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Cambianiente

Nuovo Utente

  • "Cambianiente" ha iniziato questa discussione

Posts: 4

Activity points: 33

Data di registrazione: sabato, 12 dicembre 2015

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1

sabato, 12 dicembre 2015, 11:49

Sto per cedere definitivamente?

Ciao Forum,

innanzitutto scusate se mi dilungherò, ma per poter dare a chi si interesserà alla mia storia un quadro completo (anche per essere aiutato, se volete), mi tocca non tralasciare nulla.

Sono un ragazzo di 26 anni e vengo dalla seconda rinuncia ad altrettante intenzioni suicide. Sono nato, vivo e lavoro in una piccola località turistica, faccio il receptionist 7 mesi l'anno, lavoro in strutture ricettive da dieci anni. Sono single, l'ultima storia è finita nel lontano 2011, dopodiché ho ricevuto solo mezze delusioni ("mezze", perché mi facevo avanti senza crederci davvero) fino ad arrivare a due anni fa, quando ho perso completamente interesse nel costruire una storia e ad avvicinarmi a qualsiasi ragazza, situazione che si protrae anche oggi.
Ho un carattere socievole, una mentalità aperta, ho conservato con lealtà e affetto qualche amicizia d'infanzia ed altre maturate nel corso degli anni, ma talvolta vengo ingabbiato da pensieri negativi, da paure, da ansie fortissime che mi fanno vacillare e chiudere in me stesso in lunghi periodi, specie d'inverno, quando il paesino si chiude in se stesso e vegeta fino alla primavera. Succede molto spesso che mi rimpinzi di cibo ogni volta che vengo assalito dalla malinconia, è un gesto che per me è molto più naturale e istintivo anziché chiamare i miei amici, perché mi vergogno ad ammettere che il mio evidente sovrappeso derivi anche da questo, così come mi vergogno ad ammettere altri problemi che vi scriverò man mano. Insomma, sono un po' vigliacco: ascolto i problemi degli altri, arrivo pure a non giudicarli, ma quando si tratta di parlare di me ho paura del giudizio altrui, anche se si tratta di amici veri.

Questa situazione mi ha portato poco meno di un anno fa a rivolgermi ad una psicologa che mi ha "diagnosticato" inizialmente un disturbo d'ansia generalizzata, perché le ho elencato tutte le mie fobie che sono improvvisamente spuntate negli ultimi cinque anni e che perdurano ancora oggi in maniera aumentata (fulmini, cani, rumori improvvisi, panico... prima del 2010, mai avuto niente del genere, credetemi), nonché la situazione che ho descritto a voi e la paura di non essere accettato. La psicologa ha battuto un tasto piuttosto dolente - ed è stato il momento in cui ha trovato la chiave (non so come, credo siano i segreti del mestiere) - quando ha cominciato a chiedermi perché non facessi esperienze lontano dal mio paese, perché uscissi così poco con gli amici quando si tratta di cazzeggiare (gli amici di cui vi ho parlato li vedo principalmente quando facciamo attività ricreative, sociali, di interesse politico, poi mi occupo anche di imbastire spettacolini teatrali per la gente del posto): e lì è venuta fuori la mia situazione familiare.
All'epoca del consulto con la psicologa (che ha rilevato in me dei "buchi esistenziali spaventosi", cito testualmente) mia madre era già affetta da una malattia degenerativa agli occhi che mi obbligava ad aiutarla nelle faccende di casa, fare la spesa ed altre cose. Inoltre, nel corso degli anni, la figura di mio padre si è via via ridimensionata per via di continui litigi dovuti al suo carattere che lo portava (e lo porta) a disinteressarsi dei problemi familiari: insomma mia madre si è sempre più appoggiata a me e la psicologa ha detto che è stato questo rapporto esageratamente simbiotico a rovinare me (e probabilmente lei), privandomi del coraggio di uscire dal paesino, godermi la mia età, vivere a fondo le relazioni, portare avanti le mie passioni. Testualmente: "Se ti piace una ragazza e ti ci fidanzi, quanto tempo ci metterà a capire che non sei disposto ad allontanarti da mammà? Tu non ti avvicini per evitare tutto questo", oppure "Se un bel teatro di Roma invita la tua compagnia ad esibirsi tu troverai la scusa per non andarci, anche se questo pregiudicherà le tue chances di successo nella tua passione".

