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leonardv

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venerdì, 25 maggio 2018, 15:59

Sintomi fisici dell'ansia: quando l'anima "strappa" la carne

Buongiorno a tutti.

Ho 28 anni + 1. Quell'uno è il mio primo anno da adulto, quando cioè ho conosciuto la sofferenza, quella "dura et cruda".

Un anno fa moriva mio cugino. Moriva per sua scelta, perché lui la conosceva da tanto quella sofferenza.

Un mese dopo è morta anche la parte di me che si accontentava, che tuttavia reprimendo questo e quello, riusciva a far fronte a molte cose della vita.

Vacanza, sole, rilascio, alcol, l'en la sera per dormire, la stanchezza, l'ansia che saliva, la mente che incespicava: arrivato al penultimo giorno di vacanza mi ha investito un treno: il ferro in bocca lo sento ancora adesso e temo lo sentirò per sempre. Arrivava il mio primo attacco di panico, se così si può dire.

Perché panico non rende l'idea. Perché quel panico parlava di me ma anche di mio cugino: depressione, dicono, depressione con tratti schizofrenici, scopro. Non io, quel mio cugino che poco conoscevo forse, ma che sentivo così vicino a me.

Cosa succede quando una persona ansiosa e ipocondriaca incontra il primo inquietante episodio di derealizzazione un mese dopo aver perso in quel modo un cugino di primissimo grado il quale probabilmente soffriva oltre che di ansia anche di attacchi psicotici?

"io sono come mio cugino"

un semplice pensiero, delle semplici parole che si annidano nella coscienza e iniziano a mangiarti la carne, da dentro, per tanto tempo.

Questo il preambolo di quello che ho vissuto successivamente. La sensazione di irrealtà mi ha lasciato solo da qualche tempo, l'agorafobia, che in me prendeva letteralmente la forma di una paura di uscire fuori di casa, in OGNI fuori casa, ancora mi insidia.

In ogni istante, in ogni pensiero da quel giorno non mi abbandona l'idea terrificante di perdere il controllo, di impazzire, di essere schizofrenico, di essere come quel mio cugino.

La terapia psicologica funziona. Ho scelto una psicologa cognitivo-comportamentale in gamba. Siamo in poco tempo arrivati ad analizzare le strutture principali del mio pensiero, siamo ai processi e mi sto riscoprendo.

La terapia psichiatrica pure procede bene. Perché si, ho scelto di dormire la notte e non volevo più abusare di benzodiazepine a caso come facevo prima: l'efexor tiene a bada l'ansia di giorno, il remeron mi da una mano la sera. Due antidepressivi che mi hanno fatto eliminare quelle schifezze di benzodiazepine (parentesi non abusatene, sono veleno)

La mia vita lavorativa e sentimentale non è stata intaccata: ho scoperto che nonostante il dolore, la sofferenza, l'ossessione, le somatizzazioni, riesco a fingere comunque alla grande: maschera in faccia, battute brillanti in ufficio, nessuno se ne accorge che sono morto.

Sto meglio, difficile dirlo, ma si sto molto meglio. Solo meglio, non bene, come potrei?

La paura non mi abbandona mai.

La domanda che mi ha portato a scrivervi, a cercare altri esseri umani spezzati, la potrei pressapoco formulare così:

Riuscite a separare i sintomi corporei dal pensiero?

Non faccio nessun elenco perché le parole per i sintomi fisici sono difficili da trovare: ci sono sintomi allo stomaco, agli occhi, alla testa che fatico a descrivere.

Io a volte mi ci perdo. Poi riconosco che il problema non sta nel corpo ma nel pensiero, e che quel pensiero non è qualcosa esterno da me, sono io, la mia mente che cerca in modo simbolico di esprimersi, di esprimere delle cose che per troppo tempo sono state cacciate dentro.

L'anima che mangia la carne, appunto, ma non per morire. Mangia la carne morta perché vuole imporsi e dar vita ad un Uomo nuovo, finalmente uomo, finalmente sano.

