Allora Loredana, ottimi gli esempi. Si rifanno direttamente al nostro senso di potere.
Generalmente quanto maggiore è il nostro senso di potere, tanto minore è l'ansia, perchè, portando alle estreme conseguenze l'ipotesi negativa, noi "sappiamo" di avere gli strumenti per porvi rimedio. Esempio molto ma molto banale. Devo fare un brutto tratto di strada, ho paura di essere aggredito, sto in ansia. Se prendo lezioni di kung-fu (non solo lezioni, ma se faccio anche qualche combattimento in palestra e posso toccare con mano l'acquisizione di questa nuova capacità), sicuramente attraverserò quel tratto di strada con più sicurezza, perchè saprò di poter superare una normale aggressione. Ma poi che succede, se la mia mente si ostina? Che inizio a pensare "e se mi sparano addosso?". Il mio "potere" non è attrezzato per un'eventualità del genere, quindi se razionalmente posso valutare quante siano le possibilità di essere aggredito a mano armata in base alla zona e all'ora del giorno, l'irrazionalità mi può far ripiombare nel disturbo d'ansia. Questo sicuramente sparirebbe se io avessi la CERTEZZA di poter resistere anche ad un evento di questo tipo, dovrei essere Superman, così le pallottole mi rimbalzano addosso. In tal caso non starei in ansia per qualcosa del genere... almeno fino a quando non mi presentano la Kriptonite...
Quello invece di cui stai parlando tu, è senso di colpa, direttamente proporzionale a quello che sei in grado di fare, non inversamente come nel caso dell'ansia (qui si può intravvedere la mancanza del famoso "sano egoismo", forse) Io POTEVO fare qualcosa e non l'ho fatta. Ovviamente anche questo senso di colpa si basa su presupposti non sempre fondati nel tuo caso.
La prima soluzione è quella di intervenire, quando puoi, proprio perchè poi sai che ti senti in colpa se non lo fai. Fermi la macchina, individui la buca, e poi? Poi ti confronti con la realtà: puoi fare un gesto, uno qualunque, per migliorare, nell'ambito di quel famoso possibile, la situazione? Attenzione che spesso la situazione è puramente percepita, immaginata. Fermando la macchina e andando nei pressi della buca (con le dovute precauzioni per non farti investire, come il giubbetto catarifrangente) magari ti accorgi che ti era sembrata molto più profonda, che una persona dentro non ci può cadere, e allora tutta la tua elucubrazione si smonta da sola. Oppure effettivamente hai riscontrato un grosso pericolo per qualcuno, e allora ti inventi un modo per segnalarlo, magari infilandoci dei rami dentro o, se proprio non riesci a fare nulla, chiami il 115 o il 113, o il 118 (o all'anas, la forestale o quant'altro secondo i casi) e passi l'informazione a chi di mestiere deve occuparsi di queste cose, che magari ti può anche dire cosa fare nell'immediato. Insomma, o il rischio NON c'è, e devi accorgertene, oppure c'è, e allora sei una persona con un encomiabile senso civico. Se questo controllo non lo fai, scatta l'ansia ed il senso di colpa (senza ombra di dubbio dannoso ed eccessivo, che dipende dal tuo passato ecc., ma qui ci concentriamo solo sui comportamenti).
Altro caso, la gravidanza. Ti trovi di fronte a due ipotesi, nessuna delle due verificabile, nessuna delle due che porta conseguenze, ed ovviamente tu scegli per la peggiore. Questo processo, considerando la teoria del caos, si rivela molto dannoso perchè a pensarci bene qualunque tuo gesto potrebbe innescare conseguenze non verificabili, non direttamente riconducibili e non imputabili a te. Per esempio, se un tuo futuro nipote uccide qualcuno, sei responsabile tu perchè hai messo al mondo un suo genitore? Se qualcosa non è verificabile, e non è corregibile o evitabile, come qualcosa che riguarda il nostro passato, ecco, lì c'è da lavorare perchè il problema si allarga (portato all'estremo puoi arrivare ad immaginarti le cose, così ti troveresti davvero nel più invalidante ossessivo compulsivo, tipo "devo lavarmi le mani oppure infetto qualcuno"). Anche qui, proviamo a vedere se razionalizzando si riesce a contenere il problema. Primo qual è il problema, aver stroncato una vita, o non essere riuscita a concepire? Nel primo caso analizzando vedrai che prima di arrivare anche solo ad un rudimentale pensiero occorre che un po' di tempo passi. Anche se dici che con la prima settimana già quell'ammasso di cellule è una vita, devi vedere in che modo agisce il farmaco: molto spesso quegli ammassi di cellule vengono comunque eiettati naturalmente e senza accorgersi di nulla, quindi non hai causato danno alcuno, e così via.