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vantelin

Nuovo Utente

  • "vantelin" ha iniziato questa discussione

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Data di registrazione: domenica, 29 dicembre 2013

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1

venerdì, 03 gennaio 2014, 20:34

Sono una persona ossessiva?

Salve a tutti, mi chiamo Valentina e ho 18 anni. Non sono mai stata fortunata nei forum perché tutte le volte che scrivo poi non ottengo mai risposta, il mio post viene quasi sempre ignorato; però sento il bisogno di scrivere lo stesso perché mi trovo in una situazione di forte instabilità emotiva - nonostante io sia molto giovane - e sto cercando di trovare delle risposte.


Ho sempre avuto un rapporto malsano con il sesso; ho scoperto la masturbazione molto presto, non sapevo cosa fosse, da un lato ne ero spaventata, dall'altro mi piaceva. Il mio primo fidanzatino alle medie ha voluto per forza farmi dei preliminari e voleva costringermi a fargliene a mia volta, ma io non ero pronta e a un certo punto mi sono bloccata e rifiutata, quindi mi ha lasciato. A 14 anni ho perso la verginità con un ragazzo di cui ero innamorata, che mi ha usato solo per quello e poi mi ha lasciato, ed io ho sofferto molto per quella perdita che nessuno avrebbe mai ripagato. Poi ho conosciuto un altro, era mio amico e mi faceva stare bene, tra noi è iniziata con lui che mi proponeva di "insegnarmi a masturbarmi" e io che accetto (anche se so benissimo come si fa), quindi prima a livello fisico che emotivo; il giorno prima mi dice "non provo niente per te", il giorno dopo mi guarda e mi dice "ti amo"; io glielo ridico per reazione perché in quel momento non lo provavo, poi mi sono innamorata veramente; i primi tempi lui stava con un'altra e contemporaneamente anche con me, ma poi l'ha lasciata e io e lui siamo stati insieme un anno e mezzo (forse un po' meno, dato che per tre mesi lui mi ha lasciata per un'altra); dopo un anno e mezzo senza alcun dubbio mi balena in testa l'idea che forse non lo amavo più, e da quel momento non mi sono più ripresa e l'ho lasciato senza avere mai ripensamenti sulla mia decisione.
Ho passato un periodo da sola abbastanza equilibrato, e in quel periodo ho iniziato a parlare con il ragazzo di cui mi sono innamorata successivamente. Tra noi c'è stato un bacio, ma lui mi ha detto che non voleva niente di serio; io gli ho detto che per me era lo stesso, salvo poi pentirmene. Abbiamo iniziato ad andare a letto insieme, e io ho capito di essere innamorata di lui; solo che non avevo il coraggio di dirglielo, altrimenti l'avrei perso e avrei perso anche quel poco che mi dava. Questa situazione è diventata con il tempo insopportabile: lui continuava a venire con me ma nel frattempo frequentava altre ragazze ed io ci stavo malissimo, mi sentivo umiliata, usata, indegna di essere amata ma nonostante tutto non riuscivo a smettere di vederlo nella speranza che lui potesse cambiare idea; cercavo minuziosamente qualsiasi piccolo segnale che potesse farmi capire che anche lui in fondo provava qualcosa per me, spesso fraintendendo. Ho quindi sviluppato questa dipendenza dai rapporti sessuali con lui, e parallelamente una gelosia ossessiva nei confronti di qualsiasi ragazza gli si avvicinasse: nella mia testa tutte volevano provarci con lui e lui ci stava, anche se poi oggettivamente non era così; ero gelosa matta persino delle mie migliori amiche, se loro ci parlavano mi sentivo ribollire di rabbia e impotenza e vedevo flirt ovunque.
