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michele89

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domenica, 06 gennaio 2013, 11:46

Mal di vivere, o qualcosa del genere

Ciao ragazzi, dopo aver raccolto il vostro benvenuto nella mia presentazione, ho trovato fiducia e coraggio per scrivere cos'è che non va. Il post è un po' lungo, ma siete la mia ancora di salvezza, fosse solo anche per un po' di speranza.

Patisco da molti anni un malessere che io definisco "senso di disagio e di cronica insicurezza misto ad un complesso di inferiorità". Lo definisco io così, perché l'unica volta che sono stato da uno psicologo, lui mi disse che non se la sentiva di prendersi del denaro per analizzare un "non-problema". Allora avevo 19 anni e forse lui prese quel mio sfogo come una crisi adolescenziale (ora ne ho 23). Da quel momento persi ogni fiducia verso la psicologia, anche perché di soldi non ne ho molti per affrontare quel tipo di spesa. Quindi, via con l'autodiagnosi, per quanto possa essere sbagliata.

Questo senso di disagio mi porta sistematicamente a queste conseguenze, che vi elenco:

- Ho diversi amici che, però, frequentano gruppi di persone in cui non ho il coraggio di inserirmi, costringendomi così ad uscire singolarmente con questi amici, che so, in uno sporadico pomeriggio libero, e a non uscire (stando a casa) la sera, a Capodanno, etc... perché loro devono uscire con i loro gruppi, giustamente. Qualcuno mi ha chiesto perché non uscissi con il loro gruppo, ma io mi sono mantenuto sempre sul vago, perché non riesco a tirar fuori la verità: non mi sento all'altezza di conoscere persone nuove. Non è l'uscita in sé che mi manca, ma il non riuscire ad essere come gli altri, almeno dal punto di vista sociale.

- Non riesco ad andarmene di casa, neanche per un viaggio di pochi giorni, figuriamoci definitivamente, non per "bamboccionismo", ma perché c'è bisogno di aiuto, perché mio padre è fisicamente presente ma la sua figura è assente, e mia madre da sola non ce la fa. Molti mi hanno detto che devo pensare anche alla mia vita, ma come fai? Non riesco ad accettare l'idea di abbandonare mia madre in questa (eterna?) situazione.

- Vita di routine. Qui sono un controsenso assurdo: organizzo spettacoli, scrivendoli e interpretandoli, sono molto propositivo e sicuro di me sul lavoro (sto alla reception di un albergo) e poi ho vergogna di uscire di casa. È come se quando indosso una maschera (a teatro) o una divisa (al lavoro), nascondessi "me" con il mio strascico di difetti estetici e comportamentali (la vergogna, l'imbarazzo, l'insicurezza). Infatti, ad esempio, quando esco da casa per andare al lavoro, chiunque incontri penso che stia lì per giudicarmi, squadrarmi da capo a piedi perché non vesto troppo griffato (come si usa qui a Capri :wacko: ) o perché sono sovrappeso o perché sono fondamentalmente di sinistra. Quando faccio la spesa ho vergogna a prendere qualsiasi cosa sia dolce o comunque calorica, anche se non è per me (tipo da quando sto facendo la dieta), perché ho paura che mi ridicano (com'è successo) frasi del tipo: "Ma non lo comprare, ti fa male!" E io, che ho fatto anche a botte per questo motivo, se mi trovo una signora anziana davanti che mi dice questa frase, non so che risponderle, perché capirete che non posso metterle le mani addosso, non mi viene niente, mi blocco ed è capitato di non essere entrato più in quel supermercato per mesi.

Sono piccole cose che, però, messe insieme mi danno un grande senso di disagio. Perciò sprofondo nella noia quando l'albergo chiude quei quattro mesi l'anno. Perciò ho abbandonato gli amici che mi dicono: "pensa a chi sta peggio". Io riconosco che c'è chi sta peggio e spesso con i proventi degli spettacoli li aiuto, ma io non ho mai il diritto di aver bisogno di qualcosa?

Sono anni che non ricevo un abbraccio, perché io sono il simpaticone della situazione, qualsiasi cosa si fa, sono quello che fa le battute e fa ridere, mi sono creato una corteccia spessissima, che fa sì che nessuno cerchi di capire che sto malissimo. Fidanzate? Ho avuto delle storie bellissime fino a tre/quattro anni fa, poi più niente, zero, ho perso pure la voglia di cercare. E' come se fossi caduto in una svogliatezza immensa, e l'unica soddisfazione, l'unico alito di vento arriva dal lavoro e dagli spettacoli, insomma, dalle mie maschere.

