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Carmen

Giovane Amico

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1

Tuesday, August 21st 2007, 3:00pm



Nel 2002 mi ammalai di attacchi di panico e di depressione, fino a dover prendere la difficile decisione di assumere psicofarmaci.
A fasi alterne la depressione è ritornata, dopo brevi periodi di remissione.
Mi sono arrovellata a lungo per individuarne le cause specifiche. Forse essa si manifestò come paura di crescere, di entrare a far parte del mondo degli adulti.
Quando lascio la città dove mi sono trasferita per lavoro, e torno a casa mia, giù al Sud, la depressione si allevia. E' come se tornassi a "respirare". è come se entrassi di nuovo a contatto con il mio passato, con la mia storia.Forse lo stress del trasferimento fu la causa scatenante. O forse i veri motivi sono altrove. Forse è principalmente la paura delle malattie e della morte come annientamento che alimentano la depressione.
A giugno ho ripreso l'antidepressivo. Dopo il Seropram, lo Zoloft, il Fevarin, ho provato il Sereupin (sempre un SSRI). Non sembra avere effetti terapeutici significativi, forse per la dose ancora bassa (20 mg). Attendo che il mio psichiatra torni dalle ferie per l'aggiustamento della cura.
Ieri sono stata malissimo:ansia, depressione e disturbi gastrointestinali per tutto il dì. Oltretutto ho sempre sonno, una strana sonnolenza, come se volessi svenire, perdere coscienza di questo mondo che mi angoscia.
Ogno giorno mi domando: "quando guarirò. quando tornerò a vivere, svegliandomi da questo lungo torpore, da questa stagnazione esistenziale?"
Ogni giorno è piatto e uguale al precedente. Provo solo apatia e indifferenza.
Non guarisco, e non so perchè, non guarisco.
"L'uomo ebbe l'arte per non perire a causa della verità". F. Nietzsche

fruscioluminoso

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2

Tuesday, August 21st 2007, 9:35pm

Anch'io sono del sud e da 14 anni vivo al nord. Il posto può alleviare i nostri disagi ma ho verificato di persona, vivendo per dei lunghi periodi all'estero, che il problema spesso non è il posto ma sta dentro di noi. Ho un passato che per alcuni aspetti ricalca il tuo, ma dopo un lungo tergiversare, fatto di sofferenza, di decisioni importanti (vedi miei post precedenti) sono giunto alla conclusione che la psichiatria classica in gran parte dei casi non ha niente da dire. Così mi sono rivolto ad una psichiatria di tipo bioenergetico,che lavora poco con la parola e molto sul respiro, sul corpo, e piano piano, passando momenti di grande oscurità, sto venendo fuori da una situazione complicata senza psicofarmaci. Prendo solo un pò di ansiolitico che mi accompagna da 13 anni e che al momento non posso eliminare. Ho anche un supporto omeopatico che mi ha aiutato moltissimo soprattutto in momenti di gravi difficoltà respiratoria (bronchiti asmatiche), superati senza l'uso di antibiotici da oltre un anno. Pur occupandomi di scienza professionalmente (sono un chimico) credo che la chimica, nelle malattie croniche abbia poco da dire. Non nego l'importanza di certi farmaci (antibiotici, cortisone) in casi di vera urgenza, ma dobbiamo pensare che la malattia in generale va affrontata mettendoci profondamente in discussione e delegando il meno possibile al farmaco la nostra salute. Non so se si può realmente guarire dalla depressione, ma si può certamente migliorare la propria situazione.

Pensa solo che hai le risorse per venirne fuori. Devi trovare la via dentro di te anche con l'aiuto di chi ti sta intorno. E la sofferenza fa parte del percorso. Non puoi cancellarla da un giorno all'altro.

Carmen

Giovane Amico

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3

Wednesday, August 22nd 2007, 10:32am

Ciao Fruscioluminoso, innanzitutto grazie per la risposta di cui riporto l'ultimo periodo:
[h]"Pensa solo che hai le risorse per venirne fuori. Devi trovare la via dentro di te anche con l'aiuto di chi ti sta intorno. E la sofferenza fa parte del percorso. Non puoi cancellarla da un giorno all'altro".[/h]

Non è la prima volta che sento questa frase. Sono d'accordo con te, tuttavia io non sento di avere risorse atte a farmi uscire dal tunnel.
Ho fatto psicoterapia (junghiana) e non mi è servita, ho preso 4 marche diverse di psicofarmaci e non sono guarita. Spesso sono afflitta da psicastenia, non ho forza di fare nulla, me ne sto sul divano a dormire o coi miei pensieri.
Non ho più voglia di fare nuoto, nè di altre attività ricreative, mi trascino un lavoro che detesto (sto facedno tentativi per cambiarlo ma finora non ho avuto fortuna) ed ho una famiglia di persone negative (nel senso che sono pessimiste e tendenti a vedere sempre tutto cupo e vano). Mi porto dentro tanti conflitti mai risolti (anche con mia madre che non ne è al corrente e che non capirebbe poichè non possiede gli strumenti necessari nè la sensibilità per capire problematiche così profonde come le mie).
L'approccio bioenergetico come ti aiuta? Cosa si fa lavorando col corpo?
Se abbandonassi ora il farmaco mi sentirei peggio, chi lo sa.
Io soffro come di una nostalgia,di un tormentoso, ossessivo rimpianto per ciò che non ho fatto, per la vita che ho perso o vissuto non pienamente. Il mio voler tornare al sud forse è come un richiamo necessario alle orgini, al passato interrotto, non chiaro, non so come dire. Forse hai ragione tu, se tornassi e stessi male lo stesso, vorrebbe dire che il malessere è dentro di me. Tuttavia, al nord sono sola e non riesco a creare delle amicizie per difficoltà mie e per la mancanza di tempo di chi è abituato ad una vita frenetica dove non cerca altro che carriera e soldi.
grazie
Carmen
"L'uomo ebbe l'arte per non perire a causa della verità". F. Nietzsche

fruscioluminoso

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4

Wednesday, August 22nd 2007, 4:00pm

Cara Carmen

Non ti voglio convincere di niente perchè è inutile almeno finchè non sentirai dentro che le cose possono andare diversamente. E parlo di sentire non di razionalizzare. La ragione ti dice si hai ragione, ma per convincere il cuore ci vuole un bel pò.