Dopo un anno mi sono decisa a dirgli che provavo qualcosa per lui, ma lui - come ben sapevo - mi ha rifiutata, anche per il fatto che gli interessava un'altra ragazza con la quale voleva stare sul serio, ma comunque non pensava di poter cambiare idea in futuro. Ho passato due giorni infernali, stavo malissimo, a tormentarmi chiedendomi che cosa avevo in meno di quest'altra ragazza; a tratti gli scrivevo che mi ero sbagliata e che in realtà non provavo niente, nella speranza che quando si sarebbe lasciato avremmo potuto almeno riprendere i nostri rapporti sessuali. Poi pian piano mi sono calmata e ho pensato che la cosa più importante fosse mantenere con lui un rapporto, anche solo di amicizia e basta, senza andare oltre; lui mi ha detto che ne sarebbe stato felicissimo, quindi abbiamo iniziato ad essere amici. Per fare ciò io ho soppresso per molto tempo il sentimento che provavo, altrimenti non ci sarei riuscita; esso riemergeva soltanto in alcuni momenti di debolezza, come quando bevevo troppo, e allora erano pianti e suppliche a lui rivolte perché avrei voluto che mi ricambiasse. A causa di una festa in paese alla quale lavoravamo entrambi siamo stati 10 giorni sempre insieme, lui mi riaccompagnava a casa tutte le sere con il motorino e mi portava in pasticceria, io stavo benissimo, dopo tutto quel tumulto mi sembrava di aver trovato una certa stabilità. Abbiamo avuto, sempre durante quella festa, un altro rapporto sessuale, dopo che avevamo entrambi bevuto e lui era ancora fidanzato con quest'altra ragazza; alla fine non ci si trovava bene con lei e l'ha lasciata, e questo è avvenuto in concomitanza con un suo ritorno di fiamma per una sua ex, che ha ricercato ma dalla quale ha ottenuto un rifiuto; ci è stato male, stavo male anch'io per lui ma ho cercato di consolarlo, di stargli vicino, anche se era diventato molto scostante e più freddo nei miei confronti. Come se non bastasse, la ragazza che aveva appena lasciato ha iniziato a frequentare la nostra compagnia di amici (sicuramente per vedere lui), e tutti i sabati si metteva a piangere, a me dispiaceva per lei perché la capivo e quindi mi sentivo in dovere di consolarla. Lui non si comportava bene nei suoi confronti, perché nonostante dicesse di non volerci stare, continuava a cercarla non capendo che così la illudeva; stanca di passare i sabato sera a consolare lei e anche un po' gelosa, un giorno gliel'ho fatto presente ma lui non ha risposto. Per una settimana intera non mi ha praticamente parlato e mi ha fatto stare malissimo, non capivo cosa avevo fatto, se davvero se l'era presa per quello che gli avevo detto o cosa. Se provavo a parlargli io, era freddissimo e sembrava quasi che gli rompessi. Poi dopo una settimana appunto torna e mi dice che si era allontanato perché gli sembrava che a me non importasse niente di lui, perché a cercarmi era sempre lui, a propormi di fare le cose insieme o a chiedermi di uscire era lui. Io ero contenta del fatto che fosse solo quello, perché era stato solo un fraintendimento che potevamo risolvere; abbiamo chiarito ed è tornato tutto come prima, io che cercavo di essergli amica e sopprimevo i sentimenti e lui che stava male per l'ex che ormai non lo pensava più. A una festa a casa di un'amica comune è successo il finimondo: sempre ossessionata dalla gelosia, e anche sotto effetto dell'alcol, ho iniziato a gridare contro di lui riempendolo di insulti e anche contro una mia amica (una persona buona, gentile, dolcissima, che mai mi farebbe qualcosa di male), perché nella mia testa lui ci stava provando con lei e lei ci stava; in realtà, lui la stava semplicemente aiutando a vomitare perché lei si era ubriacata dopo essere stata lasciata dal fidanzato. Ero preda di una rabbia assurda che raramente ho provato in vita mia, e disperata. Una volta passata, mi sono resa conto di quello che avevo fatto; il giorno dopo mi sono scusata con tutti e l'ho chiamato ma lui non voleva vedermi, alla fine l'ho convinto e sono andata a casa sua; è stata una delle giornate più belle della mia vita, abbiamo fatto l'amore per la prima volta, lui era diverso ed io ero in pace. Io gli do una lettera in cui ancora una volta confessavo i miei sentimenti. Dopo circa una settimana mi dice che forse prova qualcosa anche lui, io ero al settimo cielo, non mi sembrava vero, finalmente il mio sogno si stava coronando; usciamo, ci sentiamo, lui è diverso, è preso ed io sono felice. Ci mettiamo insieme e lui me lo chiede davanti alle sponde del lago di notte.
