Blu, hai capito benissimo , invece.
Il neonato sperimenta una esperienza di profondo disagio e di smarrimento nel passaggio dallo stato di totale protezione nel grembo materno alla condizione di insignificanza individuale in un mondo percepito come sconfinato e minaccioso.
Questo dovetti presumibilmente percepire fortemente io, quando presumibilmente mio padre dovette prendermi in braccio in modo brusco. E, presumibilmente, rovinò la mia vita.
I genitori, tutti, nessuno escluso, dovrebbero saperlo.
Ma, poiché nessuno nasce con la scienza infusa, e poiché è scientificamente accertato che non è vero che in ogni donna è presente l'istinto materno;
nel primo caso sarebbe necessario che una coppia che voglia mettere al mondo dei figli farebbe bene a seguire dei corsi (se fossimo in un paese civile, tali corsi sarebbero obbligatori);
nel secondo caso, la coppia dovrebbe rinunciare a mettere al mondo un figlio.
Otto Rank, uno dei massimi psicoanalisti, ha indicato il trauma della nascita come l'esperienza prototipica dell'ansia.
Noi non possiamo ricordare, hai ragione, blu.
Ecco perché in un precedente post ho parlato di ipnosi (leggi in proposito quanto scrive ros).
lully, non sei pazza. Sta' sicura in questo senso.
La mente umana è un mistero, saggiamente scrivi.
Proprio stamane leggevo un illuminante saggio di Jung sulla profondità della mente.
Non sei pazza, dicevo: sei problematica, e un pochino nevrotica; come me e tutti gli amici presenti su questo Forum.
E sei nevrotica (tu, io e gli altri) giacché hai una sensibilità non comune.
Non spaventarti, eh?
Sappi che tutti i grandi artisti e tutti i geni della scienza sono stati (e sono) un po' nevrotici.
Siamo, pertanto, in buona compagnia.
Simone, hai colto perfettamente nel segno.
E per tal motivo evito gli psichiatri (almeno quelli à la page).
La tua, poi, dimostrò di non aver afferrato in pieno il problema.
Cesare Musatti, uno dei grandi della psicoanalisi italiana, scriveva che l'analista deve entrare in empatia col paziente, se vuole aiutarlo davvero a giungere alla comprensione, indi alla soluzione dei suoi problemi.
Quella psichiatra, per dire quello che ti disse, non sa manco l'empatia dove sta di casa.
Simone: mi piace la tua grinta. Bravo!
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E per chiudere, un'altra perla della mia vita.
Quando avvicinavo una ragazza (ero ventenne, allora, o poco più), mia madre prima mi faceva il muso; indi le scenate; se constatava che non mi smuovevo, si faceva detective per sapere vita morte miracoli della fanciulla; indi, forte delle sue informazioni, cominciava a smontarmela pezzo per pezzo.
Io, ignaro della sua possessività patologica, e preso da mille scrupoli (era sola, mi dicevo) le credevo e mollavo la ragazza.
Questo è avvenuto moltissime volte.
Conclusione:
a trent'anni, lontano da casa (dunque da lei!), sposai la prima che mi venne a tiro: una sciagurata.
Per liberarmi incosciamente della presenza assillante di mia madre, dalla padella finii nella brace.
Non è una scusa, comunque. Detesto i vittimisti.
Poiché - diversamente da tanti - ho il coraggio delle mie azioni, dico che sbagliai io a sposarla, non lei a dirmi di sì.
Però, come faccio ad assolvere completamente mia madre (quella che avrebbe dovuto concorrere più di tutti a forgiarmi una personalità equilibrata) per l'errore che purtuttavia fui io a commettere?
Domanda:
quante ragazze convolano a nozze non tanto per amore (a loro pare sia quello, semmai è solo infatuazione), ma solo per "uscire da casa"?
Un caro saluto a tutti voi, cui va la mia schietta solidarietà.
gimmi