Se siete arrivati fino in fondo vi ringrazio per l'ascolto.

Vi sono vicino

V.

ansia123

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sabato, 26 maggio 2018, 14:31

Ciao Leonardv...la risposta alla tua domanda è no...o meglio non sempre (dopo 15 anni di lotte qualche volta ci riesco)...
Il problema è che è proprio il pensiero a generare sintomi fisici...è una sorta di circolo vizioso che difficilmente si spezza (ma tranquillo ci si riesce!)
Mi spiace per tuo cugino ma tu non sei lui!
È importante che tu tenga separato lui, il suo vissuto e ciò che gli è accaduto da te...
Ogni individuo è unico e diverso dagli altri...
Ricorda: tu sei tu!

repcar

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3

sabato, 26 maggio 2018, 19:13

ciao.....anche per me anche la risposta alla tua domanda è "no". Corpo e mente non sono due entità separate. Il corpo coinvolge la psiche e viceversa. Quelle che cambia è la struttura della percezione, il perchè a qualcuno si ed a qualcuno no.......stessi problemi.....stessi accadimenti ma reazioni diverse......si potrebbero scrivere dei libri, coma alcuni hanno già fatto. Quando una persona "vicina" ci viene a mancare le nostre reazioni sono diverse....rabbia, frustrazione, ineguatezza etc. ed allora inizia il periodo di adattamento, che come detto prima varia da persona a persona. Quando l'evento è tradotto in "suicidio" allora subentrano diverse stratificazioni di pensieri che si evolvono in disturbi psichici quali ansia, depressione, con le loro somatizzazioni. Quello che provi tu è un vissuto che personalmente ho sperimentato con la morte di un mio caro amico. Forse, ma non conosco la tua storia, per me è stato più deleterio, perchè la sua era una morte preannunciata......sintomi sibillini, sottotesi, che sia noi amici e parenti non abbiamo saputo cogliere, ma come diceva lo specialista esistono diversi gradi di serietà in malattia, anche quella psichica....... Quello che posso dirti è che devi dare tempo, armati si tanta ma tanta pazienza, e il connubio tra medicina e psicologia risulta la migliore cura. E' normale che il cervello abbia un'elaborazione di paura perchè succeda anche a te la medesima cosa, lo è stato anche per me..........non è morta una parte di te, nessuna evento si cancella, si cerca, ma è impossibile, rimane latente, soffocato......devi dare tempo.......... come sempre a disposizione........ :thumbup:

leonardv

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4

domenica, 27 maggio 2018, 20:35

Grazie delle risposte.

Repcar, il tempo. Mi sembra passata una vita. Inizio a pensare che starò meglio quando dimenticherò di come stavo quando stavo bene, quando questo nuovo stato si sarà confermato come la mia nuova normalità.

Un anno è poco, vero?

Mi continuo a dire stai nel tempo, lavora su di te...il problema è che l'ansia non mi lascia e devo ricominciare ogni giorno, ogni minuto con la stessa storia. Mi sono detto di tutto, passo da pensieri pessimistici e catastrofici a rassicurazioni convincenti. Ma poi devo ricominciare tutto da capo, come quel film di Bill Murray..

Forse a volte si guarisce per noia, me lo auguro di cuore.

repcar

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5

lunedì, 28 maggio 2018, 12:20

ciao…...una frase in un film diceva……….lenisci il mio dolore (non fallo sparire, cancellarlo)……..l'elaborazione di un lutto è un percorso interiore e più la persona era vicina e più il tempo si allunga……...se non riesci a controllare i sintomi rivolgiti ad uno specialista……..sempre a disposizione …………….