Già il giorno successivo, vedo una sua foto e mi sento strana, come se non mi attraesse più di tanto. Il pomeriggio mi chiedo se è davvero quello che voglio, mi viene l'ansia ma poco dopo passa. La sera ci vediamo e va tutto bene, la notte dormiamo insieme e lui mi dice "ti amo"; io mi sento di nuovo pervadere dall'ansia, lo guardo e non mi piace, ma per reazione gli dico che lo amo anche io. Il guaio è che non lo sento più. Facciamo l'amore e io piango tutto il tempo, lui crede di felicità ma in realtà perché sto malissimo a quel pensiero, mi chiedo cosa mi succede, e durante la notte al pensiero che non lo amo più proprio adesso che ci sto insieme mi prende un attacco di panico. Lui se ne accorge, cerca di farmi stare meglio, ma non passa e sto così tutta la notte. Tutto si è infranto, io non mi sento più innamorata e mi dispero perché vorrei di nuovo sentire quella sensazione perduta; non mi sembra vero, non posso crederci, e sto male, sono preda dell'ansia e dei dubbi. Il giorno dopo ci vediamo, facciamo l'amore, mi sforzo di dirgli ti amo e di essere dolce ma non ci riesco, scoppio a piangere e lui si risente. Il giorno dopo ancora non faccio in tempo a vederlo che piango ancora, non ci riesco, non riesco nemmeno a guardarlo in faccia e mi sento tremendamente in colpa nei suoi confronti. Quindi faccio passare un altro giorno nel tormento e lo lascio. Mi sento subito sollevata ma continuo a pensarlo, a pensarci, e ogni volta che penso "non lo amo più" il panico mi pervade, esattamente come era successo quando avevo lasciato il mio ex. Non a caso anche stavolta è passato un anno e mezzo, possibile che il mio amore abbia una scadenza? Mi sembra di rivivere un grosso deja-vu e la cosa mi terrorizza, mi terrorizza il fatto di dover rivivere quello che era successo con il mio ex. Sto qualche giorno senza sentirlo o comunque sentendolo poco, continuo a pensare a questa situazione e mi faccio mille domande: lo amo?, non lo amo?, perché non sento nulla?, perché mi sento come se avessi perso qualcosa?, perché non riesco a starci insieme?, cosa è successo?, mi manca?, non mi manca?, come faccio a capire se lo amo?, cosa devo fare?, come reagirei se lui stesse con un altra?, come sarebbe se ci fosse un altro al posto suo? Una serie infinita di domande, di viaggi mentali, di pensieri che scaturiscono da pensieri. Decido di rivederlo senza forzarmi a fare niente. Il sabato viene da me a vedere un film e io con sorpresa mi rendo conto che non ho l'ansia a stare vicino a lui, non provo la sensazione di volerlo allontanare o di voler scappare come mi era capitato le altre volte, sto bene se mi abbraccia, sto bene se mi bacia. Mi sento incredibilmente sollevata, salvo poi ricaderci il giorno dopo. Da allora non è cambiato molto, siamo tornati insieme ma io continuo ad avere dubbi su dubbi, mi chiedo se lo amo, non capisco cosa provo, a volte mi sembra di non provare niente, solo indifferenza. Per tutto il giorno sento questo conflitto interiore tra la volontà di mandare tutto a puttane per stare meglio e la volontà di non voler mollare perché voglio stare insieme a lui. Gli trovo mille difetti (fisici e caratteriali) che prima non vedevo e questa cosa mi manda nel panico perché a volte non voglio nemmeno baciarlo, nemmeno guardarlo per paura che non mi piaccia più. A volte non riconosco la situazione, vivo una specie di senso di straniamento, non mi riconosco nemmeno più io e penso che non sono in grado di dare amore, non ce la faccio, lo farei solo soffrire (come ho fatto con il mio ex) e il panico mi assale. A volte analizzo quello che sento tramite "prove" mentali (immagino luoghi e situazioni con lui) e se non sento determinate emozioni vuol dire solo che non sono innamorata e che devo lasciarlo. A volte penso a quanto sono stata male per lui e mi sale la rabbia, ma subito dopo me ne pento perché ora lui è dolcissimo con me e non mi fa mancare niente.
Le uniche volte in cui sto bene sono quando siamo insieme (a casa sua o a casa mia, fuori di casa ho l'ansia a mille e piango), quando mi abbraccia sul letto e sento il suo odore; quando lui non c'è mi assalgono i dubbi, sono preda dei miei pensieri ossessivi e l'unica cosa che mi fa stare un po' meglio è abbracciare un peluches a forma di polipo che lui mi ha regalato. Allora piango, e quella sensazione di dolore al petto e di mancanza, e l'ansia che le accompagna, svaniscono per un po'.