Per avere notizie sulla bioenergetica puoi vedere su questo link di questo sito ben fatto

http://www.nienteansia.it/tipi-di-psicoterapie/analisi-bioenergetica-alexander-lowen.html

Con la bioenergetica si piange, si respira, si parla, ci si rilassa, e tante altre cose atte a fare breccia nella gabbia che ci siamo costruiti. Ci vuole tempo, ma la trovo più efficace della psicologia basata solo sulla parola. E' solo la mia esperienza. Il nostro corpo non è disgiunto dalla nostra mente. Solo con le parole è facile raccontarsi tante balle, crearsi tanti castelli di sabbia, pure durante la terapia.

Non puoi sperare di guarire con i farmaci. Nel migliore dei casi rimandano il problema annullando i sintomi di oggi. Ma non ti posso dire niente sul cosa fare. Non sono uno specialista. Sono solo un paziente.

Quando dici "l'ossessivo rimpianto per ciò che non ho fatto, per la vita che ho perso o vissuto non pienamente" sono nella stessa barca ma oggi cerco di guardare al presente. Il passato me lo porto dietro nelle mie tensioni, nei miei ricordi, in tutto quello che ho fatto. Ma ormai è passato, non esiste più. Non dobbiamo cancellarlo ma non dobbiamo neanche farci governare da esso. Il futuro semplicemente non esiste! Concentramioci sul presente.

Essere da soli non è poi una catastrofe se la solitudine la si sfrutta per crescere, per imparare a stare con se stessi, per non continuare a scappare da se stessi cercando qualcosa che non potrà mai darci la soddisfazione che cerchiamo perchè essa è solo dentro di noi.

Mi è stato fatto capire che dobbiamo vivere più spontaneamente possibile anche se questo non segue le mode, anche se questo ci spinge a starcene soli, nella nostra pigrizia. Quando sarà il momento spontaneamente faremo altro. Ma non dobbiamo forzare niente. Niente forza di volontà. Cerchiamo solo di mantenere il lavoro per poter avere la nostra indipendenza e dedicare le nostre risorse a noi stessi anche con un aiuto specialistico. Il nostro cruccio è quello di dover essere come gli altri. In piena salute, felici e pieni di energia. Ma noi dobbiamo essere noi stessi, con tutti i nostri problemi che dobbiamo cercare amabilmente di accettare e di risolvere, ma non di sopprimere.

Se vuoi scrivimi privatamente. Non credo che la discussione possa essere di interesse alcuno andando oltre. Ho espresso la mia posizione e la mia esperienza. Il resto rischia di riempire queste pagine solo di chiacchiere sterili.

Tanti auguri Carmen, di cuore!

Aprikose

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Wednesday, August 22nd 2007, 11:33pm

Parlo per esperienza personale: andare via da un posto, per scelta o per obbligo, comporta sempre il confronto con il proprio passato, che in un certo senso viene "interrotto" poiché spezzato da un luogo per proseguire in un altro. Da quel che ho capito tu ti sei trasferita per lavoro, ma evidentemente non desideravi farlo. Parli però anche di atteggiamenti della tua famiglia che mal sopporti: te ne sei allontanata dunque per scelta? Sembri un po' confusa in merito. Forse è proprio questo il punto: fare chiarezza con il tuo passato per poter creare una coerenza tra questo e il tuo presente. Attenzione però, "fare chiarezza" non significa "rimuginare": questo non ti deve impedire di cercare di costruire il presente migliore per te.
Viviamo in un mondo in cui l'uomo è l'abito che indossa. Meno c'è l'uomo, più è necessario l'abito.

Carmen

Giovane Amico

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6

Thursday, August 23rd 2007, 10:49am

Grazie della risposta.

Certo che sono confusa. Se non lo fossi starei meglio. :cry:

Ho dei progetti, per esempio insegnare poesia e filosofia ai giovani detenuti, ma ho bisogno di raccogliere tutte le mie energie vitali che non sono molte, al momento. Forse dare qualcosa di me a chi ha bisogno, non solo sarebbe fonte di arricchimento reciproco, ma mi permetterebbe di uscire da me, di guardare anche al di fuori di me stessa, cosa che mi è difficile fare adesso.


Quoted from "Aprikose"

Parlo per esperienza personale: andare via da un posto, per scelta o per obbligo, comporta sempre il confronto con il proprio passato, che in un certo senso viene "interrotto" poiché spezzato da un luogo per proseguire in un altro. Da quel che ho capito tu ti sei trasferita per lavoro, ma evidentemente non desideravi farlo. Parli però anche di atteggiamenti della tua famiglia che mal sopporti: te ne sei allontanata dunque per scelta? Sembri un po' confusa in merito. Forse è proprio questo il punto: fare chiarezza con il tuo passato per poter creare una coerenza tra questo e il tuo presente. Attenzione però, "fare chiarezza" non significa "rimuginare": questo non ti deve impedire di cercare di costruire il presente migliore per te.
"L'uomo ebbe l'arte per non perire a causa della verità". F. Nietzsche