amanitafalloide

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6

lunedì, 28 maggio 2018, 16:14

l'ansia io la descriverei come una sorta di tenia che ci consuma e che noi stessi nutriamo.
Lei si vuole prendere tutto: i tuoi pensieri felici, la tua vita sociale e lavorativa, la tua lucidità, tua salute, il tuo entusiasmo, i tuoi affetti, il tuo sonno, i tuoi progetti.
Vuole farti sentire piccolo e debole, paranoico, dipendente dalle pasticche e da mille sciocchi rituali per scongiurarla.
Vuole farti credere che è lei che comanda la tua vita, che tu non la puoi vincere, che non puoi affrontare una giornata senza portarti dietro l'ansiolitico.
Ho capito che si combatte non dandole da mangiare.
Quindi buttandosi a capofitto nelle situazioni che la creano, finché non scoppia un attacco di panico. Quando l'attacco di panico arriva, bisogna dirgli "sovrastami. Mettimi sotto."
L'ansia è dittatoriale e fa tutto il contrario di quello che le imponi. Se dici " ora mi calmo" ecco che l'attacco ti manda al pronto soccorso, se le dici sovrastami, uccidimi, lei perde mordente e si dissolve.
Hai paura di guidare ? Ti metti al volante.
Ti metti al volante finché non hai un attacco alla guida e accosti. La seconda volta non avrai niente. Dopo tre volte che non hai niente sarai tornato come nuovo .
Paura di impazzire? È desiderio di impazzire. Libera la tua parte più creativa, prenditi il lusso di mandare a quel paese una cosa o una persona che odi seriamente, liberati dalle convenzioni sociali. Usa la pazzia in senso buono, ossia la pazzia non distruttrice ma creatrice. Solleva il telefono e dille " ti amo ", per esempio , se non l' hai mai fatto.
Una volta usata la pazzia in modo creativo e positivo, tornerai super lucido. Beh, attenzione, se non abusi di psicofarmaci, perché quelli intaccano la lucidità. Guarda, proprio stamattina vedevo sdoppiato e stavo malissimo per un eccessivo quantitativo di xanax. Mi sentivo morire, confusa e stranita. Ho pensato : devo andare all'ospedale. E ho pensato anche : se torno normale , cioè se mi riprendo e non muoio, basta pure con questo schifo di psicofarmaci. E basta subire l'ansia.
E ora che sto meglio posso dirlo: basta subire l'ansia.
Va combattuta in tutti i fronti : pensiero, azione, intenzione, fede.
Sfoga la sessualità. Questo libera endorfine, ma tante.
Ci può raggiungere l'ansia durante una sana sco... ?
Secondo me no, perché si sta liberando energia vitale. Che è più forte di qualsiasi ansia.
Paura del supermercato? Si va al supermercato. Paura delle folle, si va in mezzo alla gente. Ad un certo punto non verranno più attacchi.Si guarderà l'ansia dall'esterno dicendole chiaro e tondo : ma tu sei davvero solo un frutto della mia mente, sono io che ti plasmo, ti creo, ti alimento, ti vedo crescere dentro di me, ti concedo di divorarmi dall'interno. Ma allora sono sempre io che ti posso ammazzare, smettendo di nutrirti.
Ecco, l'ansia, gli attacchi di panico... io penso siano come energia vitale intrappolata, che in qualche modo non riesce a fluire come si deve e allora scoppia come una bomba dentro l'individuo che invece dovrebbe ricordarla al di fuori di sé, come forza plasmante.
Nasce per dirti: cosa mi fa schifo nella mia vita ? Sono felice ? Sono ma persona che voglio essere? Sto andando verso la giusta direzione ?
Certo, è come se una persona per dirti ti amo ti tirasse un pugno , ma se la natura non ha escogitato sistemi migliori...
Quanto alla paura di suicidarsi, ce l'ho avuta anche io all'inizio. Ma non per mia volontà, avevo paura di " dare di matto " e quindi suicidarsi di conseguenza facendo gesti inconsulti tipo buttarmi per gioco da un balcone o cose del genere.
La psicologa mi ha detto che nessuna persona che riesce a pensare " sto impazzendo?" è realmente pazza, perché i pazzi non si rendono conto di esserlo. E che comunque è una manifestazione tipica dello Stato ansioso, così come nei depressi è tipico il pensiero di " noia per la vita " o senso di fallimento o certezza che non se ne uscirà più.
Uccidi la tenia, non farla mangiare.
Mettiti a riflettere su tutte le cose che la nutrono e poi intavola le strategie per farla gradualmente fuori.