Ho scoperto dell'esistenza di un disturbo ossessivo-compulsivo detto "doc da relazione". Mi chiedo se sia davvero quello, visto che in passato ho avuto diverse compulsioni: la dipendenza dal sesso e l'ossessione gelosa sono le più recenti.
La prima volta che ho sperimentato l'ansia ero molto piccola e avevo paura di uscire di casa e camminare sul marciapiede perché credevo che tutte le persone mi volessero fare del male; era un'ansia terribile, non ero mai tranquilla e sussultavo e avevo colpi al cuore tutte le volte che qualcuno mi passava accanto. Poi in quinta elementare ho dovuto fare fisioterapia per un principio di scoliosi e mi sono affezionata in maniera morbosa alla mia fisioterapista; quando la fisioterapia è finita ho vissuto malissimo il distacco con lei, soffrivo la sua mancanza, piangevo e non volevo più fare niente (le sensazioni ricordano molto quello che si prova ad essere lasciati dal fidanzato) e in quel periodo ho sviluppato una compulsione religiosa: tutte le sere prima di dormire dovevo dire un Padre Nostro, un Ave Maria, un Eterno Riposo e una preghiera all'angelo custode, e poi dare mentalmente la buonanotte a tutte le persone a me care (prima fra tutte la mia fisioterapista); se non lo facevo mi svegliavo di colpo di notte, assalita dal panico. Poi mi è presa una fissazione maniacale nei confronti di alcuni cani di peluches che avevo, li trattavo come fossero veri, e la sera prima di andare a dormire eseguivo un rituale in cui loro dovevano mangiare e fare la passeggiata fuori al balcone, dopodiché essere sistemati secondo una precisa disposizione ai piedi del letto per dormire; se non lo facevo non riuscivo ad andare a letto, e mi sentivo in colpa nei loro confronti. Alle medie invece c'era un ragazzino che mi prendeva in giro (mi diceva che ero brutta, che ero stupida perché non capivo la matematica, che ero incapace perché non sapevo giocare a pallavolo) e io ho iniziato a sentirmi inadeguata e a vivere con l'ansia l'idea di dover andare a scuola; quindi ho avuto una specie di ossessione superstiziosa: avevo diviso i calzini secondo un criterio di fortuna-sfortuna, se ne indossavo un paio fortunato allora l'ansia si calmava perché era garanzia del fatto che la giornata sarebbe andata bene, mentre se ne indossavo un paio sfortunato invece l'ansia e l'attesa di qualcosa di brutto mi accompagnava per tutto il giorno.
Nel periodo in cui stavo male per quel ragazzo, ne ho sviluppata una sempre superstiziosa ma legata alla sfera sessuale: la masturbazione portava sfiga, se mi masturbavo il giorno prima avrei avuto cattive notizie (come una sua frequentazione con un'altra, un litigio con lui, un suo rifiuto di fare sesso con me) per 24h, altrimenti sarebbe andato tutto bene. Ho passato periodi interni con la paura di toccarmi per questo, e se cedevo alla tentazione poi piangevo, mi pentivo e mi assaliva l'ansia.
Inoltre sono sempre stata una persona fissata con la perfezione: se una cosa non va bene da subito mi prende lo sconforto e mi metto a piangere, mi sento una fallita. La perfezione formale è il mio obiettivo: quando scrivo uso eccessivamente il bianchetto, sulla pagina deve essere tutto perfetto, correggo persino quelli che non sono errori ma solo lettere venute male, un po' storte, che non corrispondono ai miei criteri; odio che la linea della matita mentre sottolineo per studiare sia storta, se non è dritta la cancello e la rifaccio finché non mi soddisfa - sono arrivata anche a sottolineare con il righello.
Per un periodo credevo di essere incinta, due test di gravidanza negativi non sono riusciti a darmi la certezza di non esserlo, ero nel panico e continuavo a pensare che lo ero perché me lo sentivo. Per un altro ho creduto di essere rapita dagli alieni, per un altro ancora ho avuto il terrore che sarei stata presa da un serial killer e uccisa nei modi peggiori.
Ora a parte pensieri ossessivi sulla mia relazione ho anche una specie di doc da aggressività: ho paura (specie dopo l'episodio della festa in cui ho provato una rabbia assurda e violenta) di impazzire di colpo e di fare del male al mio lui, non solo a livello emotivo insultandolo e dicendogli cose cattive, ma a livello anche fisico, ad esempio ho dei flash di me che prendo un coltello e mi accanisco su di lui. Subito dopo sto malissimo, mi sento in colpa per averlo pensato, mi chiedo perché l'ho fatto e non trovo risposta se non quella che forse potrei davvero arrivare a farlo anche se è una cosa che non farei mai e poi mai.
Sto andando da una psicologa da un mese ma non riesco mai a dirle quello che vorrei, mi sento sempre insoddisfatta dei colloqui, dopo aver parlato mi chiedo se sono stata sincera e mi sembra di averle mentito o di non essere stata chiara per qualche motivo oscuro; per ora però non mi ha fatto nessuna diagnosi e non mi ha dato nessuna terapia, abbiamo solo parlato per conoscerci, ma io sono confusa, mi sento persa e nonostante vada da lei, mi sfoghi e poi stia meglio i miei dubbi e le mie paure continuano ad attanagliarmi.