Forte di queste parole, l'estate scorsa cominciai a pianificare una vita diversa e a confezionarmi un inverno migliore: trovai una stanza a Londra grazie ad un'amica che aveva dei contatti, ed ero pronto per affrontare il discorso con mia madre. A luglio la nonna si ammala gravemente e dopo l'operazione è costretta a letto, praticamente non più autosufficiente. Mia madre, unica donna, deve provvedere a lavarla e quindi ha fatto degli sforzi fatali per la sua malattia agli occhi (per la quale le raccomandarono di non farne), che è peggiorata al punto da dover ricorrere ad interventi urgenti, sperimentali e continui (iniezioni intravitreali). Così ho dovuto abbandonare il progetto, ma anche il solo fatto di parlarne, sarei sembrato egoista (anche se sarebbe stata la prima volta in vita mia).

Ora che mia madre dovrà fare per sempre questi interventi sperando di salvare un occhio per poi concentrarsi anche sull'altro che pure è malconcio, che mia nonna sta "bene" ma ha comunque necessità di assistenza (e non si fa mettere le mani addosso da estranei, quindi niente aiuto esterno), mio padre non si azzarda a venire incontro... io ho provato due volte a farmi fuori, visto che non ho più speranze di colmare di vita quei "buchi spaventosi" di cui ha parlato la psicologa, dalla quale sono mesi che non vado più perché non so che altro possa dirmi, se non di cominciare a prendere pasticche che mi renderanno irriconoscibile a quei pochi che mi vogliono bene. I due tentativi sono falliti perché vedevo mia madre persa senza di me e questo non è che un altro fallimento, perché ho rinunciato non per barlumi di bene a me stesso (che non provo), ma sempre e solo per gli altri. Perché non mi investe una cinica voglia di egoismo? Perché sono finito in questo circolo di dolore senza fine? Perché ho solo 26 anni e sono già così stanco?

Chiedetemi tutto quello che volete se non mi sono spiegato bene. Grazie per l'aiuto, davvero.

Pillino

Utente Fedele

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2

sabato, 12 dicembre 2015, 12:20

Intanto hai bisogno di uno psicoterapeuta, non una psicologa.
E le pasticche non ti rendono irriconoscibile, ero irriconoscibile quando nn mi alzavo dal letto e piangevo.
Adesso che ho ripreso a uscire, palestra, discoteca, sono riconoscibilissimo.

beautiaddicted

Amico Inseparabile

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Data di registrazione: lunedì, 07 luglio 2014

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Lavoro: impiegata

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3

sabato, 12 dicembre 2015, 13:19

Vorrei dirti una cosa innanzi tutto: tu sei una brava persona, un uomo di cuore e io fossi in te sarei orgoglioso di essere un uomo così, nonostante i buchi esistenziali.
Vorrei ridimensionare i tuoi timori dicendoti che non esistono i rapporti familiari perfetti, i più generosi si occupano dei familiari malati, mentre gli altri si defilano . È sempre così . Detto questo però una soluzione va trovata perché tu oggettivamente soffri perché hai bisogno e diritto ad una vita affettiva autonoma .
Secondo me dovresti procedere gradualmente, dovresti ritagliarti degli spazi tuoi e mettere dei limiti anche mentali alla tua disponibilità : la mamma si aiuta perché è giusto farlo, ma è giusto anche vivere . Entrambe le cose hanno valore . Il modo lo troverai automaticamente. Serve solo un po'di coraggio.
E se accetti un consiglio : la prossima volta meglio uno psicoterapeuta uomo, per te mi sembra più indicato.

antonio71

Utente Avanzato

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Data di registrazione: domenica, 15 settembre 2013

Località: trapani

Lavoro: imprenditore

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4

sabato, 12 dicembre 2015, 20:42

Intanto hai bisogno di uno psicoterapeuta, non una psicologa.
E le pasticche non ti rendono irriconoscibile, ero irriconoscibile quando nn mi alzavo dal letto e piangevo.
Adesso che ho ripreso a uscire, palestra, discoteca, sono riconoscibilissimo.

Pallino scusa quale lantidepressivo chenusi adesso, ne vorrei parlare col mio medico

Pillino

Utente Fedele

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Data di registrazione: mercoledì, 03 dicembre 2014

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5

sabato, 12 dicembre 2015, 22:19

"

Pallino scusa quale lantidepressivo chenusi adesso, ne vorrei parlare col mio medico


sereupin compresse (paroxetina)
ho iniziato in gocce (dropaxin) aumentando di poche gocce la volta fino a passare alle compresse.
Gli effetti collaterali potenzialmente più nocivi sono l'ingrassare e il calo della libido , ma fortunatamente non ne ho avuti