Vitto75-pr

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lunedì, 28 maggio 2018, 17:02

Bellissima!!! A me interessa soprattutto..la sana sc....a....che libera endorfine :) :) :).....scherzo ovviamente...e comunque hai ragione su tutto!!

amanitafalloide

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lunedì, 28 maggio 2018, 19:23

ah, da ansiosa doc vorrei dare un altro consiglio, quest'ultimo è molto controcorrente e forse per qualcuno potrà pure essere controproducente, quindi prendetelo con le pinze. Io sto cercando di sperimentare questa tecnica proprio ora.
Arriva l'attacco d'ansia? Godetevelo!
Esatto, go-de-te-ve-lo.
Se potete, cercate di mettervi comodi, e poi immaginate di stare tipo sulle montagne russe o di vivere una sensazione adrenalinica.
Soffermatevi su cosa sentite: il cuore bussa nel petto, le mani diventano fredde, il respiro diventa affannoso. Ascoltate questa energia dentro di voi, fatela fluire.
Ah, sei arrivata, ansia ? Vieni pure, ti stavo aspettando. Osservate il suo corso come se fosse un telefilm. Cercate di non pensare a nulla.
Il che non significa ignorare l'attacco, significa solo " viverselo". Da spettatori. Perché l'ansia è dentro di voi, ma voi non siete la vostra ansia. È un inquilino scomodo, che viene, fa il suo corso e poi , proprio mentre dimostrate che lei non vi fa paura, che può pure venire tanto voi non batterete ciglio... puuuff! oh ma ansia, dove sei finita, io ti stavo aspettando!
Non la troverete più.
Con me questa tecnica sta funzionando, ho appena " smontato " un attacco, qualche decina di minuti fa.
Mentre posso confermare che spesso, da un piccolo malessere ( mani leggermente fredde, pallina allo sterno ecc) ho fatto scaturire un attacco di panico vero e proprio. Questo accade quando uno inizia a pensare al peggio, ecco adesso io avrò un attacco, ecco adesso io inizio a non respirare bene, oddio cosa mi succede...
Succede che l'ansia monta e ti fa stramazzare. Il cervello memorizza che ansia = male e vi farà venire gli attacchi com facilità.
Ma se il cervello iniziasse a memorizzare ansia = esperienza neutra, questi attacchi di panico non avranno più la miccia per esplodere!

leonardv

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lunedì, 28 maggio 2018, 23:58

Grazie amanita, concordo su tutto. E devo ammettere che le ho provate tutte. Soprattutto il fare esattamente il contrario dell’ansia e, questo è fresco di giornata, il godermi il mio stato. Devo dire che è una bella coincidenza leggere questo consiglio proprio oggi (è un miglioramento perché prima non sarei riuscito).
Tornando a me, che dire, soffro di disturbo post traumatico da stress. Il mio è un caso un po’ particolare perché per qualche strano (anche se sensato) motivo sono arrivato a temere per la mia vita psichica in conseguenza di un lutto violento. Una cosa che mi piace pensare è che ansia e pensieri sono appunto solo ansia e pensieri. Non è che se penso di poter volare poi riesco a volare davvero. Il pensiero è potente ma non può tutto. Non può far altro che attivare il simpaticissimo sistema nervoso autonomo e mandarlo in crash. Non è poco, per niente. Ma non è nemmeno irreversibile. Ma anche queste, per lo stesso motivo di prima, sono solo parole e non riescono a rassicurarmi. È un loop che sembra infinito. Forse diamo troppo peso alle parole e al nostro pensiero. Non ci può fare ammalare delle malattie che temiamo ma nemmeno ci cura. È li che ci illude. Una menzogna, diceva qualcuno. Ma quanto è difficile non seguirlo