Grazie a chi ha avuto il coraggio e la pazienza di leggere tutto, so che sono stata noiosa e ho detto un sacco di cose (nemmeno ora che ho scritto sono soddisfatta di quello che ho fatto), ma spero che qualcuno possa darmi una parola di conforto, un sostegno, quello che volete.
Buona giornata.

Longobardo

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2

venerdì, 03 gennaio 2014, 21:19

Citato

Sto andando da una psicologa da un mese ma non riesco mai a dirle quello che vorrei
Stampa quello che hai scritto qui e fallo leggere alla psicologa , è l' unica che possa realmente aiutarti ( e la paghi per questo ), se non sa queste cose non puo' sicuramente aiutarti

vantelin

Nuovo Utente

  • "vantelin" ha iniziato questa discussione

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3

venerdì, 03 gennaio 2014, 21:25

Citato

Sto andando da una psicologa da un mese ma non riesco mai a dirle quello che vorrei
Stampa quello che hai scritto qui e fallo leggere alla psicologa , è l' unica che possa realmente aiutarti ( e la paghi per questo ), se non sa queste cose non puo' sicuramente aiutarti
Non ci avevo mai pensato.. Scrivere mi viene molto più facile che parlare.

Gabriele3

Giovane Amico

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4

sabato, 04 gennaio 2014, 02:01

Comunque se vuoi che qualcuno risponda ai post cerca di essere breve....hai scritto un poema!

Morpheus88

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  • "Morpheus88" è un uomo

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5

sabato, 04 gennaio 2014, 16:43

Concordo con chi ha detto di stampare tutto e portare dallo psicologo, se così ti riesce meglio usala come forma di comunicazione integrativa, sui forum prova ad essere più sintetica sicuramente troverai più risposte.

6

martedì, 14 gennaio 2014, 02:45

Parlane con la tua psicologa solo lei può aiutarti :thumbsup:
Non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.
Annalisa :kiss: