero voglia di sentire la vostra, ascoltare dei consigli, sentirmi meno solo ovviamente, trovare magari una voce che come un faro mi consenta di lasciare la terra e andare ad esplorare le acque nere (la realtà è tutta un’acqua nera per me).
Concludo dicendo che a me pare di avere capito, con la terapia, un sacco di robe, ma questa comprensione non riesco a farla entrare nelle mie vene, sulla mia pelle, dentro il mio corpo.
bene, grazie per l’attenzione
ciao a tutti
p.s.
oh, a parlare d’inferno, non trovate che l’inizio della commedia di dante sia un’ottima descrizione di un attacco di panico?
Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant’è amara che poco è più morte