Mos97

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martedì, 29 maggio 2018, 18:27


l'ansia io la descriverei come una sorta di tenia che ci consuma e che noi stessi nutriamo.
Lei si vuole prendere tutto: i tuoi pensieri felici, la tua vita sociale e lavorativa, la tua lucidità, tua salute, il tuo entusiasmo, i tuoi affetti, il tuo sonno, i tuoi progetti.
Vuole farti sentire piccolo e debole, paranoico, dipendente dalle pasticche e da mille sciocchi rituali per scongiurarla.
Vuole farti credere che è lei che comanda la tua vita, che tu non la puoi vincere, che non puoi affrontare una giornata senza portarti dietro l'ansiolitico.
Ho capito che si combatte non dandole da mangiare.
Quindi buttandosi a capofitto nelle situazioni che la creano, finché non scoppia un attacco di panico. Quando l'attacco di panico arriva, bisogna dirgli "sovrastami. Mettimi sotto."
L'ansia è dittatoriale e fa tutto il contrario di quello che le imponi. Se dici " ora mi calmo" ecco che l'attacco ti manda al pronto soccorso, se le dici sovrastami, uccidimi, lei perde mordente e si dissolve.
Hai paura di guidare ? Ti metti al volante.
Ti metti al volante finché non hai un attacco alla guida e accosti. La seconda volta non avrai niente. Dopo tre volte che non hai niente sarai tornato come nuovo .
Paura di impazzire? È desiderio di impazzire. Libera la tua parte più creativa, prenditi il lusso di mandare a quel paese una cosa o una persona che odi seriamente, liberati dalle convenzioni sociali. Usa la pazzia in senso buono, ossia la pazzia non distruttrice ma creatrice. Solleva il telefono e dille " ti amo ", per esempio , se non l' hai mai fatto.
Una volta usata la pazzia in modo creativo e positivo, tornerai super lucido. Beh, attenzione, se non abusi di psicofarmaci, perché quelli intaccano la lucidità. Guarda, proprio stamattina vedevo sdoppiato e stavo malissimo per un eccessivo quantitativo di xanax. Mi sentivo morire, confusa e stranita. Ho pensato : devo andare all'ospedale. E ho pensato anche : se torno normale , cioè se mi riprendo e non muoio, basta pure con questo schifo di psicofarmaci. E basta subire l'ansia.
E ora che sto meglio posso dirlo: basta subire l'ansia.
Va combattuta in tutti i fronti : pensiero, azione, intenzione, fede.
Sfoga la sessualità. Questo libera endorfine, ma tante.
Ci può raggiungere l'ansia durante una sana sco... ?
Secondo me no, perché si sta liberando energia vitale. Che è più forte di qualsiasi ansia.
Paura del supermercato? Si va al supermercato. Paura delle folle, si va in mezzo alla gente. Ad un certo punto non verranno più attacchi.Si guarderà l'ansia dall'esterno dicendole chiaro e tondo : ma tu sei davvero solo un frutto della mia mente, sono io che ti plasmo, ti creo, ti alimento, ti vedo crescere dentro di me, ti concedo di divorarmi dall'interno. Ma allora sono sempre io che ti posso ammazzare, smettendo di nutrirti.
Ecco, l'ansia, gli attacchi di panico... io penso siano come energia vitale intrappolata, che in qualche modo non riesce a fluire come si deve e allora scoppia come una bomba dentro l'individuo che invece dovrebbe ricordarla al di fuori di sé, come forza plasmante.
Nasce per dirti: cosa mi fa schifo nella mia vita ? Sono felice ? Sono ma persona che voglio essere? Sto andando verso la giusta direzione ?
Certo, è come se una persona per dirti ti amo ti tirasse un pugno , ma se la natura non ha escogitato sistemi migliori...
Quanto alla paura di suicidarsi, ce l'ho avuta anche io all'inizio. Ma non per mia volontà, avevo paura di " dare di matto " e quindi suicidarsi di conseguenza facendo gesti inconsulti tipo buttarmi per gioco da un balcone o cose del genere.
La psicologa mi ha detto che nessuna persona che riesce a pensare " sto impazzendo?" è realmente pazza, perché i pazzi non si rendono conto di esserlo. E che comunque è una manifestazione tipica dello Stato ansioso, così come nei depressi è tipico il pensiero di " noia per la vita " o senso di fallimento o certezza che non se ne uscirà più.
Uccidi la tenia, non farla mangiare.
Mettiti a riflettere su tutte le cose che la nutrono e poi intavola le strategie per farla gradualmente fuori.