Scusate per la forma e per la lunghezza, ma...ne avevo da dire.

michele89

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2

lunedì, 07 gennaio 2013, 19:41

:-) Forse ho sbagliato l'impostazione...

3

mercoledì, 09 gennaio 2013, 15:54

RE: Mal di vivere, o qualcosa del genere

- Ho diversi amici che, però, frequentano gruppi di persone in cui non ho il coraggio di inserirmi, costringendomi così ad uscire singolarmente con questi amici, che so, in uno sporadico pomeriggio libero, e a non uscire (stando a casa) la sera, a Capodanno, etc... perché loro devono uscire con i loro gruppi, giustamente. Qualcuno mi ha chiesto perché non uscissi con il loro gruppo, ma io mi sono mantenuto sempre sul vago, perché non riesco a tirar fuori la verità: non mi sento all'altezza di conoscere persone nuove. Non è l'uscita in sé che mi manca, ma il non riuscire ad essere come gli altri, almeno dal punto di vista sociale.

Perchè non ti senti all'altezza? Cosa ti manca?


- Non riesco ad andarmene di casa, neanche per un viaggio di pochi giorni, figuriamoci definitivamente, non per "bamboccionismo", ma perché c'è bisogno di aiuto, perché mio padre è fisicamente presente ma la sua figura è assente, e mia madre da sola non ce la fa. Molti mi hanno detto che devo pensare anche alla mia vita, ma come fai? Non riesco ad accettare l'idea di abbandonare mia madre in questa (eterna?) situazione.

Guarda anche io ho vissuto una situazione simile, nel senso che non sono andata via di casa sopratutto per i Miei, ma adesso son decisa ,(o quasi),ad andarmene.
Non si tratta di egoismo, menefreghismo,ma il punto è che tu hai 23 anni e devi iniziare a vivere come vuoi tu.Io non so perchè vuoi andartene da casa,ma in ogni caso se pensi sia la scelta giusta falla. Vivere lontano da loro non significa abbandonarli. Magari parlane con tua Madre, visto che è lei che ti preoccupa.


Vita di routine. Qui sono un controsenso assurdo: organizzo spettacoli, scrivendoli e interpretandoli, sono molto propositivo e sicuro di me sul lavoro (sto alla reception di un albergo) e poi ho vergogna di uscire di casa. È come se quando indosso una maschera (a teatro) o una divisa (al lavoro), nascondessi "me" con il mio strascico di difetti estetici e comportamentali (la vergogna, l'imbarazzo, l'insicurezza). Infatti, ad esempio, quando esco da casa per andare al lavoro, chiunque incontri penso che stia lì per giudicarmi, squadrarmi da capo a piedi perché non vesto troppo griffato (come si usa qui a Capri :wacko: ) o perché sono sovrappeso o perché sono fondamentalmente di sinistra. Quando faccio la spesa ho vergogna a prendere qualsiasi cosa sia dolce o comunque calorica, anche se non è per me (tipo da quando sto facendo la dieta), perché ho paura che mi ridicano (com'è successo) frasi del tipo: "Ma non lo comprare, ti fa male!" E io, che ho fatto anche a botte per questo motivo, se mi trovo una signora anziana davanti che mi dice questa frase, non so che risponderle, perché capirete che non posso metterle le mani addosso, non mi viene niente, mi blocco ed è capitato di non essere entrato più in quel supermercato per mesi.

Ma son fatti tuoi se compri i Vitasnella anzichè la cioccolata, se ti fanno queste domande rispondi che non son fatti loro.
Mi sembra di capire che hai problemi di autostima bassa?


Io riconosco che c'è chi sta peggio e spesso con i proventi degli spettacoli li aiuto, ma io non ho mai il diritto di aver bisogno di qualcosa?

Hai provato a chiedere quando hai bisogno?

Sono anni che non ricevo un abbraccio, perché io sono il simpaticone della situazione, qualsiasi cosa si fa, sono quello che fa le battute e fa ridere, mi sono creato una corteccia spessissima, che fa sì che nessuno cerchi di capire che sto malissimo.

Ma perchè lo hai fatto?

E' come se fossi caduto in una svogliatezza immensa, e l'unica soddisfazione, l'unico alito di vento arriva dal lavoro e dagli spettacoli, insomma, dalle mie maschere.

Visto che hai delle cose che ti danno soddisfazione e che ti piacciono riparti da queste per -evolverti-.
Sono impegnata a tenere insieme pezzi di me con la colla e con lo scotch.

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amici, amore, denaro, famiglia, lavoro