Bellissimo, mi hai commosso.


FORZA!!! Forza a tutti, torniamo a vivere!!!

leonardv

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mercoledì, 30 maggio 2018, 10:56

ciao.....anche per me anche la risposta alla tua domanda è "no". Corpo e mente non sono due entità separate. Il corpo coinvolge la psiche e viceversa. Quelle che cambia è la struttura della percezione, il perchè a qualcuno si ed a qualcuno no.......stessi problemi.....stessi accadimenti ma reazioni diverse......si potrebbero scrivere dei libri, coma alcuni hanno già fatto. Quando una persona "vicina" ci viene a mancare le nostre reazioni sono diverse....rabbia, frustrazione, ineguatezza etc. ed allora inizia il periodo di adattamento, che come detto prima varia da persona a persona. Quando l'evento è tradotto in "suicidio" allora subentrano diverse stratificazioni di pensieri che si evolvono in disturbi psichici quali ansia, depressione, con le loro somatizzazioni. Quello che provi tu è un vissuto che personalmente ho sperimentato con la morte di un mio caro amico. Forse, ma non conosco la tua storia, per me è stato più deleterio, perchè la sua era una morte preannunciata......sintomi sibillini, sottotesi, che sia noi amici e parenti non abbiamo saputo cogliere, ma come diceva lo specialista esistono diversi gradi di serietà in malattia, anche quella psichica....... Quello che posso dirti è che devi dare tempo, armati si tanta ma tanta pazienza, e il connubio tra medicina e psicologia risulta la migliore cura. E' normale che il cervello abbia un'elaborazione di paura perchè succeda anche a te la medesima cosa, lo è stato anche per me..........non è morta una parte di te, nessuna evento si cancella, si cerca, ma è impossibile, rimane latente, soffocato......devi dare tempo.......... come sempre a disposizione........ :thumbup:


Ciao Repcar,
volevo chiederti, hai usato una frase interessante "struttura della percezione", dicendo poi che qualcuno ci ha scritto. Ti vengono in mente testi in particolare? Dato che fatico a concentrarmi su altro vale sempre la pena approfondire, con senso chiaramente.

Non è la prima volta che muore qualcuno a me vicino. A 20 anni ho perso uno dei miei più cari amici per incidente stradale, ma il suicidio è qualcosa di diverso. Le derive che prende il trauma in ognuno di noi sono come dici te imprevedibili. Spero di uscirne perché così è dura

Hope00

Giovane Amico

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sabato, 02 giugno 2018, 18:26

"Nessuno si accorge che sono morto"... ehhh penso che la maggior parte di chi conosce i disturbi d'ansia possa ritrovarsi in questa frase che hai scritto nel tuo racconto...

Da quello che descrivi sembra che tu abbia pensieri ossessivi come sintomo principale dell'ansia. La paura di impazzire, di avere una malattia mentale e tutto il resto è molto comune nei disturbi d'ansia.

Io ho trovato la mia "pace" quando ho iniziato a rapportarmi in maniera diversa ai miei pensieri e sensazioni fisiche generate dall'ansia. È come una energia che hai dentro che ti genera pensieri automatici involontari per potersi "esprimere".. Se comprendi che i pensieri sono solo pensieri come tanti altri insignificanti che fisiologicamente si generano durante la giornata e smetti di giudicarli, ragionarli e attenzionarli ossessivamente ma lasci semplicemente che ti attraversino, vedrai che scompariranno gradualmente. Il problema è che lasciamo che questi pensieri ci spaventino perché una parte di noi crede che possano mutare la realtà... ma non è così, sono solo parole nella nostra mente...
Buon percorso..